Psicologia dinamica
La nozione di sé nella teoria freudiana
Sé: l'intera persona di un individuo nella sua realtà, includendo il suo corpo e l'organizzazione psichica; la propria persona in contrasto con le altre o gli oggetti al di fuori del proprio sé. Partendo da Freud, il significato attribuito al termine sé all'interno della teoria psicoanalitica ha subito, agli inizi, un cammino un po' confuso. Freud spesso utilizza il termine io per parlare del sé, soprattutto prima dell'ipotesi strutturale. In tale concezione il sé si contrappone all'oggetto.
Due diverse correnti
- Quella che considera il sé come una struttura psichica autonoma e fondante.
- Quella che considera il sé come più strettamente correlato all'esperienza soggettiva.
A questa seconda corrente appartengono gli psicologi che continuano a condividere il modello strutturale e continuano a occuparsi di esplicitare le assunzioni sottostanti sia al senso del sé che alla struttura. Stern usa il sé come un modo per riferirsi all'esperienza o come un senso di sé o come lo sviluppo di sé in un mondo di soggettività e internazionalità.
Anna Freud considera il sé sotto il capitolo autostima, facendo riferimento al punto di vista economico di investimento della libido rispettivamente sul sé e sull'oggetto e quindi collegandolo al concetto di narcisismo, come anche la psicologia del sé si riconnette al narcisismo.
Relazione d'oggetto e relazione oggettuale
Il termine oggetto pervade il pensiero psicanalitico. Il concetto di oggetto si è inizialmente sviluppato in relazione alla teoria pulsionale. Freud comunque utilizzò il termine piuttosto indiscriminatamente alla teoria pulsionale.
- Una persona o cosa reale, tangibile, fisica come distinta da un soggetto.
- L'immagine mentale di qualche altra persona o cosa, come concetto esperienziale.
- Un costrutto teorico, diverso dalla persona reale che dal contenuto esperienziale e implacante una qualche struttura organizzativa durevole.
Investimento d'oggetto: una persona reale o la sua rappresentazione mentale viene investita con pulsioni o energia libidica o aggressiva; l'oggetto può essere parziale o intero:
- Parziale: in termini pulsionali viene inteso il seno della madre come oggetto appunto parziale che soddisfa, tramite il nutrimento, il bisogno funzionale di autoconservazione. Il fatto che il bambino piccolo non riconosce la madre come una persona separata nella sua totalità ma la considera come oggetto che soddisfa i suoi bisogni a un livello successivo la madre diviene un oggetto intero ossia viene investita nella sua totalità e quindi come oggetto intero.
- Oggetto libidico: ogni oggetto parziale o intero investito con energia libidica.
- Libido oggettuale: energia libidica legata all'oggetto.
Costanza dell'oggetto: rappresentazione dell'oggetto nelle sue caratteristiche di totalità e con la possibilità di investire su di esso sia pulsioni libidiche che aggressive pur mantenendolo mentalmente e affettivamente presente.
Scelta d'oggetto: si riferisce al processo attraverso il quale l'individuo rende qualcun altro psicologicamente significativo. La scelta è inconscia anche se influenzata da determinanti inconsce. Nell'introduzione al narcisismo Freud descrive due tipi di scelta oggettuale:
- Anaclitica: si basa su bisogni passivi, dipendenti, e sul desiderio di essere simbolicamente nutrito e protetto, come lo si era dalla madre.
- Narcisistica: si basa sia sul sé del soggetto (quello che egli è, era e vorrebbe essere). Entrambi i tipi sono in qualche misura sopravvalutati, proprio come lo erano i genitori, ed entrambi sono investiti più con interesse libidico che aggressivo. Sono cioè oggetti idealizzati.
Secondo gli psicologi dell'Io
Distinzione tra oggetto esterno e rappresentazione d'oggetto: tutti i fenomeni esterni sono rappresentati all'interno della mente; la rappresentazione mentale interna d'oggetto è amalgama di diversi attributi dell'oggetto esterno - fisici, intellettuali ed emozionali - sia reale che immaginato dal soggetto. Gli psicologi dell'io ipotizzano che all'inizio della vita del bambino l'oggetto sia attuale ed esterno ad esso e che mano a mano il bambino investa su di esso prima come oggetto parziale poi come oggetto intero e formandosi via via delle rappresentazioni dello stesso sempre più complesse.
