Psicologia dello sviluppo socio-affettivo
Il bambino e le sue relazioni
Cap. 3 e 6. La relazione genitore-bambino tra adeguatezza e rischio. La teoria dell'attaccamento nel lavoro clinico con i bambini (cap. 1, 3, pp6-79). Attaccamento ed applicazione della teoria alla prevenzione. La mentalizzazione nel ciclo di vita (fino a p.162). Costrutto che verrà visto a lezione, applicato al lavoro con bambini ed adolescenti. Le origini dell'attaccamento (parte prima e seconda). Testo di ricerca che va a vedere i precursori dell'attaccamento.
L’esame sarà scritto con domande aperte, con colloquio orale obbligatorio. Possibilità di fare un preappello scritto a fine maggio. Possibilità di fare una presentazione per avere bonus all’orale.
Sistema intersoggettivo
Comunicazione genitore-bambino nel primo anno di vita. Come questa comunicazione può essere vista in una doppia prospettiva. Abbiamo un bambino che interagisce con mamma o papà a 3 mesi di vita, abbiamo sorriso e sguardo reciproco ed una emozionalità positiva. Come possiamo vedere questa interazione nella comunicazione? Potrebbe essere considerata come una motivazione intersoggettiva (condivisione di stati affettivi positivi), in cui io comunico le mie emozioni al genitore. Potrebbe oppure essere considerata come un segnale del fatto che sono riuscita a regolare le emozioni. Il sistema comunicativo alla base di questa ipotesi è la motivazione centrata sull'attaccamento.
L'ipotesi di molti ricercatori è che la comunicazione preverbale nei primi anni di vita sia basato su due principi: uno intersoggettivo (costruzione di forme di intersoggettività) ed uno sulla regolazione degli stati emotivi (attivazione dei legami di attaccamento). Sono due sistemi di comunicazione che si sovrappongono.
Il sistema intersoggettivo
Sembra che sia centrato sull’essere riconosciuto e sulla condivisione degli stessi stati emotivi. Primi mesi fino ai 5 mesi di vita, la comunicazione è basata su intersoggettività primaria, il secondo semestre di vita secondaria. La primaria è centrata su condivisione di stati emotivi, la secondaria è centrata sulla condivisione di significati preverbali.
Primaria: Schiffer, Bruner, Trevarthen, Stern, hanno studiato i bambini per ipotizzare questa competenza. Ipotesi di socialità precocissima, infatti il neonato fin dalle prime ore di vita sa imitare alcune espressioni dell’adulto. Ipotesi che il neonato abbia un sistema innato (sharing affettive device) che lo guida dai primi giorni di vita negli scambi interattivi con gli altri. Quindi c’è capacità primaria di porsi nella situazione intersoggettiva. È imitazione reciproca, perché anche la madre imita le espressioni del bambino. Sembra che il bambino sia più interessato al fatto che l’adulto lo imiti più che ad altri tipi di comunicazione. Fenomeno di mirroring dell’adulto, provocato dai neuroni specchio principalmente.
2-4 mese oggetti poco interessanti, importante comunicazione faccia a faccia con scambi regolatori. Cicli di attenzione importanti perché i bambini reggono lo sguardo solo per poco tempo e quindi l’alternanza dei turni è molto importante. È un continuo di alternanza on-off, tipico anche del dialogo adulto. Importante che alternanza ci sia e venga rispettata. Una madre intrusiva potrebbe non rispettarla o una responsiva che non risponde al dialogo. Già a 3-4 mesi di vita abbiamo schemi che faranno da guida alle interazioni.
Il bambino quindi si aspetta come si comporterà rispetto a lui, ad esempio se è sempre stata rispostiva, si aspetta che lo resti. Situazioni in cui mamma viola questa aspettativa, il bambino cambia strategia di comunicazione. Quindi è già sensibile alle variazioni di responsività della mamma.
Il bambino è in grado di imitare le imitazioni di base della mamma: sorride, triste o arrabbiata. Quindi riesce già a distinguerle. Intersoggettività primaria è la costruzione di una connessione emotiva con gli altri. Creo uno schema dell’essere con l’altro. Il bambino se comunica e viene rispecchiato, la sua competenza viene alimentata, viceversa viene indebolita. I ricercatori evidenziano come il sé venga costruito nella relazione. Il bambino si sente oggetto dell’attenzione e costruisce un senso di sé.
Il bambino e la madre/padre interagiscono, questa relazione ha una stabilità e continuità ed il bambino crea uno schema dell’“essere con”. Se si aspetta di non essere consolato, smetterà di condividere emozioni. E poi trasportano ciò su altri (conoscenza relazionale implicita), perché se madre non risponde, egli penserà che anche gli altri lo faranno. Intersoggettività primaria permette connessione madre-bambino.
