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Psicologia dinamica Appunti scolastici Premium

Appunti di psicologia dinamica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Candelori dell’università degli Studi di Gabriele D'Annunzio - Unich, facoltà di psicologia, Corso di laurea magistrale in psicologia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia dinamica docente Prof. C. Candelori

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ESTRATTO DOCUMENTO

Il desiderio di potenza si manifesta come bisogno dell’uomo di dominare la

donna. I sentimenti di inferiorità (fisica,sociale o familiare) provocano la proteste

virile per l’affermarsi in ciascuno dell’elemento maschile su quello femminile.

Freud lo accusò di considerare come pulsione indipendente quello che è solo un

carattere generale della spinta biologica e di abbandonare i concetti

fondamentali della psicoanalisi. Il motivo della rottura fu legato alla politica di

sviluppo della psicoanalisi.

Freud era preoccupato che essa fosse limitata all’ambiente ebraico. Quando il

gruppo di psichiatri svizzeri di Zurigo, fra cui Jung, manifestò il proprio interesse

per la sua opera egli prese a favorevoli in ogni modo, nominando Jung

presidente della neonata Società psicoanalitica internazionale e imponendolo

come suo erede. I viennesi,che erano i suoi primi collaboratori, si sentirono

messi da parte.

Wihelm Reich ( 1897 – 1957).

- Medico

- Vita molto tormentata

- Infanzia segnata da un episodio tragico: fu partecipe, e in parte

responsabile,della morte della madre, uccisa dal padre dopo che il figlio gliene

aveva denunciato il tradimento.

- Quando si avvicina alla psicoanalisi è interessato alla liberazione sessuale e

ritiene che la fonte della sofferenza psicologica sia il conflitto tra la libera

espressione della sessualità e la repressione della società..

Il benessere psicologico è legato alla potenza orgasmica, possibilità di esperire il

pieno piacere dell’orgasmo,scarica completa dell’eccitazione nell’atto sessuale.

I suoi studi sulle difese e sul carattere sono importanti.

- Presta attenzione all’atteggiamento fisico del pz e trova che le difese

psicologiche corrispondono alle inibizioni fisiche corporee. Tutte insieme

costituiscono la corazza difensiva.

- Le difese: sistema sul quale si costituisce la personalità,contro la vita pulsionale.

Lui considera il sistema di difesa da un punto di vista unitario e suggerisce un

analisi consequenziale delle resistenze.

‘’ alcuni atteggiamenti del corpo quali: rigidità o fissità,aspetti della personalità quali:

sorriso stereotipato, modi di comportarsi ironici,sprezzanti e arroganti sono residui di

processi difensivi attivi in passato che si sono dissociati dalle loro situazioni

originarie( conflitti gli istinti o affetti) e si sono trasformati in tratti permanenti del

carattere, formando la corazza caratteriale’’

L’idea del conflitto tra sessualità e civiltà risaliva a Freud che scrisse Il disagio della

civiltà 1929 ,intendendo una scelta per la civiltà: l’uomo deve addomesticare le sue

passioni e pulsioni la sessualità deve essere sublimata.

La liberazione sessuale: coincideva con la sua scelta politica di marxista rivoluzionario.

Riteneva che fosse la civiltà borghese l’agente della repressione della sessualità

operaia, per cui bisognava combattere su due fronti: politico e psicoanalitico.

Ma questa posizione di comunista gli alienò le simpatie degli uni e degli

altri( psicoanalisti e di psicoanalisti). Venne allontanato dalla Società di psicoanalisi e

espulso dal Partito comunista nel 1933. Quando Hitler prese il potere, la Gestapo

emise un ordine di cattura contro lui e di sequestro di tutte le sue pubblicazioni.

Psicologia di massa del fascismo 1933: è l’opera più importante di questo periodo

dove egli compie una analisi del significato emotivo della svastica come simbolo

dell’accoppiamento sessuale.

- Si rifugiò in Danimarca,Svezia e in Norvegia,ma suscitando

polemiche,sandoli,processi. Emigrò in America dove venne a controllo da parte

della FBI e si dedicò alle ricerche biologiche legate all’ipotesi

dell’orgone,l’energia cosmica universale,energia sessuale che fluisce

nell’universo.

- Aveva pensato che fosse possibile riuscire a concentrare l’energia con un

apparecchio, un accumulatore orgonico, una specie di cabina a forma di

piramide in cui ci si poteva immergere e che egli noleggiava per le cure.

- Nel 1941 incontrò Einstein pe esporgli le sue teorie e farlo assistere a una

dimostrazione che si rivelò inconcludente. Con una inchiesta della Food and

Drugs Administration fu accusato di aver abusato della credulità popolare e

venne condannato e imprigionato nel penitenziario di Lewisburg dove morì nel

1957.

- La sua lotta per la liberazione sessuale venne ripresa negli anni ’60 dalla cultura

dei ‘’figli dei fiori’’ e in quel contesto le terapie riechiane tornarono a riscuotere

un grande interesse.

Georg Walther Groddeck ( 1866 – 1934).

- Medico tedesco

- Diresse una clinica a Baden -Baden dove praticava una cura personale basata

su vigorosi massaggi

- Entusiasmò per la psicoanalisi nel 1917 e cercò di applicarla nel campo delle

malattie somatiche.

Freud gli dimostrò simpatia e condivise la sua concezione dell’Es come forza

vitale totale, ma si oppose al ‘’ Suo panpsichismo che si spinge fino al

misticismo, mentre io rimango fedele al mio agnosticismo’’ come gli scrisse

nella lettera del 12 febbraio 1922.

- È autore de Lo scrutatore d’anime, un romanza psicoanalitico, e del Libro

dell’Es.

- Per i suoi disturbi psicosomatici,Ferenczi si rivolse al suo aiuto ed entrambi

furono protagonisti di un tentativo di analisi reciproca.

Karl Abraham (1877 – 1925).

- Medico tedesco

- Fece solo supervisione con Freud con il quale intrattenne un’intensa

corrispondenza per tutta la sua vita. ‘’inguaribile ottimista’’ lo ricordò Freud; ‘’ il

più normale dei pionieri’’ lo definì Jones.

- Dopo un periodo di studio a Burgholzli, la celebre clinica psichiatrica di

Zurigo,dove lavorò con Bleuler e Jung.

- Ritornò a Berlino dove esercitò come psicoanalista.

- Incontrò e divenne amico di Fliess che diventò il suo medico curante. Morì

giovane per una polmonite o più probabilmente per un tumore polmonare non

diagnostico.

- Nel 1920 fondò il famoso Policlinico psicoanalitico di Berlino per il trattamento

psicoanalitico di pz adulti e bambini: all’inizio un appartemaneto designato da

Ernst, il figlio architetto di Freud.

Divenne centro di formazione e ricerca e molti psicoanalisti vi andarono a

lavorare: Eitingon,che lo diresse dopo la sua morte,Alexander, Federn,Fenichel,

Fromm,Deutsch,Horney,Sachs,Radò, Wilhelm e Annie Reich,Hermine von Hug-

Hellmuth.

Lì Melanie Klein seguì i bambini il cui trattamento discute nel suo libro La

psicoanalisi dei bambini 1932.

Secondo lo spirito della repubblica di Weimar, i pz pagavano secondo le loro

possibilità e molti erano seguiti in modo gratuito. Il policlinic era aperto dalle

otto del mattino alle otto di sera. I casi seguiti venivano registrati e i risultati

controllati nel tempo.

Si praticavano terapie complete, brevi o frazionarie, secondo il consiglio di

Ferenczi,cioè periodi di analisi distribuiti nel tempo. I pz erano giovani,più donne

che uomini, e molti i bambini,anche inferiori ai 5 anni.

Le diagnosi più frequenti: isteria, nevrosi ossessiva, psicosomatosi, depressione,

mania, alcolismo e forme paranoiche.

Nel 1933 il policlinico venne arianizzato e fu assorbito dall’Istituto per la

psicoterapia diretto da Goring. Eitingon si trasferì a Gerusalemme dove fondò la

Società psicoanalitica della Palestina; Klein era già andata in Inghilterra e gli

altri psicoanalisti emigrarono negli Stati Uniti.

- Fu uno difensore dell’ortodossia teorica e oppositore di Jung. Importanti i suoi

contributi sulle cosiddette nevrosi narcisistiche : le psicosi e gli studi sulla

depressione,con l’introduzione del concetto di frustrazione orale precoce,ripreso

dalla Klein e da Winnicott.

- Sviluppò lo studio dello sviluppo libidico distinguendo all’interno di ciascuna

fase descritta da Freud dei ‘’ sottoinsiemi’’ che si sono rivelati utili strumenti di

osservazione clinica: ad esempio, per la fase orale,distinse un momento

caratterizzato dall’attività della suzione e un secondo dal mordere ( prevalenza

degli aspetti sadici). Fase anale: il momento dell’espulsione vera e propria e

quello di trattenere,con la segnalazione, della coloritura emotiva che li

accompagna e con particolare riferimento all’aggressività( sadismo).

Tra le più importanti opere ricordiamo Tentativo di una storia evolutiva della

libido sulla base della psicoanalisi dei disturbi psichici 1924 dove propone lo

schema delle fasi dello sviluppo:

Primo stadio orale( suzione): autoerotismo, preambivalente.

 Stadio orale tardo(mordere): narcisismo, ambivalente.

 Primo stadio sadico-anale: amore parziale, ambivalente.( distruggere ed

 espellere,depressione).

Stadio sadico – anale tardo: amore parziale, ambivalente ( trattenere e

 dominare, ossessività)

Stadio genitale definitivo: amore oggettuale, postambivalente.

Sandor Ferenczi (1873- 1933).

- Nacque a Miskolc, in Ungheria.

- Ebreo

- Apparteneva a una famiglia molto numerosa,era l’ottavo di dodici fratelli.

- Aveva perso il padre a 15 anni

- Madre: aveva dovuto proseguire l’attività commerciale del marito( una libreria)

dividendosi tra i numerosi figli.

- Medico

- Lavorò in ospedale( tra l’altro in un Servizio di assistenza per prostitute) e

privatamente,interessandosi di ‘’ problemi psichici’’ come la nevrastenia,

omosessualità femminile e il transessualismo ( è famoso lo studio del suo caso

di Roza K., una donna lesbica travestita) e di trattamenti ipnotici.

- Dopo la lettura dell’Interpretazione dei sogni scrisse a Freud che conobbe nel

1908. Si sviluppò una grande simpatia tra di loro, presero a trascorrere le

vacanze insieme e Freud lo considerò il suo braccio dx ( ‘’ mio paladino e

segreto gran visir’’ lo definisce in una lettera) e pensò a un suo possibile

matrimonio con la propria figlia Mathilde.

- Era una persona particolare,diversa da Freud, di grande emotività e affettività,

con un grande bisogno di essere di aiuto agli altri. Più che un’amicizia sarà –

come scriverà Freud nel necrologio – ‘’ una comunità di vita, pensieri e

interessi’’.

- Si dedicò alla autoanalisi utilizzando il metodo delle associazioni libere e quello

della scrittura automatica. Era interessato alla trasmissione del pensiero e

spiritismo. Mantenne con Freud un intenso epistolario; nelle sue lettere

partecipa al maestro i suoi stati d’animo,l’analisi che fa dei propri problemi( tra

cui il rapporto con Freud stesso) e l’evoluzione delle sue idee sulla teoria e sulla

tecnica della psicoanalisi.

- Nel 1909 partecipò con Freud e Jung al viaggio in America.

- Nel 1910 in agosto,con Freud e Ferenczi, viaggiarono in Italia: Firenze,Roma,

Napoli,Palermo e Siracusa. Freud si era proposto di lavorare al caso di Schereber

e aveva chiesto a Ferenczi di aiutarlo,ma egli si sentì deluso da questa

collaborazione e si chiuse amareggiato in se stesso. ‘’La prima sera di lavoro,

quando iniziò a dettarmi qualcosa, mi alzai e in un impeto di ribellione gli dissi

che non era pe niente una collaborazione se lui semplicemente mi dettava’’

ricorda in una lettera a Groddeck.

Freud scrisse a Jung di Ferenczi: ‘’ Il mio compagno di viaggio è un uomo che

amo molto, ma è un po' goffamente sognatore e dimostra un atteggiamento

infantile nei miei confronti. Mi ammira senza esitazioni,il che non mi piace’’.

Al ritorno dal viaggio vi fu una spiegazione di quello che tra loro rimarrà come

l’incidente di Palermo. Ferenczi si scusò per il suo atteggiamento e rinnovò la

sua richiesta di un rapporto di totale apertura tra loro.

Freud rispose(lettera del 6 ottobre 1910): ‘’ non sento più alcun bisogno di

questa totale apertura della personalità,cosa che lei ha osservato e compreso,

risalendo alla causa traumatica di questo stato di cose. Allora per quale motivo

si è così intestardito? Dopo il caso di Fliess che ha visto,mi ha tenuto molto

impegnato, questo bisogno in me si è spento’’.

- Da anni aveva un legame con una donna sposata,anch’ella ebrea,Gizella

Altschul in Palos(1866-1949) ,di otto anni più grande di lui e madre di due

figlie,Elma e Magda(quest’ultima avrebbe sposato Lajos, un fratello minore di

Ferenczi). Il marito non le concedeva il divorzio, per cui questo legame rimaneva

clandestino.

Ella chiese a Ferenczi di aiutare Elma che presentava delle difficoltà emotive

che si erano acuite dopo l’improvviso suicidio del suo fidanzato ed egli la prese

in analis nel luglio 1911. Freud lo avverte delle difficoltà di questa impresa: ‘’

Temo che funzionerà bene solo fino a un certo punto. Non sacrifichi troppo i suoi

segreti per eccessiva bondà’’.

Elma aveva 24 anni,era affascinante e appassionata,ansiosa, un po' bizzarra,

‘’vestita sempre di viola e usava un inchiostro viola’’,secondo il cugino

Pasztory ,’’immatura, fiera e desiderosa di amore… una seduttrice’’,come si

descriverà lei stessa,anziana,nel 1951.

Ferenczi si rese conto di sentirsi innamorato della ragazza e di pensare che il

matrimonio con lei avrebbe potuto dargli quei figli che non poteva più avere con

Gizella che addolorata,non si opponeva a questo progetto. In preda

all’indecisione, chiese a Freud di aiutarli prendendo lui in analisi Elma.

L’analisi con Freud durò solo tre mesi. L’atteggiamento seduttivo di Elma, scrive

Freud: ‘’risale alla delusione provocata dal padre, da allora la sua sete di

vendetta, i suoi sforzi di infliggere agli altri quel che lei stessa aveva sofferto’’.

Elma proseguì di nuovo l’analisi con Ferenczi arrivando alla conclusione del loro

rapporto. In tutta la vicenda Freud si mantenne fermo nel consigliare la

prosecuzione del rapporto con Gizella mentre Ferenczi oscillò tra stati d’animo

opposti. Ferenczi e Gisella, dopo l’ottenimento del divorzio,si sposarono nel

1919.

Elma sposò un critico d’arte americano e si trasferì a New York. Ma il matrimonio

fallì ed Ella tornò in Europa,dove lavorò presso l’ambasciata americana prima a

Budapest e poi a Berna. Ritornò a -New York con la sorella Magda e vi morì nel

1971.

- Nel 1913 fondò la Società psicoanalitica ungherese della quale rimase

presidente a vita.

- Nel 1914,la Prima guerra mondiale. Fu richiamato nell’esercito, dapprima come

medico di uno squadrone di ussari e come neurologo nell’ospedale militare di

Budapest. Approfittò per iniziare l’analisi con Freud utilizzando le licenze: tre

settimane nell’ottobre del 1914 per due sedute al giorno,tre settimane tra

giugno e luglio nel 1916 e quindici giorni all’inizio dell’ottobre dello stesso anno.

Successivamente fece altri tentativi per proseguire l’analisi con Freud,ma non

gli fu possibile, e ciò resterà come un motivo di grande amarezza.

- Della sua analisi ricorda,nel saggio del 1928 Psicoanalisi e

criminologia,l’episodio dell’etere. Un certo dott.X:

il giorno successivo alla morte del padre, aveva 15 anni, non resistette alla

tentazione di impossessarsi di una boccettina di etere usata per rianimare il

padre morente – che egli adorava- e di rinchiudersi con questa in un luogo

appartato per dar fuoco all’etere rischiando di provocare un incendio. Egli era

consapevole di compiere un atto blasfemo e illecito. E ricorda ancora oggi il

batticuore,forte da poterlo udire, provocatogli dall’azione orrenda. La reazione

fu il pentimento e il voto di mantenere viva la memoria del padre pensando a lui

almeno una volta al giorno per tutta la vita.

La rivalità con il padre l’aveva portato alla sua morte ad accendere i fuochi in

segno di trionfo e senso di colpa provato aveva gettato le fondamenta del suo

carattere buono e sensibile. Poi svela di essere lui stesso il dott.X. e confessa

che circostanze sfavorevoli della vita avrebbero potuto sviluppare in lui un

ribelle incendiario. ‘’ il destino benevolo si è scatenato di farmi diventare uno

psicoanalista. In quale misura ciò rappresenti una sublimazione riuscita, lascio a

voi decidere’’.

- Alla fine della Grande Guerra nel 1919, durante la breve stagione rivoluzionaria

in Ungheria della Repubblica dei consigli di Bela Kun. Ebbe la prima cattedra di

psicoanalisi all’Università di Budapest. Successivamente il governo autoritario

dell’ammiraglio Horthy gliela tolse e lo espulse dall’ordine dei medici.

- Che aveva sempre sofferto di sintomi ipocondiriaci,si era fatto aiutare da

Groddeck. Da una lettera a lui inviata sappaimo di un altro incontro analitico tra

lui e Freud nel febbraio 1922:

il Padre Freud ha dedicato alla mia situazione un’ora o due circa; rimane

dell’opinione espressa che il principale fattore in me è l’odio che nutro nei suoi

confronti,lui che( come un tempo il padre) ha impedito il mio matrimonio con la

fanciulla più giovane( al momento figliastra). Da ciò le mie intenzioni omicide

nei suoi confronti, che si esprimono con immagini di morte nel corso della

notte( infreddature, rantoli)… devo confessare che mi ha fatto bene,per una

volta,poter parlare di fronte al padre tanto amato di questi sentimenti di odio.

- Collaborò con Rank e insieme pubblicarono Prospettive di sviluppo della

psicoanalisi 1924 e Freud dichiarò: ‘’ di non essere del tutto d’accordo’’. Nello

stesso anno pubblicò Thalassa.Saggio sulla teoria della sessualità che invece

Freud apprezzò.

- Era uno scrittore prolifico,scriveva di getto, in genere articoli di poche pagine.

- È stato detto che se Freud è il padre della psicoanalisi,aveva un atteggiamento

paterno,era il grande padre sia nel rapporto con i pz sia con gli allievi. Ferenczi:

può essere considerato la madre,era una persona passionale, con i pz aveva un

atteggiamento materno, accogliente, una persona che tendeva a teorizzare in

modo più vicino alla clinica e all’esperienza emotiva. Un uomo capace di grandi

emozioni, non sempre gestite in modo equilibrato.

- Tra lui e Freud ci fu un raffreddamento,un’incomprensione crescente. Nella

biografia di Freud,Jones afferma che nei suoi ultimi anni Ferenczi aveva perso il

suo equilibrio mentale e questo ha contribuito a oscurare il senso del suo lavoro:

‘’Rank e Ferenczi svilupparono manifestazioni psicotiche che si rivelarono con

l’allontanamento da Freud e dalla sua dottrina’’. Quando il libro fu pubblicato

Balint, allievo di Ferenczi, contestò con una lettera all’Inetrnational Journal of

Psychoanalysis: ‘’ ho visto Ferenczi frequentemente durante la sua ultima

malattia … mentalmente era sempre lucido’’. La malattia e la morte di Jones

impedirono una risoluzione della divergenza.

- Nel settembre 1932 si era ammalato di una grave forma di anemia perniciosa

che indebolì le sue capacità di lavoro e la sua personalità e che lo portò alla

morte precoce nel 1933.

- Accusò Freud di aver fatto con lui un’analisi troppo breve e di non aver

analizzato il transfert negativo. In una lettera del primo gennaio,dopo un

incontro all’inizio del 1930:

nella relazione tra lei e me, si tratta ( almeno per me) di un groviglio di diversi

conflitti di sentimenti e posizioni. Lei è stato il mio venerato maestro e il mio

modello irraggiungibile,nei confronti del quale nutrivo i sentimenti, come si sa

non sempre schietti,dell’allievo. Poi è diventato il mio analista, ma le

circostanze sfavorevoli non hanno permesso di portare a termine l’analisi. Ciò

che ho rimpianto è che nell’analisi lei non abbia percepito in me,portandoli alla

abreazione,i sentimenti e i fantasmi negativi,soltanto in parte spostati su di lei.

Freud rispose che sembrava dimenticare che allora nessuno, e nemmeno lui

poteva sapere con certezza la frequenza con cui si manifesta il transfert

negativo. Freud ripenserà all’analisi di Ferenczi e ne discuterà in Analisi

terminabile e interminabile 1937.

- Oggi viene rivalutato come ricercatore nel campo della clinica e della tecnica

terapeutica: una persona che ha esplorato tutte le strade possibili e la cui

esperienza è da meditare per capire dove si può proseguire e andare avanti e

dove ci si deve fermare.

- Nel Diario clinico 1985,scritto nel 1932,schematizzando l’evoluzione della sua

tecnica terapeutica considerava 4 periodi:

1) Ricerca della catarsi: e dell’assunzione di un atteggiamento impersonale per

proteggersi dal rischio dell’eccessivo coinvolgimento affettivo. Corrisponde

allo stretto sodalizio con Freud tra il 1908 e 1919. Alcune cose ad esempio Le

nevrosi della domenica: breve articolo in cui segnala delle situazioni che

aveva notato nei propri pz: la comparsa di cefalee,disturbi intestinali,strani

malesseri nel giorno della domenica.

L’interpretazione che ne ha dato ha avuto successo: la domenica è il giorno

in cui diminuiscono le richieste della realtà esterna,si lascia più spazio alle

esigenze della vita affettiva e pulsionale e quando queste sono conflittive la

domenica diventa fonte di angoscia.

Freud sta delineando le fasi evolutive libidiche con i Tre saggi sulla

sessualità. Il suo scritto è un completamento di quello di Freud. Ferenczi

distingue tre fasi:

La situazione iniziale di illusoria onnipotenza della megalomania infantile

 Il bambino vive liberamente i suoi desideri e le sue fantasie

Segue una situazione intermedia di onnipotenza condizionata che apre il

bambino alla considerazione della realtà ma con la protezione di meccanismi

magici contro la disillusione della sua fantasia onnipotente. La conquista del

senso di realtà.

1) Tecnica attiva: tra il 1919 e il 1926. Mira a incrementare la tensione nel

lavoro analitico quando,nelle situazioni di impasse, esso tende a bloccarsi e

a diventare improduttivo. Nasce dall’esperienza di Freud con l’uomo dei

lupi,quando decise di fissare un termine all’analisi. Fu poi autocritico sulla

decisione di un termine che non rispettava l’evoluzione della terapia.

Ferenczi cercò di sviluppare un atteggiamento più attivo nella conduzione

della cura analitica. Le regole della psicoanalisi, la libera associazione del pz,

la neutralità e passività da parte dell’analista, che si lascia guidare dal pz

nelle strade che questi intende affrontare e percorrere, già allora

comportavano un allungamento progressivo nei tempi d’analisi,problema

con Ferenczi sentiva molto. ‘’ Ci sono dei casi in cui dominano tutti tratti di

carattere anormali piuttosto che sintomi nevrotici. I tratti differiscono dai

sintomi nevrotici per il fatto che questi individui,come gli psicotici, non sono

‘’ consapevoli della loro malattia’’; questi tratti sono una specie di psicosi

privata,sopportata, cioè ammessa da un Io narcisista’’.

Se non riesce a condurre il pz a quella che Freud ha chiamato ‘’la

temperatura di ebollizione dell’amore di transfert’’ dove si fondano i tratti di

carattere più coriacei, si può fare un ultimo tentativo .. con il metodo attivo,

cioè esasperare,sviluppare pienamente e fin quasi all’assurdo dei tratti di

carattere che spesso non esistono che allo stato embrionale(Ulteriore

estensione della tecnica attiva in psicoanalisi 1921).

Consiste in un dosaggio di divieti e sollecitazioni,consigli e proposte per far sì

che il pz adotti un atteggiamento attivo nei confronti dei suoi problemi e

manifesti le emozioni rimosse. La valutazione finale è molto autocritica.

Essa, scrive a Ferenczi, richiede una grande esperienza. Essa richiede una

grande esperienza ed è da sconsigliare agli analisti giovani; i vantaggi che

procura sono spesso illusori mentre aumentando le resistenze del pz fino

all’interruzione della cura.

In Prospettiva di sviluppo della psicoanalisi,scritto in collaborazione con Rank

nel 1924,Ferenczi raccoglie il senso delle esperienze di ricerca che ha

tentato nel campo della terapia psicoanalitica. È un testo oggi ancora

attuale. Rifacendosi a saggio a Freud Ricordare,ripetere e rielaborare 1914

,afferma che non basta la ricostruzione cognitiva della storia del pz perché

essa non ha effetti di mutamento se non si accompagna al rivivere e

rielaborare l’esperienza emotiva conflittiva nell’attualità dell’esperienza

analitica.

Se nella seduta d’analisi si dà importanza al ripetere invece che al ricordare

il passato, si viene a dare più importanza al presente nei confronti del

passato, al linguaggio della mimica, dei gesti, della postura piuttosto che al

linguaggio verbale.

È più importante come si presenta il pz, come si esprime nella seduta,è

come lo dice di quello che dice. Si può concepire ogni sogno,gesto,atto

mancato,peggioramento o miglioramento dello stato del pz come

espressione della reazione di transfert e della resistenza che vi si

oppone( Controindicazioni della tecnica psicoanalitica attiva 1926). Esprime

la sua contrarietà alla tendenza a conferire significato intellettuale a ogni

associazione,sogno,sintomo o complesso, e definisce questo atteggiamento

fanatismo dell’interpretazoine. Queste intellettualizzazioni ‘’interferiscono

con l’obiettivo prioritario di comprendere e interpretare ogni espressione del

pz come reazione alla situazione analitica del presente’’.

2) Elasticità della tecnica: passiva e rilassata. Va dal 1927 al 1931. Abbandona

la tecnica della terapia attiva e adotta stile più materno, cioè un

atteggiamento riparativo verso i pz. La rielaborazione cognitiva del trauma

della storia del soggetto ha meno peso e importanza rispetto alle emozioni

che il pz in quel momento sta vivendo; è rispetto a queste emozioni nel

presente che il pz soffre di un abuso, un’incapacità,di un difetto che si porta

dietro, rispetto al quale l’analisi deve essere ‘’riparazione affettiva’’. In alcuni

scritti, come Elasticità della tecnica psicoanalitica 1928: afferma di voler

esplorare tutte le possibilità di un atteggiamento riparativo in analisi:

empatia, bontà,indulgenza, pazienza,per cotruire l’affidabilità

dell’analista,principio di rilassamento e di permissività,neocatarsi in modo da

raggiungere e condividere le esperienze traumatiche del bambino nell’adulto

fino ad arrivare a scambi di tenerezza fisica materna. ‘’Anna Freud,nel corso

di una discussione’’ scrive Ferenczi ‘’osservò : ‘’Ma lei tratta i suoi pz come io

tratto i bambini nelle mie analisi infantili’’ Le dovetti dar ragione’’.

E’ noto l’episodio di Clara Thompson, pz americana di Ferenczi ( che divenne

una famosa psichiatra e psicoanalista),la quale parlando con altri pz disse

che ‘’papà Ferenczi le permetteva di baciarlo’’.

Freud gli scrisse, 13 dicembre 1931,una severa lettera personale:

‘’Vedo che le divergenze sorte tra di noi si riassumono in un particolare techico che

vale la pena discutere. Lei non ha fatto segreto del fatto che bacia i suoi pz e si lascia

baciare da loro… non v’è rivoluzionario che non venga detronizzato da qualche

seguace anche più radicale… e presto avremmo ammesso nella tecnica analitica

l’intero repertorio d idemiviergerie e petting parties,con il risultato che l’interesse per

la psiconalisi aumneterà sia tra gli analisti che tra i pz. In base ai miei ricordi la

tendenza a intrattenersi sessualmente con i pz non le era estranea nei tempi

preanalitici, così che è possibile mettere in relazione la nuova tecnica con i vecchi

misfatti’’.

