Processi del funzionamento psichico
Attenzione e coscienza
Attenzione
Definizione: tratta dai principi di psicologia di James: secondo James l’attenzione è l’atto per cui la mente prende possesso in forma limpida e vivace di uno fra tanti oggetti e fra diverse correnti di pensieri che si presentano come simultaneamente possibili... Essa implica l’abbandono di certe cose, allo scopo di trattare più efficacemente altre, ed è uno stato che trova precisamente il suo opposto in quello stato di dispersione, confusione, che... viene detto distrazione.
Nello specifico andiamo ad analizzare le sue caratteristiche: l’attenzione è quell’insieme di dispositivi e meccanismi che consentono di concentrare e focalizzare le proprie risorse mentali su alcune informazioni piuttosto che su altre.
L’attenzione favorisce l’ingresso alle informazioni che vengono selezionate ancora prima di giungere alla consapevolezza (attenzione selettiva = filtro). Attraverso il processo attentivo effettuo un filtro, la funzione di questo tipo di attenzione è la funzione di filtro, la chiamiamo quindi attenzione selettiva: la sua funzione specifica è di salvaguardare il cervello dagli innumerevoli stimoli che gli arrivano continuamente.
Esempio: se siamo in macchina nel traffico, nel contempo possono arrivare al nostro cervello innumerevoli stimoli per cui perdiamo l’attenzione del nostro compito ovvero guidare, altre macchine, il pedone, il rumore se piove dell’ambiente esterno, tutti stimoli e informazioni che arrivano contemporaneamente al cervello. Se arrivassero nello stesso momento queste informazioni, il nostro cervello non sarebbe in grado di gestirle. Concentro allora la mia attenzione, attuo una funzione di filtro per poter percepire gli elementi che mi servono in quel momento per poter svolgere in maniera ottimale il compito che sto portando avanti.
La funzione di filtro è fondamentale, il nostro cervello non può captare e inglobare tutte le informazioni che percepiamo in un dato momento.
L’attenzione può anche essere di tipo spaziale perché si concentra sullo spazio circostante per cui diventa: visiva, uditiva, gustativa, tattile ecc.
Questi sono i concetti generali dell’attenzione. Un limite di questo tipo di attenzione è che non può essere sostenuta, è un processo che non può essere portato avanti con le stesse caratteristiche ottimali per molto tempo. L’esempio classico di questo limite della capacità attentiva selettiva che non può essere mantenuta per lungo tempo è che, dal momento che io faccio una selezione degli stimoli che faccio arrivare al mio cervello di cui sono attento, metto in atto un enorme dispendio energetico. L’esempio classico è lo studio, io non posso mantenere lo stesso grado di concentrazione e attenzione per troppo tempo, non posso studiare ininterrottamente per due o tre ore senza mai distogliere lo sguardo, la mia capacità attentiva ha una curva che comunque si abbassa.
L'effetto cocktail party
L’attenzione selettiva può essere differenziata da quella che è un’attenzione automatica. Questi due tipi di attenzione sono stati studiati con l’effetto cocktail party: 1953 Cherry: questo tipo di effetto rappresenta la possibilità di filtrare, escludere larga parte di stimoli anche dello stesso senso, non per forza stimoli differenti, riuscendo a organizzare in maniera logica e comprensiva un unico suono oggetto di concentrazione rispetto a un insieme di suoni che si sovrappongono a esso.
Esempio: alla festa possiamo ascoltare quello che dice un nostro amico e concentrarci su questa conversazione senza prestare attenzione alle altre persone che parlano intorno a noi abbassando la soglia di attenzione sui suoni che in quel momento il cervello considera secondari (brusio, musica) = attenzione selettiva. Escludere anche all’interno dello stesso senso. Abbassiamo la soglia dei suoni di fondo. Ci concentriamo solo su un suono. Ci permette di fare una selezione del materiale in entrata. Il cervello può distogliere immediatamente l’attenzione dalla conversazione in atto qualora subentrasse uno stimolo esterno che colpisce la nostra attenzione (es. qualcuno che pronuncia il nostro nome) = attenzione automatica.
L’attenzione selettiva è un processo volontario (io che filtro e ho un dispendio di energia), quella automatica è involontaria. Differenza principale fra questi due tipi di attenzione (non ne ho consapevolezza).
