Che materia stai cercando?

Psicologia dinamica

Appunti di Psicologia dinamica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Mazzeschi dell’università degli Studi di Perugia - Unipg, Facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in Filosofia e scienze e tecniche psicologiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia dinamica docente Prof. C. Mazzeschi

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

può stabilire intensi legami di tipo simbiotico.

Queste osservazioni contrastano con il modello della Mahler di uno sviluppo infantile lineare. Modello di Stern

circolare, il sè nel bambino e in misura minore nell'adulto oscilla tra stati di intenso contatto fusionale e stati di

separazione.

BLANCO: anticipa il concetto di Sterno secondo cui l'essere umano avrebbe 2 modalità di pensiero: una

ASIMMETRICA tipica della coscienza che distingue il sè dal non sè, e una SIMMETRICA inconscia che non

distingue differenze.

KOUHT: si avvicina a blanco nel concetto di oggetto ­sè, i cui bisogni di compagnia e solitudine , più o meno

evidenti nel corso della vita, non si superano mai del tutto.

Stern e kouht­> hanno stimolato nuovi modi di comprendere la malattia.

BENEDETTI: descrive delle psicosi una frammentazione dell'unità del sè in singole persone intrampsichiche che

in lotta tra loro, si disputano l'idea del soggetto a contendersi l'identità sarebbero due stati del sè scissi. Sè

separato, sè simbolico.

Il sè separato differenzia il sè dall'oggetto, mentre il se simbolico tende ad unireil sè agli oggetti. Nelle persone non

psicotiche sè simbolico e sè separato si integrano per formare un sè coeso. Nelle persone psicotiche questi stati del sè

sono scissi ed in conflitto. L'identità delle persone non psicotiche, spinta dai bisogni di vicinanza e distanza, può

fluttuare tra simbiosi e separazione con angosce di frammentazione tollerabili. Al contrario l'identità psicotica,

passando da uno stato del sè all'altro,affronta angosce di frammentazione impensabili. Il pensiero simbiotico,

basato sull'equilibrio tra identità e diversità, si raggiunge attraverso la cooperazione armonica tra sè che unisce e sè

che separa. Il collegamento sè simbiotico­sè separato crea legami associativi e simbolici tra rappresentazioni

psichiche diverse. L'integrazione simbiosi­ separazione rende coerente e flessibile la psiche chesi organizza in

simboli. La scissione simbiosi­ separazione provoca la rottura dei legami associativi ed i disturbi della

simbolizzazione.

GALLESE: l'ipotesi della scissione psicotica sè separato­sè simbiotico è simile alla teoria della rottura della

simulazione incarnata. Gallese è uno dei ricercatori che ha scoperto i neuroni specchio, distungue due tipi di

identità:

IDENTITA' INDIVIDUALE: attraverso cui il soggetto percepisce delimitato e differenziato dagli altri

IDENTITA' SOCIALE: attraverso cui il sè conosce se stesso rispecchiandosi negli altri.

L'identità sociale, ci permette di sentirci parte di una comunità di esseri viventi. Il sistema dei neuroni specchio è il

correlato neurofisiologico dell'identità sociale. Nelle persone sufficientemente sane identità individuale e identità

sociale funzionano in parallelo e sono integrate.

SCHIZZOFRENIA: si caratterizza nvece per una deintegrazione tra identità individuale e identità sociale.

L'identità individuale di gallese, ha dei punti di contatto con quello che noi definiamo separato, mentre l'identità

sociale si può confrontare con il concetto di sè simbiotico ''Noi pensiamo che all'inizio della vita sè simbiotico e sè

separato siano isole scollegate, e che l'identità del neonato oscilli tra essere sè nell'altro ed essere sè in se stesso, che

oscillazioni simbiosi e separazione possono essere piacevoli e al contrario spiacevoli ed ansiogene. Per arrivare ad

una sufficiente coesione del sè è necessario ripetere spesso fluttuazioni positive e piacevoli. Solo così i due sè,

inizialmente alieni arrivano a rispecchiarsi e riconoscersi come unico sè.

Il prevalere delle oscillazioni piacevoli favorisce l'integrazione separazione­simbiosi. Se nei primi mesi di vita

prevalgono oscillazioni piacevoli non si raggiunge un senso unitario del sè. Questo potrebbe dipendere o da fattori

intrinsechi al sè, o da insufficienze del care giver caratterizzate da alterazioni, in eccesso o in difetto, dalla 8

simbiosi.

In tali casi l'individuo evita in ogni modo le fluttuazioni che provocano intense angosce di frammentazione.

L'angoscia di frammentazione provocata da fluttuazioni spiacevoli è continuamente impensabile, perchè i simboli

per auto rappresentare il crollo del sè sono andati in pezzi, c'è soltanto la memoria affettiva di uno stato di

profondissima angoscia che costringe il paziente ad evitare in ogni modo la fluttuazione catastrofica tra simbiosi e

separazione. È per questo motivo che si creano identità parziali, scisse che cercano di predominare ed annullare le

altre. La continua ricerca del sè simbiotico di eliminare i confini che lo differenziano dagli oggetti, è sentita dal sè

separato come una minaccia mentale. D'altra parte il bisogno del sè separato di tracciare una netta differenza, una

chiara separazione tra sè ed oggetti, tra sè e gli altri, provoca angoscia di morte del sè simbiotico, che esiste solo

nella fusione con il mondo esterno. I bisogni non coordinati di vicinanza e distanza, di unione e separazione,

spingono il paziente ad avvicinarsi e contemporaneamente ad allontanarsi dagli altri in forma disarmonica e

bizzarra. Il paziente psicotico in cui prevale lo stato simbiotico del sè, ha un'identità diffusa. Questi pazienti non

mostrano distinzioni tr sè e gli altri, smarriti in un labirinto sconfinato di specchi simbiotici, sentono di esistere a

singhiozzi, nei gesti e nelle parole altrui. In era pre­neurolettica, comunicavano riflettendo specularmente le parole

(ecolalisi) o i gesti degli altri ( ecoprossia). Altri pazienti psicotici sono nella situazione opposta di totale

separazione dagli altri. Nei disegni delimitano la propria immagine con linee marcate, a volte con confini doppi o

tripli, disposti a strato di cipolla. Spesso nelle immagini grafiche si rappresentano rinchiusi in torri, fortezze e

buncher.

Anche nella realtà tendono ad isolarsi ed innalzano tra sè e l'altro delle mura invalicabili. Evitano il contatto

sociale e fuggono dalla parola. La comunicazione è impossibile a causa di incomprensibili neologismi e di

indecifrabili gesti stereotopici. In era pre neurolettica, sviluppano sintomi catatonici rimanendo pietrificati in

posture abnormi, prigionieri di una separazione assoluta. A volte il paziente subisce anche se cerca disperatamente

di evitarla, l'oscillazione mortifera. Per questo mostra in alcuni momenti, sintomi tipici delle psicosi simbiotiche e,

in altri momenti, sintomi tipici delle psicosi autistiche. Lo psicotico non va in pezzi perchè odia ma odia per non

andare in pezzi. 9

3.PSICOLOGIA DELL’IO

Derivata dall’opera di freud, condivide molti interessi con altre scuole psicoanalitiche: psicoanalisi interpersonale,

teorie delle relazioni oggettuali, psicologia del sé. Si concentra sui problemi dello sviluppo normale, sull’influenza

dell’ambiente e delle prime relazioni sociali, tentando di conservare la teoria pulsionale di base.

Funzioni principali dell’io? Rappresentare la realtà e attraverso i meccanismi di difesa controllare e pulsioni

dell’Es. la capacità di costruire le difese si sviluppa in fasi progressive? È un processo determinato dall’interno che

si sviluppa inevitabilmente oppure i fattori ambientali possono facilitarne o inibirne lo sviluppo?

Gli psicologi dell’io sostengo che lo sviluppo dell’io vada rianalizzato tenendo conto dell’ adattamento

dell’individuo alla realtà. La genesi dell’apparato psichico si determina da uno stadio indifferenziato in cui Io ed

Es appaiono indistinguibili, successivamente l’io evolve secondo tre determinanti principali : ereditarietà,

influenza pulsionale, influenza della realtà.

