Estratto del documento

Psicologia generale

Anno accademico 2022-2023, 1 semestre

  • Modulo 0: Storia della psicologia
  • Modulo 1: Sensazione, percezione, attenzione e coscienza
  • Modulo 2: Pensiero e memoria
  • Modulo 3: Intelligenza, apprendimento e motivazione
  • Modulo 4: Emozioni, benessere e comunicazione

Modulo 0

Storia della psicologia

Una scienza in evoluzione

Le radici della psicologia vengono ricondotte agli antichi greci e romani. Per secoli, tuttavia, quelli che oggi costituiscono oggetti di studio della psicologia, sono stati indagati dalla filosofia e dalle scienze della natura o biologiche. I filosofi già oltre due millenni fa discussero alcuni degli argomenti con cui si cimentano oggi gli psicologi, trattando concetti come facoltà, coscienza e psiche.

Nel campo della medicina e delle scienze biologiche, si è giunti solo negli ultimi secoli a definire la propagazione dell’energia nervosa e ad individuare la centralità delle funzioni del cervello, che prima venivano considerate come ‘facoltà psichiche’. Concetti come anima, mente e coscienza nei secoli sono stati usati come equivalenti, anche se con accezioni diverse; recente è il dibattito sulle relazioni tra mente-cervello e la connessione tra l’attività neuronale e le funzioni e il comportamento del soggetto.

La psicologia è nata rendendosi autonoma dalla filosofia e dalla neurofisiologia.

  • L’autonomia della psicologia dalla filosofia è stata possibile grazie al passaggio dallo studio della mente sul piano filosofico, allo studio della relazione tra mente e corpo sul piano naturalistico.
  • L’autonomia della psicologia dalla neurofisiologia è stata resa possibile dal passaggio dello studio del cervello sul piano fisiologico allo studio dell’unità del cervello-mente e delle sue interazioni con l’ambiente.

L’oggetto della psicologia oggi, è lo studio scientifico del comportamento e dei processi mentali, dell’essere vivente nel suo rapporto con l’ambiente, mentre lo esperisce, vi agisce e lo rappresenta — in altri termini, l’uomo-soggetto della propria attività mentale e fisica.

La psicologia ha numerose connessioni con altre scienze; essa infatti nasce grazie al contributo di 3 correnti:

  • Positivismo: considera la scienza come unico metodo per conoscere la realtà; secondo questa corrente, una scienza per essere definita tale deve avere un’evidenza (il problema dell’evidenza ancora oggi è tema centrale dei dibattiti in ambito psicologico). Bisogna andare verso il mondo empirico = il mondo dei fatti.
  • Evoluzionismo: elimina la visione statica delle forme del vivente e ne dà una dinamica — da forme immutabili ad un sistema dinamico.
  • Fisiologia: l’attenzione è sull’interno dell’organismo — l’occhio non si ferma all’esterno ma va dentro il corpo umano, nascono strumenti nuovi e si fanno scoperte sulla cellula. Si pensava che tramite la fisiologia fosse possibile costruire la psicologia.

Wundt e lo strutturalismo

L'inizio formale della psicologia come scienza viene fissato nel 1879, quando Wundt, fisiologo di formazione e docente di filosofia, fondò a Lipsia il primo laboratorio sperimentale dedicato ai fenomeni psicologici — ‘laboratorio di psicologia fisiologica’.

Il suo obiettivo era di studiare gli elementi della mente tramite una disciplina descrittiva, sistematica e atomistica, utilizzando il metodo scientifico sperimentale. Tale approccio venne denominato strutturalismo da Titchener, allievo di Wundt, il quale divenne docente negli USA. Lo strutturalismo si focalizzava sullo studio degli elementi fondamentali che costituiscono la base di percezione, coscienza, pensiero, emozioni e altri tipi di attività e stati mentali.

Wundt sosteneva che l’oggetto della psicologia fosse lo studio dell’esperienza diretta o immediata, ovvero ‘il contenuto della coscienza’ di ogni individuo. Per studiare la mente, gli strutturalisti usarono il metodo introspettivo, al fine di arrivare a comprendere come si combinano le sensazioni di base per produrre la nostra percezione del mondo.

