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PSICOLOGIA GENERALE

Sintesi diapostive pubblicate online – Prof. Turatto

Storia della Psicologia – 1

Il termine psicologia deriva dal greco psiché (anima, spirito) + logos (discorso, studio).

Oggi PSICOLOGIA significa studio scientifico del comportamento degli esseri viventi ed i loro processi cognitivi; dove per

COGNIZIONE s’intende processo di acquisizione ed elaborazione di informazioni da parte di un sistema, biologico o non biologico

(es. intelligenza artificiale).

Fino al XVII secolo la psicologia è stata intesa come studio dell’anima, ma il problema era la definizione di “anima”.

Il primo trattato di psicologia è stato De Anima, scritto da Aristotele nel 322 a.C.

Ippocrate (circa 400 a.C.) individuò delle relazioni tra alcune funzioni psichiche ed alcuni umori corporei: il sangue è secondo

Ippocrate legato ad un carattere sanguigno, la bile gialla ad un carattere collerico, la bile nera ad un carattere melanconico, il

flegma (liquido nasale) ad un carattere flemmatico. Ancora oggi, seppur ingenuamente sbagliando, vengono usate queste categorie

per descrivere/motivare i comportamenti di alcune persone.

Plinio il Vecchio (50 d.C.) e Galeno (200 d.C.) scrissero testi che furono di riferimento durante tutto il Medioevo riguardanti la

fisiologia del sistema nervoso. Il pensiero classico pone le basi per lo sviluppo della psicologia come scienza naturale.

Nel Medioevo, tuttavia, il pensiero cristiano fu d’intralcio per lo “studio dell’anima”, che era cosa da lasciare ai teologi. Inoltre era

proibita la dissezione dei cadaveri, perciò fu ostacolato anche lo studio del corpo umano.

Nel Rinascimento l’uomo era visto al centro della Natura, secondo un’ottica meno mistica.

Cartesio (1650) sosteneva l’esistenza di una distinzione tra res extensa (fisico) e res cogitans (mentale): proprietà fisiche comuni ad

uomini ed animali, attività mentale tipica dell’essere umano. Secondo Cartesio la sede dell’anima non è il cuore, ma la ghiandola

pineale (oggi epifisi) dalla quale partono i comandi (problema del libero arbitrio) e che si pensava come sede di idee innate (come

l’idea di Dio o gli assiomi matematici) ed idee apprese.

Un salto nella storia della psicologia si ha con l’Empirismo. Secondo gli empiristi, tra cui i maggiori esponenti furono Locke e Hume,

non esistono idee innate: tute le conoscenze derivano dall’esperienza. Secondo questa teoria la mente può quindi essere studiata

scientificamente. Importante fu il contributo di Galilei con l’introduzione del metodo scientifico.

Agli inizi dell’Ottocento nacque la Psicologia come SCIENZA. Questo fu possibile grazie a due fattori: la nascita delle Neuroscienze

(ad esempio la localizzazione cerebrale) e l’applicazione del metodo scientifico agli eventi mentali.

Gall (1825) sostenne che non soltanto la ghiandola pineale, ma tutto il cervello è la sede della mente ed ogni zona cerebrale regola

una determinata facoltà mentale, perciò dallo studio della forma del cranio sarebbe stato possibile rilevare le inclinazioni

psicologiche del soggetto. (Frenologia)

Negli stessi anni, Broca (1861) individuò l’area cerebrale responsabile della produzione del linguaggio, mentre Wernike (1874)

individuò l’area cerebrale responsabile della comprensione del linguaggio.

Rimaneva però il problema della misurazione dei processi psicologici.

Nel 1850 Von Helmholtz misurò la velocità di trasmissione degli impulsi nervosi. In seguito Donders ottenne, per la prima volta

nella storia della psicologia, delle misure oggettive dei diversi processi mentali attraverso la misurazione dei tempi di reazione del

soggetto in seguito ad uno stimolo ed attraverso il “metodo sottrattivo”. Quelli di Donders sono metodi tuttora utilizzati ed

importanti nella Psicologia Sperimentale.

Intorno al 1860, Schiff misurò un aumento del calore della testa in seguito a processi mentali mentre Mosso dimostrò un maggiore

afflusso sanguigno alla testa durante tali processi.

Con la nascita della Psicofisica si ritenne che fosse possibile misurare i fatti mentali in modo diverso. In generale, l’obiettivo di

questi studi fu quello trovare delle leggi che descrivano i processi mentali e le relazioni tra modalità sensoriali e stimoli.

Nel 1834 Weber formulò una legge che determina l’aumento minimo di intensità che uno stimolo deve avere per essere percepito

come diverso dal precedente. Tale valore è noto come cosante di Weber: , la quale varia in funzione della modalità

sensoriale. In psicofisica è definita come soglia assoluta l’intensità minima di uno stimolo affinché esso dia luogo ad una

sensazione, mentre è definita come soglia relativa l’intensità di uno stimolo affinché esso venga percepito come differente dal

precedente. Sebbene il concetto di soglia così inteso sia a volte ancora utilizzato, questo concetto è errato (vd. Signal Detenction

Theory).

Possiamo quindi affermare che lo studio della Psicologia come disciplina scientifica nacque nella seconda metà dell’Ottocento,

in particolare grazie a:

 Avvento della Cronometria mentale (Donders)

 Nascita della Psicofisica (Weber e Fechner)

 Fondazione del primo laboratorio di Psicologia Sperimentale a Lipsia da parte di Wuntd (1879: data simbolica della nascita

della moderna psicologia sperimentale)

I processi mentali oggetto d’indagine della psicologia come scienza furono:

 Memoria (Ebbinghaus),

 Coscienza ed inconscio (Peirce & Jastrow e James),

 Attenzione (Von Helmholtz e James). - Giulia Pellizzer -

Psicologia Generale - Sintesi diapositive di Prof. Turatto

1

La memoria fu studiata scientificamente da Ebbinghaus nel 1885, cercando di misurare per quanto tempo dura un ricordo (oggi

diciamo traccia mnestica). Usò se stesso come oggetto di studio. Il metodo scientifico si riscontra in quanto la situazione era

controllata (lista di sillabe senza senso) e veniva misurata la percentuale di sillabe ricordate in funzione del tempo intercorso tra

l’apprendimento e la rievocazione. La sua ricerca fu importante perché dimostra la possibilità di studiare in modo sperimentale le

funzioni mentali.

I primi esperimenti che tentarono di verificare se esistesse una percezione non cosciente furono sostenuti da Peirce e da Jastrow

nel 1884, seguiti da studi di Sidis nel 1898. Ancora oggi lo studio dell’inconscio e della coscienza è argomento di grande interesse

delle scienze cognitive e delle neuroscienze.

Una prima misurazione dell’attenzione, invece, fu effettuata da Von Helmholtz. James, uno dei fondatori della moderna psicologia

cognitiva, discute in un suo trattato vari aspetti dell’attenzione.