Ferenczi replica( lettera del 27 dicembre):

‘’ritengo infondata la sua paura di vedermi diventare un altro Stekel. I ‘’peccati di

gioventù’’,gli errori, quando sono superati ed elaborati sul piano analatico possono

rendere chi li ha commessi più saggio e più prudente di quanti non sono mai passati

attraverso simili tempeste. La mia ‘’terapia attiva’’,ascetica al massimo grado, era una

misura cautelativa contro le tendenze di questo genere,ed è questo motivo per cui

essa ha assunto, a causa della sua esagerazione, un carattere coatto. Dal momento in

cui me ne sono reso conto,ho abbandonato la rigidità delle proibizioni e delle

frustrazioni alle quali mi ero abbandonato (me e gli altri). Ora credo di essere in grado

di creare un’atmosfera di benevolenza,priva di passioni,adatta a portare alla luce a ciò

che fino a quel momento era nascosto. Tuttavia,siccome tempo i pericoli quanto lei,

occorre che,come per il passato,io tenga presenti i suoi avvertimenti e rimproveri e

che mi impegni a fare una severa critica di me stesso’’.

3) Mutua analisi: dal 1931, fino alla sua morte 1933. Dopo il primo tentativo

con Groddeck che era anch’egli analista, anche se eterodosso, l’esperimento

cruciale è quello con R.N.( il cui vero nome era Elizabeth Severn) del quale

Ferenczi riporta il resoconto nel Diario clinico.

Christopher Fortune(1993) ha costruito le notizie alla vita di Elizabeth:

Nata nel 1879 negli USA

 Si chiamava Leota Brown

 Si sposò giovane ed ebbe una figlia Margaret.

 Soffriva di gravi crisi per le quali affrontò un trattamento teosofico.

 Divorziò,assunse il nome di Elizabeth Severn e anche abusivamente il titolo

 di medico e divenne psicoterapeuta di successo a Chicago.

Scrisse un libro sulla Psicoterapia 1914 dove presentò il suo trattamento

 basato sul potere della volontà, la premonizione del futuro e la telepatia.

(secondo la figlia era ‘’dura come l’acciaio)

 Soffriva di cefalee, depressione,aveva allucinazioni e periodi confusionali e

 tentò più volte il suicidio.

Si rivolse ai vari medici tra cui Rank ma le cure fallirono.

 Chiese aiuto a Ferenczi ( che era noto per non rifiutare mai un pz, per quanto

 grave fosse)

Si trasferì a Budapest con alcuni suoi pz che continuarono la cura con lei

 permettendole così di sostenere le spese.

Fu in analisi dal 1924, dall’età di 45 anni, al 1932 con interruzioni e momenti

 di gravi crisi che richiesero un ricovero presso la clinica di Groddeck.

In questa occasione Ferenczi chiamò la figlia ad assisterla dall’America

sostenendone le spese. La morte di Ferenczi interruppe il trattamento.

Migliorò,ritornò a New York,scrisse un libro di successo, The Discovery of the

 Self 1933,e continuò la sua pratica psicoterapeutica fino alla sua morte nel

1959.

L’analisi con R.N. iniziò con i ricordi degli abusi incestuosi subiti nell’infanzia( droga e

stupro), la violenta abreazione degli affetti e l’analisi delle difese dissociative messe in

atto: stati di trance, dissociazione psicosomatica ecc.

Ferenczi ha descritto il funzionamento disarmonico tra:

Corpo: che diventa un insieme di sensazioni fisiche scisse e persecutorie

 Mente: che perde il legame con l’esperienza e con la realtà e assume un

 funzionamento del tutto caratteristico.

Contrariamente a quanto nel mito greco succede alla testa disincarnata di Orfeo

che,separata dal corpo fatto a pezzi dalle Menadi, diventa una fonte di saggezza, nella

sua pz in momenti di estermo pericolo l’intelligenza poteva disincarnarsi (Orpha,il

nome usato dalla pz),’’distaccarsi dall’io e da ogni forma di affetto’’ e servire non più a

capire ma ad accusare.

- Si scontrò subito con il problema del transfert negativo. R.N. non si fidava di

nessuno e nemmeno di lui. In lui coglieva un atteggiamento negativo verso di

lei,antipatia e ostilità. Ferenczi pensava che i sentimenti persecutori fossero solo

la conseguenza delle esperienze traumatiche e che bisognava riparare il trauma

con la potenza dell’amore invece che interpretarlo perché l’interpretazione si

sarebbe risolta in un ulteriore trauma per il pz,quello di non essere accettato

dall’analista. Fernczi era convinto che fosse proprio la rigidità del setting

psicoanalitico e le difese dell’analista stesso l’ostacolo alla possibilità di un

rapporto vero,autentico con il pz.

Ma la sua completa disponibilità( più sedute,anche 4 o 5 al giorno, anche nei

giorni festivi durante le vacanze,gratuitamente ecc) non cambia

l’atteggiamento della pz. ‘’R.N. esige un analisi condotta con metodo come

unica misura di difesa contro la tendenza che percepisce in me di ammazzare o

di torturare i pz’’,appunta Ferenczi nel Diario.

Di fronte a questa richiesta,egli è cotrario:’’ la pz potrebbe abusare della

situazione e vanificare ogni autoanalisi in senso proiettivo: analizzare me invece

che se stessa’’,ma poi decide di accettare la proposta della pz.

Perché lo fa? Ferenczi sembra considerare il sentimento di persecuzione della pz

solo come esito del trauma subito senza riuscire a vederlo, come pure proprio

lui aveva insegnato, nell’attualità del rapporto terapeutico come conflitto

interno di odio e amore che può essere alleviato solo dal riconoscimento e dalla

elaborazione dell’odio stesso, come poi la Klein dimostrerà.

Dopo il riconoscimento dell’importanza del transfert(il caso di Dora) e del

controtransfert positivo (Jung con Sabine Spielrein,Ferenczi stesso con Elma) il

riconscimento del transfert negativo e del controtransfert negativo impone un

passo avanti nella tecnica psicoanalitica che Ferenczi non riesce a compiere.

Nel Diario egli si lamenta di Freud che non ama abbastanza i suoi pz perché

ama troppo la verità( un aspetto della personalità di Freud che aveva molto

frustrato Ferenczi),ma in questo caso è il bisogno di Ferenczi di amare i pz e di

essere da loro amato che gli impedisce di capire la verità di questa esperienza.

Nel Diario egli descrive lo scambio di ruoli tra pz e analista( una volta ciascuno

sul divano ad associare liberamente) e gli effetti che si producevano. Effetti

positivi all’inizio, di rassicurazione per il pz e di liberazione per lui.

Le cose però si complicano quando è il suo turno di essere il pz, Ferenczi non

può dimenticare di continuare a essere l’analista e non può essere

completamente sincero,alimentando di nuovo il sospetto della pz che approfitta

del suo turno di analista per essere distruttiva nei suoi confronti e alla fine

conclude( 3 giugno 1932): ‘’analisi reciproca: soltanto un accorgimento

provvisorio. Sarebbe meglio una vera analisi fatto da una persona estranea,

sensa alcun vincolo’’.

Il Diario testimonia le difficoltà estreme a cui può andare incontro la ricerca

psicoanalitica. L’importanza dell’esperienza affettiva nel promuovere il

cambiamento è oggi riconosciuta sia per il pz sia per l’analista.

Egli credeva che solo l’amore autentico potesse avere un valore riparativo e

terapeutico e cercava di combattere tutti gli ostacoli che gli si frapponevano. Ma

non così non riusciva a cogliere che l’esperienza affettiva in analisi pur essendo

reale è conflittiva così come ci ha insegnato Freud.

È importante il breve saggio Confusione delle lingue fra l’adulto e il bambino del

1933,dove analizza il significato e le conseguenze del trauma quando alla

richiesta di tenerezza di un bambino si risponde da parte di un adulto con un

fraintendimento sessuale a cui seguono nel bambino introiezioni e colpa.

È come se,alla fine della sua ricerca, egli riprendesse da capo la concezione

traumatica dell’isteria da cui Freud si era allontanato con l’autoanalisi.

Gli allievi di Ferenczi.

Michael Balint (1887-1970):

- Mihaly Bergsamnn,ebreo ungherese

- Emigrato in Inghilterra

- Condusse una ricerca sulle differenze individuali nel comportamento dei

bambini e il metodo oggettivo per registrarle che anticipa gli attuali studi

sull’attaccamento.

- Lavorò presso la Tavistock Clinic e partecipò al cosiddetto Middle Group insieme

a Bowlby, Winnicott, Fairbirn e altri.

- Un suo libro,Medico,pz e malattia,riguarda i problemi psicologici della

professione medica.

- Con la terza moglie Enid, iniziò e diffuse la pratica dei gruppi Balint,riunione

periodica di medici internisti per discutere insieme i casi più impegnativi dal

punto di vista psicologico. Un modo di mettere in comune le ansie e le angosce,

di confrontarle,elaborarle ed evitare quello che oggi si chiama burn-out,la

sindrome dell’esaurimento che colpisce i medici e tutti quelli che si occupano di

aiuto professionale nei casi di malattie croniche o inguaribili e di assistenza ai

malati teminali. In Svizzera, ad Ascona, c’è un centro per la formazione dei

gruppi di Balint.

- Condusse con la moglie e con la psicoanalista americano Paul Ornstein, una

pionieristica ricerca sulla Psicoterapia focale: intesa ad accorciare i tempi del

trattamento terapeutico ‘’focalizzando’’ il lavoro della cura sui nuclei

fondamentali dei disturbi dei pz.

- È stato un pensatore originale, L’amore primario 1952: esprime la sua ipotesi di

una condizioni originaria dell’infante immersa nel legame d’amore con la

madre. Gli eventi traumatici delle frustrazioni e della separazione lo costringono

ad affrontare e sviluppare i rapporti oggettuali.

- Ne La regressione 1959: distingue due fondamentali tipi di relazione oggettuale

che danno forma a due tipi di carattere,con le loro espressioni sia normali sia

patologiche. Per indicare questi due tipi Balint usò due termini che non hanno

avuto successo:

Ocnofilico : in un caso( ocnofilia) gli oggetti sono sentiti come amichevoli e

 sicuri,i vuoti tra essi come minacciosi e ostili. L’illusione del raggiungimento

della sicurezza attraverso la protezione dell’oggetto.

Filobatico: filobatismo,gli oggetti sono sentiti come minacciosi e ostili mentre

 gli spazi e vuoi come amichevoli e sicuri. Coltiva l’illusione della sicurezza in

se stessi.

Essi riguardano l’idea della sicurezza. La distinzione riguarda le persone che si

fidano solo di se stesse e le persone che hanno bisogno di sentirsi protette da

un altro.

Gli studi sull’attaccamento ( Bowly,Ainsworth,Main) hanno ritrovato questa distinzione

sia nel bambino che nell’adulto(stile di attaccamento evitante e ambivalente).

Ne Il difetto fondamentale 1968 individua tre aree della mente:

1) È basata sulla relazione con se stessi ( one-person relationschip)

2) Sulla relazione primaria con la madre(two persons relationschip). È quella del

difetto fondamentale,basic fault. La sofferenza di quest’area è legata alla

mancanza di qualcosa che nello sviluppo avrebbe dovuto esserci,un difetto

nell’amore dei genitori, un difetto nella capacità della madre di essere sensibile

e rispondere ai bisogni del bambino,qualcosa di fondamentale che è

mancato,appunto nello sviluppo. Il difetto fondamentale è molto vicino alla

concezione del falso Sé di Winnicott e a quella del difetto di contenimento

materno di Bion.

3) L’area creativa dove ognuno di noi si realizza nei vari modi possibili,l’area per

cui ci si sente appagati. L’area del complesso di Edipo,basata sull’ambivalenza

nel rapporto con gli oggetti,come nell’isteria o nella fobia.

- Dal punto di vista della terapia per lui è importante che l’area del difetto

fondamentale venga distinta dall’area di sofferenza che può solo essere

riparata. Bisogna riconoscere la regressione del pz che mira il riconoscimento

dei bisogni profondi del pz da parte degli altri e in analisi da parte dell’analista,

distinguendola da quella maligna che mira alla gratificazione di essi per mezzo

degli altri,e in analisi per mezzo dell’analista.

Franz Alexander 1891- 1964.

- Emigrato negli Stati Uniti

- Divenne professore di psicoanalisi a Chicago

- È il caposcuola della medicina psicosomatica: che secondo lui si interessa dei

sintomi corporei che non di origine isterica,cioè non sono effetto della

simbolizzazione e non hanno significato simbolico. Essi invece riguardano la

logica delle emozioni.

- Ne riconosceva tre tipi:

1) Desiderio di ricevere

2) Desiderio di trattenere

3) Desiderio di eliminare

- Nella composizione delle tre tendenze il vettore che ne viene fuori va a colpire

un certo tipo di organo.

Esempio: se prevale in una persona frustrata il desiderio insoddisfatto di

ricevere, ne risente il suo apparato digestivo, con gastrite e ulcere,cioè viene

stimolato il sistema funzionale corrispondente.

Il desiderio di trattenere riguarda il respiro, per cui l’asma,lo spasmo che blocca

il respiro; l’eliminazione riguarda le malattie della pelle,quindi gli

eczemi,l’irritazione della pelle nei suoi scopi depurativi.

- Negli Elementi fondamentali della psicoanalisi propone la nozione di esperienze

emozionale correttiva. L’essenza della terapia psicoanalitica consiste

nell’esporre l’Io cosciente alle emozioni represse che sono alla base della

nevrosi e nell’insegnargli a concliare con le condizioni esterne e interne.

Renè Arpad Spitz 1887- 1974.

- Di origine ungherese

- Ha lavorato a Budapest,Vienna ( dove ha fatto l’analisi con Freud),Berlino,Parigi

e infine è emigrato negli Stati Uniti dove si è dedicato alla ricerca empirica

diventando uno dei maggiori studiosi dello sviluppo del bambino, dalla nascita

ai due anni.

- Ha distinto lo stadio progettuale dei primi tre mesi,lo stadio del precursore

dell’oggetto dal terzo all’ottavo mese e lo stadio dell’oggetto libidico dagli otto

ai 15 mesi. Dopo il bambino entra nello stadio di comunicazione semantica con

il gesto e l’uso del no che segna la nascita dell’Io autonomo.

- Ha studiato dal punto di vista clinico l’ospitalismo e la depressione anaclitica e

le conseguenze della carenza delle cure materne sullo sviluppo psicologico del

bambino piccolo.

Otto Rank 1884- 1939.

- Ebreo viennese

- Si chiamava in realtà Otto Rosenfeld e aveva cambiato il nome per segnare un

distacco dal padre alcolista e violento.

Così Freud racconta il suo incontro in Per la storia del movimento psicoanalitico:

‘’ un giorno un giovane diplomato di una scuola professionale si presentò da noi

con un manoscritto ,che rivelava un’intelliggenza eccezionale. Lo inducemmo a

compiere gli studi ginnasiali, a iscriversi all’università e a dedicarsi alle

applicazioni non mediche della psicoanalisi … così acquistato in Otto Rank il mio

aiutante e collaboratore più fedele.’’.

- Entrò a far parte del gruppo del mercoledì sera,di cui divenne segretario. Tenne

gli appunti dei dibattiti che sono stati poi pubblicati in quattro volumi, i Dibattiti

della Società psicoanalitica di Vienna.

- Scrisse molti saggi sulla psicologia dell’arte e sull’applicazione della psicoanalisi

alla mitologia e alla cultura: L’artista(1907); Il mito della nascita dell’eroe(1909);

La saga di Lohengrin (1911),Il tema dell’incesto nella poesia e nella

leggenda(1912); Il doppio (1914),La figura del Don Giovanni(1922).

- Combattè nella Prima guerra mondiale sul fronte polacco dove conobbe e sposò

Beata Mincer detta Tola(1893- 1967).

- Cominciò a esercitare la psicoanalisi solo dopo la guerra,limitandosi all’analisi

dei bambini, nella convinzione che essa fosse meno impegnativa di quella degli

adulti.

- Fu vicino a Ferenczi insieme al quale pubblicò Prospettive di sviluppo della

psicoanalisi 1924,un saggio sulla tecnica analitica che sviluppa l’importanza del

rapporto primario con la madre e dell’esperienza affettiva in analisi.

- Pubblica da solo Il trauma della nascita 1924.

- La sua ipotesi parte dall’idea di Freud che la prima angoscia provata dal

bambino risalga all’atto della nascita, ma la estende e assolutizza facendo della

nascita il modello originario dell’angoscia,e della fantasia del ritorno al grembo

materno il modello di ogni difesa. Questa tesi suscitò le critiche sempre più

aspre di Abraham e Jones.

La proposta originale è che il trauma della nascita sia il modello di ogni

successiva sofferenza e angoscia. La nascita è un’esperienza molto traumatica:

la grande stimolazione fisica, l’attivazione critica dei sintomi fisiologici,il

passaggio alla respirazione aerea, gli squilibri funzionali che l’organismo deve

affrontare.

Ora questa esperienza rimane inconscia e si riattiva in tutte le situazioni

traumatiche causando la sensazione di vivere qualcosa che schiaccia, che non si

è in grado di affrontare, da cui non ci si può liberare,appunto l’angoscia.

Pensò che al di là di quelle che sono le sofferenze che il pz prova, nella terapia

bisogna andare a ritrovare questa prima esperienza,che va rivissuta e

rielaborata. Propose un modello terapeutico di rinascita simbolica: la terapia

dura nove mesi, durante i quali viene rivissuto e rielaborato simbolicamente il

modello originario dell’angoscia,il trauma della nascita, fino al concepimento e

alla realizzazione del nuovo essere.

Anche Freud criticò la sua teoria o la sua pretesa di spiegazione generale di ogni

sofferenza e angoscia, e sostenne che un evento di natura fisiologica e

universale come la nascita non può essere preso a modello di eventi invece

patologici e individuali. Comincia allontamento di Rank da Freud. Nel 1924 Freud

gli scriveva: ‘’ in nessun caso….lei deve vergognarsi della sua opera geniale e

ricca di cotenuti,che dona cose nuove e preziose anche a chi la critica’’.

- Dopo il 1923 si trasferì a Parigi e nel 1934 si stabilì a New York dove si sposò e

morì nel 1939.

- Ebbe come pz e anche,per un breve periodo, amante,e poi allieva e

collaboratrice la scrittrice Anais Nin( 1903 – 1977).

La prima moglie Tola era diventata psicoanalista in Svizzera e su invito della

Deutsch si trasferì a Baston dove insegnò la psicoanalisi infantile. Tra i suoi

allievi: Jerome S. Bruner e anche un nipote di Freud.

- Nella sua opera più importante,Technik der Psycho analyse(1926-31)in tre

volumi (La situazione analitica 1926, La reazione analitica 1929, L’analisi

dell’analista 1931,tradotti in inglese come Will Therapy) estende il concetto di

trauma della nascita allo svezzamento e alla locomozione, a tutto il processo di

separazione dalla madre,della quale enfatizza l’importanza.

Abbiamo una testimonianza di Strachey che in occasione di una visita negli Stati

Uniti americani si diceva che ‘’bisogna farsi analizzare il complesso paterna da

Freud e quello materno da Rank’’.

- Introduce la definizione di situazione analitica: per caratterizzare l’esperienza

affettiva dell’analisi in cui si produce l’attualità del conflitto emotivo che deve

essere affrontato e sciolto. È famosa l’analisi di un sogno di una sua pz che egli

cita ad esempio:

‘’ero in analisi e giacevo sul lettino. Conoscevo l’analista ma non so dire chi fosse.

Doveva raccontargli il sogno di un viaggio presso amici comuni. Aveva appena iniziato

che fui interrotta da una vecchia che pretendeva di interpretare il mio sogno in un

modo più popolare… dissi all’analista che ero in grado di raccontare meglio il sogno se

solo la vecchia non mi avesse interrotto. Egli la invitò a tacere, si alzò e afferrando con

entrambi le mani l’amaca sulla quale ora mi pareva di giacere, mi sollevò e mi scosse

violentemente. Poi disse: ‘’ quando lei è nata era tutta rosa, poi è stata messa su un

divano e suo padre si è seduto accanto a lei’’. Nel sogno mi meraviglia della sua

spiegazione e pensai: ‘’sono cose ben lontane’’.

Interpreta questo sogno come se,liberata dall’ostacolo della vecchia teoria che ne

impedisce la comprensione, l’esperienza analitica su riveli un processo di nascita vera

e propria,in cui l’analista si comporta come un ostetrico: una nuova madre.

Già Ferenczi gli faceva notare come in questo modo egli trascurasse l’analisi della

dinamica del transfert,in questo caso il transfert persecutorio proprio verso di lui

rappresentato dalla violenza del suo intervento che spinge la pz a difendersi e ad

allontanarlo.

- Un'altra innovazione teorica è la proposta di considerare nei sogni e nei sintomi

il contenuto dell’inconscio come una raffigurazione di quello che si svolge

attualmente nella situazione analitica tra medico e pz, che viene proiettato dal

presente nel passato storico del pz.

un esempio: è proprio la sua discussione del famoso sogno dei lupi

dell’omonimo caso del pz di Freud.

- Tende a sottolineare l’importanza della coscienza rispetto all’inconscio,del

presente rispetto al passato,della scelta e della responsabilità rispetto al

determinismo psichico che egli critica nel pensiero freudiano.

- La tecnica era molto flessibile:

‘’ ho posto l’Io del pz in quanto volontà al centro della situazione analitica e

l’analisi al rango di strumento di guarigione di cui il pz si serve

temporaneamente. La tecnica consiste nel rifiutare ogni tecnica precostituita e

nell’utilizzare il più possibile l’esperienza. Una tecnica rigida può solo esistere in

una terapia ideologizzata, in cui tecnica e teoria si rispecchiano. Non si tratta di

adattare il pz a se stesso, di aiutarlo ad accettare quella parte di sé che ha

negato e continua a negare.

L’analista assume tutti i ruolo possibili, anche quelli che non può prevedere in

anticipo… solo ponendo nell’Io una sua forza autonoma, si può superare il

concetto sterile di resistenza,riconoscere elementi costruttivi e alla ripetizione e

apprezzare i nuovi atteggiamenti del pz come espressione della sua volontà.

- Nell’ultima sua opera,pubblicata postuma, Beyond Psychology(Oltre la

psicologia 1941) ritorna alla filosofia da cui era partito e valorizza la volontà

come affermazione di sé contro gli ostacoli della famiglia, dell’ambito sociale,

delle credeneze religiose e ideologiche e dei condizionamenti dell’epoca

moderna.

La volontà è una forza di organizzazione autonoma dell’individuo che costituisce

l’espressione creativa della personalità totale e distingue un individuo da un

altro. Essa è controvolontà,il bambino che si oppone alla madre per realizzare la

propria individualità e solo dopo, nel processo di crescita, forza di adattamento

e conciliazione.

Nello sviluppo individuale e nella pratica clinica la volontà è forza trasformativa

e creativa, come testimoniano i miti e le leggende.

La sofferenza nevrotica: deriva dalla mancata affermazione della volontà

personale,ambivalente combattuta tra il desiderio di conservare la relazione

simbiotica con la madre e quello più evoluto di separarsene.

Il compito della psicoanalisi diventa etico: aiutare il pz a superare l’angoscia e la

colpa che bloccano la sua volontà,liberando la creatività presente in ognuno. Lo

psicoanalista,come un artista, deve costruire.

- Definisce la sua tecnica will therapy,terapia della volontà. Essa si pone

l’obiettivo di far rivivere il conflitto di volontà nel transfert, affrontando tutti i

vissuti di colpa e angoscia. Il transfert apparirà come una battaglia tra pz e

analista, ma verrà poi a rivelarsi al pz come lo specchio del conflitto che si

svolge nella sua mente.

Scrive Rank: ‘’ la mia ricerca è conclusa; i miei interessi

principali,l’artista,l’eroe,la nevrosi, appaiono attuali e validi,non solo in quanto

attori nell’eterno dramma della vita… ma anche come individui, fenomeni che

non hanno bisogno più di essere interpretati’’.

Ne L’Uomo Mosè e la religione monoteista: tre saggi Freud dà un’interpretazione

psicologica della personalità di Rank legata al suo conflitto con il padre:

‘’un giovane al quale toccò in sorte di crescere accanto a un padre che non

valeva nulla, divenne in un primo tempo, malgrado il padre, un uomo capace,

meritevole di fiducia e rispetto. Nel pieno della vita il suo carattere cambiò e da

allora si comportò come se avesse preso a modello il proprio suo padre…

all’inizio.. c’è è poi ripudiata,o svoracompensata,ma alla fine torna a farsi

valere’’.

Rank spiegò invece la sua evoluzione:

‘’già nel 1905, quando per la prima volta venni a conoscenza di Freud e della

sua teoria, la mia prima reazione fu un piccolo libro, un pamphlet,in cui rivelavo

questa mancanza della teoria freudiana( né Freud né Jung né Adler avevano

preso in serie considerazioni la parte creativa della personalità dell’individuo).

Io cercai di spiegare l’uomo creativo usando la psicologia di Freud e la sua

terminologia, ma scoprii che non potevo farlo senza andare oltre Freud.

Le prime osservazioni sui bambini.

Si tratta di esperienze pionieristiche dalla quale nascerà la psicoanalisi infantile e si

comincerà a dare un fondamento osservativo a quelle che erano teorie e ipotesi

speculative sullo sviluppo del bambino. Ricordo il piccolo Hans(3-5 anni).

Freud ne parla in Analisi della fobia di un bambino di cinque anni 1908. Poi il gioco del

rocchetto del nipotino: sempre Freud in Al di là del principio di piacere 1920.

Nel 1909 c’è l’osservazione psicoanalitica di Jung della propria figlia Agathli. Ne parla

sotto il nome di Ann,in Conflitti dell’anima infantile 1910. Agathe aveva 4 anni quando

nacque un fratellino Franz. Il padre l’aveva presa sulle ginocchia e le aveva chiesto: ‘’

cosa faresti se stasera arrivasse un fratellino? ‘’lo ucciderei’’.

Dopo il parto,la bambina chiese alla madre come mai non morisse. Per qualche

settimana fu portata dalla nonna e quando tornò assunse atteggiamento ribelle verso

la bambinaia. La notizia del terremoto di Messina spaventò la bambina che voleva

essere rassicura che il distastro non si ripetesse a Zurigo. Ma le rassicurazioni non

avevano effetto e la paura divenne angosciosa.

La mamma allora le dette una franca spiegazione della nascita dei bambini e della

gelosia che lei aveva provato per l’arrivo del fratellino che aveva provocato un vero

terremoto in casa. La bambina si rasserenò e,nota Jung, ritornò alle sue credenze

fantastiche preferite.

Nel 1909 Ferenczi scrive Il piccolo uomo-gallo 1913: il piccolo Arpa,bambino che vide

solo una volta che seguì attraverso un’amica di famiglia. Si tratta di un caso analogo a

quello del piccolo Hans. Durante una villeggitura in campagna, i genitori notarono un

comportamento strano del bambino che prende a interessarsi ai polli in modo

esagerato, fino a passare la giornata con loro e imitandoli, tanto che i genitori

pensavano che non sappia più parlare. Il trattamento del caso rivela una ambivalenza

affettiva del bambino verso i polli, che desidera trattare sadicamente.

L’anno precedente il bambino aveva fatto pipì nel pollaio e un pollo lo aveva beccato

sul pene. Il bambino si era terrorizzato, la cameriera lo aveva dovuto fasciare. Ferenczi

lo segnala come una conferma dell’angoscia di castrazione del piccolo Hans.

Nel 1913 più interessante il caso di Abraham seguì in modo psicoanalitico la propria

figlia Hilda che aveva allora sei anni e mezzo e prese gli appunti di questo

trattamento. La madre li conservò e li consegnò alla figlia. Hilda Abraham (1906-1971)

medico a Berlino, si trasferì a Londra dove divenne analista di bambini e scrisse una

biografia del padre rimasta incompiuta a cui furono aggiunti dalla curatrice Dinora

Pines questi appunti che erano stati conservati dall’analista di Hilda. Hilde Haas.

Abbiamo un documento davvero eccezionale: gli appunti autografi di Abraham ( La

piccola Hilda: fantasie e sintomi di una bambina di sette anni) e i ricordi della figlia.

Hilda preoccupava i genitori per l’immersione eccessiva nella fantasia.

Attraversò un periodo di crisi non riuscendo più a studiare né a impegnarsi in nessuna

attività. Ricorda che un certo giorno, mentre stava sul tavolo di studio con la mamma,

immersa nelle sue fantasie, sentì un terribile rumore che la svegliò; era la mamma che

aveva dato un pugno sul tavolo, arrabbiata perché non la stava a sentire e non

riusciva a studiare.

L’analisi con il padre consisteva in un’ora di passeggiata quotidiana pomeridiana che

cominciarono a fare insieme e durò due mesi e mezzo.

Il primo incontro: Hilda confessò la grande paura che aveva,dovuta a fantasie

persecutorie di cose spaventose. Il padre la rassicura e Hilda parla della sua paura più

grande, quella dei giganti. Il papà disse: ‘’non ci sono giganti,però a volte i bambini

vedono più grandi le cose normali, forse tu hai paura di qualche persona’’.

Hilda ricorda che non andò all’appuntamento successivo e chiese di non fare più la

passeggiata. Nella terza seduta Abraham ha la possibilità di lavorare in modo intenso

e Hilda chiede al papà un incontro anche la mattina, raddoppiare le sedute. L’analisi

ebbe successo,terminò quando Hilda dovette affrontare un’operazione chirurgica.

