Imitazione e sviluppo del neonato
Il neonato, a pochissime ore di vita, anche non avendo consapevolezza di possedere un volto, è già portato a imitare i gesti dell’adulto. Ciò significa che il bambino appena nato ha già la tendenza all’interazione con l’altro. L’imitazione, inoltre, è importante perché serve a capire cosa significa essere umani.
Caratteristiche del neonato
- Immaturnità cognitiva: Il suo cervello è ancora disorganizzato, ma non è uno svantaggio, anzi, è un bene perché nel caso di lesioni, traumi, o danni può recuperare molto facilmente, non essendosi ancora formato.
- Ruolo dell’esperienza: Sviluppo di nuove sinapsi, cioè strutture complesse che permettono la comunicazione tra le cellule del cervello, in modo da sviluppare nuovi apprendimenti. È molto importante l’esperienza neonatale, perché le strutture cognitive iniziano ad acquisire modi di agire per abituarsi alle azioni più naturali, quali le capacità di vedere, sentire ecc. (per esempio, un cieco dalla nascita, anche a seguito di un’operazione in età adulta, non riuscirà comunque a vedere, perché non ha sviluppato questa competenza nella primissima infanzia).
- Pianto: È la prima forma di comunicazione del bambino e, in quanto tale, la prima che impara a fare. È una competenza mentale necessaria per tenersi in vita “da solo”, nel senso che è il suo modo di far capire ai genitori un bisogno, in modo che, per esempio, gli venga dato del cibo o venga messo a dormire. È importante notare che, per ogni bisogno specifico, il neonato utilizza un tipo di pianto diverso, che sta all’adulto codificare e interpretare.
- Sorriso: Nei primi mesi, quando il bambino sorride, non lo fa perché l’azione o la persona che vede lo diverte, ma perché, non riuscendo ancora a mettere a fuoco bene le immagini, cerca di vederle meglio e nel farlo fa delle smorfie, che appaiono, appunto, come sorrisi, ma denotano solo un nuovo apprendimento con cui impara a mettere a fuoco sempre meglio oggetti o volti che ha davanti.
- Percezione visiva: Appena nato la sua percezione visiva è di circa 20 cm (la giusta distanza per vedere il volto di chi lo tiene in braccio e lo allatta). Non mette bene a fuoco ma osserva molto intorno a sé: nei primi 3 mesi di vita è attratto soprattutto dalle parti interne della figura, mentre solo successivamente guarda anche i contorni.
- Massaggio infantile: Il contatto fisico adulto-bambino è molto importante perché serve, soprattutto tra genitore e figlio, a prendere conoscenza e maggiore confidenza l’uno con l’altro (soprattutto per i bimbi prematuri che hanno passato tanto tempo in incubatrice e poco con la madre, con la conseguenza che il piccolo fa fatica a relazionarsi con lei e impiega più tempo), oltre a beneficiare alla circolazione del neonato.
- Utilizzo degli strumenti: Il bambino capisce che toccando un oggetto ha un impatto su questo (l’oggetto per esempio si sposta) e quindi ripete l’azione, perché capisce che le sue azioni hanno un impatto sul mondo. Il bambino non riesce subito ad afferrare gli oggetti, perché prima dei 2-3 mesi non riesce a coordinare vista-movimento. Quando impara, però, è molto soddisfatto e infatti succede che a volte afferra quell’oggetto (ad esempio un dito) senza lasciarlo più.
- La nanna: Per dormire ha bisogno di azioni ripetitive e regolari, ad esempio di essere cullato; in altri casi gli servono gesti che ricordino il battito della madre, come dei colpetti sulla schiena, sempre regolari.
- Oggetti messi in bocca: È importante, perché in questo modo fa esperienza esplorando il mondo, conoscendo in maniera diretta le cose. La frequenza con cui compie questo gesto diminuirà col tempo, quando scoprirà altri strumenti conoscitivi, ma non bisogna ostacolare il gesto nel corso dei primi mesi di vita.
- Sviluppo motorio: Nel corso del primo anno il bambino passa da uno stato di immaturità motoria ad una forma di motricità iniziale: comincia a gattonare. Tuttavia non tutti i bambini gattonano, alcuni strisciano, altri si muovono sul sedere. Sono tutte strategie primarie per spostarsi nell’ambiente prima di imparare a camminare (significato psicologico = imparare a spostarsi per non stare dove non si vuole rimanere e cercare posti nuovi). Ma non è detto nemmeno che succeda per forza, può darsi che imparino a camminare senza aver mai gattonato in precedenza.
