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Temi svolti esame di stato psicologia

Apprendimento

L’apprendimento può essere definito come quella modificazione comportamentale che consegue o viene indotta da un’interazione con l’ambiente ed è quindi il risultato di esperienze che conducono allo stabilirsi di nuove configurazioni di risposta agli stimoli esterni, favorendo così l’adattamento dell’individuo alle richieste dell’ambiente circostante.

Il paradigma teorico classico per lo studio dell’apprendimento è quello del condizionamento classico di Pavlov. Sulla base dei suoi esperimenti sulla salivazione del cane, Pavlov teorizzò che il condizionamento classico, ossia la forma più semplice di apprendimento, consiste nell’associare in modo contiguo un nuovo stimolo ad uno in grado di provocare una risposta innata e incondizionata. Il nuovo stimolo diventerà stimolo condizionato in grado di provocare da solo la risposta iniziale, ora detta risposta condizionata.

Nell’uomo, il condizionamento classico riguarda in particolare l’apprendimento di risposte emozionali specifiche come le fobie. Negli anni ’20, Watson descrisse il caso di un bambino che fu sperimentalmente condizionato ad avere paura di una piccola cavia bianca, associando la presenza di questo animale ad un forte rumore.

La maggior parte delle volte però è l’organismo a esercitare un’influenza sull’ambiente. In tale ottica, Thorndike prima e Skinner poi, hanno studiato sistematicamente il rapporto esistente tra comportamento ed influenze sull’ambiente. Ponendo alcuni gatti in una situazione di problem solving e studiando l’evoluzione dei tentativi per la risoluzione del problema (uscire dalla gabbia agendo su un chiavistello), Thorndike si accorse che nel corso delle prove le attività inutili tendevano a scomparire e si sviluppavano gradualmente le risposte più adatte alla soluzione del problema. Egli chiamò tale fenomeno apprendimento per tentativi ed errori.

Sulla base di questo esperimento, Skinner elaborò il paradigma del condizionamento operante, in cui viene postulata l’esistenza di due comportamenti: quello rispondente (in cui la risposta costituisce la reazione di un determinato stimolo) e quello operante (nel quale la risposta emessa viene regolata, nella sua ampiezza e frequenza, attraverso l’azione esercitata dai rinforzi ambientali). Il rinforzo è qualsiasi processo che aumenta la probabilità che una certa risposta venga di nuovo prodotta. Si parla di rinforzo positivo quando l’arrivo di un certo stimolo che consegue ad una risposta fa aumentare le probabilità che la stessa risposta si ripeta in futuro. Si parla di rinforzo negativo quando l’abolizione dello stimolo che consegue ad una certa risposta rende quella risposta più probabile. La punizione è l’opposto del rinforzo, è il processo tramite il quale le conseguenze di una risposta rendono meno probabile che la stessa risposta si ripeta in futuro.

Il metodo d’indagine utilizzato dai comportamentisti fu quello sperimentale. Gli esperimenti di laboratorio prevedevano il supporto di una strumentazione per la somministrazione degli stimoli. In tali situazioni era possibile manipolare alcune variabili, mantenendo costanti altre, e misurare le modificazioni dell’apprendimento.

Una tra le più note applicazioni del condizionamento dell’apprendimento è la terapia comportamentale, una psicoterapia sintomatica tendente alla modificazione diretta del sintomo attraverso un procedimento di “disapprendimento” delle risposte patologiche e attraverso l’apprendimento di risposte adattive. Una delle modalità della terapia comportamentale è il controcondizionamento che si esplica attraverso la tecnica della desensibilizzazione sistemica, che consiste nell’induzione nell’individuo di uno stato di rilassamento muscolare tale da antagonizzare la risposta a livello somatico, seguita da una sensibilizzazione graduata secondo una presentazione ordinata degli stimoli.

C’è inoltre il modellamento, in cui il terapeuta ricompensa tutte le risposte che si avvicinano maggiormente a quella desiderata, e l’estinzione, che consiste nella ripetizione sistematica e non premiata da alcun rinforzo positivo del comportamento patologico. Molti dati sperimentali dimostrano che la desensibilizzazione è usata con successo nel trattamento di un’ampia varietà di disturbi fobici, agorafobici e attacchi di panico.

In campo psicopedagogico si osservano le “learning disabilities”, tra cui la dislessia, la discalculia, disgrafia, disortografia. Le statistiche dicono che in Italia quasi metà dei bambini soffrono di disturbi dell’apprendimento, che incidono sulla personalità in via di sviluppo e sulla riuscita scolastica.

Attenzione

Un costrutto che è stato ampiamente studiato sperimentalmente è quello dell’attenzione. L’attenzione è considerata come una funzione selettiva che si correla con il livello di attivazione di un soggetto e permette la selezione percettiva di informazioni provenienti dall’esterno, in base alla loro rilevanza.

Il modello teorico che si prenderà in esame è quello cognitivo. Gli studi sull’attenzione selettiva, l’attenzione divisa e l’automatismo della percezione hanno portato ad un incremento del concetto multiforme e complesso dell’attenzione. Studi sperimentali confermano che l’attenzione è selettiva. Si ricorda a tal riguardo il cosiddetto Cocktail party di Cherry (1953): all’interno di una festa si sentono tutte le conversazioni in atto, ma è possibile ascoltare solo prestando attenzione a qualcosa in particolare. Infatti se all’improvviso viene fatto un nome familiare, si riesce a distinguerlo.

