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Psicologia dello sviluppo – Sviluppo psichico Appunti scolastici Premium

Appunti di Psicologia dello sviluppoSviluppo psichico. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Natura - Cultura, Qual’è e quant’è invece l’importanza dell’ambiente?, Animalità - Umanità, Continuità-Discontinuità,... Vedi di più

Esame di Psicologia dello sviluppo docente Prof. A. Caratozzolo

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ESTRATTO DOCUMENTO

Diamo un sintetico schema dello sviluppo secondo Freud.

Età Stadio Zona Erogena Principale

Problema di

Sviluppo

0-1 orale bocca svezzamento

2-3 anale ano controllo sfinteri

4-5 fallico genitali conflitto edipico

6-12 latenza energie sessuali o sviluppo dei

latenti meccanismi

difensivi

13-18 genitale genitali rapporto con l’altro

sesso - Identità

sessuale matura

* * *

Esamineremo ora l’opera di M. Klein che si inserisce nel filone

freudiano, con connotazioni ancora più pessimistiche. Ma come

vedremo gran parte di queste teorie dello sviluppo, soprattutto

riguardante i primi anni di vita, saranno completamente messe in

discussione dalle ricerche successive.

10

3. M. KLEIN

L’indagine condotta da S. Freud per comprendere il significato

dei sintomi nevrotici, l’aveva indotto ad una serie di speculazioni

sullo sviluppo psicologico del bambino, derivanti da ricordi e

fantasie di adulti in terapia psicoanalitica.

Era ovvio che l’interesse da parte della comunità psicoanalitica

fosse quello di studiare direttamente i bambini per verificare le

ipotesi sullo sviluppo mentale.

Bisognava cercare un metodo diverso da quello adoperato con gli

adulti: non era possibile lavorare con le libere associazioni,

poichè i bambini sono più propensi ad agire che a parlare, e

pertanto la Klein ritenne che l’unica possibilità fosse

l’osservazione delle modalità di gioco. Il gioco diventa quindi lo

strumento fondamentale di ricerca per comprendere le fantasie o

le angosce più profonde del bambino.

Molto sinteticamente riferiamo solo quanto può servire a

comprendere il modello di sviluppo psichico.

Secondo la Klein il bambino naturalmente attraversa due fasi di

sviluppo definite rispettivamente: posizione paranoide e

posizione depressiva.

3.1. Posizione paranoide

Si evidenzia nei primi 4-6 mesi di vita del bambino, ma può

comunque ripresentarsi nel corso della vita dando luogo ad una

specifica patologia: la paranoia e la schizofrenia.

11

Il bambino alla nascita è portatore di una forte carica aggressiva

che supera di gran lunga quella libidica, tanto che il bambino è

costretto, a causa dell’intensa angoscia, a proiettare sull’oggetto

primario, questa carica distruttiva. L’oggetto primario è il seno

materno che viene scisso in oggetto buono e cattivo, vissuto che

non dipende tanto dalle qualità reali dell’oggetto, quanto

piuttosto dall’intensità delle pulsioni. Comincia così un gioco di

introiezioni e proiezioni mediato da alcuni meccanismi difensivi

fondamentali. Come l’idealizzazione, per cui il seno è vissuto

come fonte di gratificazione illimitata e immediata, la scissione,

il diniego ed il controllo onnipotente che mirano a scindere

l’oggetto, a negare o manipolare onnipotentemente la realtà, per

evitare le gravi angosce persecutorie.

Se il bambino riesce a superare questa fase carica di grande

angoscia, si avvia alla seconda fase: la posizione depressiva.

3.2. Posizione depressiva

Il bambino è ormai capace (dopo i 6 mesi) di recepire la madre

come oggetto unico, contemporaneamente buono e cattivo. Si

determina una situazione di ambivalenza, intesa come dinamica di

amore-odio. Per5tanto permane una quota di sadismo, che suscita

in lui una nuova angoscia: quella depressiva. Ora non essendo

più possibile la scissione totale, distruggere una parte

dell’oggetto ritenuto cattivo, vuol dire perderlo nella sua

totalità. Pertanto il bambino dovrà innescare ulteriori meccanismi

difensivi, come la maniacalità o ritrovare meccanismi più

primitivi, tipici della fase precedente.

