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Psicologia generale - Parte terza

Memoria

La memoria si divide in: immagazzinamento, modifica, recupero. La memoria, al contrario delle immagini mentali o dei sogni, è quantificabile tramite i ricordi attivi.

Habbinghouse studiò per primo la memoria, nel 1876. Applicò regole rigide, usandosi come oggetto di studio: dormiva regolarmente (determinando quando doveva andare a letto e quando doveva alzarsi). Ricreava situazioni quotidiane simili, in modo da poter studiare la propria memoria. Tenendo una vita regolata, testava il suo ricordo dopo diversi periodi: doveva tenere a mente sillabe fra loro senza senso. Apprese il funzionamento preliminare e generale della memoria.

Non parliamo di memoria quotidiana, perché si prendono in esame sillabe senza senso. Barklett, nel 1932, ipotizza che la memoria non è un registratore fedele della realtà, bensì un mezzo che ricostruisce la realtà. L’aspetto ricostruttivo, fisiologico nella memoria, è contro intuitivo. Barklett confermò le proprie intuizioni con un esperimento. Narrò ai soggetti una storia con elementi poco reali. Dopo un quarto d’ora, 15 giorni, un mese la storia veniva ricordata in modo modificato, e veniva accorciata dai soggetti. Bene venivano ricordati solo i dettagli salienti, che avevano colpito l’individuo: la conclusione e le frecce nella fattispecie.

Modelli di memoria

Il primo modello elaborato di memoria fu quello multicomponenziale, o multiprocesso, di Atchinson e Schifring (1968). La memoria si divide in: memoria sensoriale, memoria a breve termine, memoria a lungo termine. Questi tre processi si mettono in moto in modo consequenziale: ciò che entra nella memoria sensoriale, non è sempre detto che arrivi nell’ultimo magazzino della memoria a lungo termine; mentre ciò che entra nella memoria a lungo termine, è per forza entrato già nella memoria sensoriale e in quella a breve termine.

Quando un’informazione non passa attraverso i tre processi, è perché subisce o un decadimento, o un’interferenza. La memoria sensoriale, dove i dati restano fisici, è definita ecoica od iconica. La memoria iconica entra come informazione fisica e sensoriale, quella ecoica entra come eco.

Sperling dimostrò l’esistenza di un magazzino di memoria a breve termine, usando la tecnica del resoconto parziale. Mostrò a dei soggetti una matrice con 9 lettere, per poi toglierla allo sguardo. Infine fece sentire un suono (acuto, medio o basso). A seconda del tono, i soggetti dovevano dire cosa si ricordavano della riga corrispondente al suono: ad es. un suono acuto, indicava le lettere più in alto. Risultato: se il suono veniva sentito immediatamente dopo alla visualizzazione delle lettere, il ricordo era immediato. I soggetti, anche se non ricordavano in maniera ordinata e non tutte le lettere, avevano impresse nella memoria un’immagine iconica. Esisteva dunque un magazzino di memoria che manteneva l’immagine di ciò che si vedeva.

La memoria sensoriale permette di sentire solo il suono della voce, non l’elaborazione e il significato delle parole. Fa sentire, non riconoscere. Sono io a decidere quali informazioni far avanzare nelle memorie successive. La memoria sensoriale ricorda brevemente. È un sistema con capacità elevata, ma decadimento veloce. Il visivo si mantiene fino ad un secondo, l’acustico fino a 2 secondi.

Interruzioni momentanee o interferenze producono il déjà vu. Esso, insieme al sonnambulismo, è uno degli effetti più misteriosi della psicologia. Il déjà vu è dato da quelle informazioni che non sono passate nella memoria a breve termine, in quanto interrotte da un’interferenza.

La memoria a breve termine mantiene ed elabora le informazioni durante i compiti cognitivi, e ci permette di parlare. Essa ha una capacità limitata, lavora costantemente, e può mantenere l’informazione solo per un breve periodo di tempo. La memoria a breve termine di tipo viso-spaziale ha una traccia che dura 2 secondi e quella uditivo-verbale ha una traccia che dura dai 2 ai 20 secondi.

Gli effetti primacy e recency ci permettono, nella memoria a breve termine, di ricordare le prime e le ultime parole di un discorso. Il termine memoria a breve termine è stato ridefinito “memoria di lavoro” da Badley. Per Badley la memoria di lavoro ha 3 componenti: un circuito articolatorio fonologico, che ci permette di articolare, mantenere le strutture verbali e fare calcoli dopo la comprensione linguistica; un taccuino viso-spaziale, che ci aiuta nelle immagini mentali, nei piani motori e nella visualizzazione; ed un esecutore centrale, che coordina i 2 sistemi precedenti. Pianifica le operazioni da svolgere e monitora quelle svolte. Coordina attentamente i due sottosistemi.

