La psicologia
La psicologia è lo studio scientifico del comportamento degli individui e dei loro processi mentali; l’aspetto scientifico richiede che essa tragga le sue conclusioni su prove raccolte secondo il metodo scientifico; esso raccoglie informazioni in modo oggettivo, in modo da formulare conclusioni a partire da evidenze basate sui fatti. Il comportamento è l’insieme delle azioni attraverso cui gli organismi rispondono agli stimoli e interagiscono con l’ambiente; la materia oggetto di studio psicologico è largamente rappresentata dal comportamento osservabile degli esseri umani, si osserva cosa fa l’individuo e come esso si comporta nel farlo, considerando ciascun fenomeno nell’ambiente sociale e culturale in cui si è prodotto.
I processi mentali
I processi mentali sono i meccanismi della mente che si svolgono privatamente come ragionare, sognare e numerosi studiosi ritengono che questo sia il fenomeno più importante da studiare. La psicologia scientifica è ufficialmente nata in Europa nella seconda metà dell’Ottocento e successivamente si è sviluppata in America e nelle altre parti del mondo; le sue origini, però, sono da ricercare nell’antica Grecia con Platone che ha teorizzato una netta separazione tra anima e corpo, intendendo l’anima come principio di vita e il corpo come materia inanimata. Nel mito della caverna stabilisce una suddivisione tra la conoscenza delle cose sensibili del mondo e la conoscenza dell’intelletto, quest’ultima consistente in una reminiscenza della psiche nel mondo delle idee. Aristotele invece, ritiene che l’anima sia inscindibile dal corpo e che la sua essenza consista in quelle capacità che consentono all’organismo di sopravvivere; per lui la psiche è il principio che sta alla base di tutte le attività in quanto atto primario.
La separazione tra anima e corpo
Nella classicità romana, Seneca separa l’anima dal corpo e vede la ragione come principio divino che regge il mondo a cui l’uomo deve obbedire, oltre che conformarsi con la natura; ma la netta separazione tra anima e corpo viene ripresa da Cartesio per cui i due sono collegati dalla “ghiandola pineale” (organo di raccordo tra i due situato nel cervello), dopo Cartesio si svilupparono tanti scienziati tra cui Galileo Galilei, il fondatore del metodo scientifico. Esso è, secondo Galileo, un intreccio di sensate esperienze e di dimostrazioni certe, di tipo matematico; egli condusse degli esperimenti con una precisione sorprendente che venne poi affinata nei secoli successivi in molte altre discipline.
Il metodo scientifico in psicologia
Il metodo scientifico fu alla base della prima fondazione dei laboratori sperimentali in psicologia, nel 1879 Wundt e i suoi studenti crearono il laboratorio di Lipsia; egli faceva esperimenti sulla misurazione delle sensazioni, sulla durata di reazione dei processi mentali, sulla memoria e sull’associazione di idee tramite l’esperienza diretta, egli utilizzava infatti il metodo dell’introspezione. Secondo lui l’introspezione con metodo scientifico richiedeva: il controllo accurato dello stimolo in grado di produrre l’evento mentale, l’elaborazione e la stesura del resoconto subito dopo l’osservazione dell’evento; per garantire la stabilità scientifica dell’evento: l’osservatore doveva stabilire quando attivare il processo, doveva essere in una condizione di sforzo attentivo, doveva essere possibile ripetere più volte la stessa osservazione e doveva prendere in considerazione variazioni in termini di intensità e qualità della stimolazione. Per Wundt l’auto-osservazione era in grado di rivelare l’esistenza di fenomeni mentali quali l’appercezione (processo che organizza le percezioni), la volontà e le emozioni, ma non era in grado di studiare processi di ordine superiore.
Lo strutturalismo
Lo strutturalismo comparve per la prima volta nel 1898 in un articolo di Titchener, allievo di Wundt. Secondo Titchener il primo passo per comprendere la mente consisteva nello scomporla nei suoi elementi primari ed evidenziare come questi si combinavano e perché; l’esperienza cosciente è costituita da percezioni (sensazioni), idee (immagini) ed emozioni (o sentimenti), questi sarebbero gli elementi più semplici su cui si strutturano quelli più complessi. Egli focalizzò la sua attenzione sulle sensazioni aggiungendo alle due caratteristiche essenziali proposte da Wundt (qualità e intensità) la durata e la chiarezza; utilizzava anch’egli il metodo dell’introspezione ma indicò con l’espressione errore dello stimolo l’attribuzione dei significati soggettivi allo stimolo, riteneva infatti che essi andassero elaborati sulla base dei sistemi mentali che li costituiscono. Lo strutturalismo, quindi, si fondava sul presupposto che tutte le esperienze mentali potessero essere comprese attraverso la combinazione dei suoi elementi di base.