12

Se riesce invece ad inibire l’aggressività il bambino, giunge al

meccanismo della riparazione accettando l’unità e la validità

dell’oggetto, che ha resistito agli attacchi delle sue

fantasticherie sadiche. Questo meccanismo di difesa porta l’Io ad

un processo di identificazione stabile con un oggetto divenuto

gratificante, perchè riparato.

La posizione depressiva, se non completamente superata, potrà

ripetersi successivamente come sintomatologia depressiva.

Come risulta chiaramente il quadro che la Klein offre del

bambino nel suo normale sviluppo , è di gran lunga più negativo

di quello offerto da Freud. Ad un bambino “perverso polimorfo”,

viene sostituito un bambino che è profondamente distruttivo,

malato e per giunta completamente in balia dei propri istinti.

Infatti il superamento o meno di queste fasi non dipende tanto

dall’oggetto esterno, quanto dalla potenza delle pulsioni: solo se

le pulsioni di vita avranno il sopravvento su quelle di morte, il

bambino potrà essere salvo da una grave disintegrazione psichica.

Nonostante l’evidente assurdità di queste proposizioni il

kleinismo ebbe largo seguito nella psicoanalisi, forse perchè

questa volta, a differenza di Freud, l’Autrice aveva osservato sul

campo i bambini, e quindi non si trattava più solo di fantasiose

ricostruzioni di ricordi, magari deformati, degli adulti circa la

propria infanzia, ma di materiale clinico direttamente osservato.

Questa visione della Klein, di un bambino pieno di odio e

gravemente disturbato, susciterà come vedremo una serie di

reazioni, sia nel campo psicoanalitico che nel campo più vasto

della psicologia. 4. ERIK H. ERIKSON

13

Erikson è l’unico Autore che occupandosi dello sviluppo della

personalitàm, ci ha fornito un quadro completo, anche se a volte

un po’ schematico, dell’intero ciclo vitale dell’uomo: dalla nascita

alla vecchiaia.

Pur di estrazione psicoanalitica, l’Autore centra la propria

attenzione sulla interazione tra individuo ed ambiente (familiare e

sociale), tanto da definire gli stadi di sviluppo, stadi psicosociali,

a differenza di Freud che aveva parlato di stadi psicosessuali.

Scopo fondamentale dell’uomo è la ricerca di una propria identità,

che pur variando nel tempo, è caratterizzata dall’esigenza di una

coerenza dell’Io tale da permettergli un rapporto valido e creativo

con l’ambiente sociale.

Prima di passare ad esporre le caratteristiche dei vari stadi ci

sembra opportuno sottolineare gli aspetti fondamentali del

pensiero di Erikson che si possono riassumere in tre assunti di

base.

1. Nel ciclo vitale l’individuo passa attraverso una serie di tappe

evolutive (stadi) che sono caratterizzate da una coppia

antinomica: una conquista ed un fallimento. Questa situazione

(come per es. fiducia-sfiducia) è definita “qualità dell’Io”.

2. Questi stadi non sono, come per Freud, definiti da specifici

momenti biologici, bensì da particolari modalità sociali.

3. Ogni tappa deve portare al rinforzo della specifica qualità

positiva dell’Io: solo in questo modo il soggetto può accedere

validamente allo stadio successivo. Le qualità dell’Io sono

esperite come vissuti (quindi accessibili all’introspezione) come

14

modalità comportamentali (quindi osservabili) e come strutture

del mondo interno (quindi inconsce).

Vediamo ora in particolare i vari stadi.

