Psicologia dello sviluppo
Introduzione
Cos'è la psicologia dello sviluppo?
È una disciplina che studia come i comportamenti e i processi mentali cambiano nel tempo. Con questo studio, si può capire cosa aspettarci da un bambino di un anno o di quattro anni. Si studia il progresso di un bambino senza malattie o atipicità. Solo se si sa cosa aspettarsi da un bambino sano, si può capire se c'è qualcosa che non funziona. Solo capendo la normalità si riesce a capire l'anormalità. La disciplina cerca di capire quali sono le finestre temporali in cui compaiono certe abilità. Non esistono tempi precisi e standard, ma bisogna tenere in considerazione le differenze individuali: tra individui della stessa età, esistono delle differenze che ci caratterizzano come unici.
La psicologia dello sviluppo cerca di rispondere alla domanda “come?” → come si sviluppa il linguaggio? Come il bambino arriva a produrre una certa risposta emotiva o cognitiva? Un'altra domanda tipo è “perché?”. Quello che il bambino sa fare è dovuto alla genetica o alla cultura in cui è immerso? Il limite ambiente – cultura è molto importante. Come si intrecciano queste due cose?
Dove opera la psicologia dello sviluppo?
Le aree in cui la psicologia dello sviluppo agisce sono tre:
- Sviluppo cognitivo: studia il progresso dell'attenzione, la capacità di ragionare sui numeri, le capacità di ricordare e le capacità linguistiche.
- Sviluppo emotivo: riguarda le emozioni ed è un'area enorme. Riguarda la capacità del bambino di riconoscere le emozioni degli altri. Riguarda anche la capacità di gestire le proprie emozioni e di fare esperienze (capire se queste sono adeguate o meno). Infine, riguarda lo studio della capacità dello sviluppo morale, le emozioni complesse come la vergogna e il senso di colpa.
- Sviluppo sociale: riguarda lo sviluppo del modo di rapportarsi con gli altri. I bambini piccoli non sanno stare con gli altri. Bisogna imparare a conversare e a rapportarsi. Si studiano le relazioni con i pari (coetanei), le relazioni di amicizia e le relazioni con i genitori (teoria di attaccamento).
Cosa si intende per età?
Un elemento fondamentale nella psicologia dello sviluppo è l'età. L'età ci dà la dimensione della crescita. Si parla di età funzionale quando si stabilisce la relazione tra l'età e il funzionamento dell'individuo. Come funziona una persona rispetto ai propri coetanei?
Si parla di età psicologica quando si intende l'età che noi ci sentiamo, che percepiamo per noi stessi. Si parla di età sociale quando si intende “il limite entro la quale lo stile di vita e l'atteggiamento di una persona sono conformi alle aspettative per individui della stessa età cronologica”. Questo significa che la società in cui viviamo stabilisce delle età per determinate esperienze. Per esempio, l'età sociale per fare l'università è 20 anni, farla a 70 anni è strano. L'età sociale è culturalmente determinata: queste regole, giuste per la mia società, non lo sono necessariamente per altre società. In Inghilterra, l'età sociale per lasciare casa è 18 anni; in Italia è molto dopo. L'età biologica, infine, pone l'individuo in relazione all'arco potenziale della sua vita. L'età è un costrutto complesso che si colloca e si orienta in modo diverso in base a ciò che vogliamo studiare e capire.
La ricerca sperimentale
Cos'è la ricerca sperimentale?
La psicologia nasce dalla ricerca. Infatti, gli psicologi accademici svolgono ricerche continuamente. Guardando i dati raccolti, si possono fare supposizioni sull'avvenimento dei fenomeni. La ricerca scientifica è un'indagine sistematica. Ci si approccia a una situazione-problema, che è caratterizzato da alcune unicità. Fare ricerca vuol dire fare una cosa nuova, mai fatta prima. Nella ricerca si scoprono eventi nuovi e si fa un confronto con eventi passati attraverso un'indagine critica.
Quando si fa ricerca ci si pone una domanda nuova, si trova un metodo per trovare la risposta e si cercano dei risultati. Il punto fondamentale è mettere in relazione i nuovi risultati con la letteratura scientifica precedente. Se non si riesce ad integrarsi in un ambito scientifico già esistente, allora non si riesce a fare ricerca.
La ricerca scientifica deve rispettare certi attributi:
- Deve essere oggettiva, obiettiva, in modo che chiunque possa verificarla, criticarla, accettarla.
- Deve essere sistematica, deve essere chiara, raccontabile e deve usare criteri noti alla comunità.
- Infine, deve poter essere replicabile. Questo passaggio permette di poterla verificare e, quindi, dichiararla veritiera oppure sbagliata.
Esistono vari tipi di ricerca:
- Ricerca descrittiva: ha lo scopo di descrivere fatti, eventi, sequenze. Un esempio di questa ricerca è quella che racconta le tappe evolutive del linguaggio.
- Ricerca esplicativa: si pone il problema di spiegare un fenomeno. Fino a che punto i bambini riconoscono la voce della madre? Perché i bambini imparano a leggere verso i 5 anni? Perché alcuni bambini sono più bravi di altri a socializzare? Ci si interroga su un fenomeno e si cerca la spiegazione di quel fenomeno.
- Ricerca valutativa: la ricerca valutativa tipica è quella che valuta un trattamento, un programma di potenziamento ecc.
- Ricerca esplorativa: indaga un campo mai analizzato in precedenza.
- Ricerca speculativa: studia fenomeni dal punto di vista teorico, che potrebbero rivelarsi utili dal punto di vista pratico.
