Psicologia dinamica
Istruttore: Anna Maria Andò
La psicoanalisi
Freud definisce il bambino come un “perverso polimorfo”: non indica qualcosa di negativo, ma rappresenta la sessualità del bambino stesso. Perverso perché ricerca il piacere senza alcuna finalità riproduttiva; nell’età adulta è vista invece come deviazione. Polimorfo perché può procurarsi il piacere, quindi sentire l’eccitazione libidica, sperimentando la stimolazione di qualunque zona erogena; ricerca il piacere attraverso vari organi e tramite diverse zone erogene, e riceve gratificazione edonistica sia dal contatto con il padre che con la madre.
Freud suddivise lo sviluppo psicosessuale del bambino in cinque fasi successive; tale modello è divenuto oggetto, nel corso dell’evoluzione del pensiero psicodinamico, delle più svariate integrazioni, modifiche e critiche.
La psicologia va in tutte le direzioni ovvero tratta di qualsiasi argomento, da quelli seri quali, ad esempio, suicidi, depressioni, separazioni, lutti, malattie, violenza, a sciocchezze e stupidaggini quali il modo di baciare, di sedurre, Miss Italia, o i mezzi privati dei vip (psicologo del lavoro, che gestisce le terapie di coppia, la psicopatologia, quello che sostiene i minori…) e viene rappresentata come scienza onnisciente che sa spiegare tutto e su tutto ha un’opinione o un consiglio, che può fare tutto, come qualcosa che arriva a tutto, che pone un rimedio a tutte le sofferenze e al disagio della popolazione, così da illudere che possa porre rimedio alle sofferenze proprie della condizione umana, anziché aiutarlo a pensare sulle medesime e a riflettere sul significato della vita.
Può dunque assumere forme diverse: da quelle della divulgazione scientifica seria e documentata all’intrattenimento come passatempo financo ridicolo.
Il nome di Freud è la password della psicologia, anche quando non c’entra nulla, insieme ad inconscio e lettino. Innanzitutto vi è una confusione di ruoli e di competenze: psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, psicoanalista, neurologo, sessuologo, ginecologo, andrologo, criminologo, sociologo, pedagogista, astrologo. Poi c’è una confusione nella terminologia: ad esempio psicanalisi, psicoanalisi, inconscio, subconscio...
In genere, la terminologia specifica è bandita a favore di una terminologia banale e superficiale oppure è iper-tecnicistica per autovalutare il proprio pensiero.
Psichiatria
Viene considerata come “cura dell’anima”: era un metodo per modificare, correggere le passioni, l’anima. Termine coniato in epoca illuministica per designare quella branca della medicina che si occupa delle malattie mentali che nell’antichità e nel Medioevo erano considerate di origine soprannaturale, divina o demoniaca. Aveva una funzione correttiva, di modero, cerco di comprendere e curare dove sta il problema nell’alterazione delle emozioni, delle passioni.
In qualche modo rappresenta una rivoluzione perché, nel Medioevo, e anche prima, c’era una tradizione di tipo sacerdotale, la divinità guaritrice: io mi affido ad un qualcosa onnipresente, superiore a me, in grado di curarmi, di porre rimedio ai miei problemi. Problemi che però non erano distaccati dal corpo, ma problemi fisici che potevano dare manifestazione comportamentali esagerate. Ma il vero problema era quello fisico, la malattia mentale non veniva assolutamente rappresentata come un qualcosa di non prettamente organico. Vi è quindi ancora in quel periodo una interpretazione organicistica del disturbo mentale = le malattie mentali sono determinate da alterazioni o lesioni del cervello (tu stai male perché hai un problema al corpo, una lesione al cervello).
È stato proprio l’avvento della psicanalisi a far passare la psichiatria da un livello descrittivo a uno dinamico (posso avere delle alterazioni dell’umore, delle alterazione comportamentali, ma non necessariamente devo avere un problema fisico).
La caduta dell’interpretazione classica dei fenomeni psicopatologici ha determinato la perdita di un sicuro riferimento teorico (benchè insoddisfacente) a vantaggio dell’apertura di numerosi e contrastanti approcci differenti. Ci sono dei medici e dei personaggi che cercano in qualche modo di contribuire, con gli studi e le proprie opere, alla comprensione della malattia mentale.