Il funzionamento ottimale dell’apparato psichico è dovuto all’equilibrio tra le pulsioni, tra le strutture psichiche e

tra le diverse funzioni dell’Io.

Teoria delle difeseAnna Freud: modello strutturale 1922lotta tra 3 istanze 1.Es:

spinge per gratificazione 2.Io:mediatore 3.Super­io: lotta contro l’es

La nevrosi risulta un compromesso inconscio tra queste istanze.

L’io elabora una strategia: da un lato permette una certa quota di gratificazione pulsionale dall’altro incanala la

gratificazione dell’Es in un sistema di difese. L’Io maschera le pulsioni dell’Es per evitare la censura sociale e per

controllare le pulsioni. Per la persona nevrotica questo compromesso tra pulsioni proibitive e difese hanno come

conseguenza sintomi complessi e sgradevoli e una riduzione delle attività normali.

3.1 GLI AUTORI

ANNA FREUD (1895­1982)

Se le tre istanze psichiche funzionano inconsciamente allora va rivisto il processo clinico attraverso il quale questi

aspetti vengono rilevati. Il modello topico aveva spiegato che le pulsione dell’Es cercano espressione e

soddisfacimento nella terapia. Perché l’io e il super­io avrebbero interesse ad emergere nella coscienza? A differenza

degli impulsi dell’Es inconsci , che rispondono con entusiasmo alla prospettiva di essere liberati, le difese inconsce

dell’Io non guadagnano nulla nell’essere portate alla luce. La loro presenza discreta, invisibile, nella vita psichica

del paziente è perfettamente accettabile (egosintonica). Formazione reattiva, tipo di difesa in cui l’Io oscura gli

impulsi ostili inaccettabili trasformandoli nel loro contrario La persona arrabbiata diventa eccessivamente

cortese. Annullare questa soluzione attentamente costruita rivelandone l’aspetto difensivo non significa soltanto

liberare gli impulsi dell’Es ma esporre a una minaccia un intero sistema di vita. L’Io lavora in modo più efficace se

lo fa di nascosto. Freud aveva abbandonato l'ipnosi perchè aveva capito che non era sufficiente indurre le difese ad

una temporanea inattività, dovevano essere chiamate in causa e interpretate. Anna Freud si convinse che se questi

processi difensivi inconsci non vengo portati allo scoperto in modo definitivo, l'impatto terapeutico della

psicoanalisi viene ridotto. Nuova formulazione concettuale: è compito dell'analista portare alla coscienza cio che è

inconscio, a qualunque istanza psichica esso appartenga. Nella difesa dell'isolamento dell'affetto l'Io può

permettere un flusso di idee che assomigliano ad associazioni libere ma le idee sono separate dei sentimenti

corrispondenti. Usando la difesa della proiezione il paziente può negare sentimenti di rabbia ma essere molto

sensibile e preoccupato per i sentimenti di rabbia nelle persone che lo circondano. Superando l’esclusiva

concentrazione sulla ricerca dei derivati dell'essere, Anna Freud definì neutrale l'atteggiamento psicoanalitico più

adeguato, un oscillazione dell'attenzione equidistanti da tutte e tre le stanze della costruzione nevrotica. 10

ERNEST KRIS (1900­1957)

Kris presentò un resoconto della seconda analisi di un giovane che si era già sottoposta un primo trattamento

psicoanalitico lungo linee più tradizionali. Nella prima analisi anche appreso che la paura e il senso di colpa gli

impedivano di essere produttivo. La prima da lì si aveva interpretato il significato simbolico del problema

individuarlo e portando alla luce il desiderio pulsionale infantile che ne è alla base, vedendo del desiderio di plagio

la rappresentazione di un desiderio segreto di rubare e divorare aggressivamente le idee altrui (aggressività orale

primaria). poiché mi vizio di del paziente riguardo al lavoro non erano state risolte, c'erano forse difese degli

inconscio ancora all'opera? Chris imparò a conoscere il lavoro del giovane e gli scambi nelle conversazioni che aveva

con l'amico. Scoprì che in realtà era l'amico a prendere le idee giovane. Nei suoi tentativi di concili travestire questa

delusione infantile e crearsi un padre degno di ammirazione, il paziente aveva infuso nell'amico più anziano la

propria sostanza intellettuale, sabotando i propri personali progressi. Kris scopri un persistente desiderio

adolescenziale di apprendere da un padre deludente quindi usando il meccanismo di difesa della proiezione, aveva

attribuito le proprie capacità all'amico, di cui aveva valutato il lavoro con reverenza ammirazione.

HEINZ HARTMAN (1894­1970)

Porse l'accento sul concetto che gli animali sono progettati, grazie alle la sopravvivenza liberato, per essere

altamente adattarsi all'ambiente che li circonda, in modo che ci sia una continua relazione reciproca tra l'organismo

e il suo ambiente. Se gli esseri umani, come tutti gli organismi, sono intrinsecamente progettati per adattarsi al loro

ambiente, questo deve essere vero non soltanto per il se fisico ma anche per il se psicologico. Per contro, l'ambiente

naturale deve essere specificatamente a letto all'esistenza psicologica degli esseri umani. Il bambino arriva nel

mondo con le potenzialità dell'io già presenti dentro di sé. Lui avviò un'indagine dello sviluppo è adattivo non

conflittuale. Postulo un processo che dei fini neutralizzazione, attraverso il quale l'Io elimina la natura sessuale e

aggressiva delle pulsioni. A differenza della sublimazione, la neutralizzazione in realtà modifica la natura stessa

delle pulsioni, così come una centralina elettrica trasforma le acque di un fiume agitato e fangoso energia pulita

utilizzabile. L’Io di Hartmann è, quindi, da un lato il prodotto della maturazione biologica individuale,

determinata dall'evoluzione secondo il corredo genetico indipendentemente dalle condizioni ambientali, dall'altro è

il risultato dello sviluppo dell'evoluzione individuale secondo l'Interazione fra disposizione genetica e fattori

ambientali. L'io di Hartmann e lo getto dell'adattamento, delle organizzazioni che serve il bisogno infantile degli

umani di adattarsi all'ambiente per scopi di sopravvivenza. da un punto di vista economico l'io deve poter attingere

in maniera indifferenziata a diverse fonti di energia, sia essa aggressiva, libidica procedendo alla loro

neutralizzazzione. La neutralizzazione elimina la natura sessuale e aggressiva delle pulsioni. Per Hartmann gli

altri si ritarda di un annulla che fare con la pulsione di morte e si infatti sotto forma di aggressività neutralizzata

fornisce agli a una forza motrice utile al suo funzionamento è quindi una struttura psichica. Da un punto di vista

topico l'io non più come struttura unitaria, quanto come un insieme di funzioni ordinate gerarchicamente in

interazioni fra loro e individualmente autonomi nell'interazione con le strutture psichiche. Per Hartmann

l'individuo nasce con una capacità innata di adattarsi a un ambiente di prevedibilità media. Le modificazioni della

capacità reattiva dell'individuo, possono esplicitati attraverso tre differenti modalità: ­1.autoplastica

2.alloplastica 3 ricerca di un nuovo ambiente più favorevole.

Hartmann distingue tra l'io che la presenta una struttura e il sé che costituisce l'intera persona di un individuo

comprendendo tutto il suo corpo quanto la sua organizzazione psichica.