Schemi di essere con: ne ha parlato soprattutto Stern, secondo lui il bambino nei primi anni di vita si rappresenta nel linguaggio preverbale questi schemi. Sono schemi che usa come copione e che guidano le sue esperienze relazionali. Questi schemi vengono definiti come “Conoscenza relazionale implicita”. Beebee Lions Ruth sostengono che schemi interazionali che struttura a 4 mesi il bambino, predicono il tipo di attaccamento che il bambino avrà a 12 mesi.
Secondaria: nel secondo semestre, ma già verso i 5 mesi si spezza il legame diadico. Infatti il bambino è interessato agli oggetti, quindi emerge la secondaria perché il bambino ed il caregiver condividono informazioni sugli oggetti esterni. C’è anche una condivisione di emozioni rispetto al mondo esterno. È importante il fenomeno della social referencing tipico dei 9/10 mesi di vita. Di fronte a stimoli del mondo esterno di cui non capisce il senso, il bambino tende ad esplorarlo o meno, a seconda dell’espressione della madre (madre sorride-lo esplora, madre cupa-non esplora). Madre considerata come informatore affettivo. Non dialogo a due, ma tramite oggetti. Un altro fenomeno tipico di questa intersoggettività è la sintonizzazione affettiva, cioè la mamma usa un canale diverso dal bambino, quindi bambino sorride e mamma invece di sorridere esprime gioia a voce.
Rottura del rapporto faccia a faccia ed inizio dell’esplorazione ambientale. Diminuzione degli sguardi madre-bambino. Relazione triadica madre-bambino-oggetti. Il passaggio da relazione diadica a triadica, ma inizialmente non completa guardando oggetti e poi madre. Coordinazione triadica a partire da 3 mesi. La mamma indica delle immagini o degli oggetti al bambino, è una cosa che condividono insieme, la mamma nomina mano a mano tutti gli oggetti.
Coorientazione visiva
Permette di vedere il fenomeno della triangolazione con il genitore (dai 9 mesi il bambino percepisce l’altro come soggetto intenzionale). Fenomeno ricorrente, è una manifestazione della triangolazione. Bambino guarda oggetto-guarda madre e poi riguarda l’oggetto. La coorientazione è richiamata dal bambino. Framing (incorniciamento) da parte della madre dell’attività bambino.
Modalità comunicative intenzionali prelinguistiche
Il bambino usa gesti per comunicare rispetto a degli oggetti. Dai 12 mesi il bambino riesce a comunicare tramite il gesto deittico dell’indicare per Tomasello la motivazione è cooperativa. È intenzionale perché il bambino suppone che l’adulto abbia una intenzionalità. Può essere:
- Richiestivi: per avere un oggetto. Far fare all’altro ciò che il bambino necessita tramite sorriso e pianto.
- Dichiarativa: mostra un oggetto lo porge o lo indica per condividere l’attenzione su un oggetto. Anche chiamata espressiva, è volta a condividere le emozioni con l’altro.
Importante il ruolo di chi risponde a questa comunicazione. Nel secondo semestre di vita funzione di tutoring o Framing. Dopo i 9 mesi di vita abbiamo 3 sistemi comunicativi: dichiarativa espressiva (condividere emozioni), dichiarativa imperativa (soddisfazione dei bisogni), cooperativa.
Bruner: giochi sociali convenzionali.
- Nascondino: nascondere il volto, poi farlo riapparire.
- Fare-disfare la torre: distribuzione di ruoli. Madre fa la torre, il bambino la disfa, porge l’oggetto. La madre propone giochi, ha una funzione di scaffolding: inizialmente fa tutto la mamma, poi gradualmente il bambino inizia a fare lui il gioco. Importanza della madre nella strutturazione nella fase di intersoggettività secondaria.
- Dare, mostrare un oggetto
- Indicare
- Nominare
È una azione congiunta con dei ruoli attivi/passivi. Da passivo il bambino diventa sempre più attivo, fino ad uno scambio di ruoli. La madre ha una funzione di orientamento e strutturazione. Giochi importanti per l’acquisizione del linguaggio.
Le ricerche sono state spesso focalizzate su interazione bambino-madre, solo negli ultimi anni. Quale è il ruolo del padre? È uguale alla madre?
