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Omeostasi affettiva: dalla famiglia esterna alla famiglia interna

L'obiettivo nella pratica psicoanalitica è di favorire i processi di sviluppo psicologico e promuovere l'adattamento intrapsichico, ampliando i gradi di libertà dell'individuo in merito alle proprie scelte, compatibilmente con le implicazioni acquisite nella crescita e con i limiti della propria costituzionalità psicofisica. Per sviluppo si intendono quei processi attraverso i quali un organismo acquisisce la sua maturità. Freud sosteneva che è maturo colui che è gratificato sia nella vita affettiva, che nella realizzazione professionale. Quando si parla di salute mentale ci si riferisce, come per il concetto di maturità, ad un ideale.

L'adattamento intrapsichico è quel complesso di trasformazioni che porta un individuo a tendere ad un proprio equilibrio interno. Adattarsi significa per l'individuo raggiungere il massimo di sicurezza disponibile nell'ambiente esterno, e allo stesso tempo ottenere la minima presenza di tensione dolorosa intrapsichica. La funzione principale dell'apparato psichico è quella di mantenere questo equilibrio adattivo interno. L'adattamento sociale viene raggiunto quando l'adattamento intrapsichico ed interpersonale di una persona coincide con quanto la società si aspetta da un individuo compatibilmente a fattori quali la sua età, il ceto, la religione, la cultura.

Psicoanalisi e relazioni oggettuali

In questo capitolo verrà trattato il tema della psicoanalisi come studio delle relazioni oggettuali. Le relazioni oggettuali sono considerate delle rappresentazioni di un rapporto tra due persone (composto da: immagine del Sé, oggetto, interazione tra i due). Queste rappresentazioni sono poi codificate nella nostra memoria. Si discuterà del processo di formazione della nostra identità personale sulla base del rapporto e interazione con la nostra famiglia interna [funzionamenti e strutture psicologiche, interiorizzati da ciascun membro della famiglia, nella forma di memorie sia esplicita (modalità di trattenere e rievocare i ricordi in modo da poterli ri-esplicitare anche solo nella propria immaginazione, nella forma di un simbolo) che implicita (ricordi che sono stati appresi sotto forma di abitudini percettive e motorie)]. Queste memorie sono il frutto di interazioni con oggetti interni ed esterni.

La famiglia

La famiglia rappresenta il nucleo sociale rappresentato da due o più individui che vivono nella stessa abitazione e sono legati tra loro col vincolo del matrimonio o da rapporti di parentela o di affinità (definizione dizionario). Si dice familiare di una persona o una situazione che sentiamo affine e in sintonia. Il termine famiglia deriva dal latino famulus ossia servitore, dove sono considerati servitori della famiglia tutte le persone che vi vivono.

Tema conflittuale: la famiglia nasce dalle primigenie esigenze di coesione e serve quale luogo di appoggio e rifugio sicuro per i bisogni presenti in ciascun componente del gruppo familiare. La stessa esistenza di queste esigenze si scontra con i processi di separazione e individuazione di ogni singolo membro della famiglia stessa. L'esistenza stessa di questa struttura psicologica collettiva pone a ciascun individuo delle sfide che mettono in gioco le spinte individuative/realizzazione personale di ciascuno dei membri. L'andamento dello sviluppo mentale e della crescita personale dipendono dal milieu su cui ogni individuo è cresciuto all'interno del contesto familiare.

La psicoterapia della famiglia

La psicoanalisi era una terapia individuale. Essa si è poi evoluta nel proporre una psicoterapia di gruppo di pazienti. I contributi più importanti alla psicoterapia della famiglia sono stati dati dalla scuola di psicoterapia sistemica. Secondo il loro approccio, i sintomi e il disagio del singolo individuo sono il risultato di un intreccio complesso tra esperienza soggettiva, relazioni interpersonali e capacità cognitive dell'individuo. Il sistema famiglia evolve se avvengono alcuni eventi nodali che mettono in discussione l'equilibrio familiare precostituito e che comportano per tutta la famiglia un passo avanti verso lo sviluppo.