4.1. Gli stadi psicosociali

4.1.1. Fiducia - Sfiducia: (dalla nascita ad un anno)

Erikson chiama fiducia (trust) quella che T. Benedek chiama

confidenza (confidence). Essa nasce sulla base di un rapporto

affettivo, prevalentemente con la madre, caratterizzato da

prevedibilità e costanza. “...la fiducia deriva dall’esperienza della

prima infanzia in una misura che non sembra dipendere dal

nutrimento ricevuto o dalle manifestazioni d’affetto, ma piuttosto

dalla qualità del rapporto con la madre. Ciò che consente alla

madre di fondare la fiducia nei loro figli è una combinazione

ideale di sensibilità per le esigenze individuali del bambino, e di

fiducia in se stesse sperimentata nella forma particolare ad una

determinata cultura ed appoggiata dalla stabilità di questa”.

Come si vede Erikson sottolinea l’importanza di tutto il contesto

sociale nel creare fiducia. Se la madre è la diretta trasmettitrice

di questa fiducia, essa deve essere supportata dall’intero nucleo

familiare e dal constesto sociale. Egli inoltre ritiene che la fiducia

non nasce tanto dai consensi e dalle proibizioni ma “... i genitori

debbono essere capaci di trasmettere al bambino una convinzione

profonda, quasi fisica che ciò che essi fanno ha un significato. In

ultima analisi non sono le frustrazioni a rendere nevrotici i

15

bambini, ma la mancanza in queste frustrazioni di un significato

sociale” (E. Erikson, Infanzia e società, pag. 223).

Se questa fiducia non viene attivata il bambino cade in una

situazione non solo di sfiducia, ma di impossibilità a costruire un

Io valido. Un grave fallimento in questo stadio può essere la causa

di una futura sintomatologia schizofrenica.

4.1.2. Autonomia, vergogna, dubbio (dai 2 ai 3 anni)

Il raggiungimento della maturità muscolare prepara l’esperienza

per due modalità contrapposte: trattenere e lasciare andare. Inoltre

in questo periodo inizia la stazione eretta e la capacità di

verbalizzare.

Queste due acquisizioni fondamentali, portano il bambino ad

esperire l’autonomia: ma è ovvio che questa autonomia deve essere

guidata e sorretta . Il tenersi in piedi, da solo, espone il bambino

non solo alla vertigine della sua capacità, ma anche all’esperienza

della caduta e quindi della vergogna. In questo momento il

bambino deve essere guidato e “sorretto” in queste capacità

iniziali. Se il bambino non è sufficientemente guidato, rivolgerà

contro se stesso il bisogno di manipolazione: egli manipolerà il

suo universo interiore. “invece di considerare le cose come oggetti

da utilizzare per le proprie esperienze, si lascerà ossessionare

dalla propria tendenza alla ripetizione. Certo grazie a tale

ossessione egli rientrerà in seguito in possesso dell’ambiente ed

apprenderà a dominare le cose per mezzo di un controllo ostinato e

minuto, non riuscendo più a farlo in maniera più ampia e più

libera”. 16

La vergogna nasce dalle sensazioni della propria piccolezza,

legata alla capacità di stare in piedi e al trovarsi quindi esposto

all’osservazione altrui. Ovviamente se questa situazione è vissuta

in maniera da sentirsi deriso, il bambino cercherà di sfuggire

nascondendosi per cercare in questo modo di “salvare la faccia”.

Comunque, osserva giustamente Erikson che se la vergogna

raggiunge un livello eccessivo il bambino cercherà di nascondere

questo vissuto e svilupperà una tendenza patologica alla bugia, con

una determinazione segreta di farla franca con ogni mezzo.

“Fratello della vergogna è il dubbio”. Se la prima nasce dalla

consapevolezza, stando in piedi della propria piccolezza, la

seconda nasce dal fatto che c’è una parte posteriore che il bambino

non può vedere e che diventa per lui, la zona per un attacco

imprevisto ed imprevedibile.

Un falimento eccessivo in questa fase può portare ad un futuro

sviluppo paranoicale.

4.1.3. Iniziativa - Senso di colpa (dai 4 ai 5 anni)

Lo spirito di iniziativa è legato da una parte alla raggiunta

autonomia, dall’altra alla capacità di pianificare, e conquistare il

mondo.

Questo periodo è contradistinto da azioni spesso vigorose o

violente che possono essere vissute dai genitori, come aggressive e

quindi eccessivamente penalizzate.

