Sociologia (Ambrosini- Sciolla)
Lo studio della società (capitolo 1)
La sociologia studia il comportamento degli uomini che vivono in una "realtà sociale" nella quale si verificano tutta una serie di fenomeni che la caratterizzano in quanto tale: come il salutare una persona per strada ecc. Quindi questa realtà sociale si caratterizza per essere costituita da norme che sono condivise da tutti, anche in modo implicito andando a formare il cosiddetto "senso comune".
Queste norme condivise sono entrate a far parte della nostra vita in modo così forte da farcene rendere conto solo quando uno degli appartenenti a questa realtà non si comporta in modo consono. Tutto ciò che gli individui pongono in essere riguarda una "costruzione sociale" e, come sostiene Philippe Aries, la stessa infanzia rientrerebbe in questa tipologia di costruzione: l’infanzia non è uno stato naturale definito dalla biologia, ciò che la caratterizza è semplicemente la concezione che si ha di essa, modificatasi nel corso del tempo.
Quando un soggetto crede di compiere un’azione in totale autonomia, in realtà sta compiendo un’azione che rientra perfettamente nell’insieme di cose che ci si aspettano da lui: questo è ciò che caratterizza il senso comune e la costruzione sociale della realtà. La sociologia si occupa della società umana tentando di studiarne le caratteristiche ma anche le problematiche. Soprattutto cerca di capire il "perché" di un certo fenomeno sociale e perché qualcosa si verifica in un modo e non in un altro.
Questa scienza nasce in un’epoca di grandi trasformazioni, ossia quella della formazione degli Stati nazionali e nell’epoca di grandi progressi in campo biologico. Per tanto tempo la società è stata considerata come qualcosa di esistente all’interno dei confini di uno stato nazionale, fino a comprendere che questa si riferisce all’insieme di tutti gli individui che vivono in un dato territorio, al di là di ogni impalcatura politica. Oggi, per "società" s’intende l’interdipendenza tra individui e relazioni sociali in cui ognuno influenza l’altro; quindi un insieme di gruppi di individui uniti da relazioni morali ma anche culturali, con diverse sfumature di complessità e la caratteristica principale di organizzare le varie forme di convivenza e di comunicazione tra i diversi gruppi.
La società moderna e la nascita della sociologia (capitolo 2)
La sociologia inizia a diffondersi alla fine dell’800 quando inizia ad avere delle basi metodologiche ed istituzionali che le danno ufficialità; essa è nata dall’elaborazione filosofica di grandi pensatori quali Hobbes, Montesquieu e Rousseau e dal nuovo contesto storico e sociale che si andava delineando nel 17° e 18° secolo. Di certo la Rivoluzione Francese ha dato un notevole impulso alla costituzione di questa nuova scienza: la fine dell’Ancien Regime e l’abolizione di ogni privilegio feudale hanno portato alla nascita del cittadino e non più del suddito. Con la Rivoluzione Industriale nasce la coscienza del singolo, si può dire in quanto inizia a voler riconosciuti dei diritti e quindi ad organizzarsi in gruppi e movimenti di protesta: è in questo momento che inizia a costituirsi l’identità sociale.
Come abbiamo già accennato, la sociologia nasce in seguito a impulsi ed influenze arrivate da altre correnti di pensiero, come ad esempio la filosofia. Il Positivismo ha dato senz’altro un notevole impulso alla sociologia, come sostenitore del progresso del genere umano. I protagonisti, in questo caso, che occorre citare sono essenzialmente due:
- Comte: riorganizza la società su basi scientifiche e definisce la "sociologia" come uno strumento per spiegare le leggi del mondo sociale. Inoltre, individua tre stadi che avrebbero caratterizzato la società nel corso del tempo: lo stadio teologico, che contraddistingueva l’epoca medievale in cui il pensiero religioso la faceva da padrone; lo stadio metafisico, dal Rinascimento all’Illuminismo, nel quale il pensiero razionale era predominante; e lo stadio positivo, che inizia con la Rivoluzione industriale.
