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L’osservazione come metodo di indagine in psicologia dello sviluppo

1. Definizione di osservazione. è capace di integrare tra

Osservare implica essere consapevole delle proprie tematiche interne

loro le diverse prospettive e di riflettere su di esse al fine di comprendere ciò che osserva

relativamente al bambino, genitori, famiglia. L’osservatore poi ha a disposizione diverse

tecniche per scegliere la più adatta all’oggetto di indagine.

Osservazione significa selezionare un fenomeno o comportamento degno di interesse e

raccogliere informazioni su di esso nel modo più accurato e completo. Esposta all’errore della

soggettività, l’osservazione diventa obiettiva nella misura in cui viene condotta secondo

procedure sistematiche, ripetibili e comunicabili.

Osservare non è:

- registrare fedelmente e direttamente la realtà,

- guardare, ma si fonda su un ipotesi di lavoro o curiosità,

- interpretare, ma rappresenta un momento intermedio tra percezione dl fenomeno e

interpretazione.

Osservare richiede la capacità di non coinvolgersi troppo e di sospendere il giudizio su quanto

si osserva, e una buona consapevolezza di sé. Quando non si stabilisce un confine netto tra

osservatore e osservato vi è introspezione, in cui il soggetto stesso riferisce sulla propria

esperienza.

2. Differenze tra osservazione e sperimentazione.

. Nella metodologia osservativa vi è la rinuncia a controllare le variabili indipendenti attraverso

una manipolazione sperimentale, perché impossibile rilevare un fenomeno se si introduce un

rigoroso controllo delle variabili.

. L’osservazione indaga relazioni che esistono realmente tra due o più variabili, mentre la

sperimentazione si interessa a quali relazioni potrebbero esistere tra le variabili in risposta a

specifiche manipolazioni sperimentali.

. L’osservazione si pone obiettivi descrittivi piuttosto che esplicativi e non è in grado di

verificare relazioni causa effetto.

Tuttavia l’osservazione si avvicina alla sperim, in particolare ai disegni di ricerca quasi-

sperimentali, quando risulta guidata dalla formulazione di ipotesi e si svolge in condizioni

controllate, ovvero il ricercatore sceglie di esercitare un certo grado di controllo sulla variabile

dip. cui è interessato.

Il metodo osservativo deve rispettare la validità interna, studiare fenomeni e comportamenti

senza rinunciare al rigore scientifico, e validità esterna, garantire la rilevanza e

generalizzabilità dei risultati.

3. Cenni storici sul metodo osservativo. annotando in forma scritta giorno

Biografie di bambini o diari, tenuti da studiosi del ‘700- ‘800,

per giorno i comportamenti e i cambiamenti che si verificano in periodi di tempo più o meno

lunghi (Darwin, Montessori). La predilezione per il metodo osservativo permane fino al 1931.

assistiamo all’affermarsi del metodo sperimentale con Watson e il

Negli anni ‘60

comportamentismo, secondo questa concezione la sperimentazione è l’unica strada per portare

la psicologia allo status della disciplina scientifica.

ritorno al metodo osservativo con l’approccio etologico, favorisce l’affermarsi

Negli anni ’70

dell’osservazione come metodo scientifico rigoroso, sostenendo la necessità di descrizioni

accurate e obiettive del comportamento; l’approccio ecologico contribuisce ad attribuire

maggiore importanza alle ricerche sul campo rispetti a quelle condotte in laboratorio. 1

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4. Diversi tipi di osservazione

Il grado di intervento sull’ambiente (naturale o artificiale), varia nel senso che l’osservatore

sceglie di imporre restrizioni sulla situazione o sulla risposta del soggetto, oppure entrambi.

L’osservatore può scegliere:

- di non strutturare l’ambiente, in questo caso egli si limita a osservare e registrare ciò che

avviene nel modo più completo possibile.

- di strutturare l’ambiente, l’osservatore registrerà soltanto specifici comportamenti predefiniti

oppure le risposte dei soggetti osservati a determinate modificazioni da lui introdotte nella

situazione.

Una ricerca è ecologicamente valida quando l’ambiente di cui i soggetti fanno esperienza ha

proprio le caratteristiche che il ricercatore suppone o assume.

L’osservazione naturalistica, in cui l’osservatore sceglie di esercitare un grado minimo di

controllo sul proprio oggetto di studio (studio non strutturato), e l’osservazione controllata in

cui il ricercatore sceglie di imporre un grado medio o massimo di controllo sulle condizioni in

cui si svolge l’indagine (studio strutturato).

