Che materia stai cercando?

Riassunto esame sociologia generale, docente Pizzo, libro consigliato Sociologia generale, Ambrosini, Sciolla Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di sociologia generale e del prof. Pizzo, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Sociologia generale, Ambrosini, Sciolla, dell'università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Unisob. Scarica il file in PDF!

Esame di Sociologia docente Prof. C. Pizzo

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

regolatore per ogni condotta individuale:è proprio attraverso la

comunicazione simbolica che si fonda l’interazione sociale. In generale, le

istituzioni devono essere capaci di regolare la condotta ossia individuare

sanzioni che assicurano una linea esatta di comportamento e di rispetto

delle norme. E’ più corretto, però, dire che le istituzioni sono un processo

che si modifica e che non resta fisso. Tuttavia hanno una caratteristica

comune tra loro:il controllo sociale che regola il comportamento degli

“istituzioni

individui. Il massimo controllo sociale si fa nelle cosiddette

totali” di cui parla GOFFMAN e riguardano strutture isolate al mondo

esterno come possono essere le carceri o le caserme; all’opposto ci sono le

regolamentazioni informali del comportamento che si servono

dell’approvazione sociale e dell’elogio senza utilizzare alcuna forma di

costrizione. Le istituzioni nascono per assicurare a tutti gli individui una

cura costante in quanto questi non poso assolvere da soli a tutte le loro

necessità. Il modo in cui si forma o si sviluppa un’istituzione dipende dal

grado di modernizzazione della società, che segue un po’ lo stesso

percorso evoluzionistico dell’uomo: applicate le idee darwiniane al nostro

contesto, potremmo dire che la società in grado di sopravvivere è quella in

grado di arrivare a livelli di complessità sempre più elevati. Le istituzioni

attraversano l’intera esistenza dell’individuo:esistono già al momento della

sua nascita e resteranno quando questi morirà. Hanno carattere universale

e generale, facilitano la risoluzione di problemi che l’individuo presenta

fornendo schemi di risoluzione necessari.

Le organizzazioni ( capitolo 3)

Le organizzazioni sono enti strutturati in modo complesso, riconosciute ed

in grado di agire per raggiungere obiettivi comuni e si caratterizzano per

essere cooperazione, gerarchia rigida ed obiettivo comune.

Un’organizzazione può essere volontaria, come quelle religiose o la

Confindustria oppure burocratica, ossia legate al perseguimento di

“burocrazia”

determinati scopi. In passato il termine aveva una

connotazione dispregiativa, fu WEBER a darle un’accezione differente

individuandone tratti distintivi quali:

-divisione dei compiti: ogni azione deve essere regolata da norme

specifiche e soprattutto occorre che ogni soggetto svolga una determinata

funzione;

-gerarchia degli uffici: sistema di sovra/sub ordinazione degli organi di

autorità;

-ufficio pubblico: disciplinato da documenti specifici;

-specializzazione: ogni attività d’ufficio deve presupporre una

preparazione adeguata di taglio specialistico;

-remunerazione: l’attività di ufficio richiede la piena capacità lavorativa di

ogni funzionario;

-regole generali: che disciplinano ogni condotta dei funzionari.

Un’organizzazione può definirsi come un sistema razionale quando si

individuano gli strumenti necessari per arrivare al perseguimento di uno

scopo. Quest’ultimo si compone di specificità e di formalizzazione, ossia

regole che governano il comportamento di un sistema. Ma

un’organizzazione può anche essere un sistema naturale, come sosteneva

SCOTT. Ancora, un’organizzazione è definita anche come sistema aperto

secondo il biologo BERTALANFFY: ha avuto il merito di superare la

divisione tra le discipline promuovendo collegamenti tra scienziati e fisici

per poter studiare al meglio ed in modo sempre più approfondito ciò che

riguarda l’uomo. Un’organizzazione concepita in questo modo è un

sistema che si autoregola, un sistema in cui ogni parte è collegata ad altre,

un sistema che si autosostiene.

Socializzazione, identità e devianza (capitolo 4)

L’individuo non nasce membro di una società ma lo diventa con il tempo.

