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Lezione 1

La psicologia ha come obiettivo quello di trovare delle regolarità nel comportamento umano e nelle dinamiche e nei processi della cognizione, della motivazione, delle emozioni; attua quindi un certo equilibrio tra quelle che sono modalità uniche irripetibili con cui il singolo soggetto realizza, concretizza, sviluppa da sé; quindi già possiede in partenza e poi sviluppa da sé le proprie capacità legandole quindi a dei tratti di personalità che lo differenziano dagli altri in maniera molto esclusiva. Ecco questa polarità è messa in equilibrio con l'istanza principale della psicologia che è quella di trovare delle costanti, trovare dei modelli che valgono per tutti i soggetti o per una buona parte dei soggetti. Quindi trovare delle regolarità; qui si giocano tutti i fondamenti anche epistemologici della psicologia generale, di ogni branca della psicologia cioè andare a capire bene in che cosa consistono queste regolarità; ma è un problema che tutte le scienze hanno; tutte le scienze hanno questa necessità di trovare modelli che siano validi, contest free, il più possibile in maniera svincolata e indipendente dai contesti e che valgono quindi per ogni epoca, per ogni persona, per ogni contesto culturale.

C'è una ricerca di regolarità che ha a che fare o con le strutture, biologiche o psichiche, o con i processi cercando di capire quello che è un modo ricorrente con cui il cervello e la psiche si approcciano alla realtà ed elaborano la realtà; si parla appunto di information processing, cioè di elaborazione dell'informazione; ecco il modo in cui noi riceviamo informazioni dalla realtà, le elaboriamo le facciamo nostre e poi è chiaro nella nostra psiche queste informazioni hanno un'elaborazione che non si ferma soltanto all'aspetto puramente conoscitivo e cognitivo ma poi vengono immagazzinate all'interno di una nostra biografia; per fare un esempio noi quando percepiamo la realtà abbiamo vari approcci della psicologia alla percezione, come la psicologia della Gestalt piuttosto che il costruttivismo, piuttosto che la teoria di Gibson della percezione diretta; ognuna di queste teorie cerca di spiegare la percezione soprattutto la percezione visiva, ma anche quella uditiva, tattile, olfattiva.

La percezione viene spiegata con l'idea che tutti i soggetti percepiscono in quel modo; poi su quella base noi possiamo poi andare a capire se ci sono delle variabili legate ai contesti culturali oppure socio-politici. Nella psicologia della percezione c'è subito dato di vedere come sono in gioco queste polarità, questa tensione che c'è tra la ricerca di costanti che valgono per tutti e poi delle variazioni di tipo contestuale di cui non possiamo e soprattutto la psicologia che è la scienza dei soggetti e delle menti non può non teorizzare.

Nella psicologia della percezione per esempio vedremo come la Gestalt psychology, la psicologia tedesca della forma che ha poi avuto anche in Italia un suo sviluppo peculiare, riesce a comprendere quando la percezione non sia soltanto un processo passivo di ricezione di informazioni ma anche un processo in cui la spontaneità dell'immaginazione e anche un certo ruolo del soggetto della mente ha una parte preponderante; con questo riesce a far comprendere come il percetto venga fuori attraverso un contributo di qualcosa che la mente da alla realtà, qualcosa che aiuta la realtà a prendere forma secondo delle costanti e anche un'omogeneità e continuità che alcune nostre tendenze percettive e cognitive impongono quasi alla realtà; quindi con delle leggi che ci fanno percepire quello che sta all'esterno in una determinata maniera; vedremo però poi che questo apporto della mente è qualcosa di molto produttivo da parte della mente e che quindi che la realtà non viene percepita attraverso una fotocopia di quello che è reale; questa teoria della percezione fortunatissima è basato poi su evidenze davvero innegabili oltre che sulla focalizzazione di fenomeni molto particolari e anche curiosi come quelli delle illusioni ottiche sulle quali ci soffermeremo.

