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Riassunto esame Psicologia generale, prof. Buongiorno

Riassunto di Psicologia generale con temi utili ai fini dell'esame di Stato. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'apprendimento, il paradigma teorico classico, il metodo d’indagine utilizzato dai comportamentisti, ovvero quello sperimentale, il costrutto dell'attenzione.

Esame di Psicologia generale docente Prof. G. Buongiorno

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TEMI SVOLTI ESAME DI STATO PSICOLOGIA

Il modello teorico che si prenderà in esame è quello cognitivo. Gli studi sull’attenzione selettiva, l’attenzione divisa e

l’automatismo della percezione hanno portato ad un incremento del concetto multiforme e complesso dell’attenzione. Studi

sperimentali confermano che l’attenzione è selettiva. Si ricorda a tal riguardo il cosiddetto Cocktail party di Cherry (1953):

all’interno di una festa si sentono tutte le conversazioni in atto, ma è possibile ascoltare solo prestando attenzione a

qualcosa in particolare. Infatti se all’improvviso viene fatto un nome familiare, si riesce a distinguerlo. In alcuni esperimenti

sull’ascolto dicotico, è emerso che, in una situazione sperimentale, il soggetto che aveva il compito di prestare attenzione

ad un solo messaggio, tra più messaggi, era in grado di riferire alcune caratteristiche fisiche del messaggio non designato

(era in grado di dire se la voce era maschile o femminile, se il tono era alto o basso). Il soggetto non era però in grado di

cogliere consciamente il significato. La teoria che conferma il primo esperimento mostrato è la teoria del filtro di Broadbent

(1958): gli input sensoriali entrano nel comparto dell’elaborazione automatica, a questo punto una sorta di filtro, strumento,

è capace di bloccare il passaggio di tutti gli stimoli ad eccezione di quelle dotate di particolari caratteristiche fisiche, che

vengono elaborate con attenzione conscia. Dieci anni dopo Treisman espone la teoria dell’attenuazione del filtro, afferma

che il filtro non blocca totalmente gli stimoli, ma li affievolisce, cosicché una informazione in entrata, possa essere

analizzata in relazione al suo significato. La pratica intensa (Deutsch e Deutsch) porta alcune capacità cognitive a divenire

non solo automatiche e inconsce, ma addirittura obbligate, cioè tali da non poterne fare a meno di eseguirle. Un esempio di

automatismo è dato dallo Stroop effect (Stroop 1935). L’effetto di interferenza dipende dal fatto che le persone non riescono

a impedirsi di leggere i nomi dei colori, ciò interferisce con la capacità di porre attenzione alla consegna e di pronunciare il

nome del colore.

Il metodo che si prenderà in considerazione è quello psicometrico, che si occupa di costruire strumenti per la

misurazione di determinati fenomeni psicologici. Come già accennato, si spiegherà in dettaglio il test ideato da Stroop. Si

mostrano al soggetto delle parole stampate in colori diversi, quindi gli si chiede di dire il più rapidamente possibile di che

colore è l’inchiostro di stampa. In alcuni casi la parola era il nome del colore in cui era stampata, in altri casi si trattava del

nome di un colore diverso e in altri non era il nome di un colore e quindi non c’era interferenza. Stroop vide che si

impiegava più tempo a rispondere quando la parola era il nome di un colore diverso dal colore della stampa.

I risvolti applicativi del costrutto dell’attenzione sono molteplici, in quanto l’attenzione è implicata in tutti i processi

cognitivi. È riconosciuto che i bambini, rispetto agi adulti, hanno meno capacità attentive, perché in fase di sviluppo. Ci sono

casi però in cui si può parlare proprio di disturbo dell’attenzione, nello specifico di Sindrome da iperattività/deficit di

attenzione (adhd). L’adhd è uno dei più comuni disordini dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente,

caratterizzato da iperattività, impulsività, incapacità a concentrarsi e disattenzione. Il bambino è incapace di fissare la sua

attenzione su qualcosa per più di un certo lasso di tempo e in una molteplicità di contesti, quindi non solo a scuola, dove

viene notato di più dagli insegnanti, ma anche in luoghi familiari. È incapace di giocare in modo sistematico. Sono

facilmente distraibili, dimenticano le cose e passano da un’attività all’altra per via della facile tendenza alla noia. Gli altri

sintomi sono relativi all’impulsività e all’iperattività. Sono possibili quindi difficoltà relazionali e problematiche di

apprendimento. Coscienza

La maggior parte degli studiosi di psicologia definiscono la coscienza come la consapevolezza di stimoli esterni e di

eventi interni mentali. Già nel 1890 W. James affermava che la coscienza è un flusso e una corrente che varia in

continuazione per qualità e intensità nella vita di ognuno. Le proprietà della coscienza sono la capacità di percepire,

ricordare, provare emozioni e pensare, insomma esercitare tutte le funzioni psichiche.

