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di vita. La situazione edipica positiva viene così raggiunta dalla donna solo dopo aver superato una prima

fase dominata dal complesso negativo, durante il quale il padre viene vissuto con fastidio e ostilità.

Freud – L’angoscia è nella donna strettamente connessa al desiderio che l’unione con l’uomo attiva ma non

riesce a soddisfare; da qui la protesta, da qui il sintomo che il corpo esprime. Attraverso la miseria

simbolica,la dona esprime quanto di insopportabile vi è nella realtà della miseria sociale. Il sintomo è lì a

rivelare, contemporaneamente, la sua soggezione e la sua disobbedienza. E’ la donna che incarna il sintomo

del nervosismo moderno,il corpo isterico rivela la nevrosi della cultura. Freud sostiene che la femminilità,

così come si manifesta nell’universo culturale è un prodotto di tale universo.

ABRAHAM → Considera il movimento femminista come una manifestazione normale del complesso di

castrazione nella donna. A un certo punto della loro vita tutte le donne vogliono essere uomini. La sua

posizione sul complesso di castrazione differisce da quella di Freud:

- Per Abraham, la minaccia di evirazione nasce da una percezione reale del corpo femminile da parte del

bambino: non esiste un padre la cui minaccia esprime una legge. Esiste un’inferiorità reale nei genitali

femminili che percepita, scatena il complesso in entrambi i sessi.

- Per Freud, il complesso di evirazione è la fonte della legge: il padre possiede la madre e dice no ai desideri

del bambino. La vista dei genitali femminili acquista valore solo a posteriori.

- La differenza tra le due visioni ha conseguenze teoriche di rilievo: se si accetta che il corpo reale motiva

l’organizzazione del soggetto nella sua sessualità femminile o maschile, si esclude la dimensione storica,

simbolica della sua costituzione.

DEUTSCH → Pur riconoscendo ai fattori socio ambientali un ruolo nella formazione della donna,essa ritiene

che su di essi prevalga la struttura biologica. La passività della donna è pertanto legata alla sua anatomia: è

l’assenza di un organo attivo che provoca l’orientamento verso la passività e il masochismo. Come per

Freud, anche per questa studiosa la bambina trasforma la propria invidia del pene nel desiderio, costitutivo

del complesso edipico, di avere un bambino dal padre.; ma al contempo essa cerca di dare una risposta al

problema relativo al destino delle pulsioni erotiche sadico-attive che investono il clitoride, propendendo per

una loro introflessione masochistica. E’ questo meccanismo che si ripresenta nel corso dello sviluppo

successivo a quello infantile, all’inizio di ogni nuova funzione sessuale che determina il masochismo

femminile. Esso fa accedere alla femminilità, ma, per imperi coli che evoca per l’Io, può considerarsi

all’origine della frigidità. Per Helene Deutsch, quindi, ciò che caratterizza la femminilità è la tendenza alla

passività e al masochismo nella vita psichica. Ed è questa tendenza che induce la donna a rinunciare al

soddisfacimento sessuale. Il masochismo femminile, visto come attività sublimativa, può considerarsi come

funzionale alle esigenze della conservazione della specie.

HORNEY → dà forte rilievo agli effetti dei condizionamenti culturali nel corso dello sviluppo. Tutta la civiltà è

una civiltà maschile. Si assiste così a un processo di identificazione tra umano e uomo. Se ci si sbarazza del

modo di pensare maschile, quasi tutti i problemi di psicologia femminile si presentano sotto un altro aspetto.

La maternità, che può configurarsi come svantaggio per la donna da un punto di vista della lotta sociale,

rappresenta da un punto di vista biologico una indiscussa superiorità fisiologica. Ciò si riflette nell’inconscio

maschile come invidia della maternità.

CLARA THOMPSON → Il desiderio della donna di avere un pene diviene comprensibile come richiesta

simbolica di una forma di uguaglianza con gli uomini, perché essi occupano la posizione dominante nella

cultura. Individua la fase più problematica per le ragazze non nel periodo edipico, con la percezione delle

differenze anatomiche, ma nell’adolescenza, con la percezione delle differenze nelle limitazioni sociali e nel

potere. I ruoli vengono stabiliti dall’assegnazione di significati sociali alle differenze biologiche.

NANCY CHODOROW → la relazione con la madre sta alla base del costituirsi della dimensione del

femminile e del maschile, trovando la differenza di genere le sue premesse nelle fasi precocissime di questo

rapporto. Il comportamento materno nei riguardi del bambino e della bambina presenta differenze

sistematiche già dai primi momenti di vita. Nelle bimbe, l’amore materno pre-edipico e la concentrazione su

temi pre-edipici si protraggono nel tempo, cosa che non avviene nei maschietti, che sono sperimentati dalla

madre come il proprio opposto e pertanto da essa stessa sollecitati alla differenziazione.

