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Introduzione

Winnicott fu un grande pensatore e studioso che lavorò sulla creatività e la personalità creativa. La concezione winnicottiana della creatività è una tappa fondamentale nell'evoluzione dei modelli psicoanalitici della personalità. Il modello psicoanalitico e lo stesso Freud intendevano la vita psichica come un sistema che deve scaricare una quantità di eccitazione che produce disagio. L’interesse per la creatività compare nel momento in cui la psicoanalisi si pone come teoria generale in grado di spiegare tutti gli aspetti della vita psichica e anche di quelle attività che richiamano all’idea di un processo creativo.

Con creatività si fa riferimento a una serie di fenomeni che hanno un unico fondamento (esempio: creatività dell’artista e quella dello scienziato): la capacità dei processi primari di spostare l’interesse (investimento) da un oggetto a un altro, integrata con la capacità dell’io di controllare l’effetto di ogni azione sulla base del principio di realtà per vedere quanto la situazione esterna sia adeguata per l’ottenimento della gratificazione. La creatività si definisce così come la capacità di attivare funzioni in grado di ottenere l’adattamento alla realtà. È anche espressione della vitalità, della capacità di costruire le funzioni vitali di cui la mente è costituita.

Una prima forma di attività creatrice è espressa da Freud nel processo di formazione dei sogni: per consentire un appagamento del desiderio, si crea, tramite il lavoro onirico, una realtà alternativa: le immagini del sogno manifesto. Sempre Freud nel 1911, descrisse i processi psichici che attivati dalla mancanza di oggetti, i quali producono gratificazione, si attivano per trovarli. Si attiva quindi una modalità esplorativa a cui si aggiunge una capacità risolutiva dei problemi, fonte di nuove occasioni di gratificazione, ponendo la base per la teoria della creatività.

La posizione di Winnicott a tale riguardo si differenzia da quella freudiana e kleiniana. Secondo lui, la creatività è un fattore primario e autonomo di un processo di sviluppo. Per lui si parla di una costruzione dei modelli clinici che articolano lo sviluppo della mente secondo percorsi e tappe. Lo stimolo a creare appare quindi come il prodotto di una motivazione autonoma che trova nelle relazioni, occasione per manifestarsi. Lo stimolo per la creazione, quindi, non deriva da una situazione di frustrazione o angoscia per un oggetto danneggiato da riparare e ristabilire così lo stato di equilibrio, come diceva la Klein.

Winnicott parlò anche dell’origine della mente: la mente umana può svilupparsi solo all’interno di una relazione con un’altra mente in cui fantasie e percezioni si incontrano dando vita a eventi dotati di senso. L’oggetto né creato ex novo né soltanto trovato, è il terreno in cui la concezione di creatività di Winnicott trova fondamento: è il prodotto di una sintonia e di un bisogno di scambio che è primario, è un prodotto di incontro fra potenzialità di sviluppo ed esperienze relazionali. Lo sviluppo della mente del bambino si accompagna al processo di trasformazione della mente della madre.

Il concetto di gioco secondo Winnicott

Il concetto di gioco è sempre molto importante per Winnicott, connota il modo in cui esso concepisce la creatività. È una condizione per lo sviluppo delle potenzialità di cui gode la mente grazie alla sua plasticità. Di fatto tale caratteristica si manifesta man mano che diminuisce la rigidità degli schemi comportamentali innati. Il gioco è attività sospesa tra la fantasia (espressione di bisogni intensi) e la percezione della realtà con i vincoli che pone. Non è solo fonte di gratificazione libidica ma anche occasione di un’esperienza transizionale in cui si vivono domande e risposte. Creatività e manifestazioni della vita mentale sono coincidenti.

