Psicologia generale
Argomenti principali e domande e risposte moodle (Università degli studi di Cagliari)
Funzionalismo e strutturalismo
Con funzionalismo si intende il primo movimento psicologico americano, il cui maggior esponente è stato William James, che si concentra su come il comportamento e le attività mentali dell’individuo lo aiutino ad adattarsi all’ambiente in cui vive. Quindi, il funzionalismo studia l’attività mentale per capire come essa funziona e come si modifica in funzione dell’ambiente esterno.
Al funzionalismo si contrappone lo strutturalismo, anch’esso nato in America e sviluppato per opera di Titchener, un allievo di Wund (precursore dello strutturalismo), che studia quali siano gli elementi costitutivi delle sensazioni e delle esperienze personali. Entrambe le scuole prendono come oggetto di indagine della psicologia la coscienza, l’insieme dei processi mentali che avvengono in un preciso momento della vita dell’individuo.
Gli strutturalisti si chiedevano cosa fossero i processi mentali e i funzionalisti a cosa servissero e come funzionassero. Per rispondere a questi interrogativi, secondo gli strutturalisti era necessario scomporre l’esperienza cosciente nei suoi elementi più semplici (immagini, pensieri, emozioni) attraverso l’introspezione (consisteva nel chiedere al soggetto sperimentale di riferire le sensazioni provate in seguito ad uno stimolo per esempio visivo). Invece, secondo i funzionalisti l’esperienza cosciente andava considerata nella sua globalità.
La differenza sostanziale tra le due correnti sta quindi nel modo in cui studiano un medesimo soggetto, ossia la mente umana: per i funzionalisti l’aspetto di studio è il funzionamento della mente umana, per gli strutturalisti è la sua composizione.
Metodo sperimentale
Il metodo scientifico più potente è quello sperimentale e si intende quel processo volto a comprendere la realtà in maniera oggettiva, ma soprattutto renderla verificabile e riducibile con approccio scientifico. Il metodo sperimentale si articola in più fasi: osservazione di uno o più fenomeni, formulazione di un’ipotesi in base a ciò che si è osservato, riproduzione del fenomeno in sede sperimentale mediante esperimenti portati avanti in modo che siano ripetibili e verificabili.
Gli esperimenti forniscono la più forte verifica delle ipotesi circa causa ed effetto. Il ricercatore controlla meticolosamente le condizioni (spesso in laboratorio), ed esegue misurazioni al fine di scoprire le relazioni di causa ed effetto tra le variabili. La variabile è qualcosa che può presentare diversi valori. La capacità di esercitare un controllo preciso su una variabile distingue il metodo sperimentale dagli altri metodi di osservazione scientifica.
In seguito alla sperimentazione, in base a quanto osservato in laboratorio, si formula una legge. La sperimentazione consiste quindi nel manipolare le variabili, andando a somministrare una causa per ottenere un determinato effetto. La sperimentazione non va a cercare casi o soluzioni positive, bensì si concentra sulla ricerca di quei casi che vanno a negare la tesi proposta. La legge ottenuta alla fine del processo deve essere scientificamente valida, ossia riproducibile e verificabile infinite volte pur mantenendo lo stesso risultato.
Sensazione e codifica sensoriale
Per sensazione si intende l’attivazione cosciente degli organi di senso, innescata da stimoli provenienti da una fonte di energia fisica, poi tradotta in energia neuronale. Per mezzo della sensazione, lo stimolo viene registrato a livello cerebrale, dunque si parla di percezione, intesa come elaborazione delle informazioni che vengono organizzate, interpretate e riconosciute dagli organi di senso e dal cervello.
Con codifica sensoriale si intende il modo in cui il nostro cervello traduce in rappresentazioni neurali le informazioni fisiche che riceviamo dall’ambiente, le loro caratteristiche e la loro intensità. Il processo di codifica sensoriale inizia quando un recettore viene attivato da uno stimolo proveniente dall’ambiente. Quando un recettore sensoriale viene attivato da uno stimolo trasmette un segnale elettrico ai neuroni circostanti ed esso viaggia finché non giunge alla zona del cervello che si occupa di trasformare quel segnale elettrico, in modo che noi possiamo provare il tipo di sensazione associata allo stimolo.
Il sistema sensoriale riporta dei limiti, uno dei quali è la soglia assoluta (intensità minima necessaria allo stimolo per essere percepito dagli organi di senso, quindi dallo stimolo si passerà alla percezione nel caso in cui si tratterà di una determinata grandezza fisica).
Attenzione e percezione – processi automatici e controllati
L’attenzione può essere considerata un aspetto particolare della percezione, tanto che è definita il processo mediante il quale si mette a fuoco e si coglie solo una parte del nostro mondo percettivo. L’attenzione può essere volontaria quando è la stessa persona che decide di concentrarsi su uno stimolo. Quella involontaria è lo stimolo che provoca l’attenzione del soggetto. Per mantenere l’attenzione bisogna indurre dei cambiamenti. La percezione dello stimolo è legata all’attenzione.
Il nostro sistema cognitivo è costantemente bombardato da stimoli sensoriali e non si è in grado di elaborare tutte le informazioni che riceve, per questo si è specializzata una tendenza alla selezione delle informazioni che di volta in volta risultano maggiormente pregnanti per il sistema stesso. Quindi si parla di attenzione selettiva, processo cognitivo della mente che consiste nel selezionare determinati stimoli ambientali, ignorandone altri.
I processi automatici sono rapidi, non coinvolgono la memoria a breve termine, non richiedono risorse attentive. Diversi processi mentali possono svolgersi simultaneamente, senza causare effetti di interferenza reciproca. Producono l’impressione di svolgere senza il controllo diretto di chi li esegue. Non possono essere interrotti volontariamente e una volta iniziati si completano.
I processi controllati al contrario, sono lenti, sono soggetti ai limiti di capacità della memoria a breve termine e richiedono l’impiego di risorse attentive. Non possono svolgersi simultaneamente, devono essere svolti in serie a causa dell’interferenza strutturale dovuta alla competizione per l’accesso alla memoria a breve termine e dell’interferenza funzionale dovuta alla competizione per l’accesso alle risorse attentive. Producono l’impressione di essere continuamente soggetti al monitoraggio dell’agente e possono essere iniziati e interrotti volontariamente.
Gestalt e costanza percettiva
Intorno al 1912 in Germania si sviluppò la psicologia della Gestalt, i cui fondatori sono Kurt Koffka, Wolfgang Kohler e Max Werthmeir. “Gestalt” significa “forma” o “configurazione”. L’interesse principale di questa psicologia era la percezione: i gestaltisti ritenevano che l’esperienza percettiva dipendesse dai modelli formati dagli stimoli.