Uno dei modelli teorici più importanti nello studio della coscienza è riferibile alla psicoanalisi freudiana. Agli inizi delle

teorizzazioni di Freud il concetto di livelli di coscienza rappresentava un punto centrale nel suo pensiero. Secondo Freud la

vita psichica può essere descritta in base al livello della nostra consapevolezza dei fenomeni: il conscio si riferisce ai

fenomeni dei quali possiamo essere consapevoli in ogni determinato momento, il preconscio si riferisce ai fenomeni dei

quali possiamo essere consapevoli se gli prestiamo attenzione, e l’inconscio è riferito a fenomeni dei quali siamo

inconsapevoli e dei quali non possiamo diventare consapevoli se non in particolari circostanze. Freud ha avuto il merito di

affermare che gran parte del comportamento umano è determinato da forze inconsce e che gran parte della energia

psichica è volta a trovare un espressione accettabile per le idee inconsce o a far si che rimangano sempre a livello

inconscio. Attraverso l’analisi dei sogni, dei lapsus, delle nevrosi/psicosi e rituali, Freud ha tentato di comprendere le

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proprietà dell’inconscio. Ha scoperto così che l’inconscio è alogico, non tiene conto del tempo, né dello spazio. Alcuni

esperimenti, pensieri, motivazioni esistono nell’inconscio perché ammetterli alla coscienza provocherebbe all’individuo

dolore e disagio. Così, in accordo con la ricerca del piacere e l’evitamento del dolore, si cerca di tenere a bada pensieri,

sentimenti spiacevoli. Nella seconda topica Freud formula un nuovo modello strutturale psichico, definito dai concetti di Es,

Io e Super io. L’es rappresenta la fonte dell’energia pulsionale, il super io è il lato morale, mentre l’io, che opera secondo il

principio di realtà, ha la funzione di soddisfare i desideri dell’es, in accordo con la realtà e le esigenze del super io. L’io ha

anche una parte inconscia, definita dai meccanismi di difesa, che hanno la funzione di difendersi dai moti pulsionali dell’es,

avvertiti come inaccettabili.

Uno dei metodi impiegati nella teoria psicoanalitica è quello testologico, nello specifico si parlerà dei reattivi proiettivi,

che implicano l’uso di stimoli ambigui ai quali la persona è libera di rispondere in modo assolutamente soggettivo. Tra i

molteplici test proiettivi, quello più utilizzato è il Thematic Appercepion Test (TAT di Murray ’35). Esso è costituito da tavole

su cui sono rappresentate delle scene; il soggetto deve comporre, in base alle tavole, un racconto indicando personaggi,

pensieri antecedenti e conclusione. È usato essenzialmente per scoprire tendenze inconsce.

Il modello applicativo preso in esame è conseguente alla scelta del modello teorico espresso. Il grande merito di Freud

fu di aver applicato le sue teorizzazioni alla pratica clinica. L’applicazione delle sue tecniche sono utilizzate per indagare

l’inconscio dell’individuo. Freud ha ideato il metodo delle libere associazioni, che consistono nel verbalizzare sotto la guida

dell’analista, il corrente flusso di pensiero, in uno stato di rilassamento tale da consentire all’Io di smorzare le sue funzioni di

controllo, permettendo all’inconscio di riemergere. Attraverso l’analisi del sogno, invece, il materiale inconscio emerge più

facilmente. Il controllo della censura tuttavia non è mai del tutto abolito, così i sogni mascherano, in qualche modo, il

contenuto inconscio, che andrà interpretato dall’analista. Il sogno rappresenta, infatti, un contenuto manifesto, per cui viene

raccontato così come è ricordato dall’individuo, e un contenuto latente, dove c’è il significato profondo e inconscio.