Con il termine si indica proprio questo processo attraverso

socializzazione

il quale il soggetto entra a far parte della società. Questa cambia e non è

mai uguale a se stessa. Una componente fondamentale di questo processo è

l’interiorizzazione di oggetti sociali: un individuo interiorizza tutto ciò che

può prendere dal proprio ambiente. La socializzazione secondo PIAGET

porta allo sviluppo del giudizio morale nel bambino grazie all’interazione

con gli altri e con il proprio ambiente. MEAD pensa che gli individui

inizino a conoscere se stessi e il mondo grazie al gioco: questo può

intendersi come un processo evolutivo che segue le tappe

dell’apprendimento durante l’infanzia e l’adolescenza. Queste tappe sono:

-gioco il bambino quando gioca assume diversi ruoli che

puro e semplice:

osserva nel mondo adulto, questo significa imparare ad evocare il

significato che quel ruolo riveste per il soggetto;

-gioco ossia gioco di squadra attraverso il quale il bambino

organizzato:

assume il ruolo di tutti gli altri partecipanti al gioco.

La socializzazione avviene in tutte le società ed in tutte le generazioni. Gli

antropologi parlano anche di che, ad esempio, nelle società

inculturazione

primitive porta alla trasmissione di conoscenze che andranno poi a formare

’50,

il patrimonio culturale del gruppo. Fin dalla metà degli anni il

processo di socializzazione è descritto come un processo verticale basato

su un rapporto gerarchico. Con il passare del tempo la socializzazione si è

“gruppo

spostata sempre di più all’interno del cosiddetto dei pari” dove lo

scambio e la relazione sono fondamentali. I riti di passaggio

rappresentavano proprio il momento nel quale questo processo si esauriva

e nel corso del tempo sono diventati sempre meno in auge, ora ne

sopravvivono solo alcuni come l’”addio al celibato o al nubilato”. Un

ruolo non indifferente è giocato anche dai mass media e dalle nuove

tecnologie: oggigiorno è sempre più semplice entrare in contatto con

l’altro e quindi socializzare. In ogni società è indispensabile che i suoi

membri si comportino in modo conforme alle regole e alle leggi che la

regolano: quando uno di questi membri ha una condotta che non rientra in

quella prestabilita, si parla allora di comportamento deviante. Secondo il

la devianza non sempre è da considerarsi come

funzionalismo

un’accezione negativa, anzi secondo DURKHEIM rafforza la coscienza

collettiva, definisce i confini morali della comunità aiutando i propri

membri a distinguere il bene dal male. MERTON, invece, individua

cinque tipologie di devianza: conformità; innovazione; ritualismo;

e L’ è stata la teoria che è stata alla

rinuncia ribellione. interazionismo

base della Scuola di Chicago sostenendo che la devianza è dovuta ad un

processo di apprendimento che avviene all’interno di un’interazione

sociale: si acquisiscono comportamenti definiti sbagliati da una parte della

società, mentre per l’altra sono assolutamente normali.

La famiglia ( capitolo 5)

Per famiglia s’intende un insieme di persone legate da legami di sangue,

matrimonio o adozione, di cura e di sostegno economico che vivono sotto

lo stesso tetto. Varie ricerche sociologiche hanno descritto le diverse

connotazioni della famiglia. Essa può essere poligamica quando un

coniuge può essere sposato con più partner; monogamica quando un

coniuge è sposato con un solo partner e si può distinguere tra matrilocale,

patrilocale e neolocale. La famiglia per la sociologia ha un ruolo essenziale

in quanto è considerata la prima forma di socializzazione che l’individuo

sperimenta. Nel corso del tempo la famiglia ha assunto caratteristiche

sempre più diverse in base anche ai cambiamenti della società che si sono

succeduti nel corso del tempo. Nella società moderna si assistono sempre

di più a meno matrimoni religiosi, più matrimoni civili oppure a

convivenze che hanno modificato la famiglia e come essa era concepita in

passato. Parte terza

La cultura (capitolo 1)

“cultura”