RENE’ SPITZ (1887­1974)

Essenziale importanza delle cure materne e le conseguenze della loro mancanza sulla sopravvivenza non solo

mentale ma anche fisica del bambino. Le funzioni dell'io si organizzano poi in quelli che Spitz individua come 11

organizzatori della psiche. Che fin dalla nascita sono presenti in un principio statico di regolazione. all'emergere di

ogni nuovo organizzatore si associano, secondo Spitz degli indicatori che rappresentano segnali esterni del fatto

che si stanno verificando dei cambiamenti interni. Agli inizi della vita, la maggior parte degli scambi tra madre e

bambino si verifica nella situazione di nutrimento, ritmi di piacere dispiacere esperienze ripetute di accudimento

associate soddisfazione frustrazioni, cominciano a rendere il bambino consapevole dell'esterno, la madre viene

sentita anche se non percepita. il sorriso aspecifico è il primo organizzatore che si manifesta in risposta a una

qualunque configurazione di faccia. Questa risposta indica un movimento in direzione del principio di realtà. Con

l'apparire di questo organizzatore il bambino si trova a dover affrontare ulteriori e sempre più complessi compiti

evolutivi ex. Inizio delle relazioni sociali. Il secondo organizzatore: avvicinarsi dell'estraneo provoca ritiro e spesso

pianto quest'indicatore segna raggiungimento di un nuovo livello di relazione oggettuali e con esso il secondo

organizzatore della vita psichica vicinanze dell'estraneo implica la mancanza della madre per questo il bambino

piange. Secondo Spizzy il primo segno di un pensiero adulto è costituito dallo semantico accompagnata dalle

scuotere la testa. I suoi instaurarsi da via una forma di interscambio con gli ho getti che diventerà sempre più

complessa e prevalentemente in una forma semantica. Spitz a creato un percorso di aurico a metà tra la teoria

pulsionale di Freud e le teorie delle relazioni oggettuali. Un oggetto libidico rappresenta una conquista evolutiva

che riflette la complessa capacità psicologica di stabilire un attaccamento selettivo. L'oggetto libidico di Spitz non

è semplicemente il mezzo per un fine e nemmeno la conseguenza dell'interiorizzazione difensiva ma di importanza

fondamentale di per se. L'oggetto libidico procura il legame umano essenziale all'interno del quale avviene tutto lo

sviluppo psicologico.

JACOBSON:L’Io si inserisce nel Sé in rapporto all’oggetto. Nei primi mesi di vita, prima che sia sviluppato L’Io e

si sia sviluppata una distinzione tra Sé e mondo oggettuale, le pulsioni lipidica e aggressiva sono ancora

indifferenziate e vengono prevalentemente scaricate all’interno attraverso canali fisiologici. (se primario

psicofisiologico)

Man mano si aprono, con la scoperta del mondo oggettuale, dei canali di scarica verso l’esterno. I concetti

freudiani di narcisismo e masochismo primario non hanno valore per la Jacobson. Il nucleo primario del futuro Io,

costituito dalle zone erogene pregenitali viene periodicamente iper­investito e le pulsioni cominciano a

differenziarsi; tali pulsioni neutralizzate e parte di quelle lipidiche e aggressive verranno investite nella

costruzione dell’Io e del Super­Io.

Nel corso della formazione dell’Io, le rappresentazioni del Sé vengono investite di libido e aggressività, tali

rappresentazioni acquisiscono lo stato di oggetti per le finalità di meta della scarica pulsionale.

Con la Jacobson la fase anale si estende in una ampia varietà di esperienze stimolanti, gratificanti e frustranti, alle

quali il bambino reagisce con risposte psicobiologicamente prestrutturate. Nelle loro fantasie magiche e illusorie i

bambini imitando la madre desiderano di poter di nuovo immergersi in lei. Sono il risultato dei primi meccanismi di

introiezione e proiezione.

Già dalla prima settimana l’Io comincia a compiere le sue funzioni, con le prime relazioni oggettuali si comincia a

strutturare il Sé. Solo dopo i sei mesi il bambino capisce che l’oggetto buono/cattivo è un’unica cosa. La percezione

del mondo esterno si sviluppa in modo più rapido della percezione del Sé, la dove si può distinguere tra due

tipologie:

Sé desiderato che rappresenta il futuro

Sé presente che rappresenta il passato

Col proseguire dello sviluppo, nella formazione della dinamica del Sé acquistano maggiore importanza gli altri

familiari del bambino, secondo la modalità parziale di identificazione e invidia.

Identità e sviluppo del Super – Io 12

Il Super­Io governa anche l’umore, oltre che essere il regolatore dell’Io, il S.I ha una organizzazione difensiva

consistente e coerente, è una unità funzionale che comprende principi etici internalizzati, è l’ultima istanza del

processo di maturazione.

Quando si scopre che i genitori internalizzati non sono più dei “super eroi” allora sorge la delusione, con

la neutralizzazione si cede energia lipidica neutralizzata per il processo di idealizzazione; se tale processo è precoce

sorge il narcisismo, perché interno/esterno non sono ancora differenziati, diversamente si forma l’ideale dell’Io. Il

complesso di edipo non avviene per minaccia effettiva, ma è il desiderio del bambino di castrare il padre che porta a

temere una vendetta paterna.

Nella bambina lo shock edipico porta alla svalutazione di se e della madre, la mancanza del pene si compensa col

suo corpo in se, l’ideale dell’Io si sviluppa presto e il suo orientamento attrattivo per il suo corpo/pene caratterizza

la donna adulta.

Nel bambino una madre “deludente” può impedire che l’oggetto d’amore si focalizzi sulla madre causando spesso

omosessualità.

MAHLER:

la nascita psicologica e quella biologica non coincidono;

fasi della nascita psicologica:

1) AUTISMO NORMALE

2) SIMBIOSI NORMALE

3) SEPARAZIONE­INDIVIDUAZIONE

AUTISMO NORMALE: nel primo mese di vita il bambino vive una fase di ''autismo normale''che si

caratterizzaper la mancanza relativa di investimento di stimoli esterni.

Nella fase di autismo normale il bambinoha lunghi periodi di sonno e semi veglia, di durata maggiore rispetto alla

veglia. Il bambino non ha consapevolezza del suo '' caregiver'' ciò che regola il suo ritmo sonno/veglia sono lo

stimolo della fame e l'alternanza bisogno­soddisfazione.

SIMBIOSI NORMALE: (4°­8° mese) il bambino emerge dal ''guscio autistico'' ed entra nella più primitiva delle

relazioni umane. Il bambino comincia ad avere una vera consapevolezza del caregiver. Il bambino si comporta come

se lui e la madre fossero una unità onnipotente, racchiusa dentro uno stesso confine, il bambino è in uno stato di

non differenziazione con la rappresentazione della madre. È estremamente dipendente dalla madre.

SEPARAZIONE­INDIVIDUAZIONE: (5°mese­3° anno) l'individuazione riguarda la maturazione del senso di

identità; la separazioneha una dimensione intrapsichica, e riguarda la percezione di essere separati dall'unità

simbiotica. La Mahler suddivide la separazione­ individuazione in 4 sottofasi distinte, ciascuna con il suo inizio,

la sua fase normale e i suoi rischi.

1. differenziazione e sviluppo dell'immagine corporea 5°­10° mese

2. sperimentazione 10°­14° mese

3. riavvicinamento 15°­24° mese

la prima: corrisponde alla presa di coscienza del corpo del bambino. Grazie alla coordinazione motoria, il bambino

apprende il proprio schema corporeo. Verso i sei mesi esplora gli oggetti che si trovano alla sua portata ed il viso di

sua madre. A 7­8 mesi il bambino distingue la madre dalle altre persone. Sperimenta sensazioni di angoscia quando

la madre lo lascia, la differenziazione è caraterizzata dallo ''schema visivo bifasico prototipico'' la normale

modificazione dello sguard, ora diretto verso l'esterno, ora indirizzato dinuovo verso la madre come punto di

riferiment. La differenziazione culmina verso i nove mesi, quando la capacità di locomozione attiva e lo sviluppo

fisico introducono la sottofase successiva.

La seconda: il bambino sempre più abile nel gattonare, si lancia nel mondo, imbaldanzito dalle sue nuove capacità,

invaso da un senso di onnipotenza: nonostante si allontani dalla madre, continua a viversi, psichicamente, come se

13

fosse ancora una sola persona con lei. Grazie ai progressi dell'attività motoria il neonato può allontanarsi o

avvicinarsi a sua madrecreando una distanza ottimale con la mamma, giocando riesce a controllare la sua paura

della separazione.