Lo studio dell'evoluzione del sistema familiare nella terapia sistemica viene condotto esplorando almeno tre generazioni (paziente-genitori-nonni). La famiglia è il primo contesto esperienziale all'interno del quale i sintomi assumono una funzione precisa per il funzionamento relazionale del gruppo di persone che ne fanno parte. I conflitti creano una tensione emotiva che viene vissuta dal soggetto portatore del sintomo, detto paziente designato. Il sintomo ha una doppia valenza:

  • Segnala alla famiglia l'esistenza di un disagio;
  • Rende innocuo il suo potere distruttivo, accentrando su di un singolo membro tutte le preoccupazioni.

La psicoterapia a indirizzo sistemico-relazionale considera come paziente designato quel membro del sistema-famiglia che si presta a fare da portavoce del disagio per tutta la famiglia. Tale membro è designato dal sistema stesso in quanto esprime una modalità non approvata di vivere, secondo quanto accettato da ogni membro della famiglia. La psicoterapia sistemica della famiglia ha per obiettivo la modificazione delle regole del sistema, ovvero la modificazione delle modalità di comunicazione e di interazione tra i membri. I terapeuti che seguono questo orientamento psicoterapeutico seguono la metodologia di manipolazione, ove il terapeuta segnala ai componenti della famiglia le interazioni valutate come disfunzionali e propone strategie comunicative atte a favorire l'accettazione del cambiamento in seno alla famiglia. Gli interventi di psicoterapia sistemica della famiglia si strutturano in genere in un numero di sedute ridotte.

Il dott. Paolo Saccani ha introdotto i concetti di oggetti interni, di induzione e di rispondenza di ruolo intrapsichico. La famiglia intera va considerata come il paziente. Lo psicoterapeuta della famiglia di formazione psicoanalitica cerca di aggiungere la comprensione delle determinanti inconsce, ovvero cosa succede nel momento della consultazione a questa famiglia e perché il disagio si esprime in quel membro della stessa. Quello che differenzia questo approccio psicoanalitico da quello sistemico è l'attenzione data alle determinanti latenti tra i membri della famiglia, sottese alle interazioni manifeste.

La rispondenza di ruolo e le tecniche di controllo della percezione

Il concetto di induzione e rispondenza di ruolo è fondamentale per comprendere i principali processi presenti nella psicoterapia psicoanalitica della famiglia. Il soggetto attua nella comunicazione una specie di gioco dinamico. L'obiettivo di questa complessa serie di comportamenti e di vissuti è quella di far combaciare il mondo esterno al nostro mondo interno. Tale comportamento è in genere dettato da una necessità dell'individuo di percepire e risperimentare un determinato tipo di relazione d'oggetto. Questa tendenza a ripristinare una soluzione adattiva gratificante segue il principio dell'identità di percezione.

L'induzione di ruolo rappresenta una modalità interpersonale di controllo della percezione (adattamento intrapsichico interpersonale). Ogni percezione ci giunge da due vertici di osservazione personale:

  • La prospettiva dei nostri sensi rivolti verso l'esterno;
  • La prospettiva delle nostre percezioni soggettive.

La funzione psicologica delle percezioni è centrale nell'adattamento ai fini dell'armonizzazione tra influssi che vengono dall'esterno e percezioni dei propri funzionamenti interni. Ci sono molteplici livelli di comunicazione:

  • Livello esterno (visione pubblica della famiglia);
  • Livello interno: piano del mondo interno e delle relazioni oggettuali della famiglia.

Si tratta di una tecnica che agisce sulla percezione, modulando gli stimoli che giungono all'apparato psichico dall'esterno. Essa è un tentativo di ristabilire l'equilibrio perseguito attraverso una sollecitazione di una risposta da parte di un altro individuo. L'analista è soggetto a influenze induttive da parte del paziente (rispondenza di ruolo liberamente fluttuante).

La diagnosi strutturale

La struttura della personalità dei pazienti è data dall'intreccio tra gli aspetti genetici e l'influsso ambientale derivante dal contesto dove l'individuo è cresciuto. I meccanismi di regolazione emotiva e la capacità di tollerare il dolore e la frustrazione sono diversamente sviluppati in ogni individuo e anch'essi sono ad ogni livello soggetti agli influssi ambientali. Le esperienze di apprendimento dello stile cognitivo e affettivo dei nostri familiari vanno sotto il nome di identificazioni. Le identificazioni si riflettono nelle molte facce che il paziente porta in seduta e che rendono interessante cercare di capire la strutturazione della personalità. Il punto di partenza del processo terapeutico psicoanalitico è la diagnosi. La diagnosi è un percorso didico, che si compie in due, in cui ciascuno degli attori (il diagnosta e il paziente) forniscono un contributo importante: deve esistere una distanza ottimale tra la condizione del terapeuta e del paziente; se l'obiettivo è quello di un percorso conoscitivo di maturazione. Se vi è una distanza ragionevole, sarà il paziente a guidare l'analisi nelle prime fasi della conoscenza reciproca, verso la diagnosi del paziente e la comprensione sulla capacità o meno di quest'ultimo a lavorare introspettivamente.

