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Prefazione

La psicologia è lo studio della psiche in quanto tale, dei processi psichici puri. Questa, però, per aderire al requisito della scientificità, ha finito per confondersi, fino ad essere subalterna, ad altre discipline come la biologia, la fisiologia e la medicina; perdendo di vista le peculiarità dell'individuo al fine di ottenere leggi generali, applicabili a tutti.

Cap 1 - Premesse filosofiche al pensiero scientifico

Nell'antichità l'anima non si considerava sede staccata dal resto del corpo. La prima civiltà a non porre la vita psichica in stretto legame con l'attività corporea è stata quella greca, attraverso i suoi pensatori principali:

Platone

Platone differenziava l'anima razionale dal corpo. Essa, infatti, distinta dal corpo che non può darsi conoscenza perché è soggetto alle passioni, è l'unica in grado di darsi sapere e conoscenza attraverso l'anima razionale rappresentata dalla ragione. L'anima è conoscibile razionalmente tramite l'introspezione, in quanto più riflette se medesima più si avvicina al mondo delle idee (Iperuranio). Secondo lui la ragione è l'unica fondare conoscenza elaborando strutture di ordine, necessario, universale e logico.

Cartesio

Cartesio elabora il famoso dualismo anima-corpo ponendo da un lato la Res Cogitans (cosa pensante) e dall'altro la Res Extensa (cosa fisica) che si incontrano al livello di ghiandola pineale. Così superando l'interdizione del cristianesimo, trovò la via d'uscita per studiare queste modalità di interazione. Con ciò Cartesio pone il "io penso" come misura di tutte le cose, tramite il metodo matematico.

Questi grandi pensatori hanno contribuito al costituirsi della modalità di pensiero che ha invaso ogni settore del pensiero occidentale, riducendo e incastrando tutte le cose nei suoi paradigmi e metodi, tagliando fuori tutto ciò che non poteva essere compreso. Nel 1690 Locke affermò che lasciando l'anima ai teologi se ne potevano studiare le funzioni, ovvero l'intelletto umano. A rendere concreti questi pensieri furono i movimenti culturali dell'Umanesimo e del Rinascimento, attraverso i quali l'uomo aveva riacquistato una sua piena dignità e non veniva più visto in un'ottica trascendente; ciò permise e consentì uno studio scientifico. Con l'umanesimo e il Rinascimento l'uomo viene riportato al centro dell'universo nel processo di conoscenza; fino a quel momento, e soprattutto nel medioevo, le conoscenze erano date dall'uomo per verità rilevata dal divino, ora era l'uomo che attivamente le ricercava.

Il positivismo e le scienze esatte

Il termine positivismo, usato per la prima volta da Saint-Simon, diviene con Comte un indirizzo filosofico che tutt'ora condiziona il metodo scientifico; con esso avviene la romanticizzazione della scienza. Oltre alla romanticizzazione della razionalità, presto emerse la romanticizzazione della materia e della misura con la nascita della scienza sperimentale. Il positivismo può essere considerato una religione monoteistica perché segue i principi secondo i quali la scienza è l'unica conoscenza possibile e il metodo della scienza è l'unico valido quindi va esteso a tutti i campi di indagine e dell'attività umana. Il metodo che la scienza utilizza è quello sperimentale che unisce al modo di procedere delle leggi la logica della sperimentazione (con tutte le esigenze di misurabilità e ripetibilità che si porta dietro). È per questo che per la scienza sperimentale non ha senso parlare di altro che non sia concreto e verificabile.

Il problema del dualismo mente-corpo

Cartesio è in realtà iniziatore del razionalismo: una corrente filosofica che sosteneva che alcune idee (come quella di numero o di Dio) sono innate, quindi preesistono alla nascita e sono indipendenti dall'esperienza. Si oppose al razionalismo un'altra corrente filosofica nota come empirismo che sosteneva l'assoluta dipendenza delle strutture dell'intelletto dall'esperienza, quindi la mente alla nascita è una tabula rasa (maggiore esponente Locke). La rivoluzione scientifica del 600, però, come afferma Luccio, avrebbe finito per considerare l'anima una sorta di pattumiera, in cui relegare tutto ciò che nello studio dell'uomo non poteva essere analizzato razionalmente.