La tecnica di Wundt si basava sullo studio dell’esperienza diretta o immediata, servendosi dell’introspezione come strumento

d’indagine. L’introspezione, però, potrebbe variare i contenuti della coscienza e non è pertanto uno strumento valido. Tichner,

allievo di Wundt, si concentra invece sullo studio della struttura della mente umana (Struturalismo).

In opposizione allo strutturalismo di Tichner ed influenzato dalla teoria darwinista, nacque il Funzionalismo, che studia il

funzionamento della mente che lavora per permettere all’organismo di adattarsi all’ambiente. James riteneva che analizzare gli

elementi della mente fosse meno importante che studiare la sua funzione.

Negli ultimi dell’Ottocento si sviluppò la Psicanalisi, una psicologia non scientifica proposta da Freud nel 1895. Essa si fonda su

affermazioni riguardanti la natura della mente umana e su come questa determina il comportamento. Secondo Freud la mente

avrebbe una struttura tripartitica, formata da Es (parte inconscia, sede degli istinti), Io (parte mediatrice) e Super io (sede della

morale e dei principi etici). Attraverso i sogni è possibile accedere ai contenuti dell’inconscio del soggetto analizzato, il cui il

comportamento è influenzato dal suo inconscio. Per molti anni la psicanalisi ha avuto un forte impatto sulla psicologia, ma

persisteva il problema che essa fa riferimento a entità non misurabili né osservabili: non era rispettato il metodo scientifico e non

era mai falsificabile (se la teoria non funziona, la colpa è del paziente che oppone resistenza). La psicanalisi, dunque, è un esempio

di teoria ingenua, ossia basata su esperienze personali e non scientifica.

 

T insieme di ipotesi tra loro connesse, dimostrabili attraverso il metodo scientifico. Una teoria si basa su misurazioni,

EORIA che possono essere replicate.

Storia della Psicologia – 2

Nel corso del XX secolo alcuni ricercatori hanno dato più importanza allo studio del comportamento, disinteressandosi dei

processi mentali, altri invece hanno utilizzato il comportamento come strumento di indagine per lo studio dei processi mentali.

Scuole e movimenti del XX secolo:

 Gestalt

 Comportamentismo

 Cognitivismo

 Scienze Cognitive

La psicologia della Gestalt nacque in Germania nel 1912 con la pubblicazione degli studi di Wertheimer sul movimento apparente.

Interesse principale fu capire le leggi, note come leggi della Gestalt, che il cervello segue per costruire la percezione. Inoltre la

Gestalt si occupò anche dello studio del pensiero e dell’apprendimento. In particolare, Köhler condusse studi sugli scimpanzé e

propose un modello basato sull’intuizione, mentre Thorndike (comportamentista) propose il modello “per prove ed errori”.

Il Comportamentismo, nato dagli studi di Pavlov e Thorndike nei primi del ‘900, utilizzò il comportamento come strumento di

indagine per lo studio dei processi mentali. Watson definisce la psicologia come un settore delle scienze naturali il cui scopo è la

previsione ed il controllo del comportamento. La mente veniva vista come una black box, in quanto i processi mentali non

sarebbero osservabili e quindi rilevante è il solo comportamento. Da questo approccio deriva l’utilizzo rigoroso del metodo

sperimentale, senza colloqui clinici o introspezioni. Questa corrente comportò un radicale cambio di prospettiva, poiché essa rifiutò

lo studio della mente a favore dello studio del comportamento.

D’altro canto, Skinner sosteneva che il comportamento può essere studiato, ma anche controllato o manipolato: è possibile

condizionare il comportamento attraverso il rinforzo o la punizione delle risposte agli stimoli. Dunque sarebbe l’ambiente a

condizionare il comportamento. (problema del libero arbitrio)

Alcuni studiosi, in contrapposizione al Comportamentismo, ritengono necessario studiare la struttura della “black box”, riscoprendo

l’interesse per lo studio delle funzioni mentali (memoria, pensiero, linguaggio…). Importante è stata l’influenza della nascita dei

primi calcolatori, infatti il movimento noto come Cognitivismo si basa sull’idea che la mente sia come una macchina per

l’elaborazione dell’informazione (paradigma HIP: Human Information Processing). Neisser pubblicò nel 1967 il famoso volume

“Cognitive Psychology”. È possibile studiare il contenuto della back box: variando gli stimoli ed osservandone le risposte si può

capire il tipo meccanismo presente all’interno. Contributi significativi nello studio dell’HIP furono dati da Cherry e Broadbent

(attenzione intesa come filtro), da Sperling che scopre la “memoria iconica”, così denominata solo qualche anno dopo da Neisser.

Inoltre Miller discusse i limiti della capacità di elaborazione delle informazioni e insieme a Galanter e Pribram pubblicò un lavoro

esponendo come il comportamento non dipenda dai riflessi, ma piuttosto dipende dagli obiettivi e dalla verifica del loro

raggiungimento.

Il Cognitivismo si sviluppò in seguito nelle Scienze Cognitive, possiamo citare come data simbolica la nascita della rivista intitolata

“Scienza Cognitiva” (1977). Le Scienze Cognitive sono caratterizzate dalla multidisciplinarità e comprendono tutte le discipline

- Giulia Pellizzer -

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interessate allo studio dei processi cognitivi. Norman stabilì nel 1980 diverse aree di indagine, come linguaggio, coscienza,

memoria… La mente opera per algoritmi e, come un calcolatore, elabora simboli (ossia informazioni). Si è capito che il cervello

elabora l’informazione in parallelo: i vari neuroni hanno la possibilità di comunicare tra loro e questo permette al cervello

un’elevata capacità di elaborazione. Nello sviluppo dell’informatica contribuisce la simulazione dei processi ed algoritmi mentali nei

computer semplici, ma dando luogo anche alle reti neurali artificiali. Una rete neurale non ha algoritmi definiti per elaborare le

informazioni in ingresso: alla rete viene presentato l’input e anche l’output corretto per quel particolare stimolo. In questo modo la

rete suddivide l’informazione e cerca una soluzione fin quando non ottiene il risultato atteso. Una volta appreso il compito, essa

può generalizzare ed estendere la risoluzione del problema ad altri casi. Molto utile è la possibilità di lesionare tali reti, simulando

lesioni cerebrali. Nel 1983 Fodor propone un concetto chiave delle Scienze Cognitive, il modularismo: la mente umana è

caratterizzata in moduli dedicati e distinti per l’analisi delle informazioni. Ciascun modulo è specifico, ha un funzionamento

obbligatorio, è veloce ed è incapsulato (isolato) rispetto agli altri moduli.

Le NEUROSCIENZE oggi hanno come obiettivo la ricerca dei correlati neurali dei vari processi cognitivi, cercando di meglio

capire come funziona il cervello. - Giulia Pellizzer -

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Basi Biologiche della Psicologia – 1

NOI SIAMO IL NOSTRO CERVELLO: tutto ciò che pensiamo ed il nostro comportamento sono prodotto dell’attività

del cervello, come dimostrato dal caso di Phineas Gage. In seguito ad un’esplosione, Gage subì una violenta lesione al

cervello che lo cambiò completamente, “era un’altra persona”.