Funzioni dell'attenzione
Le funzioni dell’attenzione sono prettamente due: ovvero mettere in evidenza alcune informazioni piuttosto che altre, l’altra è quella di escludere dalla coscienza altre informazioni (le percepisco ma ne abbasso il livello soglia, il livello attentivo). Funzioni base, generali dell’attenzione.
Per l’attenzione valgono gli stessi meccanismi dell’organizzazione della Gestalt, lo stimolo per attirare la nostra attenzione deve avere una buona forma, coerenza, ci deve essere il contrasto fra la figura e lo sfondo. Questo ci permette di capire che i suoni con rilievo percettivo attirano maggiormente la nostra attenzione e vengono registrati con maggiore facilità (es. suono del clacson). Come si organizza l’attenzione a livello psichico, il processo di focalizzazione dell’attenzione deriva dal fatto che noi nel cervello abbiamo una limitata disponibilità del sistema mentale ad elaborare i segnali. Non possiamo elaborare tutti i tipi di segnali che ci arrivano da tutti i sensi, il nostro cervello non è in grado di elaborare tutti i segnali contemporaneamente. Questo processo di focalizzazione dell’attenzione ci permette di salvaguardare quello che è il cervello. Non possiamo percepire troppi stimoli contemporaneamente e rimanere concentrati su tutti se no si rischia di andare in confusione.
La capacità attentiva è legata anche al concetto di difficoltà del compito: la capacità di prestare attenzione a più stimoli è legata alla difficoltà del compito da un punto di vista cognitivo (conoscenza) e alla distribuzione delle risorse. Più il compito è difficile, più dobbiamo prestare attenzione al suo svolgimento.
Il concetto inverso a quello che è un compito estremamente difficile che cattura la nostra attenzione è il concetto di automatizzazione e automatismo dei comportamenti: lo possiamo vedere nella pratica, l’automatizzazione è che più noi portiamo avanti un dato comportamento, ad esempio guidare, dopo che da tanti anni di guida non rifletto più su tutto quello che devo fare per accendere la macchina, non ci concentriamo più nello specifico nei singoli comportamenti che ci portano all’azione ma lo facciamo in maniera automatica. Più abbiamo la pratica di un determinato comportamento, più diventa automatico. Anche il basso livello di vigilanza, per esempio su strade conosciute, se la strada la conosco perfettamente ho un basso livello di vigilanza (pratica e stesse cose: livello di attenzione più basso). Concetto di abitudine.
Il mantenimento di una buona vigilanza (attenzione sostenuta) e il non commettere errori è facilitato dalle caratteristiche dello stimolo. Stimolo intenso + ritmo veloce = vigilanza. Uno stimolo intenso con un ritmo più veloce ci porta a una maggiore vigilanza. Se c’è uno stimolo costante e continuativo rischio di cadere più facilmente nel commettere errori.
Fattori psico-fisici che regolano e facilitano l’attenzione: quali sono i fattori che condizionano questo: sono fattori soggettivi:
- Condizione neuro funzionale del soggetto: cambia la quantità di energia disponibile (es. uso di psicofarmaci o stato di freschezza-riposo).
- Isolamento dell’oggetto dagli stimoli perturbatori dell’ambiente (es. studio con radio e televisione).
- Variazione dello stimolo: la troppa staticità porta ad un’assuefazione e perdita di interesse (accorciarlo in termini temporali).
- Intensità dello stimolo (più uno stimolo è intenso, più incentriamo l’attenzione su quello stimolo).
- Novità: stimola la curiosità e quindi l’attenzione. Se devo fare un compito nuovo sarò più attento e concentrato rispetto a un compito routinario.
- Interesse (es. materia di studio). Regola il processo attentivo.
Con queste caratteristiche noi riusciremo ad avere un funzionamento ottimale.
Dalla attenzione alla coscienza
Il concetto di attenzione lo leghiamo a un concetto di coscienza, ovvero di consapevolezza, il filtro selettivo di quelli che sono gli stimoli sensoriali che noi percepiamo e ci concentriamo li dobbiamo riportare all’attenzione della nostra coscienza, li riportiamo all’interno delle nostre funzioni fisiologiche del cervello e della coscienza.
Il legame tra attenzione e coscienza sarebbe soprattutto relativo alla funzione dell’attenzione che è quella di consentire ad alcune informazioni di raggiungere la consapevolezza. Io attraverso il processo attentivo, consento volontariamente a quella informazione di accedere alla consapevolezza. Relazione importante perché attraverso l’attenzione seleziono il materiale che deve arrivare alla consapevolezza.
