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Riassunto esame Fondamenti di psicologia generale, prof. Velardi, libro consigliato Psicologia dinamica. Dalla psicoanalisi freudiana alle neuroscienze Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Fondamenti di psicologia generale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente di Fondamenti di psicologia generale Andrea Velardi, Dalla psicoanalisi freudiana alle neuroscienze. Gli argomenti trattati sono: psicologia dinamica, Freud, Freud e il sogno, Freud e la sessualità umana, la metapsicologia freudiana, Klein, Kohut,... Vedi di più

Esame di Fondamenti di psicologia generale docente Prof. A. Velardi

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ESTRATTO DOCUMENTO

Jung a soffermarsi sulla dinamiche del controtransfert, cioè la reazione emotiva dell'analista,

conseguente al transfert sviluppato dal paziente. Freud raccomanda agli analisti un

atteggiamento neutrale, Jung, invece, considera il controtransfert necessario per permettere

una reale comunicazione tra l'inconscio dell'analista e quello del paziente.

LA TEORIA DEI COMPLESSI All'ospedale psichiatrico di Zurigo, Jung utilizzò il "Reattivo di

Associazione Verbale "come strumento d'indagine della personalità: il test consiste nel

presentare al soggetto esaminato una serie di parole-stimolo, invitandolo a rispondere, al più

presto, con il primo termine che gli viene in mente; contemporaneamente l'esaminatore

cronometra i tempi di reazione. Jung riscontrò come, diverse volte, la risposta avesse uno

scarso legame logico con la parola stimolo e l'esaminato non era in grado di spiegare i

motivi per cui aveva fornito una determinata risposta, avendo la dimostrazione del fatto che

gli stimoli del test andassero a sollecitare parti inconsce della psiche, investite da una forte

tonalità affettiva. Queste esperienze cliniche e sperimentali portarono Jung a ritenere che gli

elementi psichici connotati dalla stessa tonalità affettiva, che richiamano cioè il medesimo

ambito di emozioni e che suggeriscono aree simili di esperienze relazionali, tendono ad

aggregarsi in unità, i complessi. L'io stesso è un complesso, in continuo rapporto con gli altri

complessi; in tal modo, non esiste una sola coscienza, ma una pluralità di coscienze

complessuali, tra loro collegate in modo sistematico. In una personalità armonica, l'Io

dovrebbe essere così forte da controllare i complessi, favorendo un processo di integrazione

e sintesi tra le antinomie della psiche, quegli aspetti contradditori che, lasciati liberi,

potrebbero provocare una frammentazione della continuità della coscienza. Più il complesso

si sottrae al controllo e agli scopi dell'Io, più diviene autonomo e ingordo, e l'equilibrio della

personalità apparirà sempre più sbilanciato.

UNA TEORIA DELLA PERSONALITA': I TIPI PSICOLOGICI Jung riconosce l'esistenza di

"distanze siderali" che dividono psicologicamente gli essere umani, in quanto la psiche

cosciente è il prodotto di fattori complessi e dell'irrepetibile storia personale. Tuttavia, egli

identifica nel carattere di ognuno un impronta particolare, partendo dall'ipotesi che esistono

atteggiamenti e funzioni che costituiscono le capacità operative della psiche umana. Gli

atteggiamenti sono differenti modalità di relazione con la realtà e esistono due tipi di

atteggiamenti:

- l'introversione, tipica di chi trae le proprie motivazioni da fattori interiori o soggettivi;

l'interesse libidico non va verso l'oggetto, ma ripiega da esso sul soggetto.

- l'estroversione, tipica di chi è influenzato dai dati oggettivi ed esterni della realtà.

Lo scienziato descrive anche le quattro funzioni:

- il pensiero, costituito dalla capacità intellettiva di astrarre e costruire dei concetti;

- il sentimento, che attribuisce a una qualsiasi esperienza un giudizio positivo o negativo,

inducendo un atteggiamento di accettazione o rifiuto;

- la sensazione, ovvero la percezione cosciente di ciò che proviene dagli organi di senso e

dalla dimensione somatica;

- l'intuizione, che invece appare una percezione inconscia, che si impone alla coscienza

senza alcuna valutazione o motivo immediatamente riconoscibile.

Le 4 funzioni coesistono in ogni individuo, ma in ciascuno predomina una funzione in

particolare. Poichè esse si dispongono in due coppie di opposti: pensiero e sensazione da

una parte, sentimento e intuizione dall'altra; la dominanza di una funzione pone quella

opposta in posizione di inferiorità.

LA DIMENSIONE COLLETTIVA E ARCHETIPICA DELL'INCONSCIO (il linguaggio

simbolico) Nel 1912 con la pubblicazione di "Trasformazioni e simboli della libido, Jung

abbandona l'idea che la libido abbia una natura di tipo sessuale e la considera un'energia

psichica indifferenziata, rintracciabile in tutte le funzioni umane e non solamente nell'attività

sessuale. Con l'intento di descrivere i meccanismi di trasformazione ed espressione

dell'energia libidica, Jung si serve della forma simbolica. Il simbolo è considerato da Freud

un meccanismo che elude la censura operata dalla rimozione e che permette ai contenuti

proibiti, di natura sessuale, di affiorare a livello cosciente. Nel sogno i desideri sessuali

tendono a rivelarsi in simboli onirici e il lavoro interpretativo consiste nel decifrare il

contenuto latente. Jung, va molto oltre e vede nel simbolo la modalità di espressione propria

della psiche, quella funzione che permette all'energia libidica di influenzare la coscienza. La

distinzione tra simboli e segni:

- il segno è una rappresentazione sostitutiva che sta al posto di qualcos'altro, allude a un

determinato oggetto e può essere completamente svelato.

- Il simbolo è invece una rappresentazione che non può mai essere definitivamente

decifrata, la quale richiama dei contenuti psichici che non saranno mai perfettamente

comprensibili alla coscienza. Esso non è interpretabile in base a degli schemi fissi, anzi

l'atteggiamento più consono è quello di ascoltarlo, lasciando che il simbolo stesso agisca

come trasformatore di energia.

LA DIMENSIONE COLLETTIVA Jung considera due diversi livelli di esperienza che

consentono alla coscienza di definire della rappresentazioni del mondo:

- il pensiero indirizzato, al cui ambito appartengono il linguaggio verbale, la cultura, la finalità

comunicativa e adattiva:

- il pensiero non-indirizzato, manifestazione dell'inconscio, che si presenta come una

spontanea successione di immagini, in forma simbolica, a forte carica affettiva.

Questi due livelli non sono contrapposti, ma anzi lo scienziato sottolinea la necessità di una

continua relazione e di una reciproca complementarietà; li considera peraltro, come diverse

tappe di una comune linea evolutiva. Jung individua proprio nelle forme originarie di

espressione della libido l'oggetto centrale della ricerca psicologica, cosìché la psicologia non

può limitarsi allo studio di meccanismi psichici individuali, ma le singole vicende si ampliano

a una dimensione collettiva, universale, dove la moderna coscienza individuale appare

deposito stratificato di un lungo processo evolutivo.

GLI ARCHETIPI L'energia psichica agisce e si trasforma seguendo delle strutture istintuali,

definite da Jung "archetipi", cioè modelli che organizzano l'esperienza psichica, può

strutturarsi in forme transpersonali, con una condivisione di immagini e di affetti.

