Psicologia generale
Le origini della psicologia e i principali approcci teorici
Le radici della psicologia
Fin dall'antichità, l'essere umano (antichi greci e romani) si è posto delle domande in relazione al comportamento, questioni quindi di carattere psicologico. Esse sono state affrontate per secoli dalla filosofia e dalle scienze della natura o biologiche. Soltanto recentemente la psicologia è entrata però a far parte delle scienze e ad occuparsi, in maniera rigorosa e scientifica, dello studio del comportamento umano e dei processi mentali. L'emancipazione della psicologia dalle altre scienze è stata possibile quando essa ha iniziato a occuparsi del legame esistente tra mente e cervello e delle sue relazioni con il comportamento dell'individuo, inserito in uno specifico ambiente fisico e sociale.
Le seguenti sono alcune delle principali teorie che si sono affrontate e spesso scontrate negli ultimi secoli per cercare di dare risposta alle domande relative alla mente e al comportamento, utilizzando una metodologia scientifica.
Lo strutturalismo
La data della nascita della psicologia come scienza viene generalmente fatta corrispondere al 1879, anno in cui Wundt, fisiologo e docente di filosofia, fonda a Lipsia il primo laboratorio di psicologia fisiologica. Egli sosteneva che l'oggetto della psicologia fosse l'esperienza diretta ed immediata (il contenuto di coscienza). Per indagarla, utilizzava il metodo introspettivo: chiedeva cioè alle persone, dato un determinato stimolo, di descrivere quello che stessero provando in relazione ad esso, utilizzando le proprie parole e aggiungendo quanti più dettagli possibili. Secondo Wundt, dalle analisi di queste verbalizzazioni, sarebbe stato possibile ottenere informazioni circa la struttura della mente.
Lo strutturalismo fu sottoposto a differenti critiche, in particolar modo di carattere metodologico:
- L'introspezione non poteva essere considerata una tecnica scientificamente valida in quanto un osservatore esterno non riusciva a dimostrare la veridicità dei resoconti verbali;
- Molte persone trovavano difficile descrivere alcune esperienze interne complesse, si pensi ai vissuti emotivi;
- Non era possibile dimostrare che i contenuti di coscienza fossero gli stessi in presenza e in assenza di introspezione.
Il funzionalismo
In parallelo allo strutturalismo, negli Stati Uniti, William James allestì un laboratorio di psicologia a Cambridge e fondò il funzionalismo. Opponendosi a Wundt, il suo approccio si incentrava sull'attività della mente e sul ruolo del comportamento per l'adattamento degli individui ai loro ambienti. Il background teorico concettuale di riferimento era quello darwiniano.
Secondo questo approccio anche i processi mentali si evolvono seguendo le regole dell'adattamento biologico. Il focus era sul flusso dinamico della coscienza (stream of consciousness): si trattava quindi di un'esperienza non scomponibile in elementi. Questo approccio rappresenta il germe dal quale si sono sviluppate la psicologia evolutiva, la psicologia applicata e la psicologia del lavoro.
La psicologia della gestalt
Si tratta di un altro approccio teorico psicologico fondamentale che si è sviluppato in Europa all'inizio del Novecento. Il fondatore di questa corrente è considerato Wertheimer e il background culturale di riferimento è la psicologia dell'atto di Brentano: questo filosofo evidenziava una distinzione tra realtà fisica e realtà fenomenica. La prima corrisponde al mondo così com'è, la seconda alla realtà come appare all'individuo.
A partire da questi riferimenti teorici, gli psicologi della gestalt si sono focalizzati sull'organizzazione della percezione e del pensiero in senso unitario, senza soffermarsi sui singoli elementi. Secondo loro, il tutto precede le parti, che assumono significati diversi in base al tutto di cui entrano a fare parte (metodo fenomenico sperimentale).
- Gli psicologi della gestalt si sono occupati molto di percezione, un contributo centrale è stato offerto da Kohler che ha proposto l'apprendimento per insight (o per intuizione): si tratta di una ristrutturazione improvvisa e immediata degli elementi di un dato problema che porta a vederli da un punto di vista differente così da risolvere la stessa questione problematica.