E’ ovvio che nella sua fase di iniziativa il bambino possa eccedere

con la sua irruenza: quindi rompere gli oggetti, o fare del male al

fratellino o al compagno di giochi. A volte questi atteggiamenti

17

possono concrettizzarsi con atti di sfida: che sono legati anche

all’emergere della differenza sessuale. E’ infatti più facile che

questo accada ai bambini che alle bambine.

Il pericolo che incombe in questo stadio è che l’esuberanza legata

alle nuove capacità locomotorie e mentali, possa essere vissuto o

fatto vivere come atteggiamento aggressivo e lesivo. In questo

caso è facile che possa insorgere il senso di colpa .

Erikson ritiene questa stadio di estrema importanza.

E’ infatti il periodo in cui comincia a formarsi anche il senso della

moralità e del dovere. “... in nessun altro periodo della propria

vita il bambino è così disposto ad apprendere con sveltezza ed

avidità e a crescere nel senso della condivisione dei doveri, come

nel corso del periodo che stiamo esaminando.

Ma è anche la fase ove il bambino può inasprire il senso della

moralità fino a farlo diventare intolleranza verso gli altri, sotto

forma di moralismo continuo e puntiglioso”.

Inoltre se questa fase non viene risolta nel senso di aumentare ed

indirizzare lo spirito d’iniziativa “... i residui del conflitto intorno

allo spirito d’iniziativa possono esprimersi patologicamente negli

adulti come negazione isterica che determina la repressione del

desiderio o la soppressione dell’organo che dovrebbe soddisfarlo,

per mezzo della paralisi o dell’impotenza ... oppure nella malattia

psicosomatica. E’ come se la cultura avesse reso l’individuo

troppo severo e lo avesse spinto ad identificarsi con la sua severità

fino al punto di lasciargli come unica via d’uscita la malattia”.

4.1.4. Industriosità. Senso di inferiorità (dai 6 ai 12 anni)

18

In questo periodo il bambino è pronto a fare il suo ingresso nella

vita sociale l’evento più importante è l’ingresso nella scuola.

Il bambino dovrà confrontarsi con nuove realtà, entrare in

competizione, misurarsi con la capacità di apprendimento. Egli

potrà ottenere l’approvazione attraverso la produttività,

imparando a leggere, a scrivere, a partecipare alle attività sportive

ecc.

L’esigenza di una capacità produttiva prende il sopravvento sui

capricci e sulle modalità del gioco: la diligenza e la perseveranza

diventano qualità importanti.

In questo periodo, se il bambino incontrerà eccessive difficoltà

potrà sentirsi inadeguato ed inferiore.

“Se egli dispera dei suoi strumenti o delle sue capacità o del suo

prestigio tra i coetanei, ... il bambino si sente mal dotato

strumentalmente ed anatomicamente e si considera condannato alla

mediocrità ed alla inadeguatezza.

Lo sviluppo di molti bambini è sconvolto dal fatto che la vita

familiare non è riuscita a prepararli a quella scolastica o del fatto

che la vita scolastica non riesce ad appoggiare le promesse dei

primi stadi”.

Inoltre se il bambino non gode del piacere dell’industriosità , ed

“... accetta il lavoro come unico dovere e il lavorare come il solo

criterio di dignità, egli può diventare lo schiavo conformista e non

pensante del sistema tecnologico in cui vive e di coloro che sono

in condizione di sfruttare tale sistema”.

Con questa modalità di fallimento l’Autore non propone più una

tipica patologia clinica, ma la normalità patologica: ovvero come

19

l’individuo possa diventare “ normotico ” ed adattarsi passivamente

alla realtà.

4.1.5. Identità - Dispersione (dai 13 ai 18 anni)

E’ il periodo della pubertà e della adolescenza. Dai cambiamenti

fisici che inducono il bambino ad accettare una identità anche

sessuale, al cambiamento dovuto alla messa in discussione di tutti

gli stadi precedenti, per trovare una nuova definitiva identità. E’

la fase d’integrazione delle vicissitudini libidiche, delle capacità

sviluppate e dei talenti innati, con le possibilità offerte dai ruoli

sociali. Questo stadio è caratterizzato dalle forti passioni, dagli

“innamoramenti” che non sono un fatto puramente sessuale.

