Capitolo 1
Psicologo: verso una professione scientifica
La nuova psicologia nasce in Europa nella seconda metà dell'800. Nel corso del 900, il suo punto di riferimento universale diventa tuttavia la cultura psicologica statunitense. Disponiamo di dati sul pensiero degli psicologi a partire dalla fine 800. Si rileva che il riferimento diffuso alla pratica professionale extra-accademica, ovvero alla psicoterapia, compare in effetti, principalmente negli Stati Uniti, solo con la prima guerra mondiale (appunto mezzo secolo dopo la fondazione del leggendario laboratorio di Lipsia).
Praticamente è solo con il manifesto dei comportamentismi di Watson che viene affermata pienamente la possibilità (teorica) per gli psicologi di agire con fini pratici (Moderato – Rovetto, 2001, 2). Si può ritenere che la funzione guida degli Stati Uniti dipenda in gran parte dalla rilevanza numerica e politica della cultura statunitense. La psicologia, in particolare, si è sviluppata in quel paese in modo eccezionale. Nel 1892, alla sua nascita, la American Psychological Association conta 7 soci. Nel 1904, ne raccoglie 71, ma sempre nel 1904 sono attivi negli Stati Uniti ben 49 laboratori di ricerca in psicologia. Nel 1917 la American Psychological Association ha 360 iscritti, più di quelli della società Italiana di Psicologia Scientifica mezzo secolo dopo. Nel 1919 almeno 39 sedi universitarie statunitensi offrono un corso completo di psicologia, mentre almeno 67 università possiedono un laboratorio di psicologia.
Un altro particolare interessante: negli Stati Uniti la molla più potente di promozione della psicologia è la guerra. Con la prima guerra mondiale si determina lo sviluppo della psicometria e delle applicazioni della psicologia al sociale e all'industria. Con la seconda guerra mondiale si afferma invece la psicoterapia.
In quasi tutti i paesi occidentali il movimento psicologico si è evoluto secondo la stessa sequenza: nascita nella seconda metà dell'800 con alcuni pionieri, che si ispirano ai primi psicologi tedeschi; filiazione da molte influenze diverse, quali la filosofia, la medicina, la biologia; sviluppo della sperimentazione con il 900; rilevanza solo extra-accademica della psicologia dinamica; crescita costante e decisa della pratica professionale in genere e clinica; costante presenza di una difficoltà di fondo connessa con le certezze dell'immagine e del ruolo dello psicologo; complicati problemi relativi al riconoscimento legale della professione; tendenza degli psicologi a sovrapporsi agli psichiatri e generale complessità di rapporti con il mondo medico; controversie sulla pratica psicoterapeutica (Moderato – Rovetto, 2001, 3).
La disciplina nasce in Italia come disciplina filosofica. Solo qualche decennio dopo la sua nascita comincia a preoccuparsi anche delle proprie applicazioni. Il movimento psicologico si sviluppa a partire dalla tradizione universitaria in psichiatria, antropologia, neurologia e filosofia. I temi che caratterizzano la presenza psicologica italiana delle origini sono: i processi di coscienza e particolarmente, la percezione, l'antropologia psicologica e lo studio del carattere, la psicopatologia; i fenomeni occultistici; la psicodinamica.
La nascita in Italia viene sancita dal 5o Congresso internazionale di psicologia tenutosi a Roma nel 1905, nonché dalle prime tre cattedre universitarie in psicologia di Torino, Roma e Napoli. Nel 1910 nasce la Società Italiana di Psicologia e nel 1911 si svolge il primo congresso nazionale della stessa società. Nel 1914 viene istituita la 4a cattedra in psicologia a Padova. Nel 1921 nasce la Società Psicanalitica Italiana.
Con gli anni 20 comincia la decadenza della disciplina nel nostro Paese. Nel 1916 l'insegnamento della psicologia viene abolito dagli istituti magistrali. Nel 1923 Gentile elimina la psicologia da tutte le scuole d'Italia. Ciò significa che dagli anni 20 ai primi anni 50 la psicologia in Italia manca di sedi di formazione e non conta di fatto che poche decine di adepti, a voler esagerare.
