Storia della psicologia
Nel 1879 Wundt fonda a Lipsia, in Germania, il primo laboratorio di psicologia sperimentale e diede vita alla corrente psicologica dello strutturalismo. Questa data è spesso considerata la data di nascita della psicologia come scienza e disciplina a se stante, in quanto precedentemente la mente ed il comportamento umano venivano analizzati da discipline biologiche e filosofiche. Wundt studiò soprattutto la sensazione, l'attenzione e le associazioni mentali. L'oggetto di studio dello strutturalismo è l'esperienza immediata scomposta in unità semplici e lo strumento di indagine è l'introspezione che prevedeva la somministrazione di stimoli e la richiesta fatta alle persone di riportare le loro impressioni e sensazioni che venivano poi analizzate. Ovviamente oggi siamo consapevoli dei limiti di questo metodo, ma le sperimentazioni condotte da Wundt costituiscono un passo importante per lo sviluppo della disciplina in modo indipendente dalle altre. Dopo alcuni decenni, l'introspezione venne progressivamente abbandonata in virtù del fatto che era dispendiosa da un punto di vista formativo e forniva dati imprecisi e non ripetibili.
Il funzionalismo
Una corrente psicologica contrapposta allo strutturalismo è quella del funzionalismo, che si sviluppò in America e che ebbe tra i maggiori esponenti James. Il funzionalismo non studia la struttura della mente in un'ottica descrittiva, ma il suo funzionamento, facendo riferimento alla teoria di Darwin. I funzionalisti, infatti, ritengono che i processi mentali che l'uomo possiede attualmente si sono sviluppati e preservati in quanto hanno consentito la sopravvivenza e l'adattamento all'ambiente. Oltre alla sensazione e all'attenzione cominciano ad essere studiati anche altri costrutti, come la motivazione e l'apprendimento, che è appunto considerato il processo adattivo per eccellenza. Oltre all'introspezione, i funzionalisti utilizzano anche l'osservazione.
La psicologia della Gestalt
Agli inizi del '900 si sviluppano altre due correnti psicologiche: la psicologia della Gestalt ed il comportamentismo. La nascita della psicologia della Gestalt viene spesso fatta risalire al 1912, anno di pubblicazione dello studio di Wertheimer sul movimento apparente, secondo il quale facendo osservare alle persone dei puntini luminosi che si accendevano e spegnevano a intermittenza in modo molto veloce (50-100 millisecondi), le persone tendevano a percepire un unico puntino che si muoveva. In contrapposizione agli strutturalisti, gli esponenti di questa corrente (Kohler, Kofka) ritenevano che non si dovessero studiare i fenomeni mentali in termini di unità semplici, ma nella loro globalità. Ad esempio, un soggetto che percepisce una melodia non coglie i singoli suoni, "ma una forma melodica che nasce dall'interdipendenza tra le singole parti". Questi studiosi hanno elaborato una serie di principi che governano il fenomeno della percezione che viene inteso appunto come fenomeno legato non tanto all'analisi dei singoli elementi, quanto piuttosto all'analisi della relazione tra tali elementi. Oltre alla percezione, la teoria della Gestalt trova applicazione in altri importanti settori come la psicologia dell'apprendimento e del pensiero (insight di Kohler), della personalità e la psicologia sociale (Lewin).
Il comportamentismo
Il comportamentismo ha tra i maggiori esponenti Skinner e Watson e si basa sul principio secondo il quale la psicologia deve occuparsi soltanto dello studio di ciò che è direttamente osservabile, cioè tutto ciò che si esprime attraverso dei comportamenti. Al contrario, si ritiene che la coscienza non può essere oggetto di studio scientifico in quanto essa è una "scatola nera". Il metodo di ricerca utilizzato è quello sperimentale che consente di isolare e manipolare le variabili indipendenti (ambientali) osservandone gli effetti su singole variabili dipendenti (comportamenti). Il comportamento viene studiato in termini di connessioni stimolo-risposta analizzate all'esterno dell'organismo, cioè nell'ambiente. All'interno del comportamentismo sono stati condotti degli studi sul condizionamento classico (Pavlov) che hanno evidenziato come la ripetuta associazione tra uno stimolo incondizionato ed uno stimolo condizionato successivamente produce una determinata risposta alla sola presentazione dello stimolo condizionato. Altri studi sono stati condotti da Skinner in relazione al cosiddetto condizionamento operante, nel quale l'apprendimento è legato al ruolo dei rinforzi positivi e negativi e delle punizioni che seguono il comportamento. Mentre il rinforzo produce un aumento della frequenza della messa in atto del comportamento, la punizione ripetuta provoca l'estinzione della risposta.
