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P.E.P.D.C.S. lez. 1 – 02/03

Obiettivi specifici del corso:

sessuologia

Definire il termine in relazione ai diversi contesti socioculturali.

 Analizzare i fondamenti dello sviluppo sessuale. Vedremo quali sono le tappe dello

 sviluppo sessuale in tute le sue manifestazioni comportamentali, cognitive ed emotive.

Affrontare il discorso della variabilità dei comportamenti sessuale nelle varie culture.

 Definire l’identità di genere, l’identità sessuale, il ruolo di genere e l’orientamento

 sessuale.

Analizzare quindi le manifestazioni cliniche dei disturbi sessuali, secondo la

 classificazione degli attuali sistemi diagnostici.

Analizzare quindi le molteplici cause della psicopatologia sessuale, ovvero gli aspetti

 comportamentali, cognitivi, interpersonali, psicodinamici, socio-culturali, genetici e

biologici/neurofisiologici della psicopatologia.

Passare in rassegna le procedure di assessment della psicopatologia sessuale e i

 principi essenziali della terapia sessuale.

La storia della sessuologia

sesso

Con il termine dobbiamo fare una distinzione importante in sessuologia. In sessuologia il

sesso genere sesso

termine e il termine non sono sinonimi. Il termine ha un significato

squisitamente biologico, quindi si riferisce al fatto che gli esseri viventi, nella maggior parte

dei casi, possiedono gameti maschili o femminili, e quindi ogni individuo è o maschio o

femmina a seconda del tipo di gameti, ovvero di cellula seminale, che possiede. I maschi

possiedono gli spermatozoi e le femmine gli ovuli. Questo possesso di gameti diversi è legato

al patrimonio genetico (XY per i maschi e XX nelle femmine), questo porta alla

differenziazione dei gameti e anche alla differenziazione del corpo che va in direzione

da un punto di vista biologico esistono solo due tipi di sessi: il

maschile o femminile. Quindi,

sesso maschile e quello femminile. Col termine genere invece ci si riferisce a un costrutto

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sociale, vale a dire a come, a livello culturale, vengono rappresentati e si comportano i maschi

. Quindi, il genere è una costruzione sociale, non è un dato

e le femmine nella nostra cultura

biologico. Il fatto che io come uomo non possa andare in giro con una gonna è una questione

che riguarda il genere, non il sesso, perché non c’è nessun motivo biologico per cui io non

possa indossare la gonna, anzi, in altre culture, come in quella scozzese, gli uomini indossano

proprio delle gonne. Il Kilt degli scozzesi è però una particolare tipologia di gonna indossabile

dall’uomo e non dalla donna. Nella nostra cultura gli uomini e le donne si sono sempre vestiti

in modo diverso, non fanno le stesse cose, hanno propensioni spesso diverse, devono

simulare delle regole di comportamento spesso diverse… tutto questo dipende dalla cultura e

non dalla biologia, anche se alcuni psicologi evoluzionisti sostengano che certe propensioni

comportamentali maschili o femminili non dipendano dalla cultura, e quindi dal genere, ma

dalle propensioni biologiche, e quindi dal sesso. Alcuni sostengono che anche le costruzioni

sociali si formano in accordo alle propensioni biologiche degli individui e che quindi in modo

indiretto anche queste siano fondate sugli aspetti biologici del sesso.

Alcuni aspetti del comportamento sessuale di una persona dipendono dalla biologia, altri no.

In sessuologia molti aspetti sono estremamente influenzati dalle costruzioni sociali e culturali,

per esempio, il ruolo di genere, ovvero il modo in cui ciascuno di noi recita il fatto di essere un

uomo o una donna. Ognuno lo fa a modo suo, più o meno adeguandosi agli stereotipi e regole

culturali.

La sfera della sessualità è sicuramente una delle sfere umane più ricche di emozioni, affetti,

sentimenti e quindi è stata caricata di importanti significati e di regole, tabù, divieti, molto più

che altre aree della nostra esistenza. Perché questo è avvenuto? Probabilmente ci sono

almeno 3 motivi (che il professore non pensa che siano sufficienti a spiegare tutto o unici):

La sessualità è collegata alla generazione di nuovi esseri umani

1) , e questo è un dato di

fatto. Il fine originario del sesso biologico è la riproduzione. Quindi, nel bene o nel male,

il fatto di poter, tramite l’esercizio di questa funzione, generare nuovi esseri umani,

carica in senso positivo o negativo tale tipo di comportamento. È ovvio che la possibilità

di generare nuovi esseri umani è stata sempre un aspetto importante nell’esercizio

della sessualità, caricandolo poi di tutta una serie di significati molto importati.