JESSICA BENJAMIN → Inizialmente, tutti i neonati sentono di essere uguali alla madre, ma crescendo i

maschi scoprono che non possono diventare lei, possono solo averla. Questo processo li porta a una rottura

nel processo di identificazione, che è risparmiata alle ragazze.

STOLLER → Per diventare maschile, il bambino deve passare attraverso una doppia esperienza: quella

esterna della separazione dal corpo materno e quella interna di negazione dell’identificazione primaria con il

sesso femminile e con la femminilità. Solo il padre, espressione della razionalità e della separatezza, può

interrompere questo legame. La svolta verso l’identità maschile si apre così a una doppia possibilità: unità

irrazionale o autonomia razionale. Nella costruzione dell’identità maschile, la differenziazione si gioca su un

unico versante: la differenza conta più di ciò che si ha in comune, la separazione più del legame,

l’autosufficienza più della dipendenza.

NANCY CHIDOROW → e’ critica nei riguardi del pensiero femminile post moderno,allorchè riafferma

l’importanza del genere come categoria personale, individuale. Il femminismo ha portato a escludere la

dimensione emotiva individuale determinata dal linguaggio e dal potere. Le teorie di genere non possono

cogliere appieno i significati che il genere assume per il soggetto. Il significato culturale non precede quello

individuale.

JESSICA BENJAMIN → ipotizza che i bimbi siano inizialmente bisessuali in relazione al processo di

identificazione con i genitori. Nella fase edipica, per lei, i bimbi sono IPERINCLUSIVI: credono di poter avere

o di poter essere qualunque cosa. Vogliono anche quello che ha l’altro sesso. Nel primo anno e mezzo di

vita, il bimbo si identifica con entrambi i genitori, che cominciano a essere solo parzialmente differenziati.

Questa identificazione di genere NUCLEARE può rappresentare la premessa per possibili ambiguità future.

Nella seconda metà del secondo anno di vita, c’è la fase di IDENTITA’ DI RUOLO DI GENERE, ovvero

un’immagine mascolina o femminile di sé. E’ in questa fase che si può intravedere AMORE

IDENTIFICATORIO: un amore che appare per la prima volta nella relazione con il padre ed è altrettanto

importante per entrambi i sessi. La funzione del padre è in questa fase diadica, rappresentando il padre un

secondo adulto con il quale il bimbo cerca di formare una diade.

MURIEL DIMEN → le persone non sempre si sentono calate nel proprio genere e quando succede

percepiscono ansia. L’individuo assume un genere non imparando un messaggio unidimensionale che indica

che si è maschio o femmina, ma piuttosto assorbendo il contrasto tra maschile e femminile. Guardare

unicamente alla mascolinità o alla femminilità senza guardare alla loro contrapposizione ci spinge a

immaginare delle entità fisse o delle polarità rigide. Dimen parla di spazio transazionale, inteso come spazio

della scissione maschile/femminile nel quale si gioca una tensione continua tra i due poli. Nel mondo del

desiderio, questa oscillazione piacevole si muove tra voglia e bisogno. Gli adulti operano una scissione

mettendo in opera un divorzio di genere tra volere e avere bisogno. Autonomia/dipendenza, attività/passività,

etero sex/omosex, tutte queste polarità non sono altro che momenti diversi del sé e il passaggio tra l’uno e

l’altro può essere considerato piacevole anche se, lasciare la polarità preferita, può comportare disagio

quando non malessere.

SINTESI LIBRO PAG. 202

CAP 6 – GENERE E IDENTITA’

Il concetto di identità risponde:

a) A un’immagine di sé stabile e coerente ovvero un’organizzazione di tratti in un insieme strutturato che fa

sentire il soggetto identico a se stesso nello spazio e nel tempo

b) Un insieme di processi cognitivi come la categorizzazione e il confronto che danno luogo a differenze e

somiglianze in relazione all’altro.

• Ma i concetti di sé e di identità vengono spesso considerati come equivalenti. Con il Sé si fa riferimento a

componenti intrapsichiche e individuali (concezione di sé, autoriconoscimento…), mentre la nozione di

identità implica un autoriconoscimento basato sull’appartenenza sociale intesa nel suo diverso declinarsi

(sesso, razza, ecc…).

CARTESIO → l’Io come fatto psicologico è entrato nella storia con Cartesio, con l’Io penso come capacità

autoriflessiva della psiche umana,come consapevolezza di sé. Distinguendo il corpo, res extensa, dallo

spirito, res cogitans, Cartesio introduce l’idea del dualismo mente/corpo. Nel cogito,ossia in una facoltà tutta

razionale,Cartesio rintraccia le premesse della conoscenza e quindi dell’esistenza dell’Io: sia che io dubiti,

sia che io cogiti, io sono un io pensante.

LOCKE → costruisce la prima concezione psicologica dell’identità come coscienza di sé che permette

all’individuo di sentirsi sempre se stesso attraverso il tempo, introducendo nel linguaggio colto il termine self.