Winnicott non mette in discussione la teoria pulsionale (la mente evacua una quantità di eccitazione dolorosa, spinta dal principio del piacere) ma la sostituisce con una mente mossa dal bisogno di ampliare i propri contenuti, una mente che vuole soddisfare una fame di stimoli. Winnicott sviluppa così una teoria sul funzionamento della mente. Una teoria psicoanalitica della creatività non può sottrarsi al trattare la questione di come la mente possa generare dentro sé immagini, schemi e modalità relazionali. Gli oggetti e le esperienze che popolano l’area transizionale (che definisce un ambito relazionale in cui i processi creativi possono attivarsi, solo l’accesso a questa modalità relazionale consente alle potenzialità congenite di funzionare) sono occasioni che attivano tali potenzialità. Le potenzialità creative possono anche essere danneggiate, limitate, spente se le condizioni in cui si svolge lo sviluppo non sono buone.

Creatività nel contesto collettivo

Si può parlare anche di creatività nel contesto collettivo. Il gruppo diventa moltiplicatore della creatività del singolo e non produce omologazione tra i suoi membri ma stimola il pensiero autonomo. La creatività si dispiega nel processo costruttivo della personalità. Si inquadra il processo creativo nell’ambito della psicodinamica della relazione oggettuale: inteso come esperienza di vita, processo sano della costruzione della personalità, non come abilità, talento, genio ma come condizione attraverso cui il bambino e l’adulto si aprono al mondo ed esprimono le proprie potenzialità. Esso concerne l’ideare, l’inventare, il suscitare, il dare vita, il plasmare, l’essere in grado di giocare e usare oggetti, fare dal nulla, dall’informe.

Il gioco: ha un ruolo fondamentale nella realizzazione dell’individuo, è nello spazio del gioco che ha sede l’esperienza creativa, dove la realtà non è intrusiva ma una scoperta personale e graduale. L’uso dell’oggetto costituisce una dimensione evolutiva fondamentale: non corrisponde a una semplice manipolazione ma al modo in cui la relazione viene portata al massimo livello di realtà e attendibilità, si interagisce con l’altro quando è attendibile, con la realtà. Non tutti i bambini che giocano, giocano il loro gioco, molti vengono risucchiati dal gioco degli altri, rimanendo intrappolati nella dimensione che si definisce ‘fantasticare’, la fantasia è quella modalità della mente che predispone alla condizione creativa e aliena dalla realtà. Ma soprattutto la creatività trae origine dall’incontro che il bambino può avere con l’informe (un qualcosa che attende di essere creato per assumere senso di realtà) dove il bambino sperimenta una creatività originaria e diviene esso stesso un essere creativo.

La creatività coincide con la percezione di sentirsi nella realtà e sperimentarne oggettivamente le caratteristiche. Giocare e creare rappresentano così, per il bambino, un modo sempre più evoluto di differenziarsi ma anche di relazionarsi con l’oggetto e per l’adulto, esperienze vivificanti che si consolidano in diverse modalità comportamentali.

Capitolo 1

Sono quattro i diversi movimenti che si occupano di una diversa interpretazione della creatività, sviluppando diverse teorie. L’indirizzo psicodinamico rinviene il processo creativo nell’inconscio. L’indirizzo gestaltista che invece lo rinviene nelle abilità primarie, l’indirizzo umanista che lo scova nelle potenzialità intrinseche dell’individuo e l’indirizzo cognitivista/fattorialista che lo rinviene nelle strategie cognitive:

Indirizzo psicodinamico: creatività e inconscio

Si evidenzia l’interfaccia tra processi consci ed inconsci ed il modo in cui si riflettono nelle forme espressive della creatività. Le pulsioni e i conflitti bloccano l’esperienza creativa. La creatività si ricollega all’inconscio, all’ignoto, alle dimensioni oscure della personalità, alla fantasia, alla sublimazione e al tema dell’impulsività.

Freud: collega la creatività al processo primario, trae origine dall’inconscio dell’artista, supera le resistenze, le rimozioni e si libera dal suo carattere sessuale. Il soggetto creativo quindi ridireziona la conflittualità pulsionale in una trasformazione inconscia della fantasia. Evidenzia una connessione tra processo creativo e gioco infantile poiché entrambi permettono di sviluppare le componenti sublimatorie che rendono possibile la trasformazione degli impulsi conflittuali. Il gioco caratterizza anche l’età adulta, investendo tutta la personalità creativa. Esiste un rapporto tra creatività e patologia, poiché la mente del genio è minata dalla pazzia, cade vittima di un bisogno di espressione immediato, le inibizioni si allentano e dal caos ricrea un cosmo. Conflitto → stato di frammentazione dell’artista → esperienza creativa: ristrutturazione della situazione. Le forme artistiche, al pari del sogno, sono forme rivelatrici dell’inconscio.