Tutti gli autori successivi hanno dato importanza alla relazione con l'oggetto. Bowlby e Winnicott danno una notevole importanza alla realtà dell'oggetto come iniziatore della vita psichica. Essi ritengono l'oggetto reale, una fonte indispensabile per il bambino per costruire una immagine di sé differenziata e dove quindi l'oggetto e la relazione d'oggetto inizialmente non sono presenti internamente. Kouth non condivide pienamente la teoria motivazionale pulsionale, da importanza al sé come istanza fondatrice della vita psichica, attribuisce rilievo all'oggetto esterno.
Anna Freud sostiene che la vita psichica deriva fondamentalmente dalla relazione oggettuale, di cui il bambino ha fin dall'inizio una rappresentazione interna innata. L'individuo nasce con la tendenza alla relazione ed è su di essa che si costruisce la sua personalità e il suo mondo psichico.
Rappresentazione mentale del sé e dell'oggetto
Le rappresentazioni psichiche sono delle riproduzioni mentali della percezione di un significato relative sia alla propria persona che agli oggetti che popolano il suo mondo. Esse si costruiscono attraverso l'esperienza e la progressiva presa di coscienza della differenza tra il proprio mondo interno e il mondo esterno, fra il sé e il non sé (oggetti). Esiste un processo di maturazione che concretizza le percezioni che differenziano il sé dal non sé. All'inizio di questo processo queste rappresentazioni si presentano come instabili e indifferenziate rispetto al sé o agli oggetti. Successivamente la differenzazione è legata alla soddisfazione dei bisogni più immediati.
Poi diventano più complesse, si caratterizzano e differenziano, rendendosi indipendenti dai bisogni; costanza dell'oggetto. Infine tutti gli aspetti del sé psicofisiologico trovano una corrispondenza nelle rappresentazioni psichiche del sé e costituiscono il mondo interiore di una persona, allo stesso modo tutti gli oggetti animati e inanimati vengono rappresentati mentalmente e divengono parte integrante della rappresentazione psichica del mondo esterno dell'individuo.
Ideale dell’Io e l’Io ideale
Il bambino è via via costretto a rinunciare alle sensazioni sognanti della sua pienezza e splendida completezza e perfezione narcisistica. Queste sensazioni della propria perfezione cui il bambino rinuncia vengono attribuite a chi si occupa di lui, originando in tal modo un Ideale dell’Io vissuto nei genitori, e in seguito interiorizzato come riferimento guida, nonché fondamento delle valutazioni etiche.
Freud descrive implicitamente anche la modalità evolutiva del processo psichico correlato, quella dell’Io ideale, che possiamo pensare come l’erede del sentimento di perfezione del narcisismo originario. Esiste dunque un movimento narcisistico originario, per cui un bambino rinuncia in gran parte alla sensazione della propria perfezione, ad essere un ideale per se stesso, e ripone questa visione di perfezione ideale in chi si occupa di lui. Si formano in tal modo due tensioni narcisistiche (ideali):
- Ideale: che mantiene una parte dell’idealizzazione su se stesso;
- L’Io dell’Io: la perfezione e l’ideale percepiti nei genitori.
L’Io ideale, erede del narcisismo originario, diviene più realistico e maturo nel momento in cui è in relazione con l’ideale dell’Io. L’investimento di un sano egoismo di autoconservazione si sviluppa, diventa più maturo, più realistico, rendendosi relativo e condizionato rispetto ad un altro processo psichico, l’ideale dell’Io, che da esso si origina.
Megalomania Innamoramento
Ambizione Dedizione “io sono importante” “Tu sei importante” “Io sono il valore” “Tu sei il valore” Megalomania ferita = rabbia Innamoramento ferito = avvilimento
Io ideale Ideale dell’Io
- Non esiste transfert Esiste il transfert orienta l’attenzione, rende vivo, palpitante il luogo del valore, carica di sempre L’idealizzazione narcisistica nuove energie la tensione interna, la concentra, come la lente fa con i raggi di sole.