La terza: il bambino sperimenta uno squilibrio psichico cruciale. Lo sviluppo psicologico si mette in pari con la

maturazione fisica, portando con sè la consapevolezza dolorosa che è proprio la mobilità a dimostrare la

separatezza psichica dell'unione simbiotica con la madre. Precedentemente impavido nesse sue azioni, il bambino

può diventare esitante, e desiderare che la madre rimanga nel suo campo visivo, in modo da riuscire a regolare

questa nuova esperienza di separatezza attraverso l'azione l'azione e il contatto visivo. Il rischio è che la madre

interpreti come regressivo questo bisogno , che in realtà segnala un progresso, e reagisca con impazienza oppure non

rendendosi disponibile, provocando la paura ansiosa dell'abbandono nel bambino, che non possiede ancora le

capacità psichiche per funzionare come agente indipendente. Secondo la Mahler a questo punto può fissarsi una ''

predisposizione dell'umore''

A questa età: 1. il dare molta attenzione a fatti e gesti della mamma, 2. una successione di movimenti di

avvicinamento e di allontanamento del bambino neiconfronti di sua madre. Verso i 21 mesi il bambino è in grado di

trovare una DISTANZA OTTIMALE dalla madre. I progressi del linguaggio sono molto importanti in questa

nuova tappa.

SOTTOFASE DEL CONSOLIDAMENTO DELL'INDIVIDUALITA' E INIZIO DELLA COSTANZA

DELL'OGGETTO EMOTIVO.

(3° anno)

il bambino ha adesso una rappresentazione stabile e distinta di lui e sua madre. Non solo egli si sente veramente

separato da sua madre, ma percepisce anchele sue caratteristiche sessuali,cioè si percepisce come femmina o maschio,

con organi sessuali propri della sua identità.

Al termine di questi tre anni il bambino si è creato la propria identità, percepisce chi è. Sa di essere diverso da sua

madre, conosce bene il suo nome, non piange più quando la mamma è assente. Tuttavia il processo di separazione­

individuazione non è del tutto terminato, frustrazione o angoscie troppo intense possono farlo regredire.

Suddividendo il percorso evolutivo in stati successivi dell'organizzazione psichica, la Mahler mise i clinici nella

condizione di comprendere più efficacemente i bambini e gli adulti a cui veniva fatta una diagnosi di personalità

borderline, una grave patologia che sta a cavallo tra le definizioni di nevrosi e di psicosi. Problemi di questo genere

venivano definiti di natura preedipica per distinguerli sia nell'origine sia nella composizione dinamica. Le

dinamiche edipiche sottolineano il conflitto sessuale e aggressivo esplorando principalmente il ruolo dei genitori

come oggetti desiderati e temutiin quanto le dinamiche pre­edipiche ruotano invece intorno al ruolo della madre. Se

difettose, queste strutture possono contribuire a creare disturbi più precoci, spesso paralizzanti. La patologia

preedipica non si manifesta tanto attraverso sintomi precoci quanto piuttosto in disturbi più diffusi del

funzionamento psichico: stati emotivi intensi e non regolabili, fluttuazioni estreme nell'immagine di sè e/o degli

altri, ridotta capacità di instaurare relazioni durature,disturbi che caratterizzano patologie come il masochismo e

la depressione grave. Ma la rilevanza dei contributi di Spitz e della Mahler andò ben oltre la loro applicabilità alla

psicopatologia. Questi autori proposero qualcosa di paragonabile a un nuovo mito delle origini per la psiche umana.

Il bambino immaginato da freud è una creatura in preda a tensioni libidiche incontrollate , un animale preumano,

che viene sottoposto a controllo, e solo in modo incompleto, dalle norme sociali. L'inconscio insiste freud è senza

tempo; le pulsioni infantili rimangono sempre in uno stato di tensione al di sotto della superficie sociale degli

adulti. Il bambino immaginato dagli psicologi dell'io emerge per fasi successive dall'unione simbiotica con la madre.

La nascita psicologica di questo bambino non coicide con la sua fuoriuscita fisica del ventre materno. Le cure della

madre contengono la sua fragile psiche così come il suo corpo ha fatto da contenitore al suo sviluppo fetale. 14

4. INDIPENDENTI

WINNICOTT

gli interessava che tipo di qualità esperenziale aveva il bambino, il senso della realtà interna, il senso di un

significato personale nella vita, l'immagine di sè come persona separata e centro creativo della propria esperienza.

Si interessava alle persone che si sentivano ma non agivano come tali.

Falso sè: espressione che winnicott usa per definire questa psicopatologia.

Intuizione più profonda di winnicott riguarda il legame che individua tra falso sè nei pazienti adulti e le sottili

variazioni che osservava nelle interazioni madre­ bambino fin dall'inizio della vita. Ciò che sembrava più

indicativo erano i maltrattamenti ma c'era qualcosa in più nella reazione materna nei confronti del bambino.

Il neonato fluttua in una corrente di momenti non integrati, desideri e bisogni diversi emergono spontaneamente e

man a mano che vengono soddisfatti si fondano nuovamente nella corrente che winnicott definisce GOING ON

BEING. La scelta di winnicott della non integrazione per descrivere lo stato mentale più antico del bambino è

molto importante e suggerisce discontinuità ma non frammentazione, diffusa ma non terrificante. Considera

cruciale per l'emergere dell'individualità la qualità dell'esperienza del bambino nei primi mesi di vita. Il falso sè dal

punto di vista di winnicott, è un disturbo da deficit ambientale.

La madre sufficientemente buona agisce con relativa rapidità e fa si che il mondo intorno al bambino assuma la

forma più adatta a soddisfare quel desiderio.

in questo periodo strardinario il bambino si vive come dotato di ogni potere, al centro di tutto: ONNIPOTENZA

SOGGETTIVA. I suoi desideri fanno si che le cose accadano. Se ha fame e desidera il seno, il seno compare; è lui

che lo fa comparire; è lui che crea il seno. Crea il suo ambiente. La madre '' porta il mondo'' al bambino senza

ritardi, senza perdere un colpo e, sostiene winnicott, la sua sensibilità è ciò che dà al bambino quel MOMENTO

DI ILLUSIONE, la convinzione che siano i suoi desideri a creare l'oggetto del suo desiderio. È fondamentale che

la madre sia presente quando il bambino ha bisogno di lei, è altrettanto importante che si tiri indietro quando non

ne ha bisogno.

HOLDING: uno spazio fisico e psichico all'interno del quale il bambino è protetto senza sapere di essere protetto,

in modo che proprio questa dimenticanza costituisca la base dalla quale può partire spontaneamente l'esperienza

successiva.

Secondo winnicott la madre non è mentalmente sana. La condizione della preoccupazione materna primaria è una

forma costruttiva di follia temporanea che permette alla madre di sospendere la propria soggettività per diventare il

mezzo attraverso il quale si sviluppa la soggettività del bambino. In circostanze ideali, la madre emerge

gradualmente da questo stato di identità vicariante. La sua sensibilità ai bisogni e ai gesti del bambino comincia a

diventare più pigra. Comincia a perdere un colpo, poi due, poi tre, e ciò ha un impatto notevole, in parte doloroso,

ma costruttivo, sulla sua esperienza. Il bambino comincia a rendersi conto, nello spazio che gradualmente si apre

tra il desiderio e il suo appagamento, che contrariamente alla sua sua fede precedente i suoi desideri non sono

onnipotenti. Non erano i suoi desideri, ma la sensibilità con cui la madre lo facilitava. Questa consapevolezza ha

implicazioni enormi; il bambino che all'osservatore esterno è sempre sembrato impotente e indipendente, comincia a

sentirsi per la prima volta dipendente,. Sorge in lui la graduale consapevolezza che 1) il mondo non è fatto di una

sola soggettività, ma di molte soggettività. 2) l'appagamento dei propridesideri non ne richiede semplicemente

l'espressione, ma implica trattative con altre persone, che hanno i propri desideri e i propri programmi.

All'esperienza infantile di onnipotenza si aggiunge l'esperienza di una realtà oggettiva. Quest'ultima non 15

sostituisce la prima, esiste accanto ad essa. Winnicott non considerava lo sviluppo una sequenza lineare in cui ogni

stadio sostituisce quello precedente : aspetto fondamentale nella sua visione. La persona che vive completamente

nella realtà oggettiva è un falco sè privo di un centro soggettivo, totalmente orientato verso le aspettative degli

altri, verso gli stimoli esterni. È necessario conservare l'esperienza dell'onnipotenza come nucleo di esperienza

profondamente privato, mai rilevato completamente. L'esperienza temporanea dell'onnipotenza soggettiva fornita

al bambino dall'holding è un'esperienza profonda e cruciale.