Kris (regredire per progredire): nella psicologia dell’io, le manifestazioni creative sono espressione di processi di controinvestimento e di sublimazione tesi alla neutralizzazione dell’aggressività per riabilitare le funzioni adattive dell’io. La fase di creatività dell’individuo corrisponde alla fase di regressione o primitivizzazione delle funzioni dell’io che però è temporanea. La regressione si verifica quando l’io è debole. Per lui, l’attività creativa si intreccia con l’ambiente contemporaneo dove l’artista sta creando.

Klein (creare riparando): la creatività è espressione della vita inconscia caratterizzata da paure, fantasie, angosce che si manifestano quando vi sono dinamiche riparative che emergono solo in una fase depressiva (quindi colpa e lutto sono le determinanti del processo creativo). Tale situazione depressiva si supera mediante la riparazione dell’oggetto tanto amato che è andato distrutto, quindi ricrearlo in fantasia. L’attività creativa è così espressione dell’attività ripartiva, è processo di ricostruzione (se l’impulso distruttivo annienta l’oggetto d’amore, l’amore per l’oggetto distrutto può ricostruirlo).

Adler (il sé creativo): la vita psichica per l’autore, assume un forte carattere sociale e pedagogico: l’inconscio recede di fronte alla socialità dell’individuo che è volto all’autorealizzazione. L’azione è regolata da mete che possono essere sia consce che inconsce. Anche l’attività creativa ha delle mete: l’espansione, dominio sugli altri, primeggiare, raggiungere il successo sociale, progresso, prestigio e tutto questo è motivato dal desiderio di superiorità. Due sono le costanti del processo creativo: aspirazione ipnotizzante (meta: similitudine a Dio) e sentimento di inferiorità (chi vive la meta di essere simile a Dio, presto sarà costretto a fuggire dalla vita reale). Il nucleo della creatività è il senso di inferiorità poiché quando l’individuo creativo è deriso dagli altri, si serve dell’unico strumento che ha: l’arte e ciò che lo spinge è la spinta alla compensazione. L’aspirazione alla superiorità può portare a porsi false mete e quindi cadere nella nevrosi, creando un divario tra individuo e realtà. Ma il processo creativo è reso possibile solo dall’equilibrio tra le mete reali e l’inferiorità. Dalla sintesi armonica tra la libertà individuale e le esigenze della vita sociale, nasce il ‘sé creativo’.

Jung (inconscio personale e collettivo): la creatività, per l’autore, è un processo universale che si declina individualmente. L’impulso creativo proviene dall’inconscio, da quella parte della psiche che va al di là dell’individualità e che appartiene al collettivo: l’inconscio individuale (che possiede rappresentazioni rimosse) è appendice dell’inconscio collettivo (che possiede materiali onici e mitologici), l’individuo creativo è colui che attraversa il proprio inconscio individuale per far parlare gli archetipi con la loro simbologia (le forme archetipiche sono infatti presenti nei vissuti soggettivi). La creatività ha origine però, dall’archetipo Ombra che possiede aspetti oscuri, primitivi, inaccettabili per l’io ma anche potenzialità individuali celate che danno vita a forze in grado di creare il nuovo. L’archetipo ombra, esprime i contenuti rimossi della coscienza collettiva. Senza l’irrompere degli archetipi non si può fare creatività. La creatività è connessa al nostro mondo trans personale ed esteriorizza soprattutto il lato femminile dell’archetipo. Inoltre l’artista ha un atteggiamento introvertito: aderisce completamente con se stesso e la sua vita interiore e con il proprio impulso creativo, quindi con l’attività. La coscienza qui è annientata e le idee non sono prodotto delle intenzioni dell’artista. Riconosce una maggiore autonomia all’opera che non ai vissuti del suo creatore. L’io creativo, è scisso e autonomo.