Le critiche allo strutturalismo
Le critiche che gli vennero mosse furono: il riduzionismo (perché riduceva la complessità dell’esperienza umana ad alcune componenti sottostanti), l’elementarismo (perché concepiva la mente come il combinarsi di semplici elementi) e il mentalismo (perché analizzava solamente i resoconti di soggetti coscienti ignorando i bambini e i soggetti mentalmente disturbati).
James e il funzionalismo
In Europa i primi attacchi alla scuola strutturalista furono condotti dal filosofo e psicologo Brentano secondo cui i processi psichici sono contraddistinti dall’intenzionalità quindi l’oggetto di studio è l’attività mentale. Ma William James teorizzò la psicologia funzionalista; questa si basava sulla teoria dell’evoluzione e in particolare sul legame tra individuo e ambiente. Attribuì una particolare importanza alle abitudini apprese che permettevano all’organismo di adattarsi all’ambiente e funzionare con efficacia; inoltre cambiò l’oggetto d’indagine degli studi in laboratorio spostandolo dalla coscienza, al comportamento nella sua totalità.
La prospettiva psicodinamica
Secondo questo approccio il comportamento è guidato da forze interiori, ovvero le azioni umane sono il risultato di istinti ereditari, impulsi biologici e tentativi di soluzione di conflitti tra bisogni personali e richieste della società; l’organismo, quindi, torna in stato d’equilibrio quando i bisogni sono soddisfatti e le pulsioni ridotte, quindi quando si riducono le tensioni.
Questi principi furono sviluppati da Sigmund Freud che lavorava con persone mentalmente disturbate; egli fu il primo a rilevare che la natura umana non è sempre razionale e che le azioni possono risultare da motivi inconsci, egli inoltre ha sostenuto che la prima infanzia è il periodo in cui si forma la personalità. Dopo Freud, i neofreudiani hanno ampliato i principi della psicodinamica includendo gli influssi sociali e le interazioni dell’individuo nel corso del suo intero ciclo di vita.
La Gestalt
Il termine Gestalt fa riferimento a una configurazione unitaria e organizzata, questo termine fu introdotto per la prima volta da von Ehrenfels; la data di nascita della psicologia della Gestalt va fatta risalire al 1912 con Wertheimer, gli altri principali esponenti sono Koffka e Kohler. Gli psicologi della Gestalt centrarono l’attenzione sui concetti di struttura e organizzazione, da ciò deriva lo studio di ciò che accadeva nel mondo fenomenologico dell’individuo (approccio fenomenologico) e il continuo rimando all’esperienza diretta; inoltre fanno riferimento al concetto di isoformismo, secondo il quale l’organizzazione degli eventi psicologici rispecchia le proprietà strutturali degli eventi neurofisiologici corrispondenti. Per spiegare la natura di tali processi utilizzano una autodistribuzione dinamica entro un campo cerebrale che avviene secondo principi specifici, che rappresentano l’oggetto fondamentale dell’analisi psicologica.
Il comportamentismo
Il comportamentismo nacque nel 1913 con la pubblicazione del suo manifesto da parte di Watson. Il loro metodo si basava sull’indagine, condotta con metodi rigorosamente obiettivi del comportamento osservabile dall’esterno dell’uomo, sia in modo diretto, sia con l’ausilio di appositi strumenti. Per i comportamentisti la mente era da considerarsi come una scatola nera, al cui interno lo psicologo non poteva entrare; il loro obiettivo era lo studio delle associazioni stimolo-risposta. Posero accento in questi termini il fisiologo russo Pavlov con gli studi sulla riflessologia e Thorndike con la sua legge dell’effetto, secondo la quale la risposta comportamentale era da considerarsi esclusivamente in funzione dello stimolo.
