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L'affettività come fonte del pensiero

L'affettività è una fonte fondamentale del pensiero. Il ruolo dei fattori affettivi è stato particolarmente studiato nel caso del pensiero creativo. Si parla di abilità di pensiero "convergente", rivolta a prove in cui si deve identificare una sola soluzione corretta in base a procedimenti noti, e capacità di pensiero "divergente" o creativo.

Pur non essendo separata dall'intelligenza in senso tradizionale (richiede un buon livello di intelligenza ed una solida base di conoscenze), la creatività comporta la capacità di attingere con sufficiente libertà alle sorgenti affettive del pensiero. Gli adolescenti più creativi sono più indipendenti e meno interessati alle forme più esteriori del successo e più stimolati dalle novità e dalle incongruenze.

Lo sviluppo affettivo

Lo sviluppo affettivo è stato descritto soprattutto dal modello psicoanalitico. Nel descrivere lo sviluppo nel primo anno di vita, la teoria freudiana individua la zona orale come prima sede della libido, come prima zona erogena (la libido, insieme all’aggressività, viene considerata una delle pulsioni fondamentali dell’individuo). Va comunque sottolineato che la bocca non è la sola sede delle esperienze primarie della vita affettiva. Importante è la stimolazione cutanea per l’equilibrio psicofisico del neonato, come hanno dimostrato gli studi di Zimmerman ed Harlow.

Teorie dello sviluppo psicoanalitico

Erik H. Erikson, pur nell'ambito degli assunti della psicoanalisi, ha cercato di tratteggiare un quadro dello sviluppo che tenesse conto anche delle relazioni che l’individuo instaura con l’ambiente sociale. La sua attenzione si sposta sulle strategie che l’Io adotta non tanto per fronteggiare le istanze dell’Es quanto il mondo esterno in tutta la sua complessità culturale. Il compito evolutivo precipuo di questo periodo è l’acquisizione del “senso di fiducia” attraverso il superamento del senso di sfiducia. Naturalmente il bambino fonda la sua sicurezza su risposte di accoglienza e di tenerezza. Si instaurano così sequenze interattive tra madre, o chi ne fa le veci, e bambino. Sulla ricchezza e varietà degli scambi e soprattutto sulla qualità della relazione si vanno costituendo le fondamenta dell’affettività del bambino.

Studi di Spitz e Mahler

Gli studi di Spitz hanno incentrato la propria ricerca sulla definizione di oggetto libidico, che è, in psicoanalisi, la persona verso cui è rivolto in modo prioritario l’affetto del bambino. Egli individua tre tappe fondamentali (organizzatori): il sorriso al volto umano, l’angoscia dell’estraneo ed il “no”.

La Mahler, sempre nell’ottica della psicoanalisi, ha tracciato il percorso che porterà il bambino a conoscere gradualmente sé e gli altri. Dopo una prima fase di “autismo primario”, si ha, fin dal secondo mese, una fase “simbiotica”, di fusione duale tra madre e bambino, cui fa seguito l’opposta tendenza all’individuazione-separazione.

La teoria di Ainsworth

La Ainsworth indica, in questo senso, la coesistenza di comportamenti di attaccamento e di comportamenti esploratori. Il secondo anno di vita è caratterizzato dallo spostamento di interesse verso la zona anale, anche in conseguenza dell’educazione al controllo degli sfinteri. Lo stadio anale è dominato dalla polarizzazione tra il trattenere ed il lasciare andare che servono a realizzare opposte tendenze: autoerotiche o di rapporto oggettuale, di amore o aggressive e di dominio.

In particolare la defecazione pone il bambino in un conflitto tra l’atteggiamento narcisistico e quello di amore oggettuale. Le feci sono vissute come parti del proprio corpo, ed il bambino può trattenerle come soddisfacimento autoerotico, oppure offrirle come “regali” alla madre; oppure può trattenerle per fare “dispetto” alla madre e dominarla o invece lasciarle andare per esprimere la propria ostilità. Ciò che è in questione nello stadio anale non è l’erotismo in sé, ma l’impatto con l’autorità, con la normatività sociale, mediata dai familiari. Il bambino deve comportarsi “da grande” e se non lo fa, può essere punito o “fare una brutta figura”, da cui l’emozione della vergogna (Erikson).

Opposizione e sviluppo personale

Spitz, come s’è detto, ha sottolineato il valore organizzativo per lo sviluppo personale delle crisi di opposizione del secondo anno di vita, che si manifestano nella negazione (dire di no) e nelle crisi anche drammatiche di rifiuto. L’aspetto dialettico da rimarcare è che il dominio esercitato dagli adulti sul bambino consente a questi di ampliare le sue potenzialità di autonomia e di autoaffermazione. Il processo dell’educazione degli sfinteri può essere considerato rivelatore, da un lato dello stile educativo dei genitori e dall’altro, della forma di adattamento del bambino all’ambiente.

Lo stadio fallico

Nello stadio fallico il bambino, verso il terzo anno di vita, vive una serie di problemi che coinvolgono la genitalità e mostra interesse verso quegli organi esterni che rappresentano la sessualità. I bambini sviluppano la convinzione che esiste solo il genitale maschile e che gli individui differiscono nell’averlo o non averlo, data il mancato riconoscimento della vagina come genitale femminile. Lo stadio fallico è caratterizzato dal complesso edipico, che è contraddistinto da sentimenti libidici molto intensi verso il genitore di sesso opposto e da un atteggiamento ambivalente (sia con affetti positivi e tendenza all’identificazione, sia con ostilità e gelosia).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Longobardi Emiddia.
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