Capitolo 1: La psicologia del bambino malato
Il concetto di malattia nel bambino
Il timore di ammalarsi è una delle paure più forti nei bambini delle elementari, soppiantata più tardi dalla paura di morire o di subire menomazioni. La malattia per il bambino è un momento di sofferenza psichica e non solo fisica.
Le spiegazioni che i bambini danno alla morte possono essere raggruppate in categorie legate allo sviluppo cognitivo del concetto di causalità.
Categoria piagetiana
| Età | Tipo di spiegazione | Esempio |
|---|---|---|
| 2-6 anni | Pre-logica | Fenomenologica o magico-contagiosa |
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Il bambino non è capace di distanziarsi dall'ambiente in cui vive. Sono consapevoli delle sole esperienze presenti, perciò per loro la malattia è attribuibile a qualcosa di naturale o magico. Come si prende il raffreddore? Dal sole. Come si prende il raffreddore? Da fuori. |
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| 7-10 anni | Logico-concrete | Contaminazione o introiettiva |
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Progressivo decentramento dell'Io. Il bambino identifica la causa della malattia come esterna e pericolosa, attraverso il contatto con questa cosa si ammala. Il bambino pensa di aver introiettato, respirando o mangiando, la causa della sua malattia. Che cos'è il raffreddore? È quando c'è l'inverno. Che cos'è un raffreddore? Starnutisci, parli in modo strano e hai il naso chiuso. |
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| Dagli undici anni | Logico-formale | Fisiologica o psico-fisiologica |
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Il processo di differenziazione tra il sé e il mondo si completa. Il ragazzo riconduce la malattia a meccanismi organici, nel caso di maggiore maturità ne comprende anche possibili cause di natura psicologica. Come si prende il raffreddore? È causato dai virus, altra gente ha il virus che poi raggiunge il tuo sangue e ti causa il raffreddore. Che cos'è un attacco di cuore? Quando il cuore non funziona bene, può succedere perché si hanno i nervi troppo tesi. |
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Il ricovero in ospedale
Il ricovero è un evento traumatico. I medici sono visti come figure estranee e minacciose, si allenta la fiducia nell'onnipotenza dei genitori e si fa largo il vissuto di abbandono. La qualità del rapporto con il personale sanitario non dipenderà dal dolore che gli interventi faranno provare al bambino ma piuttosto dal grado di empatia che si sarà venuto a creare. La figura dell'educatore è importante perché può fungere da mediatore tra le diverse realtà (ospedale e famiglia).
I genitori subiscono l'ospedalizzazione come il figlio, sono lontani l'uno dall'altro, perdono il controllo sul figlio malato. Si sentono depauperati del loro ruolo e impotenti sulla malattia. Per il bambino si interrompe il processo di indipendenza, gli ospedali non permettono al bambino di prendersi cura di se stesso attraverso le routine quotidiane. La malattia può essere vissuta dal bambino come una punizione.
Alcuni atteggiamenti tipici
Si può assistere a involuzioni del comportamento. L'angoscia si può tradurre in diversi comportamenti: rifiuto di dormire, aggressività verso i genitori e i fratelli. La reazione aggressiva è positiva perché consente un intervento comunicativo con l'adulto.
Uno dei principali rischi nell'ospedalizzazione è il collasso educativo, il bambino diviene un piccolo tiranno senza regole e limiti.
Thompson e Stanford (1981) distinguono due categorie di risposte dei bambini in ospedale:
- Reazioni attive (piangere, opporsi alle terapie, autolesionismo, aggressività)