I neuroni, unità base del sistema nervoso, sono cellule altamente specializzate che trasmettono

informazioni attraverso un’attività elettrochimica. Essi sono principalmente concentrati nel sistema nervoso

centrale, ossia nel cervello, nel midollo e nella retina. Ne esistono principalmente tre tipi:

 

Neuroni Sensoriali portano al cervello gli impulsi derivati dalla stimolazione dei recettori sensoriali

 

Interneuroni trasmettono gli impulsi ricevuti da un neurone ad un altro neurone

 

Motoneuroni trasmettono gli impulsi provenienti dal cervello o dal midollo spinale ai muscoli

Ogni neurone è costituito dal un corpo cellulare, dei dendriti, un assone e dei bottoni terminali, dove avviene

generalmente lo scambio di informazioni attraverso le sinapsi. La sinapsi è uno spazio

presente tra i bottoni di due neuroni differenti. La trasmissione dell’impulso avviene

grazie al rilascio (da parte della terminazione presinaptica) e all’assorbimento (da parte della terminazione

post sinaptica) di alcune sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori. Ne esistono più di 50 tipi

differenti e ciascuno di essi può avere sia effetti eccitatori che effetti inibitori. Tra i principali, ricordiamo:

 

Acetilcolina presente soprattutto nell’ippocampo (area fondamentale per la memoria), in genere ha

un effetto eccitatorio. La sua diminuzione può causare Alzheimer.

 

Noradrenalina principalmente prodotta nel tronco encefalico, in genere ha un effetto eccitatorio. Cocaina e anfetamine ne

ritardano il riassorbimento, quindi i neuroni postsinaptici rimangono eccitati più a lungo.

 

Dopamina il suo rilascio in determinate zone del cervello produce sensazione di piacere. La sua diminuzione porta al morbo

di Parkinson, mentre un eccesso può causare schizofrenia.

 

Serotonina coinvolta nel controllo dell’umore (i farmaci antidepressivi nel rallentano il riassorbimento), del sonno e

dell’appetito.

 

Glutammato è il neurotrasmettitore più diffuso nel SNC ed ha generalmente un effetto eccitatorio. È coinvolto nella

memoria e delle disfunzioni nella sua neurotrasmissione possono produrre schizofrenia.

γ

 

Acido -amminobutirrico (GABA) principale neurotrasmettitore ad effetto inibitorio del cervello.

Nel cervello umano individuiamo delle aree corticali e delle aree sottocorticali.

 La corteccia cerebrale è la sede delle funzioni cognitive principali (memoria, linguaggio, ragionamento…) e dell’analisi sensoriale

più sofisticata. Essa è anatomicamente suddivisa in lobi: frontale, parietale, temporale ed occipitale. A seconda della loro

specializzazione funzionale, si individuano aree corticali sensoriali (analisi visiva, uditiva, tattile,

propriocettiva), motorie (controllo movimenti volontari) ed associative (coinvolte nei

processi cognitivi). La lesione di una determinata area determina un deficit specifico:

× 

Area di Broca produzione linguistica

× 

Cortecce sensoriali vista, udito

× 

Corteccia parietale attenzione e coscienza

× 

Lobi frontali pianificazione del comportamento

× 

Area temporale mediale visione del movimento

 Le strutture subcorticali controllano in particolare il comportamento. Tra le più importanti:

 

Talamo analisi sensoriale

 

Ipotalamo regolazione endocrina e omeostasi

 

Collicolo superiore movimenti oculari e analisi visiva grezza

 

Amigdala emozioni e memoria

 

Corpo calloso collegamento e comunicazione tra i due emisferi

L’encefalo, infatti, è costituito da due emisferi (destro e sinistro), che operano

indipendentemente l’uno dall’altro e sono uniti dal corpo calloso attraverso il

quale comunicano in modo da coordinare le loro azioni. Ciascun emisfero è

specializzato in funzioni diverse, come dimostrato da Sperry nella metà del ‘900.

Sperry studiò casi di pazienti Split-Brain (con cervello diviso), giungendo alla

conclusione che l’emisfero sinistro domina grammatica del linguaggio, ragionamento analitico, soluzione dei problemi, controllo

movimenti fini e controllo movimenti della bocca per produrre parole, mentre l’emisfero destro domina tono e ritmo del

linguaggio, riconoscimento dei volti, abilità visuo-spaziali, espressioni emotive, abilità musicali, elaborazione di informazioni socio-

emozionali. Le vie visive nei primati sono organizzate in modo che i campi visivi siano elaborati nell’emisfero contro laterale.

- Giulia Pellizzer -

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Introduzione al Sistema Visivo – 1

L’essere umano è un animale visivo, che trae cioè il maggior numero di informazioni

sull’ambiente esterno dalla vista. Il sistema visivo è costituito dagli occhi, da nuclei

sottocorticali e dalle cortecce visive. L’occhio è una struttura altamente specializzata per

la ricezione di stimoli luminosi ed è formato da componenti ottiche (cornea e cristallino),

componenti neurali (retina e nervo ottico) e componenti motorie (muscoli extraoculari).

La cornea è uno strato protettivo posto davanti alla pupilla, foro che permette alla luce di

entrare nell’occhio. La pupilla ha un diametro variabile in funzione della luminosità. Le

fibre muscolare che ne regolano la larghezza sono chiamate nel loro insieme iride.

Passando dalla pupilla, la luce colpisce il cristallino, che funge da lente regolabile per

mettere a fuoco sulla le immagini di oggetti più o meno distanti. I raggi luminosi

colpiscono infine la retina, luogo in cui vengono trasformati in impulsi nervosi per essere

poi trasmessi al cervello.

La retina è composta da cinque strati di neuroni di differenti tipi:

 

Fotorecettori (coni e bastoncelli) convertono l’energia luminosa in impulso nervoso

 

Cellule orizzontali trasmettono informazioni orizzontalmente tra le varie cellule

 

Cellule bipolari trasmettono gli impulsi alle cellule gangliari

 

Cellule gangliari eseguono una prima grossolana elaborazione dei segnali nervosi per poi inviarli al

cervello attraverso i loro lunghi assoni, i quali formano il nervo ottico.

L’area della retina in cui la capacità di discriminare i dettagli, ossia l’acuità visiva, è massima è la fovea. I

movimenti oculari consentono di far coincidere la zona di interesse alla fovea. Qui sono maggiormente

concentrati i coni rispetto ai bastoncelli, i quali consentono di distinguere i colori e sono responsabili della

visione fotopica (diurna). Nella fovea l’acuità visiva è massima perché ogni

cellulare gangliare riceve afferenze da pochissimi fotorecettori (campo recettivo

piccolo), mentre nella zona periferica della retina ogni cellula gangliare riceve afferenze da più

fotorecettori (campo recettivo ampio). I bastoncelli sono più concentrati nella zona periferica della

retina, essi rispondono soltanto a tonalità di grigi e sono responsabili della visione scotopica

(notturna).