Inizialmente si pensava che bastava rendere conscio l’inconscio per produrre un cambiamento; in seguito Freud si rese

conto che bisognava andare oltre il recupero dei ricordi, era necessario raggiungere la comprensione significativa, a livello

intellettuale ed emotivo, di desideri e conflitti che erano rimasti nascosti e ci si sente liberi di soddisfare le proprie pulsioni

secondo una modalità matura, non conflittuale. Emozione

Le emozioni sono esperienze soggettive complesse, intense e di breve durata. Svolgono funzione adattiva, in quanto

costituiscono una risposta immediata a una sollecitazione ambientale. Sono accompagnate da modificazioni cognitive, che

consentono di valutare lo stimolo, da attivazione neurofisiologico, che predispone l’organismo ad affrontare la situazione e

dalla componente espressiva che modula l’esibizione esterna dei vissuti.

Uno studioso che ha elaborato una teoria delle emozioni completa e sottoposta a verifiche sperimentali è stato Ekman.

Egli definisce le emozioni secondo alcuni criteri fondamentali: segnali espressivi distinti, e universali, la presenza in altri

primati, la rapida insorgenza e l breve durata, la valutazione cognitiva automatica. Ekman ha approfondito l’espressione

facciale delle emozioni, già osservate da Darwin, che aveva rilevato come nei primati superiori si potesse osservare una

mimica universale simile a quelle della specie umana. Insieme a Friesen, Ekman ha dato sostegno sperimentale a questa

ipotesi; l’esperimento più noto a questo proposito è quello compiuto nel 1972, ed è stato di tipo interculturale. La procedura

sperimentale consisteva nel mostrare a gruppi di persone, residenti in diversi paesi, sei fotografie, ognuna raffigurante una

specifica espressione emotiva di base; secondo la teoria esse erano il disgusto, la gioia, la paura, la tristezza, la rabbia e la

sorpresa. Ogni soggetto doveva associare la foto ad una delle sei emozioni elencate. Il risultato è stato che in tutti gli stati i

soggetti avevano associato allo stesso modo le emozioni di gioia, tristezza e disgusto, mentre la maggior parte era

d0accordo per le altre tre emozioni. Ekman e Friesen hanno dato l’importanza anche alla componente culturale delle

emozioni, all0jterno della lroo tesi innatista. Essi hanno sottolineato che le circostanze d attivazione e le regole di esibizione

sono influenzate dalle pratiche e dai costumi, infatti alcune società incoraggiano l’esteriorizzazione delle emozioni, come

succede nel mondo occidentale, mentre altre società le controllano di più.

Uno dei metodi per lo studio delle espressioni facciali delle emozioni è quello psicometrico, che si occupa di costruire

strumenti per la misurazione di determinati comportamenti e fenomeni psicologici. Lo strumento che si prende in

considerazione per le emozioni è il Facial Action Coding (FACS) che serve a identificare lo stato interno ed emozionale

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delle persona tramite l’analisi delle micro espressioni facciali. Capire pensieri e emozioni nascoste del soggetto può farci

capire meglio l’altro e identificare eventuali incongruenze.

La teoria delle emozioni trova risvolti applicativi in molteplici ambiti psicologici; ha ricadute sul piano clinico e sul setting

tra psicologo e paziente. Nell’ambito clinico vi è uno specifico disturbo, denominato alessitimia, ossia la difficoltà di

identificare e descrivere una propria emozione, e difficoltà nel distinguere tra un emozione e una sensazione corporea. Nei

disturbi d’ansia possono presentarsi emozioni incontrollabili o anticipazione di emozioni e situazioni, che provocano un iper

attivazione fisiologica anche in assenza dello stimolo. In particolare nel disturbo post traumatico da stress le emozioni

connesse al trauma sono costantemente attive a livello fisiologico e cognitivo attraverso flashback intrusivi . nell’ambito

delle psicosi, si oscilla tra l’appiattimento emotivo come nel corso delle depressioni gravi, o nelle schizotipie e tra

esaltazione dell’umore, come nelle psicosi maniaco depressive. Nell’ambito psicosomatico la teoria delle emozioni possono

essere utile a comprendere le conversioni d alcuni disagi, espressi attraverso la componente fisiologica delle emozioni.

All’interno del setting , lo psicologo di fronte al un paziente , costruisce una relazione, che trae forza dalla fiducia, dalla

disponibilità e dalle sospensione del giudizio. Lo psicologo si sintonizza con linguaggio del paziente e condivide

empaticamente le sue emozioni, mette a disposizione la propria competenza pe impostare un percorso che favorisca il

mostrarsi degli stati emotivi nascosti. Intelligenza

Non c’è una definizione univoca dell’intelligenza, perché ogni costrutto risente dell’orientamento che la formula, in

generale possiamo affermare che l’intelligenza è quella capacità o disposizione ad utilizzare, in modo adeguato allo scopo,

tutti gli elementi del pensiero necessari a riconoscere, impostare e risolvere nuovi problemi.

