Teorie dello sviluppo psichico
Nicola Lalli © 2005 sul Web
Introduzione
Costruire un modello unico e completo dello sviluppo psichico è sempre stato il sogno di numerosi ricercatori. Conoscere con sicurezza le caratteristiche delle varie fasi di sviluppo, sarebbe utile sia in campo pedagogico che clinico, perché permetterebbe non solo di adottare comportamenti e programmi adeguati da parte dei genitori e docenti, ma anche di distinguere precocemente, normalità e patologia.
Nonostante l’impegno ed i molteplici dati raccolti, questo progetto non è stato mai realizzato: i singoli autori hanno descritto modelli parziali di sviluppo, privilegiando alcune componenti e tralasciandone altre. Riteniamo utile proporre le teorie più interessanti, ognuna delle quali è costituita da un insieme di assunti di base, di ipotesi, di verifiche, ma soprattutto di un metodo di ricerca.
Per studiare lo sviluppo psichico del bambino esistono fondamentalmente due metodi. Il primo osserva direttamente il bambino sul campo, ossia in situazioni di normalità e nell’ambiente in cui egli vive. Il secondo utilizza il cosiddetto “bambino clinico”; dalla patologia dell’adulto risale all’organizzazione psichica del bambino ed al modo in cui essa si struttura.
Prima di esporre alcuni dei principali modelli, è importante tener presente che esistono quattro punti fondamentali, che rappresentano da sempre fonte di controversie.
Natura - Cultura
Natura-cultura, dilemma secolare di pertinenza prima dei filosofi, diventato oggi tema ricorrente in varie discipline scientifiche. Qual è l’importanza del patrimonio genetico e quindi dell’ereditarietà, nel determinare lo sviluppo e la diversità di un individuo? Qual è e quant’è invece l’importanza dell’ambiente?
Certamente l’ereditarietà è evidente nel campo delle attitudini: tutti sanno che la famiglia Bach ha generato ottimi compositori per ben sette generazioni, fino al più illustre Johan Sebastian Bach. In questo caso, i fautori dell’ipotesi ambientalistica, sostengono che la continuità dell’attitudine possa spiegarsi in termini culturali-ambientali. I Bach, fin dalla tenera età sono vissuti in un ambiente musicale e già a 3-4 anni veniva loro insegnato l’uso di uno o più strumenti musicali.
D’altra parte è di frequente riscontro trovare figli di persone geniali o particolarmente dotate, con sviluppo psichico normale o addirittura inferiore alla media, per cui la genialità è forse il felice connubio di svariate combinazioni.
Gli autori favorevoli alla visione sociale e culturale dello sviluppo psichico, sostengono che l’ereditarietà è ben poca cosa e che l’uomo mai si svilupperebbe se non fosse costantemente circondato dalla cultura e dai rapporti sociali. Molti propongono come esempio paradigmatico rari casi di bambini cresciuti nella foresta e ritrovati successivamente, ai quali è stato impossibile insegnare il linguaggio ed un comportamento adeguato, in quanto il quoziente intellettivo risultava assolutamente inferiore alla media e non modificabile nonostante i notevoli sforzi dei pedagoghi.
Gli studiosi di antropologia culturale e di etnopsichiatria, dopo aver superato l’ottica europocentrica che considerava la nostra cultura come cultura-tipo e aver accettato l’originalità e la validità di altre culture, proprio sulla base della diversità, ritengono che la personalità sia totalmente influenzata dalle modalità educative, dalle abitudini e dai valori sociali. T. Nathan ritiene che la personalità sia una struttura specifica di origine sociale: l’emergere dell’apparato psichico, continua l’autore, è possibile grazie al contenitore culturale: “.... pertanto la cultura è il fondamento strutturale e strutturante dello psichismo umano”.
Senza giungere a questi estremismi, l’ambiente ha certamente un’importanza patoplastica per lo sviluppo psichico. La controversia tra natura e cultura rischia, se estremizzata, di rimanere irrisolta.
Animalità - Umanità
L’uomo giustamente si considera come la specie più evoluta fra gli esseri viventi. Il problema centrale, accettando ovviamente la teoria evoluzionistica, rimane se l’uomo è un primate che ha sviluppato, sotto la pressione selettiva, capacità quantitativamente o qualitativamente diverse.