Dalla retina, lo stimolo nervoso viene trasmesso attraverso gli assoni delle cellule gangliari al

cervello. Tali assoni sono raccolti a formare il nervo ottico. Il punto in cui questo nervo esce

dall’occhio è privo di fotorecettori, ma il cervello ricostruisce la parte mancante dell’immagine che

altrimenti noi non vedremmo (fenomeno della macchina cieca). Il punto in cui i due nervi ottici si

incrociano per andare all’emisfero controlaterale è detto chiasma ottico, per poi raggiungere il

talamo. L’emicampo sinistro e dunque visto dall’emisfero cerebrale destro, mentre emicampo

destro è visto dall’emisfero cerebrale sinistro.

Le fibre che congiungono la retina alla corteccia, a seconda della loro funzione,

possono appartenere al sistema magnocellulare o al sistema parvocellulare.

Il sistema magnocellulare riceve gli input nella parte periferica della retina e presenta

neuroni con campi recettivi ampi e si prolunga nella via dorsale. Esso fornisce risposte

rapide, ma grossolane. La codifica è monocromatica. Il sistema parvocellulare riceve gli

input nella parte centrale della retina (neuroni con campi recettivi piccoli) e si prolunga

nella via ventrale. Fornisce risposte lente, ma dettagliate. La codifica è a colori.

La separazione tra via dorsale e via ventrale fa riferimento alla specializzazione nell’analisi

dell’informazione:

 

La via ventrale o via del what riceve afferenze principalmente dalla fovea, è responsabile del riconoscimento di oggetti e

compie un’analisi consapevole e relativamente lenta. Le aree visive principali sono la

corteccia visiva V4, per la percezione del colore (lesione comporta acromatopsia), e la

corteccia infero temporale, per il riconoscimento degli oggetti e dei volti (lesione comporta

angosia).

 

La via dorsale o via del where riceve afferenze principalmente dalla zona periferica della retina, è responsabile della

localizzazione degli oggetti nello spazio e ne riconosce il movimento, compie un’analisi

non consapevole e veloce. Le aree visive principali sono la corteccia parietale posteriore,

per il controllo dell’orientamento dello sguardo e dell’attenzione (lesione comporta

atassia ottica), e la corteccia temporale mediale, per la percezione del movimento

(lesione comporta akinetopsia).

Il movimento dell’occhio è regolato da tre paia di muscoli extraoculari, che permettono di orientare la fovea verso la regione

d’interesse: retto mediale e laterale (movimenti orizzontali), retto inferiore e superiore (movimenti verticali) e obliquo inferiore e

superiore (leggera torsione). - Giulia Pellizzer -

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Metodi Sperimentali in Psicologia – 1

La scienza è un insieme di conoscenze che hanno l’obiettivo di descrivere in modo quanto più dettagliato possibile la realtà e

scoprire le relazioni tra i fenomeni, formulando leggi al fine di predire lo svolgimento degli eventi. Una teoria scientifica è un

insieme di affermazioni verificate empiricamente. Ciascuna teoria descrive un modello. Una teoria è scientifica solamente se può

essere falsificabile. I dati che derivano dagli esperimenti sono importanti per verificare la bontà delle affermazioni.

Il metodo scientifico, introdotto da Galilei, si basa su tre tappe fondamentali:

1. Osservazione di un evento

2. Formulazione di Ipotesi Falsificare ipotesi

che può

3. Verifica sperimentale Confermare ipotesi

Per formulare delle affermazioni è importante che il fenomeno sia misurabile, o descritto oggettivamente e affinché un

esperimento sia scientifico è necessario che esso sia replicabile, pertanto devono essere descritte dettagliatamente le condizioni

nelle quali si è svolta l’osservazione e la procedura seguita.

Nella formulazione delle leggi, vengono introdotte delle variabili. Una variabile è un evento o uno stato della realtà appartenente

ad una determinata categoria, all’interno della quale può assumere differenti valori (solitamente descritti da numeri).

Nel 1951 Stevens propone quattro tipi di scale di misurazione:

1. 

Scala Nominale i valori valgono in quanto diversi, senza un rapporto quantitativo tra loro

2. 

Scala Ordinale i valori, pur non esprimendo una precisa misura, sono disposti in ordine nella scala

3. 

Scala di Intervallo tra i valori vi è una misura precisa della distanza gli uni dagli altri, ma non uno zero assoluto di riferimento

4. 

Scala di Rapporto esprime il massimo livello di precisione: è come una scala di intervallo provvista di uno zero assoluto a cui

far riferimento e sono pertanto possibili tutte le operazioni sui reali.

È importante, in fase sperimentale, scegliere la scala adeguata, facendo in modo che essa sia quanto più dettagliata possibile.

Le variabili possono essere dipendenti oppure indipendenti. Le variabili indipendenti, dette anche fattori sperimentali, sono quelle

fissate (o manipolate) dall’osservatore, come le condizioni di partenza per effettuare l’esperimento, mentre le variabili dipendenti

sono gli effetti osservati, ossia i risultati dell’esperimento. In psicologia le variabili indipendenti sono gli stimoli e quelle dipendenti

sono le risposte del soggetto.

Importante per la corretta esecuzione di un esperimento è la definizione di un disegno sperimentale, cioè la descrizione di tutti i

fattori coinvolti. In psicologia i tipi di disegni che possiamo avere sono sostanzialmente due:

 

Disegni Within Subjects (entro i soggetti) tutti i soggetti sono sottoposti a tutte le condizioni sperimentali

 

Disegni Between Subjects (tra i soggetti) ogni condizione è somministrata ad un gruppo diverso di soggetti

Dove possibile, è preferibile utilizzare un disegno within subjects perché riduce l’effetto della variabilità tra ed entro i soggetti.

Esistono inoltre delle variabili confondenti, ossia variabili che descrivono fattori non considerati e che possono essere fonti

d’errore, facendo variare l’esito dell’esperimento. È necessario ridurre al minimo l’effetto delle variabili confondenti prima di

iniziare l’esperimento, nonostante non si possa mai essere sicuri di averli eliminati tutti. Per il controllo della variabilità è necessario

effettuare misurazioni ripetute (anche in varie condizioni sperimentali), poiché in fase sperimentale soggetti diversi possono fornire

risposte diverse ed uno stesso soggetto può fornire risposte diverse nel tempo, al variare della motivazione e del livello di

attenzione del soggetto nel dato istante.

Un controllo ottimale delle condizioni sperimentali sicuramente riduce la possibilità che i risultati ottenuti siano dovuti al caso, ma

non la elimina. Attraverso i test statistici, è possibile valutare con che probabilità i risultati sono

dovuti al caso. Per convenzione, si accettano come buoni i risultati quando la probabilità che essi

siano dovuti al caso risulta <5%, valore detto alfa critico.