LA PSICOLOGIA DEL SOGNO Jung considera l'indagine di sogni un'autorappresentazione

naturale e spontanea dello stato dell'inconscio. Ancora oggi, la tecnica d'interpretazione dei

sogni è lo strumento principale del metodo clinico degli analisti junghiani. Jung affronta lo

studio dei sogni come sintomi di un qualche cosa che riguarda l'inconscio, di cui altrimenti

non si saprebbe nulla. Egli inizialmente assume una posizione analoga a quella di Freud,

che considera i sogni una rappresentazione simbolica, successivamente non riconobbe più

l'esistenza di un livello manifesto e di un livello latente, poichè il sogno rappresenta proprio

ciò che narra. Il lavoro interpretativo, più che lo smascheramento di contenuti rimossi,

diventa un'operazione di amplificazione dei contenuti espressi in forma simbolica.

Un'interpretazione per essere attendibile deve avvenire nell'ambito di un rapporto

terapeutico, con un'approfondita conoscenza da parte dell'analista del mondo interiore di chi

sogna. Non è utilizzabile una simbologia universale, ma ciascun individuo è in grado di

produrre simboli propri, contestuali alla sua vita e alla situazione della sua coscienza, di cui il

sogno rappresenta l'integrazione inconscia.

IL PROCESSO INDIVIDUALE (una successione di esperienze) Il processo di

individuazione rappresenta la traccia che indirizza il rapporto psicoterapeutico e può essere

descritto come una sequenza di diverse esperienze.

LA PERSONA E L'OMBRA Il più semplice livello di analisi è costituito dal confronto con il

proprio atteggiamento esteriore, la cosiddetta "maschera" che viene indossata nelle relazioni

sociali, figura inconscia chiamata da Jung "Persona". Successivo è il confronto con "

l'Ombra", l'aspetto oscuro e indifferenziato della personalità, il quale si oppone all'Io

cosciente; più l'individuo si mostra esternamente come una persona "positiva" e accettabile

socialmente, maggiormente si può presupporre che esista un lato negativo, che è urgente

rimuovere e proiettare al di fuori di sè.

GLI ASPETTI CONTROSESSUALI Un altro momento importante nel processo

d'individuazione è il confronto e il riconoscimento dei propri aspetti controsessuali. L'Anima

designa l'elemento femminile inconscio nell'uomo; l'Animus l'elemento maschile inconscio

della donna. I rapporti con le persone dell'altro sesso sono caratterizzati dalla continua

proiezione su di essi degli aspetti della nostra anima/animus, che influenzano le scelte

affettive. Il progressivo confronto con le proprie componenti inconsce e con la tensione

esistente tra i diversi elementi della personalità attiva la funzione trascendente, cioè la

possibilità di andare oltre la frammentazione e la conflittualità.

L'ARCHETIPO DEL SE' L'archetipo del sè è un principio unificante della psiche, che ingloba

conscio e inconscio: il sè diviene motore dell'agire umana, e l'io ciò che viene messo in

movimento. Il sè oltre che il culmine di un processo di autorealizzazione, viene descritto

come la radice antecedente al sorgere della coscienza, espressione originaria di tutte le

potenzialità.

CAPITOLO 5 LA PSICOLOGIA INDIVIDUALE DI ADLER

CONCETTI GENERALI (biografia intellettuale di Adler) Alfred Adler nacque nel 1870 a

Vienna da una famiglia di ascendenza ebraica; egli studiò medicina e la sua adesione alla

psicoanalisi avvenne nel 1902. Qualche anno dopo lo studioso pubblicò il saggio "Studio

dell'inferiorità degli organi" che rappresentò il nucleo di quella che sarebbe stata la futura

psicologia individuale. Nell'opera "L'aggressività istintuale nella vita e nella nevrosi", Adler

sostenne l'esistenza, accanto alla pulsione di natura sessuale, di una pulsione aggressiva

che induce l'individuo ad assumere posizione di preminenza sociale: la lettura sociologica,

quindi, cominciava ad emergere an Adler e a opporsi al modello pulsionale e intrapsichico

della psicoanalisi. La scintilla che scatenò la scissione definitiva fu la nozione di protesta

virile, contrapposta alle teoria freudiana della libido maschile, così Adler insieme al suo

gruppo fondò la scuola definita " Psicologia Individuale Comparata". Gli anni Venti furono

caratterizzati da frequenti viaggi negli Stati Uniti, ma nel 1937 Adler morì in Scozia.

DIFFERENZE CON FREUD E JUNG Rispetto alle teorie psicoanalitiche di Freud e Jung che

considerano la realtà psichica dell'individuo determinata dall'azione dell'inconscio, Adler

concentra la sua attenzione su altri elementi significativi della personalità, e cioè i fattori

costituzionali, la costellazione familiare e i rapporti sociali. La psicologia individuale proporne

una conoscenza pratica dell'uomo, un orientamento dinamico con una forte

caratterizzazione socio-culturale. Lo studioso critica l'utilità e l'attendibilità di un'analisi della

personalità che non consideri anche il contesto sociale e le concrete condizioni di vita

dell'individuo. Adler considera l'esistenza di un sentimento d'inferiorità presente nel soggetto

sin dalla nascita; mentre Freud riporta tale sentimento al conflitto intrapsichico tra le

esigenze dell'io e quanto invece pretenderebbero le istanze dell'Es e del Super-Io, Adler fa

originare il senso d'inferiorità dall'interazione tra i fattori costituzionali o predisponenti e quelli

psicologici e sociali.

L'INFERIORITA' D'ORGANO La nozione di inferiorità d'organo affermava che l'organo che

opponeva minor resistenza era quello destinato a diventare sede di complicazioni durante

un'infezione generale. L'inferiorità di un organo diventa così un costrutto teorico, a partire dal

quale è possibile spiegare una molteplicità di quadri sintomatici che altrimenti resterebbero

incomprensibili. Tale inferiorità, dato che non può essere colta direttamente, può essere

inferita in tre modi:

- tramite segni esterni: presenza di stimmate degenerative o di un neo nei pressi dell'organo

interessato e in questo caso parliamo d'inferiorità d'organo assoluta, ossia che interessa

l'intero organo;

- come inferiorità di tipo funzionale detta anche inferiorità relativa e interessa solo una

funzione dell'organo;

- dedotta dall'anamnesi del paziente, laddove si scorge un deficit dell'organo durante

l'infanzia o l'adolescenza.

Adler espose il concetto di compensazione, cioè la strategia che l'organo carente utilizza per

compensare il suo deficit; può manifestarsi a tre livelli:

- nell'organo stesso, attraverso lo sfruttamento di altre potenzialità presenti in esso;

- grazie a un altro organo, che viene in soccorso a quello deficitario svolgendo al suo posto

le funzioni in cui è carente;

- con l'intervento del sistema nervoso che produce un generale processo compensativo.