Il termine è stato spesso utilizzato per definire una classe d’elite,

“incolta”

agiata differenziata dal resto della popolazione definita e

primitiva. Questa visione si superò nell’800 quando con il termine cultura

si soleva intendere non solo ciò che è intellettuale ma anche usi, costumi e

credenze di una determinata comunità. Si può considerare la cultura come

un insieme di credenze, valori e simboli che riguardano la natura, gli

individui e la società. I valori che compongono una cultura devono essere

condivise da un gruppo e non sono sempre uguali ma variano socialmente

e storicamente. Indicano ciò che dovremmo volere e desiderare e si

caratterizzano per avere tre dimensioni specifiche: dimensione affettiva ( i

valori non sono neutri ma sono mossi da sentimenti), dimensione cognitiva

e selettiva ( hanno la capacità di orientare l’agire sociale). Le norme,

invece, indicano come un soggetto si deve comportare per realizzare questi

valori. Si possono distinguere in base al contenuto e al grado di

formalizzazione ma anche in base all’ambito a cui si applicano. Ancora, le

norme possono essere statuite ( emesse in forma scritta) e consuetudinarie

( si sviluppano spontaneamente). Le credenza invece sono di tipo

descrittivo e classificano il mondo; il simbolo ha la capacità di evocare

un’entità diversa da quella riconducibile al suo aspetto ed hanno un

carattere intersoggettivo, inoltre devono essere condivisi all’interno di un

gruppo per far sì che siano efficaci. Proprio perché una cultura è formata

da tutti questi elementi, essa può anche farsi espressione di un pluralismo

che indica semplicemente la coesistenza di diversi sistemi biologici che

sono portatori di un bagaglio esperienziale differente. Nella categoria

cultura,rientrano anche le cosiddette subculture che descrive una cultura

più circoscritta rispetto a quella più ampia e di solito è caratterizzata da

tante etnie diverse ma anche religioni e classi sociali.

Comunicazione e media (capitolo 2)

Con il notevole sviluppo di Internet è diventato sempre più facile accedere

a tutta una serie di informazioni nel minor tempo possibile. La società

umana ha bisogno di comunicare, è una necessità alla quale non può

sottrarsi poiché la relazione tra i suoi componenti è fondamentale: il

linguaggio, strumento grazie al quale ciò è possibile, si apprende mediante

la socializzazione. Si può comunicare attraverso le parole e quindi si

ricorrerà ad una comunicazione verbale oppure si può comunicare

utilizzando segni che hanno un significato e quindi si ricorrerà ad una

comunicazione non verbale. Il significato è ciò che stabilisce la differenza

tra un fenomeno comunicativo ed un fenomeno che non può definirsi tale:

questa differenza riguarda l’intenzionalità e l’interpretazione. Sia la

comunicazione verbale che quella non verbale, sono azioni intenzionali

quindi hanno sempre uno scopo. Gli individui quando comunicano non

“livello”,

sempre sono posti sullo stesso spesso infatti si parla di

“asimmetria” del processo comunicativo: vi sono individui che partecipano

attivamente a questo processo mentre altri sono semplicemente osservatori

di questo. In una società complessa quanto la nostra, la comunicazione

“media”.

diventa sempre più tecnologica e quindi Questo termine ha una

derivazione latina e significa strumento: quindi oggigiorno si è diffusa una

tipologia di comunicazione mediata o mediale. Normale è fare un

parallelismo con i social network i quali si servono proprio di questa

tipologia di comunicazione. Ma se ci pensiamo bene, la comunicazione di

massa ha origine piuttosto antiche che risalirebbero senza dubbio a

GUTENBERG; egli verso la fine del 1400 con la sua invenzione della

stampa, rese accessibile a tutti la cultura. Quindi fu il primo ad utilizzare

una comunicazione mediata. Successivamente intorno al 19° secolo, la

“mass

comunicazione dei media” ha avuto notevole impulso grazie ai

giornali che hanno la possibilità di raggiungere sempre più individui, fino

a giungere poi alla radio e alla televisione in tempi a noi più recenti.