Questa esperienza precoce permette al bambino di continuare a sentire che i suoi desideri, sono reali e importanti,

anchese devono essere integrati in una negoziazione adattativa con gli altri.

Winnicott definisce onnipotenza soggettiva, realtà oggettiva e una terza: esperienza transizionale. Nell'esperienza

dell'onnipotenza soggettiva il bambino pensa di aver creato l'oggetto desiderato, ad esempio il seno, ed è convinto di

avere un controllo totale su di esso. Nell'esperienza organizzata a partire dalla realtà oggettiva, il bambino pensa

di dover trovare nel mondo, l'oggetto desiderato; si rende conto lucidamente della separatezza e dell'individualità

dell'oggetto e della sua mancanza di controllo su di esso.

L'OGGETTO TRANSIZIONALE è qualcosa che non è creato e controllato soggettivamente e neppure separato e

trovato, ma in qualche modo si trova in mezzo; è importante che il genitore non ne metta in discussione

l'ambiguità.

Il termine oggetto transizionale fa riferimento alla transizione della fusione simbiotica e della dipendenza dalla

madre alla separazione­ individuazione come l'avevano descritta gli psicologi dell'io in particolare la mahler.

L'orsacchiotto, per il bambino rappresenta la madre, e glipermette di conservare un legame fantasmtico con la

madre man mano che si separa da lei per periodi di tempo sempre più lunghi.

Winnicott ha in mente la transizione tra due modalità diverse diorganizzare l'esperienza. Ciò che rende

l'orsacchiotto così importante non è il fatto che sta al posto della madre ma il fatto che rappresenta un'estenzione

speciale del sè del bambino, a metà strada tra la madre che crea nell'onnipotenza e la madre che il bambino scopre

agire di sua iniziativa nel mondo oggettiva. L'oggetto transizionale ammortizza il salto da un mondo in cui i

desideri del bambino rendono reali i propri oggetti in modo onnipotente a un mondo nel quale per realizzare i

propri desideri occorre la collaborazione altrui.

L'esperienza transizionale diviene così il territorio protetto all'interno del quale il sè creativo può agire e giocare; è

l'area dell'esperienza in cui sorgono l'arte e la cultura. La persona che vive essenzialmente nell'onnipotenza

soggettiva, senza alcun collegamento con la realtà oggettiva, è autistica ed egocentrica.

La persona che vive essenzialmente nella realtà oggettiva, senza radici nell'onnipotenza soggettiva, è adattata

superficialmente, ma è priva di passione e di originalità.

L'uso dell'oggetto è un altro dei concetti che winnicott propone nei suoi ultimi scritti, in cui esplora il ruolo

dell'aggressività nella transizione tra onnipotenza soggettiva e realtà oggettiva. Nell'onnipotenza soggettiva il

bambino usa l'oggetto senza scrupoli. Lo crea, lo sfrutta completamente per il suo piacere personale e lo distrugge

appropriandosene completamente. Da una prospettiva esterna alla soggettività del bambino, questa esperienza

presuppone una madre che accetti di essere usata in questo modo e sia in grado di sopravvivere. Se la madreincontra

problemi nel sopravvivere all'uso che il bambino fa di lei se si allontana, crolla oppure si vendica, il bambino deve

affrontare prematuramente l'esteriorità, a prezzo di vivere completamente il suo desiderio che sente onnipotente e

pericoloso.

L'amore adulto secondo winnicott, prevede periodi di uso reciproco all'oggetto, in cui ciascuno dei partner può

abbandonarsi ai ritmi e all'intensità del suo desiderio senza doversi preoccupare della sopravvivensa dell'altro che

rende possibile un legame pieno e intenso con le proprie passioni.

La madre non suff icientemente buona.

Winnicott afferma che quando la madre è incapace di fornire quell'ambiente sufficientemente buono che è

necessario al consolidarsi di un sano senso di sè , lo sviluppo psicologico del bambino in sostanza si arresta. Rimane

16

bloccato nel tempo psicologico, mentre il resto della personalità cresce al di là e intorno a un nucleo mancante. Il

nucleo dell'individualità autentica rimane sospeso, mantenuto bloccato dall'adesione adattativa all'ambiente con

tutte le caratteristiche, fino a quando è possibile trovare un ambiente di holding che permetta l'emergere di

un'esperienza soggettiva più spontanea, autentica.

Ritiene quando le cose vanno male, anzichè vivere l'esperienza dell'holding, il bambino avverta pressioni, che

possono assumere forme diverse. Se ilbambino avverte un desiderio spontaneo e il desiderio non viene appagato, i

sente ignorato o frainteso, e si ha la pressione.

Anzichè formire uno spazio psichico protetto all'interno del quale il sè possa espandersi e consolidarsi

giocosamente, la madre non sufficientemente buona presente al bambino un mondo con il quale è necessario venire

a patti immediatamente, al quale è necessario adattarsi troppo precocemente.

Per winnicott la carenza materna cronica produceall'interno del sè una scissione radicale tra il vero sè e un sè

compiacente (fonti autentiche del desiderio e del significato) il falso sè (un sè compiacente che nasce dalla necessità

prematura di affrontare o di adattarsi al mondo esterno).

In un frammento sullivan descrive il tipo di scissione che winnicott aveva in mente:

''c'era una tale differenza tra me e il figlio di mia madre, chespesso non mi sentivo altro che una specie di

appendiabiti quale lei appoggiava le sue illusioni''

Il bambino per consolidare un senso del sè sentito come reale, pieno di significato necessita di un ambiente

materno, solo dopo che il sè si è solidamente strutturato, il bambino può farsi un'idea di essere il ''figlio di sua

madre'' entrando in contatto con le aspettative che i carevigers hanno di lui e conle quali deve venire a patti. Essere

costretti a diventare troppo presto ''il figlio della propria madre'' a danno della conoscenza del sè, risulta in una

discontinuità tra il sè ed il ''figlio dellapropria madre'' in cui si perde la possibilità di sentirsi una persona reale e

piena di significato.

Doris, una giovano donna durante la consultazione iniziale parla in modo ininterrotto, rapido, frenetico. Tra i

problemi presentati ci sono una dipendenza eccessiva dagli amici e una grande difficoltà a stare da sola. Vive da

sola, e tiene la radio o la televisione costantemente accese per avere la sensazione che siano presenti altre persone.

Durante l'analisi, è molto preoccupata di non avere niente da dire.

Era certa che i suoi silenzi avrebbero indotti l'analista a interrompere la sua analisi. Sembra molto sensibile alle

reazioni dell'analista. Si scopre che il suo terrore del silenzio riguarda la preoccupazione per ciò che, nella sua

immaginazione, l'analista vive durante quei silenzi: una noia intensa, probabilmente sempre più sgradevole e, alla

lunga, insopportabile.

Comincia a immaginare la mente dell'analista come un luogo spaventoso e ipotizza che l'analista si concentri sui

pazienti per tenere la mente lontana dai suoi terriri interni.

Doris pensava che la sua attenzione verso l'analista e verso i suoi bisogni e spettative potesse salvarlo dai suoi

demoni interni, inoltre inizia a pensare che se lei si fosse permessa di lasciarsi assorbire dal suo essere se stessa,

l'analista sarebbe stato preda di un'angoscia intollerabile. L'indagine successiva rivelò che i genitori di Doris

avevano dimostrato più volte di avere un equilibrio mentale precario. Il loro comportamento presente, spesso

sorprendentemente inadeguato e intrusivo, che rivelava una riluttanza a concedere alla figlia la sua vita, lasciava

pensare a un'intrusività e a pressioni analoghe nei primi anni di vita. A causa dell'incapacità dei genitori di sentirsi

a proprio agio con sè stessi, la figlia non aveva mai avuto a disposizione un ambiente nel quale conoscere ed

esplorare la propria soggettività. Aveva imparato a produrre esperienze di falso sè in modo compulsivo per

soddisfare i bisogni dei genitori, e a mediare i vuoti terribili della sua esperienza, ai quali non aveva mai scoperto

come sopravvivere. In un momento successivo dell'analisi Doris riferì di aver cercato di ottenere uno stato di

''estraneità'' in preparazione a un viaggio per andare a trovare i genitori. Ricordò di aver passato ore a fissare lo

specchio, quando aveva dieci anni, costringendosi a non sbattere le palpebre, cercando, con successo, di disperdere la

sua esperienza di ''io''. Riferì un sogno: ''c'era un bambino ma non c'era davvero. Non sono sicura di chi fosse. Era

17

soltanto una testa. Era una cosa di cera. Avrebbe dovuto essere un bambino ma stava per sciogliersi.''

quando il bambino si trova di fronte a una carenza di holding da parte dell'ambiente deve scollegare la mente (la

testa del bambino) dalle fonti che si trovano nel corpoe modellare la sua esperienza intorno a ciò che gli viene

fornito dal mondo esterno.