HUME → nella nostra esperienza non possiamo cogliere né unità né un’identità. Ma, nella vita pratica, non si

può fare a meno di sentirsi responsabile delle proprie azioni. Fa ricorso alla memoria per poter mettere

assieme frammenti di sensazioni, tracce di esperienze per poter attribuire coerenza e continuità a ciò che

percepiamo. L’identità sarà un’illusione necessaria.

JAMES → Il self è composto da dimensioni sociali, materiali e psicologiche che riflettono la sua esperienza

concreta. Questi diversi sé sono variamente attivi nelle diverse situazioni sociali, talvolta sono in conflitto tra

di loro: ma il senso di sé è garantito dal processo unitario della vita psichica.

MEAD → l’individuo acquisisce un Sé attraverso l’interazione con gli altri, attraverso l’internalizzazione del

dialogo sociale. Il sé completo viene concepito come costituito sia dell’io, principio dell’azione che cambia la

struttura sociale, sia dal me come trasferimento degli atteggiamenti degli altri nel sé personale.

FREUD → L’inconscio mette in discussione le certezze nelle quali l’uomo si riconosce come Io. Se nella

psicologia l’Io ha funzione di sintesi, nella psicoanalisi esso è difesa, rifiuto, resistenza, negazione.Non

possiamo dar credito all’Io per ciò che afferma – io sono io – ma per ciò che nega – io non sono quello. Non

esiste nella costruzione psicoanalitica freudiana del soggetto un’essenza identitaria originaria, costruendosi

l’Io attraverso un lavoro continuo che trae origine dall’identificazione, dall’incorporazione e dall’introiezione,in

cui il processo mentale è vissuto e simbolizzato come un’operazione somatica. Il che lascia intravedere una

mentalizzazione del corpo. Il ripresentarsi continuo di meccanismi identificatori, in particolare con le persone

amate,nel corso della vita,fanno si che diverse identificazioni, anche dissonanti tra loro, possano coesistere.

ERIKSON → Il concetto di identità segna la continua interazione tra individuo e cultura. L’Io rappresenta il

sentimento cosciente di avere un’identità personale socialmente riconosciuta attraverso la percezione di

essere se stessi nella continuità del tempo e dello spazio e al contempo di essere percepiti come tali dagli

altri. Il processo di formazione dell’identità attraversa tutto l’arco della vita. L’identità indica la coerenza dei

meccanismi psicologici con cui l’Io gestisce le pressioni sia interne che esterne. L’azione di bilanciamento,

se ha successo, viene registrata in uno stabile senso di sé.

STOLLER →

1. L’identità nucleare di genere , alla base della personalità dell’adulto, si forma nei primi tre anni di vita e non

durante l’adolescenza, come per Erikson

2. L’identità di genere fa riferimento a un aspetto della persona, ovvero al suo coinvolgimento nelle relazioni di

genere e a quelle relative alla sessualità

L’ottica di Stoller è quindi centrata sul significato dell’essere la persona un maschio o una femmina. In

qualsiasi altra concezione della personalità e del processo sociale, un’attenzione esclusiva sul genere

costituirebbe un problema,potendo essere esteso alle diverse identità: di razza, di generazione, di classe.

• Attualmente il femminismo post – moderno sostiene la tesi di una soggettività al di là dei generi o post

generi. Questa linea di pensiero ipotizza il superamento del dualismo sessuale e delle polarità dei generi in

favore di una nuova soggettività sessualmente indifferenziata.

• Scegliere la non identità come uscita definitiva della dicotomia di genere, come unico escamotage per

sottrarsi all’asimmetria di genere, a una normativa imposta, è una mossa che crea tanti problemi quanti

pensa di superarne. Il concetto di identità oggi viene messo in discussione, se no negato.

CAP 7 – DAL SESSO COME CATEGORIA BIOLOGICA AL GENERE COME CATEGORIA CULTURALE

• Se sino agli anni ’60 il termine genere segnalava la differenza tra la forma femminile e quella maschile, agli

inizi degli anni 70 si estende il significato anche alle differenze tra l’uomo e la donna in generale, dando

luogo ad una rivoluzione culturale. In questa fase gender non verrà usato in sostituzione di sesso, ma come

mezzo per non ascrivere al solo dato biologico la differenza maschio/femmina.

GAYLE RUBIN → Il termine gender compare per la prima volta nel 1975 in “the traffic in women”, di Rubin.

Esso fa riferimento all’insieme dei dispositivi tramite i quali una società trasforma l’istinto sessuale biologico

in prodotto dell’attività umana e attraverso cui i bisogni sessuali, così trasformati sono soddisfatti.

Pur condividendo il concetto di oppressione di classe, ritiene che il marxismo classico è stato incapace di

concettualizzare pienamente l’oppressione sessuale,perché la subordinazione delle donne è una variabile

indipendente dallo sviluppo di un’economia di tipo capitalistico.