Coscienza
Fish: 1967: È uno stato di consapevolezza di sé e dell’ambiente. Fa riferimento alla consapevolezza interiore dell’esperienza (sono cosciente quando ho consapevolezza della mia esperienza interna), al soggetto che reagisce intenzionalmente agli oggetti (il soggetto è una parte attiva che reagisce a uno stimolo), alla conoscenza di un sé consapevole (Sims 1995).
La funzione della coscienza è la regolazione della propria relazione con l’ambiente. Attraverso la consapevolezza di me stesso e dell’ambiente, riesco a regolare la relazione fra me e l’ambiente con cui mi relaziono.
Freud differenzia fra due dimensioni della coscienza stessa: una dimensione conscia (consapevole di me stesso e del mio ambiente) a una inconscia (non ho consapevolezza, si può manifestare anche attraverso esiti esterni e comportamentali).
L’inconscio nella pratica clinica: persona con grave malattia cerebrale può essere inconscente (non ha consapevolezza di sé e dell’ambiente che lo circonda), anche una persona che dorme non ha la consapevolezza di star dormendo, persona vigile e sana che è cosciente solo di certe parti dell’ambiente circostante (spostiamo all’interno dell’inconscio tutto quel materiale che è pesante per l’Io). L’inconscio prevede tutti quei processi mentali non osservabili (materiale rimosso dalla coscienza), ma che si manifestano con atti mancati, lapsus, sogni o sintomi nevrosi.
La parte conscia è legata tramite la percezione alla realtà esterna al soggetto. Il preconscio rappresenta l’anticamera della coscienza, in cui vi sono tutti quei contenuti psicologici di cui l’Io consapevole si può impadronire in ogni momento.
Dimensioni della coscienza
La dimensione principale e primaria è lo stato di veglia che corrisponde alla vigilanza, è la facoltà di rimanere deliberatamente svegli. Le oscillazioni e i gradi di vigilanza sono condizionati dall’organismo stesso (autoregolazione del ritmo sonno veglia) e dallo stato complessivo della persona (salute e animo). Stato di salute fisico corporeo e psichico. Dallo stato di vigilanza si arriva al sonno attraverso vari stati di sonnolenza.
L’altra dimensione della coscienza è la chiarezza della coscienza, cioè la lucidità. Ho una chiarezza di pensiero. Comprende le funzioni cognitive e percettive, quella capacità di percepire come tali gli oggetti che si mostrano al soggetto e può essere dimostrata per esempio con la chiarezza del pensiero. La lucidità è strettamente legata con il grado di coscienza.
L’altra dimensione della coscienza è la coscienza di sé, Io cosciente. Cioè la persona che ha conoscenza di sé stessa come vivente e agente. Io coerente e unitario.
Stati di coscienza e ritmi biologici circadiani
Patologie della coscienza
Disturbi della vigilanza, relativi allo stato di veglia. I disturbi della lucidità ovvero legati alla chiarezza della coscienza. Per disturbo della coscienza si intende un disturbo in cui si assiste a uno scadimento (prevalentemente quantitativo) della coscienza dovuto ad alterazioni della quantità e della intensità dei livelli di vigilanza. Discorso prevalentemente di tipo quantitativo, passeremo da quello che è uno stato di coscienza normale, l’essere vigile, lucido o essere all’erta, ovvero da un livello di coscienza normale fino ad arrivare alla morte dove c’è un’assenza totale di coscienza.
Si passa a uno scadimento del livello di coscienza, si passa per gradi, si passa una serie di fasi relative all’obnubilamento della coscienza, alla sonnolenza, al sopore, al coma e poi al livello estremo ovvero la morte. La coscienza può essere considerata un continuum della veglia e della piena consapevolezza fino al coma.
Obnubilamento della coscienza: lieve diminuzione della chiarezza di coscienza e della vigilanza, lieve sonnolenza, difficoltà di attenzione e concentrazione (condizioni organiche, cefalea, intossicazione alcoolica).
Sonnolenza: osserviamo principalmente un rallentamento psico-motorio, di tutte le funzioni psichiche e motorie. Ne consegue che in determinate situazioni possiamo arrivare facilmente all’addormentamento, ma in queste condizioni è facile anche il risveglio, basta uno stimolo anche non intenso per risvegliarsi. Riflessi integri, ma diminuzione del tono muscolare.