Generalmente, le variabili fisiche assumono una distribuzione Gaussiana, o normale, e allo stesso

modo si distribuiscono approssimativamente i dati riguardanti i tempi di reazione (d’ora in poi

TR) di un essere umano, infatti l’attivazione neurale varia nello stesso modo. - Giulia Pellizzer -

Psicologia Generale - Sintesi diapositive di Prof. Turatto

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Metodi Sperimentali in Psicologia – 2

Prima di iniziare a condurre l’esperimento, si deve tener conto del bilanciamento delle condizioni sperimentali (fondamentale per

ridurre il più possibile effetti non voluti) e definire il disegno sperimentale in maniera quanto più precisa possibile, descrivendo le

variabili indipendenti e come controllare le variabili confondenti, il cui controllo è facilitato conducendo gli esperimenti in

condizione di stimolazione impoverita, possibile in laboratorio. Si passa dunque alla conduzione dell’esperimento:

1. Un certo numero prestabilito di osservazioni per ogni condizione sperimentale

2. Scelta del campione di soggetti

3. Definizione della procedura

4. Raccolta dei dati

5. Analisi dei dati

6. Interpretazione dei risultati

In questo ultimo passaggio è importante prestare attenzione nel dare un’effettiva spiegazione e non una ridescrizione con altre

parole dei fatti osservati.

Alcuni dei metodi fondamentali utilizzati in psicologia:

 In Psicologia Cognitiva per la cronometria mentale:

La Cronometria mentale è una tecnica di misurazione, nata con Donders, in cui si assume che le operazioni mentali abbiano

una durata misurabile.

 

Metodo sottrattivo assunto che le tecniche operazioni mentali avvengano in successione, si danno al soggetto due

compiti da svolgere, uno dei quali richiede un’operazione in più dell’altro, e ne si calcola la differenza di tempo dando così

una stima dell’operazione mentale aggiunta. I tempi di reazione del soggetto possono essere di tre tipi:

* TR semplici (stimolo fisso, risposta fissa)

* TR go/no-go (stimolo variabile, risposta fissa)

* TR di scelta (stimolo variabile, risposta variabile)

Si ha che

TR semplici < TR go/no-go < TR di scelta

e quindi:

TR go/no-go - TR semplici = Tempo dell’operazione mentale di distinzione dello stimolo

TR di scelta - TR go/no-go = Tempo dell’operazione mentale della scelta della risposta

 

Metodo dei fattori additivi fu introdotto da Sternberg nel 1966 e consiste in un primo momento nel presentare al

soggetto una serie di numeri da memorizzare e in un secondo momento nel presentargli alcuni numeri di prova. Il soggetto

deve rispondere se tali numeri sono presenti nella serie oppure no. I TR in questo esperimento aumentano con l’aumentare

dei numeri in serie, il che condusse Sternberg a concludere che la ricerca in memoria è seriale e sempre esaustiva (cioè

viene analizzata tutta la lista). Per stimare il tempo di comparazione in memoria, Sternberg osservò che il tempo necessario

per il riconoscimento dello stimolo prova e il tempo di risposta sono invariabili.

 In Psicofisica:

I metodi psicofisici sono molto usati in psicologia della percezione per scoprire le leggi che regolano la percezione nelle varie

modalità sensoriali per stimoli sopra soglia e per determinare le soglie percettive.

 

Metodo dei limiti è utilizzato per la determinazione della soglia assoluta e consiste nella presentazione di serie

ascendenti e discendenti di stimoli a varie intensità, contando quante volte il soggetto dice di percepire gli stimoli.

 

Metodo degli stimoli costanti è utilizzato per la determinazione della soglia assoluta e consiste nella presentazione in

ordine casuale di serie di stimoli per ogni determinato valore d’intensità prescelta.

 In Neuropsicologia:

La Neuropsicologia è la disciplina che studia i pazienti neurologici al fine di capire i processi cognitivi e le loro basi neurali. Si

assume che per ogni processo mentale ci sia un substrato neurale specifico e che quel processo sia distinguibile da altri

processi.

 

Metodo della dissociazione semplice a seguito di una specifica lesione cerebrale, il paziente è capace di svolgere il

compito A, ma non è capace di svolgere il compito B. Ciò suggerisce che ad A e B sottostanno due processi cognitivi distinti.

Inoltre la lesione indica quale area del cervello è dedicata allo svolgimento del compito B. Rimane tuttavia la possibilità che

il paziente sia riuscito in A soltanto perché più facile di B.

 

Metodo della doppia dissociazione a seguito di una specifica lesione cerebrale, il paziente X è capace di svolgere il

compito A, ma non è capace di svolgere il compito B; a seguito di una specifica lesione cerebrale, il paziente Y è capace di

svolgere il compito B, ma non è capace di svolgere il compito A. Ciò garantisce che i processi mentali necessari allo

svolgimento dei compiti A e B siano realmente indipendenti e non sussiste il problema della difficoltà del compito.

Talvolta in psicologia è utilizzato il metodo dell’osservazione, nel caso si avesse solamente l’interesse di capire se due variabili sono

in correlazione tra loro. Non è un metodo sperimentale, infatti non individua rapporti di causa-effetto, e fornisce poche

informazioni. È usato in psicologia sociale, dove si ha a che fare con gruppi di soggetti e le condizioni sono poco controllabili e non

trattabili in laboratorio.

La correlazione esprime una co-variazione delle variabili in osservazione, ma non individua rapporti di causa-effetto, cioè non

possiamo sapere se la variazione di X influenza la variazione di Y o viceversa. Di fatto, le variabili non sono quindi né indipendenti

- Giulia Pellizzer -

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né dipendenti. Convenzionalmente, viene chiamata indipendente la variabile nota e dipendente

la variabile che si intende comprendere. La rappresentazione grafica più efficace di una

correlazione è il grafico a dispersione, in cui la retta di regressione è la funzione che meglio

descrive l’andamento dei dati. Il grado di correlazione tra le due variabili è compreso tra 0

(nessuna correlazione) e 1 (valori molto vicini alla retta di regressione) ed è maggiore quanto

minore è la dispersione.

La SCIENZA – alcune caratteristiche:

Considera solo fatti dimostrabili

Rifiuta il principio d’autorità

Accetta di non avere spiegazioni se non ce ne sono di valide (evita conclusioni basate su incertezze)

La pseudoscienza, invece, si basa su affermazioni vaghe e prive di misurazioni o che si sostiene non siano misurabili, affermazioni in

contraddizione con altri risultati dimostrati empiricamente, affermazioni impossibili da verificare o da confutare, affermazioni

basate su risultati non riconosciuti dalla comunità scientifica, affermazioni che violano il principio del rasoio di Occam (cioè

preferire tra le possibili la teoria che fa meno assunzioni), affermazioni che mancano di effettivo controllo sperimentale, utilizzo

dell’argumentum ad ingnoratiam (un’affermazione è vera perché non dimostrata falsa o viceversa), affermazioni basate su

esperienze personali o testimonianze, mancanza di evoluzione e progressi sul campo, osservazione del principio di maggioranza (se

tanti lo fanno, allora va bene), osservazione del principio d’autorità. - Giulia Pellizzer -

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Memoria – 1

La memoria è una funzione cognitiva fondamentale per gli animali, in particolare per l’essere umano: consente la comunicazione

tramite l’apprendimento del linguaggio, l’orientamento nell’ambiente circostanze tramite il ricordo di mappe spaziali, l’identità

della persona e il riconoscimento delle altre tramite il ricordo di informazioni personali su di sé, il ragionamento e lo svolgimento di

attività complesse attraverso il ricordo di conoscenze apprese.