- Spencer: intende la società come un organismo formato da più parti interdipendenti tra loro e, influenzato dalle teorie darwiniane, la intende come uno stadio più avanzato dell’evoluzione che diede la possibilità all’uomo di affermarsi in toto.
I due grandi paradigmi della sociologia classica (capitolo 3)
Secondo Kunn, il "paradigma" è l’insieme delle teorie e dei metodi che caratterizzano la comunità scientifica; applicato all’ambito sociologico, il paradigma possiamo definirlo come tutti i suoi approcci e le sue metodologie. Due le più importanti scuole sociologiche: la scuola francese e la scuola tedesca.
Esponente della prima fu Durkheim, che considera tutto ciò che è sociale come "cose" esterne all’individuo che s’impongono senza che lui ne abbia coscienza; colui che studia la società deve individuare le cosiddette "leggi di casualità" che la governano. I fatti sociali non si possono riprodurre come si farebbe in ambito scientifico, quindi in laboratorio, e per studiarli può solo fare affidamento sulla realtà.
Weber, invece, parla di un "soggettivismo sociologico" per intendere tutti quei fenomeni che si devono spiegare partendo dal significato che le azioni rivestono per l’individuo che le compie: ogni fenomeno è il risultato di azioni e credenze personali. Il contesto nel quale si diffondono le sue idee va a cavallo tra l’Otto e il Novecento. Parla, inoltre, di "sociologia comprendente", che riguarda il comprendere l’agire sociale attraverso un processo interpretativo che ogni individuo pone in atto.
I programmi della sociologia contemporanea (capitolo 4)
Malinowski intende la società come un insieme di funzioni che la caratterizzano, mentre Merton considera il funzionalismo la teoria maggiormente utilizzabile ed efficiente che meglio può definire la società; egli sostiene che tutti gli uomini sono consapevoli degli scopi che perseguono, perciò le funzioni assolvono i loro comportamenti. Due le principali funzioni:
- Funzioni manifeste: cioè scopi perseguiti dagli individui.
- Funzioni latenti: sono quelle che non sono cercate dagli individui ma sono osservabili dal ricercatore.
La teoria di Parsons, invece, è chiamata struttural-funzionalismo, intendendo dire che la società è un sistema che tende all’equilibrio e per far sì che questo avvenga, è necessario un:
- Adattamento: attingere dall’ambiente esterno le risorse necessarie.
- Conseguimento degli scopi: attraverso mezzi specifici.
- Integrazione: controllo e coordino delle parti che formano il sistema sociale.
- Latenza: garantisce che i modelli culturali dominanti vengano trasmessi e diffusi tra gli appartenenti al contesto.
Tutte queste funzioni vanno a costituire il paradigma AGIL. Tra le tante teorie, occorre citare quella di Luhmann che concepisce i sistemi sociali come autoreferenziali, cioè che riproducono i propri elementi partendo da sé stessi e non richiedendo supporti esterni. Il tessuto sociale è una continua relazione tra sistema-ambiente. Il strutturalismo privilegia le strutture sociali stabili rispetto al flusso delle azioni perché solo le prime attribuiscono un significato ai fenomeni che si vogliono osservare. Questo approccio nasce con la linguistica moderna di Saussure, che riteneva la lingua essere un insieme di segni legati da relazioni stabili che sono usati in modo condiviso. Con questa nuova corrente, Strauss influenza tutta la sociologia; la struttura della società diventa un modello che il ricercatore elabora per spiegare il funzionamento di un dato fenomeno.
Un comportamento umano diventa "azione sociale" quando è dotato di un significato soggettivo per chi agisce. Un’azione è un’interazione, ossia un’azione che è rivolta ad altri individui. Qualsiasi fenomeno è il risultato di un processo interpretativo che i soggetti pongono in essere in base al modo in cui si rapportano.