Anche il comportamentismo venne fortemente criticato. In particolare sia la psicologia della Gestalt che la psicologia cognitiva criticano la concezione eccessivamente meccanicistica dell'apprendimento e l'idea secondo la quale l'uomo è un essere essenzialmente passivo in quanto il suo comportamento dipende esclusivamente dalle influenze ambientali che determinano rinforzi e punizioni. Non vengono presi in considerazione, infatti, i processi cognitivi superiori nell’uomo.
Il cognitivismo
A partire dagli anni '50 comincia a svilupparsi un dibattito tra i comportamentisti e i primi cognitivisti in merito alla considerazione degli stati mentali. Il padre del cognitivismo è considerato Neisser con la pubblicazione del libro "Cognitive Psychology" nel 1967. Per i cognitivismo, l'oggetto di studio della psicologia deve essere la mente, che non è direttamente osservabile ma che è ciò che caratterizza l'uomo, concepito come un elaboratore di informazioni. L'uomo, quindi, svolge un ruolo attivo nei processi di attribuzione di significati e di memorizzazione in quanto l'interpretazione della realtà è fortemente influenzata da schemi cognitivi che, a loro volta, dipendono da esperienze pregresse e caratteristiche individuali. All'interno del cognitivismo viene frequentemente utilizzata la metafora del computer per rappresentare i processi mentali utilizzati dall'uomo, il quale elabora selettivamente le informazioni in entrata e poi compie una serie di trasformazioni e di decisioni in uscita. Da un punto di vista metodologico anche i cognitivisti tendono ad utilizzare frequentemente il metodo sperimentale. Tuttavia, diversamente dai comportamentisti, usano un tipo di sperimentazione che prevede che i processi possano essere inferiti tramite le loro conseguenze osservabili, ma non direttamente accessibili. Il principale limite del cognitivismo in queste fasi riguardava la concentrazione esclusiva su problemi logici, escludendo i processi che sfuggono a una rappresentazione computazionale come le emozioni e la creatività. Dal cognitivismo deriva l'approccio costruttivista secondo il quale non esiste nessuna realtà indipendente dall'osservatore, ma tante realtà quanti sono i punti di vista.
La psicoanalisi
La nascita e lo sviluppo della psicologia è stata fortemente influenzata anche dalla psicoanalisi e dalle teorie di Freud che si sono focalizzate sullo studio e l'analisi di una serie di elementi non direttamente osservabili ed accessibili, ma inconsci. L'inconscio è definito dall'autore come un insieme di pensieri, rappresentazioni, impulsi e conflitti dei quali la persona non è consapevole ma che possono influenzare fortemente il suo comportamento. Il metodo utilizzato è il metodo clinico, basato sull'osservazione, sul colloquio, sull'analisi ed interpretazione di sogni, atti mancati, sulle libere associazioni.
In Italia
La nascita della psicologia in Italia può essere sancita dal 5o Congresso internazionale di psicologia, tenutosi a Roma nel 1905 e dall'istituzione delle prime tre cattedre universitarie di psicologia a Torino, Napoli, Roma. Successivamente, lo sviluppo della psicologia si è praticamente arrestato con la Riforma Gentile del 1923 che ha eliminato l'insegnamento della psicologia da tutte le scuole. La psicologia in Italia riprende a svilupparsi al termine della guerra. Nell'a.a 71-72 vengono fondati i primi due corsi di laurea in psicologia a Roma e a Padova. Nell'89 viene emanata la legge sull'istituzione della figura dello psicologo.
La sensazione
È un processo attraverso il quale si acquisiscono delle informazioni relative ad elementi presenti nell'ambiente circostante come ad esempio oggetti e persone. La sensazione è un processo selettivo in quanto non possiamo essere responsivi nei confronti di tutti gli stimoli. La sensazione è stata una delle prime tematiche studiate in ambito psicologico, con la nascita della cosiddetta psicofisica, che analizza la relazione tra le caratteristiche fisiche dello stimolo e le sensazioni psicologiche. Due concetti importanti della psicofisica sono la soglia assoluta e la soglia differenziale.