La rinascita del movimento psicologico è strettamente intrecciata con la liberazione. Nel 1946 si tiene il primo congresso della Società Psicanalitica Italiana. Negli anni 50 la Società Italiana di Psicologia perde il carattere di gruppo misto fra psichiatri e filosofi per diventare istituzionalmente un'associazione di psicologi (Moderato – Rovetto, 2001, 4). Nel 1973 viene presentato il primo disegno di legge sulla professione dello psicologo, poi decaduto. Nel 1975 si tiene il 16o Congresso degli Psicologi Italiani a Bologna con una decisiva svolta di rilancio e di rinnovamento.
Un segno di quei tempi è rappresentato dalla riforma psichiatrica italiana del 1978 detta anche "legge 180" o "legge Basaglia" che porta all'abolizione degli ospedali psichiatrici. Sempre in quell'atmosfera vengono eliminate le classi differenziali. I portatori di handicap entrano, salvo eccezioni, nella scuola di tutti. Un altro momento determinante alla ripresa psicologica italiana è rappresentato dal nascere di corsi di laurea specificatamente dedicati alla disciplina. Nell'anno accademico 1971-1972 prendono avvio i primi due corsi di laurea in psicologia, a Roma e a Padova, della durata di 4 anni. Nel 1974 cominciano a essere pubblicate anche riviste psicologiche a diffusione relativamente ampia quali Il Giornale Italiano di Psicologia e Psicologia Contemporanea. Nel 1985 la durata del corso di laurea in psicologia viene portata a 5 anni (Moderato – Rovetto, 2001, 5).
La definizione legale più rappresentativa dello psicologo deriva dalla legge che regolamenta l'"Ordinamento della professione di psicologo" (Moderato – Rovetto, 2001, 5). L'art. 1 (Definizione della professione di psicologo) recita: "1. La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione, riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alla comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione e ricerca didattica in tale ambito".
Secondo la definizione della legge, la psicoterapia è volutamente trattata a parte, nell'art. 4 (Esercizio dell'attività psicoterapeutica) dove si dice: "1. L'esercizio dell'attività psicoterapeutica è subordinato a una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante corsi almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia, attivati ai sensi del decreto del presidente della Repubblica. 2. Agli psicoterapeuti non medici è vietato ogni intervento di competenza esclusiva della professione medica. 3. Previo consenso del paziente, lo psicoterapeuta e il medico curante sono tenuti alla reciproca informazione".
Come si può notare nella legge manca qualsiasi definizione del concetto di psicoterapia (Moderato – Rovetto, 2001, 6). Per quanto riguarda l'Italia, nel 1967 nasce la rivista Psicoterapia e Scienze Umane che propone una visione della psicoterapia come paradigma interdisciplinare e come erede appunto della classica tradizione umanistica, più che della medicina e della biologia. Nel 1977 nasce Ricerche di psicologia. Nel 1982 cominciano le pubblicazioni di Psicologia clinica (Moderato – Rovetto, 2001, 7).
In tutto il mondo la formazione psicologica ha due anime: l'una universitaria (pubblica), l'altra privatistica. La componente accademica riguarda principalmente l'apprendimento teorico e di ricerca, nonché l'acquisizione delle qualifiche necessarie per ottenere la certificazione legale alla professione. La componente privatistica è invece relativa perlopiù alla formazione personale di tipo clinico. Tale divaricazione è rilevante in Italia, ma meno forte negli Stati Uniti, dove anche la preparazione clinica avviene prevalentemente all'interno di istituzioni universitarie o comunque di istituti privati simili a università (Moderato – Rovetto, 2001, 8).
In ogni caso, la preparazione degli psicologi vede una tendenza verso il prevalere dei clinici e degli applicativi rispetto ai ricercatori e agli accademici (Moderato – Rovetto, 2001, 9). Più di metà dei laureati italiani in psicologia segue qualche corso di formazione-specializzazione-perfezionamento postlaurea. In misura analoga, i laureati si sottopongono a qualche forma di terapia personale. Un caso a parte è rappresentato dai Dottori di ricerca (Ph. D.) in psicologia (Moderato – Rovetto, 2001, 10).
In Italia, così come, più o meno, in tutti i paesi del mondo, la nuova psicologia esiste nel momento in cui vi sono persone che si definiscono psicologi, nella seconda metà dell'Ottocento. Prima di allora, i temi del comportamento, della soggettività, della relazione, venivano affrontati da molti autori in sede filosofica, fisiologica, teologica, autori che non erano raccolti in una specifica categoria di pensatori, e meno ancora di attori professionali.