IL SENTIMENTO D'INFERIORITA' La nozione di "senso d'inferiorità" presenta un duplice

significato: in un primo significato l'espressione si riferisce a un'inferiorità naturale, come

quella della statura di un bambino paragonata a quella di un adulto, oppure a un'effettiva

inferiorità risultante da una malattia; ma gli psicologici individuali per lo più usano

quest'espressione per indicare un giudizio di valore che l'individuo esprime nei confronti di

se stesso. Ma rispetto a quale parametro? E' qui che Adler utilizza la filosofia del come se, la

quale sostiene che l'essere umano è determinato da una serie di concezioni immaginarie

(ideali religiosi, etici) che non concordano on i dati dell'esperienza, e che tuttavia sono

funzionali alla realizzazione di quei fini che ci consentono di padroneggiare la realtà. Tali

finzioni dunque, agiscono come se fossero vere, e la consapevolezza del loro carattere

fittizio ne consente un uso positivo. Adler sostiene che gli individui agiscono come se

all'umanità fossero imposte delle norme ideali che prescrivono la conformità alle richieste

sociali. Il grande psicologico identifica varie cause del sentimento d'inferiorità: organiche,

dalla "costellazione familiare", e in particolare dalla rivalità fraterna, poichè la presenza di

fratelli maggiori autonomi e intraprendenti induce i fratelli minori a rivaleggiare con essi per

eguagliare i loro comportamenti. In terzo luogo, l'inferiorità si associa agli inevitabili errori

educativi, come richiedere a un bambino prestazioni che non può compiere, facendolo

sentire incapace rispetto alle aspettative. Infine il sentimento d'inferiorità può essere prodotto

da cause sociali, come le difficoltà economiche, la mancanza di cultura... Esso è un dato

originario dell'esistenza e di per sè non ha nulla di patologico, dando luogo a due direzioni

fondamentali per lo sviluppo della personalità e per la socializzazione:

- la volontà di potenza, che è una forza che opera per l'affermazione individuale e trae vigore

dalla necessità di compensare l'iniziale condizione d'inferiorità e i conseguenti sentimenti

d'inadeguatezza.

- il sentimento sociale, che spinge invece alla cooperazione e alla solidarietà, basandosi

sulla possibilità di condividere con gli altri emozioni significative.

Adler identifica nell'amore, nel lavoro e nell'amicizia i tre componenti che caratterizzano

l'esistenza umana e che riassumono quei bisogni, il cui appagamento è come se

permettesse la realizzazione di un ideale di relazionalità armonica.

LA GENESI DEI DISTRURBI PSICHICI E' evidente come sia necessaria una condizione di

equilibrio tra volontà di potenza e sentimento sociale: la mancanza della prima costringe

l'individuo a un destino nevrotico, mentre se essa si presenta in modo straripante

condurrebbe a un complesso di superiorità. Non a casa l'opposizione superiorità/inferiorità è

la matrice di tutte le altre opposizioni nevrotiche. In particolare, la contrapposizione tra virilità

e femminilità per Adler, ha un valore puramente sociale: è una costruzione sociale che

l'uomo sia superiore alla donna, per cui la protesta virile di quest'ultima è una reazione

normale al ruolo che l'universo maschile le ha imposto. Nel caso dell'uomo la protesta virile,

invece, è frutto dell'insicurezza circa il suo ruolo sessuale e dell'angoscia di non riuscire a

sostenerlo. Per Adler la nevrosi si manifesta negli aspetti di disadattamento e di isolamento

sociale: mentre il soggetto sano si integra. Quello malato rimane in una condizione di

egocentrismo, incapace di adattarsi alla complessità sociale.

I FONDAMENTI DELLA DOTTRINA La dottrina della psicologia individuale fu esposta nel

testo del 1927 "La conoscenza dell'uomo" e si distingue dalla psicologia accademica,

sperimentale e dalla psicoanalisi. Il suo compito non è quello di condurci a una conoscenza

dei contenuti inconsci, nè quello di studiare fenomeni in laboratorio, bensì è quello di fornire

degli assiomi che ci consentono una conoscenza pratia di noi stessi. Adler indica sei assiomi

che riguardano la nostra vita psichica:

* Principio dell'unità: il soggetto umano è una totalità unica e indivisibile, sia per quanto

riguarda il rapporto psiche-soma (corpo) sia per le varie funzioni psichiche.

* Principio del dinamismo: la vita è impensabile senza movimento, Adler insiste sulla

finalità del movimento, sulla tendenza verso una meta e tale principio presuppone la

libertà del soggetto.

* Principio dell'influenza cosmica: l'uomo è inserito in una totalità (il cosmo) da cui è

influenzato in moltissimi modi; questa varietà d'influssi attesta il fatto ognuno di noi

vive il cosmo in maniera individuale e specifica.

* Principio della spontanea strutturazione delle parti in una totalità: per Adler le funzioni

psichiche si organizzano conformemente alla meta che il soggetto si è imposto.

Sensazione, percezione, immaginazione, memoria, pensiero e linguaggio

convergono nella direzione stabilita dall'individuo. Tuttavia la strutturazione delle parti

non significa l'annullamento della loro specificità.

* Principio di azione e reazione fra l'individuo e il suo ambiente: lo scopo principale

dell'individuo è di adattarsi al suo ambiente ogni qual volta il soggetto viene a trovarsi

in una posizione d'inferiorità si attiva per superarla: ciò significa agire sull'ambiente e

modificarlo.

* Leggi della verità assoluta: è una norma immaginaria a cui il comportamento si

uniforma, che mira a realizzare un giusto equilibrio tra la comunità e l'individuo.

LO STILE DI VITA Il soggetto psicologicamente matura deve essere consapevole delle

proprie motivazioni profonde, così da poter definire un proprio stile di vita. Le necessità di

valutare un progetto personale e di essere consapevole delle proprie motivazioni

intrapsichiche appartengono alla sfera della coscienza. L'ambito di studio della personalità si

sposta dal determinismo dell'inconscio al campo dell'Io. La capacità d'interagire con gli altri

seguendo l'impronta di un ben chiaro stile di vita è quella condizione che consente

all'individuo di evitare i rischi di un atteggiamento conformistico. Il rapporto terapeutico deve

tendere ad aiutare il paziente a inserirsi nel contesto relazionale, risvegliando quel

sentimento sociale, ostacolato dalle difficoltà incontrate nel corso dello sviluppo psichico. La

concezione di Adler si basa sulla creazione di un contesto d'incoraggiamento e di empatia e

si propone anche come servizio sociale pedagogico.

CAPITOLO 6 LA PSICOLOGIA INFANTILE DI MELANIE KLEIN

CONCETTI GENERALI (biografia intellettuale) Melanie Klein, in realtà Melanie Reizes,

nacque a Vienna nel 1882 e la sua giovinezza fu caratterizzata da una serie di lutti familiari

che lasciarono in lei una traccia profonda: la morte della sorella, del padre, del fratello e del

figlio Hans, morto suicida. Perdite, dolore e solitudine accompagneranno la Klein per tutta la

vita e furono al centro della sua riflessione teorica. Melanie intraprese gli studi di Medicina,

che non portò a termine, e in seguito alla morte della madre entrò in uno stato di profonda

depressione. La Klein si occupò principalmente di bambini; morì nel 1960.

CONTRIBUITI INNOVATIVI E DIFFERENZE CON FREUD Melanie Klein è stata tra le

personalità più creative e considerata tra i maestri fondatori del panorama psicoanalitico,

che ha permesso di allargare i confini e le prospettive. Ha contribuito allo sviluppo dell'analisi

infantile, di cui ha messo a punto la tecnica e il suo lavoro teorico segue il tracciato

freudiano. Tuttavia le differenze tra Freud e la Klein restano profonde: il primo è figlio della

cultura tedesca, mentre la seconda è una donna inquieta, senza un bagaglio culturale

adeguato, ma dotata di un intuito geniale e di un carattere ferreo.

INTRODUZIONE ALL'ANALISI INFANTILE La tecnica dell'analisi infantile, definita analisi

del gioco, ha rappresentato un'innovazione nel campo della psicoanalisi, poichè ha

consentito di esaminare bambini piccoli, che fino a quel momento erano stati esclusi, e ha

permesso di accedere a un materiale che ha apportato dei contributi notevoli sia alla teoria

che alla clinica psicoanalitica.