- L’attaccamento: È segno che il bambino riconosce la gente e distingue le diverse persone. Gli estranei gli fanno paura, ma quando inizia ad abituarsi a loro diventa più sereno. Inizia a piangere agli estranei solo a 3-4 mesi perché è allora che si sviluppa una percezione visiva maggiore, mentre prima non riconosceva l’intero volto e quindi la differenza tra individui.
- Linguaggio: Ha una fase preparatoria (fase prelinguistica) di esercizio fonologico, in cui emette versi casuali, che non hanno significato se non quello di esercitare le corde vocali alla parlata vera e propria. Il suo linguaggio da neonato è molto ricco (capisce ogni cosa), ma viene selezionato dalle persone che lo circondano: sentendo parlare costantemente una certa lingua e un certo vocabolario, si adatterà a quello e diventerà così la sua lingua madre. A 3 anni è in grado di capire e parlare, abbastanza bene, il suo linguaggio.
- Socialità/socializzazione: Il bambino ha bisogno di stare con altri bambini, per attivare uno sviluppo psicologico tema della agenzie educative = persone educative al di fuori della famiglia (socializzazione tra pari).
Lo studio dello sviluppo
Tre domande/questioni base della psicologia dello sviluppo
- Qual è la natura del cambiamento che caratterizza lo sviluppo? Due ipotesi:
- Cambiamento quantitativo: Accrescimento graduale nel tempo (comportamentisti).
- Cambiamento qualitativo: Trasformazione e miglioramento delle capacità già presenti (Piaget, Vygotskij).
- Da cosa è causato lo sviluppo?
- Fattori ambientali: Comportamentisti = la persona è plasmabile e influenzabile.
- Fattori genetici: Chomsky = capacità di linguaggio innata, che il bambino scopre crescendo.
- Fattori di interazione tra individuo e ambiente: Scuola storico-culturale, Piaget.
- Si tratta di un cambiamento continuo e graduale o discontinuo e improvviso?
- Teorie del cambiamento quantitativo: Cambiamento graduale.
- Teorie del cambiamento qualitativo: Cambiamento improvviso.
Tre approcci allo studio dello sviluppo
- Approccio comportamentistico: Sostiene una teoria dell’apprendimento più che di sviluppo vero e proprio, poiché l’individuo è privo di capacità innate e deve apprenderle tutte dall’ambiente esterno: per questo è un soggetto malleabile e facile da plasmare, poiché tenderà a ripetere le azioni che portano a ricompense o buoni risultati e tende invece a eliminare quelle che non giovano a nulla. Maggiore sarà la ricompensa alle sue azioni, più spesso la ripeterà anche in futuro.
- Tra i comportamentisti si sono distinte due correnti di pensiero: un comportamentismo più radicale (Skinner), dove il soggetto apprende qualunque cosa mediante condizionamento di altri individui, e un comportamentismo basato sulla teoria dell’apprendimento sociale (A. Bandura) = il soggetto apprende per osservazione, senza pressione dall’esterno e quindi condizionamento reale: viene sì plasmato, ma per un’azione naturale in cui lui è diretto osservatore del mondo e tende a imitare e ripetere ciò che vede.
- Approccio organismico: Bambino e ambiente sono fortemente legati. L’individuo interagisce col mondo esterno e non ha né capacità innate né indotte da qualcun altro, ma scopre ogni volta qualcosa di nuovo sperimentando concretamente la realtà.
- Approccio psicoanalitico: Lo sviluppo è determinato da fattori simbolici interni al soggetto, il quale possiede già in sé capacità e possibilità di apprendimento (sviluppo di tipo qualitativo), che si realizzano attraverso stadi ben precisi della vita dell’individuo (es: stadi psicosessuali di Freud). Lo sviluppo è influenzato sostanzialmente dalla storia personale dell’individuo, che va ricostruita mediante un approccio clinico.
Cosa intendiamo parlando di ambiente dello sviluppo?
Consideriamo l’approccio ecologico di U. Bronfenbrenner, secondo cui bisogna distinguere tre dimensioni nell’ambiente di interazione del bambino:
- Microsistema: La situazione, l’ambiente in cui si trova a interagire il bambino (la relazione con i genitori, con le maestre a scuola ecc.).