INNIS sostenne che i mezzi di comunicazione determinassero la nascita,

l’affermazione ma anche il declino di ogni civiltà in quanto si può correre

il rischio, secondo l’autore, di perdere il valore della parola e quindi della

MCLUHAN,

primissima forma di relazione tra individui. invece ha

interpretato positivamente gli effetti che i media hanno sulla società,

affermando che i media la influenzano in base solo allo strumento che

HABERMAS

viene utilizzato. ha parlato, invece, di sfera pubblica per

indicare quello spazio che si viene a creare in cui gli individui discutono di

temi di vario interesse utilizzando quindi una comunicazione diretta, ma

allo stesso tempo mediata: queste discussioni nascevano comunque in

THOMPSON,

seguito alla lettura di notizie apparse sui giornali. nel 1998,

afferma che gli individui non ricevano le informazioni ricavate dai social

media in modo passivo ma interpretandone, dando loro quindi un

significato nuovo. I mass media si servono non solo di una comunicazione

digitale rendendo l’informazione archiviabile ( come accade in un DVD ad

esempio), ma anche di una multimediale ,utilizzando canali sensoriali e

strumenti quali immagini, animazioni e suoni e di una comunicazione

interattiva intendendo il grado in cui l’utente può esercitare una certa

influenza sul contenuto della comunicazione.

Società ed educazione ( capitolo 3)

Istruire ed educare le nuove generazioni è sempre stato uno dei compiti

principali degli adulti,anche se non in tutte le epoche ed in tutte le società

ciò è avvenuto allo stesso modo. Oggi s’intende a definire l’istruzione

come l’insieme di quei processi che riguardano la trasmissione delle

conoscenze, mentre l’educazione va a comprendere anche aspetti informali

ed impliciti come lo sviluppo delle potenzialità e qualità inespresse. Due le

principali teorie che si possono citare:

-teoria il processo formativo nasce per rispondere alle

funzionalista:

esigenze di una società che cambia e che ha bisogno di individui sempre

più preparati ed in grado di saper acquisire competenze specifiche per il

lavoro richiesto;

-teoria il sistema scolastico ha lo scopo di riprodurre la

conflittualista:

struttura classista che si trova nella società imponendo la cultura delle

classi dominanti. Tra studiosi che maggiormente si sono interessati a

quest’approccio, occorre citare COLLINS il quale sostiene che

l’espansione dell’istruzione nelle società moderne è dovuta alla

competizione tra i diversi ceti sociali. Il sistema scolastico è organizzato su

tre livelli: scuola primaria, che ha il compito di fornire le competenze

cognitive di base, lettura, scrittura e calcolo; scuola secondaria, che ha il

compito di apprendere competenze cognitive intermedie; istruzione

terziaria che fornisce competenze di alta formazione e specializzazione.

‘700

L’istituzione scolastica è diventata obbligatoria nel in Prussia, in

Italia si dovrà aspettare il 1859 e la legge Casati. Nonostante in Europa si

sia assistita ad una forte espansione della partecipazione scolastica, resta

comunque un divario tra Nord e Sud Italia ma anche tra classi sociali

diverse: resta comunque il pregiudizio che queste abbiano maggiori

capacità e quindi maggiori possibilità.

Religione e secolarizzazione ( capitolo 4)

La sociologia ha cercato di dare un significato alla religione,

considerandola un fenomeno sociale in quanto coinvolge ed interessa tutti

gli individui. Molti anche diversi studiosi che hanno cercato di descriverla.

DURKHEIM, studiando alcune tribù americane ha compreso che gli

elementi caratteristici di ogni religione sono la separazione tra sacro e

profano: tutte le comunità, anche le più semplici come quelle primitive,

hanno un luogo deputato al sacro che rispettano e venerano. Una religione

permette agli individui di sentirsi parte di qualcosa e di essere legati gli uni

agli altri. Ogni religione è costituito da diversi elementi quali:

-credenze: idee e rappresentazioni ma anche verità che non sono discutibili

dagli individui;

-precetti: norme che forniscono indicazioni su come comportarsi;

-simboli:oggetti o eventi dell’universo religioso;

-rituali: comportamenti ritualizzati e simbolici;

-ordine cosmico sacro;

-carattere pubblico e comunitario.