Per Rubin, Lévi Strauss fa riferimento a due aspetti importanti relativi alle donne,il dono e il tabù dell’incesto.

Negli scambi di doni, il matrimonio è il dono che ha più valore. La parentela è un’organizzazione basata sullo

scambio delle donne, un legame tra uomini per mezzo delle donne, che implica una distinzione tra chi

domina e chi è dominato. Da qui la critica al matrimonio come istituzione che perpetua l’obbliga

all’eterosessualità per tutte le donne. Anche la divisione sessuale del lavoro è un mezzo per istituire uno

stato di reciproca dipendenza tra i sessi,un tabù che radicalizza le differenze biologiche tra i sessi e dunque

crea il genere

Il genere è quindi una divisione dei sessi imposta socialmente. L’identità di genere non tanto una

espressione delle differenze naturali quanto una soppressione delle somiglianze naturali. Per Rubin, il

genere nasce per sottolineare il non biologico,la dimensione socialmente costruita dell’appartenenza di

sesso che si distingue e si contrappone al sesso. Anche se è proprio dal substrato biologico delle differenze

sessuali che il genere è prodotto e determinato.

• Il termine genere propone un modo sessuato con il quale gli uomini e le donne si presentano e sono

percepiti nella società nella quale vivono. Il genere assegna una posizione in seno ad una classe.

• Genere è anche un modo con cui gli uomini e le donne esperiscono il rapporto tra loro e con il mondo. Ciò

implica reciprocità costante fra queste due componenti di base, relazionalità.

Teorie della differenza sessuale lungo 4 direttrici:

TEORIE ASSI PAROLE CHIAVE

Essenzialismo/culturalismo Bio sociale Natura, cultura, genere, materno

Pensiero della differenza sessuale Sessuo simbolico Madre, corpo

Teorie delle differenze Strategico Differenze, posizionamento performativo

Teorie delle differenze situate posizionale

Post moderno, decostruzionismo Rottura dei codici Identità fluida, fratturata, nomade

TEORIE ESSENZIALISTE

La base biologica della differenza sessuale è ritenuta essenziale per la definizione della donna come

soggetto. E’ il fatto che la procreazione sia possibile alle donne e non agli uomini che segna la specifica

peculiarità delle donne, rappresentando anche un modello in cui esse possono fondare un’identità di genere.

Ed è su questa differenza biologica che vengono socialmente costruiti i ruoli.

NANCY CHODOROW → Ogni società è strutturata in base a un sistema sesso/genere. Innescare

cambiamenti del sistema sesso/genere che veda uomini e donne assumersi alla pari la responsabilità di

accudire i bambini rappresenterebbe uno straordinario progresso sociale. Perché questo accada è

necessario che uomini e donne riconoscano che l’eliminazione della disuguaglianza tra i sessi risponde a un

loro comune interesse.

JESSICA BENJAMIN → il suo pensiero è centrato sul rapporto primitivo del bimbo con la madre e sulla

diversa modalità con cui maschi e femmine raggiungono una propria identità. Il processo di dis-

identificazione primaria dalla madre, il raggiungimento della propria autonomia, passa per i maschi

attraverso il rifiuto di questa figura. Separazione e oggettivazione interrompono il rapporto con la figura

materna. Nella nuova identità maschile,la razionalità sostituisce lo scambio affettivo,la differenza conta più di

ciò che si ha in comune. La donna, appartenendo allo stesso mondo della madre, non ha bisogno di

separarsene: non si tratta di affermare l’indipendenza, ma di minimizzarla. Fusione e continuità sono

enfatizzate a scapito di individualità e indipendenza. E’ la complicità femminile ad autorizzare il maschio al

disconoscimento della donna come soggetto. L’unica via d’uscita possibile è il confronto con la differenza,

cioè nel trovare uno spazio di equilibrio tra gli opposti: arrivare all’idea di differenza, dell’essere diversi,

senza perdere il senso della comunanza, dell’essere un individuo umano simile.

GILLIGAN → Allieva di Kohlberg, ne mette in discussione il modello di sviluppo morale, ispirato ad una

visione tutta maschile. Kohlberg individua una sequenza dalla quale risulta che le donne hanno meno

probabilità degli uomini di arrivare allo stadio più alto del ragionamento morale, ovvero risultano non avere la

capacità di ragionare in termini formali su obiettivi universali. Le donne si fermerebbero al terzo stadio. Le

ricerche di Gilligan dimostrano, al contrario, che le donne raggiungono livelli superiori di universalità del

giudizio, ma che i loro valori non sono identici a quelli degli uomini.