In alcuni esperimenti sull’ascolto dicotico, è emerso che, in una situazione sperimentale, il soggetto che aveva il compito di prestare attenzione ad un solo messaggio, tra più messaggi, era in grado di riferire alcune caratteristiche fisiche del messaggio non designato (era in grado di dire se la voce era maschile o femminile, se il tono era alto o basso). Il soggetto non era però in grado di cogliere consciamente il significato.

La teoria che conferma il primo esperimento mostrato è la teoria del filtro di Broadbent (1958): gli input sensoriali entrano nel comparto dell’elaborazione automatica, a questo punto una sorta di filtro, strumento, è capace di bloccare il passaggio di tutti gli stimoli ad eccezione di quelle dotate di particolari caratteristiche fisiche, che vengono elaborate con attenzione conscia. Dieci anni dopo, Treisman espone la teoria dell’attenuazione del filtro, afferma che il filtro non blocca totalmente gli stimoli, ma li affievolisce, cosicché un'informazione in entrata possa essere analizzata in relazione al suo significato.

La pratica intensa (Deutsch e Deutsch) porta alcune capacità cognitive a divenire non solo automatiche e inconsce, ma addirittura obbligate, cioè tali da non poterne fare a meno di eseguirle. Un esempio di automatismo è dato dallo Stroop effect (Stroop 1935). L’effetto di interferenza dipende dal fatto che le persone non riescono a impedirsi di leggere i nomi dei colori, ciò interferisce con la capacità di porre attenzione alla consegna e di pronunciare il nome del colore.

Il metodo che si prenderà in considerazione è quello psicometrico, che si occupa di costruire strumenti per la misurazione di determinati fenomeni psicologici. Come già accennato, si spiegherà in dettaglio il test ideato da Stroop. Si mostrano al soggetto delle parole stampate in colori diversi, quindi gli si chiede di dire il più rapidamente possibile di che colore è l’inchiostro di stampa. In alcuni casi la parola era il nome del colore in cui era stampata, in altri casi si trattava del nome di un colore diverso e in altri non era il nome di un colore e quindi non c’era interferenza. Stroop vide che si impiegava più tempo a rispondere quando la parola era il nome di un colore diverso dal colore della stampa.

I risvolti applicativi del costrutto dell’attenzione sono molteplici, in quanto l’attenzione è implicata in tutti i processi cognitivi. È riconosciuto che i bambini, rispetto agli adulti, hanno meno capacità attentive, perché in fase di sviluppo. Ci sono casi però in cui si può parlare proprio di disturbo dell’attenzione, nello specifico di sindrome da iperattività/deficit di attenzione (ADHD). L’ADHD è uno dei più comuni disordini dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato da iperattività, impulsività, incapacità a concentrarsi e disattenzione. Il bambino è incapace di fissare la sua attenzione su qualcosa per più di un certo lasso di tempo e in una molteplicità di contesti, quindi non solo a scuola, dove viene notato di più dagli insegnanti, ma anche in luoghi familiari. È incapace di giocare in modo sistematico.

Sono facilmente distraibili, dimenticano le cose e passano da un’attività all’altra per via della facile tendenza alla noia. Gli altri sintomi sono relativi all’impulsività e all’iperattività. Sono possibili quindi difficoltà relazionali e problematiche di apprendimento.

Coscienza

La maggior parte degli studiosi di psicologia definiscono la coscienza come la consapevolezza di stimoli esterni e di eventi interni mentali. Già nel 1890, W. James affermava che la coscienza è un flusso e una corrente che varia in continuazione per qualità e intensità nella vita di ognuno. Le proprietà della coscienza sono la capacità di percepire, ricordare, provare emozioni e pensare, insomma esercitare tutte le funzioni psichiche.

Uno dei modelli teorici più importanti nello studio della coscienza è riferibile alla psicoanalisi freudiana. Agli inizi delle teorizzazioni di Freud, il concetto di livelli di coscienza rappresentava un punto centrale nel suo pensiero. Secondo Freud, la vita psichica può essere descritta in base al livello della nostra consapevolezza dei fenomeni: il conscio si riferisce ai fenomeni dei quali possiamo essere consapevoli in ogni determinato momento; il preconscio si riferisce ai fenomeni dei quali possiamo essere consapevoli se gli prestiamo attenzione, e l’inconscio è riferito a fenomeni dei quali siamo inconsapevoli e dei quali non possiamo diventare consapevoli se non in particolari circostanze.

Freud ha avuto il merito di affermare che gran parte del comportamento umano è determinato da forze inconsce e che gran parte della energia psichica è volta a trovare un espressione accettabile per le idee inconsce o a far sì che rimangano sempre a livello inconscio. Attraverso l’analisi dei sogni, dei lapsus, delle nevrosi/psicosi e rituali, Freud ha tentato di comprendere le proprietà dell’inconscio. Ha scoperto così che l’inconscio è alogico, non tiene conto del tempo, né dello spazio. Alcuni esperimenti, pensieri, motivazioni esistono nell’inconscio perché ammetterli alla coscienza provocherebbe all’individuo dolore e disagio.

Così, in accordo con la ricerca del piacere e l’evitamento del dolore, si cerca di tenere a bada pensieri e sentimenti spiacevoli. Nella seconda topica Freud formula un nuovo modello strutturale psichico, definito dai concetti di Es, Io e Superego.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dr.ssa Anto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli" o del prof Buongiorno Giovanna Carla.
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