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CHE COS’è LA PSICOLOGIA?

Psicologia: deriva dal greco da due parole

psiche: anima: dimensione che appartiene al pensare

logos: scienza

Cosa studia la psicologia ?

i processi psichici: ciò che è conscio da ciò che non lo è

processi cognitivi: percezione , attenzione, memoria, linguaggio, pensiero

processi dinamici: bisogni, emozioni, motivazioni.

definizione psicologia: La psicologia può essere definita come lo studio SCIENTIFICO del

comportamento e dei processi mentali.

Cosa si intende per studio scientifico? Stiamo parlando di un modo di approcciarsi ad

esempio ad una materia estremamente controllata. All’interno del metodo scientifico si entra

seguendo una serie di passaggi fondamentali: osservazione di un evento, individuazione di

una problematica, documentarsi relativamente a quel problema, si formulano delle ipotesi,

verificare le ipotesi, raccolta informazioni fino ad arrivare alla formulazione di una legge.

Una parola che si collega al concetto di scientificità è esperimenti.

Cosa sono gli esperimenti e come si conducono?

Esempio: Luca è un nostro amico e ci ha detto che oggi aveva un esame. Noi incontriamo

Luca al bar mentre esce dall’università e ha la faccia dispiaciuta, noi pensiamo che l’esame

sia andato male. Questa teoria viene definita ingenua perché non è fondata sui controlli

scientifici, ma sulla nostra esperienza. Come facciamo a sapere se l’ha superato o meno?

glielo dovremmo chiedere e solo a quel punto capiremo se la nostra teoria era giusta o

meno quindi confermare o falsificare la nostra ipotesi.

Questa è la differenza che c’è tra teoria scientifica e teoria ingenua

La differenza tra le due teoria sta nel METODO DI CONTROLLO

Quando si parla di teoria scientifica (utilizza IL METODO SPERIMENTALE) a differenza di

una teoria ingenua ha delle osservazioni oggettive e possibilmente uno strumento di misura

(esempio questionario) e il risultato deve essere replicabile.

Lo strumento di misura mi permette di qualificare un dato, mi aiuta a raccogliere dei dati che

mi permettono di capire se la mia teoria era giusta o no. Un altro elemento importante è la

replicabilità del risultato, ovvero che se su più persone si ottiene lo stesso risultato. Quando

parliamo di ricerca scientifica, ci riferiamo ad una scienza che va alla ricerca di identificare

delle regolarità nei comportamenti (ad esempio la faccia triste di Luca) allo scopo di

sviluppare delle teorie utilizzando un metodo scientifico. La differenza tra la teoria ingenua e

quella scientifica sta nel metodo con cui vado a controllare le spiegazione che do.

Dunque la ricerca scientifica ha due scopi:

1. scoperta di irregolarità: scoperta di relazioni sistematiche tra i vari aspetti del

comportamento

2. sviluppo di teorie: IPOTESI con lo scopo di spiegare i fenomeni naturali

Quando diciamo che la psicologia è scientifica, significa: osservare, raccogliere dati,

organizzare i dati, fare delle analisi statistiche e ragionare sui risultati che ottengo.

Quindi gli scopi della psicologia sono: descrivere i comportamenti e processi mentali, capire

le cause alla base di questi comportamenti, farsi delle ipotesi e possibilmente alla fine

trovare un’applicabilità di quello che io osservo.

(Esempio scopi della psicologia: osservazione: dei specifici aspetti del comportamento

umano; osservare il comportamento dei ragazzi in condizioni diverse, domande, tentativo di

comprendere: come avviene la formazione tra i gruppi, esperimento: esperimento dei

collaboratori, applicare i risultati). Necessaria avere una situazione controllata per capire se

le ipotesi si rivelano veritiere o meno.

Che cos’è uno esperimento? Prevede che vi siano delle variabili, quindi qualcosa, che viene

manipolato dallo sperimentatore e poi viene misurato (ad esempio altezza delle persone e

peso delle persone, sono due variabili).

Variabile (definizione): Intendo una proprietà di un evento che in qualche modo può essere

misurata.

La misurazione (definizione): è molto importante perché mi permette di avere una griglia di

misurazione, ed è il modo di assegnare un valore numerico a queste variabili.

E’ molto importante in uno studio sperimentale la scelta casuale del campione.

(Esempio esperimento: i maschi hanno capacità superiori rispetto alle femmine in

matematica? Per capire se è così o meno, faremo un esperimento scientifico.