Uno degli approcci universalmente riconosciuti per lo studio del costrutto dell’intelligenza è quello statistico/psicometrico.

Il primo novecento fu un periodo storico di messa a punto di efficaci strumenti valutativi dell’intelligenza. Nel 1905 Binet fu

incaricato dal Ministro dell’Istruzione Francese di scoprire i bambini con ritardi mentali ed educarli di conseguenza. In

collaborazione con Simon costruì la prima Scala per la misurazione dell’intelligenza in ambito scolastico. La scala forniva

una valutazione complessiva indicativa dell’età mentale del bambino, che veniva confrontata con l’età cronologica, per

indicare quanto la prestazione risultasse inferiore o superiore a quella del campione di soggetti coetanei. La scala Binet­

Simon è fondamentale nella storia dei test d’intelligenza, perché fu proprio il primo test del genere. Nel 1916 Terman, nel

tentativo di perfezionare la scala di Binet­Simon, elaborò il concetto di Quoziente Intellettivo (Q.I.). Il risultato della formula

età mentale/età cronologica x 100 dice che se il Q.I. è superiore a 100 si è più intelligenti della media della popolazione, se

è inferiore a 100 si è meno intelligenti della media. Si ha così la scala Stanford­Binet. La scala è stata ulteriormente

modificata nella sua struttura: è stato possibile rendere fruibile il test anche ad una popolazione adulta; è nato così il

Wechsler adult intelligence scale (WAIS) nel 1939. Qualche anno dopo Wechsler elaborò anche una scala per l’età

evolutiva, la Wechsler intelligence scale of children (WISC). L’esigenza di pervenire ad una misura analitica dell’intelligenza

ha ricevuto attenzione con l’impiego dell’analisi fattoriale, che analizza la relazione tra variabili. L’analisi fattoriale, introdotta

da Sperman (1920), portò all’ipotesi dell’esistenza di un fattore generale innato (g), non modificabile, e un largo numero di

fattori specifici (s), incrementabile con l’educazione.

Il metodo squisitamente utilizzato in questo ambito è quello psicometrico, che si occupa di costruire strumenti per la

misurazione dell’intelligenza. Uno dei test più importanti è la Wais­R (1981), costituita da un insieme di materiali, che

impegnano tutte le abilità cognitive. Si hanno 11 subtest, divisi in 6 subtest verbali e 5 subtest di rendimento. Si valuta la

cultura generale, la concentrazione, la memoria, l’apprendimento. Le prove si presentano alternate e i risultati sono sia

derivati dal Q.I. verbale, sia dal Q.I. di rendimento; dalla loro somma si rileva il Q.I. totale.

I risvolti applicativi del costrutto dell’intelligenza sono molteplici; nel contesto clinico è possibile rilevare la situazione di

ritardo mentale. Si parla di ritardo mentale quando il Q.I. è inferiore a 70. Si distinguono i ritardi mentali dovuti a

insufficienza mentale per cause organiche, e gli stati demenziali che consistono nel deterioramento dell’intelligenza, in

seguito a traumi, processi infiammatori, tossici e degenerativi. L’insufficienza mentale presenta una lesione organica

congenita o precoce, a livello cerebrale, che ha impedito o compresso il normale sviluppo intellettivo. Il ritardo mentale può

essere gestito e preso in carico, nei suoi aspetti psicologici, attraverso la collaborazione della famiglia, la scuola e il gruppo

dei coetanei. Viste le ridotte capacità dell’individuo con ritardo, in particolare nel bambino, gli interventi possibili sono quelli

basati sull’apprendimento di comportamenti specifici in determinate situazioni. Attraverso la Token economy, ossia l’utilizzo

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di rinforzi, quali per esempio le figurine, per rendere più probabile una risposta in futuro, e il parent training, cioè l’insegnare

ai genitori a comprendere i problemi che pone il figlio, imparare a rispondere con strategie adeguate, e modificare

l’atteggiamento verso il problema del figlio, è possibile migliorare la qualità di vita dell’individuo con ritardo.

