Esame di psicologia: domande su uno dei tre modelli, stress, e memoria
I tre modelli
Comportamentismo (1913-USA)
John Watson (1913) dichiarò che lo scopo della psicologia dovrebbe essere predire e controllare il comportamento manifesto, non spiegare gli stati di coscienza. Se cambiando l’ambiente cambia il comportamento, ci sono grandi possibilità. La teoria S-R ha escluso dall’indagine i processi interni accessibili solo con il metodo introspettivo. È considerato l’orientamento più aderente al metodo sperimentale. Apprendimento e memoria. Esperimento del piccolo Albert (guarda youtube). L’influenza della psicofisiologia di Pavlov (1849-1936) è stata grande, anche se Watson non ricerca, come lo psicofisiologo russo, i determinanti fisiologici del comportamento, ma ne mutua il carattere naturalistico ed anti-introspezionistico della sua metodologia.
Condizionamento classico
Pavlov definì i seguenti concetti:
- Stimolo incondizionato (SI): il cibo provoca automaticamente la salivazione senza alcun apprendimento.
- Risposta incondizionata (RI): la salivazione spontanea. Successivamente, quando la risposta è preceduta da uno stimolo neutro come il suono di un campanello, il suono del campanello, di per sé, costituisce lo stimolo condizionato (SC) che può stimolare la risposta salivare che a quel punto è condizionata (RC).
Il modello comportamentistico di Watson dà luogo ad una grande revisione teorica, concettuale e sperimentale da cui nasceranno altri modelli. Due sono i principali:
- Teoria della contiguità stimolo-risposta (Watson e Guthrie (1886-1959))
- Teoria del rinforzo (Thorndike, Miller e Skinner)
Il cognitivismo
Alla fine degli anni '50 del secolo scorso si assiste ad un dibattito tra cognitivismo e comportamentismo sull’oggetto della psicologia e sugli stati mentali come spiegazione. Si parla spesso di scienze cognitive quali: psicologia, cibernetica, linguistica, antropologia, neuroscienze come ambiti «intercampo».
Nel cognitivismo convergono le influenze del comportamentismo liberalizzato, della teoria dell’informazione e dei sistemi, della neurofisiologia di Hebb, dell'etologia, della linguistica di Chomsky e della Gestalt. Novità: portare di nuovo alla ribalta gli eventi psichici che il comportamentismo aveva accantonato. L’oggetto della psicologia sono le informazioni cognitive come funzioni organizzative: l’uomo è visto come un elaboratore di informazioni interne ed esterne. L’oggetto di indagine non è più una realtà fisica, ma una attività, un processo, una congettura.
Metodologia: il metodo rimane quello sperimentale in cui però il criterio di scientificità positivista viene sostituito da quello probabilistico-statistico. Si valutano i tempi di reazione, il riconoscimento, il ricordo e il giudizio.
Chomsky (1955) critica il comportamentismo perché gli appare chiaramente insufficiente per spiegare lo sviluppo del linguaggio come un semplice apprendimento di stimoli e risposte. Riprendendo il modello dall’interno del comportamentismo stesso: Miller, Galanter e Pibram (1960) si definiscono comportamentisti soggettivi: cercano di sostituire il modello classico S-R con quello TOTE: test operate test exit. Questo implica la nozione di feedback: influenze: cibernetica, teoria quantitativa dell’informazione, nascita/espandersi calcolatori.
Primo paradigma cognitivista
Paradigma computazionale simbolico di Fodor (1983) e Pylyshyn (1984): il sistema cognitivo è una serie di regole per la trasformazione di simboli (HIP). Teoria HIP: processi top down e bottom up: l’uso di modelli consente la simulazione e la metafora è quella del computer. (es. modello di Atkinson e Shiffrin sulla MBT/MLT). Critica: non tengono conto della flessibilità della cognizione e della riorganizzazione del comportamento in seguito a danni cerebrali localizzati.
Secondo paradigma cognitivista
Paradigma connessionista di McClelland e Rummelhart (1986) e Quinlan (1991). Il sistema cognitivo è visto come una rete di interconnessioni: più che la metafora del computer si sottolinea l’architettura del sistema nervoso reale. Le operazioni sono distribuite. I limiti sono: Il rapporto tra modello ed esperimento può essere letto solo in termini probabilistici; ogni modello è applicabile solo ad una classe circoscritta di fenomeni; si concentra troppo sui problemi logici escludendo le emozioni, intuizioni e creatività.
All’interno di questa cornice possiamo trovare l’approccio costruttivista, accolto anche dalla visione sistemica: si ha una nuova enfasi sul mentale: non esiste un mondo reale preesistente ed indipendente dall’osservatore, ma esistono diverse versioni del mondo che dipendono dai punti di vista osservabili. Ogni percezione, operazione cognitiva, giudizio non è un rispecchiamento di cose, ma una operazione procedurale e costruttiva. Importanti: le condizioni di osservazione.
Psicologia relazionale e sistemica
Nata a Palo Alto dagli studi di Watzlawick (1967) sulla pragmatica della comunicazione umana. Partendo da concetti che erano nati in matematica e fisica per cui ad esempio i numeri non erano oggetti reali, perché mutano le loro caratteristiche qualora si modifichi il contesto di relazioni numeriche in cui sono calati o, ad esempio, in fisica si descrivono sistemi retti da causalità circolare, si correla questo metaforicamente con le scienze umane.
Nell’ambito degli studi sulla famiglia, si attinge alla teoria dei sistemi di Von Bertalanffy (1971) per cui un sistema è definito come un insieme di elementi interagenti tra di loro. La causalità circolare è qui espressa nel fatto che ogni elemento sia contemporaneamente causa ed effetto.
