Capitolo I
Come sostiene A., ciò che apprendiamo su una cosa singola ha utilità solo se troviamo la generalità nella sua singolarità, quindi se si è capaci di generalizzare. La mente, per rapportarsi al mondo, ha due funzioni:
- Raccoglie le info
- Elabora tali info
Queste funzioni della mente evidenziano la collaborazione tra “percepire” e “pensare”. Poiché la percezione coglie i tipi delle cose, il materiale percettivo è utilizzabile dal pensiero.
Separazione tra percezione e pensiero
Si è, infatti, di fronte alla convinzione di una separazione tra percezione e pensiero. Non si vuole negare il dato sensoriale, ma la creazione di concetti, la connessione erano legate a funzioni conoscitive superiori della mente. Anche oggi vi è il pregiudizio e una forma di discriminazione tra percezione e pensiero. Infatti, vi è poca considerazione per la percezione, e ciò causa una poca considerazione anche per l’arte, che si fonda sulla percezione. Ciò porta a non considerare l’arte come il mezzo più potente per sviluppare la componente percettiva, senza la quale sarebbe impossibile il pensiero produttivo.
Sfiducia nei sensi
La percezione può essere ingannevole. Per esempio, un bastone immerso nell’acqua appare spezzato, ma materialmente non lo è. La distinzione tra mondo esistente e percezione è antica, e fissa la differenza tra fisico e mentale. Tale distinzione segna l’inizio della psicologia, disciplina che, infatti, ha sempre sostenuto la non identità tra mondo reale e mondo intuitivo.
I metodi di Platone
Nei dialoghi platonici coesistono due approcci diversi con difficoltà:
- Le entità stabili dell’esistenza oggettiva vengono affrontate tramite operazioni logiche, discernendo il carattere generale che esse hanno in comune. Tale carattere comune non si trova tramite induzione, ma giungendo alla forma generica in ciascuna idea particolare. Tale tentativo di Platone, cioè di giungere a generalità stabili, è contraddetto dalla fiducia di Platone per la visione diretta. La conoscenza di cui parla Platone non è quella tramite l’esperienza, ma parla della conoscenza che “fissa la realtà”, cioè l’essere stesso di cui si occupa la conoscenza: l’intangibile essenza visibile solo dalla mente.
Aristotele
A. introduce la nozione di “induzione” nel senso di conoscenza ottenuta attraverso la raccolta di esempi individuali. Attraverso l’induzione, che enumera tutti i casi, si giunge alla concezione dei generi superiori, tramite l’astrazione.
Astrazione: elimina gli attributi più particolari degli esempi specifici, giungendo ai concetti superiori.
Capitolo II
Secondo A., il pensiero non è un elemento superiore alla percezione, ma è un elemento utile alla percezione stessa. Sia pensiero che percezione sono, per A., “operazioni cognitive”, cioè operazioni mentali coinvolte nel processo di ricevere, immagazzinare ed elaborare l’informazione: percezione sensoriale, memoria, pensiero, apprendimento. Quindi anche alla percezione si può dare il nome di pensiero.
Percezione e pensiero, perciò, interagiscono, ma, si chiede A., tale interazione può esserci fra due mezzi che si suppone differiscano l’uno dall’altro?
Esempio: ciò che una persona vede della dimensione di un oggetto non corrisponde, solitamente, alla dimensione relativa della proiezione di quell’oggetto sulla retina. In questo caso l’immagine errata viene corretta da un indizio inconscio fondato su fatti disponibili all’osservatore. La capacità di risposta sensoriale può dirsi “intelligente”. Tutti i sensi presentano una varietà qualitativa, se queste qualità non possono organizzarsi in sistemi precisi daranno scarse opportunità all’intelligenza.
La vista
Il senso primario per il pensiero è la vista. Essa offre informazioni ricchissime circa oggetti ed eventi del mondo esterno. Il senso della vista è indispensabile alla mente. Se la percezione fosse solo la ricezione passiva di info, allora la mente non dovrebbe subire disturbo se questa le venisse meno, ma non è così. Gli organi di senso si sono evoluti come ausili biologici. Essi hanno fin da subito mirato sugli elementi dell’ambiente atti a favorire o soffocare la vita. Ciò significa che la percezione è finalistica e selettiva.
La selettività è una caratteristica della visione, e la preferenza più elementare da notare riguarda i mutamenti dell’ambiente, infatti l’organismo è più interessato ad essi che all’immobilità. Tale attenzione selettiva al mutamento rende, però, difficile il diventar consapevoli di ciò che c’è di stabile nell’esperienza, nell’ambiente. La sensibilità retinica è ristretta: l’occhio deve selezionare una parte. Ciò vuol dire assumere una cosa per volta e distinguere l’obbiettivo primario rispetto al suo ambiente.