Fromm (la creatività sociale): l’uomo può sviluppare potenzialità umane come ad esempio l’odio e la meschinità ma può anche trovare il nucleo originario per rimpossessarsi delle qualità più forti dell’anima come l’amore, la giustizia e la verità quindi di sviluppare il senso dell’io mediante lo sviluppo della creatività. Creatività, vuol dire essere se stessi, portare a termine la propria nascita prima di morire, coltivare il coraggio, la fede, la comprensione. L’individuo creativo sa meravigliarsi e sperimentare se stesso come artefice dei propri atti. L’uomo è artista di se stesso. La produttività è espressione del carattere creativo senza la quale non si potrebbe avere la creazione di opere d’arte. L’oggetto stesso della produttività è l’uomo a cui spetta il coraggio di essere se stesso, essere dalla parte di se stesso ossia fondare la propria esistenza sull’amore e sulla ragione. Un’altra condizione legata alla creatività è la capacità di affrontare il conflitto con la società.

Lichtenberg (creatività e sistema assertivo-esplorativo): cerca di comprendere le influenze motivazionali sullo sviluppo normale e patologico, mirando alla coniugazione di due aree: la psicoanalisi del sé e l’infant research. Vi sono cinque sistemi motivazionali con correlati neurobiologici che modulano lo sviluppo del sé: regolazione psichica delle esigenze fisiologiche, attaccamento-affiliazione, esplorativo-assertivo, avversivo, sensuale-sessuale. Durante il sistema assertivo-esplorativo, momento di disimpegno, il bambino scopre la creatività e come la realtà sia modificabile, accresce il senso del sé e ricava piacere dell’esplorare, dallo scoprire e dalla conseguente esperienza di competenza. Il sé si evolve solo nelle relazioni, per questo motivo sono fondamentali le figure di accudimento. Ma non tutta l’esplorazione è gioco o creatività. Gioco sta a significare interagire con l’ambiente in modo esplorativo e il piacere deriva dal contatto con l’altro e con l’ambiente. La novità e la varietà sono qualcosa che prolungano il gioco. Esplorazione ed assertività sono le componenti motivanti che caratterizzano il funzionamento della personalità.

Indirizzo gestaltico: ristrutturazione

La creatività, secondo tale approccio, è un processo olistico che organizza la forma che si staglia nel reale. Il pensiero creativo è un atto di riorganizzazione che consiste nel cogliere la ‘buona forma’ apportando una nuova strutturazione degli elementi percepiti precedentemente in modo da originare nuovi oggetti e relazioni. Si ottiene quindi una modificazione sia dell’organizzazione del pensiero che dei dati ambientali. La buona forma che si sviluppa è espressione globale della personalità creativa, poiché ogni autore rivela il suo stile. Per la Gestalt, non esiste bellezza formale ma solo forme più adeguate che si ottengono dalla riorganizzazione delle forme precedenti, riacquistano così risonanza i processi di pensiero creativo che producono qualcosa di nuovo.

Wertheimer (creare ricomponendo): la creatività è un pensiero produttivo che procede in accordo con le esigenze della figura, in modo tale da ottenere una figura migliore. Le persone creative ed intelligenti, sono in grado di effettuare trasformazioni. Il processo creativo non è una semplice somma di diversi passaggi od operazioni ma una coerente linea di pensiero. Il pensiero produttivo, per l’autore, si qualifica come creativo e consiste nel vedere, nel rendersi conto delle caratteristiche e delle esigenze della struttura, farsi guidare da esse per giungere a miglioramenti strutturali. Il processo creativo non opera solo in situazioni problematiche, ma in tutte quelle che richiedono all’attività cognitiva di produrre.

Kohler (intuizione e creatività): negli esperimenti che fece con delle scimmie osservò che nella risoluzione dei problemi prima queste utilizzavano la casualità poi l’intuizione: il ruolo funzionale di un bastone cambia da gioco a strumento, vi è una ristrutturazione del campo. Questa ristrutturazione produttiva è il nucleo creativo dell’atto del pensiero che deriva da...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Silviag91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle emozioni delle motivazioni e della personalità: teorie e metodi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Accursio Gennaro.
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