Una morale dei diritti è diversa da una morale della responsabilità per l’accento che pone sulla separazione

piuttosto che sulla connessione e per le priorità che attribuisce. Una moralità intesa come cura degli altri

pone al centro dello sviluppo morale la comprensione della responsabilità e dei rapporti,laddove una moralità

intesa come equità lega lo sviluppo morale alla comprensione dei diritti e delle norme. E’ questo diverso tipo

di concezione della morale che si esprime nella diversa identità di genere, dando luogo nella donna a

un’etica della responsabilità collettive, per l‘uomo a quella delle libertà individuali.

LA REPLICA DI KOHLBERG = le preoccupazioni delle donne per le cure e le verità emozionali attengono ai

valori del vivere bene, cioè a una scelta privata, piuttosto che a una norma pubblica. Diversamente dalla

giustizia e dai diritti, le idee morali delle donne non sono abbastanza astratte e universali per poter essere

considerate vere e proprie categorie del ragionamento morale, sono semplicemente aspetti dello sviluppo

dell’Io.

• Anni ’80, le femministe pongono in discussione il paradigma del ragionamento morale, che dà per scontato

che nelle diverse situazioni si debba adottare un punto di vista imparziale e impersonale che giunga a

conclusione secondo principi di giustizia. L’obiezione mossa a questo paradigma si incentra sul fatto che

esso non descrive il ragionamento morale in quanto tale,bensì quello richiesto nei contesti pubblici e

impersonali.

Iris Marion Young critica il costrutto stesso di imparzialità. La sua tesi è che nella teoria morale l’ideale

dell’imparzialità è espressione di una logica dell’identità che mira a ridurre a unità le differenze. La “logica

dell’identità” tende a negare o rimuovere la differenza. Paradossalmente, questa logica genera dicotomia

perché ogni entità particolare presenta sia similarità che differenze rispetto ad altre particolari entità. La

differenza, che altro non è che la relazione esistente tra cose dotate di un maggior o minor grado di

somiglianza, viene a cristallizzarsi nell’opposizione binaria: a/non a. Non è possibile adottare un punto di

vista non contestualizzato; e d’altra canto, se un punto di vista è contestualizzato, esso non può essere

universale. Ma esiste un altro modo in cui il soggetto supera l’egoismo: l’incontro con l’altro. Un punto di vista

morale nasce da una ragione dialogica,ovvero dall’incontro concreto con altri che chiedono che siano

riconosciuti i loro bisogni. Il dialogo è alla base dell’ETICA COMUNICATIVA che rappresenta l’alternativa a

una teoria morale fondata sull’assunto di una ragione imparziale.

CRITICHE ALLE TEORIE DELL’ESSENZIALISMO:

• Vincolo eterossesule e dominio maschio/femmina a partire dalla naturalità propria del biologico

• Monique Wittg – le donne sono un prodotto di una manipolazione politica che costringe i loro corpi e le loro

menti a corrispondere all’idea di natura che è stata stabilita per loro. Un approccio materialista mostra che

ciò che viene considerato come causa dell’oppressione è in realtà solo il marchio dell’oppressore, il mito

della donna. Sottolineare il potenziale biologico delle donne equivale a ideologizzarle: il compito politico del

femminismo è quello di rendere palese che le donne sono una classe. Le categorie – donna, uomo – per le

quali l’eterosessualità ha sempre costituito la norma, debbono in quanto classi scomparire, affinchè si affermi

la libertà i particolare sessuale.

PENSIERO DELLA DIFFERENZA

LUCE IRIGARAY → 1974 “Speculum. L’altra donna” – la donna funziona come specchio per l’uomo,

specchio che rinvia un’immagine invertita, speculare appunto: quello che l’uomo non è. All’immagine della

donna debole,passiva,l’uomo contrappone la sua immagine forte e potente. Nella donna l’uomo vede una

mancanza: al vuoto della vagina – corpo cavo da riempire – egli contrappone il pieno del fallo. L’altra donna

quella dello speculum – e non dello specchio – è invisibile per l’uomo. La donna si configura così come

assenza. Si sottolinea la contrapposizione nella tradizione occidentale di coppie concettuali –

attività/passività, sole/luna – annotando come la donna si situi sempre al posto inferiore della struttura

binaria. Come dire che il binarismo, proprio del discorso occidentale, crea le gerarchie. Compito delle donne

è uscire fuori al linguaggio tradizionale, sperimentando forme nuove sintattiche e linguistiche. In Francia,

quindi, la critica femminista si incentra sul corpus linguistico.

CARLA LONZI → l’obiettivo è quello di sottrarre la donna allo schema reale e simbolico dato; la via d’uscita

da questo schema è nel venire a nascita del soggetto donna, nel segnarne la differenza. Il femminismo

opera uno spostamento d’accento, individuando nella differenza sessuale le potenzialità sempre taciute

dell’essere donna, sottolineando la necessità che essa si faccia soggetto reale di un proprio pensiero nel

quale autorappresentarsi e riconoscere.