Il neocomportamentismo
I suoi esponenti principali furono Guthrie, Hull, Tolman e Skinner; pur assumendo il concetto di stimolo e risposta alcuni neocomportamentisti introdussero nel mezzo delle variabili intervenienti, ovvero eventi interni non direttamente osservabili. Sullo sviluppo del neocomportamentismo ebbero un influsso significativo le correnti del:
- Neopositivismo logico, che si segnalò per il rigore formale degli enunciati scientifici, inaccettabili se non fossero stati regolati da principi logici;
- Operazionismo, per il quale il requisito di ogni concetto scientifico doveva essere quello della sua traducibilità in un insieme di operazioni, empiricamente controllabili, che permettessero di definirli.
Tra i neocomportamentisti Gurthrie formulò una teoria dell’apprendimento secondo la quale ciò che si apprendeva in seguito a una stimolazione era il movimento muscolare; si ha poi Hull con il concetto di pulsione, Tolman con i concetti di apprendimento latente e mappa cognitiva portò all’affermarsi della teoria stimolo-organismo-risposta, dove l’organismo è tradotto in termini di variabili intervenienti. Skinner legò il suo nome a un metodo di apprendimento noto come condizionamento operante, secondo lui l’obiettivo della ricerca rimaneva quello di stabilire delle relazioni funzionali tra stimolo e risposta.
Il cognitivismo
Il cognitivismo si sviluppò da una frattura del comportamentismo intorno agli anni ‘50 quando un autorevole linguista, Chomsky sostenne che ogni lingua non è un copione di frasi fisse, i bambini hanno delle strutture innate e nel giro di pochi anni acquisiscono la capacità di comprendere e comporre strutture frasali. Un altro testo importante di questa corrente si ha nel 1960 al centro del quale vi è l’unità TOTE (test- operate- test- exit), una spiegazione del comportamento secondo la quale il soggetto che deve agire prima verificherà se la situazione corrisponde ai propri obiettivi, in caso affermativo passerà all’azione altrimenti si prodigherà per rendere le condizioni tali, successivamente verificherà il risultato del proprio comportamento e se questo lo soddisfa il processo si chiude (exit) e si passerà ad una nuova sequenza comportamentale.
Secondo i cognitivisti l’uomo è un elaboratore di informazioni, la mente non è una scatola nera e i processi mentali possono essere indagati con opportune tecniche sperimentali; essi fanno molto ricorso all’uso delle nuove tecnologie, in particolare dei computers attraverso i quali è possibile riprodurre simulazioni del comportamento umano.
La scienza cognitiva
La scienza cognitiva ha avuto origine nella seconda metà degli anni Settanta, i due paradigmi che l’hanno dominata sono quelli del modularismo e del connessionismo; i modelli del funzionamento mentale di questa scienza possono essere divisi in:
- Computer-style, fondati sull’idea che per capire i metodi di processazione della mente umana bisogna tener conto dei metodi di funzionamento del computer;
- Brain-style, partono dal presupposto che per formulare ipotesi sulla mente umana, bisogna capire il funzionamento del cervello umano; questi hanno in comune una struttura di base costituita da aggregazioni di elementi semplici (dette reti neurali o nodi) che mettono in collegamento i neuroni tra loro. La trasmissione di un segnale tra un nodo e un altro è modulata da sinapsi, ovvero componenti capaci di amplificare o ridurre il segnale.
Il modularismo
Dopo la costruzione dei primi computer, vennero elaborati i primi programmi che li consentivano di fornire prestazioni intelligenti nella processazione delle informazioni e nella soluzione dei problemi, nacque così un nuovo filone di ricerca chiamato intelligenza artificiale, in cui veniva proposta l’analogia tra computer e mente umana poiché entrambi condividono l’abilità di utilizzare simboli e quella di eseguire calcoli e operazioni. Secondo Fodor la mente computazionale è espressa in un codice simbolico che corrisponde ad una forma condensata e astratta del nostro linguaggio verbale, egli l’ha definito linguaggio della mente; il modello a cui Fodor fa riferimento è la macchina di Turing, poiché è indipendente dall’ambiente.
Fodor ipotizza che il sistema cognitivo dell’uomo sia composto da tre tipi di strutture distinte e gerarchicamente organizzate: i trasduttori, che registrano informazioni e producono rappresentazioni degli stati ambientali in forme tali da renderne disponibile l’elaborazione successiva; i sistemi di input (non sono sotto il controllo cosciente dell’individuo) elaborano l’informazione molto velocemente e in modo seriale non venendo influenzati da altri sistemi; infine i processi centrali, interagiscono tra loro, hanno il compito di collegare e integrare tra loro i prodotti dei singoli sistemi di input, producendo una rappresentazione del mondo più pertinente possibile.