La componente fonologica cura il nostro parlare, ci fa capire il linguaggio, e ci fa andare a prendere nella memoria a lungo termine gli elementi del discorso. Quella viso-spaziale è utile per la rappresentazione dello spazio che mentalmente faccio in funzione dei miei movimenti. Lo spazio dedicato alle immagini mentali è limitato. Lo schermo visualizzato dalla nostra mente, si presume essere la proiezione di un angolo di 20°. La riproduzione immaginativa è fedele ai movimenti della realtà, come una fotografia.

Quando comunemente parliamo di memoria, intendiamo la memoria a lungo termine. Qui, le informazioni si mantengono stabilmente. Quando un contenuto arriva alla memoria a lungo termine, avviene una rielaborazione: i nuovi concetti si integrano a quelli vecchi. Le cose sono ricordate in memoria solo quando capite. Eventi, sillabe che non hanno senso, non si ricordano.

La memoria a lungo termine si divide in: dichiarativa e procedurale. La prima è la memoria di eventi, fatti. La memoria dichiarativa è tutto ciò che ricordiamo e sappiamo. È il nostro patrimonio mnestico. Da un punto di vista dell’autopercezione, quando si dice ho poca memoria si intende questa memoria. La memoria procedurale, invece, è relativa al come si fanno le cose.

La memoria dichiarativa si divide in episodica e semantica. L’episodica riguarda la nostra storia personale. Ciò che ricordiamo esserci accaduto in determinati luoghi e tempi. La semantica riguarda le nostre conoscenze sui fatti del mondo, sugli eventi che non ci appartengono: una sorta di memoria enciclopedica non legata al momento in cui è stata appresa l’informazione. La memoria semantica si organizza in nodi associativi di ordine gerarchico, da quelli a carattere più generale (in alto) a quelli più specifici (in basso). La memoria procedurale si divide in script, o copioni (ad es. ristorante).

Memoria e psicologia della testimonianza

Si studiò che pazienti neurolesi possedevano due aree adibite alla memoria a lungo termine: i pazienti non erano in grado di apprendere nuove informazioni, ma sapevano agire su azioni imparate. Esistevano dunque 2 aree cerebrali, una sola delle quali era danneggiata. Tulving differenzia i gradi di consapevolezza della memoria: la memoria procedurale non è consapevole; quella semantica è in parte consapevole; quella episodica è consapevole.

Con il non avere consapevolezza, non intendiamo dire che la memoria procedurale sia inconscia. La memoria procedurale è, inoltre, implicita o tacita, al contrario di quella semantica e di quella episodica, che sono esplicite. Per Hatchingson e Shiffring, passare da un magazzino di memoria all’altro implica la reiterazione (la ripetizione) o la focalizzazione dell’attenzione. Per Craic e Lockhart è valido invece il modello di profondità di elaborazione, secondo cui, maggiore è la profondità di elaborazione di un’informazione, più nitido è il ricordo dell’informazione stessa.

La codifica di un’informazione, quando è sia verbale che figurale, è più profonda e più facile da ricordare. Esistono tre tipi di elaborazione verbale: quella strutturale o ortografica, più semplice (ad es. la forma maiuscola o minuscola); quella fonetica (ad es. la rima); e quella semantica (comprende un significato di un termine).

Una memoria a lungo termine studiata di recente è quella prospettica o del futuro: quando devo ricordarmi di fare qualcosa. Si ricorda, quanto si dimentica. L’oblio, giudicato negativamente, in realtà è necessario per il funzionamento della memoria stessa: aiuta a non accumulare troppe informazioni e, per questo, finire in uno stato disorganizzato e confuso.

La prima causa dell’oblio riguarda la dissoluzione della traccia: quando non usiamo per lungo tempo delle informazioni apprese, esse sbiadiscono nella nostra memoria. Questa teoria è di tipo organico e prevede che il soggetto non sia intenzionato a dimenticare. Il secondo modello, psicoanalitico, è quello della rimozione. Dimentichiamo cose, persone ed eventi perché sono motivo di ansia per noi: è necessario dimenticare. Bisogna eliminare dalla memoria alcune informazioni che provocano sofferenza. Questa volta la motivazione è psicologica, non biologica. La rimozione è attiva, ma non consapevole.

La terza teoria è quella dell’interferenza: quando apprendiamo una nuova informazione, la sostituiamo ad una meno recente, ma simile alla nuova. L’ultima teoria riguarda cause organiche: malattie come l’Alzheimer o l’assunzione di troppo alcol, provocano l’oblio.

Tutti abbiamo la stessa potenzialità di memoria. Alcuni individui però categorizzano meglio, avendo più capacità di organizzarsi mentalmente. L’amnesia retrograda provoca il dimenticare informazioni assunte prima di un trauma, quella anterograda, invece, provoca l’oblio di cose che accadono dopo il trauma.