Lo sviluppo di un bambino 1921 con il nome di copertura Fritz Melanie Klein riferisce

l’analisi di Eric, il figlio di tre anni.

Hermine von Hug.Hellmuth ( 1871- 1924) fu una collaboratrice diretta di Freud.

Laureata in fisica ,era stata in analisi con Isidor Sadger e divenne una delle prime

donne analiste. Pubblicò vari saggi(tra cui Uber Farbenhoren, L’ascolto dei colori) e nel

1913 il primo libro sulla Vita mentale dei bambini. Nel 1919 portò a Freud l’anonimo

Diario di una giovinetta ( forse il diario della sorella) che egli aveva apprezzato

definendo ‘’un piccolo gioiello’’.

Discusse nel 1920 al sesto Congresso internazionale di psicoanalisi a L’Aia una

relazione sulla tecnica dell’analisi infantile. I suoi contributi sono caratterizzati da

interessi educativi e di guida ai genitori. Pubblicò dei lavori che riferivano

l’osservazione psicoanalitica di un caso di infanzia disturbata a carattere

delinquenziale, probabilmente suo nipote Rolf,figlio naturale della sorellastra

Antonia,morta di tubercolosi a Bolzano nel 1915.

Nel testamento Antonia vietò che il figlio fosse affidato a Hermine. La zia però si

occupò del nipote rimasto orfano in vari modi. Rolf aveva molti problemi tentò suicidio

e manisfestò aperte condotte delinquenziali. Fu rinchiuso in un riformatorio per

adolescenti da cui venne però espulso.

La zia lo accolse di nuovo in casa ma,esasperata dalle sue continue richieste di soldi,lo

cacciò. Nella notte del 9 settembre 1924 Rolf penetra di nascosto nella casa della zia

pe derubarla,ma fa rumore, la zia si sveglia e urla e lui per farla tacere la soffoca.

Ne nacque un grande scalpore e sui giornali d’epoca comparvero articoli contro Freud

e la psicoanalisi: ‘’ questo crimine mette in luce i pericoli della psicoanalisi’’,scrisse

W.Stern;’’bambino ineducabile o teoria incorreggibile?’’ si chiese Alfred Adler,nemico

di Freud e della psicoanalisi.

Rolf venne condannato a quindici anni di reclusione ma venne scarcerato nel 1930.

Egli si recò subito da Federn,allora presidente della Società psicoanalitica di Vienna,

per chiedere un risarcimento e un analista da cui farsi curare. Poi di lui si persero le

tracce.

Quasi presaga della fine, Hermine aveva chiesto ai colleghi analisti il silenzio su di lei e

sulla sua opera. E così fu fatto. La sua fine tragica non fu estranea alla prudenza che

Freud e i viennesi dimostrarono sempre più nei confronti della psicoanalisi infantile.

Anna Freud e la psicologia psicoanalitica dell’Io. (1895-1982).

- Sesta e ultima figlia di Freud

- Ebbe un legame intenso con il padre

- Aveva fatto studi pedagogici

- Nel periodo 1918-22 fu analizzata dal padre,sei sedute alla settimana.

- Nel primo dopoguerrra un comitato americano offrì fondi per aiutare i bambini

ebrei orfani di guerra e Anna fondò con Siegfried Bernfeld,Willie Hoffer e August

Aichhorn un istituto per l’infanzia abbandonata. Gli operatori compilavano

schede osservative da discutere poi nei gruppi di lavoro.

- Nel 1922 diventa membro della Società psicoanalitica viennese e si dedica a un

seminario di psicoanalisi infantile. Inzia il dissidio con Melanie Klein.

- Primi pz furono i figli Dorothy Burlingham,che divenne sua amica e

collaboratrice. Dorothy era americana, figlia del famoso gioielliere Tiffany e a

Vienna fece un’analisi con Theodor Reik e poi con Freud. Nel 1927 Dorothy ed

Eva Rosenfeld fondarono sotto la guida di Anna F. ,la libera scuola psicoanalitica

di Hietzing,un esperimento pedagogico per educare i bambini secondo un

atteggiamento psicoanalitico.

Vi lavoravano come educatori August Aichorn, Peter Blos ed Erik Homburger-

Erikson. Tra i bambini seguiti i figli di Burlingham,Rosenfeld,Aichorn, la figlia del

ballerino Nijinski e il nipote di Freud,Ernst.

- Tra i suoi più stretti collaboratori ,anche le figlie dei due pediatri amici di Freud

che compaiono nel sogno di Irma – Ludwig Rosenberg e Oskar Rie- ,amiche di

infanzia di Anna che divennero medici e psicoanaliste infantili. Sono conosciute

con il cognome dei mariti, Anny Katan e Marianne Kris che fu la prima analista

di Marlyn Monroe.

- È stata il campione dell’ortodossia psicoanalitica e ha contribuito a promuovere

e sviluppare la cosiddetta psicoanalisi dell’Io o psicologia psicoanalitica dell’Io.

Ci porta alla psicoanalisi di oggi, in cui la psicoanalisi dei bambini è diventata la

nuova frontiera.

- Ha sistematizzato i meccanismi di difesa nel libro L’Io e i meccanismi di difesa

1936. Difese = modi e i mezzi con cui l’Io fronteggia l’angoscia ed esercita un

controllo sul comportamento impulsivo,affetti e i moti pulsionali. Il modello di

mente ha spostato l’accento dall’inconscio all’Io, al modo in cui la persona

percepisce, elabora, reagisce e combatte le pulsioni conflittive che provengono

dall’inconscio. L’interesse si sposta dall’Es all’Io, alla coscienza, personalità, a

come la persona vive e si organizza rispetto alle proprie pulsioni e ai propri

affetti.

Le difese vengono messe in atto contro quattro tipi di angoscia:

1) Angoscia pulsionale: di fronte alla spinta inconscia

2) Angoscia morale: per la condanna del Super-Io.

3) Angoscia per i pericoli della realtà

4) Angoscia dell’Io: per i conflitti di ambivalenza ( passività/ attività ecc).

Il carattere della difesa è rivelato dal suo essere eccessiva, automatica e

ripetitiva. Viene messa in atto per le situazioni appropriate,ma in tutte le

situazioni che minacciano di richiamare in vita il conflitto; scatta

automaticamente senza che la persona se ne renda conto ed è ripetitiva.

Rimane uno schema fisso.

- Sostiene che bisogna prima analizzare le difese,allearsi con l’Io la situazione e le

difese che mette in atto. Quando esse sono state elaborate, solo allora si può

arrivare all’analisi dell’Es che viene contropposta a quella dell’Io.

Le difese = possono essere messe in atto contro un pericolo che proviene dalla

realtà esterna o contro un pericolo che proviene dalla realtà interna.

Rimozione= è la difesa contro i pericoli pulsionali.

Negazione= è il meccanismo dai pericoli della realtà esterna. Può avvenire in

fantasia o mediante parole e atti:

1) Negazione in fantasia: ad esempio le fantasie del piccolo Hans di avere

bambini da accudire, o quella fantasia dell’idraulico che gli sostituisce il suo

fapipì piccolo con uno grande come quello del padre; è un allontanamento

dal problema ma anche un aiuto a riconciliarsi con la realtà. Quando il

piccolo Hans si abbandona alle fantasie ritrova la possibilità di un rapporto

affettuoso e non pauroso con il papà e la sorellina. Le fantasie attenuano il

carattere angosciante del problema della realtà e l’adulto si serve della

fantasia per riconciliarsi con la realtà.

2) Negazione mediante parole e atti: Anna F. cita il racconto per bambini di

A.A.Milne When We Were Very Young: ‘’c’erano quattro sedie in una stanza, il

bambino sale sulla prima sedia e finge di essere un esploratore, poi sulla

seconda un capitano di una nave, sulla terza un leone ruggente e sulla

quarta finge di essere se stesso’’. La negazione come modo di avvicinarsi e

riconciliarsi con la realtà.

Imitazione difensiva delle funzioni dell’Io= Anna racconta l’episodio di un

bambino a cui lei fornisce materiale per disegnare. Il bambino ha piacere nel

disegnare e colorare,lei gli si mette accanto per giocare, il bambino è

contento,poi rimane perplesso quando guarda il disegno di Anna,smette di

disegnare e le dice: ‘’ continua tu a disegnare,io rimango a guardare’’. Per

evitare il confronto umiliante il bambino rinuncia difensivamente a una

funzione dell’Io,cioè alla capacità di disegnare e divertirsi. Il meccanismo di

difesa avvicina la soluzione,perché il bambino rinuncia sì al disegno ma

partecipa all’esperienza osservando.

Inibizione= riguarda attività in precedenza sessualizzate(bambino isolato e

passivo che evita il confronto dei propri risultati con gli altri bambini).

Proiezione= espulsione delle cause di dispiacere.

Introiezione = assimilazione degli oggetti fonte di piacere: Anna riprende la

definizione del padre,però avverte che è un punto molto problematico.

Secondo la concezione di Freud è l’Io che proietta e introietta,ma i lavori della Klein

fanno vedere che c’è un’altra concezione. Secondo lei il neonato proprio attraverso

questi meccanismi costituisce il suo Io, allontanando e proiettando le fonti

d’angoscia,introiettando(quindi tenendo dentro di sé) le fonti di soddisfacimento.

Questa coppia di meccanismi che sarebbe all’origine della vita mentale costituisce l’Io.

Identificazione con l’aggressore: Anna riferisce un episodio raccontatole da Aichhorn.

Un istitutore sgrida un bambino piccolo che viene sgridato gli fa le smorfie, facendo

sentire l’istruttore preso in giro. Quando l’istitutore si arrabbiava,la sua espressione

corrispondeva alle smorfie che il bambino faceva perché era così angosciato e

impaurito dall’istitutore che per difendersi si identificava con lui. Così,invece di essere

il bambino minacciato, diventa l’istitutore minacciante.

La difesa in questo caso funziona trasformando un’espressione passiva, dolorosa, in

un’esperienza attiva che è sempre dolorosa ma da un altro punto di vista.

Identificazione con l’aggressore può rappresentare una fase preliminare della

formazione del Super-Io,può portare alla formazione di una coscienza morale.

- Un contributo molto bello di Anna è sulla dinamica della pubertà e

dell’adolescenza :

Pubertà= è il cambiamento fisico che scatena l’adolescenza con la riaccensione del

mondo delle pulsioni e degli affetti e dell’angoscia rispetto alle spinte interne.

Ascetismo= rifiuto di tutte le pulsioni.

Intellettualizzazione= il tentativo di risolvere nel pensiero il conflitto pulsionale senza

viverlo.

Ella aveva osservato come certe volte l’attività intellettuale aumenti e si esasperi

parallelamente a essa. L’attività intellettuale serve per cercare di sitanziarsene e

distaccarsene. Cita la ‘’pubertà prolungata’’ descritta da Bernfeld 1923 che si

accompagna al ‘’desiderio insaziabile di pensare a temi astratti, di rimuginarli nella

mente e di farne oggetto di discussione’’. Questa attività è una ‘’sterile elaborazione

nel pensiero’’ che non porta a cambiamenti nella personalità né a integrazione della

realtà,solo ‘’una ginnastica intellettuale’’ in cui ella riconosceva un atteggiamento

generale di difesa dell’Io.

La psicologia psicoanalitica dell’Io.

La nascita e lo sviluppo della psicologia psicoanalitica dell’Io negli anni ’50 – ’60 sono

legati all’incontro tra l’emigrazione di psicoanalisti di formazione e cultura europea e

gli ambienti universitari americani che li accolsero con i loro modelli scientifici e

pragmatici.

Dal 1932 molti analisti austriaci e tedeschi si trasferirono negli Stati Uniti infoltendo il

ridotto gruppo di analisti autoctoni ( composto da Brill e pochi altri). La psicoanalisi

ebbe successo nella cultura americana. Ricordo la diffusione che essa ebbe nel mondo

del cinema. A Hollywood grandi attori furono in analisi come Marlon Brando, Anthony

Perkins, Julei Andrews,Jennifer Jones,il registra Blake Edwards e poi Marlyn Monroe che

fece numerose esperienze di analisi.

La psicologia dell’Io è il tentativo di rendere la teoria psicoanalitica un sistema

concettuale in grado di soddisfare i criteri della scientificità e di integrarsi nella

psicologia generale. I più importanti ne furono: Hartman (1894-1970) Kris(1900-

1957),Loewenstein(1898-1976),Erik H.Erikson(1902-1994) e Rapaport(1911-1960).

Heinz Hartmann:

- Nacque a Vienna

- Padre ambasciatore in Germania,era un eminente storico

- Madre: scultrice.

- Si laureò in medicina e si specializzò in psichiatria a Vienna

- Fece l’analisi con Freud e fu stretto collaboratore di Anna Freud.

- Emigrò negli Stati Uniti dove insegnò all’Università di New York

- Si propose l’obiettivo di fare della psicoanalisi una psicologia generale ‘’in grado

di cogliere lo psichico come agente che opera a livello del biologico’’ studiando

le attività dell’Io,la loro origine, la loro funzione e la specificità delle loro

relazioni reciproche.

- Autonomia primaria dell’Io: sottolinea come la posizione dell’Io sia quello di

mediatore tra le richieste dell’Es e della realtà esterna,e di istanza autonoma

,capace di svolgere funzioni proprie. C’è una sfera dell’Io libera da conflitti,cioè

un’area dell’Io che si sviluppa indipendentemente dalle forze dell’Es,capace di

svolgere funzioni come il pensiero,apprendimento, percezione,controllo motorio

e il linguaggio.

Erik H.Erikson:

- Nato a Copenaghen

- Madre: ebrea

- Padre: danese ma è vissuto in Germania,avendo la madre sposato il medico

tedesco Homberger.

- A Vienna ha insegnato con Peter Blos nella scuola diretta da Dorothy

Burlingham. Si è formato come psicoanalista con Anna Freud,negli anni tra il

1927 e il 1933. Come ebreo dovette lasciare l’Europa e stabilirsi negli Stati Uniti

dove assunse il nome di Erikson e insegnò nelle più prestigiose università.

- Negli anni ’50 si oppose alle imposizioni illiberale del senatore McCarty e difese

la libertà del pensiero.

- Si è interessato ai problemi della identità personale e nella sua ricerca ha

cercato di mettere in luce i fattori che strutturarono la personalità e la sua

evoluzione nel corso di quello che lui ha chiamato il ciclo della vita.

- La sua opera mette a confronto la psicoanalisi con i fattori socioculturali nello

sviluppo della personalità. Sulla base costituita dal pensiero di Anna F. Erikson

focalizzò la sua attenzione sull’interazione dinamica tra sviluppo individuale e

sistemi socioculturali,tentando l’integrazione tra il modello:

1) Freudiano: fondato sulla economia intrapsichica delle pulsioni

2) Sociale: privilegia le relazioni interpersonali,il mondo esterno e i relativi

problemi d’adattamento.

Fu partecipe delle esigenze cosiddette ‘’culturaliste’’ che caratterizzavano la ricerca

psicologica negli Stati Uniti,alle quali adattò la psicoanalisi dell’Io che ha il compito di

sintetizzare le diverse parti del mondo interno tra di loro e di integrarle con la realtà

esterna allo scopo di costruire un’identità,conseguibile attraverso lo sviluppo

diacronico determinato dall’interazione tra fattori biologici e sociali.

L’Io è la sfera cui affluiscono le componenti fisiologiche, psicologiche,sociali perché

nelle parole di Erikson, l’uomo è contemporaneamente in ogni suo momento un

organismo,un Io e un membro della società. È sempre coinvolto in tutti e tre questi

processi di organizzazione: il suo Io è esposto al dolore e alla tensione, il suo Io

all’angoscia e egli è sensibile al panico che può invadere il suo gruppo.

Lo stile cognitivo= espressione dell’Io, si manifesta nel testo del sogno,Erikson ad

esempio ha studiato il famoso sogno di Irma, il sogno campione dell’Interpretazione

dei sogni per illustrare l’importanza del contenuto manifesto come rivelatore della

struttura e dello stile dell’Io del sognatore a sostegno della sua teoria della continuità

tra il contenuto manifesto e quello latente.

Con I Cicli della vita. Continuità e mutamenti 1982,egli ha proposto un modello

evolutivo dell’intero ciclo di vita, dall’infanzia alla vecchiaia, scandito in otto stadi

caratterizzati da compiti specifici di sviluppo individuale in relazione ai valori e alle

istituzioni sociali:

Fase orale: fiducia o sfiducia di base

 Fase anale: vergogna,dubbio o l’autonomia

 Fase genitale: spirito di iniziativa e il senso di colpa

 Fase di latenza: industriosità e il senso di inferiorità

 Fase dell’adolescenza: identità con il pericolo della sua dispersione

 Fase della gioventù: ricerca dell’intimità con il pericolo dell’isolamento

 Fase dell’età adulta: generatività con il pericolo della stagnazione

 Fase della maturità: il compito dell’integrità con il pericolo della

 disperazione.

Erikson ha illustrato questi temi in modo profondo e suggestivo commentando il

personaggio del dott.Borg protagonista del film del regista svedese Ingmar

Bergman Il posto delle fragole 1957.

Melanie Klein (1882 – 1960).

- Melanie Reizes

- Ebrea viennese

- Di famiglia borghese: padre era medico.

- Un’infanzia felice ma funestata dai lutti per la morte precoce della sorella

Sidonie e poi del fratello Emanuele.

- 21 anni sposò l’ingegner Klein ed ebbe tre figli: Melitta,Hans ed Erich.

- La crisi coniugale e la morte della madre Libussa le provocarono una profonda

sofferenza depressiva. Iniziò l’analisi con Ferenczi nel 1914 e si separò dal

marito.

- Nel 1921 con figlio Erich si trasferì a Berlino dove iniziò la sua attività di

psicoanalisi infantile nel famoso Policlinico psicoanalitico. E’ lì cominciò a vedere

i bambini e gli adolescenti i cui casi sono discussi nel libro La psicoanalisi dei

bambini pubblicato nel 1932.

Erano figli di colleghi psicoanalisti come Karen Horney e Ernst Simmel. Lì vedeva

tre volte alla settimana ma spesso i bambini erano seguiti nel Kindergarten

diretto da Nelly Wolffheim che comunicava alla Klein notizie del loro

comportamento.

- Tutta la sua attività a Berlino in quegli anni (1921-26) è stata studiata da

Claudia Frank (2009) che ha ritrovato presso l’archivio Klein le note cliniche

ch’ella prendeva dopo ogni incontro.

- Nel 1924 iniziò una seconda analisi con Abraham che morì improvvisamente

l’anno successivo.

- Dopo il divorzio,su invito di Jones la Klein si trasferì a Londra, con Erich e poi con

Melitta. L’invito a Londra era dovuto anche a ragioni personali di Jones. Egli

desiderava che prendesse in cura i suoi figli: Gwenith e Mervyn,e sua moglie:

Katherine, che si sentiva in crisi nel suo ruolo di madre.

- I rapporti familiari furono molto dolorosi. Il figli maggiore Hans,ingegnere,che

era rimasto a Berlino morì nel 1934 in un incidente di montagna. Aveva fatto

un’analisi con Simmel. Melitta,medico,sposò un analista tedesco più anziano di

lei di 14 anni, Walter Schmideberg. Fece varie analisi (con Eitingon a Berlino e

poi con Horney,Sharpe e con Glover a Londra),seguì la madre in

Inghilterra,divenne a sua volta analista e fu una sua oppositrice implacabile.

- Alla morte della madre,per cancro nel 1960, si rifiutò di assistere ai suoi

funerali.

- Emigrata in America,si dedicò al trattamento dei delinquenti. Ha pubblicato un

libro, Children in Need. Erich,naturalizzatosi inglese con il nome Eric Clyne, fece

anch’egli molte analisi( con Searl, Winnicott e Betty Joseph) e mantenne buoni

rapporti con la madre. Ha poi collaborato con Phyllis Grosskurth alla biografia

della madre stessa ( 1986). Gli affetti nella vita della Klein furono dedicati alla

psicoanalisi.

La tecnica del gioco.

Iniziò con atteggiamento psicopedagogico e solo gradualmente giunse all’uso del

gioco come modo per entrare in rapporto e stabilire un dialogo con bambini più

piccoli. Nell’articolo Influenza delle spiegazioni sessuali sullo sviluppo intellettivo

del bambino racconta come abbia iniziato con Fritz,in realtà era suo figlio piccolo

Erich.

Ella aveva notato che il bambino presentava un problema d’inibizione intellettuale:

improvvisamente era diventato disinteressato allo studio, alla scuola e non voleva

sapere cose nuove. La madre pensa che l’inibizione sia legata alla difficoltà della

conoscenza sessuale e decide di affrontare con molto tatto il discorso con il

bambino: parla con lui e gli spiega i problemi della sessualità.

Scrive Lo sviluppo di un bambino 1921 dove afferma che un atteggiamento

psicopedagogico informato psicoanaliticamente può risolvere le inibizioni dello

sviluppo spiegando i problemi della sessualità. Erich però una sera si fa trovare

dalla mamma pronto con le sue cose e le dice che vuole andare a vivere dai vicini

di casa,vuole diventare il loro figlio. La mamma gliene chiede il motivo e lui

risponde perché loro credono alla lepre di Pasqua, che nella favola porta i regali ai

bambini.

Rimane molto colpita e risponde al bambino che in cambio prenderà con lei la loro

figlia. Il bambino accetta poi ci ripensa e decide di rimanere. Capisce che non basta

la spiegazione sulla sessualità per risolvere il conflitto emotivo.

In una sessione del Congresso di psicoanalisi del 1919 viene discusso il suo lavoro

e un collega,Anton von Freund,osserva che l’atteggiamento psicopedagogico

psicoanalitico perché prende in considerazione solo le domande coscienti del

bambino e non quelle inconsce inerenti al conflitto che sta vivendo.

La Klein organizza una vera e propria terapia per Erich con sedute quotidiane,

un’ora la sera prima di andare a letto. In queste sedute,Erich si mette a giocare, la

mamma lo osserva e utilizza il gioco per cogliere i suoi conflitti. Si tratta ancora del

gioco spontaneo da parte del bambino. Ricorda come conducesse il lavoro

analitico:

giudicavo io che cosa fosse più urgente di tutto il materiale che il bambino mi

presentava, e trovai che il mio interesse faceva affiorare le sue angosce e le sue

difese contro di esse. Questo metodo nuovo mi pose di fronte ad altri problemi. Le

angosce che mi si presentarono nell’analisi di questo primo caso erano acute.

Allorché osservavo il placarsi della angoscia più e più volte ottenuto attraverso le

mie interpretazioni, fui turbata dalla intensità delle nuove angosce che si

manifestavano.

Il tredicenne Felix,il primo pz comincia a vedere nel 1921 a Berlino,segue

l’approccio per gli adulti: lo invita a sdraiarsi sul divano e ad associare liberamente

e interpreta i sogni e i ricordi.

La scoperta del gioco avviene nel 1923 con una bambina molto piccola Rita,che ha

due anni e nove mesi. La madre e la zia di Rita sono preoccupate della bambina

che sta molto male e non esce di casa. Va a visitarla e le sedute si svolgono nella

camera di Rita dove lei gioca spontaneamente con i propri giocattoli. Utilizza il

gioco spontaneo della bambina per osservare quello che succede, interpretato e

darne un significato.

La Klein vuole una modalità di incontro con i bambini più autonoma e indipendente

dai genitori. organizza il proprio studio: una stanza adatta al gioco, con un piccolo

divano, un tavolino con fogli e matite per disegnare e giocattoli scelti da poter

rappresentare la vita affettiva del bambino,i genitori, i piccoli, gli animali,tutti di

piccola taglia in modo che il bambino li possa padroneggiare e utilizzare facilmente.

Il gioco equivale al discorso del pz adulto: con esso il bambino rappresenta ed

esprime le proprie fantasie, pensieri,angosce,conflitti,associazioni libere

drammatizzate perché ‘’l’azione è le fantasie dei bambini sono manifestazioni della

coazione a ripetere’’ ,sono espressione di un conflitto.

Come l’associazione libera dell’adulto è in realtà determinata dai conflitti emotivi,

anche il gioco è determinato dai conflitti emotivi che orientano il corso delle

fantasie in base alle quali il bambino gioca. Il gioco è la rappresentazione della vita

affettiva del bambino anche molto piccolo,anche prima che sia capace di parlare.

Intensità e precocità delle angosce.

Rita:

- Bambina di due anni e nove mesi

- 18 mesi ha cominciato a manifestare pavor nocturnus,paura degli animali,

avversione per il padre ed eccessivo attaccamento alla madre.

- Sta molto male,soffre di inibizione del gioco, ansia e tristezza. È incapace di

sopportare le frustrazioni a cui reagisce con esplosioni di collera. Perseguita la

madre chiedendole continuamente: ‘’ sono buona? Mi vuoi bene?’’. Ha difficoltà

alimentari e ha bisogno di un rituale ossessivo alla sera per dormire: lei e la

bambola devono essere avvolte nel lenzuolo altrimenti un topo o un Butzen

potrebbero entrare e portarle via con un morso il suo Butzen.

- In un articolo del 1929 La personificazione nel gioco infantile la Klein discute

questo cerimoniale per addormentarsi: la bambola avvolta nelle coperte,

l’elefante di guardia per impedire che si alzi e attacchi i genitori.

- Alla prima seduta: che si svolge nella casa di Rita,ella reagisce male a rimanere

sola con la Klein, è ansiosa e silenziosa e le chiede di uscire in giardino, dove sa

che aspettano la madre e la zia. Escono e la Klein le dice che era spaventata per

qualcosa che lei poteva farle quando erano sole nella stanza. Collegandosi al

terrore notturno della bambina, le dice che lei la vede come la donna

cattiva,che ha paura che la attacchi quando rimane sola di notte.

- Rita ha una forte angoscia persecutoria, come dimostra il rituale ossessivo della

sera, si sente minacciata e immediatamente trasferisce questa paura sulla Klein

in una situazione di transfert negativo.

- Si potrebbe affrontare questa situazione in vari modi. Possiamo immaginare

che:

Anna Freud: avrebbe potuto dire: la bambina è troppa piccola,va rassicurata

 e preparata per la situazione di analisi, bisogna riportarla dalla madre e

preparare una serie di incontri finchè la bambina non sia in grado di

rimanere da sola con l’analista.

Klein: dice: se non facciamo questo perdiamo subito il contatto con la

 sofferenza della bambina. I bambini stanno molto male,possono soffrire

moltissimo, anche più degli adulti perché di fronte all’angoscia

immediatamente e l’analista deve trovare il modo di aiutare il bambino di

affrontare subito l’angoscia.

Transfert negativo: riguarda bambini e adulti,ma negli adulti esso difficilmente si

manifesta così precocemente. Quando l’adulto cerca l’analisi per affrontare la sua

sofferenza, per ciò stesso presenta all’inizio un transfert positivo, legato alla speranza

o alla illusione di poterla risolvere. Solo quando cominiciano a essere toccati i nuclei

della sofferenza conflittivi, si manifesta la resistenza e si attiva il transfert negativo.

Nel bambino: il transfert è immediato, perché il bambino non ha altre modalità di

contenimento e di elaborazione dell’angoscia. La Klein parla subito con Rita e le

interpreta direttamente l’angoscia,cerca di mettere in parole quello che Rita sente.

L’interpretazione immediata è una modalità tecnica dell’analisi nuova rispetto al

modello di intervento sugli adulti nella tecnica psicoanalitica classica.

- Un giorno Rita prende un elemento di un gioco di costruzioni dicendo che si

tratta di una donna piccola. Lo mette accanto alla scatola di cartone contenente

il gioco,prende un altro elemento allungato che chiama piccolo martello e con

quello colpisce la scatola fino a romperla,dicendo: ‘’quando il martello ha colpito

forte, la donna piccola aveva tanta paura’’.

L’interpretazione del gioco riguarda la mamma,il papà e Rita:

Mamma= scatola con le cose dentro,la pancia con i bambini.

 Martello = colpisce la mamma è il papà che ha rapporti violenti con la

 mamma,e la bambina è terrorizzata da questa fantasia. Quando mamma e

papà si mette insieme è un rapporto violento e i bambini vengono distrutti.

Quello che la Klein vede nel gioco della bambina è l’angoscia edipica all’origine del suo

pavor nocturnus, ma non è l’Edipo di cui parlano i pz adulti, l’amore per la mamma, il

timore del papà ecc. qui la bambina rappresenta un’altra cosa: c’è una scatola, una

pancia,un pene,un martello. C’è un rapporto di distruzione violenta che terrorizza la

bambina.

L’Edipo precoce= al di là della complessità dei sentimenti che legano i figli e i genitori

nelle situazioni edipiche, il bambino piccolo vive fantasie più angosciose, terrificanti, i

cui personaggi sono oggetti parziali,cioè aspetti e funzioni delle persone. La mamma è

rappresentata dalla pancia, dalla sua funzione di fare bambini,il papà del pene.

