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Capitolo 2: Hitler e l'immaginario nazista

Mito e psicopatologia

Vi è l'opinione diffusa che l'analisi della drammatica situazione vissuta in Germania, dopo il fallimento bellico, sia indispensabile per comprendere come le preoccupazioni per la sopravvivenza, la dilagante disoccupazione, l'umiliazione della metà delle famiglie tedesche, abbiano contribuito a creare le condizioni ideali per il proliferare di pericolose visioni raziali.

Ancora prima dello scoppio della grande guerra, in diverse nazioni europee, come l'Inghilterra alla Francia, si erano sviluppati dei raggruppamenti dedicati allo studio dell'occulto i quali piano piano, nella loro veste associativa, diedero inizio a dei cenacoli nell'ambito dei quali si animò un'attenzione esoterica e magica.

Nella capitale austriaca già alla fine del 19º secolo si costituì una delle organizzazioni occultiste più influenti; alla guida vi era Guido Von List. La sua visione del mondo era un misto di panteismo naturalista, reso vitale dalla forza divina della Grande Madre Germania la quale era anche espressione di un fantomatico mito di origine che sosteneva come lo spirito tedesco albergasse nella natura stessa.

Riteniamo che dietro le manifestazioni esteriori dell'occultismo si nascondesse un tipo di mitologia che, spogliata dalle strutture analogiche formali, aveva assunto tragicamente una vera e propria connotazione storica. Il nazismo può essere inteso come una forma patologica di carattere mitico con delle analogie pagane di natura insieme religiosa. Il nazismo può essere paradossalmente inteso come un falso mito che diviene storia con tutte le conseguenze patologiche che ciò comporta in quanto si trattava di un falso mito apocalittico.

Le idee di Guido Von List si organizzarono in teorie le quali si diffusero presso le università della Germania in quanto erano considerate in completa armonia con gli ideali volkisch cioè della razza. La creazione di un'elite occulta alla guida della nazione è uno degli aspetti della teologia listiana che ritroveremo nei paradigmi del nuovo ordine e soprattutto nelle idee di Himmler, il numero uno delle SS. L'elite occulta era ispirata dalla fede incontrollabile di un legame profondo tra la forza cosmica e un nuovo uomo tedesco; il patto magico doveva essere mediato da una personalità divina.

Le idee di List si diffusero soprattutto nell'ambiente dove Hitler trascorse gli anni prima della guerra. Il giovane arrivò a Monaco il 24 maggio del 1913 e probabilmente fu allora che la sua mente si impregnò di quelle idee mitiche che convergevano pienamente con quelle idee sviluppate nel corso della sua adolescenza.

La matrice familiare di Adolf Hitler

Il piccolo Adolf alla nascita era magro e fragile, sembrava che anche per lui il destino avesse riservato la stessa sorte che era toccata alle tre sorelle, morte subito dopo la nascita. La madre di Adolf era una giovane donna di 28 anni mentre il padre Alois ne aveva 51. Klara ebbe con Alois cinque figli, ma ne sopravvissero solamente due, Adolf e Paula, una bambina affetta da ritardo mentale. Il tragico famoso cognome di Adolf fu assunto da suo padre dopo che un parroco fu convinto ad operarne la legittimazione.

La madre di Alois affidò suo figlio al fratello del marito, essendo lei in una condizione precaria, il quale nel frattempo aveva assunto il cognome Hitler. Quando Alois venne dichiarato figlio legittimo di Hitler, sua madre era già morta da 29 anni, mentre suo padre le 19. Fu così che Alois cambiò il proprio cognome prendendo quello del nuovo padre; di chi era figlio dunque il padre di Adolf? La vera paternità rimase ancora un mistero tanto da arrivare a palesare l'ipotesi che il padre di Alois fosse figlio diciannovenne di un ricco commerciante ebreo. Mari Anna era cameriera a servizio di questa famiglia proprio nel periodo in cui rimase incinta. Questa ipotesi potrebbe trovare conferma proprio in quegli assegni che il signor Frankenberger gli inviò per ben 14 anni, per garantire il mantenimento del piccolo. Nonostante il mistero dell'intreccio dei discendenti di Alois esiste la certezza che egli fosse parente della moglie Klara. Adolf dunque nacque in una famiglia dai profili incerti tra unioni irregolari e instabili.