L’interazionismo simbolico è una corrente che nasce negli Stati Uniti e riguarda principalmente i rapporti interpersonali che gli individui intessono tra loro. Mead sostiene che gli individui hanno un sé, cioè una capacità di divenire oggetti a sé stessi che si forma grazie a un’interazione con gli altri. Successivamente, il suo pensiero venne ripreso ed ampliato da Blumer, il quale ritiene che gli individui agiscono nei confronti del mondo partendo dalle definizioni che questi attribuiscono alle diverse situazioni. Elaborata da Schultz, la sociologia fenomenologica concepisce la realtà sociale come un prodotto dell’attività umana: il mondo che costruiamo lo facciamo attraverso determinati costrutti e schemi di pensiero il cui significato è spesso dato per scontato.
L’etnometodologia vede come maggior esponente Garfinkel e riguarda lo studio dei metodi e delle pratiche che i membri di una società usano per dare significato alla vita quotidiana. Il sociologo, come un etnologo, è chiamato a studiare una società come se questa fosse primitiva e sconosciuta, interrogandosi sul significato delle pratiche di routine. Goffman parla invece di "frame", cioè di strutture cognitive di base che organizzano la percezione della realtà: la vita quotidiana è una rappresentazione in cui gli attori (i soggetti) cercano di controllarla e di trasformare le situazioni in modo da trasmettere significati ad essi favorevoli.
Homans parla di "interazione come scambio" concentrandosi sullo scambio che si verifica tra individui. Quando si vuole fare una ricerca in ambito sociologico, si possono utilizzare due approcci diversi: uno qualitativo ed uno quantitativo; con il primo si intendono le diverse forme di ricerca sul campo che vanno dall’indagine di comunità allo studio di piccoli gruppi, con il secondo invece si intendono le ricerche che utilizzano la statistica.
Parte seconda: L’interazione sociale (capitolo 1)
Gli esseri umani, quando devono svolgere un’azione, spesso lo fanno in sinergia e questo è un punto fondamentale di tutte le scienze sociali, sociologia compresa ovviamente. Quest’ultima considera quale oggetto di studio proprio l’intreccio di relazioni e le modalità attraverso le quali queste si verificano. Si possono individuare quattro tipologie di "agire sociale" che gli individui pongono in essere:
- Agire razionale rispetto allo scopo: il soggetto agisce scegliendo i mezzi secondo lui più consoni per raggiungere un obiettivo.
- Agire razionale rispetto al valore: il soggetto agisce spinto dalle proprie credenze e convinzioni.
- Agire tradizionale: il soggetto agisce in base ad abitudini tramandate dalla tradizione.
- Agire affettivo: il soggetto agisce secondo impulsi, emozioni e sentimenti.
Nella realtà, l’individuo può orientare la propria azione anche in modi diversi e quindi utilizzando tutti questi approcci. Molti sociologi parlano però anche di "effetti imprevisti dell’azione" che si verificano quando le azioni individuali si combinano tra loro e danno vita a fenomeni irrazionali e non previsti. Comunque sia, un agire dotato di senso prevede sempre un’interazione perché si concretizza attraverso relazioni sociali, cioè comportamenti che si instaurano reciprocamente. Studiare l’interazione vuol dire approfondire i fenomeni cooperativi (come il lavoro in gruppo).
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Sociologia generale, Prof. Diotallevi Luca, libro consigliato Sociologia , Maurizio Ambrosini e Lor…
-
Riassunto esame Sociologia generale, Prof. Solera Cristina, libro consigliato Sociologia , Maurizio Ambrosini, Lore…
-
Riassunto esame Sociologia generale, Prof. Laurano Patrizia, libro consigliato Sociologia, Mondadori Education, M. …
-
Riassunto esame Sociologia, prof Perulli, libro consigliato Sociologia, Ambrosini, Sciolla