La religione, inoltre, sviluppa anche delle forme di istituzioni ed

organizzazioni specifiche ed è stato TROELTSCH ad interessarsene. Parla

“chiesa”per

di definire una comunità di credenti a cui si appartiene per

nascita, formata da un corpo di professionisti ordinato in una gerarchia; la

“setta” non ha necessariamente una connotazione negativa come spesso

accade. Essa tende a volersi separare dalla società esprimendo quindi un

“denominazioni”

forte rifiuto del mondo e dei suoi valori; le sono

associazioni volontaristiche e a differenza delle sette che non riconoscono

altre formazioni religiose, queste sono più aperte verso anche ciò che è

“tipi

diverso. Si può parlare che di di religione”, ossia sistemi che si

basano su criteri determinati. BELLAH si è interessato alla tematica

descrivendo, nello specifico, la transizione da forme di semplici a forme

più complesse di religione:

-religioni primitive: basate sull’azione di figure mistiche umane e non;

-religioni arcaiche: basate su esseri mitici potenti come gli dei e sui culti

ed attività sacrificali;

-religioni storiche: separazione tra naturale e sovrannaturale;

-religioni protomoderne: stabiliscono rapporto tra l’individuo e il

soprannaturale;

-religioni moderne: pongono l’accento sulla responsabilità individuale e

sulla coscienza del singolo piuttosto che considerare l’elemento divino.

Ancora, si possono dividere in:

-religioni ascetiche: l’uomo è strumento di Dio e ciò che si teme

maggiormente è violare i suoi comandamenti;

-religioni mistiche: l’uomo è un contenitore della divinità.

La religione ha subito delle trasformazioni. A tal proposito di parla di

per indicare l’emancipazione delle istituzioni dal gioco

secolarizzazione

religioso; di per indicare gruppi nei quali è presente

pluralismo religioso

una molteplicità di elementi culturali che interagiscono tra loro.

Parte quarta

Mercato ed economia ( capitolo 1)

I fenomeni economici sono sempre i più studiati dai sociologi in quanto

hanno da sempre scandito i cambiamenti della società. Questi fenomeni

inoltre sono espressione di una forte razionalità che si esercita

nell’accumulazione della ricchezza, ma riguarda anche il saper fare

impresa e sapersi destreggiare nei mercati. L’economia ha modificato la

comunità sociale dando origine alla classi sociali che nel corso del tempo

si sono scontrate spesso con le leggi ordinarie dello stato: spesso le

modificazioni del tessuto sociale erano a vantaggio di pochi. POLANY ha

affermato che gli affari sociali andassero a modificare ed influenzare i

processi economici, a tal punto da far entrare all’interno delle imprese reti

di relazioni ed interessi relativi al miglioramento delle condizioni di

“economia”,

lavoro. Volendo provare a dare una definizione di possiamo

dire che un sistema economico è l’insieme delle modalità attraverso le

quali le istituzioni, regolano le attività economiche; l’istruzione centrale di

ogni economia è il mercato, luogo nel quale si vendono prodotti mentre da

un punto di vista più astratto, esso indica i dispositivi che coordinano le

attività e distribuiscono risorse. Un mercato si confronta con due forme di

integrazione della società quali la reciprocità e la redistribuzione; la prima

riguarda i processi di servizi basati sui legami sociali e di solidarietà verso

persone prossime, mentre la seconda riguarda l’immagazzinamento delle

risorse che poi vengono suddivise tra i soggetti.

Capitalismo e società industriale ( capitolo 2)

Il capitalismo esisteva già nel Medioevo ed era caratterizzato

essenzialmente dal desiderio degli individui di espandere i propri interessi

commerciali. I mercanti medievali e rinascimentali aspiravano a titoli

nobiliari e feudi, insomma a condurre la vita degli aristocratici. Invece,

l’imprenditore moderno è interessato ad espandere la sua attività

accumulando sempre più capitale. Secondo WEBER anche il capitalismo

dovrebbe avere un’etica, un sistema di valori che vigilino e non permettino

abusi. Economisti come SMITH ritenevano che lo stato dovesse limitare il

proprio ruolo in questioni economiche per assicurare la difesa,

l’amministrazione e la realizzazione delle opere pubbliche. Ciò era quello


PAGINE

23

PESO

143.64 KB

PUBBLICATO

7 mesi fa


DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Docente: Pizzo Ciro
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giusybisogni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Pizzo Ciro.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Sociologia

Sociologia – Concetti fondamentali
Appunto
Sociologia – Il mercato della paura
Appunto
Filosofia dell'educazione – Etica sociale
Appunto
Sociologia – Concetti fondamentali
Appunto