Psicologia della motivazione
La psicologia della motivazione ha come scopo l’identificazione dei fattori alla base del nostro comportamento e ciò che lo guida (Boring, 1950; Murray, 1964).
Psicologia del profondo
La psicologia del "profondo" indica quella parte della psicologia che indaga le zone meno accessibili della nostra mente. L’aggettivo "dinamica" rimanda a un concetto di forza, cioè a qualcosa che agisce dentro noi o è presente all’interno degli eventi senza che l’agente o l’osservatore ne sia consapevole (Ellenberger, 1970; Jervis, 1993).
Psicologia e complessità dei processi mentali
La psicologia studia la complessità dei processi della mente e le relazioni che quest’ultima intrattiene con il mondo esterno; questo punto di vista fa agio sul fatto che la psicologia dinamica abbia preso spunto da diverse teorie: gestalt theorie e teoria del campo (Stella, Rossati, 1996).
Formare un'attenzione
La psicologia si propone di “formare un’attenzione” o di mostrare come “apprendere ad apprendere” (Stella, 2000; Oasi, Castelli, 2004).
Continuità/discontinuità della vita mentale
Un altro tema proprio della psicologia dinamica è quello di confini: scoprire se esiste continuità o discontinuità tra la mente del singolo e l’ambiente.
Linea evolutiva
A. Freud chiama il percorso di crescita di un bambino che può essere valutato con attenzione, tale percorso porta il bambino a diventare adolescente e poi persona adulta.
- Infanzia → adolescenza: questo passaggio evolutivo segna un cambiamento che implica una discontinuità.
- Adolescenza → età adulta: il soggetto ritorna sul proprio passato e riemergono importanti elementi di continuità.
La psicoanalisi ha il punto di forza nella possibilità di ritornare sul passato, tracciare delle linee che dal presente tornano al passato e viceversa, sono azioni mentali che spesso si attivano da sole e fanno parte del processo di costruzione dell’identità.
La motivazione al comportamento
- Come reazione all’ambiente:
- Ipotesi comportamentista: il comportamento è l’esito (R) di un certo stimolo (S) e viceversa (Watson, 1930 - modello dell’arco riflesso).
- Ipotesi cognitivista: il comportamento è l’esito dell’elaborazione dell’informazione fatta dall’individuo (Miller, Pribram, Galanter 1960 - modello TOTE).
- Come soddisfacimento dei bisogni:
- Come esito di forze tra loro interagenti:
- La tendenza attualizzante: forza di vita presente nell’organismo, volta ad attualizzare le potenzialità dello stesso. Essa opera sia sul piano ontogenetico che su quello filogenetico ed è favorita da un contesto di relazioni umane positive (Rogers, 1963).
- La teoria dinamica della personalità: presenza di un’energia in equilibrio (precario) nell’individuo e nell’ambiente (Lewin, 1935).
Lewin e il metodo
Lewin evidenziò come una delle criticità della psicologia fosse quella di un metodo che la rendesse scientificamente fondata e confrontabile con altre discipline scientifiche. Egli propose un cambiamento di prospettiva:
- Concezione aristotelica: da una tipica del passato, erronea, secondo cui i fenomeni avvengono sulla base di qualità proprie di un soggetto.
- Concezione galileiana: una dell’evento psicologico che consisteva in un approccio scientifico secondo cui anche il singolo fatto viene considerato come qualcosa di iscrivibile all’interno di leggi più generali:
- La natura dell’oggetto non può determinare in anticipo il tipo e la direzione dei vettori fisici.
- L’esistenza di un vettore fisico dipende sempre dalle mutue relazioni fra diversi fatti fisici.
- I vettori che determinano la dinamica di un evento non possono essere definiti che in funzione della totalità concreta che comprende, nel contempo, l’oggetto e la situazione.
Un metodo di questo tipo però, non è facilmente attuabile in un contesto di cura perché non è semplice individuare leggi generali che governano il nostro comportamento; la psicoanalisi ipotizza la presenza di forze di cui l’individuo non sarebbe sempre cosciente e che possono esercitare una pesante influenza nel determinare uno specifico stato mentale. Nonostante ciò, il metodo osservativo rimane uno dei più specifici di questa area della psicologia.
