Nicola Salvadori - Psicologia dinamica
Introduzione al corso
In questo corso parleremo di una serie di cose che in teoria non si possono apprendere, ma tenteremo di farci un’idea per avvicinarci con la mente a capire di che cosa si sta trattando. Non si studia psicologia a caso.
Psicologia e sofferenza
In che misura e forma è necessario rendersi contagiabili del delirio dell’altro se si vuole lavorare con determinate forme di sofferenza? Quanto è necessario da parte del clinico una capacità di oscillazione dell’Io per poter far posto all’incontro con qualcosa che sì riguarda quell’altro, ma mai solo l’altro? Il vertice della sofferenza psichica è un vertice nel quale il malato e il ricercatore non sono due identità distinte rispetto al fenomeno; c’è un effetto su chi ascolta e viceversa. Quanto il tipo particolare di ascolto del clinico ha consentito a un certo paziente di mostrargli il proprio delirio?
Interrogativi sulla psiche
- Quali ipotesi esistono sul funzionamento psichico?
- Verità come forma organizzatrice della follia?
- Sintomi e affetti come sedimenti di reminiscenze? Sintomi come rappresentanti di fantasie inconsce? Malattia che diventa organizzazione psichica e si comporta come essere indipendente?
Come ci possiamo immaginare come stanno dentro? Che tipo di affetti incontrano? Quanta verità c’è nel discorso delirante?
Pensiero di Freud
Secondo Freud, in ogni delirio c’è un grumo di verità. È una modalità diversa di considerare la pazzia dell’altro. Pur nel delirio dello psicotico, c’è un delirio di verità. C’è uno scopo al sintomo? C’è una reale intenzione di eliminarlo quando l’analizzato va in terapia? Che funzione ha il sintomo nell’organizzazione psichica della persona? Stesso discorso per i sistemi difensivi. Senza meccanismi di difesa nessuno starebbe in piedi, va capito se ciò attraverso cui si è costituito il nostro equilibrio psichico in un certo momento è utile e ci consente una certa libertà.
Cos'è la psicologia dinamica?
Non è un caso che Freud, mano a mano che scriveva certi tipi di opere, aveva sempre bisogno di un interlocutore. In alcuni momenti della sua vita ha avuto vicino delle persone. Questo ci dice che in realtà noi non siamo mai del tutto soli, ma siamo costantemente in dibattito con un’alterità interna e spesso laddove riusciamo a raggiungere qualcosa lo facciamo anche e attraverso gli altri, che sono qualcosa attraverso cui noi possiamo fare la strana operazione di capire chi siamo come specifica persona. Spesso lo si capisce rispetto a come noi siamo rispetto agli altri.
La psicologia dinamica è un ambito della psicologia che fa riferimento ad uno specifico approccio alla teoria della personalità. La personalità è vista come risultato di un intreccio di forze che possono interagire o essere in conflitto tra loro. All’interno delle teorie psicoanalitiche, il punto di vista dinamico risulta fondamentale e ancora attuale.
Psicoanalisi e teoria
In psicoanalisi tutt’oggi si parla di una pluralità di momenti. Tutti quanti discendono dal pensiero freudiano da cui hanno attinto concezioni attraverso le quali oggi possiamo interpretare le stesse (es. concetto di pulsione, se non lo conosco non posso capire quegli autori che ne prendono le distanze). Una delle critiche più feroci mosse alla psicoanalisi è stata quella di pansessualismo. La sessualità di cui parla Freud è un concetto differente da come la possiamo intendere noi. Freud non pensava che la sessualità fosse ovunque, pensava che tutto avesse una venatura sessuale (non collegata necessariamente ai genitali o alla sessualità come atto fisico).
La personalità non si intende come una struttura statica, stabile. La personalità è un sistema di forze che può essere modificato. Ad esempio, dire che una persona è un introverso non ci dice niente. Non si crede che qualcuno possa essere considerato introverso una volta per tutte e che esaurisca quindi ogni futura espressione di sé. A noi interessa il perché una certa persona si è organizzata psichicamente in un certo modo.
La sintomatologia di una persona non è qualcosa. L’attacco di panico, per esempio, può essere inteso come l’emergere di qualcosa volto a nascondere altro. I fenomeni psichici vanno intesi come risultanti dal conflitto e dalla composizione di forze che esercitano una determinata spinta. Dal punto di vista di molti autori (ma non tutti) esse sono di origine pulsionale.