Nei giochi di Rita in seduta viene rappresentata l’evoluzione della terapia: un viaggio

in treno con un orsacchiotto per andare a trovare una donna buona(relazione

transferale positiva),ma succede qualcosa: una lotta tra Rita e la macchinista o

interviene una donna cattiva, o la donna buona diventa cattiva. Sono proiettati nel

transfert gli aspetti persecutori scissi che possono cominciare ad essere elaborati e

integrati( transfert come proiezioni degli aspetti scissi).

L’analisi durò per 83 sedute e fu interrotta per ragioni familiari. Vi furono

miglioramenti ma rimasero tratti ossessivi che furono confermati alla Klein da

successive notizie che ricevette sulla bambina ormai cresciuta.

Ruth.

- Bambina di 4 anni e tre mesi

- L’allattamento era stato scarso perché la madre aveva avuto poco latte.

- Aveva sofferto di pavor nocturnus a due anni quando la mamma era incinta.

- Ora si lamentava di un’estrema povertà,aveva un solo cappotto, non aveva da

mangiare, ‘’tutte cose – commenta la Klein – assolutamente false’’.

- Aveva un grande attaccamento alla madre e rifiutava le estranee.

- Prima seduta: rifiuta di restare da sola con la Klein che è costretta a invitare la

sorella ( una giovane ventenne con esperienza d’analisi) a rimanere nello

studio. Ma la manovra non riesce perché la bambina si rivolge alla sorella e

ignora la Klein:

un giorno,mentre Ruth dedicava la sua attenzione alla sorella, tracciò il disegno di un

bicchiere,contenente delle palline rotonde, con una specie di coperchio. Le chiesi a

che cosa servisse il coperchio ma non mi ripose. Alla stessa domanda rivolta dalla

sorella, Ruth rispose che ‘’serviva a non far rotolare fuori le palline’’. Prima di

disegnare il bicchiere aveva frugrato nella borsetta della sorella chiudendola

accuratamente,’’così che non cadesse nulla fuori’’ lo stessa aveva fatto con il

borsellino nella borsetta,come per tenere le monete chiuse al sicuro. Feci un tentativo:

disse a Ruth che le palline nel bicchiere, le monete nel borsellino e gli oggetti

contenuti nella borsetta, raffiguravano i bambini dentro la sua mamma, e che lei

voleva tenerli ben chiusi per non avere altri fratelli e sorelle. L’effetto di tale

interpretazione fu sorprendente. Per la prima volta Ruth rivolse la sua attenzione a me

e si mise a giocare in modo più naturale.

In occasione di una malattia della sorella Ruth deve restare da sola in seduta con la

Klein. Ha una crisi di angoscia irrefrenabile, ogni modo di calmarla si rivela vano. Allora

la Klein riprende di fronte alla bambina il gioco da lei fatto la seduta precedente di

dare da mangiare alle bambole e le chiede che cosa deve dar loro: ‘’Latte’’ dice Ruth

interrompendo le urla.

La Klein interpreta i sentimenti di disperazione e di rabbia orale della bambina avendo

cura di riferirli prima alla bambola e poi alla bambina. ‘’Riuscì a ristabilire la situazione

analitica nella sua interezza’’. La cura fu interrotta dopo 190 sedute perché la famiglia

si trasferì all’estero. Aveva prodotto miglioramenti nel comportamento della bambina.

Peter.

- Ha tre anni e nove mesi

- Bambino inibito nel gioco, timido,intollerante alle frustrazioni,dipendente dalla

madre.

- All’inizio della prima ora d’analisi il piccolo prende due cavalli con una carrozza,

li fa urtare tra loro e dice: ‘’ho un nuovo fratellino che si chiama Fritz’’. Melanie

K. Gli chiede cosa facessero le carrozze e lui: ‘’non è bello’’. Ora fa sbattere fra

loro due cavalli. Klein gli dice che sono due persone che si scontrano: ‘’ no,non è

bello’’,insiste Peter. Poi prende,i cavalli, li copre con i cubi e dice: ‘’ ora sono

proprio morti,li ho sepolti’’.

I cavalli con la carrozza sono i genitori che si accoppiano e fanno nascere un

altro fratellino che lui odia. Anche qui un Edipo precoce,con due oggetti che si

urtano: non c’è amore ma la violenza fisica. L’analisi dura 278 sedute e finisce

con pieno successo.

Trude.

- Tre anni e nove mesi.

- Racconta che la bambina ‘’fingeva sovente che fosse notte e tutte e due

stessimo dormendo. Allora veniva silenziosamente da me minacciandomi di

pugnalarmi allo gola,di buttarmi dalla finestra, bruciarmi,di portarmi dalla polizia

ecc. Poi appariva terrorizzata: si copriva,si succhiava le dita e si bagnava’’.

È l’effetto della proiezione. Trude ha proiettato sulla Klein la cattiveria,il

sadismo, l’aggressività e ne teme la ritorsione, per cui appare terrorizzata.

Questa bambina ha organizzato una scena in cui lei è realmente qualcuno che

va lì e cerca di far fuori la Klein. È una rappresentazione molto concreta.

Mentre si parla con l’adulto,attraverso il discorso si vengono a conoscere i suoi

pensieri,i sentimenti,gli stati d’animo; con la tecnica del gioco invece si ha

accesso alla rappresentazione concreta e piena di cose.

Verso i due anni,quando era nata la sorella, Trude aveva manifestato terrori

notturni, per cui si rifugiava nella camera dei genitori senza saper dire cosa la

spaventasse. L’analisi permise di capire che lei aveva voluto sottrarre i bambini

alla madre incinta, ucciderla e sostituirsi a lei nel coito con il padre.

Erna.

- Bambina 6 anni

- Ha cominciato a star male alla fine del primo anno

- Due e i tre anni è deventata ineducabile e ossessiva

- A 6 anni,presenta manifestazioni ossessive gravi

- Soffre d’insonnia per la paura dei ladri e ha rituali serali: deve sdraiarsi bocconi

sul letto e sbattere la testa sul cuscino ( Aufbumsen, nel manoscritto tedesco

della Klein, un termine che sottolinea il significato sessuale che anche il termine

italiano sbattere possiede e che rende evidente il significato del sintomo di Erna

legato al rapporto sessuale tra i genitori), dondolarsi,succhiarsi il

pollice,masturbarsi,ecc.

- È depressa: ‘’c’è qualcosa nella vita che non mi piace’’,si lamenta come

un’adulta. Dominava la madre che si sentiva ‘’inghiottita’’ da lei e non la

sopportava più. La sua capacità di apprendere era inibita e rifiutava ogni

rapporto sociale, ma era consapevole di star male e chiedeva aiuto.

- Prima seduta: mette in una carrozzina una donna e un uomo. I due si amano e si

baciano,ma un terzo li fa arrosto e li mangia. Il terzo è Erna che attacca i

genitori. Seguono giochi con il terzo ‘’incomodo’’: ci sono lei e lui e lei divorzia

da lui e sposa l’altro;o un uomo e una donna in una casa,il terzo,uno

scassinatore,vi entra e dà fuoco a tutto così che i due vengono distrutti; o il

terzo è un fratello che mentre abbraccia la donna e le stacca via il naso con un

morso.

Erna soffre d’invidia orale( sentimenti di natura preedipica), non tollera che la

madre possieda tutti gli oggetti(il latte, il pene del padre,gli altri bambini ecc)

facendola sentire priva di tutto: disperazione a cui lei reagisce attaccando e

distruggendo.

La Klein mette in relazione l’invidia e la rabbia distruttiva di Erna con il suo

bisogno compulsivo di bere acqua( bisogno di natura orale). Il gioco della

bambina ha carattere anale: c’è una bambola che defeca davanti a tutti che la

ammirano o è Melanie Klein la bambina che si sporca ed Erna la madre che

prima la ammira, ma poi si arrabbia.

Nel transfert la rivalità e l’aggressività si manifestano in forma diretta: Erna

sforbicia la carta e ne fa un ‘’pasticcio’’ da cui esce sangue; gioca con la Klein e

le dice: ‘’ voglio fare un’insalata dei tuoi occhi, ti voglio tagliare le frange nel

naso’’ (e in effetti,nota la Klein, fece parecchi tentativi per realizzare questi

desideri, tanto che lo studio sembrava un campo di battaglia).

Figlia unica era piena d’odio per i possibili fratelli e aveva crisi d’ira e di

angoscia all’inizio e alla fine delle sedute quanto incontrava gli altri bambini.

Erna cercava di tenere vivo un mondo di sogno e di proteggerlo dalla realtà –

attraverso il controllo ossessivo degli oggetti o un atteggiamento maniacale con

cui rimodellava a suo piacimento la realtà stessa – perché troppo angosciata dai

sentimenti di persecuzione :considerava ogni atto educativo, come una

deliberata azione persecutoria da parte della madre contro di lei, si sentiva e

spiata parte della madre contro di lei,si sentiva spiata ecc.

Le tendenze omosessuali erano molto sviluppate, era l’amore per la madre

trasformato in odio e proiettato la base della persecutoria permette alla

bambina di cominciare con la realtà: ‘’ ma è possibile che la mamma intendesse

veramente fare questo? Lei mi vuole veramente bene’’. L’analisi fu interrotta

dopo due anni e mezzo (575 sedute) per cause esterne.

Il caso fu oggetto di una relazione della Klein al primo Congresso tedesco di

psicoanalisi di Wurzburg del 1924. Abraham, commentò che il futuro della

psicoanalisi sarebbe dipeso dall’analisi infantile.

Nelly Wolffheim 1974 ricorda che quando nel 1939 si rifugiò a Londra incontrò

Erna proprio in casa della Klein: una ragazza alta e magra che era andata a

salutare la Klein prima di partire con il fidanzato per andare oltreoceano e che la

abbracciò calorosamente. Erna sposò un famoso pittore e visse in Cile. Lottò con

la depressione e fece altre analisi.

Il caso Dick.

- Nel 1930, ormai trasferitasi in Inghilterra, la Klein pubblica L’importanza della

formazione dei simboli nello sviluppo dell’Io 1930 in cui presentava il caso

Dick,un bambino che oggi sarebbe diagnosticato come autistico (Kanner

propose la diagnosi di autismo solo successivamente,nel 1943).

- Ha 4 anni,non parla e non gioca, rifiuta i cibi solidi,è senza relazioni affettive con

le persone e con gli oggetti e senza manifestazioni d’angoscia. L’unico interesse

è per le maniglie delle porte, per l’atto di aprire e chiuderle e per i treni, il treno

grande e il piccolo.

Quando inizia a giocare si nasconde nell’armadio vuoto che rappresenta il corpo

della madre che egli riempie di parti proiettate e terrificanti o in cui si proietta

totalmente. Nella storia del bambina c’erano stati problemi d’allattamento,e una

separazione dai genitori, per cui a due anni aveva vissuto un lungo periodo con

la nonna.

Dopo sei mesi dall’inizio della terapia cominciò a manifestare segni d’angoscia e

questo permise alla Klein di affrontare l’inibizione dello sviluppo come una

difesa dalle tendenze sadiche. Si tratta di una lunga terapia che durò dal

gennaio 1929 al 1946 con un’interruzione di quattro anni tra il 1941 e il 1944

per motivi bellici.

Beryl Sandford,fu la successiva analista di Dick, ricorda che era diventato ‘’un

tremendo parlatore’’. Era dissociato ma leggeva Dickens, aveva una memoria

straordinaria e conosceva la musica. Phyllis Grosskurth, la biografia della Klien,

lo ha incontrato cinquantenne. Era cordiale e fanicullesco, sapeva di essere

Dick, ricordava la Klein,fece dei commenti: ‘’Oh mio Dio, poteva anche elminarli

questi sproloqui’’. Alla domanda della Grosskurth perché mai allora si chiudesse

nell’armadio, rispose di averlo fatto per vendicarsi dei genitori. Si sentiva

affezionato a Melanie Klein e ricordava come lei lo consolasse, quando

piangeva,dicendogli: ‘’ la vita non è poi così brutta’’.

Il mondo emotivo dei bambini è segnato da angosce molto violente che

provocavano grande sofferenza perché il bambino non ha difese efficaci; anche

il tentativo del bambino di liberarsi dalla violenza della sofferenza si svolge

violenza di quella che subisce.

L’angoscia è ancora più terrificante rispetto a quella che vive l’adulto,perché la

condanna superegoica è una condanno di vita o di morte. Il Super-Io precoce

che emerge dalle fantasie rappresentate nei giochi dei bambini è sadico e

terrorizzante molto di più di quello dell’adulto.

La rappresentazione diretta delle angosce è dovuta alla struttura immatura

dell’IO, per cui l’Io del bambino non ha capacità sufficienti per contenere e

mitigare le angosce che devono essere eliminate o evacuate in modo

immediato e totale.

Questo già Freud l’aveva notato. Quando Jung gli scrisse che aveva iniziato

l’analisi di una bambina, Freud gli disse: ‘’stia attento perché i bambini hanno

subito un transfert immediato e totale perché hanno meno difese’’. Tutte le

difese sono legate alla maturazione progressiva dell’Io,della personalità.

Le ‘’Discussioni controverse’’ e il sistema kleniano.

Il dissidio che divideva Melanie Klein e Anna Freud aveva portato a una

contrapposizione delle due scuole di psicoanalisi infantile. Nel 1934 Freud e

Jones decisero degli scambi di conferenze tra Vienna e Londra.

Nel 1935 Jones andò a Vienna e parlò della sessualità femminile e Waelder andò

a Londra a parlare degli errori della psicoanalisi britannica. L’anno successivo

Joan Riviere andò a Vienna presentando le idee kleniane sullo sviluppo

infantile,ma la situazione politica precipitò e l’iniziativa dovette essere sospesa.

Con Freud e la figlia Anna, molti analisti viennesi dovettero emigrare a Londra e

il conflitto si riprodusse all’interno della Società britannica. Nella Londra

dell’epoca, sotto i bombardamenti ( i viennesi non avevano il permesso di

lasciare la città essendo profughi da nazione nemica) fu organizzata una serie

d’incontri che presero il nome di Discussioni controverse 1942-44 . essendo loro

gli ospiti, toccò ai kleniani presentare per i primi i propri lavori.

Susan Isaacs presentò Natura e funzione della fantasia; Paula Heimann Alcune

funzioni della introiezione e della proiezione nella prima infanzia; Isaacs e

Heimann insieme La regressione e Melanie Klein Alcune conclusioni teoriche

riguardo alla vita emotiva dei bambini.

L’esito fu il cosiddetto Gentlemn’s agreement che portò alla costituzione di tre

gruppi, conviventi nella stessa società: il gruppo A costituito dai seguaci della

Klein, il gruppo B costituito dai seguaci di Anna Freud e il Middle Group,il gruppo

di mezzo costituito dalla maggioranza degli analisti della società che rimasero

indipendenti ( Winnicott,Bowly, Balint,ecc).

Il modello della Klein prevalse in Inghilterra grazie all’attività della clinica

Tavistock e da lì si diffuse in Europa. Molte collaboratrice di Anna Freud

emigrarono negli Stati Uniti dove diffusero il loro modello. A Londra è ancora

attiva l’attività di formazione della Hampstead Clinc,oggi Anna Freud Centre.

Questo centro si è occupato di assistenza ai bambini orfani di guerra, ai bambini

abbondonati sviluppando programmi di ricerca e intervento per la prevenzione,

la cura e il sostegno alle famiglie, utilizzando fondi americani tra cui il lascito di

Marilyn Monroe.

Abbiamo ricordato il lavoro presentato dalla Isaacs sulla fantasia inconscia. Si

tratta di un concetto nuovo della Klein dall’inizio complessa c’è già alla nascita

l’Io, ci sono gli oggetti con cui l’Io entra in rapporto e ci sono fantasie complesse

su questi rapporti con le angosce e le difese.

La fantasia inconscia è qualcosa di diverso che si collega alla pulsione. Freud:

aveva parlato di pulsione come concetto psicobiologico che lega il corpo e la

mente,per cui l’attivazione fisica viene percepita a livello psicologico come

pulsione come spinta,Trieb.

Secondo la Isaacs,la fantasia inconscia è l’aspetto psichico della pulsione

psicobiologica. Se assumiamo il punto di vista del corpo, l’attivazione fisica

determina una pulsione che è la spinta che il corpo dà alla mente; se il punto di

vista della mente, la spinta che essa riceve dal corpo viene percepita come

fantasia inconscia che è quindi la rappresentazione mentale dell’attivazione

psicobiologica.

Vuole essere un concetto psicologico, che rappresenta nella vita mentale

l’aspetto psichico della pulsione psicobiologica. Se immaginiamo un’ipotetica

scala che colleghi il corpo e la mente, partendo dal corpo incontriamo fenomeni

solo fisici, poi quelli psicobiologici pulsionali e un livello di fenomeni solo

psicologici rappresentati dalla fantasia inconscia.

Secondo la Klein, la fantasia inconscia: rappresenta mentalmente le attivazioni

biologiche interpretate come relazioni con oggetti che causano tali attivazioni.

Rappresenta tutto l’insieme che a essa si collega. Viene rappresentata come

situazione in cui si manifestano la pulsione,sensazione,il desiderio insieme con

gli oggetti che possono o no soddisfarli e con le capacità che l’Io ha di farvi

fronte.

L’IO precoce: secondo la Klein l’IO è presente fin dalla nascita,per cui il neonato

reagisce agli stimoli in modo reattivo,fa esperienza della sue sensazioni e delle

sue reazioni. È in grado di provare angoscia e formare primitive relazioni di

oggetto sia nella realtà che nella fantasia.

La Klein trova che le fasi dello sviluppo psicosessuale descritte da Freud e poi

ampliate da Abraham non corrispondono alla realtà delle osservazioni cliniche.

Queste s’intersecano e si manifestano precocemente. L’Edipo diventa la

dinamica più precoce perché riguarda il rapporto del neonato con il seno, il

capezzolo.

Schema di Freud,il Super-Io corrisponde alla coscienza morale che s’instaura

dopo il superamento della fase edipica.Klein: le angosce superegoiche sono

quelle angosce terrificanti che vengono vissute per prime dal neonato. L’IO è in

grado di provare angoscia e di forme primitive relazioni di oggetto sia nella

realtà che nella fantasia.

L’Edipo precoce: è stato fonte di molti dibattiti e di incomprensioni. Gli

psicoanalisti classici si riferiscono a un vissuto confliettivo emotivo che è

diverso da quello a cui si riferisce la Klein quando parla di Edipo precoce.

L’edipo: per lei, può essere precocissimo perché riguarda il rapporto dell’Io del

neonato con i propri oggetti parziali, buoni e cattivi. Vi è la presenza di forti

angosce superegoiche, e della fantasia che la Klein chiama dei genitori

combinati,una fantasia persecutoria dei genitori in coppia congiunti in un

violento rapporto fisico che distrugge i genitori stessi e il bambino.

La mente del bambino e dell’adulto è piena di oggetti: c’è la mamma,c’è il seno

della mamma, il capezzolo, la pancia, quello che sta dentro la pancia,il papà

ecc. gli oggetti interni: sono fantasie inconsce di oggetti concreti dentro l’Io

-corpo che possiedono intenzioni proprie nei cofronti dell’Io e degli altri oggetti.

Possiedono una propria esistenza dentro l’Io.

Gli oggetti attraverso l’introiezione sono specchi dell’esperienza reale ma

attraverso la proiezione la formano e la modellano contribuendo al modo con

cui essa viene percepita e sperimentata. Gli oggetti possiedono un’esistenza

propria dentro l’Io, l’Io non li controlla, nemmeno l’Io dell’adulto.

Cosa sono gli oggetti? La mamma dentro il bambino che la possibilità per il

neonato di percepire e registrare le esperienze cattive le butta fuori. Le

esperienze reali con la mamma reale vengono introiettate e costituiscono

l’oggetto interno.

L’oggetto interno è uno specchio dell’esperienza reale. Ma il bambino ha

esperienze brutte da cui si difende con la proiezione. La percezione della madre

esterna reale viene modificata dalle proiezioni del bambino e introiettata per

costituire l’oggetto interno.

Gli oggetti interni del bambino sono specchi dell’esperienza reale, ma di

un’esperienza complessa perché comprende anche le proiezioni un’esperienza

complessa perché comprende le proiezioni del bambino.

Dato che la proiezione modificata la percezione che il bambino ha della

mamma, che viene introiettata e fa che il bambino ha della mamma, che viene

introiettata e fa parte della costruzione dell’oggetto interno, questo vuol dire

che il bambino, anche se sul momento si libera attraverso le proiezione delle

esperienze cattive, in ogni modo se le ritrova dentro attraverso l’introiezione, e

prima o poi deve riuscire a elaborarle.

Anche il lavoro terapeutico è interessato da questo meccanismo: bisogna

riuscire a modificare la proiezione che il pz ha già fatto e che già distorce la sua

percezione della realtà su cui sta costruendo il proprio mondo interno.

Klein la percezione della realtà è sin dall’inizio distorta,e il circolo vizioso che si

stabilisce lasciando libera la proiezione di trasformare la realtà,che viene

introiettata di trasformare la realtà, che viene introiettata

trasformando,alimentando la persecuzione, questo circolo vizioso deve essere

subito spezzato.

L’analista deve affrontare la proiezione a costo di provocare l’angoscia,

altrimenti la terapia non può a costo di provocare l’angoscia, altrimenti la

terapia non può essere efficace. Il bambino deve sentirsi capito al livello del

vissuto dell’angoscia, perché a quel livello,con quel vissuto si sente solo e

impotente, incapace di fare qualche cosa. Deve sentire che non è più solo, che

c’è qualcuno che lo capisce.

La Klein affermava che va colto il punto in cui l’angoscia emerge, perché quello

è il punto di crisi rispetto a cui la persona non sa che fare a crolla. Anna Freud

afferma che non bisogna analizzare questi bambini così piccoli perché hanno

ancora in corso lo sviluppo del loro rapporto reale con i genitori.

Ma la Klein replicava che tutti i rapporti del bambino sono già trasformati dalla

sua attività psichica che se ha preso una certa piega persecutoria viene a

schiacciare la possibilità del bambino di fare sopravvivere un rapporto buono

con la mamma. Dobbiamo intervenire e rompere questo circolo vizioso perché

sia possibile per il bambino ritrovare le esperienze buone con la madre che pure

ci sono state e che pure ci saranno.

Le posizioni.

Freud: ipotizza che lo sviluppo psicosessuale avvenga per stadi o fasi da attraversare,

uno sviluppo progressivo verso la maturità con la possibilità dell’arresto o della

regressione per via di conflitti che provocano la patologia.

Klein: con l’osservazione di bambini più piccoli si è trovata ad anticipare la comparsa

delle fasi scoprendo che a un certo punto le fasi o gli stadi si sovrapponevano e si

intersecavano. Adotta il termine di posizione: un inisieme di agnosce,difese, fantasie e

relazioni oggettuali esterne e interne. Mantiene riferimento alle fasi precoci dello

sviluppo, indica caratteristiche di organizzazioni mentali che compaiono nello sviluppo

e permangono per tutta la vita.

Questa ambiguità sarà risolta da Bion: che abbandonerà il riferimento alle fasi del

processo dello sviluppo, per caratterizzare il concetto di posizione come

organizzazione di base dell’attività mentale presente nella vita di ognuno, bambino o

adulto che sia.

L’infant research: lo studio dello sviluppo del bambino, esso sia più complesso di

quanto si ritenesse; il neonato ha più capacità di entrare in relazione con gli altri, con

la madre, di stabilire rapporti e interagire con le persone che gli prestano le cure.

Sin dall’inizio,prevede l’importanza della relazione con gli altri e con la madre, sulla

quale nasce e si sviluppa la vita psichica che poi continua a evolvere attraverso le

relazioni con gli altri. Molti scuole psicoanalitiche americane attuali( la psicoanalisi

relazionale, l’intersoggettività) traggono ispirazione da questi studi per sottolineare

l’importanza delle relazioni interpersonali.

La relazione d’oggetto è una relazione in un certo senso una psicoanalisi relazionale.

Relazione d’oggetto: è il rapporto che l’Io ha con gli oggetti interni. Fa parte del mondo

interno, esso rispecchia le esperienze esterne ma trasformate secondo i modelli

caratteristici della vita psichica di ognuno.

Il concetto della Klein, è più freudiano,di quanto possa sembrare e vede sempre la

preminenza dell’intrapsichico: vicende, conflitti e dinamiche che emergono nella

mente di una persona è che orientato e regolano le vicende interpersonali, quello che

succede nella realtà tra una persona e le altre. Le vicende interpersonali sono

determinate dal modo personale di vivere emozioni, affetti, desideri,angosce e

conflitti.

La Klein cominciò a descriverne varie: la posizione maniacale, ossessiva,ecc, ma poi si

ritrovò a utilizzarne solo due che erano sufficienti a descrivere le caratteristiche

fondamentali della vita mentale delle persone.

Essa organizza insieme strutture diverse della vita psicologica: il livello delle emozioni,

degli affetti, delle difese,delle fantasie,delle relazioni oggettuali,un insieme che

caratterizza l’intera personalità. Bion: per indicare che le posizioni sono diverse dalle

fasi di sviluppo propone due sigle,Ps e D( posizione paranoide – schezoide e

depressiva), due formule che caratterizzano la vita mentale e che possono alternarsi e

oscillare lungo tutto il corso della vita.

La posizione depressiva: è la posizione che promuove la crescita e che permette di

affrontare i conflitti. Paranoide- schizoide è quella che permette di evitare il conflitto,di

salvaguardarsi e di proteggersi dai conflitti, a costo di saltare un passo della crescita. Il

ripetersi salti provoca l’impoverimento della vita mentale,delle strutture della

personalità e aumenta la vulnerabilità alla sofferenza, al conflitto, alla psicopatologia.

La posizione paranoide- schizoide.

La Klein ne parla nel saggio Note su alcuni meccanismi schizoidi 1946 . Dal punto di

vista evolutivo: questa posizione corrisponde al primo tentativo del bambino di

organizzare le proprie percezioni interne ed esterne, le esperienze emotive e pulsionali

secondo criteri di piacere/ dispiacere,buono/ cattivo.

Le esperienze di piacere: sono vissute come relazioni con un oggetto buono, bene

intenzionato verso il bambino,mentre le esperienze di dispiacere vengono percepite

come relazioni con oggetti cattivi, male intenzionati nei suoi confronti. Il bambino

cerca di controllare con il possesso le esperienze buone ( introiezione) e con

l’espulsione quelle cattive ( proiezione).

Gli oggetti sono parziali (non integrati) e hanno valore solo per la funzione che

svolgono. L’angoscia dominante è persecutoria( minaccia contro di sé e la propria

sicurezza e integrità fino alla frammentazione e all’annietamento).

È una minaccia profonda alla propria sicurezza fisica e psichica, che può avere

dimensioni normali, assumere dimensioni enormi e terrorizzanti: la minaccia della

frammentazione, di andare in pezzi di fronte a una situazione che si sente di non

riuscire ad affrontare; si può sentire di crollare come persona fino all’anniettamente,

fino a sparire,essere schiacciati da esperienze inaffrontabili.

Le difese sono: scissione, proiezione, idealizzazione, introiezione e identificazione

proiettiva. La scissione : è il tentativo di separare le esperienze buone da quelle

cattive. Rispetto a un’esperienza dolorosa che minaccia di travolgerci, la prima difesa:

è di costruire una trincea dentro la quale buttare quello che non si riesce a sopportare.

Nella scissione: quella che viene buttato fuori si chiama proiezione: quello che viene

trattenuto dentro attraverso l’introiezione si chiama idealizzazione perché si sta

facendo l’aspetto filtrato e selezionato, l’unico tollerabile.

L’identificazione proiettiva è il termine sotto il quale la Klein cerca di mettere insieme

tutti questi meccanismi. È un concetto complesso che possiamo vedere come

l’insieme di questi passi: minaccia,angoscia persecutoria, scissione, proiezione e

identificazione con la proiezione.

La caratteristica di questa posizione è d’essere funzionale a evitare la sofferenza:

un’organizzazione della mente mirata a proteggerci dal dolore, a evitare il confronto

con le esperienze dolore che noi temiamo possano farci soffrire troppo che selezione

l’esperienza, allontana e protegge dalle esperienze dolorose e cerca di trattenere

quelle buone.

Il problema è che buone accumulate attraverso questo meccanismo dipendono

strettamente dalla presenza e dall’assenza dell’oggetto buono esterno. Questa

protegge la persona ma ne indebolisce la personalità e la vita mentale, e la costringe a

dipendere dalla necessità di avere esperienze buone esterne rispetto alle quali risulta

sempre più intollerante dei possibili mancamenti. La frustrazione: è sperimentata

come persecuzione perché non c’è ancora stabilità e permanenza degli oggetti e delle

esperienze.

È importante la funzione dell’introiezione in Ps: la presenza o l’assenza di un oggetto

buono esterno determinano l’alternanza di stati di integrazione e di disintegrazione. La

funzione che svolge l’oggetto è quella di contenere le esperienze non integrate del

lattante.