La professione dello psicologo è cambiata continuamente, sin dalla nascita della disciplina, ma ha subito un vero e proprio salto qualitativo e quantitativo soprattutto a partire dagli anni 60 (Moderato – Rovetto, 2001, 15). Su un piano generale i principali settori di intervento della psicologia, secondo la American Psychological Association, sono classicamente: insegnamento, ricerca, psicoterapia, servizio pubblico, consulenza (Moderato – Rovetto, 2001, 16). Lo strutturarsi dell'interazione terapeutica è connessa poi con l'intervento di numerosi altre variabili, anche esse definibili genericamente come elementi del setting, le quali possono dare luogo a svariati problemi (Moderato – Rovetto, 2001, 17).
Al di là dei suoi aspetti più folcloristici, o più drammatici, che hanno sempre eccitato la curiosità popolare, la questione coinvolge problemi di fondo. Il principale riguarda forse il tema mai risolto del plagio, e cioè della possibilità da parte di un individuo di prevaricare psicologicamente la volontà di un altro. Non si può infatti pensare a un plagio, se non si immagina uno stato di assoluta inferiorità nel plagiato.
I due temi principali che possono svilupparsi come motivi di controversia almeno interiore, per gli psicoterapeuti così come per i clienti sono il sesso e il denaro. Un problema generale dell'esercizio professionale nasce dal fatto che la prestazione d'opera rappresenta anche una realtà economica. L'interazione professionale, in quanto rapporto almeno temporaneamente intimo tra due persone, si presta inoltre a suscitare fantasie relative a situazioni particolarmente coinvolgenti, specie, quando riguarda soggetti di sesso diverso.
Il caso dello psicologo non è che un esempio fra i tanti di questo archetipo, benché forse reso più stimolante, sul piano fantasmatico, dalla natura sessuale (a parole) dell'interazione terapeutica (in particolare quando viene definita come transfert) quale viene proposta soprattutto dalla psicanalisi classica (Moderato – Rovetto, 2001, 18).
A questi vissuti si collega il tema, più squisitamente psicologico della suggestione, specie nella forma dell'ipnosi o della persuasione occulta, che si ritiene rappresenti uno strumento posseduto dal terapeuta e potenzialmente utilizzabile in una prospettiva di seduzione del paziente (Moderato – Rovetto, 2001, 18-19). La regola generale, sostenuta dai codici di regolamentazione etica per l'esercizio della psicologia, tende a negare pregiudizialmente la liceità dell'instaurarsi di rapporti stretti fra persone che intrattengono una relazione di natura terapeutica o formativa, come scelta morale di principio più che come risultato di indagini specifiche (Moderato – Rovetto, 2001, 19).
Un altro problema etico abbastanza sentito, ma cui non è stata attribuita finora una grande attenzione, è quello di mettere il paziente nelle condizioni di esprimere un consenso circostanziato (informato) sul terapeuta.
Capitolo 2
Quale psicologia? Questioni teoriche ed epistemologiche della psicologia
Wundt è considerato il padre della psicologia scientifica per aver fondato a Lipsia, nel 1879, il primo laboratorio di psicologia sperimentale. Determinante è la decisione di applicare la metodologia delle scienze naturali all'indagine sulla "psiche". Oggetto d'indagine, per Wundt, è "l'esperienza umana immediata", ciò che è reperibile immediatamente nella coscienza soggettiva, contrapposta all'esperienza mediata dalla riflessione, la quale costituisce l'oggetto della fisica. Le variabili psichiche sottoposte a controllo di laboratorio sono i processi sensoriali semplici. Strumento di conoscenza è l'introspezione. Lo scopo è indagare sulla struttura della mente, individuandone le componenti e le leggi dell'interazione.
In questo programma è implicata la necessità di scomporre la coscienza in elementi, secondo i criteri dell'associazionismo sostenuti dalla filosofia empirica. Accanto a questa psicologia sperimentale, Wundt sostiene che tuttavia la necessità di una "psicologia filosofica", vicina alle tradizionali scienze dell'uomo, che si rivolga con metodi diversi, a quegli "oggetti" complessi non accessibili all'indagine di laboratorio, ma affrontabili in un ambito storico sociale, come previsto nel suo programma si una "psicologia dei popoli" (Moderato – Rovetto, 2001, 27).