Lo strutturalismo venne criticato dagli psicologi:

  • Dal punto di vista teorico — approccio elementarizza.
  • Dal punto di vista metodologico — l’introspezione non è una tecnica scientifica adeguata e valida poiché era impossibile a degli osservatori esterni dimostrare l'accuratezza dei resoconti verbali prodotti mediante introspezione.

Queste obiezioni portarono all'evoluzione di nuovi approcci che soppiantarono lo strutturalismo. Il retaggio dello strutturalismo esiste ancora nella psicologia; ad esempio gli psicologi cognitivisti, che si focalizzano sui processi mentali più avanzati come il pensiero, la memoria il problem solving, hanno sviluppato tecniche innovative che aiutano a comprendere le esperienze consce delle persone e a superare molte delle difficoltà inerenti all’introspezione.

James e il funzionalismo

Quasi contemporaneamente al laboratorio europeo di Wundt, William James negli Stati Uniti allestì il suo laboratorio fondato sul funzionalismo, in aperto scontro con i presupposti del funzionalismo.

Il background teorico-culturale su cui si innesta il funzionalismo, è costituito dalle teorie evoluzioniste di Darwin, che nel 1859 pubblicò ‘l’origine delle specie’ — in esso viene sostenuto che le attività psichiche subiscono un’evoluzione per selezione naturale e che in quest’ultima, ha un ruolo determinante l’adattamento dell’individuo all’ambiente. Su queste basi divenne quindi rilevante studiare i cambiamenti della coscienza e le sue funzioni nell’adattamento dell’uomo all’ambiente.

Si inizia a prendere in considerazione l’evoluzione dei processi mentali che avviene seguendo le regole di adattamento come qualsiasi altro carattere biologico, e divenne possibile ricostruire la storia evolutiva dei comportamenti. È chiaro che il funzionalismo si concentrò su ciò che fa la mente e su come funziona il comportamento; la coscienza viene definita come stream of consciousness = un flusso dinamico continuo di esperienza non scomponibile in elementi.

I funzionalisti, le cui teorie balzarono in primo piano all’inizio del 1900, si chiesero che ruolo giocasse il comportamento nel permettere agli individui di adattarsi al meglio al loro ambiente — per rispondere a tale interrogativo, esaminarono in che modo il comportamento permettesse alle persone di soddisfare i propri bisogni.

Wertheimer e la Gestalt

La psicologia della Gestalt si fonda sulla psicologia dell’atto del filosofo tedesco Franz Brentano, e si sviluppa in Europa agli inizi del Novecento. Essa è caratterizzata dall’attenzione all’atto unitario della percezione e si concentra sullo studio delle regole fenomeniche che la presiedono. Von Ehrenfels fu il primo a coniare il concetto di ‘qualità Gestaltica’ = le caratteristiche delle configurazioni percettive che rimangono invariate al variare degli elementi che la compongono.

Il fondatore della scuola della Gestalt viene considerato Wertheimer, il quale è noto in particolare per la sua definizione di movimento apparente o stroboscopico (che richiede al processo percettivo di compiere un’organizzazione percettiva globale precedente all’analisi dei singoli elementi). Per gli psicologi della Gestalt ‘il tutto è più della somma delle singole parti’ — ciò significa che considerati insieme, gli elementi di base che compongono la nostra percezione degli oggetti, producono qualcosa di più forte e significativo degli stessi elementi presi singolarmente.

Diviene quindi importante conoscere la relazione che intercorre tra le parti piuttosto che lo studio del singolo. In particolare Kohler tramite diversi esperimenti sugli scimpanzé, arrivò a definire il concetto di insight, ossia di apprendimento per intuizione — solo dopo aver capito e intuito la relazione tra gli oggetti, l’individuo è in grado di dare una risposta in presenza di uno stimolo.

Con l’avvento del nazismo in Germania, molti psicologi della gestalt furono costretti ad emigrare negli Stati Uniti. Tra questi anche Kurt Lewin, il quale unì gli studi della gestalt alla psicologia sociale, coniando la teoria del campo — le interazioni tra gli individui vengono considerate come appartenenti a un campo di forze. Pertanto, la configurazione e le trasformazioni all’interno delle interazioni non sono date dalla somma dei singoli vettori, ma sono la risultante della distribuzione dell’energia nel campo (ossia l’ambiente sociale).