Philippe Pinel (1745-1826)
Cercò di sganciarsi dall’approccio prettamente organicista, la natura organicista del disturbo viene messa in discussione, a vantaggio di un approccio “altro” della malattia mentale. Si mette in discussione l’assunto di base della psichiatria. Pinel afferma inoltre che tu puoi stare male, ma non per forza devi avere un disturbo unico, puoi avere tanti disturbi, tanti piccoli segni, tanti piccoli sintomi che danno origine al quadro psicopatologico che il soggetto espone, manifesta.
Possibilità interpretativa e clinica che l’isomorfismo fra disordini del corpo e della mente possa essere concettualmente errato e si riferisca a fenomeni disgiunti e perfino indipendenti. Pinel quindi cercò di studiare il rapporto mente corpo e, per la prima volta, che il ricercare la causa organica di ogni alienazione possa rappresentare l'approccio sbagliato alla comprensione della psicopatologia e che buona parte delle malattie mentali possa essere ricondotta a eventi, scelte o vicissitudini di ordine morale e come tali possano essere trattati.
Utilizzo per primo il termine nevrosi per indicare quei fenomeni di alienazione (tutti quei comportamenti che di discostavano, si allontanavano dalla norma, dal comportamento socialmente accettabile) senza substrato organico, che dalla mente stessa discendono. Le implicazioni sono molteplici:
- Lo studio della malattia mentale sarà subordinato ad un’attenta osservazione dei pazienti e, soprattutto, all’instaurazione di una relazione interessata alle loro vicende.
- Le strategie terapeutiche dovranno essere volte ad un “trattamento morale” che sostituisca le errate convinzioni e passioni con altre più ragionevoli ed adattive.
- La classificazione delle psicopatologie dovrà essere conseguente e quindi subordinata ad un’osservazione attenta.
Con Pinel il sintomo psicopatologico inizia a perdere la dimensione di insensatezza, precedentemente attribuitagli, per divenire manifestazione comportamentale e psicologica degna di interesse e portatrice di significato.
Emil Kraepelin (1856-1926)
Trattato di Psichiatria [1883]: pone le basi per un approccio classificatorio sistematico delle malattie mentali, sulla scorta della definizione e descrizione di complessi (patterns) sindromici in luogo di sintomi isolati. Faceva parte dell’organizzazione organicistica, quindi era sostanzialmente uno psichiatra, un medico che tendeva a rintracciare la causa della patologia nel corpo, però si è accorto di questo marasma rispetto alla varietà della manifestazione della malattia mentale.
Individuò il criterio prognostico evolutivo quale metodo fondamentale per la classificazione delle psicopatologie. Individuò l’etiologia organica come la causa principale attraverso cui andare a ricercare le ragioni della malattia mentale. I sintomi possono essere frutto di alterazioni organiche del tessuto cerebrale (ma bisogna saperli classificare, bisogna saperli conoscere, altrimenti lo specialista non può aiutare il paziente) e quindi privi di significato intrinseco, di valore di comunicazione in quanto atti psicologici dell’individuo, e come tali debbono essere indagati e classificati.
Psicoterapia
Processo interpersonale (racchiude e contiene il concetto di relazione), consapevole e pianificato, volto a influenzare disturbi del comportamento e situazioni di sofferenza con mezzi prettamente psicologici, per lo più verbali, in vista di un fine elaborato in comune, che può essere la riduzione dei sintomi o la modificazione della struttura della personalità, per mezzo di tecniche che differiscono per il diverso orientamento teorico a cui si rifanno.
È un intervento volto a modificare, gestire, determinati aspetti conflittuali del paziente stesso. Solitamente la psicoterapia viene scelta dal paziente che percepisce una conflittualità interna, un disturbo, anche se magari poi non è quello il disturbo vero e proprio, ma sente comunque una dissonia, ovvero sente una conflittualità interna, c’è qualcosa che non va; posso esserne più o meno consapevole, capirne l’origine, l’entità, ma mi rivolgo allo psicoterapeuta perché voglio risolvere le mie problematiche interne e fare un percorso.
(Mentre dallo psicologo, invece, tendenzialmente vado per avere un sostegno, un supporto; nella psicoterapia c’è un passaggio in più, un supporto ma un percorso da fare)
Psicoanalisi
La psicoanalisi è un metodo di indagine della mente. Esplicita il significato inconscio (quello che non si può osservare, quello che ci caratterizza, che caratterizza il nostro funzionamento mentale, ma che può sfuggire alla consapevolezza) di parole, azioni, sogni, fantasie.