IL GIOCO: UNA TRACCIA FREUDIANA Fino a Melanie Klein il gioco non era stato oggetto

di una riflessione sistematica in campo psicoanalitico. Fu Freud ad offrire degli inizi destinati

a essere poi sviluppati. Lo scienziato considera il gioco come un'azione sintomatica.

Tuttavia, un'interpretazione simbolica del gioco fu effettuata quando Freud svelò il significato

del gioco del rocchetto fatto dal suo nipotino. Si tratta di un bambino di un anno e mezzo, il

quale aveva l'abitudine di gettare lontano da sè tutti gli oggetti e di accompagnare questo

gesto con un "o-o-o" carico di soddisfazione. Freud scoprì che questo suono non era privo di

significato, ma significava "fort", cioè "via". Il senso di questo gioco era connesso alla

rinuncia al soddisfacimento pulsionale, rinuncia che consisteva nel permettere senza

proteste che la madre si allontanasse. Il bambino, tramite il gioco, metteva in scena lo

scomparire e il riapparire della madre avvalendosi del rocchetto, il quale diventa un sostituto

simbolico della madre. Da ciò la Klein intraprese la via che aprì nuovi orizzonti alla tecnica e

alla teoria.

I FONDAMENTI DELL'INSEGNAMENTO KLEINIANO (il gioco e il sogno) Alla

Klein apparve chiaro che il gioco, come il sogno, era da considerarsi una

manifestazione dell'inconscio e per essere compreso deve essere analizzato. La

Klein con la tecnica del gioco, sottolinea come l'attività ludica, come quella onirica,

produce una scena caratterizzata da un proprio linguaggio simbolico che deve

essere decifrato. Questo linguaggio non è verbale ma, è composto da elementi

pittografici, ideogrammatici ecc.... La scena del gioco, come quella del sogno, ha i

caratteri di una teatralizzazione in cui si rappresenta il mondo intero; è qui che si

dispiegano i meccanismi principali del gioco: invenzione dei personaggi e

attribuzione dei ruoli. La personificazione consiste non solo nel fatto che un

giocattolo può assumere il ruolo di una figura reale o immaginaria, ma riguarda

anche le stesse istanze psichiche di cui Freud parla nella seconda topica, cioè l'Io,

l'Es e il Super-Io. Inoltre, la personificazione può coinvolgere lo stesso analista,

costituendo la base transferale: per esempio il bambino può assumere il ruolo

dell'adulto e l'analista di bambino. Il gioco del bambino esprime, proprio come il

sogno, le sue fantasie, i suoi desideri e le sue esperienze reali che non possono

esprimersi direttamente, ma solo attraverso un linguaggio che le indichi in modo

indiretto. Inoltre sappiamo che la censura del sogno colpisce in modo elettivo le

fantasie sessuali e questo vale anche per il gioco dei bambini. E' interessante notare

che la Klein ci dice che un singolo giocattolo o un singolo particolare di un gioco

possono assumere più significati. L'interpretazione simbolica è solo una parte del

lavoro interpretativo, che consiste nell'esplicitare il senso di un singolo giocattolo.

Tuttavia bisogna interpretare i singoli elementi tenendo in considerazione l'insieme

delle associazioni libere che il bambino produce; quest'ultime,che sono verbali e non,

, hanno un ruolo fondamentale nella delucidazione del senso. Infine altro elemento

centrale del gioco è l'azione, che risulta decisamente dominante nel comportamento

infantile, poichè l'agire è più primitivo del pensiero. La Klein considera ciò un punto di

forza, poichè l'inconscio non è ancora completamente separato dalla coscienza, è

possibile coglierlo più che nell'analisi dell'adulto, a condizione di afferrare

correttamente le modalità di espressione del bambino.

LE CONDIZIONI DEL SETTING La possibilità di comprendere il modo di pensare e

di esprimersi del bambino, richiede un setting caratterizzato da condizioni precise.

L'analisi infantile deve essere condotta nello studio dell'analista e non a casa del

bambino; non si può ottenere un'autentica situazione analitica se non con

interpretazioni che escludono qualsiasi intervento di tipo pedagogico o rieducativo;

inoltre per la Klein anche il transfert negativo può e deve essere interpretato. Nulla di

quello che avviene nelle sedute è casuale, ma tutto è determinato da motivazioni

inconsce.

IL CONCETTO DI ORGANIZZAZIONE Per organizzazione, la studiosa intende una

maniera di relazionarsi all'oggetto, ovvero:

- organizzazione orale: incorporazione dell'oggetto senza distinzione di amore e odio,

anche se essa è sempre distruttiva;

- organizzazione anale: il rapporto con l'oggetto è tra i poli del trattenere e

dell'espellere e si sviluppa in due fasi: nella prima fase anale l'oggetto viene espulso

(per esempio cambiando continuamente oggetti); nella seconda l'obiettivo è

trattenere l'oggetto e averne il controllo.

- organizzazione edipica: spostando l'Edipo sempre più indietro, esso avrà una

coloritura sadico-orale o sadico-anale. La fantasia di aggressione del corpo materno

e del suo interno, insieme con il senso di colpa, troveranno sistemazione con

l'intervento della pulsione epistemofilica (desiderio di imparare).

COMPLESSO EDIPICO E SUPER-IO PRECOCE Per la Klein l'inizio del complesso

di edipo si verifica tra la fine del primo anno e l'inizio del secondo e la prima

innovazione sta, nello spostare sempre più indietro l'inizio del complesso edipico e

collocandolo in tenera età, la studiosa opera una seconda innovazione: l'instaurarsi

precoce del Super-Io. Quest'ultimo coincide con le fantasie sadiche peculiari del

bambino. Le tendenze edipiche sono presente sin dalla fase orale e da quella anale,

e il loro destino è diverso nei due sessi. Il maschietto abbandona la posizione

recettiva orale e anale per una posizione penetrativa e genitale, mantenendo però

l'oggetto originario, cioè la madre. La femminuccia non muta la meta pulsionale che

resta recettiva, ma solo l'oggetto che diviene il padre. E' soprattutto il senso di colpa

a rappresentare l'indice della presenza del Super-Io. Nella Klein si tratta di un Super-

Io primitivo che si forma mentre sono al massimo della loro attività le pulsioni sadico-

orali e sadico-anali. La formazione del Super-io inoltre ha a che fare con spinte

pulsionali quanto mai variegate e distruttive.

LA FANTASIA INCONSCIA Il gioco simbolizza un'attività fantastica, di conseguenza

la Klein fa della "fantasia inconscia" un elemento centrale della costruzione della

realtà interna e un insostituibile strumento di comprensione del mondo, svolgendo un

ruolo di tramite tra mondo interno e realtà esterna. La fantasia inconscia,

l'appagamento allucinatorio, accompagna tutte le attività del bambino e sottende

costantemente tutta l'esperienza soggettiva. La fantasia si esplica a vari livelli: dal

registro corporeo a quello mentale.

FANTASIA INCONSCIA E CORPO Ciò che rende la fantasia importante è il suo

radicamento nel corpo: la fantasia nascerebbe da bisogni corporei, restando legata

alle specifiche zone erogene (i desideri orali danno origine a fantasmi orali di

mordere e di strappare ecc). Per esempio, un bambino affamato percepisce una

presenza che lo aggredisce dal di dentro, diventando una presenza negativa; nel

momento in cui la madre soddisfa tale bisogno, l'oggetto interno diventa buono

(interno perchè il bambino non riconosce la madre come qualcosa di altro da sè).