I comportamenti innati dipendono dalla memoria contenuta nei cromosomi. Il DNA è in un certo senso una forma di memoria che

viene trasmessa da cellula a cellula e contiene informazioni per costruire l’organismo, informazioni su alcuni suoi comportamenti,

informazioni su come interagire con l’ambiente.

La memoria è un sistema di mantenimento delle informazioni nel tempo.

Le proprietà misurabili della memoria sono, dunque, la durata e la capacità. Per verificare se e quanto una persona ricorda, uno dei

metodi è il self report, ossia chiederglielo. Questa tecnica però è poco attendibile perché non oggettiva.

Tre tecniche oggettive di misurazione della memoria sono:

 

Riapprendimento Presentato uno stimolo, come una lista di sillabe, è necessario un certo numero di ripetizioni per il loro

apprendimento. Ripresentando lo stesso stimolo dopo un intervallo di tempo, sono minori le ripetizioni

necessarie per l’apprendimento. Il risparmio ottenuto dà una stima di quanto materiale era rimasto in

memoria. Ebbinghaus utilizzò questa tecnica per lo studio del decadimento nel tempo della memoria.

 

Rievocazione Presentato lo stimolo, il soggetto deve rievocare verbalmente quello che si ricorda del materiale che gli è stato

presentato. La rievocazione può essere:

 

Libera non ha importanza l’ordine di rievocazione, gli errori sono dati dal riportare item non presentati.

 

Seriale l’ordine deve essere rispettato, è un errore anche il riportare item non ordinati correttamente.

Sperling utilizzò la tecnica della rievocazione libera in un suo famoso lavoro sulla memoria iconica.

 

Riconoscimento Presentato uno stimolo, come una lista di elementi, il soggetto deve riconoscere se il target (stimolo prova)

era presente nella lista iniziale. La risposta è binaria (sì/no), quindi non può essere escluso che essa sia

dovuta al caso. Sternberg pubblicò un famoso lavoro sulla velocità di scansione della memoria nell’essere

umano: data una serie di numeri, i soggetti dovevano riconoscere se il numero target vi era presente.

Osservò che il tempo di risposta aumenta in funzione della lunghezza della serie.

È stato dimostrato che riconoscere è più semplice che rievocare. Un esempio è dato dal fenomeno sulla punta della lingua, in cui

non si ricorda un nome (rievocazione) ma si saprebbe riconoscerlo in una serie di nomi (riconoscimento).

Il contenuto del ricordo cambia nel tempo. Infatti, la memoria ha una natura ricostruttiva: l’informazione incongruente con le

conoscenze del soggetto viene rimossa o modificata. Sembra che ciò avvenga già in fase di codifica (inserimento in memoria)..

Bartlett condusse degli esperimenti che dimostrano quanto appena affermato: presentò ai soggetti una storia strana che dovevano

in seguito ripetere. Al momento della ricostruzione, i soggetti modificavano, aggiungevano o toglievano particolare alla storia in

modo da renderla più congruente, secondo le loro conoscenze.

Atkinson e Shiffrin proposero un modello a tre stadi per descrivere funzionalmente la memoria umana. Tale modello

prevedeva una rigida sequenzialità per l’ingresso delle informazioni da uno stadio all’altro:

MEMORIA SENSORIALE MEMORIA A BREVE TERMINE MEMORIA A LUNGO TERMINE

INPUT SENSORIALE

 La M S (MS) acquisisce l’informazione dagli organi di senso e la mantiene, sebbene per tempi molto brevi,

EMORIA ENSORIALE

garantendo il mantenimento degli stimoli nei rispettivi sistemi sensoriali per il tempo necessario perché vengano trasferiti in

un’altra forma di memoria più stabile e duratura. La memoria sensoriale è studiata principalmente per quanto riguarda i sensi di

vista e udito. 

La memoria riguardante la sfera visiva è composta da: persistenza visibile legata ai sensi (apprezzabile in condizioni di buio)

√ 

memoria iconica (IM) legata all’informazione

In particolare, la memoria iconica fu studiata da Sperling, utilizzando la

tecnica del resoconto parziale: il soggetto deve riportare solo informazioni

riguardanti una parte dello stimolo, indicata da un segnale acustico dopo la

scomparsa dello stimolo visivo (tono alto per riga in alto, tono basso per riga

in basso e tono intermedio per riga centrale). Si concluse che la capacità della

IM è molto elevata e corrisponde a quasi tutta l’informazione presentata.

Invece, la durata della IM (molto breve) è calcolata variando l’intervallo di

tempo tra la scomparsa delle lettere e il segnale acustico.

Quella riguardante la sfera acustica è detta memoria ecoica, analoga alla memoria iconica ma in

modalità uditiva. Il suo studio si è basato sulla logica del report parziale di Sperling: vennero

presentate delle lettere come segnale uditivo e la loro posizione era marcata da un segnale visivo.

La durata è calcolata variando l’intervallo di tempo tra la fine dell’ascolto delle lettere e il segnale

visivo. Nella condizione di report totale i soggetti riportano mediamente 4 lettere e nella

condizione di report parziale ne riportano 2 per ogni canale (totale di 6 lettere). Dopo circa 5

secondi, le prestazioni di resoconto parziale coincidono con quelle di resoconto totale. - Giulia Pellizzer -

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Memoria – 2

 Nella M B T (MBT) viene trasferita una piccola parte dell’informazione proveniente dalla memoria sensoriale.

EMORIA A REVE ERMINE

L’informazione nella memoria sensoriale decade velocemente, inoltre la capacità della memoria a breve termine è limitata.

L’attenzione è il filtro che ne determina i contenuti. Problemi di memoria potrebbero quindi essere problemi si selezione

dell’informazione. Le funzioni della MBT sono:

Mantenimento temporaneo dell’informazione, per utilizzarla in pensieri e azioni, prima del trasferimento nella MLT.

Recupero di conoscenze dalla memoria a lungo termine

Esecuzione di operazioni mentali su simboli (linguaggio, operazioni matematiche, visualizzazioni, confronti, ragionamenti,

pianificazione di azioni)

Per riuscire a mantenere un’informazione nella MBT è necessario un processo di reiterazione, cioè ripetere tale informazione fino

al momento dell’utilizzo. Attraverso la reiterazione, inoltre, l’informazione viene trasmessa anche alla memoria a lungo termine.

MEMORIA SENSORIALE MEMORIA A BREVE TERMINE MEMORIA A LUNGO TERMINE

INPUT SENSORIALE

Per studiare la durata della MBT viene presentata l’informazione da ricordare e ne si impedisce la reiterazione. Peterson e Peterson

condussero una studio nel quale presentavano una serie di tre consonanti, veniva poi

chiesto di contare all’indietro di 3 da un certo numero e a intervalli di tempo differenti

veniva chiesto ai soggetti di ricordare le tre lettere di partenza. Conclusero che la MBT

decade al 10 % entro 15-20 secondi, diminuendo sempre di più.