La soglia assoluta è il livello di intensità che lo stimolo (ad esempio una luce) deve raggiungere affinché venga colto dalle persone e possa suscitare una sensazione. La soglia differenziale, invece, è la differenza di intensità che deve essere presente tra due stimoli affinché tali stimoli vengano effettivamente considerati come differenti tra loro. Sia la soglia assoluta che quella differenziale non hanno un valore assolutamente fisso e questo dipende anche dalle caratteristiche della situazione (ad esempio la specificità delle prove). Per tale motivo, per convenzione la soglia assoluta è l'intensità in cui il soggetto individua lo stimolo il 50% delle volte; la soglia differenziale è il punto in cui il soggetto individua una differenza il 50% delle volte.
Tra gli studiosi che hanno maggiormente contribuito allo studio della psicofisica troviamo Weber, che elaborò un principio secondo il quale la soglia differenziale è una frazione tra una costante e l'intensità dello stimolo. La costante è diversa a seconda del sistema sensoriale di riferimento e quindi sistemi sensoriali diversi hanno rapporti differenziali diversi. Fechner si rese conto che la sensazione è direttamente proporzionale al logaritmo dell'intensità dello stimolo: all'aumentare geometrica dello stimolo, aumenta in progressione aritmetica la sensazione. Di conseguenza, non esiste una corrispondenza diretta tra le caratteristiche oggettive dello stimolo e la sensazione soggettiva che viene generata.
Tutti gli studi condotti nell'ambito della psicofisica si basano sul richiedere ai soggetti di indicare quando individuano uno stimolo o la differenza tra stimoli. Tuttavia, come messo in evidenza dalla teoria della detezione del segnale di Green e Swets (1966), l'individuazione prevede una discriminazione tra uno stimolo ed il rumore di sottofondo, rappresentato da altri stimoli e dall'attività casuale del sistema nervoso. L'individuazione dello stimolo, secondo gli autori, potrebbe essere legata almeno in parte anche a variabili di personalità che riguardano la maggiore o minore propensione al rischio. Ad esempio, in caso di incertezza in merito all'aver individuato uno stimolo, una persona maggiormente orientata al rischio potrebbe essere portata a dichiarare di aver percepito uno stimolo. Nella stessa situazione, una persona molto orientata alla cautela potrebbe dichiarare di non aver individuato alcuno stimolo.
La percezione
La percezione è un processo attraverso il quale vengono elaborate le informazioni provenienti dai sensi, che vengono trasformate in contenuti dotati di significato che ci consentono di cogliere le caratteristiche dell'ambiente circostante. Attraverso la percezione, il cervello lavora sulle informazioni sensoriali singole (linee, punti, colori) e le trasforma in contenuti significativi, in delle "totalità" (oggetti). Si tratta di un processo automatico, veloce, inconsapevole.
La percezione rappresenta una delle prime tematiche studiate in ambito psicologico ed è stata analizzata da vari studiosi e da varie scuole di pensiero. Tra queste troviamo la scuola della Gestalt (inizi del '900), che ha tra i maggiori esponenti Wertheimer, Koffka, Kohler. Secondo la Gestalt la percezione è un fenomeno primario ed immediato non preceduto da sensazioni. Si tratta, inoltre, di un processo globale, nel quale la totalità non corrisponde alla semplice somma delle varie parti. Ad esempio, nell'ascoltare una melodia "non percepiamo i singoli suoni, ma una forma melodica che nasce dall'interdipendenza tra le parti" (Wertheimer).
Principi della Gestalt
Secondo gli studiosi della Gestalt, la percezione è determinata da una serie di principi o leggi innate e pertanto universali:
- La legge della prossimità: Gli elementi più vicini tra loro vengono percepiti come appartenenti alla stessa categoria. Legge della prossimità: percepiamo tre gruppi di linee, ognuno costituito da due linee.
- La legge della somiglianza: Gli elementi più simili tra loro (ad esempio per colore o per forma) vengono percepiti come appartenenti alla stessa categoria. Legge della somiglianza: percepiamo due gruppi di palline. Il primo gruppo è costituito da palline blu ed il secondo da palline bianche.
- La legge della chiusura: I frammenti di figure geometriche vengono percepiti come figure unitarie in quanto il nostro sistema visivo sopperisce alle informazioni mancanti e "chiude" i bordi delle figure incomplete. Legge della chiusura: percepiamo un quadrato e un cerchio, anche se in realtà non è così perché ci sono delle linee spezzate.