Il dualismo comincia ad essere visto come un impaccio, quindi si vanno a creare da una parte il materialismo secondo cui l'unico possibile studio scientifico della mente richiedesse di ridurre la stessa a materia (ricordiamo nel 700 il sensismo di Condillac secondo cui il pensiero si costituirebbe solo sulla base degli elementi sensoriali) dall'altra l'idealismo che riduce tutto a Res Cogitans, negando di massima la possibilità di costruire una psicologia scientifica.

Immaginazione e conoscenza

Mentre gli ideologues (circolo scientifico di dotti di varia provenienza culturale che si andò a costituire intorno al XVII secolo) cercavano di trovare una saldatura tra fisico e mentale, Kant pronunciava la sua famosa ipoteca kantiana per cui nessuna psicologia scientifica sarebbe stata possibile perché gli eventi psicologici non sarebbero mai potuti essere misurati. K. infatti si chiese se la Res Cogitans potesse essere sottoposta allo stesso metodo della Res Extensa. A questa domanda lui rispose con la sua interdizione secondo la quale il pensiero non è qualcosa di misurabile, questo perché:

  • La psiche non può essere quantificata, proprio perché il pensiero è evanescente, è anima, vento e ogni momento cambia su se stesso.
  • Nell'indagine psicologica il soggetto è contemporaneamente l'oggetto della ricerca; questo comporta, per K., la non obiettività dello studio, “la psiche non potrà mai uscire da se stessa e guardarsi oggettivamente”.

K. comincia la riflessione sulla psicologia distinguendo le grandezze intensive ed estensive: le grandezze estensive, come ad esempio il tempo o la lunghezza di una linea, sono suscettibili ad un aumento o ad una diminuzione rispetto un numero maggiore o minore di parti, mentre quelle intensive riguardano la percezione e la sensazione e diminuiscono solo attraverso l'esistenza alla negazione. Perciò quando si parla di grandezze intensive la conoscenza psicologica potrà avvenire soltanto attraverso l'autosservazione (introspezione); questa conoscenza sarà diversa da quella delle scienze naturali. La scienza si costituisce attraverso l'analisi matematica delle grandezze che individua, ma le grandezze psicologiche non sono soggette a matematizzazione perché conoscenza scientifica e misure matematiche non possono essere applicate a fenomeni che possono essere oggetto solo dell'intuizione pura.

K. si meraviglia di come gli psicologi non fossero pervenuti alla semplice considerazione che il pensiero si rappresenta per i margini e che questo è sufficiente per escludere la possibilità di quantificarlo, perché l'immagine è per sua natura impalpabile. Purtroppo anche a seguito di Kant gli sforzi degli studiosi andranno in direzione opposta a quella suggerita dal filosofo, solo un secolo più tardi Jung raccoglierà il messaggio di Kant rinunciando alla pretesa di studiare scientificamente la psiche. Per questo è stato Kant ad aprire le porte a quella che poi sarà la psicologia delle immagini, possiamo dunque considerarlo il fondatore della psicologia come studio del processo psichico puro, che si esprime per immagini. Secondo K. (interpretato da Cacciari) ogni nostra conoscenza inizia e conclude con le immagini, le immagini partono da noi, investono gli oggetti e ritornano a noi.

L'affermazione di K. che la psicologia è fondata sulla fantasia e sulle immagini è stata raccolta nel XX secolo da Freud, Jung e Hillman che riusciranno a costruire un'autonomia della ricerca psicologica grazie all'immaginazione che è il presupposto della funzione intellettiva.

