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Psicologia

L'interesse sul funzionamento della psiche

L'interesse sul funzionamento della psiche ha origini antiche:

  • Aristotele: "De Anima" descrive i processi di sensazione, percezione e memoria;
  • Cartesio: dice che possiamo studiare solo la res extensa (corpo) e non la res cogitas (anima);
  • Locke: ricostruisce il funzionamento della mente, che viene analizzata attraverso ragionamenti, senza esperimenti;
  • Wolf: distinse tra psicologia razionale (studio essenza dell'anima e sue facoltà) e psicologia empirica (studio fatti psichici fondati sull'esperienza);
  • Gall: c'è un cervello e le funzioni dipendono da aree delimitate;
  • Broca e Wernicke: sistema nervoso come sede di processi e funzioni legati alla mente;
  • Brodmann: mappa più usata, divisa in 50 aree sulla base di differenze citoarchitettoniche;
  • Helmholtz: studiò i tempi di reazione: tempi di risposta di uno stimolo, più ci si allontanava dal cervello più il tempo aumentava;
  • Wundt: fondò il primo laboratorio di psicologia scientifica (1879), si studiavano i fatti psichici di cui siamo coscienti, che sono aggregati di unità psichiche elementari che formano la coscienza. Il tutto per ottenere descrizioni dello stimolo fornite da vari soggetti. Usa il metodo introspettivo (guardarsi dentro), perché siamo consapevoli degli stimoli che ci circondano: si sottoponeva uno stimolo misurabile e lo sperimentatore osservava la risposta, dando una descrizione sensoriale. Ma l'introspezione non rispettava i canoni scientifici e Wundt, la rese tale, creando un controllo dello stimolo;
  • Ebbinghaus: applicò su se stesso il metodo sullo studio della memoria, scoprendo l'oblio. Imparò sillabe e valutò il riapprendimento ad intervalli di tempo variabili;
  • Titchener (strutturalismo): studio della coscienza, che è composta da sensazioni-immagini-sentimenti. Basato sull'introspezione, ci furono varie critiche: riduzionista/elementista/mentalista;
  • James (funzionalismo): si ispirò a Darwin: selezione naturale: sopravvive chi meglio si adatta. La psicologia deve occuparsi delle funzioni del pensiero; non ha senso studiare la coscienza poiché non rimane. Il soggetto è frutto di pensiero, ragione, emozione, azione: motivazione. Sono tre i comportamenti adattivi: stimolo motivante, situazione sensoriale, risposta che alteri la situazione. Si usa una pluralità di metodi;
  • Freud: scuola psicoanalitica, nacque quando abbandonò il metodo dell'ipnosi per il metodo delle libere associazioni: se alcune cose ci fanno stare male, qualcuno deve aiutarci, l'analista. Parla di tre momenti:
    • Inconscio: contenuti che non sono presenti alla coscienza, che riescono ad esprimersi attraverso sogni, fantasie, etc.;
    • Preconscio: separato dall'inconscio da una barriera della censura, che trasforma i contenuti dall'inconscio al preconscio;
    • Conscio: insieme dei contenuti consapevoli detto anche percezione-coscienza.
    Freud parla anche di:
    • Es: serbatoio delle nostre pulsioni, natura egoista;
    • Io: ha rapporti con la realtà esterna, a volte soddisfa l'es ma mantiene buoni rapporti con la coscienza;
    • Super-io: morale acquisita con l'esperienza.
    Infine, si ha il sogno, che ha un contenuto lirico manifesto (accontentare l'es) e latente;
  • Pavlov (radici comportamentismo): studia i processi psichici attraverso i riflessi: risposta del sistema nervoso volontari e innati. Diede vita al riflesso condizionato, cioè il risultato di una modifica del sistema cerebrale;
  • Watson (ideatore comportamentismo): studia solo i componenti manifesti, quelli che il soggetto realizza. No allo studio della mente e studiare i comportamenti in ambienti controllati. Il metodo è il condizionamento: stimolo-scatalona nera (cervello)-risposta. Il neo-comportamentismo introdusse la variabile interveniente (organismo).

Cognitivismo

Studio dei processi cognitivi. Computer = cervello. Si studia in laboratorio e il modello più importante è il TOTE: test operate test exit. Neo-cognitivismo è basato sull'ambiente, no computer = cervello.

Sensazione e percezione

L'ambiente in cui viviamo produce infiniti stimoli (energia in grado di suscitare risposte a livello sensoriale). La sensazione è l'impressione soggettiva, immediata e semplice che corrisponde a una data intensità dello stimolo fisico, sono eventi privati e soggettivi.

Per quanto riguarda l'intensità degli stimoli, distinguiamo tra:

  • Soglia assoluta: il confine tra gli stimoli che vengono recepiti e gli stimoli che non vengono recepiti, ma che in realtà esistono.
  • Soglia differenziale: abbiamo due stimoli e il soggetto deve riconoscere come cambiamo al variare dell'intensità.