- La tendenza alla e quella all’innamoramento sono modalità diverse di esistere che caratterizzano personalità diverse. Possiamo pensarle come tensioni, come polarità fra loro in un certo equilibrio in un dato momento a formare insieme l’esperienza reale di un individuo.
In situazioni patologiche questo equilibrio fluttuante può assumere l’aspetto di un più o meno rigido soffermarsi sulle singole polarità. L’esperienza narcisistica è il risultato di questo equilibrio/squilibrio delle due polarità delle tensioni ideali.
Narcisismo: forza di repulsione Amore: forza di attrazione
La persona innamorata è umile. Chi ama ha perduto una parte del proprio narcisismo e può riconquistarlo solo se è amato a sua volta. L'ideale dell'io è definito come quell'istanza della personalità che risulta dalla convergenza del narcisismo e delle identificazioni con i genitori. È quindi possibile definirlo come il modello a cui il soggetto cerca di conformarsi.
Rottura dei legami associativi
Secondo l'ipotesi economica l'energia libidica spostandosi e condensandosi lascia una traccia del suo passaggio, una facilitazione da cui origina il legame associativo che collega fonte e meta della pulsione. Es: bocca e seno nella pulsione orale.
In una prospettiva topografica il legame associativo è creato dallo spostamento di immagini. Es: l'immagine del sé - S - si duplica e si sposta avvicinandosi progressivamente all'oggetto - O - per condensarsi adesso in SO. In ogni legame associativo sano c'è un equilibrio tra distanza che separa e vicinanza che unisce le immagini. Un legame associativo è sano se nelle sue immagini c'è un equilibrio ed un collegamento tra diversità ed identità. Nel legame associativo sano diversità e identità sono bilanciate.
Un legame associativo si ottiene grazie all'equilibrio tra forze aggressive che tendono a separare e a dividere due immagini diverse e forze libidiche che tendono ad unirle e farle coincidere. La frammentazione psicotica dei legami associativi si manifesta, come dissociazione tra amore libidico e odio.
Secondo gli autori
- Bleuer: introduce il termine schizofrenia con il quale intende una frammentazione del pensiero, ossia una rottura dei legami associativi che collegano i contenuti del pensiero. Lui dice che quando questi legami si rompono si vanno a riallacciare senza un ordine logico.
- Abraham: dialoga con Freud sulla dementia praecox che consiste nel disinvestimento libidico degli oggetti inconsci. L'amore libidico, disinvestito dagli oggetti non può né spostarsi né condensarsi. Le rappresentazioni inconsce prive di attrazione d'amore si scollegano, i legami si sciolgono e le reti associative si frammentano: il sogno essendo impossibile nell'inconscio diventa delirio nella coscienza.
- Federn: sostiene che l'io è invaso dall'inconscio e dal sogno a causa della carenza dell'amore libidico per l'io. Questa carenza rende fragile il confine dell'io ed è per questo che l'io viene invaso e frammentato, esternamente dalla realtà e internamente dal sogno. Così io ed oggetto si fondono.
- Jacobson: negli anni '50 elabora il concetto di rappresentazione del sé, si riallaccia alla teoria di Federn sostenendo che la frammentazione dell'identità nello psicotico dipende dalla "fusione tra le rappresentazioni del sé e dell'oggetto".
- Klein: nello stesso periodo la Klein e i suoi allievi, in particolare Rosenfeld, descrivono l'identificazione proiettiva, che provoca un fenomeno simile alla fusione tra sé ed oggetti descritta dalla Jacobson. Per la Klein la frammentazione psicotica è dovuta da un eccesso di pulsioni di morte: l'odio prevale sull'amore e frammenta i legami associativi. I pezzi rotti degli oggetti sono espulsi all'esterno: l'io si identifica proiettivamente con tali frammenti.
- Bion: l'eccesso di odio frammenta, oltre alle idee, anche il linguaggio, apparato percettivo e sogno. Il sofferente, incapace di sognare, rimane sospeso in uno stato in cui non può "né addormentarsi né svegliarsi" la frammentazione dell'apparato percettivo e simbolico è seguita dalla riunione caotica e causale di frammenti di oggetti che diventano "bizzarri". La frammentazione è un cambiamento catastrofico dopo il quale nulla è più come prima.