I diversi livelli di valutazione diagnostica

Il principale strumento diagnostico dello psichiatra, il DSM o Manuale Diagnostico Statistico delle malattie mentali, fonda le sue diagnosi su un sistema a cinque assi, dove il clinico dà una collocazione alla sintomatologia del paziente in ciascun livello:

  • Disturbi clinici;
  • Disturbi di personalità e il ritardo mentale;
  • Condizione medica concomitante al disturbo mentale;
  • Problemi sociali o ambientali al momento della diagnosi;
  • Valutazione globale del funzionamento che testimonia il grado di disadattamento sociale dato dalla malattia.

Passo 1

L'osservazione dei comportamenti manifesti e delle percezioni coscienti del paziente rappresenta il primo passo verso la diagnosi psicopatologica descrittiva. Essa si fonda sulle impressioni percettive di cui il paziente è consapevole e può riferire. L'utilità della diagnosi descrittiva consiste nel conformare i pazienti a una categoria diagnostica e indirizzare gli operatori verso gli interventi farmacologici o di riabilitazione sociale sul paziente, miranti a ristabilire un riadattamento sociale. In psicoterapia, questo livello può comportare interventi di tipo rieducativo. La psicoanalisi cerca di comprendere gli aspetti motivazionali generanti un determinato comportamento.

Passo 2

Il livello successivo di valutazione delle caratteristiche di una personalità del paziente è quello delle strutture psicologiche interne. La valutazione strutturale di una persona mira a rispondere alle domande: Come funziona stabilmente questa persona?, Come risponde a sollecitazioni destabilizzanti?. La risposta a queste domande mira a delineare il quadro della diagnosi strutturale.

Passo 3

Sono due i piani funzionali da indagare:

  • Quello del funzionamento macrostrutturale;
  • Quello del funzionamento microstrutturale.

La valutazione diagnostica macrostrutturale si rifà alla teoria psicoanalitica classica, alla seconda topica di Freud (teoria strutturale). Questo schema di riferimento teorico prevede la centralità del conflitto psicologico tra le grandi macrostrutture: Io, Es, Super-io. Il piano microstrutturale della diagnosi ci riporta sul terreno della famiglia interna.

La valutazione diagnostica microstrutturale è quella che accompagna lo psicoanalista nel suo lavoro quotidiano, è il frutto degli strumenti dell'analisi, del transfert e del controstransfert. Si tratta di rilevare le sue specifiche microstrutture relazionali. L'analista individua quelle che sono le modalità invarianti delle relazioni del paziente, le molte sfaccettature che definiscono il suo stile cognitivo e affettivo.

Questo stile cognitivo e affettivo, che chiamiamo carattere (sommatoria di tutti i tratti sensibili del comportamento relazionale della persona che derivano dall'incontro tra tendenze innate e le esperienze di vita) o personalità, è la risultante di specifiche e variegate modalità relazionali, avute con tutte le persone importanti e significative di quell'individuo, in seno alla sua famiglia. Il termine di identità include nelle sue radici linguistiche il significato che la persona si sviluppa mediante processi identificatori. L'identità personale è l'esito delle modificazioni prodotte dai processi della fantasia. Il concetto di famiglia interna è un modo per concettualizzare la teoria delle relazioni d'oggetto. Gli oggetti interni possono intendersi come le relazioni d'oggetto. Essi possono intendersi come le risultanti di tutte le interazioni, le negoziazioni, le transizioni ed i compromessi relazionali che compongono il nostro mondo interno di relazione.

Omeostasi familiare e omeostasi individuale

Le relazioni d'oggetto rappresentano i principali stabilizzatori del nostro equilibrio mentale. I processi operativi per cui le relazioni d'oggetto realizzano il proprio ruolo di regolatori dell'apparato psichico vanno sotto il nome di attualizzazioni. L'attualizzazione di una relazione d'oggetto tende a ripristinare un sentimento di benessere e sicurezza, e ristabilire un equilibrio omeostatico dei sentimenti. Lo stimolo disturbante può avere un'origine esterna oppure interna. Il bambino privilegerà quelle soluzioni adattive che si dimostrano più efficaci nel proteggere la sua omeostasi affettiva. L'individuo acquisisce una specifica configurazione del proprio Sé, formando i tratti del carattere.