Linguaggio

Il linguaggio è la qualità che distingue maggiormente l’uomo dalle altre specie animali. Il linguaggio può essere definito

come la capacità di associare suoni e significati mediante regole grammaticali. Ha molteplici funzioni: la funzione

comunicativa consente lo scambio di informazioni, che è quella più importante. Nonostante le differenze tra le varie lingue,

tutte hanno proprietà comuni, dette universali linguistici, la più importante delle quali è la produttività, ossia è possibile

creare un numero infinito di nuove frasi. Il numero dei suoni linguistici, detti fonemi è però limitato. La più piccola unità

lessicale, dotata di significato, è il morfema. Le parole, formate da uno o più morfemi, sono combinate pe formare frasi

secondo delle regole.

Il precursore della psicolinguistica , Noam Chomsky (1957) stabilì che gli individui possiedono una predisposizione

innata all’acquisizione della lingua del proprio ambiente, che permette loro di apprendere le regole grammaticali e di

applicarle: infatti i bambini esposti ad una lingua qualunque, acquisiscono in un tempo relativamente breve la capacità

linguistiche di quella lingua. Chomsky stabilì che qualunque grammatica contiene due tipi di regole: la prima, detta regola

della struttura sintagmatica si fonda su tre elementi, un vocabolario finito, un insieme finito di simboli e un insieme finito di

regole. L’altra è la regola di trasformazione, cioè le regole che specificano in che modo i vari tipi di frasi sono connessi tra

loro. Chomsky pose l’accento sulla struttura gerarchica delle frasi. Prima di enunciare una proposizione, la persona deve

formarsi mentalmente una rappresentazione significativa dell’intero enunciato e quindi applicare a quella rappresentazione

la grammatica. Le regole generative e di struttura profonda della frase esistono in tutte le lingue e non dipendono dal

significato della parola, ma ha a che fare con “l’architettura” della frase, per esempio anche un bambino affermerebbe che è

giusto dire “il fiore è” e sbagliato la formula “fiore il è “. La struttura superficiale della frase invece è specifica di ciascuna

lingua. Inoltre Chomsky ha coniato il termine sistema per l’acquisizione del linguaggio (lad) che comprenderebbe tutti i

fondamenti innati della grammatica universale, più i vari meccanismi, innati, che guidano i bambini nell’apprendimento delle

regole grammaticali della propria lingua.

I metodi maggiormente utilizzati, sono quello osservativo del linguaggio e clinico, l’ascolto e l’osservazione del paziente

è utile per indagare le problematiche psicologiche. Il linguaggio è sia uno strumento conoscitivo, che uno strumento

terapeutico. Per valutare lo sviluppo linguistico è stato ideato da Camaioni il “questionario sullo sviluppo comunicativo e

linguistico nel secondo anno di vita”.

I risvolti applicativi del linguaggio sono molteplici. Dal punto di vista clinico i disturbi del linguaggio vanno dai disturbi

meramente fisici, come quelli provocati da alterazioni della funzione fonatoria trai quali si ricordano la balbuzie, ci sono poi i

disturbi provocati da alterazioni delle funzioni neuropsicologiche con l’afasia, ossia l’incapacità di comprensione e

espressione del linguaggio, di Wernike (emisfero destro)afasia ricettiva (deputato alla formazione di modelli sensoriali della

parola) di Broca (emisfero sinistro) afasia espressiva (relativa al linguaggio parlato). Infine possono comparire disturbi di

stampo nevrotico come il mutismo elettivo e disturbi di stampo psicotico tra cui l’autismo, che tra le tante caratteristiche di

deficit psicosociali ha anche la difficoltà a comprendere e formulare il linguaggio. Un altro risvolto applicativo è costituito

dalle implicazioni terapeutiche. È attraverso il linguaggio, infatti, che si stabilisce il primo rapporto tra paziente e terapeuta,

ossia si stabiliscono le regole del rapporto terapeutico, che devono essere chiare e condivise. Il paziente spone il suo

problema verbalmente ma molto spesso comunica di più senza la verbalizzazione orale. Il terapeuta utilizzerà un linguaggio

accessibile e alla portata del paziente. Memoria

La memoria è la capacità di immagazzinare, ritenere e recuperare l’informazione. L’informazione viene immagazzinata

facendo ricorso a determinati meccanismi di registrazione, regolati da un proprio codice; la ritenzione si riferisce al modo in


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche per la persona e la comunità
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dr.ssa Anto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Buongiorno Giovanna Carla.

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