Psicologia della testimonianza

Si analizza la memoria episodica, direttamente collegata all’esperienza del soggetto. La memoria episodica è ricostruttiva. Nel ricostruire gli eventi però ogni individuo fa riferimento a schemi che ha già in mente. Esperimento: 30 soggetti vengono lasciati 35 secondi in uno studio. Lo sperimentatore dice loro che devono aspettare lì per poi fare il test vero e proprio. Successivamente i soggetti vengono portati in un’altra stanza e viene chiesto loro quali elementi avevano notato nello studio. Venne dimostrato che 29 soggetti ricordavano una scrivania e una sedia, 8 ricordavano un teschio o un tabellone e, infine, 9 ricordavano di aver visto dei libri. I libri non c’erano. Non ci sono cattive intenzioni nei soggetti. Per economizzare l’energia cognitiva però facciamo riferimento a categorizzazioni e schemi mentali. I soggetti erano influenzati dalla categorizzazione di ciò che in generale poteva esserci in uno studio e, quindi, avevano detto di aver visto dei libri.

Lunedì 23 novembre. Un altro studio è stato fatto sul ricordo di fattori usati quotidianamente: a 50 soggetti fu chiesto di disegnare su un foglio due facce di una stessa moneta. Il risultato provò che la nostra attenzione non è focalizzata sull’immagine della moneta, bensì sul suo valore. Essere a contatto con un elemento non garantisce la precisione del ricordo dell’elemento stesso.

Quando siamo testimoni di un evento, possiamo averne una percezione distorta. Ciò non deriva solo da noi, ma può avvenire anche a causa dell’ambiente in cui ci troviamo: ad es. la zona è in penombra. Sia per elementi egocentrici che per elementi allocentrici la testimonianza è falsata. La frequenza di esposizione dello stimolo, la salienza dei dettagli, la durata, il tipo di evento, sono fenomeni allocentrici. Lo stato emotivo, invece, dipende da noi.

L’effetto arma induce il soggetto a focalizzare la propria attenzione sull’arma usata dal criminale, non sulle azioni che fa o sui dettagli del suo viso. Se un individuo non è costantemente cosciente, o ha limiti visivi e/o acustici, la sua testimonianza è ridotta. La memoria visiva è quella più chiamata in questione quando si parla di testimonianza. Riconoscere un volto è difficile. Un volto non è composto solo da occhi, bocca, naso, bensì dal rapporto fra tutti gli elementi facciali. Percezione del viso è gestaltico, è più della somma delle parti. Il line-up è il metodo più efficace per riconoscere visi. Le targhe delle auto sono dimenticate in quanto unione di cifre sconnesse fra loro. La memoria uditiva è facilmente camuffabile. La memoria olfattiva è utile in casi in cui sono impediti i canali uditivi e visivi. Ricordare odori è difficile, ma non camuffabile.

La testimonianza può essere alterata anche da come viene svolto un interrogatorio: maggiore sarà la gravità dei termini usati per fare domande, maggiore sarà la gravità di esposizione del testimone. Le informazioni si possono avere con la rievocazione o il riconoscimento. La tecnica più facile è il riconoscimento: far scegliere ad un individuo un elemento fra elementi simili. La rievocazione è: “mi dica tutto ciò che si ricorda”. La rievocazione può essere: seriale, libera o guidata.

Problem solving

Un problema sorge quando un essere vivente motivato a raggiungere una meta non può farlo in modo automatico, cioè attraverso l’istinto o un comportamento appreso. Quando si è motivati a raggiungere un obiettivo posto alla fine di un percorso ostacolato, si creano uno stato di squilibrio o di tensione nel campo cognitivo dell’individuo. Risolvere un problema significa volere una cosa ed essere impediti nel raggiungerla direttamente.

Per far riequilibrare le tensioni del desiderio, i comportamentisti suggeriscono la soluzione del “provo”. Si prova fino a quando non si risolve il problema. Per i gestaltisti esiste un momento in cui invece vengono riordinati gli elementi nel nostro sistema cognitivo ed abbiamo un’illuminazione. I comportamenti produttivi sono quelli adottati quando si intuisce come si risolve un problema.

L’insight è quell’esperienza gratificante che si accompagna a lampi di intuito come: “ah già, ora tutto è chiaro”. Per i gestaltisti l’insight è un concetto descrittivo. Quello di ristrutturazione è esplicativo. L’insight non ristruttura, non illumina, permette semplicemente di vedere il problema da una prospettiva diversa, facendoci risolvere meglio l’enigma. L’insight è la conseguenza della ristrutturazione, accompagna, ma non produce la soluzione. I nostri pensieri possono avere intuizioni produttive o riproduttive. Produttive quando gli elementi di un problema sono ristrutturati in un modo diverso (metodo sostenuto da Vertimer), riproduttive quando applico soluzioni che già conoscevo e non faccio nessuna scoperta.

Infine, per l’HIP (Human Information Processing) risolviamo i problemi in modo graduale, tramite una ricerca che completa la differenza fra lo stato in cui ci troviamo e quello che vogliamo raggiungere.

Pensiero

  • Problem solving
  • Riequilibrare la tensione
    • Risposta comportamentista
    • Risposta gestaltista
      • Insight
      • Ristrutturazione
      • Pensiero produttivo e riproduttivo
      • Fissità funzionale
    • Risposta HIP
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

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