- Hanna Segal: evidenziò uno degli elementi fondamentali del pensiero schizofrenico: la difficoltà a formare ed usare i simboli. Tra due oggetti diversi o non si sviluppa alcun interesse, alcun legame simbolico, oppure al contrario, l'interesse è eccessivo i due oggetti coincidono e diventano un unico oggetto: al posto del simbolo si ha allora una "equivalenza simbolica".
- Margaret Mahler: negli stessi anni la Mahler elabora un modello di sviluppo infantile che aiuta a comprendere perché a volte gli oggetti dello psicotico sono assenti, distanti e privi d'amore, mentre altre volte gli oggetti sono troppo presenti, invasivi fino a fondersi con il sé. La Mahler differenzia due tipi di psicosi denominandole simbiotiche ed autistiche. Le psicosi simbiotiche sono caratterizzate dalla fusione tra sé ed oggetto: i bambini affetti da queste psicosi non riescono a differenziarsi dalla madre. Autistiche: manca la consapevolezza affettiva della presenza dell'altro. L'oggetto non esiste, i bambini non sono capaci di percepire la madre come essere vivente. Per la Mahler il bambino si sviluppa attraversando, in ordine cronologico, una sequenza lineare di fasi. Procede dall'autismo alla simbiosi madre-bambino fino alla separazione-differenziazione. Le psicosi autistiche dipendono da una fissazione o una regressione alla fase autistica, mentre quelle simbiotiche deriverebbero da una fissazione alla successiva fase simbiotica.
- Winnicott: sottolineò che all'inizio della vita il bambino per avere una continuità del proprio amore nel tempo, ha bisogno di una madre che lo contenga, sostenga e lo rassicuri. L'holding è un abbraccio fisico ed un vissuto psichico, la "preoccupazione materna primaria", in cui la madre annulla se stessa per entrare in simbiosi con i bisogni primari del bimbo, che si alternano ritmicamente tra sonno e veglia, cibo e sazietà, contatto con gli altri ed isolamento. Lo stato di simbiosi in cui la madre annulla se stessa e "si mette al posto del suo bambino" crea nel bambino l'illusione che mondo e tempo esterno siano in sintonia speculare con i propri ritmi interni. L'assenza dell'holding materno impedisce al bimbo di avere il senso di esistere con continuità nel tempo ed attiva angoscia di frammentazione impensabile che l'autore chiama "agonie primitive", tra queste la sensazione di andare in pezzi.
- Searles: come la Mahler e Winnicott, considerò la simbiosi una fase indispensabile per un sano sviluppo infantile. È necessario rivivere nella relazione terapeutica un periodo di unione simbiotica che il paziente rivive con l'analista, "il senso di identità del terapeuta risulta profondamente minacciato dall'intenso senso di unità con un paziente così gravemente frammentato", tuttavia il terapeuta deve cercare di rimanere in profonda unione simbiotica con il paziente tollerando senza timore in sé stesso il fatto che il paziente è gravemente frammentato". L'integrazione del paziente avviene, infatti, fuori di lui, nell'esperienza intrapsichica del suo terapeuta. La terapia psicotica proposta da Searles è stata influenzata dal modello dello sviluppo infantile della Mahler. Questo modello, pur essendo stato di grande aiuto per comprendere e curare tante persone psicotiche, ha lasciato alcune questioni aperte. Ad esempio non chiarisce perché molti pazienti psicotici presentano in alcune fasi sintomi fusionali, simbiotici ed inoltre sintomi da eccessiva separazione autistica. La ricerca sperimentale ha prodotto modelli di sviluppo infantile alternativi che permettono di leggere in una nuova ottica la frammentazione psicotica.
Stern: ipotizza che il senso del sé del bambino e poi dell'adulto, oscilli tra contatto e distanza. L'autore ha dimostrato, attraverso numerose ed accurate ricerche sperimentali sulla prima infanzia, che il bambino, sin dai primi giorni di vita, ha le capacità di differenziarsi dall'ambiente che lo circonda. Nello stesso tempo egli può stabilire intensi legami di tipo simbiotico. Queste osservazioni contrastano con il modello della Mahler di uno sviluppo infantile lineare. Modello di Stern circolare, il sé nel bambino e in misura minore nell'adulto oscilla tra stati di intenso contatto fusionale e stati di separazione.
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