È un percorso, è una tecnica terapeutica (si parte da un punto per arrivare ad un altro e a volte quello finale non c’entra niente con il primo perché si mettono in discussione tantissime cose durante questo percorso, ma viene considerato un metodo di indagine della mente) basata su alcuni concetti fondamentali: l’inconscio, l’angoscia, le resistenze, le difese, il transfert.
Oltre a concepire tutte quelle cose che non arrivano alla coscienza, si propone anche di studiarle terapeuticamente utilizza: le associazioni libere, l’interpretazione, l’analisi del transfert e del controtransfert. Si avvale della metodologia clinica dell’osservazione, perché attraverso l’osservazione posso vedere un contenuto manifesto, posso vedere quel comportamento, ma forse quel comportamento è qualcosa che rimanda a questioni più stratificate, a problemi non osservabili, a questioni non evidenti, non manifeste.
Psicologia
La psicologia, che rappresenta un po’ la base della psicoterapia e della psicoanalisi, è lo studio dei fenomeni psichici. Osserva tutti i comportamenti umani interni ed esterni. Ricerca le cause interne ed esterne di questi comportamenti. Propone la tecnica di intervento terapeutico più pertinente (per questo serve come base). È la scienza del comportamento umano in tutte le sue manifestazioni, sia normali che patologiche.
Non esiste “LA” psicologia, ma “LE” psicologie: i modelli teorici e metodologici sono molteplici (psicologia clinica, del lavoro…). Non è solo psicologia clinica (Psicoterapia), bensì esistono molteplici campi di applicazione. La fantasia e l’aspettativa pubblica è che lo psicologo è colui che ha uno studio professionale e “cura” gli altri. Non è una scienza magica che risolve i propri e gli altrui problemi.
L’idea del pubblico è una concezione riduzionista: la psicologia sovente viene ridotta a psicologia clinica, la psicologia clinica alla psicoterapia, la psicoterapia alla psicoanalisi. Lo psicologo viene rappresentato dai media come colui che interpreta i sogni, che è in grado di risolvere i delitti capendo il profilo di un killer, e l’immaginario collettivo (il pubblico) se lo rappresenta con il lettino incorporato.
Si ha sullo psicologo una concezione interpretante: eroga (sedicenti, in realtà selvagge) interpretazioni su tutto, in particolare sui sogni. Ha anche una funzione consolatoria: lo psicologo (e la psicologia) è rappresentato e si presenta, per lo più, come colui che fornisce rassicurazioni, facili ricette di comportamento, spesso spacciando come “expertises” banali suggerimenti di buon senso questo in realtà non esiste: Freud, per esempio, era molto aggressivo e perentorio nel dare indicazioni al paziente la funzione consolatoria può esserci tra amici, parenti, ma non è la priorità della psicologia, della psicoterapia e della psicoanalisi.
La psicologia tende anche ad essere vista come scienza o non scienza: tra il versante biologico considerato quello caratteristico e caratterizzante della “vera” scienza e il versante consolatorio quello pratico, genericamente psicoterapeutico, accessibile a tutti, confinante con le “chiacchiere” da salotto o “filosofiche”.
Per cui la psicologia è fantasticata come la scienza che sa e permette di conoscere tutto e lo psicologo è immaginato come un signor “sotutto” che conosce i segreti dell’anima propria e soprattutto altrui proprio per questo spesso questa concezione produce una antipsicologia, una falsa conoscenza, pensandola come una pseudoscienza (anzi è una scienza che studia le funzioni mentali, il comportamento, non tutto può essere osservabile e dimostrabile, ma non vuol dire che non sia una scienza), squalifica la specificità disciplinare, scimmiottando le scienze della natura e in particolare la medicina; ciò incrementa illusioni.
La psicologia dinamica
Dinamica perché studia, oltre al comportamento, la manifestazione della malattia, come una persona si pone, di cosa si lamenta, anche il dinamismo mentale: noi siamo fatti di forze, di pensieri, di conflitti in movimento nella nostra mente; alcuni movimenti sono non accessibili alla coscienza altri invece si. Tutto questo marasma di movimento, di forze in opposizione tra di loro, ci da l’idea di cosa sia il dinamismo e quella branca che ha iniziato Freud stesso.