Spazio psicologico e spazio di vita
Ognuno di noi è inserito in uno spazio psicologico che comprende la totalità dei fatti che determinano il comportamento del singolo in un dato momento. È sempre in cambiamento. Lo spazio psicologico è qualcosa di molto complesso, ma di osservabile e descrivibile e più l’individuo cresce, più il suo spazio psicologico diventerà complesso.
- Principio di interdipendenza tra persona (P), ambiente (A) e comportamento (C), i tre fattori che determinano ciò che osserviamo.
- Principio di contemporaneità: lo spazio psicologico è uno spazio strutturato in modo finito composto da regioni, ogni regione è dotata di frontiere e quando cambia la regione cambia l’individuo.
Il conflitto
Il comportamento è il risultato dell’interazione tra un determinato individuo ed una determinata situazione: l’esempio del conflitto.
- Conflitto appetitivo: situazione in cui la persona è tra due valenze positive di pari intensità.
- Conflitto avversivo: situazione in cui la persona è tra due valenze negative di pari intensità.
- Conflitto appetitivo-avversivo: situazione in cui la persona è in presenza di una situazione che ha aspetti sia positivi che negativi.
Il comportamento del bambino sarà determinato dalla forza dei due vettori e si direzionerà verso lo stimolo rappresentato come più intenso.
Il modello psicoanalitico
Metapsicologia
Il termine metapsicologia venne introdotto per la prima volta da Freud per introdurre l’ipotesi che esista un parallelo tra mondo fisico e mondo psicologico; così esiste una metapsicologia che si occupa di tutto ciò che va al di là del mondo psicologico osservabile. Si tratta, quindi, di una disciplina che cerca di descrivere al meglio i processi psichici, individuandone la collocazione a livello dei sistemi psichici, le forze che li indirizzano verso una certa meta e la quantità di energia su cui si basano.
- Concetti meta-psicologici: insieme dei concetti teorici cui il modello si ispira, sono stabili e fondamentali per la teoria (es. concetto di libido, io, es, super-io, pulsione).
- Concetti clinici: insieme dei concetti dinamici che si attuano all’interno della situazione terapeutica, sono complessi e possono modificarsi; hanno l’obiettivo di descrivere specifici fenomeni o situazioni che avvengono all’interno del rapporto psicoterapeuta-paziente.
Es il setting → si intende quella particolare situazione entro la quale ha luogo la relazione tra chi offre una cura e chi ne usufruisce e comprende aspetti concreti e strutturali quanto aspetti non tangibili, è il setting mentale dell’analista che non si vede ma è indispensabile. È soggetto a continue variazioni sulla base delle forze in gioco.
Es l’elaborazione → si riferisce a quel lavoro mentale necessario affinché talune nuove connessioni tra presente e passato, tra disagio attuale e ricordo doloroso adesso legato possano essere metabolizzate e fatte proprie dal paziente, poiché prima di lui intraviste e mentalizzate dall’analista. Solo così l’analista può dare una significativa spinta al cambiamento.
Es il transfert → che si modifica in base al trattamento.
Normalità e patologia
La normalità non può che coordinare bisogni pulsionali con le difese e gli adattamenti alla realtà, i dati interni sia ereditari sia acquisiti con la realtà esterna, le possibilità caratteriali e strutturali con i bisogni relazionali (Bergeret, 1996).
Parlando di patologia è opportuno distinguere fra:
- Sintomo: disagio riferito dal paziente.
- Segno: qualcosa di oggettivamente riscontrabile nel paziente.
L’obiettivo di un corretto approccio dinamico è quello di vedere normalità e patologia disposte ai poli opposti di un continuum lungo il quale l’individuo si pone. La sua posizione su tale continuum varierà nel tempo sia rispetto al suo assetto strutturale di personalità, sia rispetto alla gestione dei suoi rapporti con l’ambiente.