Bick 1968 ha parlato della funzione della ‘’pelle psichica’’ : introiezione di un oggetto

capace di tenere unite le esperienze non integrate del bambino molto piccolo in modo

da permettere un primo senso di sé. La posizione paranoide- schizoide dal punto di

vista evolutivo è quella che compare per prima.

Essa riguarda un problema a cui si trova di fronte ogni persona in qualsiasi momento

della vita: la ricerca di esperienze buone che danno piacere e l’evitamento delle

esperienze cattive che provocano dolore. Il semplice criterio piacere/ dispiacere

permette di conservare le esperienze buone e di eliminare le esperienze cattive.

Nel mondo psichico del bambino gli oggetti sono parziali, non integrati ed hanno

valore solo per la funzione che svolgono. Questo riguarda anche l’adulto. Ai livelli

basali della fantasia inconscia le persone possono continuare a contare solo per quello

che danno,per la funzione che svolgono e possono a essere oggetti parziali.

La posizione depressiva.

La Klein ne parla negli articoli Un contributo alla psicogenesi degli stati maniaco-

depressivi 1935 e Il lutto e la sua connessione con gli stati maniaco – depressivi 1940.

La caratteristica che differenzia l’esperienza della posizione depressiva è che i

sentimenti che si provano sono rivolti all’oggetto,cioè alle persone,e non solo alla

funzione che esse svolgono.

Nello sviluppo le esperienze buone prevalgono su quelle cattive favorendo

l’integrazione dell’io,degli oggetti e dei sentimenti verso di loro. questo avviene verso i

4-6 mesi di età. D può essere definita come il rapporto del bambino con la madre

come oggetto interno,cioè con la madre come persona.

La posizione depressiva consiste nel tentativo di conservare il rapporto significativo

con l’altro, integrandolo degli aspetti che in quel momento possono essere dolorosi o

frustranti. Quindi non liberarsene, ma tollerare e conservarlo, per questo la sofferenza

predominante è l’angoscia depressiva: timore della colpa e della perdita di amore. Il

conflitto è legato all’assenza e al timore della perdita dell’oggetto,alle relazioni (Edipo

precoce) e all’ambivalenza del bambino.

Caratteristicamente gli oggetti con cui l’Io ha a che fare sono integrati,sono persone

con aspetti complessi con cui si entra in rapporto, e l’Io stesso comincia a sentirsi

integrato e complesso a propria volta. È una posizione che permette al bambino(e

all’adulto) di affrontare le esperienze emotivamente complesse della vita.

Non solo di proteggersene, ma di affrontarle e integrarle, elaborarle, dare loro un

significato,senza temerle. Quando l’angoscia è eccessiva, le difese sono regressive,

viene riattivata la difesa paranoide-schizoide,per evitare il dolore.

La posizione depressiva: espone solo ad affrontare la situazione e richiede la capacità

di tollerare la sofferenza. Quando viene negata la dipendenza dell’oggetto e

l’importanza stessa del conflitto emotivo si parla di difesa maniacale.

Le difese ossessive: sono tese al dominio e al controllo degli oggetti. Ma a che serve

tollerare la sofferenza dell’angoscia depressiva per la vita mentale della persona? La

posizione paranoide- schizoide è il meccanismo con cui ci proteggiamo, ma al costo di

evitare nuove esperienze e di fermarci nel processo di crescita; la posizione depressiva

è il meccanismo con cui ci apriamo alle nuove esperienze, le affrontiamo e

manteniamo la possibilità di crescita.

Secondo la Klein la modificazione progressiva dell’angoscia depressiva avviene

attraverso il meccanismo della riparazione che consiste nel tollerare la perdita e il

senso di colpa assumendosi la responsabilità e mantenendo la speranza.

Più esperienze emotive si tollerano, più esperienze frustranti si affrontano,meno si

ricorre alla scissione e proiezione, più si mantengono integrati gli oggetti con cui siamo

in rapporto(la percezione che abbiamo delle persone), più si mantiene integrata la

percezione che noi abbiamo di noi stessi, più cresce il rapporto con la realtà.

Secondo la Klein,è la capacità di mantenere il rapporto con la realtà che ci protegge

dall’angoscia, che ci sommerge quanto più questo rapporto viene allentato e viene

perso. Riparazione è il concetto che si riferisce a questo lavoro d’integrazione degli

aspetti delle esperienze cattive,negli altri e in se stessi, la capacità di tollerare.

Oggetti interni, realtà psichica,mondo interno, che non corrispondono per la Klien,a

quella che è la realtà esterna perché fin dall’inizio sono introiettati modificati dalla

proiezione. È come un circolo vizioso che chiude una persona dentro le sue angosce

mentale e le fa perdere il rapporto con la realtà.

A quel punto l’aiuto delle esperienze reali buone – per il bambino,la mamma buona

che lo accudisce – non riesce pi a far presa sull’angoscia del bambino,che vive più

intensamente le sue angosce psicologiche senza avere difese, capacità elaborative

interne, e senza contare sull’aiuto esterno perché è preso in questa trappola.

L’idea della terapia della Klein era che fosse da spezzare questa trappola e da

rimettere in moto la possibilità per il bambino di mitigare le proprie angosce interne e

riprendere il contatto delle esperienze buone nella realtà, contando che questo alla

lunga è capace di modificare l’equilibrio interno fra le due posizioni,Ps e D.

Il riferimento alla realtà esterna è essenziale: è attraverso il rapporto con le esperienze

buone della realtà che il bambino e noi stessi possiamo continuamente proteggerci

dalle esperienze di angoscia interne, mitigarle renderle tollerabili.

Il problema è quando le situazioni esterne sono troppo cattive. Quello che si pensa è

che bisogna provvedere che al bambino vengono fornite abbastanza esperienze buone

in sostituzione di quelle troppo cattive.

La posizione della Klein fa riflettere perché per quanto possono essere cattive le

esperienze traumatizzanti, se non rimettiamo in funzione il meccanismo per cui il

bambino può entrare in contatto con quel minimo di esperienze buone che ci sono,non

risolviamo nulla.

La curva deve essere sempre di aiutarlo a raggiungere la posizione depressiva, perché

solo questo gli permetterà di riprendere contatto con le esperienze buone che ci

possono essere. Sostituire le esperienze buone a quelle cattive reali, se non si cambia

la modalità di entrare in rapporto con l’esperienza, al bambino non serve perché anche

le esperienze buone saranno vissute come cattive.

Il caso di Richard.

- L’analisi si svolse, nel 1941, a Pitlochry, un paesino sulle montagne scozzesi

dove sia la Klein che la famiglia di Richard erano sfollati. Klein presenta Richard:

aveva dieci anni; i suoi sintomi si erano sviluppati a un punto che gli era diventato

impossibile frequentare la scuola dall’età di otto anni, quando lo scoppio della guerra

nel 1939 aveva aumentato le sue angosce. Aveva paura degli altri bambini, e questo

lo aveva portato a evitare di uscire da solo. Da quando aveva 4 o 5 anni,un’inibizione

delle sue facoltà e dei suoi interessi aveva suscitato grandi preoccupazioni nei suoi

genitori. era molto ipocondriaco e andava spesso soggetto a stati depressivi. Questi

difficoltà si mostravano nel suo aspetto, che era quello di un bambino tormentato e

infelice. Non era capace di stare con gli altri bambini, mentre si trovava a suo agio con

gli adulti, specialmente con le donne. Alla sera aveva paura che un uomo cattivo,una

specie di vagabondo,venisse a rapire la mamma durante la notte.

L’analisi fu condotta per 4 mesi (93 sedute) in un locale delle giovani esploratrici.

Melanie K. Prese degli appunti a cui poi aggiunse dei commenti nel 1959. L’analisi è

segnata dalle vicende belliche a cui Richard partecipa molto.

Nel locale ci sono carte geografiche dell’Europa su cui giorno per giorno Richard segna

l’avanzata delle truppe tedesche. Le varie vicende belliche si riflettono sulla situazione

transferale,perché lui sa che la Klein è austriaca, sospetta che sia una nemica, non sa

bene quanto fidarsi di lei.

Nutrirà sempre forte il timore persecutorio del signor Klein, il misterioso marito

tedesco:Richard teme che possa arrivare in Inghilterra a riprendersi la Klein e a

portarla via. È un bambino che gioca,fa molti disegni,parla molto.

Nei confronti della Klein si apre molto e stabilisce subito un rapporto profondo con lei.

A proposito delle risposte di Richard alle sue interpretazioni,la Klein scrive:

qualche volta queste furono negative ,perfino esprimenti delle forti obiezioni; altre

volte un preciso assenso; la sua attenzione vagava e sembrava che egli non mi

udisse. Anche quando la sua attenzione vagava, sarebbe sbagliato pensare che non

reagisse affatto… mentre io parlavo, di rado egli restava a sedere in silenzio. Qualche

volta si alzava, prendeva in mano un giocattolo o una matita o della carta. Qualche

volta interveniva con un’ulteriore assocaizone o con un dubbio.

Siamo a metà analisi,seduta 46:

Richard aveva fatto delle smorfie e aveva morso la matita violentemente: chiese a M.

se le sarebbe spiaciuto se lui l’avesse rotta o spezzata a morsi. Chiese a M. se amasse

suo figlio. Si era messo a scarabocchiare il suo nome su tutto un foglio, in modo quasi

illegibile; poi lo ricoprì con scarabocchi … poi aveva cominciato a disegnare una

corazzata, in cima a cui scrisse Rodney; sotto disegnò un incrociatore più piccolo, e più

giù un sottomarino… su un’altra pagina scrisse ripetutamente il suo nome, ma non lo

cancellò con scarabocchi.. uscì … poi ritornò in casa. Prese un bastone che aveva

trovato in un angolo e lo tirò contro M. ,senza colpirla; non si scusò ne chiese a M. se si

fosse seccata. Disse che avrebbe rotto il bastone ma non lo fece. Poi parlò di rompere

la finestra e buttarne fuori il bastone,prese a calci le seggioline… mentre colpiva con il

bastone le seggioline mormorò il nome del figlio e del nipote di M. Ma subito disse ad

alta voce che stava battendo Hitler e che voleva ucciderlo. .. M. interpretò i suoi due

ultimi disegni e disse che il primo,in cui aveva messo il sottomarino sotto le navi,

sembrava rappresentare un attacco di R ai suoi genitori. d’altra parte aveva disegnato

con precisione il contorno delle navi, e aveva lo stesso significato del fatto di scrivere

sull’altro foglio il suo nome in modo ben chiaro,senza coprirlo di scarabocchi; a

differenza del primo disegno di questa seduta, in cui aveva scritto in modo poco chiaro

e poi lo aveva ricoperto di scarabocchi. Aveva provato a realizzare un attacco diretto,

ma l’attacco seguitava a trasformarsi in un attacco nascosto e segreto.

Richard partecipa molto alle vicende della guerra, è preoccupato per il destino

dell’Inghilterra e della sua famiglia. Il nemico è il sommergibile tedesco. Segretamente

però partecipa alla minaccia del sommergibile che esprime la sua rabbia, ma se ne

vergogna,ha paura di sentirsi e di essere considerato dagli altri un traditore.

È insieme fedele e traditore perché segretamente interessato alla vicenda del nemico.

Una situazione di scissione: da una parte lui,il bambino buono che vuole bene ai

genitori; dall’altra il bambino cattivo che li odia e li vuole attaccare.

Si sente diviso nei suoi sentimenti, prova amore verso di loro, è molto dipendente dalla

madre e molto preoccupato negli incubi notturni che ci sia qualcuno che possa farle

del male. Ha paura che gli altri bambini possano scoprire che non è così buono come

vuole apparire, ma che in realtà è molto cattivo.

Lui vuole far fuori tutti gli altri bambini ed essere l’unico bambino dei genitori, vuol far

fuori il papà per avere la mamma solo per sé e di nascosto si sente partecipe con il

vagabondo che entra dentro casa, fa fuori il fratellino e il papà e si prende la mamma

tutta per sé.

Ha paura che gli altri scoprano quanto cattivi e orribili sono le sue fantasie, e che se lo

scoprono lo puniscono violentemente. Non si sente in grado di fronteggiare gli altri,

preferisce evitare lo scontro rimanendo chiuso in casa.

Quando inizia l’analisi, l’angoscia si allevia, comincia a uscire di casa, a tornare a

scuola, a un certo punto prende l’autobus per anadre a fare l’analisi con metà tariffa,

ma avevano il posto in piedi e la bigliettaia lo ricardava a voce alta.

L’incontro con la bigliettaia diventa per lui una fonte di angoscia terribile, ha molta

paura perché stare in piedi significa affrontare una situazione a viso aperto senza

potersi nascondere. Ha paura di far capire agli altri quello che effettivamente è.

Il disegno rappresenta la scissione, proiezione; la parte aggressiva è messa nel

sottomarino tedesco. Rappresenta la conseguenza della proiezione perché Richard

rimane senza difese aggressive,rimane inerme.

Ha messo tutta l’aggressività nei tedeschi, la sua parte buona scissa rimane indifesa,

non sa come difendersi. Non ha rabbia perché è messa tutta nei tedeschi. E non

avendo l’aggressività la sua difesa è l’isolamento, come conseguenza della proiezione.

Però la proiezione è una proiezione particolare. Il sottomarino tedesco è un nemico su

cui lui ha proiettato tutta la sua aggressività. Il sottomarino è l’aggressività di Richard,

i suoi sentimenti aggressivi sono messi nel sottomarino tedesco.

C’è bisogno che lui li possa ritrovare. Questa è la differenza per cui la Klien introduce

l’espressione ‘’ identificazione proiettiva’’, cioè quello che viene proiettato non sempre

è completamente perso,ma certe volte rappresenta una parte essenziale della

personalità del bambino per cui continua a essere una parte scissa di se stesso.

Le vicende del sottomarino tedesco sono vitale per lui perché sono una parte di lui. È

per questo si sente male, perché si sente un inglese patriottico e una spia tedesca.

Questo è il concetto della identificazione proiettiva,un concetto complesso perché

cerca di raccogliere una serie di angosce, di difese,di conseguenze delle difese

nell’idea di suggerire che si tratta di un meccanismo unico,ma con passi diversi.

Ci sono l’angoscia, la scissione, la proiezione, l’identificazione con la parte proiettata e

le conseguenze per se stessi e per gli altri. La Klein con Richard ha già analizzato gli

elementi che si ripetono nei giochi e nei disegni.

Quando gli dice che l’incrociatore e la corazzata sono papà e mamma, lui lo sa già

perché sono già comparsi in altri disegni, e quando gli dice che il sommergibile è lui

quando è arrabbiato, anche questo lui lo sa già.

L’interpretazione della Klein indica a lui che sta facendo un tentativo per esprimere

direttamente la sua rabbia e il suo odio verso i genitori, senza doversi nascondere in

modo subdolo e stare in agguato al riparo dello scarabocchio.

È un tentativo di riconoscere i suoi sentimenti ostili, rabbiosi, di odio verso i genitori e

verso gli altri, di riconoscerli come propri, di non doverli più nascondere e quindi di non

doversi più nascondere nemmeno lui.

È il primo passo per avere meno bisogno di proiettarli e per cominciare a riavere un

rapporto con l’oggetto meno trasformato dalla proiezione, più vicino alla percezione

della realtà. Un tentativo di realizzare l’attacco in modo diretto, assumendosene le

responsabilità, fa parte di quello che la Klein chiama riparazione.

Verso la fine dell’analisi, alla 78 seduta,c’è la sequenza degli orologi. Richard si

avvicina alla Klein e confronta il suo orologio, che era stato portato a riparare, con

quello di lei e le chiede di mettere a posto la sveglia che segnava un’ora leggermente

diversa da quella dei due orologi ‘’in modo che segnassero tutti esattamente la stessa

ora’’.

L’interpretazione della Klein è che Richard è molto preoccupato che ci sia una

differenza tra lei e lui, e questa corrisponde al fatto che lui è un bambino separato

dalla mamma, è un bambino che deve affrontare la sua vita da solo, la separazione.

Ma è una separazione che avviene sulla base di un incontro: i due orologi si sono

incontrati e battono lo stesso tempo; c’è stato un incontro,Richard non è stato più

solo,ha incontrato un’altra persona che l’ha capito, che ha partecipato ai suoi

sentimenti e a cui ha potuto rivelare quello che lui veramente era e che doveva

nascondere agli altri e a se stesso. È la separazione da un oggetto che può avvenire

sulla base dell’esperienza buona che è stata condivisa.

Nell’81 seduta,lui regola di nuovo il proprio orologio con l’ora segnata dalla sveglia di

Melanie e dice che non importa se il suo orologio resta un po' indietro rispetto agli altri

perché andava per la sua strada e nessuno,e certo non un altro orologio,avrebbe

potuto comandargli di fermarsi.

C’è un passo alla 54 seduta molto bello: ‘’Richard aveva parlato degli attacchi alle

città e alle navi tedesche… chiese a M. se conoscesse qualcuna delle città bombardate

la notte prima. Secondo lei era bella Berlino? Consceva Monaco? Era bella Monaco? M.

rispose di sì’’.

Richard si preoccupa delle città tedesche bombardate e chiede alla Klein com’era

Berlino: questa è la posizione depressiva. La preoccupazione per la propria sicurezza,

che corrisponde alla posizione paranoide -shizoide, e la preoccupazione per l’oggetto,

la persona con cui si è condivisa un’esperienza che ha permesso di conoscersi meglio

e sentirsi meglio.

L’origine tedesca della Klein che l’aveva preoccupato non è più ora un pericolo, ma lui

si preoccupa delle conseguenze che gli altri possono aver subito per i suoi attacchi

rabbiosi e distruttivi. Era bella Berlino? Davvero una domanda straordinaria.

96 seduta ( ultima): ‘’Richard era silenzioso e triste.. giocò parecchio con la sveglia’’

( una sveglia con cui aveva spesso giocato e che aveva rappresentato molte fantasie,

come la pancia della Klein, il suo interno, gli altri bambini della Klein, il figlio più

piccolo della Klein,Erich; il suo rivale anlaitico era un altro bambino che lui si inventò

facesse l’analisi con la Klein e pensava che fosse un vero inglese mentre lui non era

vero patriota). Quando fece andare la suoneria disse:

Melanie K. Trasmette a tutto il mondo. Lei dice: ‘’ darò a ciascuno il giusto tipo di

pace’’. Poi aggiunse un po' timidamente : ‘’ è Richard è un ragazzo molto simpatico,

gli voglio bene’’. Lui era diventato molto silenzioso verso la fine ma disse che aveva

deciso di continuare in qualche periodo successivo il lavoro con la Klein. La Klein andò

in paese con Richard ma qui li si separà velocemente e disse che preferiva che lei non

lo vedesse salire sull’autobus’’.

Questa è la conclusione. Phyllis Grosskurth,la biografia di Melanie,ha incontrato

Richard ormai adulto. Non sapeva di essere Richard perché la sua professione aveva

vissuto all’estero, in un paese coperto dai ghiacci. Un solitario socievole, si definì.

Dopo l’analisi ricordava di aver incontrato ancora la Klein verso i 16 anni e conservava

un ricordo intenso dell’analisi stessa.

Quando la Grosskurth gli offrì una copia di Analisi di un bambino,’’ rimase assorto a

guardare la fotografia di Melanie sulla copertina:’’ cara vecchia Melanie’’,mormorò; poi

portò la fotografia alle labbra e la baciò… l’Adagetto della Quinta Sinfonia di Mahler

riassume più perfettamente la completa verità dei miei sentimenti di quel periodo’’.

L’identificazione proiettiva.

- È un espressione descrittiva che vuole unificare un gruppo di processi

distinti,correlati e connessi alla scissione e alla proiezione.

- La Klein dà loro un significato unico: sciossione, proiezione, identificazione con

la proiezione, conseguenze nell’Io e nell’oggetto.

Nel 1941 durante l’analisi di Richard,la Klein non ha ancora coniato

l’espressione ‘’identificazione proiettiva’’. Ne parla per la prima volta in Note sui

meccanimsi schizoidi 1946 quando descrive la sciossione delle parti cattive, la

loro espulsione con odio e la proiezione dentro l’oggetto, la madre, che viene

vissuta per l’identificazione come il Sé cattivo: l’identificazione proeittiva è il

prototipo delle relazioni oggettuali aggressive.

Dobbiamo ricordare un passo di Freud: il famoso gioco dei rocchetto, osserva il proprio

nipotino mentre gioca con rocchetto legato a un filo,lo getta via e lo richiama indietro

dicendo: Fort! Da! Nel gioco Freud coglie la fantasia da parte del bambino di poter

controllare l’oggetto,l’andare e il venire dell’oggetto, il processo della separazione.

Mentre nella realtà è la mamma che si avvicina e si allontana, nel gioco il bambino

inverte il senso dell’esperienza e sente d’essere lui padrone di far venire e far andare

la mamma, secondo il suo desiderio.

Nel gioco il bambino passa dalla passività dell’esperienza reale in cui viene

abbandonato dalla mamma all’attività dell’esperienza del gioco, in cui bambino

allontana e avvicina la mamma come vuole. Il nipotino comunica l’esperienza

sgradevole che sta vivendo quando passa dal gioco del rocchetto al gioco con un altro

bambino,a cui dice: ‘’ nasconditi e poi ti ritrovo’’.

Non solo trasforma l’esperienza passiva in attiva ,si tiene per sé l’esperienza attiva e

l’esperienza passiva la fa vivere al compagno che si trova così a subire passivamente

la separazione e l’abbandono. Si tratta dell’uso dell’altro per comunicargli e fargli

vivere un’esperienza spiacevole che non si vuole vivere in proprio.

Una osservazione,questa di Freud, davvero straordinaria. Klein del 1946, egli in realtà

considerava l’altra faccia del processo: nella sua osservazione c’è solo un bambino che

vuole liberarsi dall’esperienza spiacevole ma che la comunica a un altro, per viverla

insieme.

Freud aveva intuito nel 1920 quanto poi affermerà Bion nel 1959, e cioè che

l’identificazione proiettiva è un processo patologico come descritto dalla Klein con lo

scopo del controllo di un oggetto per eliminare uno stato mentale doloroso, controllo

che avviene attraverso l’intrusione onnipotente o la fantasia di vivere passivamente

dentro l’oggetto.

C’è un identificazione proiettiva normale il cui scopo è la comunicazione di uno stato

mentale con un oggetto, che cioè implica l’uso di un oggetto.

- È un meccanismo che permette la comunicazione di qualcosa che non può

essere comunicata a parole, di uno stato d’animo che l’altro può riuscire a

percepire. L’altro viene usato per contenere e per modificare l’esperienze

emotiva intollerabile, in modo da ritrovarla in una forma più mitigata.

Il modello sviluppato da Bion, il modello del contenitore / contenuto. Il contenuto= è

l’emozione. Contenitore= è la persona che prova l’emozione. Quando si tratta di un

bambino, sappiamo che ha poche possibilità di contenere ed elaborare le proprie

emozioni.

Quando il contenuto emozionale fa esplodere il contenitore, il contenitore non riesce a

tenersi dentro il dolore e ad elaborarlo, allora deve intervenire un contenitore più

capace, l’oggetto esterno con cui si è in rapporto, la mamma.

L’oggetto esterno può funzionare da contenitore di sicurezza, attraverso il quale il

bambino ritrova e ricostruisce il suo contenitore, la sua capacità di contenimento,

perché attraverso la mamma ha sentito che poi il dolore non era così insopportabile.

In psicologia dello sviluppo viene studiata la capacità del bambino piccolo di regolare

socialmente le proprie emozioni, utilizzando la mente, capacità che viene chiamata

social referencing,riferimento sociale. L’esempio più conosciuto è il falso crepaccio: il

bambino gattona su un piano di cristallo, arriva sul bordo del falso crepaccio, guarda la

mamma che sta dall’altra parte.

Se la mamma si mostra spaventata,il bambino si ferma; se ha un sorriso incoraggiante

il bambino continua a gattonare. Possiamo dire che il bambino interpreta la sua

reazione emotiva in riferimento alla madre.

Quando i contenitori non funzionano, l’esperienza diventa traumatizzante, e la difesa è

costituita dalla scissione e dalla proiezione, con l’impoverimento della personalità e la

progressiva vulnerabilità nello sviluppo.

Come si vede, l’identificazione proiettiva rappresenta l’articolazione tra intrapsichico e

interpersonale,la possibilità per il soggetto di comunicare all’oggetto parti di sé scisse

e proiettate.

La scuola kleiniana.

Susan Isaacs (1885- 1948) ,psicologa dell’Università di Londra, e il suo lavoro sulla

fantasia inconscia che presentò alle famose Discussioni controverse.

Paul Heimann ( 1899-1982) ha fornito un contributo sul controtransfert considerato

uno strumento prezioso per capire le emozioni suscitate nell’analista dall’incontro con

il pz. Queste emozioni sono ‘’molto vicine al nocciolo del problema’’ in quanto

espressione dei processi inconsci del pz.

Ha distinto l’angoscia legata ai fenomeni di memoria somatica da quella, più evoluta

psicologicamente, legata alle vicende del rapporto oggettuale il cui prototipo è

rappresentato dal rapporto con il seno. Con memoria semantica si riferiva alle

esperienze fisiche all’inizio della vita che si sedimentano sotto forma di memoria del

corpo.

‘’C’è una fase durante la quale il lattante vive interamente attraverso il suo corpo,

depositando ciò che in seguito svolgerà la funzione di realtà psicologica.. queste

esperienze… producono una angoscia massiccia e totalmente schiacciante.. ritengo

che sia le memoria arcaiche preistoriche,una eridità acquisita dagli antenati, sia le

memorie somatiche menzionate giustificano questo tipo primitivo di angoscia. Nella

angosce focalizzate sul seno troviamo già gli effetti su un’organizzazione mentale, uno

stato meno primitivo.

Oggi non più sostenibile e che dobbiamo considerare un aspetto costitutivo e

permanente dell’esperienza umana- l’essere un corpo – è chiaro che la Heimann ha

cercato di cogliere due diverse funzioni mentali:

1) Riguarda l’esperienza del corpo e le esperienze vissute attraverso il corpo

2) Riguarda la relazione oggettuale e le esperienze a essa connesse.

Roger Money-Kyrle ( 1898 – 1980).

Filosofo dopo una prima analisi con Jones si trasferì a Vienna per fare un’analisi con

Freud. Tornato a Londra,fece analisi con la Klein. Tra i suoi lavori, il saggio del 1968

sullo Sviluppo cognitivo. In esso,dopo Freud che aveva descritto le varie fasi dello

sviluppo psicosessuale e Ferenczi che aveva studiato lo sviluppo evolutivo del rapporto

con la realtà, Money-Kyrle viene a completare il quadro delle fasi evolutive studiando

lo sviluppo cognitivo.

Ha schematizzato in tre fasi l’evoluzione della concezione psicoanalitica clinica.

All’inzio con Freud si scoprì che la sofferenza mentale era un effetto dell’inibizione

sessuale, poi con la Klein ci si rese conto dell’importanza del conflitto morale

inconscio.

Compito dell’analisi divenne aiutare il pz a riconoscere e reintegrare le proiezioni che

distorcevano il Super-Io per avvicinarsi alla posizione depressiva. Ma ora la sofferenza

viene considerata come effetto di misconceptions,fraintendimenti,e deliri inconsci che

portano a rappresentazioni distorte della realtà interna ed esterna in conflitto con la

predisposizione innata a scoprire la verità.

Quest’ultima comprende e illumina le precedenti: le inibizioni sessuali dipendono da

distorte rappresentazioni inconsce superegoiche ma l’angoscia superegoica stessa è

dovuta a una distorsione persecutoria della rappresentazione della realtà interna ed

esterna.

Esteher Bick (1901-1983).

Ebrea polacca, si laureò in medicina a Vienna dove lavorò con la famosa psicologa

Charlotte Buhler e si sposò con il signor Bick. Rifugiatasi in Gran Bretagna,è stata

l’organizzatrice e la teorizzatrice della formazione per gli psicoanalisti infantili con il

metodo kleniano alla Tavistock Clinic.

La formazione comprende la supervisione dei casi di bambini piccoli nelle varie età e

lo studio e il trattamento dei genitori e delle famiglie. Alla organizzazione del corso di

formazione per psicoanalisiti infantili ha collaborato Marha Harris.

Organizzò lo studio della infant observation ,l’osservazione del lattante. Una o due

volte alla settimana,l’osservatrice va a casa del neonato in ore fisse e osserva senza

intervenire i vari momenti di vita e di accudimento del bambino.

Cerca di cogliere come nasce e si sviluppa il rapporto tra la mamma e il bambino e

l’interazione tra i loro stati d’animo. L’infant observation ha permesso di raccogliere

materiale molto interessante sullo sviluppo normale del neonato e su quello a rischio

per problemi e difficoltà,e di cominciare a farsi un’idea della relazione fra ambiente

famigliare,personalità della madre,capacità materne di rapporto con il figlio, e reazioni

e sviluppo del bambino.