All'età di sei anni Hitler aveva cambiato sei volte casa. Alla nascita di Adolf, Alois aveva già collezionato due matrimoni conclusi con la morte di entrambe le mogli, dalle quali aveva però avuto dei figli. Egli era un uomo instabile, autoritario, violento alcolizzato. Sua madre invece sembrava fosse una donna depressa, sensibile, semianalfabeta e fragile. Adorava e ammirava il piccolo Adolf tanto da assecondare ogni sua richiesta.

Tale invasione libidica senza freni attivò nel bambino dei meccanismi di difesa semiautistici che lo portarono quindi a trasformare l'oggetto materno in un oggetto autistico. La patologia specifica della funzione psichica di matrix intesa quale spazio mentale evolutivo, attiva particolarmente nell'infanzia, è responsabile dell'autismo infantile. L'evoluzione mentale normale prevede l'emersione del mondo interno del bambino grazie alla creazione di uno spazio psichico tramite l'espansione mentale interna del mondo familiare e quindi l'emersione dell'oggetto familiare come evento spazio-temporale affettivo. Nell'autismo tutto questo non avviene e la creazione di uno spazio psichico, mediante l'introiezione di oggetti d'amore, viene ad essere sostituita da un buco nero, un enorme centro gravitazionale dove tende a collassare l'oggetto materno; da qui la trasformazione di tutto ciò che era vitale in mortifero.

Quest'oggetto doveva allora essere controllato tramite la de-affettivizzazione: ristrutturazione quale oggetto autistico. Quest'ultimo era caratterizzato dalla non appartenenza ad alcuno spazio psichico e mancava quindi la possibilità di poterlo esperire nella sua qualità affettiva. Nella fattispecie di Hitler non si può parlare di un vero e proprio comportamento di tipo autistico a causa della carenza di significato affettivo dell'oggetto materno, il quale produce un complesso di Edipo freddo che impedì ad Adolf di innamorarsi della figura materna. Si ebbe quindi una chiusura nella propria corazza caratteriale in formazione. Si stavano creando i presupposti di quel giovane Hitler che trasformò l'oggetto di ghiaccio nella metafora centrale della Germania, icona materna aperta ad altre metafore come la terra, la razza, il legame con il sangue, la morte.

Il suo desiderio rimosso era quello di distruggere l'icona materna che poteva emergere unicamente sotto forma di odio verso la razza maledetta: la sifilide ebraica. L'alterazione della funzione di Matrix si accompagnò nello sviluppo mentale di Adolf ad una corrispondente alterazione della funzione di patter. Questa interessa la relazione profonda tra campo mentale familiare e mondo interno in quanto deputata a creare i significati affettivi degli oggetti familiari. In tal modo avvenne una precoce dissociazione tra oggetti affettivi interiorizzati e figure familiari del mondo esterno, la quale produsse un dissolvimento delle capacità relazionali.

Adolf era un bambino magro, pallido e apatico. Mostrava un'ipersensibilità alle critiche e un'incapacità ad accettare le frustrazioni, a volte si presentava arrabbiato, a volte invece depresso, disperato, umile. Era insopportabile agli altri perché si mostrava intollerante e incapace di entrare in relazione fisicamente ed emotivamente con chiunque. Preferiva stare da solo, non voleva amici. Il narcisismo di Hitler però, subì delle notevoli frustrazioni nell'adolescenza, giovinezza e maturità dove collezionò una serie continua di fallimenti.

Secondo Erikson non può essere considerato solo come un bambino sadico amorale in quanto possedeva anche una tendenza istrionica che gli permetteva di evitare il salto definitivo nella psicosi autistica. In particolare Hitler rifiutò di diventare padre e definì suo padre un “bambino invecchiato”.

Secondo Smirgel il nazismo era una religione con il culto della dea madre e l'assenza di un Dio padre. Lo sradicamento totale dell'universo paterno rese impossibile il tramonto del complesso edipico con l'insorgenza del super-Io. Avvenne invece una fusione dell'Io con l'ideale dell’Io che condusse al dissolvimento dei confini sessuali e generazionali.

Subito dopo la morte del padre Hitler si trasferì con la madre, una zia e una sorella minore. Frequentò senza mai ottenere un buon profitto le scuole della città; respingeva ogni consiglio e odiava qualsiasi forma di ordine costituito. Soltanto il professore di storia si guadagnò l'ammirazione del giovane Hitler, egli esaltava la necessità di comprendere il passato dei popoli germanici.