Faremo un test, dopo di che abbiamo bisogno dei nostri soggetti sperimentali e quindi di un

gruppo di maschi e di un gruppo di femmine. Prendo il test e lo vado a somministrare. La

variabile che vado a misurare sarà: quanti problemi ciascuno dei due gruppi è riuscito a

risolvere, il più bravo sarà chi ha svolto maggiori problemi nel modo giusto. Perciò avremmo

quindi il numero dei problemi risolti in modo corretto ovvero la nostra VARIABILE

DIPENDENTE, In questo probelma la variabile INDIPENDENTE è il sesso di appartenenza.)

ACCURATEZZA: è la variabile dipendente, dipendente perchè dipende dai valori di un’altra

variabile, che è detta indipendente.

DEFINIZIONI:

Variabile indipendente: variabile manipolata in un esperimento: essa determina, con il suo

variare, una variazione nella variabile dipendente.

Variabile dipendente: variabile misurata in un esperimento. Il suo valore varia in

dipendenza del variare del valore della variabile indipendente.

Lo scopo della psicologia è quindi cercare spiegazioni riguardo i comportamenti umani e i

processi mentali e lo fa utilizzando il metodo scientifico.

La ricerca scientifica può essere

1. Psicologia che ha come scopo la ricerca di base: si tratta di una modalità di una

raccolta dati, formulazioni di ipotesi che ha lo scopo di ampliare ciò che si sa su un

determinato argomento.

2. Psicologia che ha come scopo la ricerca applicata: parte da dei problemi ben

specifici, tramite ciò che la teoria ha messo a disposizione cerca di dare la soluzione

a dei quesiti più pratici, quindi diciamo che non va a studiare la teoria.

Ad esempio una ricerca di base può andare a studiare processi attentivi quindi come

funziona la nostra attenzione. La psicologia più applicata invece va a dare delle risposte a

quelli che sono dei comportamenti disfunzionali ad esempio cosa succede ad una persona

che non riesce a stare attenta.

(Riguardo lo schema del metodo scientifico: osservare il fenomeno, ipotesi, verifiche

raccogliendo dati sperimentali, conclusione), un esempio di studio dei processi attentivi è il

paradigma di Posner. In questo paradigma una persona viene messa di fronte ad uno

schermo e gli viene chiesto di guardare un punto di fissazione centrale. Viene chiesto a lui di

quando compare la stellina di premere un tasto a destra o sinistra a seconda di dove venga

fuori la stellina. Vengono messi dei chiu ovvero dei segnali per catturare la sua attenzione,

per distrarlo (sarebbe il quadratino vuoto nello schema), il target a cui il partecipante deve

rispondere o può cadere nella stessa posizione in cui c’è stato il cchiù e in questo caso si

chiamerà “chiu valido” oppure può essere dall’altro lato.In quale caso sarà più veloce a

identificare dove compare lo stimolo, quando il chiù è valido o dall’altro lato? Quando è

valido, anche se sta mantenendo lo sguardo al centro c’è comunque stato uno spostamento

dell’attenzione verso il chiu valido ed è già pronto a premere il tasto; quando invece il cchiù è

dell’altra parte ci deve essere uno spostamento dell’attenzione perchè era finita lì e la devo

mandare dall’altra parte e questo anche se di pochi secondi rallenta la mia attenzione. Uno

psicologo che si occupa dell’attenzione può decidere di costruire una test sperimentale

basandosi su questo paradigma ed inserire delle modifiche. Il chhiù valido mi da dei tempi di

risposta più rapidi rispetto a quando è inavlido.

Ciò che noi sappiamo dalla psicologia di base può essere utilizzata da chi si occupa di

psicologia applicata e vuole trovare delle risposte a dei problemi effettivi come possono

essere lo studio del disturbo da deficit dell’attenzione e della iperettività, che comporta

difficoltà nel mantenere l’attenzione e controllare i comportamenti.

Ricerca di base: ampliamento di quelle che sono le conoscenze relative ad uno specifico

argomento. Chi fa una ricerca di base non è prevista un’applicazione, è interessato solo ad

ampliare le conoscenze.

Ricerca applicata: si occupa di problemi pratici e vuole rispondere a determinate domande.

Ricerca di base come domande si pone il perché si verificano determinati episodi. Ricerca

applicata si chiede cosa posso fare per far andare le cose meglio, come posso intervenire e

risolvere i problemi. I quesiti a cui risponde la ricerca di base è di tipo teorico invece la

ricerca applicata invece di tipo pratico.