Il concetto di identificazione adesiva. Per la Klein: l’identificazione proiettiva è il

prototipo di un rapporto con un oggetto, in cui la persona si libera di stati d’animo

spiacevoli, dolorosi o angosciosi e li mette dentro l’altra persona,dentro l’oggetto.

L’identificazione adesiva della Bick: indica l’incapacità dei bambini autistici a costruire

il senso di uno spazio interno ed esterno,per cui aderiscono alla superficie degli oggetti

invece di entrare in un rapporto profondo con l’oggetto come quello che avviene

attraverso l’identificazione proiettiva ma si aggrappano alle mamme, ai giocattoli,

anche a oggetti fisici e sembrano persi al di fuori dello stretto contatto con l’oggetto.

Essi aderiscono alla superficie dell’altro e l’oggetto per loro svolge un’essenziale

funzione di contenimento e di ‘’tenere insieme’’.

Donald Meltzer (1922- 2004).

Nato a New York nel 1922, neuropsichiatra infantile, si è trasferito in Inghilterra,ha

fatto l’analisi con la Klein, è diventato uno degli autori più importanti nel campo della

psicoanalisi kleniana.

Interessante è Esplorazioni sull’autismo. L’autismo è una grave malattia dello sviluppo

dei bambini definita nel 1943 da Leo Kanner. Comporta la perdita della capacità di

comunicare e di interagire con gli altri, la tendenza all’isolamento e al ritiro sociale e

un comportamento stereotipato composto da azioni ripetitive e da cerimoniali.

Dopo la pubblicazione del caso Dick di Melanie Klein, gli psicoanalisti cercano di

studiare a fondo le possibilità terapeutiche con questi bambini così difficili. Meltzer

organizzò presso la Tavistock Clinic un seminario di ricerca sulla psicoterapia

psicoanalitica di bambini autistici,insieme ad altri colleghi tra cui Isca Wittenberg.

I casi seguiti vennero discussi insieme a lungo dal 1960 al 1970. Il libro raccoglie

quest’esperienza, riferendo alcuni casi clinici più significativi e discutendo le

osservazioni,le riflessioni,la comprensione a cui questi autori erano giunti.

Furono proposti alcuni concetti per comprendere la particolare organizzazione mentale

di questi bambini: lo smontaggio sensoriale , il deterioramento dei concetti di spazio e

tempo, l’impiego della assenza mentale come mossa per prendere tempo ed evitare

l’impatto con le emozioni.

Lo smontaggio sensoriale: è un processo patologico diverso dalla rimozione e dalla

scissione. Esso indica che l’organizzazione mentale di questi bambini è come

smantellata e ogni canale sensoriale e percettivo funziona per conto proprio.

La mancanza d’integrazione,i bambini autistici non hanno quasi aggressività o

cattiveria, tanto da essere indifesi rispetto alle cattiverie degli altri. Per questo Meltzer

ipotizzò che lo smantellamento dell’organizzazione mentale non fosse dovuto a

rabbia,odio e angoscia,ma a un altro fattore ancora sconosciuto.

Quando la mente è così spezzettata e smantellata nel suo funzionamento, le

esperienze non si integrano e non diventano significative e lo stesso sviluppo

psicologico ne risente profondamente.

Quando uscì questo libro,non erano ancora conosciute le cause biologiche

dell’autismo,ed è molto interessante che proprio l’ipotesi dello smontaggio sensoriale

avanzata con i suoi mezzi della ricerca psicologica sia stata confermata recentemente

dagli studi biologici che hanno individuato nell’autismo un difetto nell’integrazione

neurobiologica che comporta un deficit della percezione degli stati mentali, propri e

altrui( mancata acquisizione evolutiva della cosiddetta teoria della mente),per cui i

bambini autistici sembrano incapaci di ‘’pensare il pensiero’’.

Frances Tustin (1913 – 1994).

Allieva di Wilfred R. Bion ha lavorato molto nel campo dell’autismo. Ha descritto il

guscio autistico che è formato dalle forme autistiche e dagli oggetti autistici. Le forme

autistiche: autistic shapes, sono impressioni che il bambino autistico si procura con i

propri prodotti corporei (saliva,orina,feci) ,con sensazioni interocettive o stereotipie

motorie.

Gli oggetti autistici sono oggetti concreti che vengono manipolati per l’impressione

sensoriale che danno. Nculei autistici e barriere autistiche si trovano negli adolescenti

e nei pz adulti anche non psicotici.

Herbert Rosenfeld (1910 – 1986).

Ebreo tedesco, rifugiato in Gran Bretagna è stato il pioniere della psicoanalisi delle

psicosi. I suoi libri più importanti sono Stati psicotici del 1965 e Comunicare e

interpretare. Fattori terapeutici e antiterapeutici nel trattamento psicoanalitico dei pz

psicotici,bordeline e nevrotici del 1987.

La caratteristica della scuola kleniana è stata l’allargamento dei confini della terapia

psicoanalitica da una parte a bambini sempre più piccoli e dall’altra a pz adulti sempre

più gravi. Si è impegnato nello studio e nel trattamento della schizofrenia e della

depressione. L’ultimo libro presenta una riflessione critica della sua esperienza.

Hanna Segal (1918 – 2011).

Medico di origine polacca, si è interessata della psicosi e ha riconosciuto alla base del

pensiero schizofrenico un disturbo del simbolismo da lei indicato come equazione

concreta o in un primo tempo,equazione simbolica.

L’esempio è quello di un violinista ricoverato in ospedale a cui lei chiede durante la

visita se pensa di poter riprendere a fare concerti. Il violinista le risponde angosciato:

‘’ma lei pensa che io mi possa masturbare in pubblico?’’.

Il difetto della simbolizzazione faceva sì che per quel pz il violino non rappresentasse

più il pene ma lo fosse diventato concretamente da cui l’inibizione e il delirio. La Segal

è autrice di un’ottima presentazione dell’opera di Melanie Klein.

La psicoanalisi kleniana.

La Klein in base alla propria esperienza con bambini e adulti ha elaborato un proprio

modello della tecnica e della terapia psicoanalitica che è stato assunto dalla sua

scuola e che si è differenziato dal cosiddetto modello classico.

Essa consiste nello stabilire e mantenere la situazione analitica assumendo un

atteggiamento analitico basato sull’uso della sola interpretazione come mezzo per

alleviare e modificare l’angoscia. L’adozione dell’atteggiamento analitico riguarda sia

l’assetto mentale dell’analista sia l’organizzazione delle condizioni della terapia, il

setting.

L’assetto mentale dell’analista deve essere ricettivo, per coglierne la continua

evoluzione nei fenomeni di transfert controtransfert. La Klein dava importanza al

riconoscimento e all’intepretazione del transfert negativo.

Essere preparati a cogliere subito il manifestarsi del transfert negativo facilita

l’instaurarsi della situazione analitica e permette il contenimento dell’angoscia solo

attraverso l’interpretazione che collega il transfert all’analista e quindi agli oggetti e

alle situazioni originarie.

Il setting è caratterizzato da un estremo rigore organizzato spaziotemporale,sia per

intensità ( cinque o sei sedute alla settimana) che per durata( vari anni). La stabilità

del setting ha la funzione di rivelare la distruttività che nell’analisi viene messa in

moto ma anche di testimoniare il valore della realtà come argine alla distruttività che

può essere espressa con la fiducia che possa essere contenuta nei suoi effetti più

angosciosi.

All’analista viene richiesto di concentrarsi solo sulla seduta e di fare sistematicamente

spazio dentro di sé a quanto vi succede. Deve cercare di interferire il meno possibile

con il processo analitico. A questo proposito Meltzer era arrivato a consigliare che

l’analista avesse sempre lo stesso atteggiamento e vestisse in modo uniforme.

Solo l’assunzione di questo atteggiamento promuove la situazione analitica che

permette di osservare e promuovere la situazione analitica che permette di osservare

e affrontare i fenomeni analitici che la Klein ha messo in luce.

In essa tutto viene a essere interpretato in quando ‘’situazione totale ‘’secondo la

definizione della Segal. L’interpretazione deve cercare di mettere in luce la funzione

delle comunicazioni in analisi in modo da mostrare al pz l’intreccio di angosce e difese

che blocca la sua crescita mentale in modo da sostenerlo nell’assunzione della

responsabilità di se stesso e della propria vita psichica.

La Klein, alla maniera di Freud, pensava che il controtransfert fosse una reazione che

l’analista deve analizzare come un proprio problema. C’è un episodio che viene citato

spesso. Un giovane analista, David Davidson, durante una supervisione raccontò di

essersi sentito in una seduta molto confuso e di aver interpretato al pz di avere

proiettato dentro di lui tutta la sua confusione.

Al che lei lo fermò e gli disse: ‘’eh no,caro! Il pz non ha proiettato nessuna confusione

– sei tu che sei veramente confuso!’’. Ed era molto attenta alla considerazione degli

effetti dell’interpretazione sul pz.

Un'altra psicoanalista,James Gammill 1989, ricorda che durante una supervisione del

caso di un bambino la Klein criticò una sua interpretazione del tipo: ‘’ una tua parte…

mentre un’altra parte’’ suggerendogli che sarebbe stato meglio dire: ‘’certe volte

desideri questo e altre volte invece quest’altro’’ perché l’interpretazione basata sulla

scissione avrebbe potuto rafforzare la tendenza stessa alla scissione.

WILFRED RUPRECHT BION.

Ha cambiato la teoria e la tecnica della psicoanalisi contemporanea tra molte

polemiche provocate dal suo modo di scrivere,uno stile personale che voleva

promuovere una psicoanalisi delle domande e dei problemi.

La vita.

- 1879 – 1979

- Nato in India da una famiglia coloniale inglese di origine ugonotta. ‘’ nisi

dominus frusta’’ l’emblema della famiglia.

- I ricordi dell’infanzia sono la natura calda, la bambinaia indiana, i miti della

religione indù, la suggestione della cultura dell’oriente.

- 8 anni fu inviato per gli studi in Inghilterra, un freddo college in pietra dove

visse angosciosamente il contrasto con la cultura inglese, imperiale e formale.

Non tornò in India.

- Nel 1916, diciottenne, partì volontario nel Royal Tank Regiment e combattè in

Fiandra al comando di una brigata di carri armati. Venne decorato al valore

militare con la Victoria Cross,il DSO(Distinguished Service Order) e la Lègion

d’Honneur francese.

Ritornato in Inghilterra affrontò le difficoltà del reinserimento civile, si laureò in

storia e poi in medicina e si avvicinò alla psicoanalisi.

- La sua prima esperienza fu la psicoterapia con James A.Hadfiel che

nell’autobiografia definì Feel-it-in-the-past( Sentilo nel passato).

- Comincia a lavorare alla Tavistock Clinci. Dall’inizio del 1934 alla fine del 1935

ebbe in analisi il futuro premio Nobel per la letterattura, l’irlandese Samuel

Beckett, che allora attraversava una grave crisi esistenziale e creativa.

Beckett interruppe l’analisi perché non riuscì a scegliere tra l’analisi stessa e la

dipendenza che lo legava alla madre.

- Sposò l’attrice Betty Jardin e inizia l’analisi con John Rickman. L’analisi fu

interrotta dallo scoppio della Seconda guerra mondiale, Bion ritornò nell’esercito

ed ebbe l’incarico che portò al cosiddetto esperimento di Northfield :

programma di cura e riabilitazione della nevrosi di guerra: dei soldati

traumatizzati dagli eventi bellici; cercò di organizzarlo come una comunità

terapeutica,riunendo i pz in gruppo per discutere insieme i loro problemi.

Inventò una nuova tecnica terapeutica la psicoterapia di gruppo:basata sull’idea

del gruppo senza leader. Riuniva i pz senza assegnare loro compiti da eseguire,li

lasciava liberi di discutere senza proporsi come guida e rimaneva in

osservazione di quello che succedeva nel gruppo che egli commentava come un

problema del gruppo nel suo insieme.

Si rese conto che in una situazione non strutturata i componenti del gruppo

tendono a rivelarsi per quello che sono e per i problemi che hanno in quanto il

comportamento è una funzione della personalità.

L’esperimento comportò gravi problemi per l’organizzazione dell’ospedale,

venne interrotto, fu ripreso e interrotto di nuovo. Giunge la fine della guerra. La

moglie Betty era morta di porto e lui era in missione Francia,lasciandogli la figlia

Parthenope. Inizia una terza analisi con Melanie Klein nel 1945 ‘’ era una donna

bella, imponente e di aspetto leggermente minaccioso’’ ricorda Bion.

L’ultimo episodio che ricorda nella autobiografia riguarda la figlia Parthenope.

Sono entrambi sul prato del giardino di casa,la bambina lo chiama, lui non si

muove; lei inizia a gattonare verso di lui, cominciando a piangere, sempre più

disperata. Il padre lo asserva sentendosi irrigidire come preso in una morsa.

Deve intervenire la bambinaia che abbraccia la bambina e la consola ‘’ spero

che non ci sia una vita futura – conclude Bion – era stato un trauma, lacerante,

scoprire in me stesso una crudeltà tanto profonda. Da allora ho ricordato le

parole di Shakespeare: ‘’Ninfa che le tue orazioni siano a ricordo di tutti i miei

peccati’’.

Qui termina la sua autobiografia. Diventa il più autorevole psicoanalista inglese.

Si sposa con Francesca,sua collaboratrice alla Tavistock e ha altri due figli: Julian

e Nicola.

- Nel febbraio del 1968, più che settantenne, ormai deluso dall’ambiente

psicoanalitico inglese,accettò l’invito di un gruppo di psicoanalisti californiani e

si trasferì con la moglie a Los Angeles, al numero 225 di Homewood Road dove

rimase per più di dieci anni.

In California sentì entusiasta del clima ma non della cultura psicoanalitica

americana ( ‘’gli psicoanalisti americani fanno conversazione con i loro pz’’ )

osservava stupito e rimase estraneo alla contestazione giovanile dell’epoca.

Fu infaticabile nel tenere conferenze e seminari in Europa e in Sud America,in

Argentina e in Brasile, dove si sentì accolto e capito. Tornato a Londra fu colpito

da una leucemia acuta e morì nel 1979.

Gli scritti.

L’opera ha seguito un percorso complessa. Per primi pubblicò gli articoli sulle

dinamiche di gruppo che raccolse nel libro Esperienze nei gruppi 1961. Negli anni ’50

scrisse saggi sul pensiero psicotico che sviluppano il pensiero kleniano,saggi raccolti

nel 1967 nel volume Second Thoughts, alla lettera Ripensamenti ma tradotto come

Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico 1955.

Negli anni ’60 i testi che affrontano le sue riflessioni epistemologiche sulla psicoanalisi

come scienza e sulla mente come apparato per pensare:

Apprendere dall’esperienza 1962

 Elementi della psicoanalisi 1963

 Trasformazioni, Il passaggio dall’apprendimento alla crescita 1965

 Attenzione e interpretazione 1970

Queste opera sono scritte con un linguaggio con alte pretese di scientificità che ricorre

a formule matematiche, espressioni logiche, modelli astratti ecc., linguaggio che Bion

poi abbandona con il gergo psicoanalitico dichiarandone l’inutilità e si dedica a

sperimentare linguaggi nuovi come quello artistico della trilogia fantastica Memoria

del futuro 1975 (Il sogno ,Presentare il passato 1977 e L’alba dell’oblio 1979) o quello

quotidiano ma evocativo di sensazioni ed emozioni dell’autobiografia pubblicata

postuma in due parti:

1) La lunga attesa 1982

2) A ricordo di tutti i miei peccati 1985b.

Si dedicò alla trasmissione orale del suo pensiero: seminari,conferenze, supervisioni,

analisi,lavoro che abbiamo cominciato a conoscere con la pubblicazione degli inediti,

gli appunti,le registrazioni dei seminari e i ricordi delle analisi condotte con lui dei suoi

pz e allievi come Grotstein 2007 e Gooch.

Esperienze nei gruppi.

La sua prima opera 1961, è frutto del lavoro condotto a Northfield. Distingue i gruppi :

Con leader:

 Senza leader: se il gruppo si riunisce senza leader cioè senza un compito

 preciso da svolgere allora lo stato mentale delle persone che partecipano è

del tutto diverso e rappresenta uno spaccato profondo della mente e della

vita affettiva delle persone stesse.

leader: può essere rappresentato da una persona o da un compito da svolgere.

Propone di chiamare gruppo di lavoro: lo stato mentale che viene condiviso dai

componenti del gruppo quando essi si riuniscono con uno scopo realizzativo.

Osservò che c’erano delle configurazioni che si ripetevano in modo caratteristico che

chiamò assunti di base :

AB ,Basic Assumptions,BA; sono tre:

1) ABD,assunto di base di dipendenza (DBA Dependence Basic Assumption): le

persone che si riuniscono in gruppo dopo un po' cominciano a osservare che

l’esperienza che stanno facendo sembra non avere alcun senso, ce ne deve

essere uno a cui aderire con fiducia per trarne vantaggio. È lo stato mentale di

chi, di fronte al problema,pensa che ci sia qualcuno che provveda a risolverli o a

trovare il modo in cui possono essere risolti.

2) ABF,assunto di base di attacco -fuga(FBA,Fight-flight Basic Assumption): le

persone cominciano di avere un nemico da attaccare o da cui fuggire,

qualcouno o qualcosa responsabile della situazione in cui si trovano e che

desiderano cambiare. Consiste nell’individuare un colpevole del problema,al di

fuori o dentro il gruppo, un colpevole da affrontare o da fuggire.

3) ABA,assunto di base di accoppiamento (PBA,Pairing Basic Assumption): consiste

nell’idea di mettersi insieme per far nascere qualche cosa di nuovo che

cambierà la situazione,una speranza messianica.

Rappresentano diverse modalità di evitamento dell’angoscia legata alla

 difficoltà di fare un’esperienza, che è quella stessa di stare in gruppo e di

trovarvi un significato per ciascuno dei partecipanti. Sembra che la nostra

mente possa rispondere in modo preconfigurato, che essa abbia una

organizzazione o delle preorganizzazioni per rispondere evitando di dover

affrontare la sofferenza e l’angoscia.

In queste osservazioni c’è già tutta la concezione della mente di Bion,del suo

funzionamento, del carattere fondamentale dell’esperienza emotiva e

dell’organizzazione mentale come contenitore per elaborare l’esperienza emotiva o

come meccanismo per evitarla.

Poi aggiungerà agli assunti quelli che non si manifestano e che influenzano il

 comportamento. Quello che si manifesta: è già a un certo livello

d’elaborazione,di conttatto con il pensiero e con gli aspetti maturi della

personalità.

Quelli che non si manifestano: sono più profondi,meno controllati, meno

elaborati dal pensiero e dalla personalità matura, quelli che più influiscono

sull’azione, sul comportamento spontaneo delle persone e che possono

manifestarsi attraverso la sofferenza psicosomatica.

Sono stati suggeriti altri assunti: Tarquet 1974, ha descritto il senso onnipotente

d’unità sperimentato dai membri del gruppo come OBA,One-ness Basic Assumption.

MBA,Me-ness Basic Assumption: lo stato mentale di chi si oppone all’esperienza del

gruppo perché teme di scomparirvi o di esserne perseguitato.

Dopo questo scritto Bion abbandonò la ricerca sui gruppi su consiglio della Klein che

gli disse di ritenerla estranea alla psicoanalisi. Riprese l’idea del gruppo per

rappresentare in forma drammatica la vita psichica nell’ultima sua opera,la trilogia

Memoria del futuro 1975.

La psicosi.

Un famoso passo tratto da Attenzione e interpretazione 1970. Bion parla

dell’organizzazione mentale della psicosi, dell’uso dell’identificazione proiettiva

patologica e descrive una situazione in cui l’angoscia esplode così violenta che può

essere espressa dal pz solo per mezzo di un improvviso e assoluto silenzio.

Modello offertoci dallo schock chirurgico, la dilatazione dei capillari in tutto il corpo

aumenta talmente lo spazio in cui il sangue può circolare che il pz può sanguinare a

morte nei suoi stessi tessuti. Lo spazio mentale è vasto che il pz sente di aver perso la

propria capacità di provare emozioni,perché sente l’emozione stessa fluire via e

perdersi nell’immensità.

L’osservatore deve considerare quelli che gli possono sembrare pensieri, immagini

visive e verbalizzazioni come rimasugli o frammenti di un discorso imitativo e di

un’emozione fluttuanti in uno spazio tanto vasto da non poterne definire i confini sia

temporali che spaziali.

Gli eventi dell’analisi il pz A altro che frammenti di un istante dispersi nello spazio. La

distanza temporale può essere assunta come misura della distanza di un elemento

dall’altro in uno spazio in cui tutti gli elementi coesistono contemporaneamente.

Così A dice che egli non poteva comprare nessun gelato ( he could buy no ice cream).

Sei mesi più tardi dice che non può comprare neppure il gelato( he cannot even buy

ice cream). Tre giorni dopo fa ce n’era rimasto più. Due anni dopo dice di supporre che

non v’era nessun gelato. Se io avessi saputo quello che so ora, avrei potuto notare il

tempo e il luogo che egli faceva riferimento; ma non lo sapevo e perciò non potei

prestare attenzione a quelle proposizioni o prenderne nota.

Quando lo feci fu per l’interferire del tema ‘’io grido’’ ( i scream). Fu più tardi che

afferrai di ‘’nessun grido’’( no I scream). Ero in grado di fare un riferimento vago alle

precedenti comparse del materiale. Fu evidente che questa difficoltà non aveva

importanza e la mia interpretazione fu accettata.

Ora so che si tratta di un violento attacco lanciato contro un rapporto in cui il legame

tra due personalità era costituito da ‘’io grido’’ ( I scream). Questo legame era stato

distrutto e il suo posto era stato preso da un ‘’nessun grido’’ ( No I scream).

Lo stesso legame io grido era stato cibo e cioè ‘’gelato’’,un gelato, un seno, fino a che

l’invidia e la distruttività avevano trasformato il seno buono in un ‘’io grido’’. In forma

narrattiva: A era stato legato al suo oggetto da un seno buono( gli piaceva il gelato).

Egli lo aveva poi attaccato, probabilmente mordendo davvero,e il suo posto come

legame era stato preso da un ‘’I scream’’ . la distruzione per esplosione del legame

ora avuto luogo nel campo della realizzazione mentale. Essendo lo spazio mentale

infinito, i frammenti del legame vengono dispersi in uno spazio infinito. La distanza fra

un frammento e l’altro viene misurata in termini di tempo.

Bion osserva e comincia a raccogliere degli elementi che gli fanno nascere l’idea che

questi sparsi nel tempo possano corrispondere a un’unica emozione, a un solo istante

emotivo che è stato intollerabile per il pz da doverlo attacare e distruggere.

La dispersione operata dal pz nello spazio, spezzetando e distruggendo quella che era

l’unità emotiva del vissuto, nell’esperienza di analisi corrisponde alla dispersione nel

tempo e permette di capire il processo e collegare una dimensione con l’altra.

Un altro esempio : Nell’Introduzione di Apprendere dall’esperienza 1962 ,Bion parla

dell’atteggiamento del corpo come funzione della personalità e fa l’esempio di un

ragazzo che ama una ragazza e prova invidia per l’amico di lei:

potrei riferire meglio i fatti se dicessi che la funzione del cammino sta a indicare che il

pz percepisce di aver preso dentro di sé una ragazza amata, con la quale si identifica,

e un rivale invidiato, con cui è pure identificato,e che entrambi sono da lui controllati

per essere rinchiusi nelle sue gambe.

Si tratta di un uso originale della teoria kleniana della identificazione proiettiva in cui il

contenitore della proiezione è il proprio corpo. Nella letteratura psicoanalitica

conosciamo il corpo come fonte dell’angoscia. Basta ricordare ad esempio Anna O. con

le sue paralisi, o Dora con il suo dolore facciale che passa quando viene messo in

parole da Freud e così via. – ma conosciamo di meno il corpo come mezzo di controllo

dell’angoscia, una situazione in cui non esprime l’angoscia ma serve per contenerla ed

eliminarla.

Con la sua sensibilità poetica, Emily Dickinson in una poesia del 1868 Had we known

… ha colto proprio questo aspetto:

avessimo saputo il peso che portava/ Avremmo alleviato il suo terrore/ Ma più grave il

peso, più rigida lei andava/ così sia solo a lei l’errore ( traduzione mia).

Nell’esempio Bion l’amore e l’invidia che provocano angoscia sono controllati

attraverso l’apparato muscolare delle gambe, che le sensazioni fisiche provocate da

un certo modo ( militare?) di camminare sono utilizzate per controllare e possibilmente

cancellare l’angoscia.

Costruisce un modello unico di funzionamento della mente: la mente ha a che fare con

nuove esperienze che provocano un impatto emotivo, emozioni positive o negative.

Può organizzarsi per affrontare, accogliere ed elaborare le nuove esperienze o per

prottegersi da esse e chiudersi dentro di sé.

Tutte le nuove esperienze vengono attaccate e distrutte. Si tratta di un modello

generale per cui quanto più si favorisce la capacità di avere un’organizzazione

mentale che si apre ed evolve, che è capace di diferire le nuove esperienze, tanto più

si va verso la crescita mentale.

Quanto più si cede alla necessità di difendersi, di chiudersi e si attaccano e si

distruggono le nuove esperienze,tanto più si va incontro all’impoverimento della vita

mentale stessa.

La personalità psicotica.

Ha trattato i pz psicotici con una tecnica strettamente psicoanalitica. Anche con i pz in

fase acuta costretti al ricovero,manteneva alterato il setting ed evitava di avere

contatti con altri oltre il pz, diversamente ad esempio da Rosenfeld che cercava di

parlare con i medici e familiari.

Ha studiato le dinamiche della posizione paranoide-schizoide che emergono dal

trattamento psicoanalitico di pz gravi. Mondi affettivi e di pensiero caratterizzati

dall’incapacità di tollerare la frustrazione, sofferenza, l’angoscia e dalla necessità di

ricorrere a meccanismi di difese sempre più potenti, rigidi e costrittivi, quelli messi in

luce dalla Klein: scissione,proiezione,l’identificazione proiettiva,le difese della mente

nella posizione Ps,paranoide – schizoide.

Rispetto alla Klein,Bion aggiunge che le difese non riguardano solo le emozioni, gli

affetti, stati d’animo, ma riguardano anche le funzioni della mente a loro connesse,

‘’quell’apparato di coscienza che Freud 1911 descrisse come l’elemento reclutato dalle

richieste del principio della realtà, la coscienza collegata con gli organi di senso’’.

Ad esempio: provo odio, non lo tollero, lo scindo da me e lo proietto ( modello

kleniano). Oppure: provo odio,non lo tollero e allora scindo da me la facoltà di

percepirlo e di percepire tutte le altre emozioni( modello bioniano).

Scindere e liberarsi del contenuto affettivo intollerabile ,dell’apparato, della funzione

che ne permette la percezione. In Ps nei pz psicotici questo è il meccanismo

prevalente. È come se la mente possa ‘’amputare se stessa’’ , di alcune sue funzioni a

fini difensivi per liberarsene proiettandole lontano, sentendosi perseguitata da queste

funzioni da cui ha dovuto liberarsi.

La difesa psicotica porta all’impoverimento della vita affettiva di una persona e delle

sue capacità mentali. Se ci si libera della capacità di sentire emozioni, allora non si

provano più emozioni. Se ci si libera della capacità di percepire la realtà, allora si

rimane incapaci di entrare in rapporto con essa.

Se ci si libera della capacità di pensare,allora si rimane incapaci di produrre propri

pensieri e si è costretti ad adottare i pensieri degli altri fino al punto di sentirsene

peseguitati o i propri pensieri già pensati fino al punto di sentirsene imprigionati.

Nel pz psicotico questi meccanismi si autoalimentano e si autoaggravano. Una volta

instaurato il circolo vizioso della posizione paranoide schizoide, le mente si indebolisce

di più ed è sempre più costretta a difendersi e a proteggersi dietro questi meccanismi

di difesa.

Il primo saggio del libro, Il gemello immaginario 1950 ,tratta la personificazione di una

fantasia che serve a fronteggiare le angosce d’integrazione della personalità perché il

pz non si sente capace di tollerare un oggetto che non sia interamente sotto il suo

controllo.

Nei tre saggi:

1) Note sulla teoria della schizofrenia 1954

2) Sviluppo del pensiero schizofrenico 1956

3) Criteri differenziali tra personalità psicotica e non psicotica 1957

Bion studia le caratteristiche del transfert psicotico che è precoce, precipitoso e

dipendente. La sua intensità e la sua immediatezza provocano nel pz una profonda

angoscia confusionale che cerca di fronteggiare con il blocco del rapporto oggettuale

che viene devitalizzato, circoscritto e controllato.

‘’ Restrizione e dilatazione dell’analisi’’. Mentre la personalità nevrotica :ricorre alla

difesa della rimozione,quella psicotica riccorre proiezione di emozinoi e di funzioni

mentali al di fuori di lui e lontano da lui. Ci mostra come venga colpita e distrutta la

capacità di pensiero verbale del pz.