Generare un figlio può essere visto come una grande responsabilità o come generare

una risorsa, questo è un grande cambiamento di concezione che è avvenuto nella

storia umana: fino a non molto tempo fa i figli venivano generati concependoli come

risorse, come un qualcosa che produce nuove braccia che potevano aiutare la famiglia

a sostentarsi e come risorsa per il mantenimento dei beni familiari, così come della loro

eredità. Oggigiorno, il fatto di avere figli è più visto come una responsabilità e non

come un generare dei nuovi esseri umani che poi “ci dovranno il dono della vita” (per

cui dovranno aiutarci e in seguito assisterci). Oggi è invece presente una concezione di

responsabilità rispetto ai figli, rispetto ai quali non necessariamente abbiamo fatto un

dono (si pensi alle famiglie in ambiente problematico). Questo cambiamento di

prospettiva è molto importante.

La sessualità e tutto il comportamento sessuale sono associati al piacere

2) : produce

sensazioni piacevoli e risultati piacevoli. Questo è altamente rinforzante e quindi

motiva le persone a ripetere questi comportamenti a favore dell’attività riproduttiva ma

anche, negli esseri umani, a favore dell’attività ricreativa.

L’attività sessuale è strettamente legata all’intimità, quindi all’auto-apertura sia fisica

3) che emotiva, comporta quindi anche l’auto-apertura verso l’altro rispetto ad aspetti

molto privati di sé e, di conseguenza, fiducia, condivisione, tutti aspetti che non sempre

sono presenti nelle persone e che possono creare dei problemi.

P.E.P.D.C.S. lez. 2 – 08/03 2

La sessuologia nasce nella seconda metà dell’800 e si alterna nel corso del tempo secondo

due modalità, due modi di vedere la situazione abbastanza opposti:

Prospettiva fondata sul concetto di degenerazione

A.

Questo modo di vedere tipicamente ottocentesco era stato introdotto in medicina da due

autori francesi, Morel e Valentin; questi pensavano che l’umanità si fosse avviata lungo un

luminoso cammino di sviluppo e di miglioramento/evoluzione positiva, ma pensavano pure

che alcuni individui, per tare genetiche, potessero invertire questo percorso creando un

processo involutivo (degenerativo) che si sarebbe potuto trasferire, attraverso la linea

seminale, da una generazione all’altra, fino a portare un peggioramento di questa linea

ereditaria e allo sviluppo di patologie mentali e fisiche rilevanti (sino al raggiungimento della

sterilità). All’interno di questa degenerazione si sarebbero potute sviluppare sia patologie

organiche che disturbi mentali. Il più famoso, nonché uno dei primi rappresentanti di questo

tipo di visione in sessuologia, fu uno dei padri della sessuologia, un celebre psichiatra

dell’epoca di nome Krafft-Ebing. Nel 1986 Krafft-Ebing pubblicò il più grande trattato di

“psychopathia sexualis”.

sessuologia mai scritto dal titolo

Questo libro è stato scritto in latino perché alcuni casi erano talmente scabrosi che solo

alcune persone colte avrebbero potuto capirli; inoltre, sebbene contenesse alcune distorsioni

e alcune convinzioni errate tipiche dell’epoca (retaggio di epoche passate, come il sostenere

che una delle cause della degenerazione fosse la masturbazione perché considerata

dall’autore come un qualcosa di molto pericoloso se proseguiva nell’uomo o nella persona

adulta), riprese anche delle convinzioni espresse da un famose autore, un medico del ‘700

(Tissot), che nel 1760 pubblicò un trattato diventato celebre e che rimase nella letteratura per

oltre un secolo intitolato (tradotto) “sull’onanismo”. L’onanismo è il termine dotto con cui

all’epoca ci si riferiva alla masturbazione. In realtà è un errore perché il termine onanismo si

riferisce al famoso peccato di Onan, un personaggio del vecchio testamento di cui viene

narrato che, seguendo, le regole della cultura ebraica dell’epoca, quando suo fratello morì fu

obbligato a sposare la vedova del fratello (per legge). Lui non voleva sposare questa donna

che non amava e dai cui non era attratto, quindi, siccome non voleva avere figli con lei, usava

il coito interrotto (prima dell’orgasmo usciva dalla penetrazione). Questo era il peccato di