Cap 2 – Antecedenti storici nella psicologia da Kant a Donders

Tra il XVIII e il XIX secolo furono molti i tentativi di superare l'interdizione kantiana. Questo avvenne soprattutto in base al tentativo di riconoscere la psicologia come scienza autonoma, questo riconoscimento necessitava della misura, della dimostrazione e del toccare con mano la psiche. Si cercò di rendere la psicologia scienza autonoma dalla filosofia mentre diventava sempre più fusa e confusa con la fisiologia, la biologia e le scienze naturali in genere; ciò portò ad escludere dalla disciplina tutto ciò che non era misurabile e questo comportò il costituirsi di una scienza tutt'altro che esatta ed estremamente limitata rispetto ai contenuti.

La misurazione secondo questa psicologia sperimentale avveniva con la variazione di qualche parametro fisico al variare di un processo mentale che quindi doveva poter essere misurato. In questo senso andranno gli studi di Donders che basandosi sull'equazione personale di Bessel tentò di dimostrare, con il suo metodo sottrattivo (ovvero la differenza tra i tempi di reazione semplici e quelli composti), la misurazione dei processi mentali. Donders individuò tre tipi fondamentali di tempi di reazione dimostrati con gli esperimenti della stimolazione tattile:

  • I tempi A sono i tempi semplici e che corrispondono alla situazione in cui ad uno stimolo deve seguire una risposta (es. il soggetto riceve una stimolazione elettrica alla gamba destra e deve premere il pulsante con la mano destra).
  • I tempi B sono i tempi composti e consistono in una situazione in cui al soggetto viene somministrato uno stimolo scelto in un insieme di due o più stimoli prefissati e il soggetto deve rispondere in maniera differenziata a seconda dello stimolo che gli è stato presentato (es. il soggetto può ricevere uno stimolo elettrico sia nella gamba destra che in quella sinistra e deve premere il pulsante con la mano corrispondente).
  • I tempi C sono anch'essi composti e si hanno, come nel caso precedente, nella somministrazione di due o più stimoli, mentre il soggetto dovrà discriminare per rispondere ad un solo tipo di stimoli (es. il soggetto può ricevere la stimolazione elettrica sia sulla gamba destra che in quella sinistra ma avrebbe dovuto rispondere con la mano corrispondente solo se lo stimolo fosse giunto a destra).

Donders dimostrò che sono più brevi i tempi A, seguiti dai tempi C e ancora da quelli B, perciò (per sottrazione) la differenza tra A e C indicava la lunghezza del processo mentale che discriminava gli stimoli e la differenza tra A e B la lunghezza del processo mentale che discriminava le risposte. L'errore di D. fu quello di pensare che misurare il tempo di reazione ad uno stimolo valesse a misurare il processo psichico che aveva prodotto la reazione nervosa e questa misura del processo mentale finì per considerarla col processo mentale medesimo; mentre queste sono entità completamente diverse e quindi il risultato può solamente essere dato per deduzioni e inferenze probabilistiche.

Il caso di Bessel

Mentre il campo neurofisiologico non risolveva la possibilità di misurare il fenomeno psichico, un singolare episodio, efficace in questo senso, fu quello su cui l'astronomo di Konigsberg (Bessel) si mise a riflettere. Bessel infatti venne a sapere che 20 anni prima il regio astronomo di Greenwich aveva licenziato il suo assistente perché dimostrava un ritardo nella rilevazione del passaggio degli astri (questo veniva misurato, attraverso un retino che veniva applicato sull'oculare del telescopio, degli astronomi stessi, con il metodo detto occhio-orecchio, in quanto nella stanza vi era un pendolo, che batteva i secondi, al quale gli studiosi dovevano fare attenzione; non appena il corpo celeste entrava nel quadrato del reticolo l'astronomo cominciava a contare, seguendo il ticchettio dell'orologio e smetteva quando il corpo celeste usciva dal quadrato).