Resta dunque un legame tenace tra fantasie e corporeità.

FANTASIA INCONSCIA E NARCISISMO La psicoanalista escludeva l'esistenza di

un narcisismo primario, collocando la relazione con gli oggetti parziali all'origine

dell'esistenza. Inoltre anche la relazione con le parti del proprio corpo o con sè stessi

rappresenta una presenza oggettuale: nella prima fase della vita le parti corporee

sono cariche di sentimenti e sono vissute come presenze rassicuranti o minacciose.

LA TEORIA DELLE PULSIONI (il concetto di posizione) La Klein ha individuato un

modello di sviluppo centrato sulle posizioni, che non sono date o raggiunte e/o

superate una volta per tutte, ma tra loro vi è un'oscillazione, un movimento che non

riguarda solo i primi stadi dello sviluppo. Le due posizioni sono quella schizo-

paranoide e quella depressiva. Quando qualifichiamo una posizione ci riferiamo a

una certa qualità dell'angoscia cui corrispondono determinati meccanismi di difesa

(scissione e proiezione nell0una, maniacali e riparativi nell'altra) che è in relazione

con la situazione e la possibilità dell'Io, nonchè con la natura delle relazioni

oggettuali (frammentarie nel primo caso e unificate nel secondo) . Infine, le due

posizioni si caratterizzano anche per la modalità in cui le relazioni d'amore e d'odio

con gli oggetti si rapportano tra loro: nella prima esse sono tenute scisse (l'oggetto

amato da una parte e quello odiato dall'altra), nella posizione depressiva, invece, le

relazioni amorose e quelle di odio tenderanno a unificarsi per il venir meno della

scissione.

LA POSIZIONE SCHIZO-PARANOIDE La Klein trovò che l'esperienza schizofrenica

aveva a che fare con quella di una mente a pezzi, frammentata. La natura

dell'angoscia in questa posizione, si manifesta all'inizio della vita del piccolo

bambino, momento in cui deve far fronte a un'angoscia che deriva dalla pulsione di

morte. Tale angoscia è poi rinforzata e sostenuta sia dall'angoscia proveniente dal

trauma della nascita, sia dalle inevitabili frustrazioni dei bisogni che il bambino

sperimenta, che inizialmente sono determinate dagli oggetti. Ciò offre al bambino la

possibilità di proiettare la pulsione distruttiva sugli oggetti stessi, e di tradurre

l'angoscia di morte in angoscia di persecuzione. Per difendersi da quest'angoscia il

bambino in parte proietta la pulsione distruttiva sugli oggetti e in parte la lega alla

libido all'interno dell'organismo. La parte proiettata è sentita come aggressività orale,

che, quando s'intensifica, determina nel lattante sia il sentimento persecutorio sia

l'impressione di aver ricevuto un seno in frammenti. Quest'oggetto è parziale e viene

interamente scisso in un seno buono (sodisfacitorio) e in uno cattivo (frustrante).

IO PRIMITIVO E SCISSIONE DELL'OGGETTO La scissione diventa meccanismo di

difesa che consente sia di isolare l'operazione della pulsione di morte(l'odio), e

pertanto l'angoscia, sia di costruire un oggetto buono sulla base che Eros (l'amore) è

la potenza unificante. I sentimenti di frammentazione e di dispersione, sentiti in

relazione all'oggetto in quanto veicolo di morte, sono avvertiti in relazione al sè,

poichè l'Io primitivo non può scindere l'oggetto senza produrre delle scissioni in se

stesso. Si comprende così perchè questa posizione è qualificata con l'aggettivazione

"schizo-paranoide". Questa posizione è sostenuta da un'angoscia persecutoria

legata a meccanismi schizoidi, cioè è in stretta connessione con il meccanismo della

scissione: l'angoscia di essere scisso in tanti frammenti. La Klein pensò che la

frammentazione e l'angoscia costituissero il fondo ultimo dell'esperienza psicotica e

in particolar modo della schizofrenia. In tale posizione si lotta per non sentirsi

frantumati e a pezzi.

ALTRI MECCANISMI DI DIFESA DELLA POSIZIONE SCHIZO-PARANOIDE Oltre

al meccanismo della scissione, vi sono altri meccanismi di difesa di questa posizione:

- proiezione: deflessione (deviazione, spostamento) della pulsione distruttiva

all'esterno, ovvero dentro un oggetto che diviene così il ricettacolo delle parti cattive

e pericolose;

- introiezione: incorporazione e assimilazione di un oggetto (il seno) buono, che

diverrà il centro dei processi integrativi e il contraltare delle tendenze dispersive;

-idealizzazione: esasperazione degli aspetti positivi dell'oggetto per difendersi dalle

parti cattive dello stesso, vissute come persecutorie;

- diniego: negazione o rifiuto della situazione di frustrazione e dell'esistenza di un

oggetto cattivo; esso è sostenuto da sentimenti di onnipotenza caratteristici del

pensiero primitivo.

LA POSIZIONE DEPRESSIVA Nella posizione depressiva il bambino conquista la

rappresentazione unitaria della madre, amandola come oggetto totale e

identificandosi con essa in maniera diversa. Questo passaggio dal registro parziale a

quello totale non avviene senza rinunciare a qualcosa. Il sentimento di perdita

insorge quando il bambino fa l'esperienza delle imperfezioni o delle inevitabili

assenze della madre. In questa fase avvengono due passaggi: l'integrazione tra

seno buono e cattivo a formare un seno intero, e il passaggio dall'oggetto parziale

(seno) a quello totale (madre)

LA NATURA DELL'ANGOSCIA NELLA POSIZIONE DEPRESSIVA L'angoscia

depressiva si radica nella pulsione di morte e rappresenta la paura per sè e per

l'oggetto amato. L'angoscia depressiva (o pining struggimento), è di conseguenza,

quella di perdere l'oggetto amato accompagnata dalla fantasia che è stato ucciso o

distrutto. Quindi la preoccupazione di riparare l'oggetto danneggiato diventa ciò

attorno a cui ruota la posizione depressiva.

I MECCANISMI DI DIFESA NELLA POSIZIONE DEPRESSIVA Le difese

dell'angoscia depressiva sono:

-le difese paranoidi, nel senso che vi può essere un ritorno a meccanismi della

posizione precedente come difesa contro la depressione;

- la difesa maniacale, nella quale è insita l'idea "onnipotente" che le relazioni non

siano importanti: l'oggetto amato e perduto non è qualcosa di cui preoccuparsi,

poichè non se ne ha bisogno, visto che l'Io è in grado di farcela comunque da solo,

negando così qualsiasi dipendenza dagli oggetti.

La riparazione non è proprio una difesa, ma una modificazione dell'angoscia

depressiva, ovvero una sorta di meccanismo di accettazione: il soggetto nutre la

speranza che ciò che è stato danneggiato possa essere rimesso a posto.