La situazione psicoanalitica

secondo winnicott la situazione psicoanalitica si presta perfettamente alla rigenerazione della soggettività

personale.

L'analista come la madre sufficientemente buona, fornisce un ambiente in cui la sua soggettività rimane sospesa.

Al paziente viene fornito rifugio dalle esigenze del mondo esterno; l'analista si aspetta di essere nella situazione

psicoanalitica, entrare in contatto con ciò che si sta vivendo, non viene richiesta continuità e ordine. L'analista e la

situazione psicoanalitica forniscono l'holding in cui lo sviluppo del sè che era abortito può rinascere in condizioni

sufficientemente sicure perchèil vero sè ciminci ad emergere.

Per winnicott( a differenza di freud) le difficoltà del paziente traggono origine da una divisione interna che ha

eliminato e scisso le fonti dell'esperienza personale. Il probleme sta nel modo in cui l'esperienza è stata prodotta. La

spinta regressiva della situazione psicoanalitica facilita l'emergere di vecchi bisogni dell'io, esigenze evolutive per la

crescita del sè.

WINNICOTT VEDEVA NEL PAZIENTE UNA CAPACITà AUTOCURATIVA, IN CUI LA SITUAZIONE PSICOANALITICA

VIENE PLASMATA E ADATTATA PER FORNIRE GLI ASPETTI AMBIENTALI CHE SONO MANCATI NEL PERIODO

DELL'INFANZIA.

Ciò che è fondamentale per winnicott è l'esperienza del sè in relazione con l'altro.

Winnicott faceva ogni sforzo perchè il trattamento prendesse forma a partire dai loro bisogni spontanei.

Importanza dell'orario regolare delle sedute: crea una struttura artificiale , esterna, alla quale il paziente si deve

adattare,come il bambino cheviene allattato a orari stabiliti.

Analogamente al bambino, il paziente si rivolge alla situazione psicoanalitica alla ricerca delle esperienze

necessarie per rivitalizzare il suo sè. L'analista si offre per essere utilizzato nel fornire al paziente le esperienze che

gli mancano, facendogli sentire che è stato lui a crearlo, facendo ciò mette il paziente in condizione di riscoprire la

sua capacità di immaginare e fantasticare, di generare un'esperienza profondamente reale, personale e significativa.

18

FEREN CZI­BALINT

Michael Balint fu analizzato da ferenczi, sotto molti aspetti, il suo contributo rappresenta un'estenzione di quello

di ferenczi. Quest'ultimo era stato uno dei più rivoluzionari tra gli allievi di freud, sia nella teoria che nella pratica

clinica. Si interessa alle deprivazioni precoci sullo sviluppo della personalità con molta attenzione al trauma

cronico precoce, e alle esperienze sessuali precoci. Fu innovatore sotto l'aspetto della tecnica clinica, con

l'attenzione al trauma e alla deprivazione nella teoria, si convinse di quanto sia importante che l'analista fornisca

al paziente amore e affetto al contrario di quanto diceva la regola dell'astinenza.

Come analista di balint, ferenczi fu una figura chiave nel passaggio dalla psicoanalisi freudiana e diverse delle

correnti moderne.

L'elaborazione delle idee di ferenczi indusse balint a ritenere ciò che i pazienti cercano nelle relazione

picoanalitica, non è la gratificazione dei desideri sessuali aggressivi­infantili ma l'amore incondizionato, ''l'amore

oggettuale primario'' che non hanno ricevuto nell'infanzia.

Balint non rifiutò mai del tutto alla teoria psico sessuale di freud, sostenne che le relazioni oggettuali non sono

derivati pulsionali, ma sono presenti già all'inizio della vita. L'amore oggettuale primario, non è legato ad alcuna

zona erogena, non è amore orale, di suzione, anale eccc ma è qualcosa che sta a se.

La prima relazione con la madre è uno stato passivo vissuto come '' una miscela armoniosa, compenetrante'' di

''sostanze primarie''

la rottura di questa prima relazione produce quello che balint definisce il DIFETTO FONDAMENTALE , una

frammentazione del nucleo del sè, che il paziente che viene in analisi desidera profondamente guarire.

Propose strategie innovative per comprendere situazioni cliniche spesso difficili valorizzando il tentativi del

paziente di recuperare opportunità chegli sono state negate nell'infanzia attraverso quella che balint definisce una

REGRESSIONE BENIGNA, che gli consentirà di riprendere possesso di aspetti dissociati del sè.

BOWLBY

per bowlby la psicoanalisi ha profonde radici nella teoria di darwin, quellodi bowlby è chiaramente un darwinismo

del xx secolo, in opposizione alla versione ottocentesca di freud.

Per bowlby come per hartmann il messaggio centrale della rivoluzione darwiniana è il ruolo dell'adattamento nel

plasmare la natura degli animali e dell'uomo. Per lui è più utile considerare gli istinti come preadattati all'ambiente

umano, affinati nel corso di milioni di anni dalla selezione naturale.

La motivazione pulsionale adattativa di interesse centrale per bowlby riguarda il legame del bambino con la madre,

che bowlby definì attaccamento. Egli sosteneva che lo stabilirsi di un legame profondo e tenace con la madre è un

sistema instintivo che aumenta le possibilità di sopravvivenza del bambino.

Bowbly indicò cinque reazioni instintive che portano ad unamaggiore prossimità alla madre, che assicura migliori

19

cure e protezione dai predatori, mediando l'atteccamento: la suzione, il sorriso, l'abbraccio, il pianto e il seguire.

Bowlby sostenne che l'attaccamento del bambino alla madre è istintivo, non acquisito, e primario, non prodotto

dall'attività materna gratificazione dei bisogni.

Il concetto di attaccamento, strettamente collegato all'idea di fairbairn della libido oggettuale, divenne per bowlby

il punto di partenza della sua ampia riformulazione di tutti gli aspetti centrali dello sviluppo della personalità e

della psicopatologia.

Secondo bowlby la sicurezza affettiva, si costruisce gradualmente attraverso le esperienze della prima infanzia.

Tipi diversi di angoscia hanno tutti la loro origine nell'angoscia fondamentale relativa alla separazione dalla figura

di attaccamento. Alla radice di ogni difesa, ipotizza bowlby, c'è il distacco, la disattivazione del bisogno

fondamentale e centrale di attaccamento, intorno al quale è organizzata l'esperienza emotiva.

GUNTRIP

ha avuto un ruolo importante nello spiegare il suo personale punto di vista riguardo agli autori del gruppo degli

indipendenti inglesi.

Classifica la psicoanalisi come ''terapia sostituitiva'' in cui l'analista agisce come un genitore nel fornire la

situazione interpersonale di cui il paziente era stato deprivato da bambino e che è necessaria per la crescita e lo

sviluppo di un sè sano. Il veicolo della cura per lui è una relazione psicoanalitica che dà nutrimento , in un clima

profondamente personale e interpersonale. Guntrip affermò che , di fronte alla deprivazione grave, lo stesso io

libidico va incontro alla scissione. Parte dell'io rinuncia completamente alla ricerca dell'oggetto, rinunciando sia

agli oggetti esterni sia agli oggetti interni e ritirandosi in un profondo isolamento. Il grande desiderio di tornare al

ventre materno=l'io regredito. Si manifesta attraverso una sensazione diffusa di debolezza dell'io e una profonda

sensazione di inettitudine e impotenza. Guntrip propose il concetto dell'io regredito, come un'idea che comprenda

sia il sè in fuga dagli oggetti costanti sia aspetti del sè mai diventati reali a causa della mancanza di un adeguato

ambiente materno facilitante.