- Un altro illustre psicologo della gestalt, Kurt Lewin, si discostò dai temi tipici di questo orientamento. Egli si aprì alla psicologia sociale e fondò la teoria del campo: le interazioni fra gli individui venivano considerate come appartenenti a un campo di forze: la loro trasformazione dipendeva quindi dalla distribuzione dell'energia legata ai vettori presenti nel campo.
La psicoanalisi
Si tratta di un approccio che considera il comportamento motivato da forze e conflitti interni di cui la persona ha scarsa consapevolezza. Freud è considerato il padre della psicoanalisi e, più in generale, dell'approccio psicodinamico. Le sue idee relative alle basi inconsce del comportamento umano hanno avuto una portata rivoluzionaria sul modo di pensare, non soltanto in psicologia.
Il comportamentismo
La teoria comportamentista si oppose all'importanza attribuita da altri approcci alle componenti interne della mente e si focalizzò sul comportamento osservabile. Il suo fondatore, lo psicologo americano John B. Watson scrisse nel suo contributo ("La psicologia dal punto di vista di un comportamentista", 1913) che l'organismo è una scatola nera (black box), che non è possibile esplorare. Il focus di questo approccio era quindi sull'indagine del comportamento osservabile intersoggettivamente e delle associazioni fra gli stimoli presenti nell'ambiente e le risposte che corrispondono al comportamento osservabile della persona. A suo parere nulla è innato, ma tutto, anche la personalità, dipende dall'ambiente nel quale si è inseriti.
Il neocomportamentismo
Questa corrente si è sviluppata all'interno del comportamentismo e ha cercato di smorzare il divieto di interessarsi a ciò che accadeva all'interno dell'organismo. È stato proposto un nuovo schema (S-O-R) dove la O stava per organismo che si inseriva nell'associazione tra lo stimolo e la risposta. Sono comparse le teorie della mediazione che hanno posto attenzione a quei processi interni, non osservabili, che sono presenti tra la recezione dello stimolo e l'emissione della risposta.
La teoria cognitivista
Come reazione ai limiti del comportamentismo, negli anni Sessanta si svilupparono delle teorie che consideravano la mente come un elaboratore di informazioni. Un gruppo di studiosi (Miller, Galanter e Pribram), nel loro testo "Piani e strutture del comportamento" (1960), propose il modello TOTE (Test-Operate-Test-Exit). Si tratta di un modello a fasi:
- Viene stabilito un piano di azione (test),
- La stessa viene realizzata (operate),
- Feedback e valutazione di quanto è stato svolto (test)
- Se l'azione ha avuto successo, si passa alla fase conclusiva (exit); in caso contrario il processo si ripete e si riparte dalla fase di test.
Si tratta di un modello che fa riferimento ad alcuni principi della cibernetica (studio e realizzazione di dispositivi capaci di simulare le funzioni del cervello umano), in particolare al feedback (retroazione) e al feedforward (proazione).
Nel 1967 Ulrich Neisser pubblicò il volume "Psicologia cognitivista" che diede il nome alla corrente che si affermò nel decennio successivo. Venne proposta anche l'analogia mente-computer e la corrente Human Information Processing (HIP).
Negli anni successivi, gli autori cercarono di superare alcuni limiti evidenziati, prestando maggiore attenzione al contesto ambientale e ad una impostazione "ecologica" che vedeva la mente come maggiormente flessibile e in grado di adattarsi alle richieste dell'ambiente nel quale è inserita.
A partire dagli anni Settanta del Novecento, si è sviluppata la scienza cognitiva, un approccio interdisciplinare volto allo studio dell'intelligenza naturale e artificiale. Ha preso spunto da differenti discipline: psicologia sperimentale, linguistica, neuroscienze, informatica e cibernetica. Si è posto l'obiettivo di indagare l'architettura funzionale della mente per capire come essa decodifica le conoscenze.
All'interno della scienza cognitiva si collocano due approcci che spesso sono considerati contrapposti: il modularismo e il connessionismo.
Il modularismo si lega alla figura di Jerry Fodor, che ha teorizzato innanzitutto la presenza di alcuni trasduttori che convertono gli stimoli provenienti dall'ambiente esterno in rappresentazioni interne trattabili dalla mente.