L’osservazione etologica

Si definisce quando l’osservatore non influenza il comportamento che è interessato a sudiare e

annulla il più possibile la propria soggettività. Questa tecnica si applica in ambiente naturale in

ci un det, comportamento si manifesta spontaneamente.

- osservazione dissimulata, quando i soggetti non sono consapevoli di essere osservati,

- osservazione palese quando l’osservatore è visibile e i soggetti si rendono conto di essere

osservati.

L’etologia sostiene che il comportamento derivi dalla selezione naturale. L’utilità di questo

approccio si evidenzia nell’indagine dei primi anni di vita, in cui il linguaggio verbale è ancora

assente o povero per 2 ragioni: 1) perché più facile definire qual è l’ambiente naturale di vita

dei bambini piccoli, 2)i bambini non sempre si rendono conto di essere osservati e dunque non

reagiscono modificando il loro comportamento.

Per l’approccio etologico è essenziale osservare il comportamento nell’ambiente naturale in cui

si manifesta spontaneamente e descriverlo nel modo più obiettivo e completo possibile. Allo

scopo di non influenzare la spontanea manifestazione del comportamento osservato, questo

approccio adotta un’ osservazione non-partecipante e spesso dissimulata. L’osservatore si

nasconde dietro uno specchio unidirezionale o quando non è possibile, cerca di inserirsi

nell’ambiente e comincia a osservare solo quando ignorato dai soggetti. Per avere una

descrizione iniziale obiettiva si preferisce utilizzare la audio-videoregistrazione: si catalogalizza

i dati e si identificano i singoli comportamenti per individuare pattern complessi di azione, cioè

insieme di comportamenti con cause e conseguenze simili.

I vantaggi dell’approccio etologico si individuano in un incremento di studi descrittivi del

comportamento infantile, nell’attribuire importanza alle ricerche longitudinali (+ idonee a

cogliere il processo di cambiamento e il significato evolutivo).

Gli aspetti negativi o limiti derivano dall’adottare in modo acritico alcuni concetti chiave

dell’approccio ( l’enfasi sulla descrizione obiettiva del fenomeno può far dimenticare che è

necessario operare delle scelte; l’enfasi sulla rilevazione di microcomportamenti può far

perdere di vista il significato di un certo comportamento in un contesto).

L’osservazione partecipante

L’osservazione partecipante, rende l’osservatore partecipe piuttosto che mascherando la sua

presenza, può essere condotta secondo approcci: approccio etnografico e psicanalitico. 2

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L’osservazione etnografica

L’osservazione condotta secondo questo approccio parte dall’assunto che, nell’ambiente

naturale, è difficile per l’osservatore rimanere nascosto, e la sua presenza può mettere a

disagio i soggetti influenzandone il comportamento. L’osservatore partecipante deve

conquistarsi il rispetto e la fiducia dei bambini o adolescenti che intende studiare, più difficile

nel caso di neonati.

sulle relazioni tra bambini in età prescolare e la cultura infantile all’interno di

Studio di Corsaro che lascia ai

una scuola materna americana. Corsaro utilizza una strategia di accesso reattiva,

bambini il tempo e la voglia di accettare l’osservatore e di lasciarlo entrare lentamente e

gradualmente nel loro mondo, con il ruolo che essi decidono di assegnargli. L’osservazione

partecipante viene condotta quotidianamente nell’arco di tre mesi. Egli evitò qualsiasi ruolo da

adulto ed allo stesso tempo si fece accettare come un adulto familiare ma non interessato a

partecipare. L’infant observation

Si intende la tecnica elaborata da Esther Bick, di approccio psicanalitico, che prevede

l’osservazione diretta e partecipe del bambino durante i primi 2 anni di vita, nella sua relazione

con la madre e con altri membri significativi della famiglia. I suoi studi si rivolsero in particolar

modo alla relazione madre-bambino, al funzionamento mentale del neonato e alla

comunicazione preverbale.

L’osservatore si reca nella famiglia tre volte a settimana per circa 1 ora fino alla fine del

secondo anno di vita. È consuetudine che l’osservatore incontri i genitori prima della nascita

per capire come la coppia si sta preparando all’evento e intuire le fantasie sul bambino che sta

per nascere; è importante che l’osservatore sottolinei che sarà lì solo per osservare, che non

interverrà con consigli o giudizi.