L’informazione nella MBT viene rappresentata (codificata) in due modi: con un codice

acustico fonologico, cioè il suono della parola, o con un codice visivo, cioè l’immagine

associata alla parola. La codifica acustica può sfruttare la reiterazione, non è chiaro se

anche la codifica visiva possa sfruttare lo stesso

meccanismo.

La capacità della MBT, sulla base dell’esperimento di

Sperling, sarebbe di circa 4 o 5 elementi. Altri studi di

Ebbinghaus, però, hanno suggerito un valore di 7

item. Inoltre Miller pubblicò un famoso lavoro dove afferma che 7 ± 2 item è il limite di capacità della MBT. Il differente risultato

rispetto agli studi di Sperling potrebbe essere causato dal minor tempo di esposizione e il decadimento della traccia IM nel caso di

Sperling. Miller affermò che la MBT è come un magazzino di 7 spazi, ma ognuna di queste slot può essere riempita con un

raggruppamento di dati, in modo da aumentare la capacità della MBT. Questo meccanismo di raggruppamento è noto come

meccanismo di chunking. Esempi di strategie di chunking sono le configurazioni delle pedine negli scacchi e la posizione dei

giocatori negli sport di squadra, in modo da poter individuare più velocemente l’azione migliore.

Baddeley rinominò la MBT con il termine W M (WM), composta da:

ORKING EMORY

WORKING MEMORY × un magazzino fonologico nel quale avviene il loop articolatorio, per la reiterazione;

×

magazzino magazzino un magazzino visuo-spaziale;

fonologico visuo-spaziale × una struttura sovraordinata a risorse limitate, l’esecutivo centrale, con funzione di

Esecutivo coordinamento tra i due “magazzini”.

centrale Le immagini possono facilmente essere tradotte formato verbale e mantenute attive

attraverso il loop articolatorio.

Esistono fenomeni a supporto della tesi d’esistenza del loop articolatorio:

 

effetto di interferenza da materiale verbale ripetizione compromessa se il soggetto sente sillabe senza senso

 

effetto di lunghezza delle parole rievocazione meno efficiente se le parole sono lunghe, la ripetizione richiede più tempo

 

effetto della soppressione articolatoria la produzione continua di sillabe interferisce con la capacità di trasformare uno

stimolo visivo in parole

 

effetto della somiglianza fonologica rievocare lettere o parole simili è più difficile che rievocarne con suoni diversi, perché nel

loop articolatorio si ripetono i suoni e quindi gli elementi tendono a confondersi

Il magazzino visuo-spaziale è utilizzato per la manipolazione dell’informazione con un codice visivo. Esempi sono il compito di

effettuare una rotazione spaziale di un’immagine o il compito di trovare differenze tra due immagini simili (comparazione spaziale).

Nel modello di Atkinson e Shiffrin prevede un passaggio obbligatorio dalla MBT alla MLT. In realtà, questo è il percorso più

probabile (tramite la reiterazione), ma non è necessariamente l’unico. Inoltre, l’informazione può anche fare il percorso inverso.

Lo scambio di informazioni tra WM e MLT è continuo.

Se viene presentata a dei soggetti una lista di 15 elementi, da ricordare in seguito attraverso rievocazione libera, si osserva che gli

oggetti con maggior probabilità di essere riportati sono quelli all’inizio e alla fine della lista. L’effetto recency (recenza), quello per

cui vengono ricordate le ultime parole, è dovuto al fatto che queste sono ancora nella WM. L’effetto primacy (priorità), quello per

cui vengono ricordate le prime parole, è dovuto al fatto che queste possono essere ripetute più volte. - Giulia Pellizzer -

Psicologia Generale - Sintesi diapositive di Prof. Turatto

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I contenuti della MLT non sono coscienti, finché non vengono trasferiti in WM: le conoscenze sono immagazzinate in modo

inconscio nel cervello e si diventa coscienti di tali informazioni quando queste vengono recuperate dalla WM.

La distinzione tra working memory e memoria a lungo termine è testimoniata da alcune evidenze neuropsicologiche, come la

sindrome di Korsakov (pazienti con buona MBT ma incapaci di fissare i ricordi nella MLT o viceversa).

Memoria – 3

 La (MLT) riguarda la capacità di ricordare informazioni, eventi del passato, istruzioni per svolgere

MEMORIA A LUNGO TERMINE

determinate azioni. La MLT può essere organizzata in questo modo:

MEMORIA A LUNGO TERMINE

MEMORIA MEMORIA

ESPLICITA IMPLICITA

MEMORIA MEMORIA MEMORIA MEMORIA CONDIZIONAMENTO APPRENDIMENTO

EPISODICA AUTOBIOGRAFICA SEMANTICA PROCEDURALE CLASSICO NON ASSOCIATIVO

esperienze dati abilità riflessi

conoscenze abituazione

personali personali pratiche condizionati

generali

 La memoria esplicita o dichiarativa si riferisce a tutte le conoscenze che si possono facilmente esplicitare o dichiarare,

conoscenze di cui si diventa consapevoli una volta selezionate dalla MLT e trasferite in WM.

 La memoria episodica si riferisce al ricordo di eventi che riguardano il soggetto.

 La memoria autobiografica si riferisce alle informazioni che riguardano il soggetto e che gli permettono di avere

un’identità. Questo tipo di memoria è molto complesso e riguarda anche tutte le informazioni che distinguono il soggetto

dalle altre persone, permettendo un’efficiente interazione con l’ambiente.

 La memoria semantica si riferisce alle informazioni riguardanti i fatti del mondo, come grammatica e significato delle parole,

nomi degli oggetti e modo in cui si utilizzano, conoscenze geografiche, conoscenze matematiche, eccetera. Nella memoria

semantica sono rappresentati i concetti ed il vocabolario linguistico che li esprime. Un concetto è una categoria che permette di

classificare le conoscenze tramite relazioni di tipo gerarchico con altri concetti. La distanza tra concetti in questa rete di relazioni

riflette quanto un concetto è legato ad un altro (anche nello stesso livello gerarchico). Le relazioni possono essere basate su diversi

aspetti, come per esempio a seconda delle proprietà funzionali o delle proprietà percettive. Quindi, quando il soggetto riceve uno

stimolo (sente una parola o vede qualcosa), ne comprende il significato grazie all’attivazione automatica del nodo della rete

corrispondente a tale stimolo, che passa nella WM, e a tutti i nodi ad esso vicini. Una delle conseguenze dell’attivazione dei vari

nodi è osservabile nel fenomeno del priming semantico, che facilita il riconoscimento utilizzando stimoli appartenenti alla stessa

categoria dello stimolo bersaglio. Ad esempio, se viene presentata prima la parola “gatto”, invece che edera, alla vista della parola

“cane” la risposta alla domanda “è un animale o un vegetale?” sarà più veloce, perché “gatto” e “cane” appartengono entrambi alla

categoria degli “animali”, nodo acceso alla vista di “gatto”. Disturbi neuropsicologici specifici confermano il fatto che la memoria

semantica sia organizzata in concetti, a seconda dei danni a categorie specifiche. Alcuni pazienti sanno dare definizioni di termini

concreti, ma non astratti, o viceversa. Altri pazienti non sanno dire il nome di un oggetto, ma sanno come si usa. Altri ancora hanno

difficoltà a nominare esseri viventi, ma non hanno difficoltà a nominare oggetti artefatti, o viceversa.