- Ci sono poi dei moduli che traducono le informazioni elaborate dai trasduttori in maniera automatica
- Si tratta di sistemi autonomi rispetto a gli altri moduli e ai sistemi centrali
- Sono specifici per dominio, hanno una base cerebrale determinata
- Sono "informazionalmente incapsulati", ossia operano su una piccola parte di informazione.
Ci sono poi dei sistemi centrali della mente che ricevono e integrano gli output che proengono moduli:
- Al contrario di essi, sono lenti
- Operano sotto il controllo del soggetto
- Non sono specializzati
- Sono sostenuti da processi neurobiologici diffusi nel cervello.
Il connessionismo è invece un paradigma teorico che cerca modelli dell'architettura mentale nella struttura e nel funzionamento del cervello. La mente è concepita come una rete dove sono presenti unità di elaborazione differenti: alcune di input, altre di output, altre ancora nascoste, che mediano il passaggio dalle unità di input a quelle di output.
Le unità sono collegate da nessi (reti) attraverso le quali passano attivazioni che possono eccitare o inibire i nodi. Secondo i connessionisti la conoscenza è diffusa nella rete. La metodologia che è stata utilizzata più spesso è la simulazione del comportamento che presenta alcuni vantaggi:
- Costringe a formulare ipotesi ben definite;
- Permette di studiare i processi mentali interni;
- È possibile variare e correggere il processo in esame.
Tuttavia resta aperta la questione se la simulazione riesca a spiegare i processi mentali e a descriverli in maniera attendibile.
Interazionismo
Si focalizza sull'interazione o meglio sul soggetto in interazione con altri soggetti e con il mondo. Si tratta di un orientamento che ha attraversato la storia della psicologia con diversi contributi.
Già nel 1938, Mead ha introdotto il concetto di interazionismo simbolico: sosteneva che il sé è costituito da due componenti: l'io, la parte più individuale del soggetto, e il me che fa riferimento ai molti modi in cui gli altri ci vedono e ci vivono.
Un altro approccio interazionista è quello della scuola sistemica di cui fanno parte Bateson, Watzlawick, Beavin e Jackson: hanno tracciato un parallelismo tra il concetto di funzione in matematica e quello di relazione in psicologia. La persona è definita dalle relazioni in cui è inserita e, affinché sia possibile modificare il suo comportamento, occorre operare proprio sul sistema (ad es. Quello familiare).
Un terzo orientamento è l'interazionismo culturale, i cui autori di riferimento sono Batchin, Bruner e Fogel. Secondo questo approccio, la vita della mente è un dialogo; centrali sono la dimensione narrativa e interpretativa. Bruner, in particolare, ha affermato che la cultura plasma la mente e offre gli strumenti per costruire il mondo e il modo in cui si concepisce se stessi e le proprie capacità. Il mondo di una persona si basa quindi sui mondi costruiti da chi l'ha preceduta. Si tratta di visioni condivise dal proprio gruppo culturale di riferimento, attraverso delle narrazioni specifiche. La cultura in cui si cresce porta ad accettare alcuni assunti come premesse su cui fondare l'accordo intersoggettivo.
Bruner ha introdotto il concetto di format: si tratta dell'insieme delle procedure comunicative che un bambino scambia con le persone con le quali è in interazione in uno specifico contesto nel quale si sviluppa l'apprendimento. Esso viene inteso come una costruzione congiunta di conoscenza e una progressiva condivisione dell'interpretazione del mondo fisico e sociale nel quale si è inseriti.
Teorie della mente embodied
Si tratta delle teorie più recenti, che si sono sviluppate negli ultimi decenni. Presentano un approccio integrato e multidisciplinare che attinge dalle neuroscienze, dalla psicologia e dalla scienza cognitiva. Si focalizzano sulle architetture cognitive e cerebrali che permettono all'individuo di interagire con la realtà. Pongono attenzione alla componente fisica, culturale e di interazione con l'ambiente.
Tre sono i punti fondamentali:
- La mente è embodied, cioè incarnata, integrata con il cervello;
- Le competenze cognitive e comunicative della mente sono descrivibili soltanto in interazione;
- L'attività della mente è situata in un ambiente fisico e sociale.