Il pz diventa prigioniero di uno stato mentale il cui spazio è popolato dalle sue ‘’cose’’

proiettate che gli sono diventate estranee, gli oggetti bizzarri. Secondo lui,essi sono

oggetti esterni reali inglobati dentro frammenti della personalità scissi e proiettati.

Nel saggio L’allucinazione del 1958 ipotizza che gli organi di senso sono strumenti di

ricezione, ma possano essere strumenti di evacuazione capaci di eliminare all’esterno

stati e oggetti mentali non tollerati. È importante il contenuto delle allucinazioni, e la

funzione che essa svolge.

Bion distingue :

Scissione: processo violento che provoca la frammentazione dell’oggetto che

 viene disperso

Dissociazione: è un processo meno violento che può preludere alla

 reintegrazione depressiva di quanto viene dissociato.

Un pz schizofrenico sente che gli stanno per venire le lacrime agli occhi. Bion sa che

egli non è in grado di vivere i propri sentimenti e gli fa notare che li sente come

qualcosa di estraneo che gli viene dal di fuori. Alle sue parole il pz si alza e si allontana

dicendo: ‘’ c’è un uomo che mi ha detto che faceva bene essere tristi’’. ( il pz non

tollera le parole di BION, le proietta fuori di sé e le allucina).

Bion gli dice: ‘’ penso che ora quest’uomo sia davanti a lei’’. E il pz replica: ‘’adesso

non vedo più niente perché si è fatto buio’’ ( il pz ha scisso la sua stessa facoltà di

percepire e non è più in grado di vedere nulla).

Lo stesso pz alle parole di Bion alza la testa sul divano scrutando verso l’angolo più

lontano della stanza ,come per controllare con lo sguardo che le parole stesse

trasformate in oggetti visivi lo sorvolino senza toccarlo.

‘’mi sento vuoto. Meglio chiudere gli occhi’’dice il pz comunicando che prova a

bloccare questo meccanismo che lo protegge dal contatto ma che comincia a

riconoscere che lo lascia alla fine vuoto.

‘’debbo usare le orecchie: mi sembra di udire tutto sbagliato’’. Il pz cerca di

ripercorrere al contrario la strada della identificazione proiettiva, per cui le parole

temute erano diventate allucinazioni visive. Ora le parole tornano a essere oggetti

sonori da capire con l’udito ma continuano a essere pericolose e il pz teme l’angoscia

che gli possono provocare.

Il passo così si conclude:

poi ( il pz) soggiunse: ‘’ogni rumore mi si tramuta in qualche oggetto che poi vedo

girarmi intorno’’. Stava trasformando le mie interpretazioni in rumori che espelleva

attraverso gli occhi per cui stava a guardare questi rumori che gli giravano intorno.

Commentò: ‘’ allora tutto ciò che mi sta intorno l’ho fatto io; questa sarebbe

megalomania’’. Una pausa e poi: ‘’la sua interpretazione mi piace molto’’.

( la consapevolezza della realtà aiuta il pz a contenere l’angoscia reale alla

onnipotenza/ impotenza mentale).

La superbia: 1958: secondo Bion,un atteggiamento mentale onnipotente/ impotente

fatto insieme di superbia,curiosità e stupidità segnala la presenza di una catastrofe

psicologica. La scissione e la proiezione della capacità di pensiero verbale lasciano il

pz incapace di tollerare la realtà e di conoscere la verità. L’attribuzione di queste

capacità all’analista scatena l’invidia e la rabbia de lpz per cui il lavoro di analisi tende

a bloccarsi.

Attacchi al legame 1959: la personalità psicotica compie attacchi distruttivi a qualsiasi

cosa venga percepita come legame tra gli oggetti in quanto pericoloso. In analisi, il

legame di attaccare è lo stesso rapporto tra analista e pz e,nella mente del pz e in

quella dell’analista, la capacità di pensiero verbale che può collegare le cose e dare

loro significato.

Esempi clinici: il pz attacca la sua capacità di vedere attraverso allucinazioni visive

invisibili,o attacca la capacità di capire dall’analista e lo fa sentire confuso.

Una teoria del pensiero 1962: presenta la concezione della mente che Bion svilupperà

nel seguito della sua opera. La mente è un apparato predisposto a evolvere a contatto

con le esperienze della realtà; il pensiero può avere funzioni modificative o evacuative;

l’identificazione proiettiva egualmente funzioni comunicative o evacuative sotto il

segno della onnipotenza.

Commentario 1967: propone di distinguere la parte psicotica e la parte sana o

nevrotica della personalità. In ogni personalità, c’è la possibilità di vivere

un’esperienza di chiusura difensiva facendo ricorso ai meccanismi della posizione

paranoide – schizoide,o di vivere una personalità di apertura all’esprienza,apertura che

può comportare la sofferenza di dover tollerare l’angoscia ma che assicura la crescita

mentale. Non assicura la felicità ma la crescita della mente,cioè la capacità di tollerare

le emozioni, di riconoscerle e di viverle in sé e negli altri.

La psicoanalisi e la mente.

Ora Bion s’impegna nel progetto ambizioso di cercare di capire le caratteristiche

fondamentali dell’esperienza psicoanalitica e di trovare un modo per descriverla che

corrisponda alle esigenze scientifiche.

La griglia.

- È una proposta di classificazione per organizzare l’osservazione di ciò che

accade nella stanza di analisi. La trascrizione della seduta è uno strumento

deludente che manca di cogliere quello che sfugge al resoconto verbale e che è

la parte più vitale dell’esperienza analitica.

- Pensata per uso personale, si è poi sviluppata diventando uno strumento per

classificare gli elementi e le funzioni dell’attività mentale.

- È fatta di due coordinate:

1) Un asse verticale: è un asse genetico di elementi che si sviluppano l’uno

dall’altro, dal basso in alto nel senso della maggior complessità. Comprende

otto file,dalla A alla H;

A: elementi beta

 B: elementi alfa

 C: pensieri onirici,miti e sogni

 D: preconcezione

 E: concezione

 F: concetto

 G :sistema deduttivo scientifico

 H: calcolo algebrico.

1) Un asse orizzontale: che è quello del significato,dell’uso e delle funzioni degli

elementi individuati dall’asse verticale. Comprende sei o più colonne, da 1 a

6 … n: ipotesi definitoria , w, notazione, attenzione, indagine, azione.

- È costruita su un’ipotesi fondamentale quella della funzione alfa:indica la

funzione della mente per cui gli elementi all’inizio non mentali vengono

elaborati e diventano alla fine elementi mentali. Indica la capacità della mente

di mettere insieme le impressioni sensoriali, di elaborarle e di dare un tono

emotivo, piacere,dolore,all’attivazione sensoriale.

funzione alfa: è una formula che serve per indicare le caratteristiche del processo

mentale senza subito stabilire la natura, una formulazione vuota che andrà riempita

man mano che le conoscenze scientifiche progrediranno.

In schema, se pensiamo all’unità psicofisica dell’organismo, abbiamo il corpo che è in

contatto con la realtà esterna, quindi le sensazioni esterne ed interne, le percezioni,la

loro elaborazione, la colaritura affettiva, le emozioni, gli stati d’animo,i pensieri,quelli

che alla fine percepiamo come prodotti della mente.

Il processo di trasformazione degli elementi non mentali in elementi mentali è l’attività

della funzione alfa. I suoi prodotti sono gli elementi alfa e gli elementi non mentali che

vengono elaborati e trasformati dalla funzione alfa sono gli elementi beta che sono il

materiale di base del processo mentale,le impressioni dell’attivazione sensoriale, le

percezioni delle modificazioni dello stato fisico interno ed esterno che non hanno

significato, ma sono percepite e registrate fisicamente come cose in sé.

La funzione alfa percepisce, registra,elabora impressioni sensoriali,dà loro una

connotazione affettiva, buono,piacevole, spiacevole ,cattivo,e ne fa un prodotto più

complesso,gli elementi alfa che sono le impressioni sensoriali e le esperienze emotive

trasformate in immagini, fantasie,pensieri onirici.

Secondo un livello di complessità crescente, possono diventare miti,sogni. La fila C: è

molto complessa e meriterebbe un’estensione per comprendere trasformazioni di

esperienze sensoriali diverse da quelle derivate dalla vista.

Poi abbiamo:

Preconcezione: uno stato mentale di attesa selettiva di un’esperienza. È uno

 stato della mente potenziale che si realizza incontrando l’esperienza nella

realtà, diventando una concezione. Quando Bion sciveva negli anni ’60 ,si

trattava solo di ipotesi speculative nate sulla base delle sue esperienze

cliniche. Esse hanno assunto un valore di anticipazione delle conoscenze

scientifiche successivamente acquisite.

Quando la preconcezione incontra l’esperienza adatta dà luogo a una

realizzazione e la concezione può essere elaborata in un concetto. Quando le

preconcezioni di cui siamo portatori non incontrano sufficienti realizzazioni

positive i concetti che elaboriamo cominciano a essere problematici o

negativi.

Secondo Bion la mente è preorganizzata per affrontare le esperienze. Preconcezione

significa una concezione che precede l’esperienza come,in senso kantiano, le

categorie vengono prima dell’esperienza. Una preconcezione per diventare un

idea,pensiero, ha bisogno di incontrare una ‘’realizzazione’’ cioè di incontrare nella

realtà un’esperienza corrispondente a questa preconcezione.

Ci possono essere situazioni di carenze estreme in cui le preconcezioni ( senso buono,

esperienze buone) non possono realizzarsi per mancanzo dell’esperienza concreta.

L’ultimo gradino della complessità mentale: sistema deduttivo scientifico e calcolo

algebrico che è il massimo dell’astrazione.

Asse orizzontale: ipotesi definitorie:

Servono per riunire più elementi caratterizzandoli in modo coerente:

 indicano una ripetizione nelle esperienze. Quando si coglie l’elemento che dà

origine e coerenza all’insieme, ci si sente sollevati dallo sconcerto provato

all’inizio.

Dà un senso a quello che accade, fosse pure un senso negativo, perché

 anche un’ipotesi che definisca la negatività del mondo permette di avere

un’idea di mondo, di rapporto con esso su cui cominciare a organizzarsi. È

importante il fatto che si possa cominciare a definirlo.

La seconda colonna w: corrisponde agli enunciati falsi usati per difendersi

dall’angoscia. Si tratta di affermazioni atte a evitare di smentire le aspettative. W è

ambiguo perché significa pseudo, falso e psicoanalisi. È la categoria della falsità e

della menzogna, l’uso degli elementi per difendersi dalla comprensione.

Si può trattare di idee false o inconsapevolmente false. Anche le teorie psicoanalitiche

possono essere usate per non capire, per avere e dare spiegazioni già fatte.

Bion pensava che la colonna due dovesse essere sviluppata per distinguere meglio la

menzogna e falsità. La falsità: riguarda la limitatezza della nostra conoscenza che non

permete di formulare la verità. La menzogna: presuppone la conoscenza della verità

che si cerca di evitare attraverso l’uso della menzogna stessa. La psicoanalisi non ha

difese di fronte alla menzogna.

Le colonne : 3 notazione, 4 attenzione e 5 indagine rappresentano momenti di

crescente complessità dell’attività mentale che registra, elabora e sostiene

l’esplorazione e la conoscenza. La colonna 6 l’azione. Tutti gli elementi possono essere

usati per capire o per agire, modificare la realtà interna ed esterna, rinunciando a

capire.

Gli elementi beta: ad esempio quando non sono elaborati come fattori di pensiero e

non diventano elementi alfa perché dolorosi e non tollerabili, possono essere usati

dalla personalità che se ne vuole liberare per l’azione ed espulsi da sé attraverso

l’agire.

Bion ha proposto di usare la griglia classificando in modo incongruo il materiale della

seduta. In questo modo in seduta, si viene a riflettere su quanto potrebbe succedere;

nelle parole di Bion invece della seduta di ieri, lavorare sulla seduta di domani. Questo

allena e sviluppa le capacità intuitve dell’analista.

Prime due file A e B, il passaggio da elementi beta e alfa, dalle sensazioni fisiche alle

esperienze psichiche, cioè l’attività della funzione alfa. L’area tra due file potrebbe

contenere altre griglie per poter comprendere le trasformazioni dalle sensazioni alle

percezioni psichiche e l’uso che può essere fatto di tutti questi elementi,che può

promuovere o bloccare la crescita mentale.

Secondo Bion dobbiamo vedere la mente come un contenitore di pensieri, lo sviluppo

di una funzione che viene attivata dai pensieri e che si costruisce per poterli contenere

ed elaborare. Ribalta la tradizionale concezione filosofica di una mente che produce i

pensieri: nella sua teoria ci sono prima i pensieri ed è per pensarli che si costruisce la

mente.

La sua teoria era più aderente alla realtà clinica,psicologica; oggi sappiamo che è più

aderente alla realtà biologica. Lo sviluppo attuale delle neuroscienze ci indica che non

c’è nel cervello un luogo o una struttura che costituisce la mente ma che essa risulta

dalla interazione delle varie aree attivate dalla sensorialità,percezione esterna e

interna, una interazione complessa e integrata.

Non c’è una mente che produce pensieri ma ci sono i pensieri,dovuto all’attivazione

integrata fisiologica,e per elaborarli ,contenerli, dare loro un significato,si sviluppa la

mente.

Bion parla di pensieri senza pensatore: pensieri prima che vengono pensati, selvaggi

che la mente deve addomesticare per riuscire a pensarli. Ed esistono anche pensatori

senza pensieri, che hanno troppa paura di pensare e non fanno che pensare quello che

è già stato pensato da altri o da loro stessi, in altri momenti.

Bion ritiene che sostenere la capacità di pensare quei pensieri che il pz da solo non

riesce a pensare è l’aspetto più importante del lavoro analitico. Lo psicoanalista deve

conservare la capacità di pensare sotto il bombardamento delle bombe. ( emotive).

Viene in mente Samuel Beckett che fu pz di BIon. Le sue opere definite teatro

dell’assurdo sono osservazioni disperate di situazioni esistenziali in cui non succede

nulla, non c’è nessuna speranza, niente di niente, come in Aspettando Godot, il suo

capolavoro.

Bion descrive e ci fa capire l’angoscia dell’uomo moderno, il nulla senza senso. Lo

stato mentale che con Bion possiamo definire no ice cream rappresenta un problema

terapeutico terribile. Noi abbiamo visto le pz di Freud: il trauma, sofferenza e l’attività

terapeutica riparativa sul piano affettivo e cognitivo.

I bambini della Klein: sotto l’incubo delle terribili primitive angosce superegoiche che

potevano essere alleviate ristabilendo il rapporto con la realtà che permette di

mitigare il circolo vizioso di proiezione e introiezione.

I pz di Bion sopravvivano nel mondo senza senso: nessuna esperienza buona,una

condizione disperata, ma protettiva. Si può sopravvivere in un mondo vuoto qualsiasi

cosa rappresenta un pericolo che il mondo così costruito, la teoria che lo regge,

crolli,perché non è una teoria che può modificarsi con l’esperienza.

Se non ci deve essere niente di buono,basta che ci sia una sola cosa buona e tutto

crolla. E la cosa buona può essere la terapia stessa ,la stessa esperienza buona che il

terapeuta propone. Bion ha parlato di cambiamento catastrofico.

Vi sono stati mentali in cui è tollerabile che ci siano cose cattive ma è intollerabile che

ci possono esssere cose buone. La proposta della terapia risulta drammatica. Bion dice

che per certi pz l’esperienza di affrontare comporta l’accettazione della propria follia, e

questo non è facilmente tollerabile.

Si rischia il suicidio, per arrivare alla consapevolezza della propria malattia. Nessun pz

per quanto grave è solo una personalità psicotica, da qualche parte c’è sempre un Io

osservatore, magari schiacciato, nascosto,terrorizzato. Come non c’è mai nessuno

completamente sano o nevrotico che non abbia da qualche parte una possibilità

psicotica.

Ps – D, oscillazione tra posizione paranoide – schizoide e depressiva. Serve a illuminare

il mondo della psicosi, essa riguarda la vita mentale di tutte le persone, nevrotiche o

meno che di fronte all’esperienza emotiva del cambiamento, in certi momenti evitano i

meccanismi D che promuovono la crescita e utilizzano per difendersi i meccanismi Ps.

Per ogni persona il cambiamento è drammatico, ma non così drammatico come per i

pz psicotici, la cui personalità non ha risorse adatte per mantenere il rapporto con la

realtà e con gli altri. La nostra vita mentale è organizzata intorno all’oscillazione PS-D:

questo è il nucleo del pensiero di BION.

Di fronte ad ogni esperienza emotiva che significa cambiamento, noi in un modo o

nell’altro siamo costretti a cambiare le nostre concezioni, i nostri pensieri, le nostre

teorie sull’esperienza e cerchiamo di evitarlo: il cambiamento di per sé è un momento

di crisi.

Il modello contenitore /contenuto.

La relazione dinamica fra due cose che entrano in rapporto tra di loro simbolizzabile

come maschile femminile. Bion individua tre modelli fondamentali di interazione:

Modello simbolico: contenitore e contenuto entrano in relazione tra loro

 traendo reciproco vantaggio.

Modello conviviale: contenitore e contenuto convivono senza influenza

 reciproca. Una cosa può convivere con l’altra senza entrare in una vera

interazione.

Modello parassitario: è quello in cui la relazione tra contenuto e contenitore

 porta alla reciproca distruzione. Questo è un modello generale applicabile a

tante situazioni,pure di gruppo e alle istituzioni in genere.

Gli elementi della psicoanalisi.

Gli elementi costitutivi dell’esperienza analitica sono:

1) La relazione dinamica contenitore/ contenuto: possiamo considerare

l’esperienza analitica come un rapporto tra due persone, pz e analista, tra due

menti per fornire un contenitore più ampio e affidabile per quei contenuti che la

mente del pz da sola non è riuscita a contenere: il dolore che non può essere

sofferto, la colpa che non può essere tollerata, il trauma che non può essere

ricordato.

2) L’oscillazione tra Ps e D,Ps -D : è al centro della vita mentale e implica quella

che Bion chiama l’esperienza personale del mito edipico: attraversare la nube di

incertezza dell’esperienza umana( rappresentata nel mito dell’oracolo,dalle

profezie di Tiresia,dalla sfida della Singe) che stimola l’indagine onnipotente di

Edipo che vuole controllare la verità (Ps),lasciando che si possa produrre quella

reazione organizzatrice di significato che Poincaré , il grande matematico

francese, chiamava la scoperta del fatto scelto ( D). in analisi ,per l’analista e

per il pz ,significa poter tollerare l’angoscia e non agire subito difensivamente

ma lasciarsi il tempo per pensare e capire.

3) Il legame emozionale tra gli oggetti, +- L,H,K: si manifesta nell’esperienza

emotiva dell’incontro tra due persone in condizioni dissociative( mente e

corpo ,ad esempio). I legami fondamentali sono tre:

1) Amore (love) L.

2) Odio (hate)H

3) Conoscenza ( knowledge) K.

Ciascuna ha il suo contrario contrassegnato dal segno meno.

1) Contrario è la mancanza d’amore

2) È il desiderio di rimanere nell’ignoranza ad esempio, l’ignoranza di una

verità emotiva, come la verità emotiva su di sé, e questo è il nucleo della

resistenza alla psicoanalisi ,desiderio che può essere indicato come meno

K.

4)La decisione di interpretare: gli oggetti psicoanalitici hanno dimensioni che si

estendono nel campo:

-- del senso: indica che sono esperienze concrete vissute dal pz e dall’analista

nell’attualità della seduta.

---mito: è indicato da Bion quel componente ‘’come se’’. Per illustrarlo riporta

l’esempio dell’intepretazione della rabbia del pz in seduta paragonata a ‘’quello di un

bambino che vuole picchiare la bambinaia perché gli ha detto che è cattivo’’.

L’interpretazione invita il pz a riflettere sul suo mito personale che può dare senso ai

suoi occhi a quello che prova e al motivo per cui lo prova. La passione è la presenza di

un emozione intensa,prova del legame che si stabilisce tra due persone e due menti

nel lavoro analitico.

5)La concatenazione causale delle ipotesi: ‘’le interpretazioni possono essere

considerate come teorie, sostenute dall’analista, riguardo ai modelli e alle teorie ceh il

pz ha dell’analista’’.

Le teorie impiegate dall’analista sono poche e Bion prova a elencarle: un linguaggio

comune tra pz e l’analista,un alfabeto; asserzioni che nascono dal bisogno di capire

cose che per il momento non sono ancora conoscibili; asserzioni che mettono in luce

realizzazioni passate o presenti; asserzioni che rappresentano deduzioni da cose già

conosciute; teoria che servono per esplorare l’ignoto e asserzioni che rapresentano

strumenti operativi.

La funzione dell’interpretazione è quella di promuovere il pensiero,del pz e della

coppia analitica, favorendo la pensabilità piuttosto che fornire pensieri come prodotti

‘’finiti’’. Differenziandosi dalla pretesa delle intepretazioni complete Bion sottolinea

come il contributo dell’analista debbe essere incompleto; esso deve lasciarle aperte in

modo da promuovere e sostenere le possibilità di pensiero del pz.

L’aspetto insaturo dell’interpretazione corrisponde al problema che già Freud aveva

affrontato del rapporto tra interpretazione e costruzione, che implica l’uso di ipotesi e

modelli. Rispetto alla concezione dell’interpretazione mutativa proposta da

Strachey,Bion propone di prendere in considerazione lo sviluppo delle funzioni mentali

del pz. Sostiene che nell’analista la saturazione può corrispondere a una difesa

rispetto al carattere sempre insaturo ,e quindi angoscioso, del lavoro analitico.

Bion scrive:

l’analista deve essere capace di costruire una storia. Egli deve costruire un linguaggio

con cui si possa parlare e che il pz possa comprendere. Deve essere capace di

tollerare questo universo in espansione, che si espande più rapidamente di qunto egli

possa pensare. Può pensare tanto rapidamente da giungere partendo dal nulla alle

interpretazioni. Ma appena ha finito di parlare,l’universo si è sviluppato al di là della

sua vista. Il problema è : come possiamo diventare abbastanza forti da tollerare ciò?

Questo è uno scopo più modesto che tentare di aggiungere qualcosa di nuovo alla

psicoanalisi.

6)La capacità di tollerare il dolore: come si vede,Bion si riferisce alla tolleranza

dell’angoscia da parte del pz, e a quella dell’analista, la capacità negativa di

sopportare l’incertezza e l’insicurezza inerenti al suo ruolo e al suo lavoro.

7)La premonizione: è un termine che Bion ha coniato sul modello della preconcezione

nel campo di idee per indicare una sorta di preemozione, un precursore intuitivo

dell’emozione,nascente e incoata che l’analista deve prepararsi a riconoscere per non

essere costretto, per riconoscerla,ad attendere che essa si dispieghi nella seduta e

nella vita mentale del pz e dell’analista provocando sofferenze inutili e blocchi del

lavoro analitico. ‘’ premonizione’’ è un termine che si riferisce a qualcosa che deve

ancora accadere e che si deve manifestare: si associa a incertezza e riguarda il futuro.

La comprensione che guarda al passato è una rassicurazione che l’analista deve

cercare di evitare.

Le trasformazioni.

L’esperienza psicoanalitica può essere descritta come un processo di trasformazione. Il

discorso del pz è la trasformazione in parole dei suoi pensieri e delle sue emozioni che

sono il prodotto di trasformazioni di avvenimenti esterni o interni,passati o presenti

della sua esperienza.

L’interpretazione dello psiconalista è la trasformazione in parole dei suoi pensieri e

delle sue emozioni,che sono trasformazioni del rapporto condiviso con il pz nella

seduta di analisi. Nei processi trasformativi sono importanti le invarianti,cioè quello

che rimane inalterato nella trasformazione stessa e che permette di fare delle ipotesi

su quello che Bion chiama O, l’esperienza iniziale altrimenti inconoscibile,l’origine dei

processi trasformativi.

Le trasformazioni a moto rigido: sono quelle che non implicano eccessiva

deformazione, per cui l’origine della trasformazione è riconoscibile. Il loro modello è il

transfert, la sovrapposizione al suo presente nella realzione attuale con il terapeuta.

Le trasformazioni proiettive: sono l’effetto dell’identificazione proiettiva dentro la

relazione contenitore/ contenuto; le trasformazioni in allucinosi: sono quelle che

avvengono in assenza di un contenitore mentale, per cui vengono evacuate nella

realtà sensoriale.

Una particolare trasformazione è quella degli elementi alfa quando sono cannibalizzati

dalla funzione alfa inversa e ritornano a essere elementi similbeta che vengono

evacuati. In questi casi si tratta di un suo blocco dovuto a un eccesso di dolore

psichico.

La memoria e il desiderio.

Breve scritto del 1967 che riguarda lo sviluppo della capacità di osservazione di

quanto accade nella seduta psicoanalitica. Dato che il contenuto dell’osservazione

psicoanalitica manca dell’evidenza sensoriale, è necessaria una intuizione che si basa

sulla capacità di captare gli stati emotivi presenti nella seduta.

Si basano sulle impressioni sensoriali e costituiscono un ostacolo all’emergere

dell’intuizione. Trattano con impressioni sensoriali di ciò che si suppone essere già

accaduto ( memoria) e impressioni sensoriali di ciò che non è ancora accaduto

( desiderio). L’analista concludeva Bion dovrebbe evitare sia la memoria che il

desiderio.

Il suggerimento si riferisce all’assunzione di un atteggiamento che freni sia la memoria

che i desideri quando si manifestano attivamente in seduta e rappresentano in quel

momento una distrazione e un allontanamento dall’osservazione dell’evoluzione della

seduta stessa.

Per cogliere il momento emotivo nel rapporto con l’altro,conviene non avere schemi,

né del passato né del futuro, modelli già organizzati che non ci permettono di vedere

l’esperienza nuova per quella che è.

I miti.

Propone una lettura originale,intensa e significativa di alcuni miti. Sono modelli di

esperienze emotive legate all’amore,all’odio e alla conoscenza. E la lettura di Bion

cerca di metterne in luce le funzioni e le organizzazioni mentali che vi si rivelano.

Nel mito dell’Edipo: è al centro la nuvola di incertezza,l’enigma della Sfinge che

rappresenta una sfida alla conoscenza, minaccia e insieme uno stimolo alla curiosità.

La hybris : insiste nella ricerca della conoscenza malgrado gli avvertimenti dell’oracolo

e di Tiresia e che non vede i segni significativi della verità che man mano si rivelano ,è

come quello stato mentale fatto di superbia, curiosità e stupidità che secondo Bion

caratterizza la catastrofe psicotica in quanto disposizione mentale opposta al potere

apprendere dall’esperienza.

Nel mito dell’albero della conoscenza nel giardino dell’Eden e in quello della torre di

Babele: è in primo piano il desiderio della conoscenza onnipotente che va incontro alla

distruzione per la vendetta divina. Il desiderio stesso che anima il gruppo degli umani

è uno stato della mente che non si può realizzare senza rotture e scissioni.

Solo il fallimento del desiderio della conoscenza assoluta può dar vita alla difficile e

limitata ma vitale convivenza umana tra persone diverse che cercano di comunicare

tra loro e nella stessa persona, tra elementi diversi che cercano di conoscersi tra loro.

Entrambi condividono una situazione iniziale di luogo ideale da cui si viene scacciati

per essere precipitati nel dolore e nella sofferenza,perdita che può essere elaborata

depressivamente o combattuta persecutoriamente.

La scoperta negli anni ’20 del cimitero reale di Ur in Mesopotamia da parte

dell’archeologo inglese sir Charles Leonard Woolley: ha rivelato il rito funebre per cui

,alla morte del re,la corte si dava la morte seguendolo nella tomba e di come già in

antico il cimitero reale fosse stato profanato da ignoti ladri di tombe alla ricerca di

ricchezze sepolte.

Bion contrappone lo stato della mente dei partecipanti al corteo funebre regale

dominato dall’ignoranza e dalla puara – per cui vita e morte fanno parte di un unico

ciclo catastrofico legato all’appartenenza a un gruppo- allo stato della mente degli

antichi ladri che spinti dal bisogno e dal desiderio scavano la tomba sfidando la paura

e la morte.

La morte di Palinuro è raccontata da Virgilio nei libri V e VI dell’Eniede: la flotta di

Enea, profugo di Troia distrutta è alla fine del suo viaggio. Nettuno accetta di non

ostacolarlo più in cambio di unum tantum, una vita soltanto.

È notte,il mare calmo,Palinuro il pilota è al timone. Il dio Sonno, assunto l’aspetto di

Forbante, uno dei figli di Priamo morto a Troia, cerca di convincere Palinuro a riposare

e a cedergli il comando della nave. Ma Palinuro non si fida delle insiede del mare e si

stringe al timone con lo sguardo fisso alle stelle come per ancorarsi a un elemento

sensoriale della realtà,ma è travolto dalla turbolenza emotiva provocata dal sembiante

di Forbante che scatena il ricordo e il desiderio.

‘’o terque quaterque beati… Oh tre volte, quattro volte beati coloro che caddero allora,

sotto lo sguardo dei padri’’ aveva esclamato Enea,pochi versi prima.

