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Inquadramento storico

In ambito psicologico la psicologia dinamica è quella attenzione alla mente dell’uomo e a quelli che sono i processi interni e non solo ai comportamenti. La psicologia dinamica nasce con Freud ma nasce come ramo a fianco alla psicologia: fa parte di tutto quel fermento culturale che poi porta alla strutturazione dei rami della psicologia alla fine dell’800.

Il cambio di questi modelli strutturali si ha sostanzialmente con Vienna e con l’Impero austroungarico, quindi Ungheria, Germania, parte dell’Italia, dove agli inizi del ’900 sotto il regno di Francesco Giuseppe si ha un fermento culturale molto forte che ha la funzione di segnare il superamento della filosofia ottocentesca del positivismo e si dà libertà a quelle che sono le componenti più interne e umane, irrazionali. Si abbandona progressivamente l’illuminismo, ma si mantiene comunque la base scientifica e lo sfondo fisico, medico e psicologico.

Abbiamo poi una serie di importanti manifestazioni che acquisiscono importanza alla fine dell’800. Si scopre l’inconscio, ossia esiste una parte della mente che contribuisce al cambiamento del comportamento umano della quale non siamo immediatamente consapevoli. L’inconscio non è stata la scoperta di Freud, era già stato studiato da altri scienziati a Parigi e Zurigo tra i quali X e Y sono i più famosi, che utilizzano il metodo dell’ipnosi per trattare le pazienti che loro chiamano isteriche.

Hanno manifestazioni corporee particolari, perdita di consapevolezza o di funzionalità sensoriali, contrazioni di tipo epilettico, parlare a sproposito senza avere il controllo di quello che viene detto; tutto ciò avviene per dei periodi e dopodiché è tutto “normale” perché riescono a recuperare le loro funzionalità. Questo tipo di manifestazione non corrispondeva a nessuna alterazione di tipo neurologico per quanto riguardava gli strumenti posseduti in quel periodo; si sosteneva fosse determinata da non ben conosciute cause psichiche.

Il trattamento dell’isteria era cominciato con Charcot attraverso l’ipnosi: si perde coscienza e consapevolezza, andando ad agire sotto il flusso di una persona; c’è una relazione tra medico e paziente che viene guidato nel perdere consapevolezza, ad agire e a riprendere consapevolezza. In questa fase di ipnosi Charcot vede la possibilità di poter far parlare il paziente di traumi, problemi o vicissitudini che inibiscono alcuni suoi comportamenti e lo vede come una possibilità di studiare l’isteria.

La scoperta dell’inconscio e il clima culturale

La scoperta dell’inconscio dà vita a manifestazioni pseudo-culturali che portano ad una rivalutazione di quello che è misterioso, arcano e poco conosciuto, tenute spiritiche, alchimia, astrologia e vari ambiti sia scientifici che metafisici. L’inconscio è guardato con interesse particolare essendo interno e parte del soggettivo, è quello che pervade poi tutto il panorama del tempo, e questo clima diffuso nelle arti fa parte poi di quello che viene chiamato “la secessione viennese”, dove architettura, pittura, scultura e danza si ribellano al classicismo, alla descrizione naturalistica e positivistica del tempo attraverso un fermento di forme artistiche che fondamentalmente descrivono l’interiorità del soggetto e non la sua lettura oggettiva. C’è una vera e propria riscoperta.

Ad esempio in letteratura Arthur Schnitzler tratta il fenomeno onirico come oggetto e interesse della narrazione, diventando quasi più importante del comportamento quotidiano cosciente e consapevole. Citandolo: “Nessun sogno è interamente un sogno perché al suo interno ha una parte della persona, quindi c’è una parte di realtà”.

Il sogno era un argomento che dilagava in quel periodo e aveva una componente di attenzione nella realtà; grazie a questo Freud ha avuto possibilità di esprimere la sua idea. Non è lui che ha scoperto il sogno.