Il metodo usato dalla scuola della Gestalt è il metodo fenomenologico sperimentale: richiede il controllo rigoroso del variare dei cambiamenti percettivi del soggetto al variare delle caratteristiche fisiche dell’oggetto indicato.

La teoria comportamentista

La teoria comportamentista nasce negli anni Venti del Novecento come reazione alle critiche poste ai meccanismi interni della coscienza o della mente — essi infatti vennero ritenuti impossibili da osservare direttamente e da misurare in modo obiettivo.

Watson, studioso di psicologia animale, fu il primo a sostenere tale approccio nel suo articolo ‘la psicologia dal punto di vista di un comportamentista’: affermava che l’unità di analisi psicologica è il comportamento osservabile intersoggettivamente. La mente non è visibile (Black box), i processi mentali non sono visibili e analizzabili — quindi cosa si può studiare? L’associazione stimolo (mondo fisico esterno) — risposta (comportamento osservabile del soggetto).

Si può quindi misurare come dipende il variare delle risposte del soggetto al variare degli stimoli. Watson riteneva che fosse possibile ottenere qualsiasi tipo di comportamento desiderato controllando l’ambiente di una persona. Nel modello comportamentista, le associazioni stimolo-risposta sono la base della personalità dell’individuo e si stabiliscono esclusivamente sulla scorta dell’esperienza — nulla è innato, tutto è determinato dall’ambiente.

I concetti chiave su cui si basa la teoria comportamentista sono:

  • Stimolo: impatto che l’ambiente ha sull’individuo
  • Risposta: reazione all’ambiente
  • Rinforzo: effetti dell’azione individuale in grado di modificare le successive relazioni con l’ambiente

Il neocomportamentismo

Il neocomportamentismo nasce all’interno del comportamentismo, mettendo in discussione il divieto di interessarsi di ciò che si frappone tra gli stimoli e le risposte. Si inizia ad ipotizzare la necessità di considerare l’esistenza di processi interni all’organismo, non rinviabili a livello manifesto ma necessari per la sua spiegazione.

Hull afferma la necessità di postulare delle variabili intervenienti tra stimoli e risposte. Tali variabili sono riferite a processi interni al soggetto, che si ipotizza influenzino il comportamento o siano interposti tra gli stimoli e le rispettive risposte. Hebb sostiene invece l’esistenza di assembramenti neuronali — gruppi di neuroni corticali dotati di attività autonoma i quali farebbero sì che il comportamento venga coordinato e regolato in una sede neuronale centrale. Tolman sostiene l’esistenza, tra gli stimoli e le risposte, di rappresentazioni mentali interne all’individuo: mappe cognitive — memorie organizzate in base a relazioni spaziali nell’ambiente.

Molte di queste idee anticipano il cognitivismo.

La teoria cognitivista

I limiti dell’approccio comportamentista fecero sì che negli anni '60 alcuni psicologi si aprissero agli spunti e alle suggestioni offerte dalla cibernetica, informatica, etologia. Matematica e dalla linguistica. Si affermò in modo di concepire la mente come un elaboratore di informazioni. Con il comportamentismo tramontano le grandi teorie generali, e si sviluppano modelli settoriali (memoria, percezione, motivazione, emozioni…). Il cognitivismo è una risposta ai problemi che il comportamentismo aveva incontrato come movimento dominante in psicologia.

I cognitivisti sono strettamente collegati con la realtà dei computer — essi pensavano che la nostra mente fosse un computer o elaboratore di informazioni. Questa analogia, venne per la prima volta ipotizzata con la comparsa nel 1960 di ‘piani e strutture del comportamento’ Miller, Galanter, Pribram. Essi si definirono comportamentisti soggettivi, e proposero come modello di ogni comportamento il TOTE — un’unità composta da: Test (piano proattivo azione), operatore (azione), test (feedback e valutazione dell’azione), e exit (fine dell’azione).

Nel 1967 Neisser pubblicò il testo ‘Psicologia cognitivista’, il quale stabilì il nome ufficiale della nuova corrente che nel decennio successivo si impose come paradigma dominante. Questa prima versione del cognitivismo che si incentra sull’analogia mente computer viene designata come ‘Human Information Processing (HIP)’ La simulazione del comportamento costituì la metodologia di ricerca privilegiata dal cognitivismo: intende produrre attraverso computer le operazioni mentali che si ipotizza intervengano nell’esecuzione di un certo tipo di compito da parte dell’uomo. Tramite questa simulazione quindi ci si propone di costruire un modello di come agisce un operatore umano.