Parliamo di fissazione oculare: è un movimento che va dalla tensione alla riduzione della tensione stessa. Lo stimolo penetra entro il campo visivo eccentricamente, contrapponendo al centro del campo un centro soggettivo. Tale conflitto tra mondo esterno, che effettua la sua intrusione, e l’ordine del mondo interno crea una tensione, che si elimina quando un movimento del globo oculare fa coincidere i due centri.
La percezione è l’esplorazione diretta di ciò che si trova fuori. Il pensiero, invece, modifica l’ordine dato affinché si soddisfino le esigenze della soluzione di un dato problema. Il bisogno di selezionare un bersaglio esiste nella cognizione già a livello retinico: il selezionare protegge la mente contro un’informazione superiore a quella che essa può controllare.
L’attenzione selettiva ha bisogno dell’“accomodazione delle lenti oculari”, che permette a chi guarda di concentrarsi su qualcosa che si trova a una distanza particolare. “Nella percezione della forma sta il germe della formazione dei concetti”. La percezione della forma permette di cogliere gli elementi strutturali che si trovano nel materiale di stimolo. La percezione avviene tramite l’adattare lo stimolo a modelli di forma detti “categorie visive”: un oggetto può dirsi percepito solo se corrisponde a una certa configurazione organizzata.
Per spiegare nel modo migliore la percezione della forma, si deve dire che le operazioni decisive vengono effettuate tramite processi di campo nel cervello. Esso organizza il materiale di stimolo secondo lo schema più semplice. Gli “schemi di stimolo” che si formano hanno due proprietà:
- Generalità
- Facile identificabilità
A. quindi descrive la percezione della forma come un’attività che coglie elementi strutturali generici.
Capitolo III
Percepiamo le forme tramite l’applicazione delle categorie formali. Ogni oggetto è modificato dal contesto in cui si trova, e l’osservatore deve saperlo, quindi egli deve astrarlo da tale contesto.
Astrazione: la mente vuole prescindere dall’influenza del contesto, e vi riesce. L’immagine che la mente ha dell’oggetto resta costante, almeno approssimativamente. Esiste una dimensione media secondo la quale si percepiscono gli oggetti. Essa è relazionata con la distanza percepita.
Secondo A., l’effetto della percezione dipende da un “giudizio inconscio”: il giudizio corregge il percetto primario. Tale teoria è, però, stata criticata tramite tre argomentazioni:
- Helmholtz sosteneva che tali correzioni si basino sulla conoscenza precedente che è poi importata nella situazione percettiva dal soggetto. A. non è d’accordo.
- Helmholtz è stato criticato perché sosteneva l’esistenza di “percetti primari” che nessuno ha mai sperimentalmente individuato.
- Il ricorso di Helmholtz al giudizio sembra opinabile. Era giusto supporre che i supremi processi mentali siano coinvolti nella percezione elementare? Helmholtz però intendeva dire che il tipo di processo osservabile nel pensiero logico ha luogo anche a livello percettivo.
Ogni parte del campo visivo deve essere relazionata all’intero campo. Ciò origina un’“immagine relativa”. L’immagine vista dipende sia dall’oggetto stesso sia da ciò che gli sta intorno. Se oggetto e contesto non sono ben organizzati tra loro, è difficile percepirli separatamente.
Tre atteggiamenti dell’osservatore nella percezione
- L’osservatore vede il contesto come attributo dell’oggetto. In tal caso egli guarda restrittivamente e senza intelligenza a un obiettivo particolare.
- L’osservatore cerca di eliminare l’influenza del contesto per ottenere l’oggetto puro. Tale atteggiamento è detto “pratico”. In questo caso si deve costruire una situazione artificiale, come quelle costruite da uno scienziato poiché un oggetto nel mondo reale è sempre influenzato da qualcosa.
- L’osservatore tiene conto sia del contesto, sia dell’ambiente, sia dei mutamenti che l’oggetto subisce dai diversi ambienti.
L’astrazione della forma
L’astrazione percettiva è un tipo di astrazione differente rispetto a quella descritta dalla logica tradizionale. Non si tratta di estrarre proprietà comuni da esempi particolari, ma la nozione di astrazione nella percezione è più fine. Per esempio, l’immagine della proiezione di un cubo non contiene mai tutte le sue proprietà: in tal caso le diverse proiezioni del solido non vengono disperse a caso nello spazio, ma appaiono come sequenze regolari di mutamenti graduali.
Si può citare il “principio gestaltico della buona continuazione” in base al quale gli elementi si fondono in un tutto unificato. Per esempio, un profilo di ¾ allude alla continuazione della forma al di là dei suoi limiti visibili, ma un profilo vero e proprio o una visione frontale lo fa meno. Questo tipo di astrazione esige una mente che non si limita alla veduta che riceve momentaneamente, ma che vede tale veduta momentanea come parte integrante di un insieme più ampio.
Capitolo IV
“Vedere un oggetto nello spazio vuol dire vederlo entro un contesto”. Vedere,
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