Un esempio artistico è anche quello di Gustav Klimt con la contrapposizione tra vita e morte che Freud interpreta come contrapposizione tra libido, istinto di vita, e aggressività, istinto di morte. Il continuo “battersi di tendenze” è forte e presente nel sistema freudiano e sociale; il mio Io, la mia componente soggettiva in un certo senso è contro la società e l’insieme di regole da rispettare per vivere in comunità.

Sempre in questo periodo inizia la manifestazione della danza con Isadora Duncan, simbolo di liberazione dall’Es e possibilità di esprimere la propria anima; diventa una liberazione dalle pulsioni e si liberano le tensioni di tutto il corpo che domina la pulsione e si oppone ai canoni morali rigidi e strutturati attraverso il quale ci si sente “liberi dalla dominazione”.

Con il regno di Francesco Giuseppe c’è libertà, ma dall’altra parte c’è il regno puritano della regina Vittoria che considera queste espressioni e questo uso del corpo femminile come improprio.

Nel campo musicale invece Mahler è uno dei pazienti di Freud che fa un viaggio interno a sé stesso per comporre una musica che liberi il suo inconscio e il suo stato interiore; è una manifestazione della sua personalità al confine tra psicopatia e normalità. La concezione dell’epoca della “psicopatia” è intesa come tra realtà e mondo proprio della persona.

Freud e la psicanalisi

In questo contesto abbiamo Freud.

Freud è prima di tutto un neurologo, un medico; tutta la prima parte della sua vita, università e gioventù, lui ha fatto una serie di ricerche perché aveva come ambizione di fare il professore universitario. Ma non ha potuto proseguire in questa direzione a causa di diversi problemi sociali ed economici. La sua idea di fondo è quella di studiare come una serie di elementi ha effetto sul funzionamento mentale; i suoi studi più famosi sono quelli sullo studio degli effetti della cocaina sui processi mentali. La sua attenzione è sempre rivolta al funzionamento della mente studiato attraverso sperimentazioni più rigide e più chiare.

Ad un certo punto della sua carriera vince una borsa di studio da Charcot e là entra in contatto con questo mondo dell’ipnosi e dell’inconscio che lui abbraccia e impara all’inizio, ma che poi abbandona abbastanza presto perché non vede in modo favorevole il concetto di ipnosi. Sostiene di poter dare poco credito agli elementi estratti in modo inconsapevole perché non ti permette di guarire dalla tua patologia.

La vita di Freud è tutta rivolta alla psicanalisi, allo studio del funzionamento della mente e dei suoi dinamismi; la domanda che si pone Freud è perché e come funziona la mente.

Per quanto riguarda la psicanalisi, accanto a Freud ci sono stati altri contributi perché comunque il circolo di Vienna ed in generale il circolo culturale era ampio. Generalmente però parlando di psicanalisi si fa riferimento a Freud e talvolta a Jung, suo allievo.

Molti dei discepoli di Freud si sono stabiliti negli Stati Uniti e durante il nazismo la psicanalisi diventa una scienza da abolire, da combattere. Il gruppo di studiosi si stringe attorno alle idee di Freud e la psicanalisi diventa più rigida di come era stata intesa dal suo fondatore originario, ossia Freud. Negli anni ’70-’80 gli psicanalisti sono stati molto rigidi e anche ottusi perché non hanno guardato al fatto che la scienza è andata avanti. Avevano un atteggiamento difensivo nei confronti di Freud e non hanno voluto seguire il processo culturale, ancorandosi al fatto che “Freud aveva ragione”.