Anche da adulto continua ad essere offensivo essendo sprovvisto di capacità empatica. Il futuro dittatore amava in particolare modo l'arte e quest'attrazione lo portò a credere di poter diventare un grande artista. Seppure il padre non fosse poi così interessato alla sorte del figlio, le liti tra i due sembrano essere frequenti. Dopo due anni dalla morte del padre Hitler lascia la scuola. Luogo verso il quale provava immenso odio e rancore.

Nonostante gli insuccessi scolastici il giovane sognava di costruire una nuova Linz, amava i grandi monumenti e trascorreva il suo tempo a fantasticare di costruire un giorno, palazzi, ponti e piazze. Adolf era convinto di possedere straordinarie doti di architetto, ballerino, musicista, scrittore pittore. Iniziò a perdere confini tra realtà e immaginario. Passava i suoi giorni a progettare e a disegnare città ideali. Rinchiuso nel suo narcisismo parossistico elaborò una sorta di religione personale nella quale assunse il ruolo di Dio creatore di una nuova Vienna, Monaco e Berlino e Linz. Si trattava di un meccanismo di autodeificazione e faceva da contraltare a quella follia distruttiva che si esprimerà nel suo desiderio di distruggere Parigi e Leningrado e di annientare tutta la Germania; la soluzione di annientamento era già ampiamente rivolta agli ebrei, polacchi, russi e disabili. L'odio assoluto verso la vita e l'attrazione irresistibile verso tutto ciò che è morto, costituisce la principale caratteristica della personalità demoniaca di Hitler.

Richard Wagner e la personalità di Hitler

Hitler trascorse la sua adolescenza da nullafacente, vagabondando per le strade di Linz; le uniche persone che egli aveva accanto erano sua madre e l'unico amico August.

Nel 1906 Hitler si recò a Vienna, la città lo ammaliò a tal punto che egli la proclamò la sua città ideale. Incantato dalla bellezza della capitale viennese Hitler si recò al teatro dell'opera per assistere alle opere di Richard Wagner, colui che divenne il maestro del sentimento tedesco relativo al legame tra l'uomo e la forza vitale che dal cosmo si irradiava sulla terra, possedendo solo gli uomini in perfetta sintonia con essa.

Wagner propose i temi mitologici germanici volendo ricostruire quel ponte che avrebbe unito i tedeschi, trasformandoli in un unico grande popolo. Hitler rimase totalmente folgorato e immensamente suggestionato dalla visione dell’opera Rienzi, ispirato alla vicenda trecentesca di Cola di Rienzo. Cola di Rienzo arringa il popolo contro le colpe dell'aristocrazia. L'eroico notaio pontificio combatte per la libertà del popolo, rifiuta di essere nominato re di Roma. Rimasto solo cercherà di riconquistare il cuore dei romani ma senza esito alcuno.

Si deve all'impianto narrativo del musicista la funzione di grande ispirazione del paganesimo nazionalsocialista. Ma prima di essere utilizzato dalla propaganda, Wagner stimolò soprattutto l'immaginario malato di Hitler che si era totalmente identificato nell'eroico tribuno romano e soprattutto nel suo enorme potere di suggestionare le masse. In Parsifal Wagner offre una visione peculiare della vita attraverso la ricerca del magico calice del sangue di Cristo che nella mente di Hitler non poteva che coincidere con la nozione di razza pura. Gesù in tal modo veniva a confondersi con le teorie mistiche dell'arianesimo e il suo sangue doveva servire per la salvezza della Germania.

Il tema veicolato dall’opera Tristano e Isotta è quello di una morte che diviene funzione essenziale della vita perché le vite dei due amanti non potranno completarsi se non nella morte. Il connubio tra oggetto d'amore e oggetto di morte così radicato nella psiche hitleriana, non poteva che risuonare al massimo, essendo Hitler ipnotizzato da questa rivoluzione musicale intrecciata con la dialettica di Schopenauer e resa anche più pessimistica dal genio di Wagner.

La propaganda nazista ha svolto il non facile compito di dare una veste completamente mitologica e quindi suggestiva alle sue rappresentazioni ideologiche, e per far ciò, pescò pesantemente nell'occulto e nell'inquietante conflitto tra paganesimo morente e cristianesimo nascente. La musica di Wagner sembra offrire il maggiore contributo a questa straordinaria mistificazione.