CAPITOLO 7 DONALD W. WINNICOTT

DALLA PEDIATRIA ALLA PSICOANALISI (biografia intellettuale di Winnicott) Pediatra e

psicoanalista inglese, figura di grande rilievo della scienza psicologia europea e

internazionale, Donald Woods Winnicott, nel corso della sua vita seppe giovarsi della pratica

e dell'esperienza pediatrica per sviluppare una complessa teoria psicoanalitica. A contatto

inizialmente con la Klein, successivamente si discosta dal suo pensiero, entrando nel gruppo

degli "indipendenti" britannici (middle group: gruppo di mezzo), facendosi teorico e pioniere

della scuola delle relazioni oggettuali. Nella sua teoria è centrale lo studio dell'influenza

dell'ambiente nello sviluppo del soggetto, che si esprime nella relazione di legame e di

separazione tra madre e bambino. Le ipotesi di fondo della psicoanalisi di Winnicott ruotano

attorno ai concetti di "holding" e di "spazio transizionale", all'ipotesi "dell'oggetto

transizionale", alla nozione di madre sufficientemente buona, all'elaborazione del falso sè e

all'invenzione della tecnica dello squiggle.

IL SENSO DELLA PSICOANALISI Winnicott interpretava il contesto analitico come una

simbolizzazione, una metafora della relazione bambino-genitore da un lato, e come un punto

di osservazione del tutto privilegiato dall'altro, nella convinzione che nell'incontro tra paziente

e analista si venisse a ricreare una situazione tale da stabilire un rapporto molto intimo che

esclude gli altri. Naturalmente il quadro analitico a cui si riferisce Winnicott non implica un

contatto così immediato, ma si trasforma in un contenimento, o "holding", privo di contatto

corporeo, metafora dello "holding primario". Questi due termini, fanno parte integrante della

sua teoria. Fu proprio mediante tale concezione della situazione analitica he lo studioso

cercò di far rilevare le analogie della relazione paziente-analista con la relazione madre-

figlio. Tra i suoi meriti c'è anche quello di aver evidenziato l'odio presente nel controtransfert,

secondo cui l'oggetto affonda nell'odio; a questa tesi Winnicott aggiunse che la madre odia il

bambino prima che il bambino possa odiare lei, perchè l'odio comporta un Io abbastanza

evoluto e un oggetto sufficientemente distinto. Il senso della psicoanalisi che Winnicott

trasmette è un senso di movimento, che passa attraverso la ricerca delle componenti

essenziali dell'esperienza dell'individuo.

IL COLLOQUIO ANALITICO INFANTILE Coerentemente con il pensiero freudiano,

Winnicott era convinto che non si potesse insegnare alle madri a essere "sufficientemente

buone", ma si potesse facilitare la loro potenzialità ad avvalersi della loro collaborazione dal

punto di vista terapeutico. Egli adattava la sua tecnica a seconda delle necessità dei

pazienti: poteva eseguire un normale trattamento psicoanalitico, accettare di passare da

sedute scandite regolarmente a sedute su richiesta, limitarsi a un'unica seduta o a qualche

incontro.

IL CONCETTO DI SANITA' NELL'OPERA DI WINNICOTT Secondo Winnicott tutti i disturbi

dell'Io individuale sono connessi ai fattori ambientali, interpretati soprattutto come primo

rapporto unitario con la madre, al contrario di quanto riteneva la Klein, la quale, escludeva

ogni influenza causale della realtà esterna sulla vita della mente. A suo parere, un individuo

è sano in base alla sua maturità, che deve essere coerente con l'età che si trova a vivere.

Perchè venga raggiunta una giusta maturazione è di basilare importanza, oltre al fattore

ereditario, un ambiente sufficientemente buono, costituito dalla capacità della madre di

comprendere il bambino e di adattarsi ai suoi bisogni individuali. Con il termine "madre

sufficientemente buona" Winnicott esprimeva la sua convinzione che, tutte le madri sono

buone e devote e non hanno bisogno di corrispondere ad alcun ideale di una presunta

perfezione, in quanto sono sottoposte a una sorta di adattamento naturale, che tende a

decrescere nella misura in cui crescono nel bambino il desiderio e il bisogno di fare

esperienze che contemplino anche la frustrazione. La preoccupazione di Winnicott per la

sanità è strettamente collegata al suo profondo interesse per la società: una società che egli

intende considerare come se fosse composta da individui sani, che ne mantengono e

difendono la struttura, ma che include anche soggetti malati. La normale salute mentale si

fonda sul sentimento di esistere e sulla creatività, che è l'azione derivante dall'essere: sulla

possibilità cioè di sviluppo delle potenzialità innate del bambino, agevolate da un ambiente

sufficientemente buono. Essere e sentirsi reali, è la base ineludibile alla sanità mentale.

LO SVILUPPO EMOZIONALE PRIMARIO DEL BAMBINO Tra la nascita e i cinque mesi,

un bambino può resistere solo perchè vi è una mamma che si prende cura di lui: il neonato

infatti non può essere considerato come un essere a sè stante, ma unicamente come parte

di una relazione. Il processo di sviluppo del sè di un bambino avviene in modo strettamente

collegato a quello che lo conduce da una condizione di dipendenza assoluta dalla mamma e

una dipendenza relativa e poi all'indipendenza. Lo sviluppo infantile infatti, secondo

Winnicott, avviene attraverso tre momenti fondamentali, caratterizzati dalla dipendenza

assoluta dei primissimi mesi, dal percorso che porta dall'iniziale non integrazione

all'integrazione (acquisizione del senso della realtà) e infine dal passaggio dalla non-

organizzazione all'organizzazione.

LA DIPENDENZA ASSOLUTA Il primo periodo di vita del neonato è caratterizzato dalla

dipendenza assoluta, poichè, secondo Winnicott, non esiste una cosa che si chiama

lattante. L'infante non sa nulla di sè e delle cure materne che gli vengono fornite, e non è in

grado di pensare che il suo star bene o male dipende dalle cure materne. Il neonato esiste

solo in virtù del fatto che c'è una madre che si prende cura di lui, così come esiste una

mamma solo perchè ci vuole un figlio che la renda tale. Winnicott sottolinea l'importanza

della fase dello specchio nello sviluppo individuale: in tale teoria Winnicott intende come

specchio il volto della madre, pensando al momento in cui il bambino si nutre al seno della

madre, ma che guarda il volto della madre e non il seno che lo allatta. Lo studioso afferma

che il bambino nel volto della madre vede se stesso, ma se la madre riflette il proprio stato

d'animo e la rigidità delle proprie difese, il bambino guarda ma non si vede. E' quindi la

madre, con le sua qualità affettive e la sua capacità di adattarsi alle necessità del bambino,

a seconda dei suoi diversi stati mentali, a costituirsi come il maggiore strumento di una sana

crescita. Considerata l'estrema vulnerabilità infantile, pertanto, un lattante può morire senza

qualcuno che si curi di lui, naturalmente non esiste una madre perfetta, in grado di fornire un

ambiente ideale al bambino, il quale subisce delle frustrazioni legate alle mancanze della

madre, ma che allo stesso tempo gli permetteranno di affrontare gradualmente le esperienze

negative. In questi primi sei mesi di vita il bambino prova un senso di magica onnipotenza, in

virtù della quale crede di creare i suoi oggetti (quando ha fame crede di creare il seno o il

biberon) e la vera bontà della madre si dimostra proprio nella sua abilità nel permettere

questo processo.