La simulazione:

  • Costringe a formulare ipotesi ben definite
  • Permette di studiare i processi mentali interni
  • Permette di variare correggere e manipolare il processo in esame introducendo modificazioni e studiandone gli effetti.

In seguito al cognitivismo:

Scienza cognitiva: essa si sviluppa intorno alla fine degli anni '70, e si vuole occupare di problemi comuni agli studiosi dell’intelligenza naturale e quelli dell’intelligenza artificiale: rappresentazioni delle conoscenze, la comprensione del linguaggio, la costruzione ed elaborazione delle immagini, l’inferenza, il ragionamento, la prosa di decisione e la pianificazione. Con il termine scienza cognitiva, si indicano gli approcci interdisciplinari allo studio delle operazioni intellettive. All’interno della scienza cognitiva si trovano a collaborare discipline di diversa provenienza — la psicologia sperimentale, la linguistica, le neuroscienze, l’informatica e la cibernetica. Il fine di questa scienza è quello di descrivere la struttura astratta che permette la realizzazione di certe funzioni intellettive prescindendo dalla sua base materiale.

Modularismo: Prospettiva teorica legata al nome di Jerry Fodor. Il presupposto di partenza di questo autore è che il comportamento di un individuo sia determinato dalla sua struttura mentale; l’attività di quest’ultima consiste nell’elaborare rappresentazioni interne. Fodor distingue tra i sistemi di input e i sistemi centrali della mente.

  • Sistemi di imput (moduli): elaborano le informazioni che ricevono dagli apparati di trasduzione in modo automatico (il soggetto non ha un controllo cosciente). Ogni modulo lavora in autonomia rispetto ai processi centrali e rispetto agli altri moduli e ogni modulo è competente per un dominio particolare. Fodor ipotizza che ogni modulo corrisponda ad una specifica base cerebrale.
  • Sistemi centrali della mente: responsabili della fissazione delle credenze, degli atti di volontà, dei processi di pensiero superiore come la memoria e il ragionamento. La loro attività è lenta e si sviluppa sotto il controllo del soggetto, non ha una localizzata controparte neurologica ma è sostenuta da processi neurobiologici ampiamente distribuiti nel cervello.

Connessionismo: è un paradigma teorico della scienza cognitiva che cerca modelli dell’architettura mentale nella struttura e nel funzionamento del cervello. Esso ritiene che per lo studio della mente non sia rilevante la coscienza dell’organo fisico che ne è la controparte. Gli strumenti concettuali impiegati dai connessionisti sono formino dalla teoria fisico-matematica dei sistemi dinamici complessi.

L’architettura mentale è concepita sul modello di una rete di unità di elaborazione sub-simboliche omogenee, relativamente semplici, dotate di proprietà fisiche. Alcune delle reti fungono da elementi di imput della rete stessa, altre fungono da elementi di output e le restanti unità, denominate reti nascoste, mediano il passaggio dall’imput all’output. Tutte le unità sono collegate da nessi attraverso i quali passano attivazioni che possono eccitare o inibire i nodi della rete e modificare la rispondenza delle varie unità.

Interazionismo ed umanesimo

L’interazionismo è un approccio psicologico che si focalizza sul soggetto-in-interazione col mondo e con altri soggetti. Esso ha attraversato tutta la storia della psicologia con contributi offerti da differenti autori. Già M. Mead all’interno del suo pensiero detto interazionismo simbolico, definisce il self (sé) di un soggetto come composto da IO+ME. Mead nega l’esistenza di un sé precostituito rispetto alla sua vita sociale e l’IO= parte più individuale e alle interazioni a cui partecipa — attraverso il ‘rispecchiamento’, i contatti di reciproca influenza e la costruzione condivisa di gesti come ME= costituito dai molti simboli significativi si genera il sé sociale, parte determinante dell’identità individuale.

Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 135
Appunti di Psicologia generale   Pag. 1 Appunti di Psicologia generale   Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 135.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Psicologia generale   Pag. 91
1 su 135
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alice03-- di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Balzarotti Stefania.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community