PSICOLOGIA GENERALE
Sintesi diapostive pubblicate online – Prof. Turatto
Storia della Psicologia – 1
Il termine psicologia deriva dal greco psiché (anima, spirito) + logos (discorso, studio).
Oggi PSICOLOGIA significa studio scientifico del comportamento degli esseri viventi ed i loro processi cognitivi; dove per
COGNIZIONE s’intende processo di acquisizione ed elaborazione di informazioni da parte di un sistema, biologico o non biologico
(es. intelligenza artificiale).
Fino al XVII secolo la psicologia è stata intesa come studio dell’anima, ma il problema era la definizione di “anima”.
Il primo trattato di psicologia è stato De Anima, scritto da Aristotele nel 322 a.C.
Ippocrate (circa 400 a.C.) individuò delle relazioni tra alcune funzioni psichiche ed alcuni umori corporei: il sangue è secondo
Ippocrate legato ad un carattere sanguigno, la bile gialla ad un carattere collerico, la bile nera ad un carattere melanconico, il
flegma (liquido nasale) ad un carattere flemmatico. Ancora oggi, seppur ingenuamente sbagliando, vengono usate queste categorie
per descrivere/motivare i comportamenti di alcune persone.
Plinio il Vecchio (50 d.C.) e Galeno (200 d.C.) scrissero testi che furono di riferimento durante tutto il Medioevo riguardanti la
fisiologia del sistema nervoso. Il pensiero classico pone le basi per lo sviluppo della psicologia come scienza naturale.
Nel Medioevo, tuttavia, il pensiero cristiano fu d’intralcio per lo “studio dell’anima”, che era cosa da lasciare ai teologi. Inoltre era
proibita la dissezione dei cadaveri, perciò fu ostacolato anche lo studio del corpo umano.
Nel Rinascimento l’uomo era visto al centro della Natura, secondo un’ottica meno mistica.
Cartesio (1650) sosteneva l’esistenza di una distinzione tra res extensa (fisico) e res cogitans (mentale): proprietà fisiche comuni ad
uomini ed animali, attività mentale tipica dell’essere umano. Secondo Cartesio la sede dell’anima non è il cuore, ma la ghiandola
pineale (oggi epifisi) dalla quale partono i comandi (problema del libero arbitrio) e che si pensava come sede di idee innate (come
l’idea di Dio o gli assiomi matematici) ed idee apprese.
Un salto nella storia della psicologia si ha con l’Empirismo. Secondo gli empiristi, tra cui i maggiori esponenti furono Locke e Hume,
non esistono idee innate: tute le conoscenze derivano dall’esperienza. Secondo questa teoria la mente può quindi essere studiata
scientificamente. Importante fu il contributo di Galilei con l’introduzione del metodo scientifico.
Agli inizi dell’Ottocento nacque la Psicologia come SCIENZA. Questo fu possibile grazie a due fattori: la nascita delle Neuroscienze
(ad esempio la localizzazione cerebrale) e l’applicazione del metodo scientifico agli eventi mentali.
Gall (1825) sostenne che non soltanto la ghiandola pineale, ma tutto il cervello è la sede della mente ed ogni zona cerebrale regola
una determinata facoltà mentale, perciò dallo studio della forma del cranio sarebbe stato possibile rilevare le inclinazioni
psicologiche del soggetto. (Frenologia)
Negli stessi anni, Broca (1861) individuò l’area cerebrale responsabile della produzione del linguaggio, mentre Wernike (1874)
individuò l’area cerebrale responsabile della comprensione del linguaggio.
Rimaneva però il problema della misurazione dei processi psicologici.
Nel 1850 Von Helmholtz misurò la velocità di trasmissione degli impulsi nervosi. In seguito Donders ottenne, per la prima volta
nella storia della psicologia, delle misure oggettive dei diversi processi mentali attraverso la misurazione dei tempi di reazione del
soggetto in seguito ad uno stimolo ed attraverso il “metodo sottrattivo”. Quelli di Donders sono metodi tuttora utilizzati ed
importanti nella Psicologia Sperimentale.
Intorno al 1860, Schiff misurò un aumento del calore della testa in seguito a processi mentali mentre Mosso dimostrò un maggiore
afflusso sanguigno alla testa durante tali processi.
Con la nascita della Psicofisica si ritenne che fosse possibile misurare i fatti mentali in modo diverso. In generale, l’obiettivo di
questi studi fu quello trovare delle leggi che descrivano i processi mentali e le relazioni tra modalità sensoriali e stimoli.