Questa psicologia della Gestalt poi ha trovato alcuni sviluppi, alcune obiezioni nella psicologia della percezione e in una teoria appunto che è quella del costruttivismo percettivo in cui abbiamo un maggiore coinvolgimento di istanze che sono di tipo socio-culturale; Bruner poi altri hanno ripreso un poco l'idea che la percezione fosse una sorta di inferenza inconsapevole che noi abbiamo sulla realtà, che il soggetto è molto più partecipe del processo che porta all'emergenza del percetto, di quello che noi percepiamo; la psicologia della Gestalt si era mantenuta in un forte equilibrio tra quello che è l'apporto della realtà, cioè quello che la realtà ci dà, le informazioni che ci fornisce – chiaro è che le porte principali per queste informazioni sono i nostri sensi- e questi materiali o questi dati sensoriali vengono poi formati.

Vorrei che fosse attenti proprio alla parola formare il percetto perché l'idea di Gestalt che vuol dire forma sta proprio in questo processo, tende proprio a delineare questo processo del prender forma della realtà attraverso una forma che noi in qualche modo imponiamo alla realtà e questo plasmare la realtà da parte del soggetto secondo delle leggi ormai abbastanza codificate è un qualcosa che noi facciamo in modo spontaneo, inconsapevole, legando quindi qualcosa che è un prodotto quasi vicino all'immaginazione con quello che è l'elaborazione della percezione, qualcosa che non è per niente legato all'immaginazione ma è invece legato a qualcosa che di più reale non potremmo pensare e di più empirico non potremmo pensare cioè il dato sensoriale.

Molto importante è lo sviluppo che poi abbiamo nella psicologia della percezione come inferenza e cioè l'idea che in certi contesti questo processo di emergenza del percetto è un processo molto più impegnativo per il soggetto umano nel senso che il soggetto umano contribuisce non solo attraverso le proprie facoltà cognitive ma con qualcosa di più che è legato al suo contesto sociale e quindi abbiamo esperimenti anche molto interessanti di come bambini poveri rispetto a bambini più agiati percepiscano le monete in contesti angloamericani; per cui abbiamo un famoso esperimento in cui si vede come pizza quello che invece è una moneta e questo è chiaro è una spia di una proiezione di quella che è una condizione, un disagio di tipo sociale in un fenomeno che dovrebbe essere di per sé avulso da quelle che è la nostra biografia personale; la percezione è qualcosa che ci lega fortemente alla realtà, che ci ancora al mondo esterno e non può essere inquinata da nostri vissuti sulla realtà, da idiosincrasie, perché sennò noi stravolgeremmo il nostro rapporto con il mondo e stravolgeremmo qualcosa che sta molto a monte cioè la base sicura su cui noi poggiamo l'essere centrati su un equilibrio in un'omeostasi che riguarda noi come corpo mente, noi come omeostasi psicofisica e il nostro rapporto con la realtà e con l'ordine che la realtà ha e l'ordine che la realtà ci impone.

Per cui nella psicologia della Gestalt in un certo senso è come se tutte e due le polarità conferissero, come se il percetto nascesse da una collaborazione di due ordini, l'ordine esterno e quello del nostro ambiente cognitivo interno che collaborano perché venga fuori un percetto e questa interdipendenza di due ordini è molto importante per comprendere la fisiologia della mente e anche come riportare a questa fisiologia situazioni in cui noi tendiamo ad inquinare la percezione con qualcosa che non ha a che fare con la realtà e con questa interdipendenza di due ordini.

Pensiamo ad esempio nei casi di alcune psicopatologie a come la realtà possa essere come un percetto normale, pensiamo ad un colore, il rosso il verde possono essere interpretati come facendo riferimento ad un qualcosa di più soggettivo, di più legato alla biografia del soggetto oppure di stravolto, cioè non legato all'ordine esterno; ad esempio un soggetto schizofrenico potrebbe vedere nel rosso qualcosa che gli richiama paura, gli richiama delle associazioni legati alla memoria o puramente immaginative che gli mettono angoscia. Ecco il colore rosso viene percepito senza più quei vincoli, quelle regolarità che fanno parte di un processo percettivo fisiologico normale perché vengono inquinati di qualcosa che non rispecchia l'interdipendenza di questi due ordini, ordine esterno e l'ordine cognitivo interno.

Andando con ordine quello che volevo dire è che ci possono essere modalità in cui la percezione non è più vincolata da quelle regolarità che appartengono alla mente di tutti, alla mente psicologica, alla mente normale che approccia il reale in questa prima istanza che è quella percettiva.