In proposito a ciò Bessel si chiese se il problema non fosse dovuto dall'esistenza di differenze individuali date da variabili personali non imputabili semplicemente ad errori o disattenzione. Sulla base di questa considerazione B. provò l'esistenza di un fattore di rilevazione soggettivo che chiamò equazione personale (con differenze valutabili in media soli 300 MSEC da persona a persona). L'esperimento citato può essere considerato l'unico nella storia in cui si è rintracciata la corrispondenza più stretta tra processo psichico e misurazione, in quanto nel momento in cui si misura il passaggio dell'astro contando un tempo si misura il processo psichico a sua volta contando un tempo; i due momenti risultano effettivamente coincidenti (mentre in tutti gli altri studi ed esperimenti ciò che veniva rilevato era sostanzialmente il tempo, processo differente da quello psichico in sé).

Cap 3 – La nascita della psicologia come scienza autonoma: Wundt

Con l'equazione personale di Bessel nel 1816 si pensò di avere misurato il pensiero (non accorgendosi che in realtà facendo la differenza tra i tempi di reazione, si aveva misurato il tempo e non il pensiero). Sulla base di questa convinzione Wundt si sentì in dovere di fondare istituzionalmente la disciplina psicologica. Ciò avvenne nel 1879 (considerato, infatti, l'anno ufficiale della nascita della psicologia come scienza autonoma) a seguito dell'istituzione (da parte di Wundt) del laboratorio di psicologia nell'Università di Lipsia (Germania); il primo ad essere accettato ufficialmente dalle università in quanto laboratorio di psicologia sperimentale.

Per far sì che una disciplina diventi autonoma occorre che ad essa venga data una definizione e che ne venga chiarita la metodologia. Quindi Wundt:

  • Definì la psicologia come esperienza diretta ed immediata (che si differenziava dalle scienze naturali e che invece si occupano dell'esperienza mediata: mentre il fisico e il naturalista hanno per oggetto di studio l'oggetto osservato, allo psicologo interessa l'osservazione stessa, ovvero il processo di osservazione; secondo la definizione data dallo stesso W. la psicologia studia i processi psichici in sé e a prescindere dall'oggetto a cui tali processi si rivolgono, alla psicologia interessa la modalità con cui la psiche si rapporta al mondo e non il mondo in sé).

Con ciò W. voleva dire che non ci si occupa mai dell'accaduto, ma del modo in cui si osserva l'accaduto, quindi si fece queste domande: Un trauma è tale perché è traumatico l’accaduto o è tale perché l’osservazione (il ricordo) dell’accaduto è traumatico? È l’evento in sé che nel presente genera sofferenza o il ricordo, il vissuto psichico di quell’evento? (a queste domande riuscirà a rispondere pienamente solo la psicologia del profondo che ha dimostrato che la sofferenza è generata dal modo in cui ci si rapporta all'accaduto e non dall'accaduto medesimo).

2. Pensa che il metodo elettivo per esaminare l'esperienza immediata non può che essere l'introspezione; che consiste nell'osservare in maniera sistematica e diretta i processi che hanno luogo nel momento in cui il soggetto esperisce la realtà (modo più diretto per accedere a questi processi è il guardarsi dentro, intro-speculare). Il metodo dell'intro-spezione porta alla scomposizione dei processi psichici (sensoriali, percettivi, cognitivi, decisionali) nelle unità elementari che li compongono, sino a giungere agli atomi o alle unità psichiche non più scomponibili. Da lì si riparte per ricomporre il processo attraverso le associazioni di unità elementari (teoria dell’associazionismo atomistico o dell’elementismo psicologico) di W. L'introspezione che comporta la scomposizione dei processi psichici venne chiamata da Titchener: strutturalismo; un'impostazione di studio che aveva il compito di fare un'analisi della struttura mentale, vivisezionando i processi in termini strutturali (alla quale si opposero la scuola di Graz, la scuola di Wurzburg e la microgenesi: anticipatrici della Gestalt).

Secondo W. il processo psichico è articolato in tre fasi:

  • La percezione: attraverso cui le sensazioni si presentano in quanto tali alla conoscenza
  • L’appercezione: che attraverso un atto di sintesi creatrice organizza gli elementi delle sensazioni in complessi
  • La volontà di reazione: attraverso cui si giunge all'azione
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lola878 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Perilli Venicio.
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