Nel 1834 Weber formulò una legge che determina l’aumento minimo di intensità che uno stimolo deve avere per essere percepito
come diverso dal precedente. Tale valore è noto come cosante di Weber: , la quale varia in funzione della modalità
sensoriale. In psicofisica è definita come soglia assoluta l’intensità minima di uno stimolo affinché esso dia luogo ad una
sensazione, mentre è definita come soglia relativa l’intensità di uno stimolo affinché esso venga percepito come differente dal
precedente. Sebbene il concetto di soglia così inteso sia a volte ancora utilizzato, questo concetto è errato (vd. Signal Detenction
Theory).
Possiamo quindi affermare che lo studio della Psicologia come disciplina scientifica nacque nella seconda metà dell’Ottocento,
in particolare grazie a:
Avvento della Cronometria mentale (Donders)
Nascita della Psicofisica (Weber e Fechner)
Fondazione del primo laboratorio di Psicologia Sperimentale a Lipsia da parte di Wuntd (1879: data simbolica della nascita
della moderna psicologia sperimentale)
I processi mentali oggetto d’indagine della psicologia come scienza furono:
Memoria (Ebbinghaus),
Coscienza ed inconscio (Peirce & Jastrow e James),
Attenzione (Von Helmholtz e James). - Giulia Pellizzer -
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1
La memoria fu studiata scientificamente da Ebbinghaus nel 1885, cercando di misurare per quanto tempo dura un ricordo (oggi
diciamo traccia mnestica). Usò se stesso come oggetto di studio. Il metodo scientifico si riscontra in quanto la situazione era
controllata (lista di sillabe senza senso) e veniva misurata la percentuale di sillabe ricordate in funzione del tempo intercorso tra
l’apprendimento e la rievocazione. La sua ricerca fu importante perché dimostra la possibilità di studiare in modo sperimentale le
funzioni mentali.
I primi esperimenti che tentarono di verificare se esistesse una percezione non cosciente furono sostenuti da Peirce e da Jastrow
nel 1884, seguiti da studi di Sidis nel 1898. Ancora oggi lo studio dell’inconscio e della coscienza è argomento di grande interesse
delle scienze cognitive e delle neuroscienze.
Una prima misurazione dell’attenzione, invece, fu effettuata da Von Helmholtz. James, uno dei fondatori della moderna psicologia
cognitiva, discute in un suo trattato vari aspetti dell’attenzione.
La tecnica di Wundt si basava sullo studio dell’esperienza diretta o immediata, servendosi dell’introspezione come strumento
d’indagine. L’introspezione, però, potrebbe variare i contenuti della coscienza e non è pertanto uno strumento valido. Tichner,
allievo di Wundt, si concentra invece sullo studio della struttura della mente umana (Struturalismo).
In opposizione allo strutturalismo di Tichner ed influenzato dalla teoria darwinista, nacque il Funzionalismo, che studia il
funzionamento della mente che lavora per permettere all’organismo di adattarsi all’ambiente. James riteneva che analizzare gli
elementi della mente fosse meno importante che studiare la sua funzione.
Negli ultimi dell’Ottocento si sviluppò la Psicanalisi, una psicologia non scientifica proposta da Freud nel 1895. Essa si fonda su
affermazioni riguardanti la natura della mente umana e su come questa determina il comportamento. Secondo Freud la mente
avrebbe una struttura tripartitica, formata da Es (parte inconscia, sede degli istinti), Io (parte mediatrice) e Super io (sede della
morale e dei principi etici). Attraverso i sogni è possibile accedere ai contenuti dell’inconscio del soggetto analizzato, il cui il
comportamento è influenzato dal suo inconscio. Per molti anni la psicanalisi ha avuto un forte impatto sulla psicologia, ma
persisteva il problema che essa fa riferimento a entità non misurabili né osservabili: non era rispettato il metodo scientifico e non
era mai falsificabile (se la teoria non funziona, la colpa è del paziente che oppone resistenza). La psicanalisi, dunque, è un esempio
di teoria ingenua, ossia basata su esperienze personali e non scientifica.
T insieme di ipotesi tra loro connesse, dimostrabili attraverso il metodo scientifico. Una teoria si basa su misurazioni,
EORIA che possono essere replicate.
Storia della Psicologia – 2
Nel corso del XX secolo alcuni ricercatori hanno dato più importanza allo studio del comportamento, disinteressandosi dei
processi mentali, altri invece hanno utilizzato il comportamento come strumento di indagine per lo studio dei processi mentali.