All’interno di chi si occupa di aumentare le conoscenze di base, quindi teoriche, possiamo

trovare figure diverse come ad esempio lo psicologo cognitivo ovvero colui che si occupa di

studiare le funzioni complesse della mente oppure possiamo trovare uno psicologo che si

occupa di psicofisiologia quindi che va a vedere come il comportamento umano si traduce in

una attivazione del nostro sistema nervoso centrale. Questi due non sono gli unici che

conducono una ricerca di base anche gli psicologi evolutivi che si occupano della crescita

dell’individuo, oppure psicologici sociali che si occupa della formazione dei gruppi oppure

infine psicometrici che sono studiosi che cercano di trovare un modo affinché attraverso la

matematica e la statistica si possa interpretare i dati in modo tale che quei dati l siano validi

così in un domani una persona può ottenere il mio stesso risultato, infine troviamo gli

psicologi comparativi che vanno a vedere l’evoluzione dell’uomo rispetto agli animali.

Abbiamo poi la ricerca applicata che risponde a domande concrete e qui troviamo la

psicologia clinica (quello da cui uno va per parlare dei suoi problemi), ma non ci sono solo

loro ci sono anche gli psicologi della salute che cercano di capire in che modo lo stile di vita

che abbiamo ha degli effetti sul nostro organismo, poi abbiamo la psicologia educativa che

si occupa di studiare nelle scuole, cosa fare di fronte ad un ragazzino che si trova di fronte a

delle difficoltà.

Tra psicologia generale e psicobiologia ci sono delle aree interconnesse, perché la

psicologia generale studia i processi mentali e a volte lo fa utilizzando delle tecniche che

prendano spunto dalla psicobiologia.

PSICOLOGIA GENERALE

La psicologia generale viene chiamata anche psicologia cognitiva, quindi studia tutti quei

processi che sono alla base del nostro modo di percepire il mondo esterno, quei processi

che spiegano come la nostra mente funziona.

Psicologia cognitiva, questo nome deriva da un movimento che è il positivismo che intorno

agli anni 60 ha avuto un impatto molto importante.

La psicologia generale o cognitiva è multidisciplinare, si avvale di una serie di metodi di altre

discipline come ad esempio: la linguistica, la biologia, la neuroscienza..

Neuroscienze cognitive (una branca con cui si collega la psicologia generale): studiano i

processi mentali utilizzando tecniche di brain imaging (o neuroimaging funzionale) ovvero

come se noi avessimo una finestra nella nostra testa che possiamo aprire che ci permettono

di capire come funziona il nostro cervello (esempio: quando prestiamo attenzione quale

parte del nostro cervello è attiva).

Le tecniche di neuroimaging ci permettono di andare a vedere il nostro cervello all’interno,

vengono fatte delle scansioni, quindi delle immagini che messe insieme ci dicono cosa

succedeva nel nostro cervello mentre una persona stava facendo una determinata cosa.

Di queste tecniche ce n’è sono diverse e si basano su un principio fondamentale: se il nostro

cervello è occupato a fare una cosa sta consumando energie, quando il nostro cervello è

impegnato a fare una determinata cosa sta consumando. Quindi si fa a vedere quale aeree

del nostro cervello sta consumando, (quando parlo non metto in atto le stesse aree del

cervello di quando muovo la mano, e questa cosa la posso vedere tramite questa tecnica).

Risonanza magnetica: durante la risonanza veniamo messi dentro questa strumentazione e

vengono fatte delle scansioni del nostro corpo, sulla parte interessata, che sono statiche

ovvero ci dicono com’è la situazione in quel momento. Quando si parla di funzionale la

differenza sta nel fatto che si va a vedere cosa succede quando stiamo facendo uno

specifico compito e non quando siamo a riposo. Funzionale nel senso che sto facendo

qualcosa, se muovo la mano destra andrò a vedere cosa succede nella parte sinistra del

cervello. (funziona all’opposto)

Risonanza magnetica funzionale: va a misurare il flusso e il consumo di ossigeno durante

l’esecuzione di un compito, si va a vedere quali sono le aree che si attivano (se io faccio

ascoltare ad un individuo la musica durante la risonanza avrò le ali del cervello che saranno

attive per quel determinato stimolo).

La psicologia generale studia le funzioni cognitive, parla con altre branche, in particolare le

neuroscienze cognitive, andando ad utilizzare una strumentazione che proviene da altre

branche.