“L’amore degli adolescenti è in gran misura un tentativo di

definire la propria identità per mezzo della proiezione di una

immagine ancora confusa del proprio Io, su di un’altra persona, al

fine di vederla così riflessa e progressivamente più chiara. E’ per

questo che per tanti giovani amare vuol dire conversare”.

Ma se il bisogno di trovare una propria identità, diventa ricerca

esasperata di modelli identificarsi molteplici e spesso discordanti,

l’adolescente rischia una diffusione del proprio ruolo (role

diffusion). Ad un deficit nella funzione della propria identità: e

quanto più a monte ci sono gravi carenze, tanto più questo

processo può degenerare in forme di psicosi o di gravi psicopatie.

4.1.6. Intimità - Isolamento (dai 19 ai 25 anni)

20

Tutto ciò che si è acquisito nelle fase precedenti, con la tendenza

alla conservazione, vengono sostituite dalla tendenza a trascendere

se stessi e a rischiare nel desiderio di intimità con l’altro.

Si è alla ricerca di un oggetto amato con cui continuare a

realizzarsi.

Riferendosi a Freud, Erikson sostiene che in questo stadio si

avvera quello che il maestro viennese riteneva costituire la

perfetta nomalità “lieben und arbeiten” cioè amare e lavorare.

E’ ovvio che nell’elaborare questo stadio, l’individuo può passare

attraverso situazioni parziali che se elaborate, possono portare alla

capacità di una vera intimità. Se invece emerge la paura di

perdersi, o di perdere quelle capacità così faticosamente acquisite

negli stadi anteriori, il soggetto evita le esperienze, e tende a

chiudersi in un profondo isolamento.

Come controparte della incapacità alla intimità, nasce

l’atteggimaneto di negazione violenta.

Egli tende a distruggere le persone la cui esistenza sembra

rappresentare un pericolo per la propria. Sorgono così i pregiudizi,

che poi vengono sfruttati nella politica e nella guerra.

L’altro che non può essere intimo, diventa inevitabilemnte un

nemico.

Questa situazione può costituire la base del borderline.

4.1.7. Generatività - Stagnazione (dai 26 ai 40 anni)

21

E’ l’età della maturità. “La tendenza analitica a drammatizzare la

dipendenza dei bambini ci rende ciechi di fronte all’esigenza della

maturità. L’uomo maturo ha bisogno che si abbia bisogno di lui e

la maturità ha bisogno di essere guidata ed incoraggiata per ciò

che è stato prodotto e di cui bisogna prendersi cura”.

La generatività quindi non riguarda solo il desiderio di mettere al

mondo dei figli e di allevarli, ma di creare qualcosa di utile con il

proprio lavoro, di insegnare agli altri la propria esperienza.

Generatività include quindi sia produttività che creatività e

costituisce un momento fondamentale sia sul piano individuale che

sociale. “Quando questa forma viene a mancare, si afferma una

regressione ad un bisogno ossessivo di pseudo-intimità che è

spesso accompagnato da un senso diffuso di stagnazione e di

impoverimento personale”.

Questa crisi si esprime con una frase tipica “cosa ho fatto della

mia vita?”

4.1.8. Integrità dell’Io. Disperazione (dai 41 in poi).

E’ l’ultimo passo da compiere: accettare tutto ciò che si è fatto,

ciò che si è e ciò che si potrebbe essere ancora.

“...Accettazione del proprio ed irripetibile ciclo vitale, come

qualcosa di necessario ed insostituibile e quindi anche un nuovo e

diverso modo di amare i propri genitori, essa corrisponde ad un

senso di unisono con epoche lontane... Ma sebbene consapevole

della relatività di tutte le forme di vita, chi ha acquistato

l’integrità dell’Io è pronto a difendere la dignità del proprio stile

di vita... egli sa infatti che la vita del singolo non è che il

22

risultato della coincidenza fortuita di un ciclo vitale individuale

con un particolare momento della storia...”