Distinzione tra top down e bottom up

È importante distinguere in psicologia due livelli:

  • Il livello top down, dall'alto verso il basso; vuol dire che noi consideriamo i processi cognitivi a partire dalle facoltà cognitive superiori, quindi più alte rispetto a quelle delle percezione, come il linguaggio, la memoria, il ragionamento, la categorizzazione livelli.
  • Il livello bottom up, dal basso verso l'altro sono i processi che riguardano a valle i sensi e la percezione e che possono essere considerati nel loro specifico livello cioè a valle.

Quindi noi possiamo ragionare sulla percezione secondo una prospettiva bottom up nel senso che ragioniamo su come noi elaboriamo le informazioni provenienti dai sensi e queste vengono poi elaborate nei percetti e noi abbiamo quindi a che fare con i materiali della percezione e non ci andiamo a chiedere quanto la memoria influisca sul processo percettivo, quanto il linguaggio influenza su questo processo o quanto il ragionamento posso influire, noi mettiamo tra parentesi le facoltà cognitive superiori.

In un approccio top down noi proprio ci chiediamo che influenza hanno le facoltà cognitive superiori sulla percezione, quindi sui primi stadi della nostra cognizione. Se trovare come domanda quella di illustrare l'analisi in una prospettiva top down o button up voi sapete già che l'analisi di tipo top down dei processi cognitivi vuole indagare l'apporto che le facoltà cognitive superiori, quali il linguaggio, la memoria, il ragionamento.

L'analisi di tipo bottom up dei processi cognitivi si interessa di focalizzare i processi a partire dalla percezione per poi arrivare in alto. Oggi c'è un filone della psicologia che è arrivato dal connessionismo, un approccio psicologico che poi si sviluppa nella costruzione di reti neurali, un approccio che tende a concepire un'elaborazione delle informazioni più vicina a come il cervello percepisce la realtà e a come il cervello sia una macchina straordinaria che elabora le informazioni legando sempre il doppio livello, top down, bottom up, cioè contemporaneamente elabora le informazioni mettendo in comunicazione le facoltà cognitive superiori con quelle inferiori.

Questa nuova prospettiva è legata per esempio ai processi della lettura; pensate quando leggiamo noi abbiamo a che fare con una contemporaneità di processi top down bottom up perché la percezione offre materiali empirici alla nostra mente come può essere la configurazione delle lettere, della scrittura, la dimensione delle lettere, il carattere grafico che sono oggetto di percezione visiva ma che vengono subito interpretati non come puri; quando leggiamo non percepiamo la caratteristica grafica nel senso di percepire l'asticella delle lettere, ma abbiamo una tale coalescenza una tale interdipendenza con i fenomeni top down che subito percepiamo in maniere linguistica e non puramente fisica il percetto che è appunto la scrittura; e quindi subito interpretiamo linguisticamente come qualcosa che a che fare con una lingua determinata (italiano, inglese) con un genere (romanzo poesie).

Questo esempio è interessante di come si sia comunque qualcosa di percettivo che non possiamo negare e infatti ritroviamo spesso qualcosa di percettivo quando poi dobbiamo andare a capire alcune patologie ai processi di lettura e di scrittura, per esempio le disgrafie e le dislessie, noi abbiamo a che fare con processi in cui è più difficile per il soggetto mettere in compresenza, pensare simultaneamente il percetto in maniera che sia legata ai processi top down, ai processi che sono legati alla nostra memoria al nostro patrimonio di conoscenza al nostro essere dei soggetti linguisticizzati. Il soggetto potrebbe quindi fare più fatica. La fluidità nella lettura viene proprio da questo, dalla sinergia tra il livello top down e il livello bottom up.