Ricerche
Intersoggettività primaria. L'interazione con il padre indica una condivisione di espressioni più positive e giochi più fisici rispetto alle madri. Le madri attuano più il mirroring. Il padre tende a stimolare più l’esplorazione dell’ambiente. Padre meno propenso a consolare. Bambino a 3 mesi è in grado di comunicare con madre e padre in modo diverso→ comunicazione triadica.
Intersoggettività secondaria. Maggiore attivazione nel gioco, più fisico con i padri. Il gioco turbolento per Panksepp è un precursore del sistema intersoggettivo. Il padre tende a stimolare maggiormente la scoperta dell’oggetto piuttosto che la triangolazione. Sincronizzazione: adattarsi all’altro e fare la stessa cosa allo stesso momento.
Quindi... Il bambino fin dalla nascita ha una competenza relazionale che emerge nella interazione, importanza della risposta data dal caregiver. Schemi precoci di interazione con l’altro strutturano la competenza relazionale implicita che il soggetto sviluppa nelle prime interazioni e poi strutturano le altre. La strutturazione della prima relazione tende a influire sulla tipologia di attaccamento che si forma successivamente, anche perché la modalità relazionale è stabile.
Condivisione emotiva e sistema intersoggettivo
Condivisione sociale primaria→ anche gli adulti tendono a condividere episodi emotivi soprattutto negativi, con un interlocutore. Condivisione sociale secondaria→ espansione della condivisione da parte del primo interlocutore. La narrazione permette di regolare gli stati emotivi.
Memoria implicita procedurale
Memoria non ancora consapevole delle prime relazione. Coinvolge ippocampo, corteccia prefrontale, amigdala, nuclei della base. Sembra essere una memoria relazionale e implicita, non consapevole per il bambino, che guida le aspettative sulle relazioni.
Giochi convenzionali
Gioco del nascondino: simbolizza la stabilità dell’identità della mamma e del bambino. Può essere visto in modo più profondo come separazione dalla mamma e individuazione. Inizialmente è gestito dalla mamma, poi il bambino diventa sempre più protagonista. Il gioco diventa più improntato sullo scambio, entrambi nascondono il volto a vicenda. Scambio di ruoli correlato anche all’acquisizione del linguaggio.
Fare-Disfare la torre: distribuzione di ruoli. Madre fa la torre, il bambino la disfa, porge l’oggetto. La madre propone giochi, ha una funzione di scaffolding: inizialmente fa tutto la mamma, poi gradualmente il bambino inizia a fare lui il gioco. Importanza della madre nella strutturazione nella fase di intersoggettività secondaria.
La regolazione emotiva
Cosa si intende per regolazione emotiva? È uno degli obiettivi di maggior rilievo dello sviluppo infantile, influenza le competenze sociali ed emotive future. Capacità di mantenere un’organizzazione comportamentale a fronte di elevati livelli di tensione legati ad emozioni negative o positive. Regolare le emozioni sia negative che positive. Grazie al paradigma sperimentale di Tronick si vede che il bambino già a ¾ mesi sa regolare le proprie emozioni, in particolare quelle negative tramite meccanismi di autoregolazione (dito in bocca, toccare i capelli) tramite autostimolazione, oppure tramite evitamento. Queste competenze di autoregolazione sono usate fino a che son piccoli, poi necessitano l’eteroregolazione (per esempio pianto sollecita la regolazione emotiva). A 8/9 mesi abbiamo coesistenza di auto ed etero. Già il bambino autoregolandosi si può definire come un sistema che si auto-organizza, ma è anche un sistema aperto perché nel momento in cui lo stress è eccessivo, si fa aiutare.
Paradigma del volto immobile o still face: messo a punto casualmente da Brazelton, ma poi replicato per molti anni, prima usato per bambini di ¾ mesi, poi anche per tutto l’anno di vita. Si mette il bambino vis a vis di fronte a mamma o caregiver e si dà come indicazione di interagire faccia a faccia normalmente. Dopo 3 minuti deve assumere posizione neutra, mantenuto anche se il bambino cerca di attirare attenzione. Poi nel terzo episodio deve tornare comunicativa ed espressiva. Sono state fatte molte ricerche sia qualitative che quantitative.
