CAP.2
La neuropsicologia studia le relazioni esistenti tra cervello e comportamento ovvero come il
cervello produce e controlla il comportamento e i processi mentali come emozioni, pensiero,
apprendimento e memoria. I modelli neuropsicologici si basano su tre principi:
1. Esiste una relazione stretta tra funzione cognitiva e aree cerebrali.
2. L’organizzazione modulare delle componenti funzionali di base permette di sostenere che
determinate funzioni dipendono da sottoinsiemi distinti o condivisi delle risorse cognitive
3. I deficit possono essere descritti in termini di aree coinvolte o di gravità all’interno di uno
specifico processo cognitivo. La valutazione quindi può basarsi sull’analisi del deficit o sulle
abilità residue.
Praticamente sembra dimostrato che esistono danni cerebrali che si ripercuotono sul
funzionamento cognitivo comportamentale e tale danno può essere localizzato in un’area
specifica. Alcune sindromi genetiche in particolare possono essere analizzate in questa prospettiva
come appare in tab. p 35.
La valutazione neuropsicologica recentemente si avvale di strumenti nuovi e diversi per indagare
determinati processi e in particolare dal 1996 esistono test per valutare funzioni come
l’attenzione, le funzioni esecutive, le esecuzioni di sequenze di azioni, la memoria. L’espressione
“funzioni esecutive” in particolare fa riferimento ad abilità il cui substrato neuroanatomico è
localizzato nei lobi frontali e sono ritenute responsabili di alcune importanti componenti del
comportamento umano, della personalità, delle relazioni sociali e dell’adattamento, sono quindi
abilità che permettono ad una persona di svolgere con successo comportamenti indipendenti,
propositivi e autonomi. Le cause dei più comuni disturbi a carico delle funzioni esecutive che si
evidenziano in pazienti con lesioni frontali sono costituite nel rallentamento e difficoltà a “entrare
nel compito”, portarlo a termine, organizzarlo manipolando le informazioni necessarie. Le funzioni
esecutive hanno un’importanza basilare nella vita quotidiana ed è per questo che sono stati
elaborati numerosi test per valutarle.
1. Bads (Behavioural assesment of the dis-executive syndrome) test che si svolge in
laboratorio e che permette di evidenziare la cosiddetta sindrome dis-esecutiva mediante
l’analisi delle risposte a una serie di item di prove cognitive (giudizi temporali, capacità di
cambiare le regole, soluzione di un problema, ricerca di una chiave, capacità di pianificare
1
un percorso con 12 mete, organizzazione di 6 compiti, esecuzione della sequenza e
monitoraggio del tempo)
2. Questionari esecutivi sono quelli che permettono l’analisi del funzionamento esecutivo
nella vita reale, tra cui il DEX che può essere compilato dai parenti del soggetto oppure il
BRIEF Behaviour rating inventory of executive function, nato con l’intento di analizzare in
forma ecologica le difficoltà esecutive in soggetti da 15 a 18 anni.
3. MET Multiple errands test, si tratta di una valutazione ecologica che generalmente viene
effettuata in un centro commerciale non noto alla persona da valutare e consiste in tre set
di compiti con specifiche richieste (es: fare determinati acquisti e ritrovarsi ad un’ora
prefissata etc.)
Per quanto riguarda i disturbi della memoria, viene analizzata da specifici test la capacità di ricordo
rispetto all’organizzazione del ricordo stesso, alla modalità di recupero e alle operazioni effettuate
con il materiale ricordato. I problemi di memoria infatti possono essere o relativi a una riduzione
delle capacità della struttura mnestica o alterazioni a carico dei processi di supporto della
formazione del ricordo. In letteratura esistono diversi strumenti tra cui:
1. RBMT Rivermead Behavioural Memory Test valuta la memoria nel quotidiano ed
evidenzia eventuali cambiamenti dovuti al trattamento delle difficoltà di memoria.
Consiste in 12 subtest che presentano compiti di vita quotidiana come ricordare un nome,
un appuntamento, riconoscere dei volti. Di questo test sono disponibili una versione per
adulti e una per soggetti in età evolutiva che recentemente è stata mirata per i soggetti
down adulti.
2. Questionari prospettici, valutano la memoria prospettica ve ne sono diversi tra cui il PRMQ
Prospective and retrospective memory questionnaire 2003 costituito da 16 item che
analizzano la memoria prospettica e retrospettiva in situazioni di vita quotidiana
3. Diario, è lo strumento più utilizzato per l’analisi diretta della memoria quotidiana in esso
bisogna codificare il numero di volte in cui durante la settimana è capitato di dimenticare
di portare a termine un’azione comprese le volte in cui il diario stesso è stato dimenticato.