ADRIANA CAVARERO → nell’affrontare la critica al patriarcato, ne individua i nodi di fondo. Il vero potere

che esso esercita è ascrivibile alla dimensione del simbolico. La donna non ha un suo linguaggio, avendo da

sempre utilizzato il linguaggio dell’altro. Quest’impossibilità di parlare al femminile è assoluta nella filosofia.

La differenza sessuale non viene qui intesa come una differenza che divide gli esseri in uomini e donne,

bensì come una differenza che fa differire le donne dagli uomini, in funzione della loro mancanza o

inferiorità. Il modello interpretativo di questa struttura concettuale duale gerarchica, è quello dell’economia

binaria, ispirata alla logica del medesimo, che a partire dalla positività delpolo maschile,colloca il femminile

nel negativo. Le dicotomie forniscono al linguaggio gli stereotipi del maschile e del femminile. Uscire

dall’economia binaria, fondata sulla logica bipolare,è possibile solo attraverso la creazione di un ordine

simbolico femminile che alla figura del padre contrapponga quella della madre.

FEMMINISMO NERO = 1978 Dichiarazione del Collettivo Combahee River di Boston. Le esponenti del

femminismo nero ritengono che la loro forza sta nel riscoprire il patrimonio cancellato della cultura delle

donne nere, rivalutando la loro capacità di prendersi cura delle relazioni sociali, in famiglia e nella comunità.

Il compito di costruire un focolare domestico, di fare della casa una comunità di resistenza,è stato condiviso

globalmente dalle donne nere.

BELL HOOKS → “margine” come luogo non solo di oppressione, di disperazione e silenzio, ma come luogo

di resistenza, dove è possibile affermare e sostenere la propria soggettività. Hooks diffida di quel

femminismo delle donne bianche che invitano le nere a unirsi a loro, a lasciare il “margine” per andare al

centro. Se incontro vi deve essere tra colonizzatori e colonizzati, questo deve avvenire nel margine. Margine

non inteso come luogo di marginalità dal quale fuggire, ma location strategica, come spazio dell’opposizione

e della resistenza, individuale e collettivo che ha visto il ricostruirsi della soggettività.

TEORIE DELLE DIFFERENZE SITUATE

• Il femminismo degli anni Novanta supera la categoria di genere. Muovendo dall’assunto che questa

categoria è il risultato di un processo storico-sociale, la nuova generazione femminista opera una

decostruzione dei simboli e significati che la compongono, sancendo la morte del sesso come qualità

intrinseca dei corpi. Il genere diviene una categoria conoscitiva inutilizzabile perché indica a chi lo nomina

una realtà che non esiste. Il soggetto femminista prende le distanze dall’identità e si salva nella non identità.

Strategia propria della corrente radicale del pensiero post moderno che, dichiarando morto il soggetto, si

occupa dei suoi frammenti. Il sé diventa così un vuoto attraversato da molteplici identità.

• Il soggetto post – moderno emerge con le sue devianze, con le sue differenze. Ogni individuo è collocato e

costruito secondo assi multipli di differenziazione che informano la sua azione, il suo senso di sé. Il sé

diventa così l’effetto temporaneo dell’incrociarsi delle molteplici identità che lo posizionano in un posto nel

sistema sociale e simbolico. Questo posizionamento si delinea come il tratto distintivo di una famiglia di

teorie denominate “teorie delle differenze situate”

ADRIENNE RICH → il punto di partenza è il vissuto sessuato femminile, che non è identico per tutte perché

il corpo è punto di intersezione tra il biologico, il socio-culturale e il simbolico. Cominciare dal proprio corpo

significa localizzare il terreno dal quale prendere la parola con autorità, da donna. Alla base della

ridefinizione del soggetto femminile-femminista vi è la rivalutazione delle radici corporee della soggettività.

JUDITH BUTLER → accanto a frammentazione e costruzione, l’altra parola chiave del pensiero femminista

contemporaneo inglese è quella di PERFORMATIVO (= potere del linguaggio di produrre le cose che dice).

La realtà di essere donna non è un fatto empirico bensì un effetto performativo. La Butler sottolinea come la

potenza della performatività non è solo dare vita a ciò che il linguaggio nomina, ma nel potere iterativo del

discorso, che lo trasforma in norma. E’ nella ripetizione che si produce l’effetto di normalizzazione e di

naturalizzazione dei corpi, delle identità sessuate, dei soggetti.

POST MODERNO

JANE FLAX → Natura/cultura, maschile/femminile sono rappresentazioni inadeguate di una realtà molto più

complessa e multiforme. E’ necessario decostruire i significati attribuiti a biologia e natura,poiché essi stessi

non sono semplici riflessi di una struttura reale,ma sono radicati nelle relazioni sociali. Da tutto questo

emerge la parzialità di tutte le prospettive di genere e di tutte le teorie femministe.