In un primo momento dopo la still face abbiamo il bambino che reagisce intensificando comunicazione, guardando e vocalizzando e gesticolando di più. In un secondo momento tende a non guardare più volto ed a ricorrere ad autoconsolazione. Succede fino a che piange e si disorganizza. Quando la mamma torna a interagire, inizialmente ha emozione negativa, ma poi il bambino si riprende. Questo esperimento dimostra che il bambino è molto sensibile alle variazioni interattive della mamma, inoltre cerca di autoregolarsi precocemente. Per quanto riguarda la mamma si vede che se lei è responsiva e lui viceversa. È anche un modo per capire cosa succeda tra bambino e madre con depressione post-natale. Inoltre si vede che il bambino ha memoria già a 4 mesi dell’episodio negativo. Tronick quindi riconsidera questo episodio, va a vedere come il bambino davanti al volto immobile disorganizzi le sue capacità di comunicazione e regolazione emotiva. Anche il controllo posturale è minore, come l’espressione emotiva. Quindi l’interazione con caregiver ha anche funzione organizzante, perché se nessuno lo guarda, il bambino non sta vigile.
Il neonato è concepito come sistema che si autoregola, ma che è anche portato all’interconnessione soggettiva. Si crea sistema diadico mamma-bambino per cui se uno si preoccupa, anche l’altra lo fa. Stile intrusivo: quando la mamma cerca di stimolare eccessivamente il bambino che non vuole giocare, il bambino poi reagisce con evitamento. L’evitamento riduce anche lo stress e diminuisce il battito cardiaco. Se l’etero regolazione avviene ed è reiterata, il bambino percepisce sé stesso come in grado di chiedere aiuto e la madre come in grado di dargli aiuto.
Quindi Tronick distingue comportamenti autoregolatori, quelli che arrivano a stimolazione corporea oppure distogliere lo sguardo, già presenti nei bambini piccoli. Nei bambini piccoli alternanza continua tra etero ed auto è necessario, se non avviene è probabile che ci sia madre depressa, il bambino ricorre eccessivamente all’autoregolazione. Poi ciò porta anche sviluppi nel futuro, come la tendenza al ritiro. I comportamenti eterodiretti sono ad esempio il bambino che piange. Il caregiver può trasformare l’insuccesso in successo, trasformando le emozioni negative in positive. Questa esperienza emotiva di trasformazione, consolida le competenze comunicative e regolatorie. Se riesco a regolare emozioni, avrò buona capacità di comunicazione e di risoluzione di problemi.
Comunicazione di regolazione emotiva genitore-bambino: abbiamo 3 tipi di comunicazione, coinvolgimento sociale positivo (in cui il bambino cerca il contatto positivo, vuole abbracci, nella secondaria vuole dare oggetti, per creare coinvolgimento positivo), coinvolgimento negativo (sono arrabbiato e piango arrabbiato, sono triste e mi ritiro) oppure coinvolgimento neutro (bambino non esprime nessuna emozione, monitoraggio sociale). La madre può mettere in atto relazioni positive, intrusive, arrabbiate, infine può essere una madre che monitora senza esprimere emozioni. Tronick vuole vedere come si combinano in modo sincronico tra mamma e bambino, quindi posso avere match positivo (entrambi ridono), match negativo (uno piange ed uno si arrabbia) o neutro (entrambi senza espressione). Mismatch nel momento in cui uno piange e l’altro cerca di consolarlo, oppure uno piange e l’altro sorride senza consolare. Quindi è continua alternanza match-Mismatch.
Modello rottura/riparazione/mutua regolazione
Match positivo nel primo episodio, per una situazione il bambino piange e inizialmente il bambino non lo consola ma sorride (Mismatch) o si arrabbia (match negativo). Ad un certo punto la mamma consola il bambino e lui torna a sorridere. Ipotesi che Tronick fa è che in una coppia adeguata c’è continuo passaggio tra match-Mismatch e ripristino. È importante capire quanto velocemente si ripristini la comunicazione positiva. Ripetuta trasformazione di affetti negativi in positivi, è fondamentale per lo sviluppo della personalità.
Che significato ha la mutua regolazione? Implica che il bambino memorizzi e schematizzi questo modello di mutua regolazione. Perché in base a cosa schematizza, avrà un rapporto diverso con il caregiver. Un bambino che sperimenta una madre che rifiuta le emozioni negative, diventerà sempre meno espressivo anche nelle relazioni con gli altri. Anche l’autoregolazione è necessaria come l’etero regolazione. Perché abbiamo una parte di noi adibita alla regolazione. Inizialmente si ha molta etero regolazione, poi successivamente aumenta l’autoregolazione.
Spitz ha osservato bambini in orfanotrofio, senza mamma e caregiver prevalente, vede una disorganizzazione, sviluppo cognitivo ed affettivo ridotto. Modalità autoregolatoria massiva. In realtà osservando coppia madre-bambino, si vede che solo per il 30% è match, quindi è importante riparazione.
Nel caso di depressione materna: il 15% delle mamme ha una depressione post-parto, incidenza elevata. Ha effetti anche succ...
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