Ansia e angoscia
- Ansia: processo psichico attraverso cui l’individuo reagisce a stimoli esterni di pericolo, può essere utile perché migliora le capacità di concentrazione. Si distingue in:
- Stato: ansia momentanea.
- Tratto: ansia legata al nostro modo di essere, può rimanere per tutta la vita.
- Angoscia: stato affettivo sgradevole che si distingue per:
- Ripiegamento assorto e preoccupato su sé stesso che impedisce la soluzione del problema.
- Dubbio irrisolvibile concernente la natura della minaccia e la probabilità di superarla.
Strutture psicopatologiche (O. Kernberg)
Kernberg considera la personalità come una modalità di integrazione dinamica di tutti gli schemi comportamentali derivati da:
- Temperamento → tendenza innata che reagisce in un determinato modo di fronte a specifici stimoli ambientali.
- Carattere → insieme delle manifestazioni comportamentali derivanti dal modo di funzionare dell’io.
- Sistema di valori interiorizzati → dimensione etica e morale della personalità strutturata dall’integrazione dei diversi livelli di funzionamento del Super-Io.
La personalità si struttura sulla base sia del tipo di relazioni che l’individuo ha avuto, sia sulle modalità con cui tali relazioni sono state interiorizzate; tre sono le modalità possibili di integrazione dinamica della personalità (nevrotica, borderline, psicotica) e tre sono i fattori a partire dai quali è possibile distinguerle:
- Esame di realtà → conservazione della capacità di saper distinguere proprie produzioni di fantasia o ideative dalla realtà esterna e come area condivisa da tutti.
- Meccanismi di difesa → seppur esistano meccanismi maturi o immaturi non è escluso che una persona ritenuta “normale” possa arrivare a usare difese primitive o che una persona psicotica sia in grado di utilizzare difese mature; si tratta di un funzionamento mentale che non può essere inquadrato in modo rigido, ma rende bene l’idea di qualcosa di “dinamico”.
- Livello di integrazione dell’identità → si tratta di una condizione propria delle organizzazioni psicotiche della personalità.
La proposta nosografica di Kernberg sostiene l’dea che ci sia un’entità nosografica intermedia tra psicosi e nevrosi (borderline). Si tratta di un punto di vista sostenuto anche da altri autori che fa riferimento alla difficoltà di inquadrare alcune situazioni cliniche nell’uno o nell’altro raggruppamento.
Diagnosi e meccanismi di difesa
Diagnosi = percorso conoscitivo condotto da un clinico utile per capire e comprendere il paziente e cercare una sua collocazione all’interno di una terminologia nosografica condivisa; lo psicologo può così essere in grado di capire le condizioni psicologiche del paziente attraverso specifici strumenti a sua disposizione.
Lo strumento più utilizzato è il colloquio → da una serie di informazioni che possono riguardare la vita, ma anche il modo di porsi del paziente. Durante l’approccio psicologico alla diagnosi il paziente è coinvolto attivamente in un processo esplorativo che lo riguarda: lo sviluppo del colloquio è dato da un'alternanza di momenti in cui il paziente è lasciato libero di raccontare il motivo della sua richiesta d’aiuto a momenti in cui il clinico si fa guidare da una sua ipotesi di lettura del materiale esposto. Il libero flusso associativo potrà aprire finestre su un lontano episodio passato del paziente, ma dall’altra parte, chi conduce il colloquio metterà a fuoco aree da perlustrare meglio o aree che il paziente evita.
È evidente che la diagnosi è costituita da un processo diacronico e complesso; si distingue fra:
- Psychological testing → ovvero qualcosa di più tecnico e descrittivo.
- Psychological assessment → qualcosa di più dinamico e concettuale il cui obiettivo è quello di individuare le possibili strategie di cui avvalersi per ridurre o eliminare la causa che provoca la sofferenza riportata dal paziente. È necessario tener conto che la personalità dell’individuo è data dall’interazione di più processi psicologici e che l’interazione fra individuo e ambiente è costante e determina una reciproca influenza fra essi. Il punto d’arrivo è la diagnosi funzionale che ha il merito di considerare l’individuo non solo per “ciò che non funziona”, ma anche per “ciò che funziona”.