Esistono vari metodi per misurare la soglia:

  • Metodo dei limiti: con diverse serie di stimoli: alcuni partono da valori infraliminari e sono di ordine crescente; altri da valori sovraliminari e sono di ordine decrescente. Con questo metodo si può incorrere nell'errore della direzione della serie e dell'abitudine.
  • Metodo dell'aggiustamento: si chiede al soggetto di aggiustare il livello dell'intensità dello stimolo, fino a quando non suscita in lui una risposta;
  • Metodo degli stimoli costanti: dove si identificano le due soglie, creando degli stimoli che il soggetto deve rilevare e dire se li ha avvertiti o meno.

Nella soglia differenziale si hanno due stimoli:

  • Stimolo standard: costante;
  • Stimolo di confronto: che varia.

Così Weber definì la legge: "La differenza minima avvertibile è una proporzione costante dell'intensità dello stimolo originale". Secondo la psicofisica gli individui sembrano registratori degli stimoli.

La teoria della detenzione del segnale dice che ci sono quattro esiti tra stimoli e processi cognitivi:

  • Colpi riusciti: vero positivo - identificare il segnale - dire sì;
  • Falsi allarmi: falso positivo - identificare il segnale quando non esiste - dire sì;
  • Colpi mancati: falso negativo - non identificare il segnale quando esiste - dire no;
  • Rifiuti corretti: vero negativo - si identifica l'assenza del segnale - dire no.

Ma non sempre i dati sensoriali sono veritieri, perciò la percezione permette di acquisire informazioni. La percezione è interpretazione immediata e continua della sensazione. L'oggetto di studio è l'esperienza percettiva, ciò che vediamo, come lo vediamo, il fenomeno. Il risultato del contenuto percettivo è il percetto, ma bisogna avere tre condizioni:

  • Buona luminosità: stimolo distale;
  • Stimolo prossimale: rappresentazione di un oggetto tramite i sensi e poi va al cervello;
  • Sistema di rielaborazione: decodifica e interpreta le modificazioni nei recettori.

Teorie sulla percezione

  • Helmholtz: teoria empirica: le ripetute influenze con l'ambiente influiscono sulla percezione degli oggetti, perché c'è un approccio associativo con le sensazioni elementari e queste inferenze sono inconsce;
  • Scuola della Gestalt: la percezione non è preceduta dalla sensazione, ma è primaria e immediata. Si ha un campo di forze tra gli stimoli e un campo percettivo, le parti di quest'ultimo costituiscono totalità coerenti e strutturate (es: figura-sfondo);
  • New Look: teoria funzionalistica l'organizzazione della percezione dipende anche dai processi mentali (bisogno, emozioni). Il soggetto, quando percepisce uno stimolo, compie un'operazione di categorizzazione: da alcuni indizi, provvede all'identificazione e classificazione dello stimolo;
  • Gibson: teoria ecologica: la percezione è la capacità di cogliere le informazioni contenute nello stimolo, la stimolazione offre un ordine intrinseco grazie alle affordances: distribuzione spaziale e temporale, riguardano sia la percezione che l'azione, sono soggettive e oggettive, riguardano ambiente e individui.

Fenomeni percettivi

Esistono una serie di fenomeni percettivi:

  • Figura-sfondo: non esiste l'una senza l'altro, ma a volte si ha difficoltà a distinguerli e avremo le figure reversibili:
    • Instabilità: nessuna delle condizioni privilegia sul campo visivo;
    • Bistabilità: ha rilevanza la soggettività dell'osservatore;
    • Illusione ottica: percezione falsa o distorta della realtà e ci sono: figure ambigue, figure paradossali, figure fittizie, distorsioni.

Inoltre è importante la percezione della profondità, poiché lo spazio percettivo ha tre dimensioni:

  • Disparità binoculare: fusione delle due immagini;
  • Convergenza (binoculare): rotazione degli occhi per puntarli entrambi sull'oggetto;
  • Accomodazione (monoculare): la messa a fuoco sulla retina di oggetti a distanza diversa.

Ma non percepiamo solo oggetti statici, ma anche in movimento:

  • Movimento apparente o stroboscopico: la percezione di oggetti in movimento a partire da stimoli statici con intervalli regolari di tempo;
  • Movimento relativo: spostamenti reali di un oggetto nel tempo;
  • Movimento autocinetico: direzione e velocità dipendono dal sistema di riferimento fra inducente e indotto.

Le leggi della percezione

Per finire bisogna parlare delle leggi:

  • Della vicinanza: vedere elementi di uno stimolo visivo vicini parti dello stesso oggetto e quelli lontani parti differenti;
  • Della somiglianza: elementi di uno stimolo simili come parti di uno stesso oggetto e diversi come differenti;
  • Della chiusura: vedere le forme come delimitate sempre, anche se c'è un'interruzione;
  • Della continuità: quando si intersecano delle linee, tendiamo a ridurre i segmenti per formare linee continue con poco cambiamento di direzione;
  • Movimento comune: gli elementi si muovono con la stessa velocità e la stessa direzione.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

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