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Raramente i bambini vengono lasciati soli in ospedale ma ciò non toglie che possano soffrire

dell'assenza dell'intero nucleo familiare intorno a sé.

Robertson e Bowlby individuano tre stadi di risposte messe in atto da chi si sente abbandonato:

1) Protesta -> da poche ore a diversi giorni

2) Rassegnazione -> progressiva perdita di speranza

3) Distacco -> il bambino è nuovamente interessato a ciò che lo circonda ma quando la

persona cercata torna nuovamente lui si dimostra distaccato per difendersi dal dolore della

separazione. In bambini con storie di ospedalizzazioni lunghe o ripetute questo atteggiamento può

diventare cronico.

Comportamenti che possono indurre preoccupazione:

* Un bambino calmo diviene agitato dopo la visita di un parente -> probabilmente si trova allo

stadio della rassegnazione e la visita del parente fa riaffiorare in lui vissuti di rabbia, ciò va visto

come positivo perché ancora non si è arrivati alla fase del distacco.

* Eccessivo interesse del bambino per i beni materiali -> è caratteristico della fase del distacco.

* Ipersocialità -> caratteristica della fase del distacco "una persona vale l'altra".

* Bambini che non vogliono tornare a casa -> anche questo è caratteristico della fase del distacco

ma può essere anche indotto dalla percezione che i bambini hanno dell'ansia dei genitori di tornare

nell'ambiente domestico non protetto.

3) L'età

Da 0 a 7, 8 mesi

Non si può considerare questa fascia di età come priva di rischi legati all'ospedalizzazione, infatti

l'attaccamento madre-neonato caratteristico di questo periodo è essenziale per lo sviluppo di una

sana relazione futura.

Si deve garantire il maggior coinvolgimento e la maggior partecipazione dei genitori possibili, le

routine quotidiane devono essere mantenute il più possibile. I genitori devono essere adeguatamente

informati sulle condizioni di salute del figlio, al fine di diminuire la loro ansia. Al bambino vanno

forniti adeguati stimoli per utilizzare le proprie abilità.

Da 9 mesi a 3 anni

È la fascia di età più vulnerabile. I bambini sono nella piena fase egocentrica, di conseguenza

avvertono la malattia e le procedure mediche come punizioni e la separazione forzata dai parenti

come segno di abbandono e disinteresse nei loro confronti. Valgono le considerazioni già fatte per i

bambini più piccoli riguardo alle indicazioni, con particolare attenzione a garantire opportune

attività psicomotorie.

È importante spiegare le procedure mediche collegandole allo star meglio per non farle vivere come

punizioni.

La lontananza dei genitori è accettata meglio se viene loro spiegata e se si lascia nella stanza un

oggetto che possa svolgere la funzione transizionale di richiamare alla mente del bambino la

persona mancante ("la mamma adesso non c'è ma ha lasciato le chiavi della macchina qui e quindi

deve tornare a prenderle").

Dai 4 agli 11 anni

Possono vivere brevi lontananze dai genitori senza ansia o paura, fanno amicizia con il personale

sanitario e con gli altri degenti e talvolta capiscono che devono essere collaborativi per guarire

prima e meglio. Sanno usare il telefono e possono chiamare parenti e amici, inoltre possono

negoziare l'allontanamento dei genitori per ottenere qualche altro vantaggio.

Soffrono particolarmente la lontananza di amici e compagni, hanno paura di essere dimenticati, di

rimanere indietro a scuola e di poter essere bocciati. Si rendono conto della differenza che esiste tra

loro e i loro compagni sani, vanno aiutati a gestire questa diversità senza imbarazzo e senso di

inferiorità.

L'educatore deve essere attento a fornire informazioni coerenti a quelle dei genitori e del personale

medico riguardo la malattia.

Adolescenti

Hanno bisogni del tutto particolari. In un periodo della vita in cui si ricerca la propria indipendenza

attraverso la sfida dell'autorità si richiede loro di mantenere atteggiamenti passivi e obbedienti agli

ordini dei medici.

Un secondo aspetto gravemente minacciato è il processo di definizione dell'identità. Il corpo

dell'adolescente è sconvolto da due ordini di cambiamenti: lo sviluppo e la malattia.

Egli vive il proprio corpo come "tradito" dalla malattia e "violato" da mani indiscrete. Questo può

portare a un atteggiamento di chiusura "Anche se non posso impedire che il mio corpo venga

violato, posso proteggere i miei sentimenti e la mia intimità".

La maggior parte degli adolescenti ospedalizzati per tempi lunghi cade facilmente in uno stato di

apatia e isolamento, possono anche esserci comportamenti aggressivi o violenti.

Partecipano più volentieri alle attività ludiche se responsabilizzati nei confronti dei degenti più

piccoli.

È opportuno creare negli ospedali luoghi dove gli adolescenti possano parlare e incontrarsi con un

minimo di privacy, ascoltare musica insieme, guardare la TV insieme, magari mangiare.

È importante che in ogni progetto di lavoro con ragazzi adolescenti sia richiesto la loro attiva

partecipazione e che nulla sia imposto dall'alto.

Il ragazzo sceglie da solo la persona con cui aprirsi, non può essere un'imposizione.

4) L'assenza di spazi su misura

L'assenza di spazi, attrezzature per lo svago o la comunicazione, arredamenti specificatamente

pensati per i pazienti, ha una conseguenza fisica e psicologica.

I meccanismi di difesa

I meccanismi di difesa non sono, di per sé, negativi. Al contrario, entro certi limiti ci aiutano a

superare momenti difficili. Diventano rischiosi quando la persona perde il contatto con la realtà. I

principali meccanismi di difesa messi in atto dai bambini sono:

* Regressione

* Negazione

* Identificazione

* Proiezione

* Compensazione

* Razionalizzazione

La comunicazione per una relazione significativa

Nel rapporto tra bambini e ragazzi ospedalizzati uno dei rischi più consueti è l'assenza del dialogo,

spesso mascherata con risposte evasive, inappropriate o vere e proprie bugie.

Questo atteggiamento nasconde una visione adultistica in cui il bambino viene visto come vuoto

tanto da dovergli dire che cosa fare e che cosa pensare, altre volte si tratta solo di un meccanismo di

difesa dell'adulto che non sa come gestire la comunicazione in quel momento.

Chiarezza e trasparenza nella comunicazione con il bambino malato sono il presupposto di ogni

relazione autenticamente educativa.

Una equilibrata relazione professionale con un bambino malato è garantita da una giusta distanza

emotiva e dalla capacità di ascoltare il bambino prima di agire verso di lui.

In sintesi i requisiti della figura dell'educatore dovrebbero essere:

* Capacità di ascolto;

* rispetto dei tempi dell'altro;

* capacità di porsi in sintonia;

* capacità di mettersi in gioco;

* capacità di fluttuare con l'altro;

* capacità di interrelazione dialettico-dinamica.


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AUTORE

Exxodus

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+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Psicologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia dinamio-clinica dell'infanzia, dell'adolescenza e della famiglia
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Storiche Prof.

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