Un elemento preso in considerazione fin dai tempi di Freud e presente anche nella psicodiagnostica attuale è costituito dai meccanismi di difesa → definibili come processi mentali che svolgono la fondamentale funzione di adattamento a una situazione di pericolo o di stress per l’individuo che può derivargli tanto dal mondo esterno quanto da una sensazione interna. Secondo Freud, servono per tenere lontano i pericoli, ma è altresì vero che questi meccanismi possono trasformarsi in pericoli; l’individuo non utilizza tutti i possibili meccanismi di difesa, ma si limita a selezionarne alcuni che si fissano nel suo Io, diventando abituali modalità di reazione del suo carattere che si ripetono nel corso dell’intera esistenza. Agiscono per lo più in modo inconsapevole.
Si può affermare che l’individuazione dei meccanismi di difesa costituisca uno degli strumenti più importanti a disposizione del clinico: sono una sorta di punto osservativo, che permette di fotografare la situazione del paziente nel momento in cui lo si incontra.
Criteri definitori dei meccanismi di difesa
- Inconscio: luogo di attivazione delle difese.
- Psychic threat: si attivano quando i contenuti mentali sono ritenuti inaccettabili.
- Gestione degli affetti: protezione rispetto ad ansia eccessiva.
- Stabilità: le difese sono parte del funzionamento mentale normale.
- Adattamento: l’eccessivo uso di difese contribuisce a manifestazioni psicopatologiche.
- Distinctiveness: ogni difesa è distinguibile.
Classificazione dei meccanismi di difesa
Individuazione di 4 stili principali:
- Maladattivo (proiezione): l’individuo affronta conflitti emotivi e stress attribuendo ad altri propri sentimenti, impulsi o pensieri non riconosciuti. È suddiviso in diverse parti:
- Identificazione proiettiva → una parte della nostra persona viene spostata sull’esterno che acquisisce proprietà che non gli appartengono.
- Spostamento → spostiamo un sentimento diretto verso una determinata persona su un’altra estranea, ciò avviene quando è faticoso gestire la situazione con la persona interessata.
- Razionalizzazione → riconoscimento e giustificazione dei propri sentimenti senza coinvolgere l’altro.
- Image distorting (scissione): l’individuo affronta conflitti emotivi e stress considerando sé stesso e l’altro come completamente buoni o cattivi, con alternanza di idealizzazione e svalutazione. È suddiviso in due parti:
- Identificazione proiettiva → una parte del nostro sé si separa dal resto e si identifica con l’oggetto (tipico in casi di lutto).
- Svalutazione → distacco emotivo dall’oggetto.
- Self sacrificing (formazione reattiva): l’individuo affronta conflitti emotivi e stress sostituendo i propri pensieri o sentimenti inaccettabili con comportamenti, pensieri o sentimenti diametralmente opposti.
- Annullamento retroattivo → il soggetto percepisce entrambi gli affetti o impulsi opposti in successione, senza soluzione di continuità, annullo il sentimento ripetendo l’azione che ha prodotto il sentimento disturbante che non è accettabile.
- Adattamento (sublimazione): l’individuo affronta conflitti emotivi e stress incanalando sentimenti o impulsi potenzialmente maladattativi in comportamenti socialmente accettabili. Suddiviso in:
- Spostamento → l’impulso socialmente inaccettabile rimane comunque espresso.
- Altruismo → il soggetto aiuta gli altri per problemi inerenti a proprie aree conflittuali.
Esistono differenti strumenti di misurazione e classificazione delle difese:
- D.M.I. (Gleser, Ihilevich, 1969): 5 classi di difese.
- R.E.M.-71 (Steiner, Araujo, Koopman, 2001): 2 fattori individuati rispetto al grado di maturità delle difese.
- D.S.Q. (Bond et al., 1983, 1986): 4 stili difensivi.
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