Allora il dio Sonno lo addormenta con l’acqua del Lete e lo precipita in mare con tutto il

timone e la poppa divelta. Palinuro si risveglia in mare ma i compagni non lo sentono.

Il dio Sonno si allontana. Enea, accortosi che la nave è alla deriva, prendo il comando e

compiange come l’esperto Palinuro si sia fatto ingannare dal mare infido.

‘’ in questa storia nessuno guadagna nulla – commenta Bion – questa è una storia

morale, una seria storia morale. Se ci chiedessimo quali parole usare per raccontare

questa storia oggi, dovremmo parlare di cose come memoria, desiderio, droga(le

acque del Lete), violenza e grande ostilità’’.

La storia rappresenta il conflitto tra onnipotenza e impotenza, dover tollerare

l’ingiustizia di ciò che accade senza un perché:

l’obiezione a un universo senza significato deriva dal timore che la mancanza di

significato sia un segno che il significato è stato distrutto e dalla minaccia che ciò

comporta per il narcisismo essenziale. Se un dato universo non può produrre un

significato per l’inidivuo, il suo narcisismo richiede l’esistenza di un dio o di qualche

oggetto ultimo per il quale esso abbia un significato da cui egli si suppone abbia

beneficio.

Rappresenta un aspetto di O, la sua assoluta privatezza. Enea non saprà mai qual è

stata la fine di Palinuro e neppure di Palinuro il perché. Nel libro VI nel viaggio all’Ade

in campagnia della Sibilla, Enea incontra l’ombra di Palinuro e gli chiede cosa sia

successo ma Palinuro stesso non lo sa: si è risvegliato in mare, è stato trascinato dalla

corrente e giunto a terra è stato ucciso e ora giace insepolto presso il Capo che da lui

prenderà il nome.

Così dice Bion, la psicoanalisi è conoscibile solo da chi ne fa esperienza. La sua

pubblicazione, è sempre un tradimento e un falso.

L’ultimo Bion.

Poco conosiutoe meno capito, ha suscitato polemiche davvero intense. È stato

accusato di decadimento senile, di una conversione mistica, d’esser diventato un

maestro Zen. Solo oggi ha cominciato a essere riconosciuta l’importanza e la creatività

di quest’ultimo periodo dell’opera di Bion.

Memoria del futuro.

L’ultima opera edita 1975, una via di mezzo tra un romanzo e una sceneggiatura

teatrale: un tentativo di rappresentare la vita mentale come si manifesta

nell’esperienza analitica. Vi sono molti personaggi. Alcuni rappresentano Bion(c’è ad

esempio, un personaggio che si chiama Bion,un altro personaggio che si chiama ‘’Me

stesso’’ e un altro che si chiama ‘’lo psicoanalista’’), altri si riferiscono a lui( per

esempio 14 anni, 20 anni,Cap.Bion e anche i somiti e l’emnbrione prentale) e tanti altri

rappresentano aspetti della personalità come Albert Stegosauro ( la scienza usata

come difesa),Adolf Tirannosauro ( il potere distruttivo)e così via. È un opera con molte

intuizioni geniali ma di difficile lettura.

Ad esempio,ad un certo punto compaiono due personaggi, uno si chiama Mente e

l’altro Corpo. Queesti due desiderano conoscersi, sono interessati l’uno all’altro che

potrebbe essere chiamata psiche-soma o soma-psiche,a seconda dei punti di vista.

Quando s’incontrano,cominciano a conoscersi e si piacciono ma sono destinati a non

incontrarsi e a non capirsi. A un certo punto Mente dice a Corpo: ‘’guarda Corpo,ogni

cosa che tu dici, per me è dolore’’(quando il corpo si manifesta e lo percepiamo, è

perché soffre?) e Corpo replica: ‘’guarda mente che è l’unico linguaggio che tu

capisci’’( davvero un’intuizione straordinaria del problema della psicosomatica).

L’esperienza di O.

Bion aveva individuato tre elementi della psicoanalisi: L,H e K e in Trasformazioni 1965

aveva aggiunto O: è un elemento che trasforma il significato e la funzione del modello

stesso. È un cambiamento teorico decisivo: far ruotare tutto l’apparato della

psicoanalisi come modello concettuale e come pratica clinica da K a O, da ricerca della

conoscenza a fare esperienza di O.

Un gesto prometeico se si considera che la psicoanalisi è nata con Freud come un

impresa di conoscenza – l’autoanalisi – e che Bion aveva dedicato gran parte della sua

opera proprio al suo sviluppo: il pensiero, i disturbi del pensiero, la sua organizzazione

funzionale, la griglia , la conoscenza , l’epistemologia della psicoanalisi ecc.

Ora tutto viene fatto ruotare intorno a O. cos’è O? O è l’origine come nell’esempio

geometrico degli assi cartesiani. Non significa zero, che indicherebbe il vuoto, perché

Bion si riferisce a un pieno vivo e attivo: la realtà esterna,se guardiamo fuori di noi; la

realtà interna se guardiamo dentro di noi.

È la causa di ciò che siamo e che proviamo anche se non riusciamo mai a venire a

capo perché la realtà,sia interna che esterna, è in sé inconoscibile. Possiamo solo

sentirne e cercare di riconoscerne gli effetti su di noi – o dentro di noi- fare esperienza

di O.

L’esperienza del mondo di sensazioni,percezioni ed emozioni che si attivano a contatto

con la realtà e che ci attivano nei nostri pensieri,sentimenti, motivazioni e

comportamenti, il nostro mondo soggettivo. Vorrei notare come a questo punto, con O

al centro, il pensiero di Bion sia unitario e permette di vedere tutto l’essere dell’uomo

come una persona con il suo nucleo di mistero che lo muove: ‘’ non mi piacciano i

termini che implicano ‘’il corpo’’ e ‘’la mente’’,quindi uso ‘’sé’’ per includervi quello

che io chiamo corpo o mente, e uno spazio mentale per ulteriori idee che potranno

essere sviluppate.

La formulazione filosofica di questo approccio è il monismo’’. Sente di essere giunto al

nucleo del mistero dell’esperienza umana, cita i mistici,lo spagnolo Doctor Mysticus

Giovanni della Croce, il tedesco Meister Eckhart,parladi atto di fede: O è il limite

epistemologico della conoscenza umana e il limite ontologico dell’esperienza umana.

Secondo Bion,di fronte a O,si possono assumere tre atteggiamenti:

Conoscere O: cercare di sapere il più possibile su O senza viverlo,un modo di

 difendersi da un’esperienza che fa paura.

Essere in rivalità con O: convincersi che c’è qualcosa di meglio che affrontare

 il dolore dell’esperienza

Diventare O: cercare di vivere le esperienze per quelle che sono, accogliendo

 le emozioni, tollerandole, elaborandole,dando loro un

significato,riconoscendole nella nostra storia, nella nostra vita: diventare

quello che siamo, potremmo dire con Nietzsche.

Il pensiero – e il lavoro – dell’ultimo Bion, il senso della trasformazione di O: riuscire a

vivere l’esperienza del momento, sopportando l’angoscia a essa legata, senza fuggire

nella memoria o nel desiderio, mi sembrano esprimere l’adesione più radicale di Bion

a quella caducità umana così rappresentata ad esempio dalla capacità negativa che

Keats aveva affermato a proposito di Shakespeare, cioè ‘’quella capacità che un uomo

possiede se sa perseverare nelle incertezze attraverso i misteri e i dubbi, senza

lasciarsi andare a una agitata ricerca di fatti e ragioni’’, e dalla saggezza del signor

Michel de Montaigne, quando scrive sull’esperienza di vivere: ‘’quando io ballo,ballo;

quando dormo,dormo’’.

O non si può conoscere ma se ne può fare esperienza, che diventa il vertice del lavoro

analitico e il suo scopo. Essere all’unisono con O,at-one-ment,significa riconoscere la

propria esperienz emotiva,potersi ritrovare con se stesso,essere uno con se stesso.

Lo scopo del lavoro analitico diventa ‘’presentare il pz a se stesso’’ in modo che il pz

possa riconoscersi – non solo conoscersi, che sarebbe una difesa – e diventare quello

che è. Con l’autobiografia Bion ci mostra questa esperienza. La lettura di Bion ci

coinvolge dentre le sue emozioni: proviamo una intimità inquietante con lui, con le sue

emozioni, anche quelle più estreme: l’angoscia,l’insensateezza della vita, il

blocco,l’estraneità che lo lacera. Una intimità davvero inquitante. ‘’ io scrivo di me’’.

‘’ Il disegno in cui Nansen mostrò come aveva raggiunto il Polo Nord non mi dice – né

mai lo saprò – che effetto fa essere Nansen che vaga nelle plaghe deserte dell’Artico’’.

Siamo dentro una catastrofe intollerabile, impensabile, invivibile e la sua opera, tutta

la sua ricerca ci sembra acquistare un carattere personale e intimo:come funzione la

mente, come può fare a digerire i suoi incubi, e come potersene liberare fino a O,

l’esperienza di O,fare esperienza di sé nel momento presente.

Ma cosa significa per Bion l’esperienza di O come lavoro clinico?

Lo sappiamo grazie ai seminari di supervisione clinica e alla testimonianza di Grotstein

che riporta e commenta molti passi della sua analisi e anche grazie a Gooch che la

conferma. Bion aveva un atteggiamento ‘’disciplinato e concentrato’’ , non si lasciava

andare alla fantasia, era capace di creare la situazione analitica, interpretava sul filo

dell’emozione presente e sottolienava come l’attivazione della coppia

impontenza/onnipotenza fosse un unico modo dissociativo per evitare l’esperienza

vissuta.

Senza memoria, senza desiderio,senza bisogno di capire significa per Bion potersi

concentrare sull’esperienza emotiva presente con il pz aprendo tutti i possibili canali di

comunicazione. ‘’man mano che divenni più capace di far tacere i miei pregiudizi, mi

accorsi che riuscivo a essere conscio dell’evidenza che c’era, piuttosto che lamentarmi

dell’evidenza che non c’era’’.

Prestare una sistematica attenzione in seduta all’evolversi del filo delle emozioni

concentrata e approfondisce il campo di osservazione analitica e permette di cogliere

la mancanza di contatto,i livelli di conflitto,i blocchi, le inversioni di direzione, la

riespierienza del proprio corpo, il riconoscimento della realtà hanno un valore

organizzativo e integrativo per l’intera personalità e permettono di collegare i vissuti

sensoriali del pz con i suoi stati mentali anche quando questi ultimi sembrano

assenti,o presenti nella loro forma negativa di disconoscimento e di rifiuto, sostenendo

quel tipo di funzionamento psichico a contatto con la realtà di cui parlava Freud in

Precisazioni sui due principi dell’accadere psichico.

Così possiamo intendere l’esperienza di Freud che ci consegna il significato della

nostra vita: wo Es war, soll Ich werden(Dove era Ed deve diventare Io), uno scopo

coerente con il proposito dell’ultimo Bion di affrontare l’esperienza di O,la realtà

impersonale ultima trasformandola in una realtà emotiva personale tollerabile, che

permette il pensare e la considerazione della realtà: addomisticare i pensieri selvaggi.

Come scrive Grotstein:’’ l’O impersonale si trasforma in O personale, cioè il soggetto

rivendica il destino impersonale sotto forma di quella porzione a lui destinata ( moira)

da accogliere e vivere’’.

La conoscenza di Bion in Italia ha seguita varie strade – tra esse l’impegno

straordinario della figlia Parthenope (1945- 1998). Filosofa, sposò un musicista italiano,

Talamo, e si trasferì a Torino dove ha lavorato come psicoanalista. I suoi lavori sono

raccolti in Mappe per l’esplorazione psicoanalitica.

Altri sviluppi.

Donald W.Winnicott (1896 -1971).

- Pediatra ha lavorato a lungo presso il Paddington Green Children’s Hospital di

Londra.

- Ha indagato il rapporto madre- bambino che ha considerato come un vero e

proprio nucleo basico da cui nasce lo sviluppo della mente.

- Come psicoanalista si formò con James Strachey e poi con Joan Rivière.

- Fu vicino alla Klein ,tanto da prendere in analisi il figlio Erich, ma rimase

indipendente e nella Società britannica fece parte del Middle Group: ‘’ non ho

mai potuto seguire qualcuno,nemmeno Freud’’ ,scrisse nel 1962.

- La sua seconda moglie Clare Britton fu in analisi con la Klien e divenne anch’ella

psicoanalista infantile.

- ‘’non esiste un bambino al di fuori della coppia madre – bambino, racconta lui di

aver dichiarato in una riunione scientifica della Società britannica intorno al

1940. Fin dall’inizio gli scambi con la ‘’madre ambiente’’ interagiscono con la

dotazione pulsione del bambino e ne regolano l’espressione.

- Lo sviluppo del bambino, dall’illusione della fusione con la madre fino

all’individuazione autonoma, viene sorretto dalla capacità di holding, la funione

di sostegno e di contenimento fisico ed empatico da parte della madre. Una

madre in grado di assolvere a questo compito è una ‘’madre sufficientemente

buona’’ che permette al bambino di passare a una graduale acquisizione di

indipendenza. Il bambino può così rinunciare alle sue fantasie onnipotenti ( il

mondo esterno vissuto come propria creazione) e può cominciare a riconoscere

forme iniziali dell’altro da sé.

- Ha osservato che quando il bambino si prepara per domirmire comincia a

mettere il pollice in bocca e spesso con le altre dita si carezza il viso e con l’altra

mano comincia a stringere qualcosa come un pezzetto del lenzuolo, facendo

rumori ripetuti. È l’inizio dell’oggetto transizionale, un oggetto che il bambino

usa come difesa contro l’angoscia e con cui gioca come una propria creazione.

L’oggetto caratterizza lo stato transizionale dello sviluppo, tra l’inizio del

rapporto con l’oggetto e la capacità di simbolizzare.

Esso è un ponte che garantisce un avvicinamento alla realtà non troppo

traumatico, cui il bambino può ricorrere per non soccombere all’angoscia

quando,ad esempio la madre si allontana. Funzione analoga avranno il gioco e il

disegno.

- Nelle consultazioni con i bambini tra i 5 e i 13 mesi usava il gioco

dell’abbassalingua: mentre parlava con la madre che teneva in braccio il

bambino, egli metteva sulla scrivania alla portata del bambino un lucente

abbasalingua e osservava il suo comportamento.

Il bambino è attratto dall’oggetto e vi avvicina la mano, poi esita e guarda gli

adulti, prende l’abbassalingua e ci gioca, mettendolo in boca e buttandolo a

terra. Questo gioco permette di valutare la capacità del bambino di provare

interesse e di manifestarlo interagendo con le figure genitoriali; ha un

significato diagnostico terapeutico, quello di permettere che si compia

un’esperienza che per W. è un aspetto essenziale di qualsiasi funzione

terapeutica.

- Con i bambini più grandi usava il gioco dello scarabocchio( squiggle): dopo aver

invitato il bambino a giocare con lui, iniziava uno scarabocchio, lasciava che il

bambino intervenisse e i due proseguivano alternandosi a vicenda. In qusto

modo poteva cogliere le emozioni e lo stato d’animo del bambino in una forma

fin dall’inizio partecipe e creativa.

Per lo sviluppo affettivo primario, le cure fornite al bambino da un ambiente

soddisfacente(madre, famiglia) portano allo sviluppo sano del Sé e

all’acquisizione della sicurezza. Di fronte a una carenza delle cure materne, il

bambino si difende edificando un falso Sé che funziona come schermo

protettivo dall’ambiente e che nasconde il vero Sé, proteggendolo dalla

sofferenza.

Questo tipo sarà dominante dalla paura del crollo: un’angoscia capace di

paralizzare l’intera vita emotiva. Scrive W.: ‘’ il timore del crollo può essere la

paura di un avvenimento passato la cui esperienza non è stata ancora fatta’’,

riferendosi alla situazione traumatica di carenza precoce delle cure materne che

è stata non tanto rimossa quando non vissuta.

Il falso Sé comporta un senso di irrealtà e di inutilità. L’aspetto compiacente del

falso Sé può ingannare nella relazione analitica:

il falso Sé del pz può collaborare a tempo indefinito con l’analista nell’analisi

delle difese,stando al gioco, dalla parte dell’analista. Questo può essere

interrotto quando l’analista riesce a segnalare e specificare una mancanza di

qualcosa di fondamentale: ‘’ lei non ha la bocca’’ , ‘’ lei non ha ancora

cominciato a esistere’’ ‘’fisicamente lei è un uomo,ma dalla sua esperienza lei

non ha fatto conoscenza della mascolinità’’, e così via… un pz che aveva fatto

una lunga e inutile anlaisi sulla base del falso sé,collaborando con un analista

che pensava che quello fosse il suo interno sé, mi disse: ‘’ l’unica volta che ho

sentito di avere una speranza è stato quando lei mi disse che non poteva

vedere alcuna speranza, eppure continuò l’analisi’’.

- Per quanto riguarda la terapia ha dato importanza alla creazione di uno spazio

transizionale che permette lo sviluppo del processo di comunicazione tra

persone.

Il setting: corrisponde alle cure materne. Con le sue caratteristiche di certezza e

affidabilità, di calore e di neutralità l’appuntamento analitico e il modo in cui si

svolge fornisce il contenimento e il sostegno di cui il pz ha bisogno,il pz che ha

sofferto di gravi carenze delle cure materne,vale a dire:

Dell’essere sostenuti (holding)

 Manipolati (handling)

 Dalla madre. In questi casi il pz risulta esposto a gravi angosce ( W.le chiama

agonie primitive) come sentire di disintegrarsi, andare a pezzi, cadere

all’infinito,perdere il rapporto con il corpo, perdere il senso della realtà, non

riuscire a entrare in rapporto con gli altri.

- Ha riflettuto sul rapporto tra mente e corpo sulla base di un commento che fece

Jones nel 1946: ‘’ non credo che la mente esista veramente come una entità’’.

W. era interessato dalle situazioni cliniche in cui viene meno l’integrazione

psicoanalitica – che chiama la ‘’collusione psicosomatica’’ – il pz si sente di

avere una mente distaccata dal corpo, un intelletto scisso.

La malattia psicosomatica è il segno di un disturbo del processo di

personalizzazione in cui l’insediamento della psiche nel corpo non è stato

sostenuto dalle cure materne primarie. L’insufficienza delle cure soprattutto la

loro inaffidabilità,comporta oltre all’organizzazione difensiva di un falso Sé

dietro cui proteggere e tenere nascosto il vero Sé,anche l’uso difensivo

dell’intelligenza,scisso dalla vita emotiva.

‘’se adesso prendiamo il caso di un bambino la cui madre troppo rapidamente

viene meno al suo adattamento,possiamo scoprire che il bambino sopravvive

per mezzo della mente. La madre sfrutta la capacità del bambino di pensare

cose, di metterle insieme e di comprendere. Se il bambino possiede un buon

rapporto mentale questo pensare diventa il sostituto delle cure materne e

dell’adattamento. Il bambino ‘’fa da madre’’ a se stesso, per mezzo del capire,

del capire troppo’’.

- Seguiva i bambini adattando il setting ai loro bisogni,ad esempio fissando le

sedute su richiesta del bambino. Nel 1971 a un Congresso a Londra discusse il

Caso Piggle, una bambina di nome Gabrielle che aveva seguito per quattordici

sedute in due anni e mezzo,fino ai 5 anni d’età, e nella discussione sostenne

l’importanza della dinamica della situazione analitica, cioè il transfert rispetto

alle circostanze formali come la frequenze delle sedute.

Dopo la sua morte è stata pubblicata la registrazione di sei mesi della seconda

analisi del dott. A che W. aveva seguito una prima volta da adolescente e la

seconda volta dopo una crisi che lo aveva portato al ricovero.

Il caso era già stato oggetto di un commento di W.: Ritiro e regressione 1954.

Sostenere e interpretare 1986 è il titolo del libro che fa vedere come in effetti W.

desse importanza nel lavoro clinico a tutti gli aspetti della tecnica,

dall’accogliemento e sostegno del pz all’elaborazione e interpretazione dei suoi

conflitti.

- Collaboratrice di W. fu l’italiana Renata De Benedetti Gaddini ( 1919-2013)

mentre figura controversa è stato Masud Khan(1924 – 1989). Autore di libri di

successo di fenomeni schizoidi, la perversione, il narcisismo primitivo e il

concetto del trauma cumulativo,era un personaggio eccentrico, manipolativo e

trasgressivo nella sua pratica terapeutica. L’ultimo suo libro Trasgressione 1989

è una violenta polemica antisemitica e antipsicoanalitica.

La psicoanalisi in Francia.

La principessa Bonaparte ( 1882- 1962).

- Marie Bonaparte era pronipote del fratello di Napoleone,Luciano

- Il padre Rolando, militare e goegrafo, aveva sposato la ricchissima, Marie Blanc,

erede dei proprietari del casinò di Montecarlo che morì di parto proprio per la

nascita di Marie, tragedia che ne segnò il destino.

- Sposò l’erede al trono di Grecia, Giorgio,ed ebbe due figli.

- Fu in analisi con Freud del quale divenne traduttrice, amica, confidente e

protettrice.

- Ha scritto sulla teoria degli istinti,sulla sessualità femminile,la frigidità della

quale soffriva e l’arte. Molto interessante la patobiografia di Edgar Allan Poe, lo

scrittore il commento dei temi ricorrenti nelle sue opere: il conflitto edipico con

il padre e temi del terrore della madre uccisa, della madre morta – vivente, della

madre- paesaggio.

- La sua vita ha ispirato il film Princesse Marie del 2004, di Benoit Jacquot.

Marguerite A.Sechehaye (1887-1964).

- Psicologa svizzera

- Fu pioniera del trattamento psicoterapeutico della schizofrenia

- Nel Diario di una schizofrenica 1950 raccontò la cura della diciottenne Renée

con un metodo che definì come realizzazione simbolica.

La madre di Renée era stata ricoverata in ospedale psichiatrico quando la figlia

era ancora piccola ‘’ ero caduta al di là del pensiero e non ero che vuoto e

disperazione’’. Fu così invasa dalla irrealtà. Venne ricoverata e affidata alla S.

che cercò di entrare in contatto con lei gratificando simbolicamente i suoi

bisogni affettivi.

Fu decisivo il ‘’miracolo delle mele’’ . Renée divorava con grande avidità le mele

staccate ancora acerbe dall’albero come se volesse calmare l’angoscia

divorante di sentirsi d’essere stata lei staccata troppo presto ‘’ ancora

acerba’’ ,dall’’albero madre’’.

La S. prese a offrigliene,dopo averle tenute in seno,dicendole: ‘’ ora la mamma

nutre la sua piccola Renée,è l’ora di prendere il buon latte della mamma’’ .

‘’mangiai lentamente … - racconta Renée – una felicità mai conosciuta inondò il

mio cuore. Come se d’un tratto tutta la mia angoscia avesse lasciato il posto a

una benefica calma’’.

Già Paul Federn aveva sostenuto che era necessario con i pz più gravi e regrediti

assumere un atteggiamento materno di sostegno e riparazione, il maternage, e

la S. prese ad accudire Renée sostituendosi alla madre vera.

In dieci anni di cure, tra ripetuti tentativi di suicidio e vari ricoveri in clinica,

Renée arrivò a un certo equilibrio,ma precario, diventando anche lei

psicoterapeuta; alla morte della S. però Renée si suicidò.

- Dal Libro( Diario di una schizofrenica) il registra Nelo Risi ha tratto nel 1968

l’intenso film omonimo.

- Il suo metodo fu molto discusso e Claude Lévi – Strauss, il famoso antropologo,

in una nota dell’articolo sull’efficacia simbolica, lo paragonò allo sciamanesimo

nei riti del parto parlando di psicoanlisi abreattiva.

Jacques Lacan (1901- 1981).

Contro la psicoanalisi della american way of life a suo dire fondata sulla psicologia

dell’adattamento sociale e l’ingegneria dei buoni sentimenti.

- Ha proclamato la necessità del ritorno a Freud, il primo,quello della rivoluzione

copernicana della scoperta dell’inconscio.

- Medico psichiatra, colto e brillante,protagonista della vita culturale.

- Dopo una relazione con Olesia, seconda moglie del suo amico Drieu La Rochelle,

sposò Marie Luise Blondin e si legò a Sylvia,ex moglie di Georges Bataille,

un’attrice di teatro e di cinema.

- Le radici del suo pensiero sono filosofiche ( che definirà con disprezzo ironico

flusophie) e la sua evoluzione avverrà dentro il dibattito tra esistenzialismo e

strutturalismo verso modelli sempre più astratti, dallo strutturalismo linguistico(

che definirà linguistrick) alla logica formale, ai modelli del discorso e alla

topologia ( il nastro di Mobius, i nodi borromei).

- Seguì il seminario che il russo emigrato Alexandre Kojieve (1902- 1968) tenne

dal 1933 al 1939 alla Ecole Pratique des Hautes Etudes sulla Fenomenologia

dello spirito di Hegel,un commento radicale sulla illusorietà dell’autocoscienza,

l’alienazione costitutiva del soggetto umano e l’irraggiungibilità della

immediatezza del divenire: ‘’io penso, dunque ‘’io’’ non sono …. Ora ,l’analisi

del pensiero,della ragione ,dell’intelletto ecc – in generale del comportamento

cognitivo, contemplativo, passivo di un essere o di un ‘’soggetto cosciente’’ –

non scopre mai il perché o il come della nascita della parole ‘’Io’’,e quindi

dell’autocoscienza, cioè della realtà umana’’.

- La sua formazione analitica fu paradossale. Loewen stein,che lo prese in analisi

dal 1932 al 1939 su raccomandazione della principessa Bonaparte, non lo

considerava però analizzabile e Lacan non lo riteneva alla sua altezza

intellettuale.

- Raccontava un aneddoto: alla guida della sua automobile,in una galleria aveva

visto un camion venirgli contro ma aveva accelerato finché l’altro non gli aveva

ceduto il passo.

- La sua pratica clinica fu originale. La critica della tecnica classica che favorisce

l’identificazione alienanti, soprattuto quello con l’analista, lo portò ad

abbandonare le regole formali del setting alla ricerca, del puro impatto del

transfert: la ricerca immaginaria di un soggetto supposto sapere che però si

nega e scompare.

Il problema della durata troppo breve delle sedute – che gli permetteva di avere

un numero inusitato di pz e allievi che si affolavano nel suo studio in Rue de

Lille- provocò nel 1953 la sua esplosione( scomunica) da parte della

Associazione psicoanalitica internazionale.

Lacan reagì dedicandosi all’insegnamento pubblico ed esplose così la sua fama

internazionale.

- Pubblicò gli Scritti 1966; fondò la Societe Francaise de Psychanalyse, poi l’Ercole

Freudienne de Paris, che sciolse nel 1980 , e tenne dal 1953 fino al 1980 , con

straordinario successo ogni mercoledì il Seminario all’ospedale Sainte-Anne, poi

all’Ecole Normale Superieuere, i cui testi sono raccolti e poi pubblicati dal

cognato Jacques-Alain Miller.

- Morì a Parigi il 9 settembre 1981

- l’insegnamento fu orale, mediato da un linguaggio suggestivo, affascinante ed

enigmatico che sembra affermare la presenza di una verità già trovata, ma

irraggiungibile: ‘’ moi, la verité,je parle’’ – ‘’ se lei crede di aver capito – rispose

una domanda – si tratta di un equivoco’’.

- Per lui il soggetto è irrimediabilmente alienato e l’Io è una costruzione

immaginaria a partire dallo stadio dello specchio quando il bambino tra i sei e i

18 mesi arriva a riconoscere la propria immagine riflessa nello specchio con cui

si identifica( identificazione primaria). A essa segue l’identificazione duale e

confusiva con la madre mentre con il padre interviene come terzo garante

dell’ordine simbolico cioè si accede alla cultura e alla società in cui riconoscersi

ed essere riconosciuti come soggetti.

Il linguaggio precede temporalmente il parlante e lo eccede strutturalmente

costituendosi come altro. La comunicazione è illusoria, la verità ci sfugge, non

può essere detta,non ne abbiamo la possibilità: ognuno riceve dall’altro il

proprio messaggio in forma inversa.

La famosa formula lacaniana l’inconscio è strutturato come un linguaggio indica

i meccanismi dell’inconscio scoperti da Freud, condensazione e spostamento,

corrispondono a quelli individuati da Jakobson nel linguaggio, metafora e

metonimia; che come la lingua è per De Saussure un sistema autonomo rispetto

al soggetto parlante così il linguaggio dell’inconscio è il discorso dell’altro

rispetto al soggetto conscio.

- Tante le formule matematiche che lui ha man mano proposto e che sembrano

alla ricerca dei modelli sempre più astratti di una antropologia, di una

concezione dell’uomo sempre più distante dal vissuto introspettivo e

dall’esperienza emotiva ( per esempio: il gioco del significante, il nome del

padre, l’ordine simbolico, immaginario e reale, il desiderio,l’oggetto piccolo a i

modelli del discorso, i grafi,i nodi barromei ecc).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher annarella1989 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Candelori Carla.

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