Il connessionismo
Secondo il connessionismo, le informazioni sono elaborate all’interno delle reti neurali, ciascuna delle quali composta da più unità che procedono in parallelo, anziché in modo seriale; in tal modo, la conoscenza avviene attraverso meccanismi di associazione poiché le proprietà più frequenti vengono associate tra loro. Di conseguenza, il connessionismo pone le basi per una dinamicità della mente, capace di adattarsi alle condizioni e autocorreggersi; questa viene chiamata mente situata, idea per la quale la mente sarebbe una guida di controllo per il comportamento e attribuisce un significato ad un oggetto in base al suo contesto immediato.
La mente situata è una mente radicata nel corpo, quindi ogni conoscenza ha il suo fondamento nell’esperienza e procede in base alle informazioni ricevute dai sistemi sensoriali e dalle azioni compiute dal proprio organismo in una data circostanza. Le rappresentazioni mentali di un oggetto consisterebbero nella capacità di riprodurre e prevedere un fenomeno e in quella di creare nuovi mondi possibili a partire dagli elementi conosciuti a disposizione, questa è la mente simulativa.
La ricerca in psicologia
I ricercatori partono dalle osservazioni, dalle informazioni a disposizione o da idee già formulate in precedenza e creano teorie, una teoria è un insieme organizzato di proposizioni che spiegano un fenomeno o un insieme di fenomeni; quando la si formula ci si aspetta che essa generi nuove ipotesi (affermazione provvisoria e verificabile sulla relazione tra fenomeni), espresse in enunciati ipotetici che prevedono determinati esiti. Il compito del ricercatore è quello di verificare il legame tra l’antecedente “se” e il conseguente “allora”; per essere verificata, ogni ipotesi deve essere formulata in modo tale da essere falsificata, se non viene falsificata è corretta e se non si conduce alcuna verifica, essa non può essere falsificata. A partire dal proprio oggetto d’indagine, il ricercatore potrà stabilire quale metodo di ricerca utilizzare per verificare la sua ipotesi, un metodo di ricerca è una procedura scientifica che consente di raccogliere i dati empirici in modo da poterli interpretare. I dati vengono ottenuti secondo procedure prestabilite, chiamati protocolli sperimentali e possono essere prodotti come prove a sostegno delle ipotesi; il ricercatore può disporre di dati comportamentali (legati alla rilevazione del comportamento) o di dati self-report (descrizioni più o meno libere che le persone fanno riguardo a ciò che accade nella loro mente).
Dopo aver raccolto i dati si procederà con l’analisi statistica per verificare le ipotesi, gli psicologi utilizzano le statistiche descrittive e le statistiche inferenziali. Se i ricercatori ritengono che i loro dati possano avere una qualche ricaduta scientifica inviano un articolo ad una rivista per la pubblicazione riportando nello scritto sia il metodo d’indagine utilizzato, sia l’analisi dei dati; essi devono essere accessibili a un eventuale verifica pubblica da parte degli altri ricercatori. Una volta inviato alla rivista, l’articolo viene sottoposto a revisione da parte di esperti dello stesso ambito (peer review) che ne analizzano i fondamenti teorici, la metodologia e i risultati; se la loro valutazione è positiva, l’articolo viene pubblicato. Dopo che i risultati vengono resi noti la comunità scientifica esamina il lavoro ed estrapola le questioni rimaste irrisolte prospettando nuovi possibili sviluppi della ricerca.
Quando si studia il comportamento in laboratorio, i ricercatori non sono in grado di osservare gli effetti a lungo termine, per superare questo ostacolo si può intraprendere l’osservazione naturalistica ovvero un metodo di ricerca che si avvale del rilevamento dei dati in un contesto naturale e senza l’interferenza dello sperimentatore. Analisi di questo tipo permettono una comprensione più profonda di come le pressioni evolutive abbiano influenzato il comportamento dell’uomo. Nell’osservazione clinica, invece, l’osservatore interagisce con la persona osservata, cercando di ottenere informazioni con opportune domande e cercando di evitare che esse possano risultare disturbanti (questa tecnica è utilizzata soprattutto a scopi diagnostici e psicoterapeutici). L’obiettivo del metodo sperimentale consiste nella formulazione di...
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