Hitler soggiornò a Vienna 14 giorni, ma vi ritornò dopo un anno e mezzo. Tentò di entrare all'Accademia delle Belle Arti ma non superò l'esame. Torno a Linz solo il tempo di rivedere la madre ormai morente. Alla morte dell'unica persona verso la quale Hitler sembrava aver provato pietà, egli non aveva né concluso i suoi studi né trovato lavoro: sul suo futuro pesava gravemente l'ombra dell'incertezza. La morte della madre significò per Hitler anche la fine di ogni forma di sostentamento. Nel febbraio del 1908 Hitler decise di raggiungere la capitale austriaca, unica città che egli sentiva ideale e nella quale avrebbe potuto esprimere liberamente il suo immenso talento artistico.

Il fallimentare tentativo di entrare all'Accademia lo amareggiò ma non gli impedì di proseguire e cercare nuove occasioni di successo. Girovagava solitario per la città e spesso si recava a teatro per assistere alle opere di Wagner. Sentiva che la sua intelligenza e complessità non sarebbero mai state comprese ed è per questo che fece sua la concezione romantica del Genio, l'eroe glorioso e destinato alla solitudine, giustificandosi e concedendosi così una giustificazione ai suoi fallimenti.

Nel settembre del 1908 provò per la seconda volta ad iscriversi all'Accademia: collezionò l'ennesimo fallimento, non venne nemmeno ammesso alla prova d'esame. Ecco l'ultima occasione di affermazione e di riconoscimento andarsene in frantumi; uniche dominanti nella vita di Hitler: il fallimento e la solitudine. Questo non fece che aumentare il suo odio verso quelle istituzioni e quella classe borghese a cui egli aveva da sempre aspirato. Ruppe l'amicizia con August, l'unico amico che egli abbia mai avuto, e si trasferì in un altro appartamento, vicino all'abitazione si trova una tabaccheria nella quale era possibile acquistare la rivista Ostara (la rivista prende il nome dall'antica dea germanica della primavera) edita da un ex frate Liebenfels, che diffondeva strane e inquietanti teorie razziali.

La matrice satura del nazismo

Hitler era un giovane uomo, squattrinato e senza reali prospettive quando, a Vienna viene a contatto con dei sentimenti nazionalistici e antiebraici; assorbì queste idee trovando conferma con ciò che probabilmente cominciava a delinearsi e a precisarsi nella sua mente. Sempre nella capitale austriaca aveva sede un movimento antisemita che pubblicava riviste nelle quali gli ebrei venivano dipinti come uomini pericolosi e distruttivi. Il giovane Hitler attratto dalla telepatia e dall'occultismo, divenne un convinto seguace di Georg Ritter von Schonener, fondatore e capo del movimento pantatedesco, il quale aveva imbastito un'ideologia che promuoveva la creazione di un popolo unito nel sangue. Nel suo pensiero gli ebrei erano considerati la minaccia più insidiosa per i tedeschi, e per questo dovevano essere eliminati. Egli fu il creatore del mito secondo il quale il popolo tedesco doveva essere salvato da un capo, un “uomo forte giunto dall'alto”. Hitler si convinse di essere lui il prescelto, colui che avrebbe ristabilito il legame magico tra l'uomo e le forze cosmiche.

Fu così che lievitò anche la sua passione per la politica, si convinse di essere l'uomo prescelto, colui che essendo dotato di poteri magici e soprannaturali, avrebbe eliminato coloro che venivano indicati come l'impedimento alla realizzazione della Grande Germania.

Lanz, le cui idee sulla creazione biologica divennero i fondamenti ideologici dei progetti criminali elaborati da Himmler, fondò l'Orda Novi Templi che ebbe sede nel castello di Werfenstein in Austria meridionale, nella quale fu alzato il vessillo dell'Ordine con una svastica solare sulla bandiera. Gli iniziati dell'Ordine celebravano vestiti di bianco le cerimonie del Graal discutendo su come poter eliminare le razze inferiori: ciechi, sloveni e gli ebrei.

Lo scopo dell'Ordine era di promuovere la coscienza razziale tramite ricerche storico-archeologiche. È in questa dimensione mistica di irrazionalismo e occultismo, derivante dall'incapacità di gestire e superare l'angoscia e le incertezze di quel particolare periodo storico, che si diffusero credenze mitiche, le quali vennero organizzate in teorie, pseudoreligiose, portate avanti dal istanze e gruppi votati all'oscura mitologia occulta e fondati su un'idolatria che rasentava il grottesco, diventando la matrice satura del nazismo. Intendiamo per matrice satura una matrice che tende ad annullare le proprietà innovative ed originali dell'identità, istituendo la coazione a ripetere del passato quale principale vincolo generativo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tobi93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Menarini Raffaele.
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