- Mesosistema: Dato dalla relazione tra gli ambienti del macrosistema (es: la situazione familiare può influenzare l’andamento scolastico del bambino).
- Macrosistema: Servizi offerti alla società dalle politiche sociali (es: la costruzione di un nuovo asilo nido può condizionare la vita del bambino, considerando l’aiuto che pone alla famiglia e l’influenza permanente che esso avrà anche per anni successivi).
Bisogna considerare che non tutti i bambini rispondono nella stessa maniera alle fasi di sviluppo: c’è chi apprenderà prima certe capacità e chi dopo (differenze interindividuali), e uno stesso individuo può essere più precoce in una capacità piuttosto che altre (differenze individuali). Principalmente le differenze si manifestano nel temperamento e nel linguaggio:
- Per temperamento: Intendiamo il tipo di comportamento tenuto dal soggetto nell’interazione con l’ambiente. Secondo uno studio americano i soggetti possiedono un personale temperamento che persiste dall’infanzia fino all’età adulta (es. capacità di adattamento a nuove situazioni…): il modo in cui verranno trattati dalle persone che li circondano persone rispettivamente vivaci e tranquille, o arroganti e piacevoli, cambia, in ogni contesto in cui ci si viene a trovare. Anche la compatibilità e l’accordo tra genitori e figli dipende dal loro temperamento (temperamenti simili trovano più facilmente un accordo rispetto a temperamenti totalmente opposti).
- L’acquisizione del linguaggio, inteso come lingua madre, è molto variabile e si suppone dipendere da fattori sociologici: si è notato infatti che i bambini più precoci nell’apprendimento di tale competenza sono tipicamente di sesso femminile, primogeniti e appartenenti a famiglie di classi mediamente agiate.
Nell’indagine psicologica dello sviluppo, si utilizzano diversi metodi di ricerca:
- L’esperimento: Si svolge solitamente in laboratorio, ma a volte anche in ambienti naturali e consiste nella predisposizione di un ambiente artificiale, dove il ricercatore pone delle variabili (indipendenti) e verifica se esse influenzano (modificano) in qualche modo altre variabili (dipendenti), che sono quelle che si vogliono analizzare. Di solito l’esperimento richiede due gruppi differenti: al primo (gruppo sperimentale) viene applicata la variabile indipendente, al secondo (gruppo di controllo) no: se i cambiamenti previsti avvengono soltanto nel gruppo sperimentale, allora l’ipotesi è confermata, altrimenti, se entrambi i gruppi ottengono lo stesso risultato, l’ipotesi è smentita. Il metodo sperimentale comporta un vantaggio, quello di poter essere replicato anche altre volte, ma ha anche un grosso svantaggio, cioè che non è detto che dal vivo i soggetti si comportino come risultano dall’indagine.
- L’osservazione: È invece un metodo di indagine diretta, non artificiale come lo era l’esperimento. Si tratta di un’attività impegnativa, perché implica la selezione di un fenomeno, raccogliendo più informazioni possibili in maniera dettagliata e liberandosi da pregiudizi e ipotesi affrettate. Comporta la “liberazione della mente” e uno sguardo passivo e attento. Ha soprattutto un vantaggio, quello di non intervenire con variabili indipendenti, ma di osservare il fenomeno mentre si svolge spontaneamente, con la sicurezza, dunque, che quello è il risultato nella vita reale e non soltanto in un ambiente guidato come quello del laboratorio. L’osservazione ha obiettivi prevalentemente descrittivi e può essere condotta in modi diversi a seconda dell’ambiente osservato: può essere un ambiente naturale (nel contesto reale in cui il fenomeno si manifesta tipicamente) oppure artificiale (laboratorio) e, soprattutto in questo secondo caso, il ricercatore/osservatore potrà scegliere, eventualmente, se esercitare una forma di controllo minima o grande, per assicurarsi il realizzarsi del risultato ipotizzato.