Dagli anni ’60 si è sviluppato un movimento che aveva come fulcro il cervello e la ricerca, ma per questi motivi gli psicanalisti ci sono rimasti lontani per molti anni, mentre Freud ci si sarebbe introdotto sicuramente. Ci sono così generazioni di psichiatri che hanno come caposaldi il pensiero freudiano e c’è una scissione tra i progressi delle scienze cognitive, neurologia, e quello che fanno gli psichiatri e gli psicologi. È solo verso gli anni ’80-’90 che ad opera di un movimento di psichiatri, psicologi dell’età evolutiva, psicanalisti infantili e pediatri si comincia a ridiscutere le idee dominanti della psicologia dinamica con i nuovi studi sul cervello, i nuovi strumenti e gli studi sul bambino, e si inizia a fare un quadro nuovo così che la psicanalisi si rimette in funzione. Sono questi gli anni, nelle neuroscienze e della neuropsicanalisi, adottano la parte neuro parzialmente rifiutando la teoria freudiana, ma accettandone parti e concetti per la struttura della mente.

Così si sostiene che il disturbo mentale non sia già nel bambino ma inizi anni più tardi con il complesso di Edipo, diventando qualcosa che poi toccherà l’adulto.

Questa è la sintesi storica in cui andremo a trattare da una parte inconscio da un punto di vista clinico, risultati delle neuroscienze sull’inconscio; dall’altra il ribaltamento della psicanalisi classica per arrivare ad un approccio psicodinamico alla salute mentale, psicopatologia: molti concetti ribaltati, ma capisaldi ce ne sono ancora, ossia il dinamismo di Freud.

Studiare la mente per Freud significa capire come il conflitto tra la parte consapevole e quella inconsapevole viene esercitato e gestito dalla mente. Manifestazioni sane vs patologiche.

La psicanalisi è la scienza che Freud crea per studiare i modelli della mente ed è da una parte un procedimento teorico che cerca di capire come funzionano i processi mentali, ma dall’altra parte è direttamente un metodo terapeutico.

Secondo Freud la teoria non è venuta prima della clinica; quando si trova a contatto con un paziente, Freud formula delle prime ipotesi. Continua tutto il percorso terapeutico di trattare le persone prima con l’ipnosi e poi con le parole e con quel metodo curativo che è la psicoanalisi, alla quale le terapie e lo studio del paziente forniscono man mano materiale, teoria, per dare poi origine a quella che è la scienza che crea Freud, ossia la psicanalisi.

La psicanalisi ha questa particolarità di essere sia un corpus teorico che un trattamento.

  • Il corpus teorico si è formato attraverso il metodo del trattamento, pregio del dinamismo freudiano, che viene perso quando si continua a trattare senza tirare fuori elementi che mi vadano a cambiare il corpus teorico.
  • Il trattamento è un metodo terapeutico per “svelare” e scoprire l’inconscio.

L’inconscio secondo Freud

L’inconscio a cui arriva Charcot attraverso l’ipnosi è quello che Freud raggiunge attraverso altre vie che vedono però il paziente sempre consapevole.

La caratteristica dell’inconscio è il fatto di essere una parte della mente a cui non si accede con la consapevolezza; secondo Freud ci sono parecchi fenomeni mentali di cui non siamo consapevoli che vanno però ad influenzare la vita psichica e i comportamenti degli individui.

L’inconscio si può conoscere in tutte le situazioni in cui il livello di consapevolezza dell’individuo si abbassa; nel momento in cui c’è ipnosi non c’è consapevolezza di quello che succede, è il terapeuta poi a dirlo. A fianco dell’ipnosi Freud introduce il sogno, serbatoio di materiali nascosti nell’inconscio. A differenza dell’ipnosi, con l’interpretazione di sogni e lapsus il paziente scopre fatti ed episodi accompagnato dal terapeuta.

Secondo Freud nell’inconscio ci sono tutti i desideri, le fantasie e i sogni che l’individuo ha, ha avuto e che ha fatto, ma non può avere la consapevolezza di essi perché sono socialmente inaccettabili. Quindi nell’inconscio vanno tutte quelle manifestazioni dell’individuo che non possono essere socialmente accettate.