Scuole e movimenti del XX secolo:
Gestalt
Comportamentismo
Cognitivismo
Scienze Cognitive
La psicologia della Gestalt nacque in Germania nel 1912 con la pubblicazione degli studi di Wertheimer sul movimento apparente.
Interesse principale fu capire le leggi, note come leggi della Gestalt, che il cervello segue per costruire la percezione. Inoltre la
Gestalt si occupò anche dello studio del pensiero e dell’apprendimento. In particolare, Köhler condusse studi sugli scimpanzé e
propose un modello basato sull’intuizione, mentre Thorndike (comportamentista) propose il modello “per prove ed errori”.
Il Comportamentismo, nato dagli studi di Pavlov e Thorndike nei primi del ‘900, utilizzò il comportamento come strumento di
indagine per lo studio dei processi mentali. Watson definisce la psicologia come un settore delle scienze naturali il cui scopo è la
previsione ed il controllo del comportamento. La mente veniva vista come una black box, in quanto i processi mentali non
sarebbero osservabili e quindi rilevante è il solo comportamento. Da questo approccio deriva l’utilizzo rigoroso del metodo
sperimentale, senza colloqui clinici o introspezioni. Questa corrente comportò un radicale cambio di prospettiva, poiché essa rifiutò
lo studio della mente a favore dello studio del comportamento.
D’altro canto, Skinner sosteneva che il comportamento può essere studiato, ma anche controllato o manipolato: è possibile
condizionare il comportamento attraverso il rinforzo o la punizione delle risposte agli stimoli. Dunque sarebbe l’ambiente a
condizionare il comportamento. (problema del libero arbitrio)
Alcuni studiosi, in contrapposizione al Comportamentismo, ritengono necessario studiare la struttura della “black box”, riscoprendo
l’interesse per lo studio delle funzioni mentali (memoria, pensiero, linguaggio…). Importante è stata l’influenza della nascita dei
primi calcolatori, infatti il movimento noto come Cognitivismo si basa sull’idea che la mente sia come una macchina per
l’elaborazione dell’informazione (paradigma HIP: Human Information Processing). Neisser pubblicò nel 1967 il famoso volume
“Cognitive Psychology”. È possibile studiare il contenuto della back box: variando gli stimoli ed osservandone le risposte si può
capire il tipo meccanismo presente all’interno. Contributi significativi nello studio dell’HIP furono dati da Cherry e Broadbent
(attenzione intesa come filtro), da Sperling che scopre la “memoria iconica”, così denominata solo qualche anno dopo da Neisser.
Inoltre Miller discusse i limiti della capacità di elaborazione delle informazioni e insieme a Galanter e Pribram pubblicò un lavoro
esponendo come il comportamento non dipenda dai riflessi, ma piuttosto dipende dagli obiettivi e dalla verifica del loro
raggiungimento.
Il Cognitivismo si sviluppò in seguito nelle Scienze Cognitive, possiamo citare come data simbolica la nascita della rivista intitolata
“Scienza Cognitiva” (1977). Le Scienze Cognitive sono caratterizzate dalla multidisciplinarità e comprendono tutte le discipline
- Giulia Pellizzer -
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interessate allo studio dei processi cognitivi. Norman stabilì nel 1980 diverse aree di indagine, come linguaggio, coscienza,
memoria… La mente opera per algoritmi e, come un calcolatore, elabora simboli (ossia informazioni). Si è capito che il cervello
elabora l’informazione in parallelo: i vari neuroni hanno la possibilità di comunicare tra loro e questo permette al cervello
un’elevata capacità di elaborazione. Nello sviluppo dell’informatica contribuisce la simulazione dei processi ed algoritmi mentali nei
computer semplici, ma dando luogo anche alle reti neurali artificiali. Una rete neurale non ha algoritmi definiti per elaborare le
informazioni in ingresso: alla rete viene presentato l’input e anche l’output corretto per quel particolare stimolo. In questo modo la
rete suddivide l’informazione e cerca una soluzione fin quando non ottiene il risultato atteso. Una volta appreso il compito, essa
può generalizzare ed estendere la risoluzione del problema ad altri casi. Molto utile è la possibilità di lesionare tali reti, simulando
lesioni cerebrali. Nel 1983 Fodor propone un concetto chiave delle Scienze Cognitive, il modularismo: la mente umana è
caratterizzata in moduli dedicati e distinti per l’analisi delle informazioni. Ciascun modulo è specifico, ha un funzionamento
obbligatorio, è veloce ed è incapsulato (isolato) rispetto agli altri moduli.