Il concetto dell'io regredito è applicabile a quei pazienti che si vivono e si descrivono come bambini piccoli,

trascurati e abbandonati, soprattutto in quei momenti dell'analisi in cui viene a contatto con stati psichici e

desideri precedentemente non integrati e inaccessibili. (bambino interno)

W.R.D. FAIRBAIRN

il contributoprincipale di Fairbairn è la diversa soluzione da al problema della coazione a ripetere, la diversa

spiegazione dell'adesività della libido.

le osservazioni cliniche di freud documentano, le vicissitudini della sofferenza umana:

le nevrosi sintomatiche, le nevrosi del carattere, le nevrosi di destino, la depressione.

Eppure la teoria freudiana, ancorata al concetto di pulsione e alla teoria del piacere, è una teoria edonistica:le

persone vanno alla ricerca del piacere ed evitano il dolore. La cornice motivazionale della teoria pulsionale è molto

difficile da integrare con l'osservazione clinica di freud della COAZIONE A RIPETERE, il sistematico riprodursi

del disagio : sintomi dolorosi, modelli di comportamento dolorosi ecc..

se le persone sono fatte per cercare il piacere perchè la maggior parte di noi possiede una straordinaria abilità nel

conservare la propria infelicità?

La libido è malleabile, nella sua ricerca al piacere si serve di oggetti intercambiabili, eppure secondo freud ha una

proprietà: adesività, che agisce in contrasto con il principio di piacere. (la libido si attacca a oggetti vecchi e

inaccessibili)

Fairbairn mise in discussione la teoria freudiana secondo la quale la motivazione fondamentale nella vita è il 20

piacere, e propose un punto di partenza alternativo: la libido non è orientata al piacere ma all'oggetto.

La spinta motivazionale fondamentale nell'esperienza umana non è la gratificazione e la riduzione alla tenzione,

che porta gli altri come mezzi verso quel fine, quanto piuttosto il legame con gli altri come fine a sè stesso.

Il bambino freudiano agisce come organismo individuale; ( gli altri assumono importanza solo quando svolgono

una funzione che realizzi i suoi desideri)

Fairbairn immagina il bambino programmato per interagire nell'ambiente umano. La libido è orientata all'oggetto,

ciò fornisce secondo lui, un'immagine molto più economica e convincente per spiegare le osservazioni di freud

dell'ubiquità delle coazioni a ripetere.

Il bambino crea legami con i genitori attraverso qualsiasi forma di contatto essi gli forniscano, e

quelle forme diventano modelli di attaccamento e di contatto con gli altri che durano per

tutta la vita.

Il piacere è una forma, forse la più importante, di contatto con gli altri.

Se il genitore avviano scambi piacevoli il bambino impara a ricercare il piacere non come fine a se stesso ma come

forma di contatto e interazione con gli altri.

Se il genitoreprocura esperienze dolorose al bambino? Il bambino non andrà a cercare altri oggetti che le procurano

l'amore di cui ha bisogno, come diceva freud, ma..

Fairbairn lavorò con dei bambini maltrattati: rimase colpito dall'intensità di attaccamento e della fedeltà che quei

bambini nutrivano nei confronti del genitore maltrattante; i bambini f inivano con il cercare la

sofferenza come una forma di contatto con gli altri, la forma di contatto privilegiata. ( i

bambini così come gli adulti, cercano la forma di contatto sperimentata all'inizio del loro sviluppo)

secondo Fairbarn, i bambini sviluppano un intenso attaccamento e costruiscono la propria vita emotiva successiva

intorno al tipo di interazioni che hanno avuto con chi si è preso cura di loro all'inizio della vita ( come gli

anatroccoli (lorenz))

sam, lamentava una storia di relazioni infelici con donne molto depresse. Finiva sempre con il trovarsi in relazioni

di quel genere.

Veniva da una famiglia in cui entrambi i genitori si sentivano rassegnati, e annientati dalla vita. Si rese conto che

la depressione era stata l'ideologia familiare.

Giunse a convincersi che ogni legame profondo e significativo con un'altra persona poteva essere ottenuto soltanto

attraverso la sofferenza. Nonostante il suo disperato desiderio di relazioni più piacevoli con persone più felici, sam

costruiva tutte relazoni importanti intorno a legami depressivi con altre persone sofferenti.

Per fairbair n la libido è orientata all'oggetto, e gli oggetti che si incontrano per primi

diventano i prototipi di tutte le esperienze successive di contatto con gli altri.

IL MONDO DELLE RELAZIONI OGGETTU ALI INTERNE

costruì la sua teoria delle relazioni oggettuali a partire dalla teoria di Melanie Klein, in particolare i concetti di

oggetto interno e di relazioni oggettuali interiorizzate.

Per la Klein gli oggetti interno sono presenze fantasmatiche che accompagnano tutta l'esperienza. Nel pensiero

primitivo le fantasie proiettive e introiettive basate sull'esperienze infantili dell'allattamento , della defecazione

ecc producono continuamente fantasie di oggetti interni buoni e cattivi. Per lei sono una caratteristica naturale

della vita psichica; le relazioni oggettuali interiorizzate sono le forme primarie del pensiero e dell'esperienza. 21

Per fairbairn le cure genitoriali adeguate fanno si che il bambino sia orientato verso l'esterno, verso le perosone

reali, che procurano scambi e contatto reali.

Gli oggetti interni del tipo che descrive la Klein risultano da cure genitoriali inadeguate. Se i bisogni del bambino

non vengono soddisfatti si verifica un allontanamento patologico dalla realtà esterna e si formano presenze

private e fantasmatiche.

Per Fairbairn gli oggetti interni non sono l'essenziale e inevitabile accompagnamento di tutta l'esperienza , ma

piuttosto sostituti compensatori che della realtà, delle persone in carne e ossa del mondo interpersonale.

Egli immaginò che il bambino che ha i genitori scarsamente disponibili giunga a distinguere tra gli aspetti sensibili

dei genitori (oggetto buono) e gli aspetti insensibili ( oggetto insoddisfacente). Poichè il bambino, nella sua ricerca

dell'oggetto, non riesce a entrare in contatto con gli aspetti insensibili dei genitori nella realtà, li interiorizza, e

fantastica quegli aspetti dei genitori come se fossero dentro di lui, parte di lui.

Charles, un uomo di mezza età che entrò in analisi per episodi di depressione e ritiro.

Il padre: attento ma duro.

La madre: casalinga molto competente e disponibile, ottimista, sempre allegra e disponibile.

Cherles anche se sentiva la madre fisicamente accessibile , non aveva mai immaginato di poter entrare in contatto

emotivo con lei, gli veniva negato l'accesso a ciò che lei sentiva veramente. Intorno a lei avvertiva una tristezza

inspiegabile.

Cominciò a ricordare momenti in cui la sentiva piangere dietro la porta chiusa a chiave. Ricordò situazioni in cui di

notte sentiva il padre che suonava in salotto di nascosto.

La personalità di charles si era formata lungo linee simili a quelle dei suoi genitori; era molto attivo, responsabile e

ottimista. Cominciò, attraverso l'analisi, a vedere le sue depressioni episodiche. Si sentiva più vicino ai genitori

quando era depresso, quando era sinceramente felice si sentiva distante da loro.

Nelle depressioni di Charles sono conservati , come fragili immagini di un passato arcaico, frammenti non integrati

di legami d'amore.

LA RIMOZIONE

nelle prime teorie freudiane, al centro del rimosso si trovava un'esperienza reale, al cui ricordo, a causa del suo

impatto traumatico, non consentiva l'accesso alla coscienza. Freud passa dalla teoria della seduzione infantile alla

teoria della sessualità infantile e comincia a pensare che il nucleo del rimosso fosse un insieme di pulsioni proibite .

Anche i ricordi possono essere rimossi, ma per freud a quel punto era a causa della loro natura traumatica in sè

stessa, ma perchè erano associati a pulsioni conflittuali, proibite.

Fairbairn riteneva che il nucleo del rimosso non fossero nè i ricordi nè le pulsioni ma le relazioni e i legami con

aspetti dei genitori che non potevano essere integrati con altre figure e relazioni. I ricordi e le pulsioni possono

essere rimossi, ma non principalmente perchè traumatici ma perchè rappresentano, minacciano di rivelare, legami

oggettuali pericolosi.