Sappiamo che l’uomo si distingue dagli altri animali per la postura eretta, per la visione (tridimensionale e cromatica), per la trasformazione del faringe in laringe che ha dato luogo alla fonazione e quindi al linguaggio, per le capacità estremamente raffinate della mano: nell’homuncolus di Penfield la mano rappresenta il 25-30 % della corteccia motoria.
L’uomo possiede molteplici capacità non necessariamente legate alla sola struttura morfologica, capacità che nessun animale possiede, come l’anticipazione del futuro, il senso della morte, la fantasia, la creatività, l’inconscio. Tutto questo probabilmente è dovuto allo sviluppo del S.N.C., sviluppo che anche in questo caso è più qualitativo che quantitativo.
La corteccia cerebrale del macaco è solamente il 2% in meno di quella dell’uomo, ma l’uomo possiede il 25% in più di centri associativi.
Tutto questo inevitabilmente ci induce a considerare l’uomo come un primate che staccatosi da un ceppo comune, milioni di anni fa, ha subito dapprima una lenta crescita, poi improvvisamente negli ultimi 800.000 anni, una crescita esponenziale delle capacità e possibilità, legate alla sempre maggiore complessità del S.N.C.
Accanto a queste qualità, l’uomo paga un prezzo: la follia. È questa peculiarità umana che rende impossibile utilizzare gli animali per studiare le tappe evolutive dell’uomo, le malattie mentali o sperimentare eventuali psicofarmaci e rende totalmente aleatori tutti gli esperimenti compiuti sugli animali per comprendere la vita psichica dell’uomo.
Continuità-Discontinuità
La domanda che ci poniamo è se l’uomo si sviluppi per gradi, quindi in maniera continuativa, oppure per crisi. Lo svezzamento, la deambulazione, l’acquisizione del linguaggio, la pubertà, sono considerate crisi di sviluppo, ossia momenti estremamente significativi e delicati. È probabile, che esista una discontinuità evolutiva che presenti peculiarità molto complesse e non sempre lineari.
Il problema della discontinuità si osserva, invece, in età adulta legata a fattori socio-economici: l’orologio biologico ovvero il tempo del ciclo biologico dell’uomo e l’orologio culturale, ovvero l’evoluzione psicologica e lavorativa non sempre sono sincronizzati fra loro, e questo determina spesso situazioni di malessere o di crisi. Basti pensare all’adolescenza prolungata, alla donna psicologicamente matura per avere figli, ma biologicamente in età avanzata, oppure alla cosiddetta crisi della “mezza età”.
Deficit - Differenza
Questo concetto rinvia a quello più complesso della normalità. Sicuramente possiamo affermare che non esiste un percorso evolutivo universale. Ma se non esiste un tale percorso, non è nemmeno accettabile che possano esistere tanti percorsi evolutivi diversi quanti sono gli individui. L’importante è cercare di evidenziare se la differenza è tale da rientrare nella variabilità della norma o è invece sintomo di un deficit e come tale segno di una malattia o di una imperfezione.
* * *
Molto sinteticamente abbiamo esposto alcune delle tematiche centrali riguardanti il problema dello sviluppo psichico. Ora sorge il problema di come proseguire per proporre uno schema che sia più chiaro, plausibile e didattico insieme. Si potrebbe prendere come punto di riferimento l’età ed in base ad essa esporre le diverse teorie, ma a causa della grande differenza tra gli autori, ciò potrebbe creare solo confusione. Abbiamo preferito riassumere le principali teorie, cercando di coglierne poi le eventuali incongruenze. Ogni teoria privilegia un aspetto particolare dello sviluppo psichico. J. Piaget privilegia lo sviluppo delle capacità logiche, Erikson le valenze psicosociali, la psicoanalisi ortodossa, l’importanza delle zone erogene e dei meccanismi difensivi, altri autori invece le motivazioni (Maslow) o il problema dell’attaccamento (Bowlby).