Il punto chiave della teoria freudiana è quello che viene chiamato il complesso di Edipo: è quel periodo dello sviluppo intorno ai 5-6 anni in cui il bambino maschio tende ad essere follemente innamorato della mamma, mentre la bambina lo fa con il papà. Secondo Freud c’è un desiderio sessuale nei confronti del genitore e ad un certo punto il bambino si impaurisce del fatto che il padre, che è il partner della mamma, possa avercela con lui per questo desiderio ed inizia a creare delle fantasie di morte del padre per poterlo eliminare e poter stare con la madre. Poi la paura che il padre lo possa castrare, secondo Freud, come paura che possa punirlo per i suoi desideri, gli fa svanire questo desiderio e fa sì che poi lui si identifichi col padre in una sorta di sublimazione di questo desiderio nel voler essere come il padre.

Tutta questa parte di desiderio del bambino e di desiderio cattivo non te lo puoi portare dietro secondo Freud; quindi questo è un rimosso che viene buttato nell’inconscio.

Tutta una serie di esperienze, anche precedenti, sono messe nell’inconscio. Secondo Melania Klein, un’allieva di Freud, il bambino sin da piccolo è caratterizzato da un grande amore nei confronti della mamma, ma anche un gran momento di odio nel momento in cui la mamma non c’è o non è disponibile. Nel momento in cui la madre ritorna ed è disponibile non posso più tenere il sentimento di odio che ho provato, perciò lo butto nell’inconscio.

Per Freud l’inconscio è il contenitore di una serie di manifestazioni, una parte molto grande e molto più forte rispetto al conscio. La coscienza è una piccola parte della nostra mente; la più gran parte siamo inconsapevoli di averla.

Rimozione, dissociazione e inconscio dinamico

Il processo secondo il quale si butta nell’inconscio ciò che non si vuole ricordare è detto rimozione, più recentemente chiamato anche dissociazione. Resa da un pensiero perfettamente cosciente di ciò che avrei dovuto fare, resto concentrata solo su ciò che era il mio pensiero tralasciando il resto; questa è la dissociazione, ossia il non tenere conto della complessità di quello che avviene. Si è apparentemente coscienti di quello che si fa, ma “un pezzo viene perso per strada”, come si suol dire “essere sovrappensiero”. L’evento che di per sé è traumatico viene associato ad un’altra passione non risolta e messa nell’inconscio che genera un muro. Questo tipo di inconscio in cui mettiamo tutte le situazioni che riteniamo di dover togliere dalla nostra vita è chiamato “inconscio dinamico”, dal fatto che fa venire fuori qualcosa, non è solamente inconscio.

Oggi la psicologia moderna ha confermato il fatto che abbiamo una serie di percezioni a noi “sconosciute” che rimangono nascoste in secondo piano. Ci sono una serie di immagazzinamenti di emozioni e stati emotivi che avvengono a livello sub-corticale prima che noi abbiamo la funzione dei lobi frontali e dei magazzini mnestici; quindi c’è un immagazzinamento precoce rispetto a quello corticale della coscienza.

L’inconscio riferito a stati affettivi è erroneo, anche se talvolta si usa nella neuropsicologia, ma come definizione inesatta.

Altra definizione di inconscio è quella di Jung, legato non all’individuo ma alla collettività; contiene gli archetipi, le idee di Platone, le essenze che sono in tutti e che prendono forme diverse per gli individui, ma plasmano le manifestazioni di vita che uno ha.

Studi più recenti confermano l’esistenza dell’inconscio, fatti in maniera freudiana, concentrandosi sui lobi frontali, esempio studi sulla visione cieca: tiro fuori l’immagine senza averla mai vista. Esiste quindi una parte della mente che si manifesta in certi momenti ed è fuori dalla consapevolezza.

I modelli di Freud

Se esiste l’inconscio, dove si colloca, come si struttura? Freud genera 3 modelli che coesistono, sono un ampliamento, non un superamento; spiegano l’inconscio e la sintomatologia patologica della nevrosi tipica di Freud. I 3 modelli sono:

  • Il modello affetto-trauma.
  • Il modello topografico.
  • Il modello strutturale.

Il modello che designa un po’ il tutto e sulla quale base si viene a strutturare il resto è.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

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