Per freud, il rimosso è composto da pulsioni, il rimovente è composto da una relazione interna, l'alleanza tra io e

super­io, si uniscono per impedire l'accesso alla coscienza.

Per Fairbairn, sia il rimosso che il rimovente sono relazioni interne.

Rimosso= parte del sè legata ad aspetti genitoriali inaccessibili, spesso pericolosi; 22

Rimovente= parte del sè legata ad aspetti dei genitori più accessibili, meno pericolosi;

Zachary, entra in analisi a causa di una notevole infelicità nelle sue relazioni sentimentali. I suoi genitori sono

stati sposati per pochi anni.

La madre: figlia prediletta di un uomo d'affari molto facoltoso.

Il padre: ambizioso e affascinante, proveniente da un ambiente povero, corteggia a lungo la madre per sposarla

perchè il padre di lei non voleva.

Zachary aveva tre anni quando la madre scoprì che il marito la tradiva, lo caccia di casa e si risposa.

Il padre di zachary diventa cupo, triste e il bambino può vederlo di rado.

Zachary aveva un concetto idealistico dell'amore e del matrimono, di cui nessuna donna sembrava all'altezza. Era

monogamo nelle sue relazioni ma torturato dal timore che non sarebbe mai stato capace di impegnarsi con una

donna.

Prese coscienza di un temuto aspetto di sè stesso modellato sull'identificazione con il padre. Temeva ma allo stesso

tempo desiderava essere come lui ( irresponsabile, promiscuo, affascinante ecc..) una visione di lui che teneva

nascosta a tutti e anche a sè. Non si sarebbe mai concesso di ammettere quanto fosse legato a lui internamente;

quella consapevolezza gli sembrava pericolosa e minacciosa per la sua identità a livello cosciente e per tutto ciò che

gli permetteva di essere amato e apprezzato dagli altri.

LA SCISSIONE DELL'IO

un bambino con genitori depressi, disturbati ecc.. può cominciare a sperimentare a sua volta questi aspetti

attraverso i quali si procura la sensazione di entrare in contatto con i settori inaccessibili delle personalità dei

genitori. Non è strano se i pazienti nel momento in cui attraversa l'aspetto di superamento dei propri stati più

dolorosi abbia la sensazione di distaccarsi dai genitori. Man mano che iniziano a essere più felici , si sentono più

soli, fino a quando possono fare affidamento sulla propria capacità di creare nuve e meno dolorose, relazioni.

La scissione dell'io è un fenomeno universale poichè ciascuno a ricevuto cure genitoriali imperfette. Il bambino

diventa come gli aspetti insensibili dei genitori. È attraverso l'assorbimento di questi tratti caratteriali patologici

che si sente unito al genitore, che non è accessibile altrimenti.

Questa inoltre, crea necessariamente una scissione dell'io: parte del sè

INTERIORIZZAZIONE DEL GENITORE,

rimane orientata verso i genitori resli nel mondo esterno e cerca risposte reali da loro; parte del sè viene orientata

invece verso i genitori immaginari a cui è legata.

Una volta che l'esperienze con i genitori sono state scisse e interiorizzate, si verifica un'aulteriore scissione tra gli

aspetti seducenti dei genitori ( oggetto eccitante ) e gli aspetti frustranti e deludenti ( oggetto rifiutante).

L'emotività desiderata assume la forma dell'oggetto eccitante e la distanza inevitabile la forsma dell'oggetto

rifiutante. L'io di conseguenza si scinde ulteriormente:

parte dell'io si lega all'oggetto eccitante , la parte del se che sperimenta desideri e speranze continui= io libidico.

Parte dell'io si identifica con l'oggetto del sè, la parte del sè che è arrabbiata e piena d'odio=io antilibidico.

LA SITU AZIONE PSICOANALITICA

il paziente anche se va alla ricerca di qualcosa di nuovo, inevitabilmente vive l'analista come un oggetto vecchio,

cattivo. Se l'analista non viene vissuto attraverso vecchi modelli, non è importante, e non si impegna

profondamente. Per fairbairn non è la ricerca inconscia del piacere che imprigiona l'analizzando nella nevrosi; la

nevrosi incarna le uniche forme di relazione con gli altri in cui l'analizzando crede. Si sente in contatto con gli

altri, sia nel mondo reale sia con le presenze del suo mondo interno, soltanto attraverso stati d'animo dolorosi e

modelli di comportamento autolesionistici. È convinto che rinunciare a questi stati dolorosi e a questi vecchi

modelli lo condurrebbe all'isolamento totale, all'abbandono, all'annientamento. 23

L'insight, da solo, non permette all'analizzando di rendersi conto dell'inanitò dei suoi tentativi nevrotici; il

paziente non risce a immaginare di essere sè stess facendone a meno. Nessuno può rinunciare ai potenti legami con i

vecchi oggetti, da cui ha imparato a dipendere, a meno che non sia convinto che sono possibili nuovi oggetti, che c'è

un altro modo per entrare in relazione con gli altri, all'interno nel quale si sentirà visto e toccato. Perchè

l'analizzando possa rinunciare alle vecchie forme del legame con l'analista, quelle transferali, deve cominciare a

credere in modelli di relazione nuovi, meno limitati.

5.NAR CISISMO

Il termine prende il nome dal celebre personaggio della mitologia greca creato da Ovidio nelle Metamorfosi.

Il racconto narra di un giovane di rara bellezza e di straordinaria vanità, figlio del dio Cefiso e della ninfa Liriope,

così preso da sé da rifuggire il mondo e l’amore degli altri. il veggente Tiresia gli predisse lunga vita a patto che non

conoscesse se stesso.

All’età di sedici anni la bellezza di Narciso era tale, che uomini e donne si innamoravano di lui, ma il giovane li

respingeva sempre con fermezza.

Di Narciso si innamora perdutamente la ninfa Eco la quale viene però sdegnosamente respinta e in preda al dolore

e alla vergogna per il rifiuto subito vaga per valli e caverne fino a quando il suo corpo si consuma e di lei non resta

che la voce. La dea Nemesi, per punire la superbia del giovane, lo condanna ad un amore impossibile: quello per la

propria immagine che egli vede, per la prima volta, riflessa nell’acqua di uno stagno. Nel disperato tentativo di

raggiungere e congiungersi con questa immagine Narciso annega. Al suo posto nasce un fiore che prenderà il suo

nome.

Il mito e le sue suggestioni, di carattere etico ed estetico, hanno trovato ampia risonanza nell’ambito filosofico,

letterario ed artistico. Nel linguaggio comune, la definizione di narcisista ha una connotazione negativa e si

riferisce a persone con atteggiamenti eccessivamente egocentrici, poco empatiche e sostanzialmente disinteressate

agli altri.

Con la psicoanalisi il narcisismo diventa un concetto centrale individuato come elemento costitutivo, origine della

soggettività umana da Freud in poi, gli studi sul narcisismo approfondiranno le sue possibili evoluzioni in senso

sano e patologico.

Storia del narcisismo

una prima lettura viene proposta dallo psichiatra H. Ellis (1892) al fine di descrivere un aspetto patologico della

vita sessuale, legato all’autoerotismo, allorché un soggetto tratta il proprio corpo come oggetto sessuale fonte di

desiderio e di piacere.

successivamente nel 1899 lo psichiatra H. Näcke lo utilizzerà riferendosi alle perversioni sessuali. in una prima

fase, Freud riprenderà queste tesi in relazione all’omosessualità e all’eziopatogenesi della paranoia.

Nel suo studio sull’infanzia di Leonardo da Vinci (1910) descrive il meccanismo per cui l’investimento libidico

porta a una scelta omosessuale dovuta alla fissazione sui bisogni erotici della figura materna e attraverso

l’identificazione con lei

“[…[ il ragazzo mette se stesso al posto della madre, si identifica con lei e prende la sua stessa persona [se stesso]

24


PAGINE

39

PESO

66.41 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Filosofia e scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher baby.1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Mazzeschi Claudia.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Psicologia dinamica

Appunti di Psicologia dinamica
Appunto
Interpretazione Sogni
Appunto
Modelli della mente di Freud
Appunto
Appunti Storia della scienza e della tecnica
Appunto