Lo sviluppo fisico e motorio
Fasi dello sviluppo umano
- Fase prenatale: Lo sviluppo, in questa prima fase di vita, è determinato da due tipi di fattori: i fattori intrinseci sono quelli riferiti a caratteristiche fisiche già presenti nel nostro organismo; quelli estrinseci, invece, sono determinati dall’ambiente. I primi 7 mesi sono ancora prematuri per delle vere e proprie rappresentazioni materne, ma dal settimo mese è possibile vedere bene il patrimonio genetico del bambino (anche per valutare la presenza di malattie genetiche o particolari sindromi). Il periodo prenatale è a sua volta suddivisibile in due fasi:
- Fase embrionale dalla 3a all’8a settimana di gestazione: Cominciano a formarsi le cellule e i tessuti vitali (il sistema nervoso, il cuore, il cervello, il midollo spinale, gli elementi del viso, reni e polmoni). È la fase di più rapido sviluppo della vita, in cui l’embrione raggiunge fino ai 2,5 cm di lunghezza.
- Fase fetale da 9a settimana a fine gestazione: In questa fase, di cui il periodo più critico è rappresentato dai primi 3 mesi, il periodo in cui si può rischiare l’aborto spontaneo, gli organi sono già pressoché formati e iniziano a compiere i primi movimenti (il feto si muove, apre e chiude la bocca…). Siccome, crescendo, ha a disposizione sempre meno spazio, per sfruttarlo al meglio inclina la testa in basso (la posizione in cui di norma si presenta al parto).
- Fase neonatale: È il momento in cui il bambino si stacca dalla madre, con cui era in stretto contatto nella fase prenatale. Deve quindi provvedere anche da solo a sé e lo fa attraverso una serie di riflessi innati (es. la respirazione, la suzione per nutrirsi ecc.). Inoltre, è una fondamentale competenza del neonato quella che Shaffer chiama sistema di segnalazione sociale primario, cioè la capacità innata del bambino a comunicare con l’altro (attraverso il pianto), affinché non venga trascurato e comunichi i suoi bisogni primari. Con l’espressione turn taking (“presa di posizione”) si intende, dunque, la capacità primaria del bambino di alternanza dei ruoli nella comunicazione. Nel neonato, la postura riporta ancora i segni della posizione fetale: capo ruotato e arti flessi. Inoltre possiede una serie di riflessi motori (l’insieme, cioè, non di tutti i movimenti che sa fare il bambino ma soltanto quelli riflessi, cioè involontari e derivanti da stimoli dati dal mondo esterno), tra i quali:
- Rotazione del capo: Quando viene toccato sulla guancia: gira la testa prima verso il lato dove è stato toccato, poi dall’altra parte.
- Suzione: Quando la bocca viene a contatto con qualcosa che può essere succhiato, succhia.
- Riflesso di Moro: A seguito di un rumore forte o di uno shock fisico, contrae i muscoli dorsali e distende gli arti.
- Riflesso di Babinsky: Se gli accarezzi la pianta del piede, prima stende le dita e poi le richiude.
- Presa: Quando è in contatto con un oggetto, tende a stringerlo senza lasciarlo più (significato psicologico = la presa ti dà senso di appartenenza di qualcuno o qualcosa).
- Marcia automatica: Se in posizione retta e coi piedi che possono toccare una superficie, il neonato tende a compiere delle specie di passettini (questo riflesso scompare con la crescita neurologica).
- 1 anno – 1 anno e mezzo: Sviluppo posturale = Inizia a modulare il movimento fino ad arrivare a camminare. Inizialmente, prima di camminare in maniera corretta, più che altro corre. Le fasi dello sviluppo della postura possono essere schematizzate (pag. 50). Imparando a camminare senza sostegni, il bambino si ritrova le mani libere per sviluppare, contemporaneamente, anche la manipolazione: già alla nascita il bambino è dotato del riflesso della presa, ma non è ancora un gesto maturo, poiché il neonato sa tenere in mano un oggetto ma non sa staccarsene (imparerà ad avere il controllo per lasciarlo andare a 6 – 8 mesi). Grazie allo sviluppo neuromuscolare e all’esercizio, invece, arriva a sviluppare una capacità di prensione vera e propria. Quella della manipolazione è una capacità detta fine-motoria (o di motricità fine), contrapposta alla grosso-motoria (es. camminare, muovere gli arti…), poiché si tratta di movimenti riferiti ad una piccola parte di corpo e che richiede maggiore coordinazione e difficoltà. Prima della prensione corretta, il bambino passa per tre fasi: prima afferra l’oggetto solo con la zona sotto al mignolo, poi utilizza pollice medio e indice e, infine, impara la corretta opposizione fra pollice e indice.
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