Le NEUROSCIENZE oggi hanno come obiettivo la ricerca dei correlati neurali dei vari processi cognitivi, cercando di meglio
capire come funziona il cervello. - Giulia Pellizzer -
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Basi Biologiche della Psicologia – 1
NOI SIAMO IL NOSTRO CERVELLO: tutto ciò che pensiamo ed il nostro comportamento sono prodotto dell’attività
del cervello, come dimostrato dal caso di Phineas Gage. In seguito ad un’esplosione, Gage subì una violenta lesione al
cervello che lo cambiò completamente, “era un’altra persona”.
I neuroni, unità base del sistema nervoso, sono cellule altamente specializzate che trasmettono
informazioni attraverso un’attività elettrochimica. Essi sono principalmente concentrati nel sistema nervoso
centrale, ossia nel cervello, nel midollo e nella retina. Ne esistono principalmente tre tipi:
Neuroni Sensoriali portano al cervello gli impulsi derivati dalla stimolazione dei recettori sensoriali
Interneuroni trasmettono gli impulsi ricevuti da un neurone ad un altro neurone
Motoneuroni trasmettono gli impulsi provenienti dal cervello o dal midollo spinale ai muscoli
Ogni neurone è costituito dal un corpo cellulare, dei dendriti, un assone e dei bottoni terminali, dove avviene
generalmente lo scambio di informazioni attraverso le sinapsi. La sinapsi è uno spazio
presente tra i bottoni di due neuroni differenti. La trasmissione dell’impulso avviene
grazie al rilascio (da parte della terminazione presinaptica) e all’assorbimento (da parte della terminazione
post sinaptica) di alcune sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori. Ne esistono più di 50 tipi
differenti e ciascuno di essi può avere sia effetti eccitatori che effetti inibitori. Tra i principali, ricordiamo:
Acetilcolina presente soprattutto nell’ippocampo (area fondamentale per la memoria), in genere ha
un effetto eccitatorio. La sua diminuzione può causare Alzheimer.
Noradrenalina principalmente prodotta nel tronco encefalico, in genere ha un effetto eccitatorio. Cocaina e anfetamine ne
ritardano il riassorbimento, quindi i neuroni postsinaptici rimangono eccitati più a lungo.
Dopamina il suo rilascio in determinate zone del cervello produce sensazione di piacere. La sua diminuzione porta al morbo
di Parkinson, mentre un eccesso può causare schizofrenia.
Serotonina coinvolta nel controllo dell’umore (i farmaci antidepressivi nel rallentano il riassorbimento), del sonno e
dell’appetito.
Glutammato è il neurotrasmettitore più diffuso nel SNC ed ha generalmente un effetto eccitatorio. È coinvolto nella
memoria e delle disfunzioni nella sua neurotrasmissione possono produrre schizofrenia.
γ
Acido -amminobutirrico (GABA) principale neurotrasmettitore ad effetto inibitorio del cervello.
Nel cervello umano individuiamo delle aree corticali e delle aree sottocorticali.
La corteccia cerebrale è la sede delle funzioni cognitive principali (memoria, linguaggio, ragionamento…) e dell’analisi sensoriale
più sofisticata. Essa è anatomicamente suddivisa in lobi: frontale, parietale, temporale ed occipitale. A seconda della loro
specializzazione funzionale, si individuano aree corticali sensoriali (analisi visiva, uditiva, tattile,
propriocettiva), motorie (controllo movimenti volontari) ed associative (coinvolte nei
processi cognitivi). La lesione di una determinata area determina un deficit specifico:
×
Area di Broca produzione linguistica
×
Cortecce sensoriali vista, udito
×
Corteccia parietale attenzione e coscienza
×
Lobi frontali pianificazione del comportamento
×
Area temporale mediale visione del movimento
Le strutture subcorticali controllano in particolare il comportamento. Tra le più importanti:
Talamo analisi sensoriale
Ipotalamo regolazione endocrina e omeostasi
Collicolo superiore movimenti oculari e analisi visiva grezza
Amigdala emozioni e memoria
Corpo calloso collegamento e comunicazione tra i due emisferi
L’encefalo, infatti, è costituito da due emisferi (destro e sinistro), che operano
indipendentemente l’uno dall’altro e sono uniti dal corpo calloso attraverso il
quale comunicano in modo da coordinare le loro azioni. Ciascun emisfero è
spe
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