Sopore
Coma: non c’è il risveglio immediato. Anche gli stimoli più forti non provocano movimenti di difesa. Tono muscolare fortemente diminuito. Scomparsa del riflesso pupillare alla luce. Vi sono cinque livelli del coma che si differenziano in base ai segni neurologici ed elettroencefalografici e vanno dal coma leggero fino alla morte cerebrale.
Morte: perdita irreversibile della coscienza, cessazione della funzionalità della corteccia e degli emisferi cerebrali.
Le cause che possono provocare tutta questa serie di patologie possono essere varie e differenti, possono essere di natura organica o di traumi acquisiti, esterna al soggetto stesso. Possono derivare da traumi cranici, tumori, infiammazione dell’encefalo, malattie infettive, intossicazioni da farmaci o droghe, o dall’epilessia. Cause a cui si possono ascrivere gli stati alterati della coscienza.
I disturbi qualitativi della coscienza vanno a intaccare la lucidità, la chiarezza del pensiero. C’è una ridotta lucidità, possiamo ascriverle alle patologie legate al delirium tremens: sindrome di scadimento della coscienza con anomalie intrusive della percezione e dell’umore. Disorientamento parziale o totale, confusione, pensiero incoerente. Disconoscimento dell’ambiente che ci circonda, non lo riconosciamo. Le cause possono essere di due tipi: astinenza da alcool o farmaci, in condizioni di dipendenza, non è una condizione cronica o in casi più gravi relativamente alla psicosi.
Un’altra manifestazione ce l’abbiamo con la confusione: esemplifica il discorso dei disturbi qualitativi della coscienza. Anche se clinicamente non si usa più. È una confusione che ha un insediamento a livello organico che provoca un’incoerenza sia del pensiero che del comportamento. Un disorientamento a livello spazio-temporale. Può causare allucinazioni, deliri e uno stato d’animo ansioso. Generano tensione.
Ritmi biologici circadiani
Un’altra area in cui possiamo osservare un’alternanza dei ritmi della coscienza sono i ritmi biologici circadiani. La vigilanza e prestazione sono influenzate dai ritmi di funzionamento dell’organismo a cadenza quotidiana, detti ritmi circadiani. Sono ritmi che governano il nostro funzionamento, le nostre attività interne. Regolano i parametri di funzionamento fisiologico del corpo: principali aree: pressione arteriosa, tono muscolare, velocità del metabolismo, temperatura corporea, cortisolo nel sangue, ciclo sonno-veglia (due condizioni particolarmente differenti, una condizione di maggiore attività e attivazione dell’organismo e una condizione di maggiore rallentamento psico-fisico).
(Nell’arco delle 24 ore i livelli fisiologici del nostro organismo non rimangono costanti). Le funzioni corporee hanno delle variazioni periodiche in un periodo di circa 24 ore. Il corpo è come dotato di un orologio interno che regola la velocità, la cadenza e l’efficacia della maggior parte delle sue funzioni. I ritmi circadiani hanno un orologio endogeno ma sono regolati soprattutto dall’alternanza del giorno e della notte. Queste condizioni sono state dimostrate soprattutto in condizioni di isolamento, durante il quale i ritmi biologici vengono mantenuti. Sono state create condizioni sperimentali di isolamento, in cui non si può percepire alternanza giorno, notte, stagioni... Hanno dimostrato questi esperimenti che nonostante tutto i nostri ritmi biologici andavano avanti in maniera autonoma, non legati all’alternanza del ritmo del giorno e della notte.
Fenomeno del jet-leg: trovo un’alternanza differente delle 24 ore, questo crea uno stato transitorio, di spossatezza, di alterazione perché il nostro organismo funziona come un orologio nel corso delle 24 ore. Salta il ritmo interno, il ritmo circadiano.
I ritmi circadiani influenzano le prestazioni di un individuo tra cui anche quelle cognitive per cui, per esempio, l’attenzione prolungata, la capacità di studiare variano nell’arco della giornata. Se abbiamo un funzionamento ottimale avremo anche una manifestazione a livello di prestazioni ottimali. Le capacità essendo legate a questo ritmo non costante, variano in funzione delle 24 ore. Tendenzialmente significa che la maggior parte delle persone le possiamo ascrivere qui dentro.
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