SUSAN BORDO → si mostra scettica nei confronti del decostruzionismo. Si preoccupa per il modo in cui il

decostruzionismo risponde al problema del come il soggetto conoscente debba negoziare con questo mondo

destabilizzato: il sospetto costante e gli infiniti spostamenti di prospettiva rischiano di rimpiazzare la visione

“da nessun luogo” con ciò che l’autrice definisce “sogno di ogni luogo”. Per questa studiosa il

decostruzionismo rivela un desiderio di una realtà infinitamente eterogenea.

FOUCAULT → Lo sguardo foucaultiano sul corpo è teso a rintracciare le modalità co cui le relazioni di

sapere/potere hanno costretta la corporeità,la materialità del corpo, all’interno della trama di

razionalizzazione e disciplinamento. La mossa foucaultiana è duplice:

a) Sul piano della materialità corporea è necessario spostare l’attenzione dalle funzioni sessuate al desiderio e

al piacere sganciati da qualsiasi ordine normativo

b) Sul piano dell’eroticizzazione corporea, estendere le zone erogene affidate all’immaginario sovversivo della

carica desiderante. Il piacere così inteso, non conosce stabilizzazioni legate alla differenza di genere, bensì

alla molteplicità e diversità di giochi che ognuno può sperimentare liberamente nelle relazioni tra i corpi.

In Foucault, il polimorfismo delle pratiche sessuali si slega dalla differenza di genere per dar modo a

ciascuno di esperire discorsi e pratiche vincolate al proprio desiderio e alla propria propensione al piacere. Il

non nominare la differenza di genere non sta a significare un universo dominato da un unico genere post-

asimmetrico, neutro,o peggio replicante quello maschile con la sua onnipotenza. ↓

Rosa Braidotti descrive 4 aree di intersezione tra Foucault e il pensiero femminista:

1. Il corpo come luogo di potere, che mira alla resistenza nella produzione della soggettività

2. Il potere inteso come microfisiche di potere, ovvero l’eccessiva enfasi che la teoria politica tradizionale

liberale ha posto sul potere esercitato dallo stato

3. Il ruolo cruciale del discorso nel produrre sapere e potere

4. La critica dell’umanesimo attraverso l’enfasi posta sulla natura incarnata,specifica del soggetto

Che cosa differenzia le due posizioni?

Se il pensiero delle donne traduce l’esperienza sul piano della narrazione di sé o della sessualità, indicando

nello stile una dissonanza esclusiva, il pensiero foucaultiano ha invece trasportato l’esperienza stilizzandola

in una pratica etica, che rivendica il diritto inalienabile a elaborare per sé una forma di vita che sia

soddisfacente e la più bella possibile.

Quanto il discorso femminile è presente nell’opera di Foucault?

La differenza sessuale non svolge alcun ruolo nell’universo di Foucault. Quando parla del corpo, parla del

corpo dell’uomo. Il suo progetto di de-individualizzazione etica del soggetto, liberato e ricostituito, supera la

differenza di genere senza che essa sia stata indagata. Da qui l’accusa, da parte femminista, di

androcentrismo.

TERESA DE LAURETIS → Il concetto di genere come differenza sessuale è divenuto un limite per il

pensiero femminista. Ponendo l’accento sul sessuale,la differenza finisce con il configurarsi come una

differenza tra donne e uomini, relegando il pensiero critico femminista all’interno del quadro concettuale di

un’universale opposizione sessuale, rendendo in tal modo difficile articolare le differenze interne alle donne.

Il genere ha la funzione di costituire individui concreti in quanto uomini e donne. E’ da questa operazione di

equiparazione che emerge la relazione tra genere e ideologia e si rileva l’ideologia del genere. D’altro canto,

se il sistema sesso/genere è un insieme di relazioni sociali che pervade l’esistenza sociale, allora il genere è

davvero una forma dell’ideologia.

JUDITH BUTLER → Introduce la nozione di genere come performance. La forza del codice simbolico

patriarcale è da ricondursi alla sua ripetizione, a un meccanismo iterativo del discorso che rafforza,

normalizza e naturalizza le identità maschile e femminile, stabilizzandone il posizionamento. La forza della

performatività non è nel solo dare vita a ciò che il linguaggio nomina, ma nel potere iterativo del discorso,

che lo trasforma in norma, in potere regolativo. Il meccanismo della risignificazione sovversiva attraversa le

diverse identità frantumandole,impedendo così al linguaggio di porle in ordine gerarchico. La strategia

eversiva non è mirata a privilegiare un’identità esclusa – quella lesbica – a discapito delle altre,confermando

così il meccanismo dell’esclusione,ma a dinamizzare, attraverso combinazioni impreviste e parodie

iperboliche, le varie identità per destabilizzare i caratteri eterosessuali, maschilisti. La struttura deve essere

continuamente destrutturata e questo è reso possibile da un moltiplicarsi di simboli che danno luogo a uno

scenario dove nessuna identità è più fissa, normale.