Lezione 2

Abbiamo focalizzato nella prima lezione la distinzione tra top down e bottom up che è molto utile per la comprensione dei processi psichici e soprattutto dell'autonomia ma anche dell'interrelazione delle varie facoltà cognitive. La distinzione ci è servita ed è molto utile per comprendere quanto la facoltà cognitiva che noi analizziamo sia autonoma e indipendente come processo e quanto poi queste facoltà comunichino fra di loro e si condizionino fra di loro. Abbiamo detto che è possibile studiare la percezione in maniera molto autonoma nel senso di considerare i processi a valle della percezione, i processi bottom up che sono più legati alle informazioni sensoriali, a quello che ci proviene dal mondo esterno, dalla realtà. Quindi quando sentite, quando leggete la locuzione bottom up voi dovete pensare ad una elaborazione delle informazioni che è ancora ad un livello inferiore legato a quello che ci viene dato dai sensi a partire dal mondo esterno.

Abbiamo poi detto che la psicologia della Gestalt ci fornisce una visione un po' più ampia di quello che è la nostra relazione con il mondo esterno a livello bottom up quindi a livello percettivo; questa idea del fenomeno a valle non deve però far apparire la percezione come un qualcosa di passivo, un qualcosa cioè che proviene solo dal mondo esterno di cui noi abbiamo una rappresentazione che è una fotocopia della realtà; molto importante questo non pensare alla nostra rappresentazione della realtà, parlo di rappresentazione mentale, quindi di tutto ciò che ha a che fare con la nostra cognizione del mondo come una fotocopia della realtà; la rappresentazione mentale trasduce in un contenuto rappresentazionale quello che proviene dalla realtà, quello che noi attingiamo dalla realtà attraverso le informazioni dei nostri sensi ma non è mai una fotocopia, ma c'è un apporto del soggetto, un apporto che mette in ordine i dati sensoriali, mettendo in interdipendenza l'ordine che è presente nella natura che è presente nel realtà, nel mondo esterno con un ordine che noi diamo alle cose perché già a livello innato l'uomo è geneticamente predeterminato a mettere ordine in un certo modo nella percezione del mondo e poi anche nella sua rappresentazione del mondo.

La rappresentazione può essere di tipo percettivo o cognitivo nel senso che poi le nostre rappresentazioni non sono limitate ai percetti ma diventano appunto categorizzazioni del mondo, quindi reti di classificazione degli oggetti esistenti nel mondo, come anche una teoria del mondo che noi poi possediamo. La parola teoria è oggi molto utilizzata anche in sensi non strettamente connessi a quello che viene chiamato teoria del mondo, cioè la visione del mondo che può essere anche culturale e fisiologico, ma come teoria del mondo si intende anche una teoria innata cioè un nostro modo di approcciarci alla realtà che è codificato nel nostro essere soggetti di un certo tipo appartenenti alla specie umana.

Per esempio si discute tanto sul fatto che esiste una teoria della mente nel soggetto umano, cioè che noi siamo già dalla nascita già dotati di una certa capacità di empatizzare con l'altro, di una certa capacità di metterci nei panni dell'altro, questa capacità di metterci nei panni dell'altro, di attribuire all'altro intenzioni e credenze simili alle nostre, di leggere il suo comportamento così come noi leggeremo il nostro se fossimo al suo posto, e il fatto di prevedere il comportamento altrui, di interpretare con una certa razionalità il comportamento dell'altro; ecco tutte queste capacità sono riunite all'interno di quella etichetta che noi chiamiamo teoria della mente. Teoria della mente è proprio questa capacità di entrare in consonanza con l'altro; di questo parleremo pure, ma la parola teoria, in questo senso ho richiamato teoria della mente, viene utilizzato per indicare qualcosa che non è una teoria vera e propria, non è una sforzo teorico fatto dall'uomo, come può essere quello di un filosofo che crea un'interpretazione del mondo, dando anche dei significati simbolici alla realtà, interpretando poi una prospettiva più ampia di quella psicologica, ecco non si tratta di questo sforzo teorico, ma quando si trova la parola teoria vuol dire che c'è una sorta di modalità di approcciarsi, una raffigurazione di come stanno le cose che però è molto implicita, inconsapevole.

E in questo caso si può introdurre una seconda distinzione molto importante e cioè la dicotomia tra automatico/procedurale e esplicito/consapevole, dicotomia che fa poi capo a quella che è la teoria della memoria e la distinzione tra memoria implicita procedurale e memoria esplicita. La prima è una memoria di tipo automatico in cui si è creato un automatismo...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paperanet di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof Velardi Andrea.
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