S. Freud
Dopo l’esauriente esposizione degli studi di Piaget, epistemologo e secondariamente psicologo, ci sembra utile proporre il pensiero di Freud, sia per l’importanza assunta nella cultura, sia perché rappresenta l’antitesi di Piaget. Nell’arco di 40 anni, S. Freud costruisce una complessa, anche se spesso incoerente, teoria dello sviluppo dell’uomo. I primi anni di vita sono ricostruiti sulla base della terapia psicoanalitica condotta con pazienti adulti: in un solo caso c’è una diretta osservazione del bambino, un nipote di Freud che di fronte alla assenza della madre reagisce con il gioco del rocchetto: con un filo di spago egli fa comparire e scomparire l’oggetto, Freud spiega questa dinamica come modalità per controllare l’evento assenza.
La metodologia utilizzata prevalentemente da Freud, di ricostruire lo sviluppo infantile dall’osservazione di patologie di adulti, ha comportato una serie di ipotesi, messe in crisi da un modello di osservazione simile a quello di Piaget: la diretta osservazione del bambino. Alla nascita il bambino ha due istinti fondamentali: quello libidico (nel quale sono compresi i cosiddetti istinti vitali che riguardano i bisogni fisiologici per la sopravvivenza) e quelli aggressivi che successivamente assumeranno la dizione di istinto di morte. Il bambino, secondo Freud, è per un lungo periodo totalmente narcisista e agisce solamente per ottenere la gratificazione degli istinti vitali: è il principio del nirvana, ovvero la tendenza al mantenimento dello stato omeostatico di piacere. L’istinto libidico tenderà successivamente ad investire particolari zone del corpo chiamate zone erogene. A seconda delle diverse zone interessate, si distinguono cinque stadi detti stadi “psicosessuali”.
Gli stadi psicosessuali
Stadio orale (dalla nascita ad 1 anno)
I primi contatti del bambino con il mondo avvengono tramite la bocca: pertanto la regione orale diventa il mezzo privilegiato di rapporto con la madre vissuta come oggetto che gratifica il bambino tramite l’alimentazione. Questa stadio termina con lo svezzamento: il bambino deve ora abituarsi ad un tipo diverso di alimentazione il che vuol dire anche ad un rapporto diverso con la madre.
Stadio anale (da 1 a 3 anni)
Man mano che il bambino cresce comincia a spostare l’interesse nella zona anale e uretrale: inizia il controllo degli sfinteri collegato al piacere di trattenere o di emettere. Spesso in questa fase i genitori possono diventare ossessivi circa il controllo degli sfinteri, nel senso di pretendere che il figlio acquisti al più presto questa capacità. È in questo stadio che spesso può sorgere un conflitto tra autonomia del bambino e tendenza dei genitori ad imporre propri tempi e bisogni.
Stadio fallico (dai 3 ai 5 anni)
Verso i 3-4 anni il bambino comincia a provare piacere nella manipolazione dei propri genitali: spesso è in questa fase che può iniziare la masturbazione. L’investimento sui genitali dà luogo a quello che, secondo Freud è il nodo centrale dello sviluppo umano: il conflitto edipico. Il bambino comincia a presentare un forte attaccamento erotico nei confronti della madre ed ovviamente considera il padre come rivale nel possesso della madre. Ma il padre è vissuto anche come minaccioso e forte, tale comunque da poterlo castrare: insorge l’ansia di castrazione. Come riuscirà a superarla? Egli tenderà ad identificarsi con il padre: interiorizzando il padre, egli ne assumerà il potere. Questo processo di identificazione è dovuto a quello che Freud considera il tabù più importante, perché fonda il genere umano: il tabù dell’incesto. Lo stesso processo, ma con i ruoli scambiati avviene per la bambina: solo che questa avrà meno angoscia, perché per lei la vagina, rappresenta già una castrazione avvenuta. Ma questo costituirà poi, secondo Freud, il problema irrisolvibile della donna: l’invidia del pene.
Pertanto in questo periodo il bambino avrà costituito le tre strutture fondamentali della personalità: l’Es, l’Io ed il Super-Io. L’Es che rappresenta il serbatoio pulsionale ed è presente fin dalla nascita, l’Io che si forma nel rapporto di mediazione tra le forze aggressive e distruttive dell’Es ed il mondo esterno, ed il Super-Io che costituisce la base del dovere e della moralità. È ovvio che la dimensione inconscia è sempre più strutturata ed occupa gran parte della personalità umana. Infatti è inconscio l’Es, il Super-Io e l’Io per la parte che riguarda i meccanismi difensivi. Questo inconscio, in gran parte dovuto alla rimozione, dominerà l’uomo, che ne è ovviamente inconsapevole.