La valutazione permette di ricavare informazioni qualitative utili solo se vengono finalizzate ad una
riabilitazione, perché ci indicano su quali processi occorre far leva per migliorare la situazione. Per
questo motivo recentemente i neuropsicologi hanno focalizzato l’attenzione sulla vita quotidiana
dando luogo ad un modello essenzialmente ecologico che supera quello tradizionale basato su un
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rapporto tra cervello e comportamento allo scopo di sviluppare ipotesi sulle patologie recenti,
l’approccio ecologico studia e analizza la persona nel suo ambiente dando importanza alle
relazioni familiari, alle attività quotidiane e ai comportamenti che possono essere svolti grazie alla
memoria, in conclusione l’elemento che caratterizza oggi l’approccio neuropsicologico all’analisi
delle disabilità è l’accertamento sempre più mirato di una validità ecologica. Oggi ci si preoccupa
di ciò che il paziente è in grado di fare nella vita di tutti i giorni lasciando in secondo piano la
diagnosi e la localizzazione delle lesioni cerebrali. Certamente all’approccio ecologico, in vista di
una riabilitazione più completa, si possono affiancare anche altri due test:
1. FLOPS Frontal LobePersonality Scale, che raccoglie stime a proposito di apatia, impulsività,
disfunzione esecutiva, disorganizzazione e scarsa flessibilità
2. EQ Event Questionnaire composto da 40 item che si propongono di evidenziare una ampio
spettro di comportamenti relativi alle attività ricreative, uso di sostanze, relazioni
interpersonali, gestione del denaro etc.
Ciascuno di questi approcci raccoglie importanti informazioni che permettono poi di progettare
una riabilitazione adeguata. La differenza tra metodi quantitativi (i test) o qualitativi (diario etc.) è
che i quantitativi possono essere utilizzati per più soggetti, si servono di test e scale, i risultati sono
precisi, limitati ma anche limitanti, i metodi qualitativi sono focalizzati su un singolo sogg il
ricercatore può solo in un secondo momento passare a generalizzare i risultati.
CAP 3. La riabilitazione neuropsicologica
Esistono molte procedure e molti approcci a cui si ricorre quando si è interessati ad una
riabilitazione cognitiva, ma a questo punto si farà riferimento solo ad alcuni approcci che sono i
più diffusi.
1. Riabilitazione del deficit cognitivo: scopo della riabilitazione non è quello di modificare le
prestazioni ai test ma migliorare l’adattamento funzionale e il benessere della persona.
Individuando le risorse cognitive presenti e la presenza di interferenze tra funzioni
cognitive, dovrebbe essere possibile portare il paziente a modificare le strategie e le
compensazioni di cui può disporre nonostante il danno per rendere migliore la qualità della
sua vita. È evidente che sono infinite le differenze individuali ma il neuropsicologo deve
nello stesso tempo sia avere una visione di insieme che tener conto di queste differenze.
Un primo punto importante riguarda la precocità dell’intervento intervenire troppo presto
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non permette di distinguere il recupero spontaneo da quello favorito dalla riabilitazione,
per cui una eventuale riabilitazione precoce dovrebbe solo accelerare la linea naturale di
recupero ed evitare che il paziente metta in atto strategie di compensazione sbagliate.
Interventi sui deficit nei primi sei mesi dopo un danno cerebrale dovrebbero avere solo
questo scopo, mentre più tardi, una volta definiti gli esiti si può parlare di vera e propria
riabilitazione cognitiva. Gli indirizzi teorici più recenti focalizzano l’attenzione sul fatto che
dopo un danno cerebrale l’organismo stesso, data la plasticità cerebrale, mette in atto un
processo di riorganizzazione che costituisce la base per il recupero funzionale, si creano
nuove connessioni dendritiche e su queste che dovrà poi agire la riabilitazione Facilitando
l’organizzazione cerebrale. L’analisi a livello dei circuiti suggerisce che mentre il
cambiamento a lungo termine può basarsi sulla formazione di nuove connessioni, i
mutamenti osservati entro pochi minuti da una manipolazione sperimentale s spiegano
solo con lo smascheramento di connessioni pre-esistenti tra punti diversi del sistema
nervoso. Una recente classificazione considera 4 forme principali di neuroplasticità.
1. Espansione delle mappe rappresentazionali
2. Riassegnazione cross-mediale per effetto della quale ad es. individui ciechi dalla nascita
mostrano attività nella corteccia visiva durante la lettura in Braille.
3. Adattamento di aree omologhe a quelle lese che talvolta consente di recuperare la
funzione danneggiata.
4. Compenso mascherato per cui la parte del sistema cognitivo intatta prende in carico le
funzioni di quella lesa riducendo la gravità del deficit.