E’ quindi questo senso di compartecipazione totale alla propria

storia al nucleo familiare, al gruppo di appartenenza, fino al

genere umano che si manifesta come integrità dell’Io. Ma forse la

vera prova è accettare la morte. “E’ la paura della morte ad

esprimere la mancanza o la perdita di questa integrità, onde il

proprio unico ciclo vitale non è più accettato per sè. La

disperazione si affaccia ad esprimere il sentimento che il tempo è

breve, troppo breve per ricomincare un’altra vita. Una diperazione

che si nasconde dietro il disgusto anche quando questo prende la

forma di “mille piccoli disgusti” incapaci di fare insieme un

grande rimorso”.

Erikson ha formulato una teoria dello sviluppo umano molto

affascinante e completa, anche se in alcuni punti schematica.

Difetto più evidente è una certa superficialità nella descrizione di

alcuni eventi psichici, per cui per esempio non si comprende bene

su quali basi una madre possa infondere fiducia o sfiducia nel

bambino.

Ma se la teoria di Erikson viene letta come un grande affresco

dell’avventura dell’uomo, con le sue capacità e le sue cadute,

allora possiamo apprezzare meglio alcune proposizioni che non

solo sono ancora validissime, ma che offrono uno spunto per

ulteriori ricerche.

Uno dei punti più importanti della teorizzazione di Erikson è

soprattutto il bisogno di ricerca d’identità e in genere ed in

particolare nel periodo adolescenziale. Libri come “Il giovane

23

Lutero” o “Gioventù e crisi di’identità” sono un resoconto

raffinato e profondo della crisi adolescenziale.

Altro merito di Erikson è quello di aver evidenziato la forte

interazione tra individuo ed ambiente e posto le basi per una

psicopatologia basato sul fallimento delle varie tappe evolutive. Il

senso della storia e la tensione morale ne fanno un intellettuale

europeo che è riuscito a mitigare un rigore morale con un genuino

ottimismo di stampo prettamente americano.

24

ETÀ - ANNI QUALITÀ DELL’IO PERSONE FUNZIONI ATTIVITÀ E PROBLEMI SPECIFICI

FONDAMENTALI

0-1 Fiducia Madre Ricevere Fiducia basata sull’esperienza e sulla prevedibilità del

Sfiducia mondo. Fiducia di poter influenzare gli eventi.

Infanzia Dare

2-3 Autonomia Genitori Trattenere Deambulazione, verbalizzazione, controllo sfinteri. Nasce

il senso di autonomia. Se frustrato o deriso nasce la

Fanciullezza Dubbio- vergogna Famiglia Lasciare vergogna e il dubbio.

4-5 Iniziativa Famiglia Fare (eseguire) Comincia la conquista del mondo: a volte con irruenza.Se

questa iniziativa viene bloccata il bambino potrebbe

Fase del gioco Senso di colpa Asilo Fare come (gioco) provare sensi di colpa.

Coetanei

6-12 Industriosità Compagni di classe Fare delle cose insieme Inizio della scolarità, necessità di ottenere l’approvazione

da parte di estranei. Inizia ad imparare a leggere, a

Fase scolarità Senso di inferiorità Amici scrivere. inizia la coimpetitività. Se queste iniziative

vengono bloccate nasce in lui il senso di inferiorità.

Essere se stessi Adolescenza: maturazione sessuale e problema

13-18 Identità Gruppo di coetanei e dell’identità sessuale. Senso dell’imitazione. Ricerca

persone esterne alla

Adolescenza Confusione di ruoli della propria identità attraverso l’identificazione con

famiglia personaggi famosi. Può nascere una confusione di ruoli.

19-25 Intimità Partners Trovare se stessi in Raggiunta l’identità, il giovane desidera confrontarla con

altre persone. Inizia il desiderio di intimità affettiva. Se

Giovane Isolamento Amicizie un’altra persona l’identità non è stata raggiunta, invece dell’intimità si

adulto sviluppa la tendenza all’isolamento.