DALLA DIPENDENZA RELATIVA AL RICONOSCIMENTO DELL'OGGETTO Il secondo

periodo, dai sei mesi ai due anni, è quello della dipendenza relativa, in quanto il bambino

inizia a rendersi conto dei suoi bisogni di dipendenza: la crescita non è più determinata solo

dalle cure materne, ma è influenzata anche dall'atteggiamento del padre verso il figlio e la

moglie, dall'immagine della coppia presente al piccolo e dalla capacità di quest'ultimo di

inviare segnali sulla necessità di non essere abbandonato. In questo periodo il bambino "sa"

di aver bisogno della madre e comincia a pensare alla permanenza della madre anche se è

lontana; ma se il tempo di lontananza è superiore a quello che è in grado di sopportare, il

bambino può ripiombare nello stato psicologico della dipendenza assoluta, dimostrando

un'ansia profonda. Il piccolo è ora una persona "intera" con un interno e un esterno, che vive

nel suo corpo, che costituisce il suo contorno: se l'esterno significa "non-me", allora il dentro

significa "me". Il terzo periodo, che ha inizio verso i due anni ma riguarda soprattutto pubertà

e adolescenza, introduce il riconoscimento dell'oggetto come esterno, ed è caratterizzato

dall'indipendenza. Questa presuppone la capacità di affrontare il mondo circostante e di

vivere un'esistenza soddisfacente dal punto di vista personale e sociale. Si tratta di una

ricerca dell'autonomia, tramite la quale cerchiamo di realizzare noi stessi con lo scopo di

dare un senso al nostro percorso vitale.

LA PREOCCUPAZIONE MATERNA PRIMARIA La preoccupazione materna primaria inizia

a svilupparsi con la gravidanza, per rafforzarsi nei primi mesi di vita del neonato e declinare

via via che il bambino procede verso l'indipendenza. Le buone cure materne si articolano in

tre funzioni fondamentali: holding (contenimento), handing (manipolazione corporea) e

presenting (presentazione dell'oggetto).

L'HOLDING Il termine holding definisce un abbraccio fatto di tenerezza, di trasmissione di

sicurezza, di sostegno, di amore, di armonia affettiva, che danno un senso al corpo del

neonato non ancora integrato e rappresentano il passaggio necessario verso l'integrazione.

In genere il termine holding viene reso con il vocabolo "contenimento", che corrisponde

sempre alla situazione del bambino tenuto in braccio dalla sua mamma: in altre parole,

possiamo pensare a un contenitore fisico e simbolico caldo e avvolgente rappresentato dalla

madre-ambiente, che dovrebbe essere predisposta a questo suo compito fondamentale.

Tenere in braccio correttamente il proprio bambino significa identificarsi con lui e

trasmettergli amore, calore, sicurezza, viceversa, il modo errato gli provoca la

consapevolezza che la realtà è fonte di minaccia, di ansie e ti terrore. Il gesto spontaneo del

neonato nelle braccia della madre, viene da lei ascoltato e interpretato, dandogli un senso.

Ciò è fondamentale per la formazione dell'IO, poichè viene facilitato lo sviluppo del "me" e

dell'Io Esistente.

L'HANDLING E IL PRESENTING Il concetto di handling o manipolazione corporea è legato

all'idea di uno stato unitario derivato dall'insediamento della psiche del soma (fisicità). Una

corretta manipolazione consente al bambino di sperimentare il funzionamento del proprio

corpo e d'individuarne i confini: si tratta cioè della personalizzazione che avviene con

l'adattamento attivo della madre, tramite il suo corpo e le sue membra, ai bisogni del piccolo.

Ciò fa s' che il Sè si possa insediare bene nel suo corpo. Il presenting o presentazione

dell'oggetto, è una funzione materna importante, perchè pone le basi affinchè il bambino

possa entrare in relazione con gli oggetti correttamente e possa avere di sè una percezione

reale. SE LA MADRE PRESENTE CAOTICAMENTE IL MONDO AL BAMBINO, ALLORA

EGLI CREA UN MONDO CAOTICO; MA PER FORTUNA LA TENDENZA DELLE MADRI è

QUELLA DI ESEMPLIFICARE IL MONDO IN MODO CHE IL PICCOLO POSSA ADATTARSI

AD UNA COMPLESSITà CHE AUMENTA CON ORDINE.

L'INTEGRAZIONE E L'IMPORTANZA DELL'UNIONE PSICHE-SOMA L'integrazione

consente di assumersi la piena responsabilità di tutti i sentimenti e le idee personali, il che

significa riconoscere la propria distruttività, non attribuendo sempre all'esterno la

responsabilità delle cose che disapproviamo o che non ci piacciono. Anche in età adulta o

nell'adolescenza ci si può trovare in uno stato di non-integrazione cioè a una condizione di

sospensione di capacità ricettiva che considera la possibilità che le cose non vadano

rigorosamente nel senso che ci si aspetta.

OGGETTO TRANSIZIONALE E RELAZIONE OGGETTUALE Gli "oggetti" sono quasi

sempre delle persone o delle parti di persone oppure dei simboli delle une e delle altre. In

questo caso Winnicott lo introduce per indicare una qualsiasi cosa materiale (l'orsetto, un

pupazzo ecc) che acquista un valore tale per cui per il bambino sarà impossibile

separarsene, soprattutto al momento di lamentarsi. In effetti è un oggetto che il bambino

succhia o stringe a sè, che serve a proteggerlo dall'angoscia di una rottura, inevitabile nel

sonno, e quindi di una perdita, e che sta a significare che attraverso esso è possibile porre

riparo a un'assenza. Gli oggetti di questo tipo diventano una parte inseparabile del bambino

e costituiscono anche il primo possesso di qualche cosa che non è Io. La realtà viene

sperimentata dal bambino come altamente soggettiva e viene considerata come "quasi-sè".

In tal senso possiamo parlare di "oggetto soggettivo" nella relazione in cui il "non-me" viene

percepito, ma solo come parte del "me". L'oggetto soggettivo può essere percepito molto

gradualmente, fino a diventare "oggettivo" e poter così entrare in una relazione vera e

propria. La zone intermedia che fa da ponte tra soggetto e oggetto è quella che Winnicott ha

chiamato "oggetto transizionale", una sorta di compromesso in quanto l'oggetto non è

ancora riconosciuto come "esterno" e "altro da sè", ma non è più totalmente "interno" o

"parte di sè"; è, in altre parole, un ponte tra l'incapacità di riconoscere la realtà e la

crescente capacità di poterla riconoscere, tra l'esperienza di sè e l'esperienza di dipendenza

totale della madre. Si tratta di un fenomeno del tutto normale, che consente al bambino di

effettuare la transizione della prima relazione con la madre alla relazione oggettuale.

L'oggetto transizionale simboleggia sogno e realtà insieme, costituisce una buona difesa

contro l'angoscia depressiva ed è perciò, consolatorio, oltre che creatore di un certo spazio

mentale tra madre e figlio e quando il bambino stringe a sè il suo orsetto sa che esso non è

la mamma, anche se egli lo utilizza considerandolo tale.

LA RELAZIONE OGGETTUALE Il processo di maturazione psico-affettiva porta il bambino

a stabilire delle relazioni oggettuali, che possono realizzarsi soltanto se il mondo esterno ha

potute essere presentato in modo sufficientemente buono. Ciò è possibile solo attraverso

una madre che sia in grado di adattarsi ai bisogni del bambino. Una relazione oggettuale

normale è quella che contempla molteplici relazioni d'oggetto nella vita, in un incrocio

continuo tra oggetti esterni e interni, e d'identificazioni proiettive e introiettive. Si tratta

sempre di relazioni con altre persone, improntate però alla prima profonda creatrice,

appunto la relazione madre-infante, modello di tutte quelle a venire.