L’attenzione alle basi neurofisiologiche e alle caratteristiche cliniche generali ha portato ad
individuare una serie di elementi predittori di un possibile recupero funzionale che sono: l’età, il
genere (a favore delle donne), la dominanza manuale, l’eziologia (es.disturbi afasici traumatici
hanno prognosi migliore rispetto agli afasici vascolari) i fattori neurologici generali, il livello
intellettivo e lo stile cognitivo premorboso, livello di scolarità, la motivazione, la gravità della
lesione, la consapevolezza della riabilitazione, il controllo interno.
Nello stesso tempo un altro ambito di ricerca si è dedicato alla ricerca e all’applicazione di nuove
tecnologie e all’organizzazione nuova dei servizi riabilitativi per cui oggi sono accettati da tutti
questi principi riabilitativi: operare sempre in un team interdisciplinare, programmare in maniera
multidisciplinare le abilità lavorative, ancorarsi ad un modello generale, applicare sempre le nuove
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conoscenze psicologiche e neuroscentifiche prevedere partnership per le famiglie. Sulla base di
tutto questo, la riabilitazione cognitiva prevede oggi 4 modelli fondamentali:
1. Modelli basati sui processi target
2. Modelli basati su analisi di tipo fattoriale
3. Modelli di tipo neuroanatomico
4. Modelli funzionali
I metodi per la riabilitazione cognitiva dei deficit che ha lo scopo di ridurre per quanto possibile gli
effetti negativi che i danni subiti possono provocare nel paziente, si basa su due tipologie
operative di base:
1. Relative ai meccanismi dell’apprendimento
2. Relative alle componenti e ai processi chiamati in causa nell’intervento stesso.
In particolare però a questo punto saranno prese in considerazione la riabilitazione dell’attenzione
e quella dei deficit linguistici.
La riabilitazione dell’attenzione:
In letteratura si trovano diverse modalità di interventi riabilitativi dei problemi attentivi che
possono usare sia strategie esterne (cambiamenti ambientali o modificazione delle aspettative del
paziente o strategie interne (tecniche di compensazione).
I programmi riabilitativi più utilizzati rientrano in tre raggruppamenti:
1. Riabilitazione non specifica dell’attenzione: è caratterizzata Da un orientamento empirico e
prevede l’utilizzo di programmi computerizzati che forniscono un feedback immediato
2. Interventi a favore delle componenti attentive: in questo caso la riabilitazione muove dal
convincimento che bisogna considerare le singole componenti dell’attenzione e le
caratteristiche del singolo paziente. Tra queste abbiamo:
a. Strategie per migliorare il livello di AROUSAL= somministrazione di farmaci e
psicostimolanti e attività che permettono di organizzare il ritmo di base dell’attività
mediante pause e interruzioni programmate. 5
b. Strategie per migliorare l’attenzione focalizzata, si propongono di ridurre la
distraibilità tramite un’organizzazione dell’ambiente che diminuisce gli elementi di
distrazione.
c. Strategie per migliorare l’attenzione divisa sono strettamente connesse a
situazioni specifiche di vita quotidiana (fotocopiare insieme prendere appunti)
d. Strategie per migliorare l’attenzione sostenuta, consistono in attività regolarizzate
con pause sempre più brevi
e. Strategie per migliorare i deficit nella velocità di elaborazione, servono per
pazienti che presentano anche rallentamenti psicomotori.
3. Percorsi di riabilitazione centrati su processi attentivi specifici: in quest’ambito
recentemente sono stati sviluppati dei training specialistici tra cui:
Apt (attention process training) programma che cerca di integrare le conoscenze teoriche
sull’attenzione con un approccio riabilitativo basandosi sul fatto che le abilità attentive si
possono scomporre in 5 specifiche dimensioni:
a. Attenzione focalizzata
b. Sostenuta
c. Selettiva
d. Alternata
e. Divisa
Per ciascuna componente si possono fare degli esercizi in grado di allenarla ad es. per l’att.ne
sostenuta si propone l’ascolto di un’audiocassetta con la richiesta di premere un tasto. Per quella
alternata si richiede al paziente di passare da un compito ad un altro in base a stimoli bersaglio.
Per l’att.ne divisa allenamenti ad eseguire due compiti contemporaneamente.
1. Orm (orientation remadiation module) è specifico per pazienti con trauma cranico grave
2. Training computerizzato per l’attenzione elaborato da Gray nel 1992 con lo scopo di
promuovere la capacità di reazione e di manipolazione delle informazioni in compiti dove
sono richieste abilità di attenzione alternata e divisa.
3. Training computerizzato dell’attenzione, elaborato di Di Nuovo nel 2000 che
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