Modelli psicoanalitici
- Il riferimento al pensiero di Freud;
- Il costante riferimento alla pratica della cura;
- Relazione circolare tra sviluppi teorici e clinica: la clinica dovrebbe fare da pungolo per la messa in moto del pensiero teorico e per la sua evoluzione e viceversa.
Il pensiero psicoanalitico è legato ad aspetti teorici, alla tecnica del trattamento e alla eziopatogenesi della malattia/della psicopatologia. La teoria serve perché aiuta nel trattamento ma anche il trattamento è utile perché mette in discussione la teoria.
Psicoanalisi e tecnica
Con la psicoanalisi parliamo di un concetto in parte astratto e in parte concreto. Cos’è la tecnica? Le tecniche sono ad esempio i test che appartengono a dei modelli teorici. C’è una tecnica della costruzione degli strumenti di misura e prima ancora un modello teorico di riferimento, ad esempio rispetto a una teoria della personalità. A seconda del modello teorico è possibile fare un tentativo di operazionalizzazione del costrutto convertendolo in domande e item.
Nel nostro ambito, cosa si intende con “legato ad aspetti teorici” e “legati alla tecnica del trattamento”? Questa distinzione e la loro suddivisione non è così scontata; nel corso dello sviluppo della storia della scienza, la parola tecnica e la parola metodo sono stati utilizzati in maniera differente.
Variabili del metodo psicoanalitico
Cos’era la tecnica? Rispetto ai giorni nostri vedremo quali sono le caratteristiche e le variabili che costituiscono il metodo psicoanalitico e poi potremo cominciare a dire in che modo a questo metodo (che è ben specifico) possono essere fatte delle variazioni di tecnica nell’utilizzo in base ad alcuni elementi, per esempio al tipo di pazienti in trattamento o al tipo di gravità o sofferenza (o psicopatologia) che portano, ma anche rispetto a quello che può essere il target dell’intervento.
C’è un metodo che presuppone aspetti basilari cui si accompagnano declinazioni del modo di stare insieme, di costruire e utilizzare degli interventi in maniera diversa.
Esempio: è possibile che un bambino di 4 anni riesca a parlarmi di una serie di cose? Posso anche presupporre che sia meno in grado di utilizzare le libere associazioni, per cui accanto all’elemento utilizzo della libera associazione io posso utilizzare una variante della tecnica che in questo caso potrebbe essere il gioco, il disegno. Posso stabilire che nel nostro modo di stare insieme tentiamo di dirci delle cose e tentiamo di vivere insieme delle cose utilizzando strumenti che non si fermano alla parola.
Scopo del trattamento psicoanalitico
È più difficile e meno frequente che si applichi il metodo chiedendo a un 50enne di fare un disegno. Non vuol dire che questo disegno non verrà fuori, vuol dire che prima di proporre una cosa del genere a una persona che non è un bambino devo pormi molte questioni, molte domande. Non significa che questa cosa non possa succedere, ma si tende a privilegiare l’utilizzo della parola (incluso il silenzio). Chiaramente se lavoro con un gruppo la questione cambia poiché verrà utilizzata principalmente la parola.
Qual è lo scopo? È una cosa non banale. Lo scopo è duplice: conoscenza e trattamento (cambiamento). Qual è lo scopo del trattamento di tipo psicoanalitico? Aiutare qualcuno a fare esperienza del proprio inconscio, dall’altra parte si osserva che questo tipo di esperienza ha un impatto migliorativo del benessere della persona, ma lo scopo principale è quello di consentire a qualcuno di fare un’esperienza di sé riguardo al funzionamento dei processi inconsci. Rispetto a questo diciamo che siamo all’interno di un paradosso, perché si cerca di fare l’esperienza di qualcosa che direttamente è di per sé inconoscibile.
Processi inconsci e psicoanalisi
I processi inconsci non sono direttamente osservabili. Lapsus, sogni, atti mancati sono elementi che di per sé chiamiamo derivati del funzionamento psichico inconscio. La paradossalità risiede nel cercare di conoscere qualcosa che di per sé è inconoscibile. Lo psichico, e in particolare lo psichico inconscio, è l’oggetto di indagine. Questo viene tentato di conoscere attraverso le libere associazioni e l’ascolto fluttuante.
