Piaget e l'epistemologia genetica
J. Piaget nacque in Svizzera nel 1896. Durante gli studi di filosofia ebbe modo di conoscere il problema della conoscenza sotto una prospettiva particolare; ciò lo portò a cercare la spiegazione biologica della conoscenza, a individuare i modelli del pensiero. Negli anni in cui era "direttore degli studi" di un istituto di Ginevra si dedicò allo studio del bambino. Con l'aiuto della moglie passò molto tempo ad osservare le reazioni di vari esperimenti che fece sui suoi tre figli. Intensificò gli studi sulla percezione e sottolineò l'importanza dell'affettività del comportamento umano. Fondò il centro d'epistemologia genetica di Ginevra e morì nel 1980.
Metodi di studio
Nei suoi studi sullo sviluppo dell'intelligenza si servì di più metodi:
- Osservazione sistematica: per il periodo che va dalla nascita ai tre anni, utilizzò l'osservazione sistematica, che consiste nello studio continuo e prolungato di certi tipi di comportamento del bambino.
- Metodo critico: per il periodo che va dai quattro ai tredici/quattordici anni, impiegò il metodo critico, cioè creava situazioni problematiche che avevano l'aspetto del gioco ed invitava i bambini a trovare una soluzione ai problemi. Tali prove presentavano problemi critici ove Piaget poteva notare la capacità da parte del bambino di trovare la soluzione esatta, oppure poteva notare l'incertezza di chi ancora non possedeva certe conoscenze.
Teoria dell'intelligenza
Per Piaget l'intelligenza è una forma di comportamento adattivo che è concepita come una combinazione di fenomeni diversi, quali:
- Differenziazione del sistema nervoso: crea i presupposti organici dell'attivazione di organi e di funzioni.
- Interazioni con il mondo fisico: l'esperienza è "fisico-percettiva", se riceviamo informazioni e conoscenza, o "logico-matematica", se è riferita a ciò che possiamo fare con le cose.
- Interazioni con il mondo sociale: i contenuti ed i modi del pensiero sono condizionati dall'ambiente culturale e dall'azione educativa.
- L'equilibrazione: le strutture mentali si integrano e crescono secondo livelli di organizzazione stabili e complessi.
Processi di adattamento
L'intelligenza realizza l'adattamento attraverso due processi complementari e interconnessi che agiscono in parallelo:
- Assimilazione: "fatto primario della vita mentale", è il processo mediante il quale il soggetto adatta l'ambiente a se stesso, rappresenta la capacità che il soggetto possiede di usare l'ambiente secondo le strutture mentali che già ha. Le esperienze vengono assimilate dal soggetto a seconda delle sue capacità di conservarle e di consolidarle.
- Accomodamento: avviene quando le situazioni create nell'ambiente richiedono dal soggetto nuove risposte; egli deve "accomodarsi" ai nuovi stimoli, modificando il suo comportamento. Così le strutture mentali hanno la possibilità di crescere, di darsi nuove possibilità adattive, di adeguarsi ai nuovi bisogni.
Tra i due processi esiste un rapporto dialettico, in certi momenti può prevalere l'assimilazione (nel gioco simbolico), mentre in altri può prevalere l'accomodamento (quando il bambino imita i comportamenti degli adulti).
Livelli di comportamento
Piaget individuò dei livelli di comportamento diverso all'interno dello sviluppo. Ogni fase poggia su quella precedente e prosegue in quella successiva, le differenze danno luogo ad una gerarchia di esperienze e di comportamenti.
Fase dell'intelligenza senso-motoria (0-2 anni)
Dalla nascita si attivano dei meccanismi ereditari di tipo senso-motorio che garantiscono una prima forma di adattamento. Tale fase si divide in sei stadi:
- L'esercizio degli schemi innati (0-2 mesi): nei primi due mesi di vita il bambino utilizza i suoi schemi innati, i riflessi (suzione, prensione, fonazione, riflesso pupillare e palpebrale…). Il continuo esercizio di questi ha un'importante funzione nella maturazione.
- Reazioni circolari primarie (2-4/5 mesi): i riflessi ereditari si coordinano tra di loro per formare nuovi adattamenti (prime abitudini).
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