Fase di latenza (dai 5 ai 12 anni)
A questo punto il bambino è ormai un essere completo. La fine della conflittualità edipica lo porterà ad impegnare le proprie energie nella ricerca, nello studio, nel rapporto con i coetanei.
Stadio genitale
Con la pubertà si risvegliano le cariche libidiche ed aggressive che dovranno trovare una modalità espressiva sempre più matura per giungere ad un’identità sessuale tanto più valida, quanto più sono stati superati gli stadi precedenti. Se questo non avviene, l’adolescenza da crisi passeggera può trasformarsi in situazione di patologia più o meno grave.
Diamo un sintetico schema dello sviluppo secondo Freud.
| Età | Stadio | Zona Erogena | Problema di Sviluppo |
|---|---|---|---|
| 0-1 | Orale | Bocca | Svezzamento |
| 2-3 | Anale | Ano | Controllo sfinteri |
| 4-5 | Fallico | Genitali | Conflitto edipico |
| 6-12 | Latenza | Energie sessuali latenti | Sviluppo dei meccanismi difensivi |
| 13-18 | Genitale | Genitali | Rapporto con l’altro sesso - Identità sessuale matura |
* * *
M. Klein
L’indagine condotta da S. Freud per comprendere il significato dei sintomi nevrotici, l’aveva indotto ad una serie di speculazioni sullo sviluppo psicologico del bambino, derivanti da ricordi e fantasie di adulti in terapia psicoanalitica. Era ovvio che l’interesse da parte della comunità psicoanalitica fosse quello di studiare direttamente i bambini per verificare le ipotesi sullo sviluppo mentale.
Bisognava cercare un metodo diverso da quello adoperato con gli adulti: non era possibile lavorare con le libere associazioni, poiché i bambini sono più propensi ad agire che a parlare, e pertanto la Klein ritenne che l’unica possibilità fosse l’osservazione delle modalità di gioco. Il gioco diventa quindi lo strumento fondamentale di ricerca per comprendere le fantasie o le angosce più profonde del bambino. Molto sinteticamente riferiamo solo quanto può servire a comprendere il modello di sviluppo psichico.
Secondo la Klein il bambino naturalmente attraversa due fasi di sviluppo definite rispettivamente: posizione paranoide e posizione depressiva.
Posizione paranoide
Si evidenzia nei primi 4-6 mesi di vita del bambino, ma può comunque ripresentarsi nel corso della vita dando luogo ad una specifica patologia: la paranoia e la schizofrenia. Il bambino alla nascita è portatore di una forte carica aggressiva che supera di gran lunga quella libidica, tanto che il bambino è costretto, a causa dell’intensa angoscia, a proiettare sull’oggetto primario, questa carica distruttiva. L’oggetto primario è il seno materno che viene scisso in oggetto buono e cattivo, vissuto che non dipende tanto dalle qualità reali dell’oggetto, quanto piuttosto dall’intensità delle pulsioni. Comincia così un gioco di introiezioni e proiezioni mediato da alcuni meccanismi difensivi fondamentali. Come l’idealizzazione, per cui il seno è vissuto come fonte di gratificazione illimitata e immediata, la scissione, il diniego ed il controllo onnipotente che mirano a scindere l’oggetto, a negare o manipolare onnipotentemente la realtà, per evitare le gravi angosce persecutorie. Se il bambino riesce a superare questa fase carica di grande angoscia, si avvia alla seconda fase: la posizione depressiva.
Posizione depressiva
Il bambino è ormai capace (dopo i 6 mesi) di recepire la madre come oggetto unico, contemporaneamente buono e cattivo. Si determina una situazione di ambivalenza, intesa come dinamica di amore-odio. Pertanto permane una quota di sadismo, che suscita in lui una nuova angoscia: quella depressiva. Ora non essendo più possibile la scissione totale, distruggere una parte dell’oggetto ritenuto cattivo, vuol dire perderlo nella sua totalità. Pertanto il bambino...
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