La psicologia ha avuto inizio come "scienza della coscienza". Nei termini del criterio qui adottato: la psicologia è scienza d'esperienza, scienza considerata, cioè dipendente dal soggetto che esperisce ed è proprio per questo che per Wundt costituisce la sua specificità rispetto alla fisica. Nonostante ciò le esigenze epistemologiche di fine 800 richiedono che la coscienza non sia più considerata soltanto da un punto di vista teorica-speculativo, ma sia affrontata dalla psicologia scientifica come "soggettività empirica". È proprio questa idea di sottoporre la soggettività ad analisi empirica e di indagarla attraverso il metodo sperimentale che fonda la nuova scienza (Moderato – Rovetto, 2001, 27-28).
James Mc Keen Cattell, il primo assistente di Wundt pur accogliendo gli studi Wundtiani si muove in una direzione opposta a quella del maestro; il punto di svolta può essere individuato nella sua interpretazione dei risultati degli esperimenti psicofisici, non come misure dell'intensità delle sensazioni, ma come misure dell'entità fisica oggettiva degli stimoli. L'attenzione dello psicologo viene distolta dall'esperienza umana immediata per dirigersi verso Galton l'oggetto che provoca l'esperienza. La collaborazione con contribuirà all'invenzione dei primi test mentali che estendono il progetto di misurazione anche alle differenze tra individui. L'interesse si sposta dal sistema psicologico individuale al risultato statistico delle prove sperimentali, come si manifesta nella variabilità delle prestazioni soggettive.
Edward Titchener Un altro allievo di Wundt, compie per altri versi un ulteriore passo decisivo verso la separazione di due tradizioni di pensiero (Moderato – Rovetto, 2001, 28). Il dibattito tra funzionalisti e strutturalisti ripropone la questione dell'oggetto e del metodo che devono attribuirsi alla psicologia. Il movimento funzionalista si ispira all'opera di James e alle correnti evoluzionistiche e pragmatiche e ha i suoi maggiori rappresentanti in James Angell e Harvey Carr. Per questi autori la psicologia non deve occuparsi della struttura dei contenuti psichici, ma dei processi e delle funzioni che favoriscono l'adattamento dell'organismo all'ambiente.
I termini evidenziati anticipano alcuni temi che occuperanno la ricerca psicologica per molto tempo e annunciano il definitivo declino dell'introspezione come metodo proprio all'indagine psicologica (Moderato – Rovetto, 2001, 29). Sebbene gli strutturalisti difendano la loro aderenza al metodo sperimentale e i funzionalisti rimproverino agli avversari l'impronta elementistica e l'inconcludenza dei loro risultati, le due posizioni non possono dirsi antitetiche, se si considera la comune radice ancora soggettivistica e il tessuto culturale che le comprende entrambe.
Il cambiamento radicale nella definizione dell'oggetto della psicologia deve ancora verificarsi: la precoce vocazione applicativa, la tendenza ad allontanarsi dall'esperienza soggettiva in direzione dell'oggettivizzazione dei dati e la fiducia nella quantificazione e nei metodi statistici. Queste linee di sviluppo si richiamano a vicenda in un progetto disciplinare e professionale in sintonia con lo spirito del tempo, ormai pervaso dal pragmatismo e dal neopositivismo. Pragmatismo e utilitarismo trovano un punto di forza nelle teorie di Darwin, mentre il neopositivismo offre una base epistemologica alle innovative pratiche di ricerca psicologica.
Il modello scientifico sostenuto dai neopositivisti pone a fondamento della conoscenza l'esperienza sensoriale e tende alla spiegazione e alla previsione dei fenomeni attraverso la verifica empirica; secondo la versione più radicale, soltanto gli enunciati che hanno un valore fattuale possono essere verificati e condurre alla formulazione di leggi generali, mentre sono prive di senso tutte le asserzioni che non contengono predicati direttamente ispezionabili o che non siano traducibili in termini di condizioni osservative (Moderato – Rovetto, 2001, 29).
Il comportamentismo di Watson Poiché il neopositivismo e il verificazionismo imponevano la necessità...
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