 La memoria implicita o non dichiarativa si riferisce che a stento si riesce a descrivere.

 La memoria procedurale fa riferimento alle conoscenze che possono essere utilizzate per compiere azioni o svolgere

operazioni mentali, senza necessariamente saperle spiegare.

 Il condizionamento classico, scoperto da Pavlov con esperienze sui cani, consiste nel produrre una risposta condizionata ad

uno stimolo “neutro”: producendo uno stimolo neutro seguito da uno stimolo che richiede di al soggetto di agire con una

risposta per varie volte, il soggetto memorizza l’associazione tra due stimoli (neutro e non neutro) e produce la risposta

innata anche alla presenza del solo stimolo neutro.

 Esistono varie forme di apprendimento non associativo, di cui un efficace esempio è l’abituazione: riduzione di una

risposta comportamentale ad uno stimolo innocuo.

La dissociazione tra esplicita ed implicita è testimoniata dalla possibilità di danneggiamento selettivo di diverse forme di memoria.

- Giulia Pellizzer -

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La memoria non serve solamente per recuperare informazioni dal passato, ma anche per agire correttamente nel futuro. Quella che

consente di fare un “salto nel futuro” è detta M P , in cui si possono identificare i seguenti stadi:

EMORIA ROSPETTICA

 Ricordarsi cosa si dovrà fare

 Ricordarsi quando si dovrà farlo

 Ricordarsi di compiere l’azione

 Ricordarsi di aver già compiuto l’azione, in modo da evitare di ripeterla

Esistono situazioni per le quali i soggetti memorizzano delle informazioni anche quando non desiderano farlo, per esempio se tali

informazioni sono accompagnate da emozioni forti. In questi casi si parla di M I . Mandler condusse un esperimento

EMORIA NCIDENTALE

che gli permise di affermare che maggiore è il livello di analisi di un’informazione (anche se il compito non richiede di ricordarla),

maggiore è la facilità con cui questa viene ricordata. Un analisi del materiale, infatti, consente una categorizzazione in concetti.

Craik e Lockhart, alla fine degli anni ’90, proposero un modello completamente diverso dal modello a tre stadi di Atkinson e

Shiffring. Nel loro modello esiste un’unica forma di memoria, nella quale la durata del ricordo varia in base a quanto

approfonditamente viene elaborata l’informazione. Per formare una traccia mnestica esistono due forme di ripasso:

 

Ripasso di mantenimento consiste in una ripetizione meccanica e lascia una traccia solo temporaneamente

 

Ripasso elaborativo è un processo di elaborazione in cui vengono formate nuove associazioni tra le varie informazioni,

privilegiando il significato invece della ripetizione

Un esperimento condotto da Craik e Tulving verificò che dopo aver presentato al soggetto due frasi, una semplice e una complessa,

ed entrambi mancanti di una parola, il soggetto ricostruisce più velocemente la frase complessa. Questo avviene perché al

momento della codifica dello stimolo la frase più complessa richiede una maggiore elaborazione e di conseguenza lascia una traccia

mnestica più duratura. Altro fatto che si osserva con questo esperimento è che la semplice esposizione passiva allo stimolo non

basta per memorizzare l’informazione.

Memoria – 4

Molto spesso dimenticare le cose è un problema, ma in alcuni casi l’O è di vitale

BLIO

importanza. Per quanto riguarda la WM, se il materiale in essa presente non decadesse

velocemente sarebbe impossibile introdurre informazione nuove. Inoltre dimenticare E BBINGHAUS

F C

un’esperienza dolorosa può essere vantaggioso per l’organismo. Ma perché si ORGETTING URVE

dimenticano alcuni contenuti della MLT? Capire i meccanismi per cui si dimentica significa

capire come si ricorda.

Ebbinghaus concentrò i suoi studi sulla durata della memoria, cioè sulla rapidità dell’oblio.

Concluse che si dimentica molto velocemente all’inizio dalla percezione dello stimolo, poi

l’oblio rallenta gradatamente fino a raggiungere una stabilizzazione. Esistono diverse

teorie sulle cause dell’oblio: decadimento della traccia di memoria, interferenza o

impossibilità di recupero. Interferenza e impossibilità di recupero hanno in comune l’idea

che i ricordi esistano ma che per qualche ragione non possono essere recuperati.

 

Decadimento della traccia mnestica Ogni traccia di memoria dipende da determinate attività neuronali. Neuroni che

codificano lo stesso ricordo potenziano le loro sinapsi e a volte ne nascono di nuove. Con il tempo i legami tra questo neuroni si

deteriorano, le sinapsi si indeboliscono o decadono e il ricordo svanisce.

 

Interferenza Eventuali eventi tra il momento t in cui è stato memorizzato qualcosa ed il momento t in cui si cerca di

0 1

ricordare disturbano e impediscono il ricordo. Maggiore è il numero di eventi che avvengono nell’intervallo di tempo, maggiore

è l’interferenza: ogni nuovo evento genera una sua traccia mnestica. Ma persiste il problema di capire se si ricorda peggio

perché è passato più tempo o perché sono accaduti più eventi nell’intervallo t - t . Gli esperimenti di Baddeley e Hitch

1 0

confermano che il numero di eventi influenza l’oblio: se tra t e t si verificano ulteriori eventi, l’evento avvenuto in t viene

0 1 0

ricordato peggio. 

Esistono due tipi di interferenze: Interferenza retroattiva eventi nuovi disturbano il ricordo del precedente.

• Interferenza proattiva un ricordo vecchio disturba il ricordo di un evento più recente.

 

Impossibilità di recupero Si basa sull’idea che i ricordi rimangano per sempre una volta appresi. Il problema è trovare il

modo giusto per recuperarli. Alcuni fatti, come il fenomeno sulla punta della lingua, testimoniano che esistono informazioni

presenti nella MLT che il soggetto non riesce a rievocare liberamente.

Durante il sonno si avviano nel cervello alcuni processi chimici che favoriscono la memoria. Infatti la traccia mnestica delle persone

che hanno potuto dormire tra l’apprendimento e la rievocazione è migliore delle persone che non hanno potuto dormire.

Il termine amnesia fa riferimento al mancato ricordo di un evento, in genere dipende da un evento traumatico e può essere:

 

Amnesia retrograda oblio di informazioni legate al passato, riguarda eventi avvenuti prima del trauma.

 

Amnesia anterograda oblio di eventi accaduti dopo un incidente o a seguito di una patologia, come il morbo di Alzheimer.

- Giulia Pellizzer -

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche di psicologia cognitiva (ROVERETO)
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Turatto Massimo.

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