Nel corso dell’osservazione l’osservatore cerca di mantenere un’attenzione libera e fluttuante,

seguendo gli avvenimenti dovunque essi conducono, senza operare selezioni o aggiungere

riflessioni critiche. Egli osserva sia il comportamento del bambino sia quello della madre o se

presenti altri membri della famiglia. Successivamente scrive tt ciò che ricorda, lasciando le

proprie impressioni separate.

L’osservatore partecipa ad un piccolo gruppo durante seminari periodici, che si riunisce con un

conduttore (che fa da guida e supervisore) per discutere a turno le osservazioni, con l’obiettivo

di comprendere e chiarire ciò che è stato colto dal singolo osservatore.

In questo tipo di osservazione è importante non soltanto “guardare e osservare” l’oggetto

dell’osservazione, ma anche ciò che si verifica all’interno dell’osservatore “sentire e capire”.

Essere consapevoli delle proprie emozioni e sentimenti, evitare di proiettare le proprie idee

grazie a una chiara distinzone tra il sé e l’altro, accogliere ed elaborare le proiezioni dei

genitori. Mantenere il delicato equilibrio tra distacco, neutralità, non intervento (che

garantiscono una certa obiettività dell’osservazione) ed empatia o identificazione emotiva con

l’osservato (che consentono di capirne gli stati d’animo).

L’osservazione controllata

. si differenzia da quella etologica nella misura in cui il ricercatore sceglie di esercitare un certo

grado di controllo sulla situazione osservata;

. si differenzia dalla sperimentazione in quanto non comporta una manipolazione della variabile

indipendente.

L’osservazione controllata può porsi obiettivi puramente descrittivi, ma può anche essere

guidata dalla formulazione di un ipotesi che il ricercatore si pone di verificare. Può essere

condotta nell’ambiente naturale di ita del bambino o in laboratorio. 3

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L’osservazione secondo Piaget

Ha osservato i suoi tre figli nei primi 2 anni di vita (stadio sensomotorio) per comprendere

come il bambino passa dall’esercizio dei riflessi alla conquista dell’attività rappresentativa.

“osservazione quasi sperimentale”:

- osservazione guidata da ipotesi ben precise generate da una teoria di riferimento,

- Piaget controlla e modifica le condizioni naturali per favorire la comparsa di determinate

azioni e verificare le sue ipotesi, realizzando microesperimenti,

- le osservazioni non sono solo sistematiche ma continuative nel tempo.

L’osservazione avviene sempre in ambiente naturale e in modo diaristico. A differenza di altri

tipi di osservazione, l’ossevatore non si limita a registrare quanto accade nell’ambiente

naturale ma interviene apportando variazioni. Tuttavia è simile all’osservazione partecipante di

tipo psicanalitico perché si tratta di un metodo qualitativo, che non attribuisce punteggi né si

serve di tecniche statistiche per elaborare dati.

L’osservazione target child

Questo metodo consente di osservare in modo sistematico un bambino bersaglio preservando il

suo ambiente naturale di vita, in questo caso la scuola dell’infanzia o la scuola elementare.

La tecnica prevede la raccolta di campioni di comportamento (20 min per bambino) e la loro

successiva codifica all’interno di quattro dimensioni molari: l’attività, il clima sociale, il

linguaggio e il livello cognitivo. che consente di registrare il comportamento del

L’osservatore dispone di una scheda guida

bambino osservato (2 colonne verticali in cui si registrano le attività e il linguaggio del

bambino, e 3 + piccole destinate alla codifica dei dati).

Prima di iniziare l’osservatore si ferma a osservare, in modo da abituarsi ai ritmi del bambino

osservato e alla situazione in generale. L’osservatore deve precedentemente familiarizzare con

i bambini, producendo un effetto abitudine, evitando un atteggiamento distaccato che può

creare disturbo e curiosità, alterando l’equilibrio del gruppo.

L’osservatore assume un atteggiamento di partecipazione neutrale, cioè osservare ciò che

accade rimanendo sullo sfondo. Egli eviterà di intervenire spontaneamente, ma si renderà

disponibile a un eventuale interazione con i bambini qual’ora fosse coinvolto.

Nell’ambiente scolastico i bambini sono abitua

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Caratozzolo Amalia.
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