Onan e non la masturbazione. Però, per analogia con la masturbazione (entrambe pratiche

che non portano alla procreazione), con il termine onanismo sia in ambito ecclesiastico che

scientifico (passato) si è usato questo termine dotto. Oggi non lo si usa più per indicare la

masturbazione. Ovviamente non è vero che la masturbazione è una pratica pericolosa,

secondo Tissot invece la masturbazione era l’origine delle malattie più diverse, da quelle della

pelle ai disturbi mentali, qualcosa di veramente assurdo da pensare oggi. Va però tenuto

presente che il professore ha letto libri di sessuologia degli anni ’50 scritti da italiani e ancora

all’epoca in questi testi si diceva che la masturbazione fosse pericolosa e quindi che gli

adolescenti dovevano essere sorvegliati / che doveva essere impedito loro di masturbarsi.

Nell’800 addirittura erano stati elaborati degli apparecchi, una sorta di cintura di castità per

maschi/femmine, che dovevano servire a impedire la masturbazione, così come alcuni

marchingegni (terribili) per i maschi volti a impedire polluzioni notturne. Questi ultimi erano

costituiti di anelli con punte interne che venivano montati intorno al pene, se questo fosse

andato in erezione durante la notte, sarebbero penetrati nello stesso. Di notte, nei maschi,

ogni 90 minuti si verifica un’erezione associata al passaggio verso il sogno REM. Krafft-Ebing

aveva, nonostante tutto questo, una visione piuttosto aperta e moderna in quanto, sebbene

descrivesse talvolta anche con un certo compiacimento queste “perversioni”, manteneva un

atteggiamento molto medico: verso queste persone, pur essendo degenerate (così lui le

definiva), era molto motivato a cercare di ridurne le sofferenze e quindi a cercare di curarle

nel modo più umano possibile, in quanto pensava che anche loro meritassero l’aiuto del

medico. 3

Molti altri autori condividevano la visione degenerativa, però ritenevano, come Albert Moll o

Auguste Forell, che non solo eventi di tipo naturale o puramente biologico potessero produrre

la degenerazione, ma anche influssi culturali o influssi psicosociali, per cui, ad esempio, Forell

sosteneva che si dovesse fare un’adeguata educazione sessuale in modo da prevenire queste

possibili degenerazioni e Moll aveva ipotizzato che tramite ipnosi si potesse prevenire questi

effetti negativi degli eventi di vita, soprattutto nelle persone più deboli, inducendo una sorta

di controcondizionamento nei riguardi di determinati tipi di propensioni sessuali da

disapprovare. Con queste procedure ipnotiche Moll anticipò le tecniche di

controcondizionamento che vennero poi inventate e applicate (non con molto successo) per le

parafilie negli anni ’60-’70.

Molto importante come sessuologo fu un inglese, Ellis (morto nel 1939), il quale fu uno dei

primi, ben prima di Freud, a parlare di simbolismo erotico: esattamente come Freud

successivamente scrisse, aveva pensato che le pulsioni sessuali potessero esprimersi

simbolicamente in comportamenti che magari non avevano (apparentemente) a che fare con

il sesso ma che erano delle espressioni simboliche delle pulsioni sessuali. Pure Ellis disse

questo ed affermò che la pulsione sessuale non solo può estrinsecarsi in perversioni sessuali,

ma anche in modalità meno dannose (per certi versi), per esempio in aspetti affettivi, nella

poesia, nell’arte, ma anche in contenuti a carattere religioso o fantastico in generale. Freud fu

molto abile perché divenne famoso per esser considerato il padre dell’inconscio/simbolismo

erotico quando, tecnicamente parlando, questi concetti erano stati elaborati da altri ben

prima di lui. Il secondo motivo per cui Ellis è importante è perché pubblico un celeberrimo

trattato sull’omosessualità che all’epoca addirittura fu molto contrastato nella sua

pubblicazione (quando morì i suoi eredi non permisero che venisse più pubblicato); in questo

trattato per la prima volta l’omosessualità non viene considerata come una patologia e una

degenerazione. Quindi, ha un atteggiamento nei confronti dell’omosessualità molto

“benevolo” considerata l’epoca. Il termine omosessuale venne creato da Benkert, un

giornalista che negli anni ’60 dell’800 pubblicò un libello contro le leggi che erano state

appena emanate nell’impero tedesco contro l’omosessualità. Queste leggi furono ribadite

durante il nazismo e poi tolte. Il Regno di Italia fu una delle prime nazioni europee a togliere il

reato di omosessualità. Il Regno Unito è stato uno delle ultime nazioni al mondo occidentale

(anni ’50-‘60 del ‘900).