Sintomo: ogni atto del singolo è comunque una comunicazione agli altri membri del sistema familiare e quindi anche il sintomo è funzionale alle loro esigenze, ma principalmente all’omeostasi del sistema stesso. I sintomi sono funzionali alla stabilità del sistema. Prima cibernetica: sistema omeostatico e l’osservatore fotografa. Seconda cibernetica: l’osservatore non fotografa, ma costruisce la realtà: soggettività di ogni processo conoscitivo-costruttivismo. Il terapeuta deve introdurre dall’esterno il cambiamento che non può avvenire a piccoli passi successivi, ma per crisi del sistema cambiamento a salti. I sistemi umani sono aperti ad integrare nuove informazioni.
Batson teoria del doppio legame della comunicazione imprime una svolta antropologica alla cibernetica: l’unità di sopravvivenza non è l’individuo singolo, ma il complesso flessibile organismo-ambiente. Il soggetto muta l’ambiente e agisce sulla selezione che agisce su di lui e su tutta la sua specie.
La memoria
La memoria è il prodotto di tre distinti momenti: acquisizione codifica (presentazione degli stimoli da apprendere e loro rappresentazione), ritenzione (conservazione e cambiamento degli stimoli) ed il recupero (riproduzione del materiale).
La prospettiva associazionista
Già Aristotele parlava di reti di associazioni. I presupposti fondamentali alla base del concetto di memoria sono in quest’ottica:
- Il legame tra le tracce
- La visione dell’uomo come soggetto passivo/ricettore di stimoli
- Associazione: è la relazione tra due elementi che si organizzano mediante contiguità, somiglianza e contrasto.
Ebbinghaus (1880) effettuò i primi studi sperimentali sulla memoria. Lo scopo era quello di studiare la memoria come pura capacità, cioè quando non è influenzata dalle conoscenze e dalle capacità proprie del soggetto. Studiò così l’apprendimento seriale: non si memorizzano i singoli termini, ma le sequenze ordinate dei termini di una serie (contiguità temporale).
Questo spingeva a studiare la memoria come pura capacità, come un semplice contenitore e quindi sono stati studiati: le tecniche di presentazione del materiale da apprendere, i metodi per favorirne al riproduzione, i fenomeni interseriali, la formazione di associazioni, il transfer, le caratteristiche del materiale, gli effetti dell’esercizio sul ricordo, la categorizzazione, l’organizzazione del materiale ed i processi di interferenza.
Ebbinghaus imparò molte serie di trigrammi tutte derivate dalla prima: quanto più prossimo era il legame tra serie primaria e derivata tanto migliore era l’apprendimento.
La memoria funziona per associazioni:
- Effetto del superapprendimento: aumentando il numero di prove, l’apprendimento cresce fino ad una certa soglia
- Curva dell’oblio: la memoria dei dati appresi decresce con il passare dei giorni. Le tracce passato il primo momento diventano più tenaci.
- Apprendimento distributivo: distribuire il materiale in più prove migliora l’apprendimento.
- Effetto primacy e recency: i primi e le ultimi item di una lista si ricordano meglio di quelli centrali (i primi sarebbero sottoposti a maggior reharsal, gli ultimi essendo i più recenti sarebbero i più disponibili e più accessibili).
Metodi per studiare l’apprendimento
- Presentazione seriale: consiste nel presentare ai soggetti numeri, lettere, parole o altro ad un ritmo costante (diverso a seconda del materiale) e quindi nell’invitarli a riprodurre ciascuno stimolo nell’esatto ordine di presentazione. Effetto caratteristico dell’apprendimento seriale in caso di riapprendimento è il risparmio: rispetto alla prima acquisizione, si assiste ad una riduzione del tempo necessario per l’apprendimento.
- Apprendimento per coppie associate: presentazione di serie di coppie di parole.
Metodi per studiare la riproduzione di tracce mnestiche
Rievocazione: seriale o libera: sono comunque una ricerca attiva in memoria, accompagnata da una decisione. Attraverso la rievocazione seriale sono stati studiati processi di interferenza: Retroattiva (effetti dell’apprendimento di una seconda serie sulla prima appresa); Proattiva: effetti della prima sulla seconda. [NB: gli item centrali sono soggetti a due tipi di interferenza]
Wickens, Born e Allen (1963): esperimento sulla interferenza proattiva interseriale (anche prova che l’oblio interviene per interferenza nella MBT). I soggetti vennero divisi in due gruppi:
- Gruppo A: materiale costituito da 4 liste con lo stesso tipo di stimoli. Notarono un peggioramento progressivo nella riproduzione.
- Gruppo B: quattro liste costituite da 3 con stimoli simili e una diversa: notarono un miglioramento nel passaggio dalla terza alla quarta prova.
Waugh e Norman (1965): tecnica digit probe: veniva proposta una lista di numeri di cui l’ultimo appariva ancora una volta in un altro punto della lista. Il compito dei soggetti era rievocare il numero che lo seguiva. Gli sperimentatori variavano la posizione dell’item critico all’interno della lista per manipolare l’interferenza retroattiva. Conclusione: più erano gli item interferenti con il probe, peggiore era il ricordo.
Peterson e Peterson (1959): venivano presentati dei trigrammi senza senso ed un compito di disturbo per impedire il reharsal. La possibilità di ricordare il trigramma era funzione dell’intervallo di ritenzione. Conclusione: Ciò sembra dimostrare che l’oblio nella memoria a breve termine avvenga principalmente a causa dell’interferenza.