La classificazione dei disturbi di personalità
I sistemi internazionali più diffusi per la classificazione dei disturbi di personalità sono il DSM e l’ICD, nosografie descrittive che basano la valutazione su elementi direttamente osservabili o autoriferiti. A partire dal DSM-III-R, le diagnosi sono distribuite in tre cluster (A, B, C); nel DSM-IV i disturbi sono passati da 11 a 10. In aggiunta troviamo una sezione intitolata “Altri disturbi di personalità”.
Cluster A
- Paranoide
- Schizoide
- Schizotipico
Cluster B
- Antisociale
- Borderline
- Istrionico
- Narcisistico
Cluster C
- Evitante
- Dipendente
- Ossessivo-compulsivo
Il DSM-5 definisce il disturbo di personalità come “un pattern costante di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo, è pervasivo e inflessibile, esordisce nell’adolescenza o nella prima età adulta, è stabile nel tempo e determina disagio o menomazione”.
L’ICD-10 lo definisce come “un grave disturbo della costituzione caratteriologica e delle tendenze comportamentali dell’individuo quasi sempre associato a conflitti sociali e personali”.
I disturbi di personalità sono considerati pattern di atteggiamenti e comportamenti duraturi che si manifestano come risposta a una gamma di situazioni personali e sociali, in genere accompagnati da sofferenza soggettiva e da problemi nel funzionamento e nelle prestazioni sociali.
PDM
I disturbi di personalità degli adulti sono classificati nell’Asse P, che articola il funzionamento di personalità su un continuum a tre livelli: sano, nevrotico e borderline (alto e basso). L’attribuzione di un dato livello dipende dal grado di compromissione e/o funzionamento di 7 capacità:
- Identità
- Relazioni oggettuali
- Tolleranza degli affetti
- Regolazione degli affetti
- Integrazione del Super-Io, ideale dell’Io, Io ideale
- Esame di realtà
- Forza dell’Io e resilienza
Disturbo paranoide di personalità
Il disturbo paranoide di personalità si manifesta con diffidenza e sospettosità che spingono a interpretare le motivazioni degli altri come malevole e di conseguenza ad assumere atteggiamenti ostili e controllanti. Si parla di disturbo paranoide di personalità quando tale modalità di pensare, sentire e relazionarsi è pervasiva e molto rigida, con caratteristiche di forte sospettosità, mancanza di fiducia nel prossimo, rabbia, aspettative di danno, atteggiamento costantemente guardingo. Generalmente le persone paranoidi sono prive di umorismo, incapaci di esprimere forti emozioni positive, fredde e distaccate. In situazioni particolarmente stressanti, soprattutto se il disturbo paranoide coesiste con un’organizzazione di personalità borderline di basso livello, questi individui possono sviluppare sintomi simil-psicotici.
Il paziente paranoide descritto nel DSM ha dunque pensieri, affetti e relazioni caratterizzate da sospettosità e rabbia, alla ricerca di particolari insoliti che possono destare o confermare il sospetto. Questi pazienti tendenzialmente conservano l’esame di realtà, che permette al soggetto di funzionare nella vita quotidiana.
Nel PDM, i disturbi paranoidi sono considerati tra i più gravi e si collocano prevalentemente al livello di organizzazione borderline (Otto Kernberg, basso livello sul versante psicotico). Gli affetti, le idee intollerabili che disconoscono e attribuiscono proiettivamente agli altri riguardano soprattutto l’ostilità (convinzione di essere perseguitati perché odiati) e la dipendenza.
Nel SWAP, i soggetti sono caratterizzati da: mancanza di empatia, scarso insight, deficit di mentalizzazione.
Meccanismi di difesa
- Scissione dell’oggetto: si evince dalle rappresentazioni “tutte cattive” dell’altro, di cui non viene percepito alcun aspetto positivo, e la percezione “tutta buona” di se stessi.
- Proiezione: attribuzione agli altri di alcune caratteristiche rifiutate di se stessi.
- Identificazione proiettiva
- Controllo onnipotente
[Difese primitive, diffusione dell’identità, rappresentazioni di sé e degli altri in genere differenziate, esame di realtà complessivamente mantenuto]
Le storie dei soggetti paranoidi sono spesso legate ad esperienze infantili di vergogna e umiliazione.
Disturbi schizoide e schizotipico di personalità
Vengono intesi dal DSM e dall’ICD come due entità distinte. Le due manifestazioni cliniche vengono tuttavia collocate anche lungo un ipotetico continuum: entrambe presentano significativi livelli di ritiro (soprattutto nella fantasia), distacco sociale e appiattimento affettivo, difficoltà di mentalizzazione.
Gli individui schizoidi sono caratterizzati da introversione patologica e ritiro sociale, mostrano una gamma di affetti assai ristretta e difficoltà a provare emozioni piacevoli e poco interesse per le esperienze sessuali (anedonia). In questi pazienti esiste una profonda contraddizione tra quello che manifestano nella realtà e quello che vivono nella fantasia, dove spesso costruiscono un mondo privato carico di onnipotenza e aggressività.
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Classificazione disturbi di personalità
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Sistemi adattativi - la classificazione
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Statistica - la rilevazione e la classificazione dei dati
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La diagnosi psicoanalitica