Freud è sicuramente uno degli autori dell’epoca che segue il modello degenerazionale. Se

ricordiamo la teoria dello sviluppo sessuale di Freud, questa è perfettamente degenerativa: la

libido si dirige su vari organi, vi sono le varie fasi dello sviluppo sessuale (fase orale, anale,

fallica, latenza, genitale -sviluppo normale della libido-). In alcuni soggetti la libido si fissa in

una di queste fasi e non progredisce e quindi la persona non si sviluppa adeguatamente ma

rimane bloccata a uno stadio precedente più primitivo. Freud sostenne che le perversioni

sessuali sono delle psicopatologie che derivano da uno sviluppo anonimo della libido, anche

se poi affermò che il neonato è un perverso naturale, nel senso che la sua libido mira alla

gratificazione senza nessuna inibizione, perché non si è ancora sviluppato un Super-Io; è

quindi un perverso totale. Con la crescita si dovrebbe formare un Super-Io e quindi ci

sarebbero poi l’introiezione delle regole sociali e culturali; di conseguenza, il bambino non

dovrebbe diventare perverso. Freud utilizzò le sue teorie basate sui vari conflitti tra libido,

pulsioni sessuali e pulsioni dell’Io nella prima teoria topica, poi lo sostituì con la teoria

strutturale in cui gli istinti di vita (ex pulsioni sessuali) si oppongono alle pulsioni di morte, ma

in ogni caso la libido o le pulsioni di vita, sono alla base delle teorie Freudiane -> la spinta

sessuale è sempre fondamentale (anche se poi si oppone a delle altre spinte di varia natura a

seconda della teoria che lui sosteneva in quell’epoca). Per quanto riguarda l’omosessualità

bisogna dire che Freud non ha mai assunto una posizione in cui affermava che questa fosse

una patologia, diceva che è un’espressione del fatto che gli esseri umani sono

fondamentalmente bisessuali, e in questo Freud è abbastanza compatibile con gli sviluppi

successivi in sessuologia. Furono gli allievi e gli psicoanalisti immediatamente dopo Freud a

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sostenere che l’omosessualità fosse una patologia, precisamente un disturbo della struttura

personologica di una persona. Ancora oggi ci sono alcuni psicoanalisti che sostengono che

l’omosessualità sia una patologia che deriva da un cattivo rapporto con la madre per alcuni o

da un cattivo rapporto con il padre per altri. Si tende poi a trascurare l’omosessualità

femminile.

L’ultimo grande sessuologo che sosteneva le visioni della degenerazione fu Magnus

Hirschfeld, che morì nel ’35 e che fu un grande sostenitore di quelli che attualmente vengono

chiamati movimenti LGBT; secondo lui, in ogni individuo vi sono sia elementi maschili che

femminili, che però sono in misura prevalente maschile o femminile a seconda del genere

della persona. Quindi l’omosessualità, secondo Hirschfeld, deriva da alterazioni ormonali, per

cui una prevalenza di ormoni sessuali maschili nelle donne o ormoni sessuali femminili negli

uomini sarebbe a causa dell’omosessualità e dei disturbi dell’identità. Questo studioso fu uno

disforia di genere;

dei primi di occuparsi di quelle situazioni che noi chiameremo si occupò

anche del famoso caso del pittore danese Lily Ebert, che è stato poi descritto in un film (The

Danish Girl) in cui se ne narra la storia, verificatasi negli anni ’20: questo pittore danese

sposato a un certo punto sviluppa una disforia di genere per cui desidera diventare una

donna. Hirschfeld lo visita e organizza per lui uno dei primi interventi volti a trasformare il

corpo di un uomo in quello di una donna; fu infatti trasformato in donna e cambiò il proprio

nome in Lily. Fece due interventi: nel primo venne creata la neo vagina e vennero tolti testicoli

e pene, ma Lily Ebert voleva avere figli e Hirschfeld fu tanto folle da assecondarlo in questo

desiderio, con il risultato che, nella seconda operazione, nel tentativo di impiantarle le ovaie

di una donna morta, queste le andarono in rigetto e rischiò di morire. Durante una terza

operazione, Hirschfeld tentò di impiantare un utero da un cadavere, e Lily questa volta morì

durante l’operazione. Dal concetto di degenerazione nacque quella che poi è la

neuropatologia e la genetica ma anche lo studio di tutti fattori psicologici come possibili fattori

causa

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Scienze mediche MED/05 Patologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicola.salvadori di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopatologia del comportamento sessuale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Dèttore Davide.
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