- La legge della continuazione: È più facile percepire una continuazione tra i vari elementi, piuttosto che cambiamenti repentini. Legge della continuazione: percepiamo più facilmente una linea sinusoidale che interseca una retta, piuttosto che una retta con una serie di semicerchi.
- La legge del destino comune: Gli elementi che si muovono nella stessa direzione verranno percepiti come appartenenti alla stessa figura. Legge del destino comune: tendiamo a percepire una linea che va dal punto 1 al punto 2 ed un'altra linea che va dal punto 3 al punto 4 (piuttosto che, ad esempio, una linea che va dal punto 1 al punto 3).
- La legge della simmetria: Tendiamo ad interpretare gli elementi visivi in termini simmetrici. Legge della simmetria: in questo caso è abituale vedere 5 parentesi quadre aperte e chiuse. Più complesso è individuare 4 colonne tra le varie parentesi. In ogni caso non vediamo tratti verticali indipendenti.
- La legge del significato: Percepiamo gli elementi del mondo circostante attribuendo ad essi significati che dipendono danna nostra esperienza, che può essere connessa anche alla cultura di appartenenza e all'educazione ricevuta. Legge del significato: vediamo una e maiuscola, invece che 3 linee spezzate.
- La legge della pregnanza: Tendiamo a percepire insiemi di stimoli caratterizzati da semplicità, simmetria e regolarità, per vedere le cose nel modo più armonioso possibile. Legge della pregnanza: vediamo più facilmente 2 figure più regolari (un cerchio e un esagono), piuttosto che 3 figure più irregolari.
Secondo la Gestalt, un altro principio innato della percezione riguarda il rapporto figura-sfondo, per il quale tendiamo a percepire i vari elementi dell'ambiente circostante in termini di differenziazione tra figura e sfondo. Ogni stimolo che funge da figura emerge in relazione ad uno sfondo e quindi non c'è figura senza sfondo. La figura ha forma mentre lo sfondo è amorfo, il contorno appartiene alla figura mentre lo sfondo è indeterminato e indistinto. Esistono anche delle figure reversibili, cioè stimoli instabili che fungono alternativamente da figura e da sfondo (cubo di Necker, vaso di Rubin, giovane-vecchia di Boring, scala reversibile di Schroder).
Il vaso di Rubin: è un esempio di figura reversibile o ambigua, nella quale è possibile individuare sia un vaso bianco che due volti neri, a seconda di quali elementi vengono definiti come figura e come sfondo.
Un altro interessante fenomeno percettivo studiato dalla Gestalt è il cosiddetto "fenomeno phi" o movimento apparente, che venne analizzato da Wertheimer a partire da una serie di studi nei quali metteva le persone in una stanza buia ad osservare dei puntini luminosi che si accendevano e spegnevano a intermittenza. Nei casi in cui i puntini si accendevano e si spegnavano in modo molto veloce (con un intervallo di tempo di circa 50-100 ms), le persone tendevano a percepire un unico punto in movimento. Questo fenomeno è anche alla base dell'uso dei fotogrammi nelle pellicole cinematografiche e ci consente di percepire una certa continuità tra le varie immagini.
Gli studiosi della scuola della Gestalt, quindi, forniscono una descrizione molto precisa e dettagliata dei meccanismi attraverso i quali avviene la percezione (anche in riferimento alle costanze percettive, alla percezione della profondità). Tuttavia, presenta anche dei limiti. La principale critica che è stata mossa a questa teoria riguarda il fatto che nel processo percettivo l'individuo viene considerato passivo, in quanto non interpreta soggettivamente le informazioni sensoriali, ma segue dei principi innati e universali che funzionano allo stesso modo per tutte le persone. Quindi, non vengono tenute in considerazione le possibili differenze individuali legate alla percezione.
Da questo punto di vista, il movimento del New Look si contrappone alla scuola della Gestalt (secondo dopoguerra; Bruner, Postman, Goodman, McGinnies) in quanto afferma che l'organizzazione del mondo percettivo è fortemente influenzata dai bisogni, dagli stati emotivi, dalle aspettative e dalle motivazioni dei soggetti, che svolgono quindi un ruolo attivo. Ad esempio, Bruner attraverso un esperimento condotto nel 1957, ha dimostrato che i bambini poveri percepivano una moneta da mezzo dollaro come più grande rispetto ai bambini più ricchi, evidenziando come la percezione potesse essere influenzata da aspettative e bisogni personali.
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