Non c’è il presupposto di andare alla conquista di qualcosa; si parte dando per scontato, in questo tipo di esplorazione, che la cosa in sé è inconoscibile e di cui cerchiamo di conoscere qualcosa attraverso un pensiero congetturale (spiegazione attraverso cui si cerca di osservare, di fare un’esperienza diretta per poi tentare di capire come funzioni l’apparato psichico e in particolare quello del soggetto analizzato). Freud parla di “tentativi di fare un mestiere impossibile” (oltre all’insegnare e al governare).
Natura della psicoanalisi
La psicoanalisi come forma del sapere ha una caratteristica specifica: di per sé suscita solitamente alcuni tipi di resistenza. È un tipo di apprendimento che passa attraverso la frustrazione, di ansia inevitabile. Questo perché all’inizio non la si capisce subito e a un livello più profondo perché parla di affetti. Viene anche intesa come una ferita narcisistica: L’Io non è padrone a casa propria. Con la coscienza non si arriva a cogliere tutta l’estensione del processo psichico. Lacan definì l’Io come una sorta di “coinquilino abusivo”.
Impatto del linguaggio
Il linguaggio è ciò che ci consente di pronunciare per la prima volta “Io”. La psicoanalisi è stata la terza ferita narcisistica inflitta all’umanità. Si dice questo per sottolineare il fatto che nella storia dello sviluppo delle idee nel mondo occidentale è stata fondamentale. Einstein scelse Freud quando gli venne chiesto quale autore avrebbe potuto dare una spiegazione sui motivi della guerra mondiale.
Metodo didattico
L’apprendimento di queste conoscenze non dovrebbe avvenire in un’aula universitaria e con questo metodo didattico. Ogden: “La psicoanalisi è un’esperienza emotiva vissuta, in quanto tale non può essere tradotta, trascritta, registrata, spiegata, compresa ed espressa a parole. È ciò che è.”
Analisi dei sogni
Abbiamo sempre a che fare con una deformazione, quale ad esempio il sogno o il sintomo. La psicoanalisi è un’invenzione di Freud, che ha inventato un modo per stare insieme ad un’altra persona per uno scopo conoscitivo dei processi inconsci e che ha una natura così peculiare che non è assimilabile a nessun altro tipo di relazione. L’analista sa chi è l’altro, se ne è fatto un’idea, sa chi è il paziente a un livello più profondo rispetto anche a tutte le forme di conoscenza che ha quella persona. A momenti si può fare esperienza di essere compresi in un modo tale che in nessun’altra relazione è possibile.
Processo di identificazione
Freud: “Ciò che hai ereditato dai padri, riconquistalo se vuoi possederlo davvero”. La personalità si struttura attraverso dei processi d’identificazione, ci portiamo dentro delle persone per la costituzione del senso di sé.
Modelli psicoanalitici contemporanei
Oggi si parla di modelli psicoanalitici diversi. I luoghi comuni sulla e nella psicoanalisi ce li abbiamo tutti, psicoanalisti compresi. Nello sviluppo dei diversi modelli gli autori importanti sono quelli che sono riusciti a far fronte alla paradossalità del pensiero psicoanalitico. Altri tentano di sussumere questo tipo di sapere ad altri ambiti come se fossero intercambiabili.
Meccanismi di difesa
I meccanismi di difesa in termini psicoanalitici sono inconsci, come posso chiedere dunque a degli item di un test di personalità? Questo non vuol dire che non vanno somministrati i test, ma è interessante vedere come ci siano degli aspetti paradossali in molti campi del sapere.
Esperienza dell'inconscio
Che cosa ci interessa? Far fare a qualcuno esperienza dell’inconscio. Si effettuano degli incontri preliminari che servono a una serie di cose (valutare la disposizione del soggetto, cosa si aspetta ecc.). Il futuro paziente spesso esprime angoscia per quello che lo attende e si interroga su cosa lo porterà questo percorso. “Mi è successo di rispondere: il rischio di diventare un po' più liberi di prima” (J. André). Ciò che si propone non è sicuramente una passeggiata.