IL CONCETTO DI SE' E DI FALSO SE' Winnicott sviluppò l'idea che ogni neonato ha

un'individualità che si esprime attraverso i movimenti, alcuni dei quali erano comuni a tutti,

mentre altri riflettevano l'unicità della persona. Questa considerazione lo condusse al

convincimento che ogni neonato sia dotato di potenziali innati, che gli consentono di

sviluppare uno stile particolare del suo Sè (il vero Sè), unico in ogni individuo. Si tratta di

un'importante capacità, che tuttavia si può sviluppare soltanto se lo consente l'ambiente,

costituito da una madre sufficientemente buona. Al contrario, se l'ambiente è ostile il piccolo

reagirà dando vita alla struttura del falso sè, la cui funzione è quella di prendersi cura dei

bisogni vitali dell'individuo.

IL SE' Il Sè è situato nel corpo, dal quale al tempo stesso si dissocia, è una totalità costituita

da diverse parti che si uniscono le une alle altre e che per strutturarsi ha bisogno dell'aiuto

dell'ambiente umano. Il vero sè comprende tutto ciò che di vivente esiste nel soggetto, il suo

potenziale di vita psichica creativa, il suo desiderio, ciò che è alla base di quel modo di

essere che si manifesta con la spontaneità. Il neonato ha in se stesso le potenzialità per

costruire la propria personalità, il true self (il vero sè mentale), ma perchè ciò avvenga è

necessaria la presenza di una madre che faciliti quest'evoluzione. Se ciò non accade il

piccolo è sottoposto a traumi, in quanto viene a contatto precocemente con una realtà

frustrante, che impedisce al vero sè di svilupparsi correttamente.

IL FALSO SE' Il falso Sè serve a proteggere un vero Sè, troppo fragile e agisce

adeguandosi alla realtà esterna, corrispondendo a tutto iò che può esserci di superficiale e

di convenzionale nel legame sociale in cui tutti noi siamo coinvolti. Esiste quindi una

normalità dl falso sè, che può invece diventare patologico se si stabilisce come personalità

reale, perchè impedisce l'espressione del vero sè e induce rapporti privi di significato con i

propri oggetti. Possiamo parlare cioè di apparenza, di tutta quella parte fasulla della

personalità che può avere una funzione protettiva, ma anche rivelarsi a strutturarsi in

un'organizzazione patologica. Il falso sè è esattamente l'opposto del vero sè, cioè di quanto

c'è di vivo nel soggetto e gli permette di dire: "Io sono". Il compito di una psicoterapia è

quello di destrutturare il falso sè, attraverso il meccanismo della regressione, in modo da

consentire al vero sè di uscire dalla prigione dolorosa che il falso sè costituisce. Il falso sè

presenta differenti organizzazioni, classificate in un continuum che va dal livello di maggiore

gravità allo stato di salute mediante cinque fasi:

- stato patologico: il falso sè è reale, pur vacillando nei rapporti profondi di amicizia e di

lavoro. Il vero sè è nascosto ed è quasi impossibilitato a mostrarsi;

- stato confine: il falso sè si attribuisce un'azione difensiva nei confronti del vero sè che può

vivere soltanto una sua esistenza segreta;

-stato della sofferenza: il falso sè ricerca le condizioni ottimali affinchè il vero sè si manifesti,

ma, se fallisce, la conseguenza è il suicidio come annientamento del Sè totale, al fine di

impedire la distruzione del vero sè;

-stato di fragilità: il falso sè trae la sua origine basandosi sulle identificazioni;

- stato di salute: il falso sè rappresenta il comportamento socialmente integrato e

l'atteggiamento di responsabilità richiesto dall'ambiente alla persona.

Esiste comunque un falso sè normale, che corrisponde a un atteggiamento sociale di

gentilezza, di cortesia, di interiorizzazione delle regole stabilite dall'ambiente e di buon

adattamento. Il falso sè anormale è quello che prende completamente il posto del sè

autentico e collabora allo sviluppo di una vita soggettiva falsa e irreale.

LO SVILUPPO ADOLESCENZIALE E LA TENDENZA ANTISOCIALE Nell'adolescenza,

secondo Winnicott, è sempre implicata la morte di qualcuno, e la morte è strettamente

legata al proprio trionfo personale. Per questo le difficoltà adolescenziali si trovano sempre

da entrambi i lati, vanno a toccare tanto i genitori quanto i figli, che, insieme con il difficile

compito di crescere, hanno anche da fronteggiare la fantasia inconscia che li conduce verso

la condizione di adulti. La questione più importante è l'immaturità dell'adolescente,

immaturità preziosa che è comunque un elemento basilare della sanità adolescenziale. Non

esiste un cura per l'immaturità se non il trascorrere del tempo e il trionfo dell'adolescente è

legato al raggiungimento della maturità attraverso il processo di crescita. Mentre la crescita

avviene, è indispensabile che la responsabilità venga assunta dalle figure genitoriali e se ciò

non avviene, allora gli adolescenti sono costretti a compiere un brusco passaggio verso una

falsa maturità, che impedisce loro di avere proprie idee e di agire spontaneamente.

LE TENDENZE ANTISOCIALI Secondo Winnicott, la tendenza antisociale, non è solo

legata a motivazioni sociali, come la povertà o la disgregazione della famiglia, ma la

individua anche come frutto di una causa iniziale: l'incapacità dell'ambiente di adattarsi al

bambino nel momento in cui la sua dipendenza non è più stata assoluta. Questi disturbi del

carattere, portano ad una distorsione dell'io che può assumere diversi livelli di gravità: dai

conflitti inconsci nevrotici ai processi psicotici con sintomi come la dissociazione o la

depersonalizzazione.

IL GIOCO E LA TECNICA DELLO SQUIGGLE Il gioco ha un ruolo centrale nella teoria

psicoanalitica, per questo Winnicott lo considerava qualcosa di terapeutico in sè e

auspicava, anzi, che alcuni adulti ricominciassero a giocare per ritrovare la possibilità di

stare a contatto con la propria fantasia. Il gioco ha la fondamentale funzione di proteggere

da una realtà esterna troppo gravosa sia attraverso i meccanismi di ripetizione del gioco

stesso, sia attraverso la trasformazione degli aspetti particolarmente spiacevoli della realtà.

Le caratteristiche principali del gioco sono:

- Il bambino che gioca abita in un'area che non può essere facilmente lasciata e che non

ammette facilmente intrusioni;

- quest'area del gioco non è la realtà psichica interna, essa è fuori dell'individuo, ma non è il

mondo esterno;

- in quest'area di gioco il bambino raccoglie oggetti o fenomeni dal mondo esterno e li usa al

servizio di qualche elemento che deriva dalla realtà interna o personale

- Nel gioco il bambino manipola i fenomeni esterni al servizio del sogno, e investe bi

fenomeni esterni prescelti con significato e sentimento di sogno;

- vi è una linea diretta di sviluppo dai fenomeni transizionali al gioco, dal gioco al gioco

condiviso, e da questo alle esperienze culturali;


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Fondamenti di psicologia generale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente di Fondamenti di psicologia generale Andrea Velardi, Dalla psicoanalisi freudiana alle neuroscienze. Gli argomenti trattati sono: psicologia dinamica, Freud, Freud e il sogno, Freud e la sessualità umana, la metapsicologia freudiana, Klein, Kohut, Jung, Winnicott, la psicoanalisi e le neuroscienze.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicoletta.abramo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Velardi Andrea.

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