Un’altra tecnica che viene utilizzata molto spesso per le ricerche è l'elettroencefalogramma,

si mettono degli elettrodi sulla testa del partecipante e si rileva l’attività elettrica del cervello.

Permette di rilevare queste fluttuazione elettrica andando a descrivere un tracciato, così

come per la risonanza funzionale, varia in base al compito che sta facendo.

Grazie a queste tecniche è possibile studiare il nostro cervello.

(Processi cognitivi: tutti quegli atti o processi attraverso cui le persone conoscono il mondo

esterno.)

Il cervello alla base del funzionamento della mente umana.

PSICOFISIOLOGIA

Anche essa si avvicina di molto alla psicologia generale/cognitiva perché è un ponte tra

fisiologia di base e la psicologia , va a studiare i correlati fisiologici delle funzioni cognitive

del comportamento. Esempio voglio studiare cosa succede quando una persona osserva

una determinata emozione, vado a vedere qual è la risposta del corpo e ad esempio utilizzo

l'elettrocardiogramma e se sto facendo vedere una scena di paure avrò un aumento del

battito se invece sto facendo vedere una scena più tranquilla invece avrò un rallentamento

del battito; questa accelerazione o rallentamento del battito fanno parte di risposte del

sistema nervoso autonomo che normalmente si attivano in modo incontrollato ogni volta che

ci troviamo in situazioni che prevedono il coinvolgimento del lato emotivo o quando siamo

sottoposti a stress.

NEUROPSICOLOGIA

è una branca che si accavalla tra la psicologia generale e la psicobiologia, è quel tipo di

disciplina che va a studiare dove sono localizzati i processi mentali e le nostre funzioni

cognitive. Cerca di andare a capire quale parte del cervello partecipa ad una specifica

funzione cognitiva, il modo in cui lo fa è andando a vedere i casi clinici, quindi guardando i

pazienti, studiando il comportamento di pazienti con disturbi neuropsicologici.

Uno dei modi in cui la neuropsicologia si applica allo studio dei pazienti, quindi il suo

strumento di indagine (ed è molto importante averlo perchè mi permette di oggettivare il

dato) viene chiamato DISSOCIAZIONE.

Dissociazione (definizione): è un fenomeno per cui un’attività o una variabile influenza la

prestazione in un certo compito, senza andare a modificare l’andamento di altri compiti.

Ad esempio la prosopagnosia: ovvero quando un paziente è incapace di riconoscere le

facce anche ad esempio dei suoi famigliari. Questo ci dice che nel nostro cervello c’è

un’area che permette di identificare le facce e un’area diversa che ci permette di riconoscere

gli oggetti.

Quindi la neuropsicologia ragione per moduli, ovvero per parti del nostro cervello per capire

dove sono determinate aree associate a determinati processi, quindi lavora alla ricerca di

localizzazioni, va alla ricerca di parti, e va vedere se c’è un legame tra il sede della lesione

cerebrale e il processo alterato.

Esempio:

parte verde del cervello: la corteccia visiva primaria

parte arancione: corteccia motoria primaria, che mi permette di eseguire i movimenti ad

esempio parte il comando per dire muovi la gamba/muovi la mano

parte rossa: area di broca

parte rosa: area di Wernicke

parte viola: corteccia uditiva primaria, da cui dall’orecchio arrivano le informazioni e vengono

elaborate

Per continuare a spiegare il fenomeno della dissociazione bisogna spiegare l’area di Broca e

l’area di Wernicke.

Sono due aree collocate: l'area di wernicke è più posteriormente,mentre l’area di Broca è

posta più anteriormente. Sono molto importanti per la comprensione del linguaggio, quindi

per tutti queoi processi che dall'arrivo dell’informazioni uditiva riconoscono in

quell’informazione un messaggio che è una parola, a quella che poi è la produzione che

viene resa efficace in modo particolare nell'area più frontale chiamata area di Broca.

I pazienti che hanno una lesione in una di queste due aree avranno dei disturbi legati al

linguaggio, ma molto diversi tra loro.

Il paziente che ha la lesione legata all’area di Wernicke parla parla, ma non si capisce nulla

di quello che dice. Chi invece ha una lesione all’area di Broca sa cosa vorrebbe dire, ma non

riesce a produrre, ha un problema al livello di articolazione delle parole.

La dissociazione singola nel caso della afasia, si utilizza un esercizio di fluenza verbale.

Quindi si prende un gruppo di pazienti che si presume abbiano una lesione nell&rs

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FabianaPerfect di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof De Stefani Elisa.
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