26-40 Generatività Lavoro Solidarietà E’ l’età matura l’individuo ormai adulto sente la necessità

di generare, di creare, sia nel lavoro e sia nella famiglia.

Età adulta Stagnazione Formazione di Far essere L’individuo che non riesce si sente vuoto e svuotato. La

famiglia vita diventa una lunga attesa della vecchiaia e della

Prendersi cura morte.

> 40 Integrità dell’Io L’umanità e la specie Essere ancora Ormai gran parte della vita è trascorsa. L’uomo è quello

che è stato o quello che ha fatto. Altrimenti c’è la

Età matura Disperazione Essere stato disperazione ed il rimpianto.

25

5. A. MASLOW

E’ considerato il pioniere ed uno dei più rappresentativi teorici

della psicologia umanistica.

Contro l’atteggiamento deterministico e riduzionistico delle

teorie psicoanalitiche e comportamentali, la teoria umanistica

considera lo sviluppo umano condizionato sì, da alcuni bisogni

fondamentali, ma prevalentemente indirizzato verso la propria

autorealizzazione.

A. Maslow studia ed osserva lungamente i meccanismi psicologici

non di persone malate, bensì di persone sane e creative.

In questo modo egli si oppone al pessimismo freudiano: “la

natura umana non è affatto cattiva come si suppone che sia... è

come se Freud ci avesse descritto la metà malata della psicologia

e a noi ora spetta il compito di completarla con la metà sana”.

Egli si oppone ai teorici del comportamentismo che credono di

poter risalire ai comportamenti umani dallo studio degli animali

di laboratorio. Egli ritiene che l’essere umano è una specie

qualitativamente diversa altri altri esseri viventi.

Su questa base egli propone una sorta di piramide delle

motivazioni: alla base i bisogni primari, all’apice

l’autorealizzazione. 25

Autorealizzazione.

Stima (successo, reputazione).

Amore e appartenenza (approvazione -accettazione)

Bisogno di successo (protezione. - stabilità)

Bisogni fisiologici (cibo - caldo ecc.)

Se i bisogni fisiologici non vengono soddisfatti il soggetto dovrà

dedicare tempo ed energia per esaudirli, restringendo così la sua

ricerca verso valori più elevati come l’amore, la stima,

l’autorealizzazione.

I bisogni vanno dal fisiologico allo psicologico: è importante che

ogni gradino sia completamente superato e risolto per poter

accedere a quello successivo. Una gratificazione insufficiente o

distorta, blocca il normale sviluppo della personalità ed il

raggiungimento dei livelli più alti.

L’ipotesi di Maslow sembra eccessivamente utopica e non

facilmente realizzabile. C’è alla base una mentalità sicuramente

molto più ottimistica di quella europea, quale poteva essere

quella americana. Ma egli era anche una persona realizzata e

creativa. Il che forse serve a dimostrare non solo quanto siano

importanti i fattori culturali, ma anche quelli personali, nel

determinare i modelli di sviluppo psichico.

Questo relativismo spinge a cercare di capire se è possibile

trovare un modello di sviluppo psichico, il più vicino possibile

ad una realtà umana che pur accettando le diversità culturali

possa delineare i tratti comuni di un normale sviluppo psichico.

Gli Autori che esamineremo successivamente si sono occupati di

evidenziare le modalità di sviluppo secondo la teoria

26

dell’attaccamento visto come modello universale e non

culturalmente determinato. 27

6. J. BOWLBY - M. AINSWORTH

J. Bowlby è un psicoanalista che resosi conto, come molti altri

ricercatori, della impossibilità di poter dimostrare le ipotesi

freudiane e kleiniane ritiene di dover ricercare un modello dello

sviluppo psichico, metodologicamente fondato.

Pertanto egli rivolge la sua attenzione ad una nascente disciplina:

l’etologia che studia il comportamento degli animali.