La famiglia come gruppo: adattamento del bambino e adattamento della famiglia

Ciascun individuo in una famiglia è teso tra il proprio adattamento intrapsichico e l'adattamento psichico interpersonale. L'adattamento interpersonale viene ottenuto mediante sottili comunicazioni, dove lo scopo di questo gioco delle parti per ciascun membro della famiglia è quello di ottenere dagli altri, mediante delle induzioni di ruolo, un ritorno che lo facciano sentire al sicuro, mantenendo il massimo equilibrio disponibile. L'intreccio delle interazioni manifeste e latenti di tutti i membri della famiglia determina il particolare clima relazionale proprio di quel determinato sistema gruppale familiare.

L'identità di percezione all'interno delle interazioni familiari

Ciascun membro della famiglia tenterà di attualizzare anche nei propri rapporti interpersonali con gli altri membri della famiglia una relazione gratificante, a un livello compatibile con le proprie esigenze di sicurezza e di sviluppo. Lo scopo è quello di ottenere un'identità di percezione. L'apparato psichico tende a raggiungere l'identità di percezione al fine di ritrovare una soluzione adattiva che è risultata efficace per elevare i sentimenti di benessere e sicurezza, e riviverla nella propria percezione attuale. I desideri infantili possono essere consci o inconsci. Ogni individuo è costantemente soggetto a una tensione, da un lato tra le spinte all'auto-preservazione e dall'altro tra la necessità di mantenersi in una relazione mutuamente adattiva con le persone significative della sua vita e i loro rappresentanti interni (oggetti interni).

Gli oggetti interni

Freud definiva la relazione d'oggetto come quella relazione investita dalle pulsioni, o come il prodotto dell'energia pulsionale inibita verso la meta. Sandler sottolinea che nel bambino la relazione oggettuale si definisce sulla base di una interazione particolare valorizzata con una persona specifica, dove l'oggetto desiderato riveste un ruolo altrettanto importante del soggetto desiderante. Il valore è l'espressione di una motivazione. Questa motivazione può essere una pulsione. Secondo Sandler, qualsiasi sollecitazione destabilizzante i sentimenti di sicurezza viene percepita come un'urgenza perentoria, indipendentemente dalla fonte strutturale, ossia a prescindere dal fatto che il conflitto si generi nell'Es, nel Super-io o nell'ambiente esterno.

Il soddisfacimento delle urgenze perentorie del bambino avviene attraverso un continuo scambio di segnali con la madre. Questo dialogo costituisce una parte cruciale dello sviluppo, in quanto si stabilisce in un milieu, fatto di ritmo, pause e contorni melodici, che permettono agli scambi tra madre e bambino di avvenire in un clima di sicurezza. L'oggetto esterno entra a far parte delle nostre funzioni mentali, diventando, in seguito ad apprendimento, una memoria procedurale, un nostro modo di fare implicito, una risorsa che ci aiuta in momenti di difficoltà.

L'assunto fondamentale della teoria delle relazioni oggettuali è rappresentato dal fatto che la natura delle relazioni individuali in ogni momento dipende dal rapporto con i più precoci elementi funzionali appresi dal bambino, che costituiscono le matrici della personalità del soggetto. Le proprietà di questi modelli si possono desumere dai modi di vivere del soggetto, dalle reazioni evocate da queste relazioni quando si presentano nella realtà esterna, attraverso tutto il corso dello sviluppo.

Possiamo supporre che esista una coerenza costante tra:

  • Il modo in cui il bambino percepisce e fa esperienza del suo mondo, di se stesso e degli altri;
  • Il modo in cui egli fa uso delle sue capacità e risorse delle interazioni con altri individui aventi caratteristiche diverse di personalità;
  • Il modo in cui si impegna nelle proprie attività, nel gioco prima, nel lavoro e nel tempo libero poi, negli interessi e negli svaghi;
  • Il modo in cui rimangono strutturate nella personalità queste particolari relazioni, siano esse adattive o disadattive.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fede.gentilli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica avanzata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Clarici Andrea.
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