ROSA BRAIDOTTI → Il “soggetto nomade” è una elaborazione politica di una soggettività alternativa. Il

termine nomade fa riferimento alla presenza simultanea all’interno dello stesso soggetto dei molteplici assi i

differenziazione alla base della soggettività. Soggetto nomade, quindi, espressione del transito identitario:

nessuna identità è permanente, il soggetto è un processo mai compiuto, ma la sua frammentarietà, il suo

carattere multiplo e scisso sono stati occultati dalla visione dell’umanesimo classico. Il soggetto nomade non

è l’essere senza dimora, quanto la capacità di creare la propria dimora ovunque. Il soggetto nomade non

nega l’esistenza dei confini, ma ritiene che essi non siano fissi.

CAP 8 – IL SECONDO GENERE

JESSICA BENJAMIN → Inizialmente tutti i neonati sentono di essere uguali alla madre, ma crescendo i

maschi scoprono che non possono diventare lei, possono solo averla. Per diventare maschile,il bambino

deve passare attraverso una doppia esperienza: quella esterna della separazione dal corpo materno e quella

interna di negazione dell’identificazione primaria con il sesso femminile. Solo il padre può interrompere

questo legame ma la svolta verso l’identità maschile impone una scelta: mantenere il legame irrazionale con

la madre o andare verso un’autocontrollo razionale attraverso l’identificazione con il padre.

ELISABETH BADINTER → giunge a presagire la crisi della mascolinità che è propria della post modernità.

La particolarità del bimbo di essere nutrito fisicamente e psichicamente da una persona di sesso opposto

determina il suo destino in modo più complesso di quello della bambina. Femminile all’origine, è costretto ad

abbandonare la sua prima patria per adottarne un’altra che gli è opposta. Questo sradicamento che gli viene

imposto è anche ardentemente desiderato. Il maschio, a causa di una incapacità di riconciliare le radici

paterna e materna, si rileva come scisso, frammentato,il che spiegherebbe la maggior difficoltà degli uomini

nell’affrontare i momenti di crisi che mettono in forse la loro stabilità, ma anche il timore del lasciarsi andare

all’intimità.

BUTLER → il rifiuto dell’identificazione primaria con la madre porterebbe l’uomo a una costruzione difettale

del genere. L’autrice arriva a postulare come la rinuncia delle parti femminili di sé propri della fase di

separazione/individuazione, necessaria per il costituirsi del soggetto eterosessuale,porti a una melanconia di

genere conseguente alla perdita di una parte di sé forclusa e che una serie di proibizioni imposte dall’esterno

consolideranno. Fragilità e melanconia caratterizzerebbero la struttura di genere maschile nel post

moderno.

MEN’S STUDIES → tentativo di affrontare in modo critico la lettura delle dinamiche sottostanti la costruzione

del maschile e della mascolinità. I primi studi sul maschile hanno posto al centro delle proprie analisi la

rigidità del ruolo e dell’idea di virilità assegnatigli nel corso della storia. Si tratta di considerare la mascolinità

come un costrutto socio-dinamico che comporta una concezione della mascolinità come ruolo sessuale

interiorizzato. ↓

Anni ’70 primi movimenti per la liberazione degli uomini. Queste forme di aggregazione, dette anche

movimenti di risveglio delle coscienze, hanno al centro della propria riflessione la denuncia della dimensione

coercitiva che gli uomini vivono attraverso le dinamiche di ruolo. Al pari delle donne, anche gli uomini

subiscono l’oppressione del ruolo sessuale imposto loro dalla tradizione. ↓

Una corrente di rilievo è quella etnoantropologica, frutto di una serie di ricerche sui differenti modelli culturali

della maschilità, tese a individuarne le costanti universali. Una delle più note è quella condotta da Bourdieu

che prende spunto dalle strutture androcentriche dei cabili in Algeria per dimostrare la continuità della

visione fallocentrica del mondo nell’inconscio di uomini e donne. Per questo studioso, solo l’antropologo può

restituire al principio che fonda le differenze tra maschile e femminile il suo carattere arbitrario. ↓

Si fa sempre più avanti il filone di studi che si incentra sulla crisi della mascolinità riscontrabile nella fase

attuale, coincidenti con la crisi del’ordine simbolico patriarcale (mancanza di riferimenti tradizionali in base ai

quali definirsi). ↓

Attualmente gli studiosi dei men’s studies sono concordi nell’affermare che non esiste un unico modello

maschile universale, valido in tutti i tempi e in tutti i luoghi, bensì diversi modelli di maschilità.

CAP 9 – DONNE E POLITICA

GLASS CEILING = soffitto di cristallo, sorta di barriera invisibile che impedisce alle donne di avanzare in

carriere di prestigio e di occupare posti di vertice.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher walis1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle differenze di genere e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Zatti Alberto.

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