Autori come K. Lorenz, E. Hess e von Frish avevano dimostrato

che negli animali esistono specifiche sequenze di comportamento

presenti in tutti gli individui della specie, e che sono schemi

innati e non appresi. Nulla di rilevante ma la novità della ricerca

è che questi schemi istintivi innati per attivarsi, hanno

bisogno di uno stimolo esterno specifico che deve intervenire

al momento giusto. Quindi l’istinto non è un puro dato

energetico che cerca un oggetto qualsiasi per scaricarsi (che è la

base della teoria freudiana sugli istinti), ma ha bisogno di una

informazione giusta ed al momento giusto. Queste sequenze

istintive riguardano la ricerca del cibo, l’accoppiamento,

l’attaccamento e la difesa del territorio.

Uno dei fenomeni più interessanti, messo in evidenza soprattutto

da K. Lorenz è l’imprinting . Se un piccolo di anatra nelle prime

16 ore di vita, anzichè trovare la madre naturale, si trova a

contatto con una persona (o un altro animale) si legherà a questa

e con questa, attiverà la specifica sequenza di schemi istintivi

anche se l’oggetto a cui si lega può essere lo sperimentatore

stesso. 28

Da questi studi Bowlby prende lo spunto per studiare le modalità

dell’ attaccamento del bambino nei confronti dell’adulto.

La teoria di Bowlby si fonda su due assunti di base.

6.1. Alla nascita il bambino è dotato di un insieme di segnali e

di risposte che obbediscono a schemi innati e che costituiscono il

comportamento di attaccamento. Il bambino segnala la necessità

di aiuto o di contatto tattile, attraverso il pianto, l’irrequietezza,

o il sorriso che inducono una risposta da parte dell’adulto. Il

bambino ha bisogno di mantenere uno stretto contatto tattile,

visivo ed emotivo con l’adulto. Qualsiasi situazione che metta a

rischio questo bisogno, scatena una serie di richiami secondo

schemi innati. Schemi innati quindi che si attivano

automaticamente nel momento in cui il bambino avverte una

situazione che minaccia il bisogno di legame.

6.2. Affinchè questi schemi istintivi vengano attivati e si

sviluppino, è necessario che ci sia una risposta da parte degli

adulti. Se non c’è risposta adeguata, lo schema di attaccamento si

atrofizza o si devia, con grave danno per lo sviluppo psicologico

successivo.

Questi due punti essenziali comportano una nuova concezione di

istinto e della correlazione fra innato ed acquisito, ossia del

rapporto tra fattori endogeni ed esogeni. Risulta chiaramente

l’interdipendenza tra schemi istintivi innati e risposte

ambientali che non solo attivano, ma rendono possibile lo

svolgersi delle sequenze innate. Questo problema è oggetto di

29

studio da parte di numerosi altri AA., anche con metodiche

diverse.

Ricordiamo tra questi M. Ainsworth che descrive l’attaccamento

come “... un vincolo o legame affettivo che l’individuo stabilisce

tra sè ed un altro individuo particolare”.

Secondo l’Autrice esistono diversi livelli di attaccamento.

6.3 Sviluppo dell’attaccamento

6.3.1 Pre-attaccamento.

Nei primi tre mesi di vita il bambino dirige i comportamenti di

attaccamento in maniera indifferenziata: questi sono rivolti a

promuovere l’avvicinamento ed il sostegno da parte dell’adulto,

chiunque esso sia.

6.3.2. Attaccamento iniziale .

Intorno ai 4 mesi, il bambino comincia a inviare segnali in

maniera sempre più discriminata diretti alla persona che si prende

cura di lui.

6.3.3. Attaccamento maturo.

A 6 mesi circa il bambino fa oggetto dei suoi segnali di aiuto una

sola persona poichè è in grado di distinguere nettamente il volto

dell’A.S. da quello di qualsiasi altro. Il bambino non solo

richiama l’attenzione, ma vuole anche la presenza e la vicinanza

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Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Psicologia dello sviluppoSviluppo psichico. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Natura - Cultura, Qual’è e quant’è invece l’importanza dell’ambiente?, Animalità - Umanità, Continuità-Discontinuità, Deficit - Differenza, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Caratozzolo Amalia.

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