La ricerca psicologica
Il metodo scientifico
Si tratta di un approccio attraverso cui gli psicologi sistematicamente imparano a conoscere e comprendere il comportamento umano e altri fenomeni di loro interesse. È articolato in tre fasi:
- Identificare la domanda
In campo psicologico, una domanda di ricerca può riguardare differenti aspetti:
- La natura e le cause di un comportamento
- Le conclusioni di precedenti ricerche svolte dallo stesso gruppo di ricercatori o da altri psicologi
- La curiosità, la creatività e l'intuito dello sperimentatore
- Formulare teorie
Una teoria può essere definita come una spiegazione generale e una predizione che riguarda un fenomeno specifico che interessa il ricercatore. Tutte le teorie sono basate su un attento studio di quanto è presente nella letteratura psicologica, in modo da individuare precedenti ricerche legate allo stesso tema, o su conoscenze generali possedute dagli psicologici.
- Formulare ipotesi
Un'ipotesi è una predizione derivante da una teoria che è formulata in maniera tale da essere verificata. Formulare teorie e ipotesi è fondamentale per due ragioni:
- Permette di organizzare i frammenti di informazione in un insieme coerente ed integrato
- Consente di formulare conclusioni su fenomeni precedentemente non spiegati
La ricerca in psicologia
Fare ricerca significa indagare alcuni aspetti in maniera sistematica per comprendere il grado di accuratezza di ipotesi e teorie. Per poter mettere in campo una ricerca accurata, le ipotesi devono essere operazionalizzate, cioè tradotte in specifiche procedure che possono essere verificate e misurate.
Lo psicologo ha a disposizione differenti strumenti di ricerca:
Rassegne della letteratura
Si tratta di una ricerca che passa in esame dati precedentemente raccolti da altri, come articoli di giornale, curricoli scolastici, censimenti, al fine di verificare una specifica ipotesi.
- Il principale vantaggio di questo strumento è la sua economicità, in quanto si utilizzano dati precedentemente raccolti da altri.
- Tuttavia sono presenti anche alcuni svantaggi legati alla raccolta delle informazioni: esse possono infatti essere incomplete oppure organizzate in maniera tale da non consentire di testare in maniera rigorosa un'ipotesi.
Osservazione
Si tratta di una ricerca in cui lo sperimentatore osserva un comportamento che avviene naturalmente senza apportare nessuna modifica alla situazione. Questo metodo presenta alcuni svantaggi:
- È difficile controllare tutti i fattori che intervengono
- Non è possibile intervenire direttamente sulla situazione osservata, occorre quindi aspettare che questa si verifichi naturalmente
- Se le persone sanno di essere osservate potrebbero comportarsi diversamente rispetto a quanto fanno di solito e, di conseguenza, i dati raccolti non risulterebbero validi
Ricerca con sondaggio
È una ricerca in cui si pongono una serie di domande su comportamenti, pensieri e attitudini a persone selezionate per rappresentare una più ampia fetta della popolazione (campione). Anche in questo caso possono esserci alcuni punti di debolezza:
- Bisogna fare molta attenzione a selezionare un campione che sia rappresentativo della popolazione che si vuole indagare; in caso contrario i dati non risultano significativi
- L'intervista può inoltre includere delle domande tendenziose che evidenziano soltanto una porzione del problema o che condizionano le risposte
- Può entrare in gioco il fenomeno della desiderabilità sociale: la persona potrebbe faticare a confessare di mettere in atto atteggiamenti e comportamenti non condivisi socialmente. Di conseguenza mentirebbe sulle proprie reali attitudini e fornirebbe risposte condivisibili a livello sociale.
Studio di casi singoli
Si tratta di uno studio intensivo e approfondito di un individuo o di un gruppo ristretto di persone. Quando i ricercatori si servono di questo strumento, spesso utilizzano la procedura della verifica psicologica: progettano quindi attentamente una serie di domande per intuire gli aspetti che interessano di una persona o di un gruppo. In genere si parte da ciò che si è rilevato in merito a questi pochi individui per estendere le conoscenze relative a gruppi di persone maggiormente ampi.
Ricerca per correlazione
È una tipologia di ricerca che esamina la relazione esistente tra due gruppi di variabili al fine di verificare se siano associate o correlate. Una variabile è un comportamento, un evento o un'altra caratteristica che può modificarsi in qualche modo. La forza e la direzione della relazione fra le variabili è indicata da un coefficiente numerico che prende il nome di correlazione.
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