Considera la personalità come il risultato di un insieme di forze (di conflitti) che possono interagire o essere in conflitto tra loro è un qualcosa che si pone sia all’interno che all’esterno del soggetto, perché sono delle forze interne che, a volte, non sempre, possono manifestarsi come comportamenti esterni.
Si occupa dello studio del funzionamento mentale e delle motivazioni; ha come base lo studio degli aspetti più nascosti dell’emotività umana. Riprende il principio del determinismo psichico (Freud, il quale dice che ci sono delle tappe in età infantile che sicuramente influenzeranno l’età adulta) ed esplora, in particolare, l’inconscio (l’implicito). Considera i fenomeni cognitivi come legati a quelli affettivi. Prende in considerazione l’uomo nel suo divenire dinamico e fornisce le basi per lo studio e la cura dei disturbi emotivo affettivi.
Il termine dinamico si riferisce ad un processo di crescita e di trasformazione continua, che può essere inteso sia a livello comportamentale, quindi di maturazione per esempio di un individuo rispetto al suo comportamento, ma anche credita di pulsione, di tensione interna, di energia libidica.
L'aggettivo "dinamico" traduce un punto di vista, qualifica un modo di considerare il comportamento umano, vale a dire il concepirlo come un prodotto di forze interagenti con varia intensità e in conflitto reciproco (possono andare nella stessa direzione o possono essere forze che si scontrano, che sono in opposizione tra di loro).
Questa nuova prospettiva dinamica concepisce l’uomo come un essere biologico dotato di una esistenza psichica, di cui è inconsapevole, caratterizzata sin dalla nascita da spinte pulsionali e istintuali (di tipo sessuale ed aggressivo) e da desideri che mossi dal principio del piacere premono sulla coscienza per essere soddisfatti.
Nel tentativo del migliore adattamento possibile ad una realtà, che nell’idea freudiana è razionale ed oggettiva e non può essere modificata, l’io e la coscienza impongono all’uomo di rinunciare a queste spinte ed autoregolarsi attraverso il principio di realtà. Pertanto il modello psicoanalitico si basa sull’ipotesi dell’esistenza di processi psichici inconsci che influenzano il comportamento e che sono alla base dei sintomi nevrotici.
Noi non deduciamo la scissione psichica da una congenita incapacità alla sintesi il dell'apparato psichico, ma la spieghiamo dinamicamente, attraverso conflitto di forze psichiche contrastanti, riconoscendo in essa risultato un'opposizione attiva dei due raggruppamenti psichici tra loro. Freud, 1909, p. 144.
Psicoanalisi (può essere considerata una forma di terapia): studia il dinamismo (= funzionamento della psiche umana) ed è un metodo di cura che attraverso uno scambio verbale (è un’interpretazione, un rimando da parte del terapeuta che permette che il soggetto lavori, che il soggetto si interroghi; non ha scopo di condivisione, ma è curativo) e affettivo può consentire una profonda trasformazione dell’individuo (fa sì che l’individuo possa prendere contatto con parti del proprio funzionamento e del proprio stato psichico).
Tecnica/metodo di intervento (psicoanalisi) e studio (dinamica) l’uomo è un essere sicuramente biologico che ha un’esistenza psichica, però di questa esistenza psichica l’uomo non è necessariamente consapevole, c’è tutto un mondo che noi ignoriamo, non perché non vogliamo considerarlo, ma perché non ne possiamo avere accesso.
Le grandi rivoluzioni
Breuer – tra il 1880 e 1882 – tecnica psicoanalitica su una paziente isterica (Anna O.; rappresenta il primo caso di rifiuto della concezione organicista, perché fu la prima ad avere una serie di sintomi fisici senza substrato, un corrispettivo, organico). Condivise con Freud stesso l’ipnosi (creare una sorta di suggestione nel soggetto) e la catarsi (parlare liberamente, esprimere i propri pensieri, le proprie emozioni liberamente aspetto curativo che poi veniva preso e rielaborato dal terapeuta).
Ogni sintomo ha una sua storia; ogni sintomo presuppone il conflitto tra dinamiche che possono essere interne o provenienti dall’esterno. Individuazione di conflitti interni e il ruolo del ricordo per comprendere l’eziologia del disturbo.
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