Processi di apprendimento
I processi di apprendimento avvengono solo attraverso l’attivazione di qualche ansia. Spesso la percezione interna è l’aumento del livello di questa tensione. Non pensarci non è l’unica cosa che possiamo fare. Ci si può prendere la responsabilità di essere sé stessi, posso assumermi l’onere e l’onore di parlare liberamente di me. Il fine non è l’adattamento sociale, lo scopo non è quello di aiutare qualcuno ad essere conforme. L’adattamento all’ambiente non è di per sé un obiettivo. Freud quando parla di salute mentale intende il diventare un individuo “capace di amare e di lavorare” (stare con sé, stare con gli altri e produrre qualcosa).
Il sintomo e la personalità
Il sintomo è un compromesso che la persona adotta per trasformare un disagio in una situazione visibile. Tutti oscillano tra due disposizioni (possibilità di apertura – possibilità o bisogno di chiusura).
Personalità e psicoanalisi
La nostra prassi operativa, ciò che noi facciamo dovrebbe essere sempre in relazione a un modello teorico (es. come si struttura la personalità, come qualcuno intende la personalità, ecc.) in una maniera più libera. Con la psicoanalisi si tenta di aiutare qualcuno a funzionare in che modo avviene questa libertà e che cosa significa un funzionamento psichico più mobile, come si può concepire la sofferenza psichica e come può essere descritta e immaginata la salute, la normalità?
Utilizzo della parola
Nel caso in cui ci si occupi di trattamento in relazione a pazienti adulti si tende a privilegiare l’utilizzo della parola, dove non si intende parola in senso comune del concetto; in un trattamento analitico la parola intende qualcos’altro. Parola sta anche per silenzio e ciò che quella parola e quel silenzio trascinano con sé. Si tratta sempre di dire qualcosa a qualcuno. Questa cosa è molto sofisticata così come lo è il tipo di ascolto da parte dell’analista.
Conoscenza psichica
Che tipo di conoscenza è la conoscenza che si tenta di perseguire, di raggiungere in questo ambito disciplinare? Cosa vuol dire conoscenza quando la si applica allo psichico? Bene che vada noi ricercatori, rispetto alla nostra disposizione interna nell’avvicinarci a un certo individuo, oscilliamo tra chiusure e aperture rispetto a quel qualcosa che cerchiamo di conoscere.
Capacità di essere recettivi
La nostra capacità di essere recettivi non è stabile, per cui in qualsiasi momento noi siamo ugualmente disponibili e ricettivi rispetto a qualcosa, fa già parte del processo di conoscenza. Lo sperimentatore con tutte le sue variabili interne influenza il processo di indagine e di conoscenza stesso che lui cerca di fare.
Apprendimento esperienziale
Apprendimento esperienziale: imprescindibilità del legame tra modelli teorici e modelli applicativi. Perché vivere un’esperienza in prima persona e poi tentare di metterla in parole con qualcuno dovrebbe servire a qualche cosa? Chi lo ha detto che se io vivo un’esperienza negativa e la racconto a qualcuno, questo serva a qualcosa? Perché crediamo che parlarne con una persona esperta possa fare la differenza? In che modo noi, con il nostro ascolto e competenze, possiamo essere qualcuno che consente processi di trasformazione tramite questa messa in parole e dell’uso che della parola si può fare in questo senso dell’esperienza? Si assiste ad un passaggio tra questi due piani: dall’avere un’esperienza emotiva al poter dire qualche cosa su di essa. Questo un passaggio intrapsichico dell’individuo che porta una questione. Noi viviamo continuamente dentro a delle esperienze senza saperne niente. Quando si passa dall’avere un’esperienza emotiva al poter dire qualcosa su di essa c’è il problema dello scomodare il linguaggio, la ricerca di un mezzo idoneo per provare a iniziare un’operazione di trasformazione per cui qualcosa che possiamo chiamare “un’esperienza affettiva legata a percezioni sensazioni, cognizioni”, viene trasformata e passa per un registro simbolico.
Inventare un linguaggio
Quando c’è il passaggio successivo? Quando è possibile inventare un linguaggio rispetto a quell’esperienza che cerchi di veicolare qualcosa su di essa ma che nel frattempo possa alludere e modificare l’esperienza stessa nel momento in cui viene messa in parola.
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