- Ricerca predittiva: cerca di prevedere i risultati di un determinato trattamento, in funzione di altri già applicati in precedenza.
Come si diffondono i risultati di una ricerca?
Un manuale scolastico raggruppa le conoscenze già approvate, per questo risulta vecchio. La ricerca in campo psicologico, infatti, raccoglie risultati velocissimamente e i manuali non riescono a tenere il passo. I luoghi più aggiornati in questo senso sono le riviste scientifiche (journals): sono libricini che contengono articoli scientifici, ossia il reportage delle ricerche svolte (osservazioni, esperimenti, risultati...). Scrivere e pubblicare un articolo su queste riviste è molto difficile.
Il processo di pubblicazione è molto lungo, può richiedere anche degli anni. Si parte da un'idea, in seguito si passa ad un esperimento che permette di raccogliere i dati e di elaborarli. I dati ottenuti vengono confrontati con la letteratura scientifica di riferimento. Si scrive poi un articolo e si decide a quale rivista inviarlo (ne esistono tante, ognuna che tratta argomenti specifici → sviluppo, clinica...). La rivista, una volta ricevuto l'articolo, sceglie alcuni revisori anonimi (reviewers): si tratta di esperti accademici, spesso a loro volta autori di altri articoli, che vengono interpellati per dare un giudizio all'articolo. I revisori possono criticare negativamente l'articolo (molto spesso), accettarlo così com'è (molto raro), oppure indicare dei punti da modificare/controllare... Esistono quindi tante critiche che i reviewers fanno. Gli autori devono aggiustare l'articolo in modo da rispettare le critiche. L'articolo viene spedito di nuovo. Questo circolo è piuttosto lungo: dal primo invio alla pubblicazione può passare anche un anno o più. L'articolo pubblicato è spesso molto differente da quello della prima versione.
Quanti modi esistono di fare ricerca in psicologia dello sviluppo?
Una questione cruciale in qualsiasi ricerca di psicologia dello sviluppo è l'età. Molto spesso, anche se non sempre, ci si interessa al cambiamento nell'arco dello sviluppo. Come si può analizzare e ipotizzare sul cambiamento nel tempo?
Ricerca longitudinale
Si segue nel tempo un gruppo di soggetti che ho selezionato. In questo caso si deve aspettare molto tempo per portare a termine le osservazioni.
Quali sono i vantaggi?
- Posso studiare sempre lo stesso gruppo di persone: questo mi permette di tenere più sotto controllo le variabili confondenti, perché le conosco e sono sempre le stesse.
- Abbiamo sott'occhio lo sviluppo del singolo contesto: possiamo quindi vedere quanto l'individuo rimane se stesso, nonostante le nuove capacità acquisite.
- Possiamo vedere quello che viene prima e quello che viene dopo (le capacità di linguaggio a 3 anni, per esempio, discriminano le capacità di lettura a 6 anni). Questo vantaggio permette di capire come aiutare i bambini in modo precoce: l'età giusta per fare giochi fonologici è 3 anni, cosicché a 6 anni il bambino avrà meno difficoltà nella lettura.
Quali sono gli svantaggi?
- Bisogna aspettare che i partecipanti crescano. Questo fa sì che la ricerca sia dispendiosa e costosa.
- I partecipanti possono non essere più reperibili per l'esperimento (mortalità del campione).
- Il tempo cambia le cose che avvengono nell'ambiente circostante (esterno all'esperimento): questo determina cambiamenti anche sul campione. Anche eventi esterni, come lo scoppio di una guerra, sono influenti in questo senso.
- Il tempo in cui si svolge l'esperimento può essere più o meno lungo. Bisogna anche tener presente che i bambini piccoli cambiano più velocemente degli adolescenti e dei ragazzi.
- Bisogna aggiornare i test di controllo/valutazione periodicamente, in funzione della nuova età dell'individuo.
Ricerca trasversale
Affronta il problema dell'età confrontando, nello stesso momento, gruppi di persone di età diversa.
Quali sono i vantaggi?
- Nello stesso momento prendo in considerazione gruppi diversi, quindi ho economia di tempo.
- La ricerca in questo senso consente di individuare le differenze di età ed è relativamente poco costosa.
Quali sono gli svantaggi?
- Non si possono studiare le stesse persone e, quindi, non si possono percepire i loro cambiamenti nel tempo.
Quale dei due tipi di ricerca è più utile?
Dipende dal fenomeno che si vuole studiare. Per esempio, se voglio studiare lo sviluppo delle relazioni sociali, devo portare avanti una ricerca longitudinale. Fare ricerca significa prendere anche delle decisioni: ogni decisione ha costi, benefici, vantaggi e svantaggi, bisogna decidere in base alla domanda che ci poniamo.
Come si conduce una ricerca in psicologia dello sviluppo?
La ricerca si porta avanti somministrando dei test: una grande difficoltà si riscontra nel momento in cui bisogna scegliere un test adatto all'età corrispondente. Un test funziona bene se è discriminante: un testo giusto vede poche persone farlo male e poche persone farlo bene; la maggior parte delle persone registra dei punteggi nella media.
Cos'è una teoria?
È un insieme di informazioni in relazione a dati sperimentali, che descrivono fenomeni che esistono dal punto di vista teorico, ma che, non per forza, sono visibili. Si mettono quindi in relazione eventi visibili con meccanismi ipotetici. Una teoria può essere buona o cattiva. Le teorie buone sono coerenti e non contengono contraddizioni. Inoltre, restano valide finché altre osservazioni scientifiche non le smentiscono.
Presentano delle caratteristiche:
- Sono chiare.
- Sono verificabili.
- Sono parsimoniose (contengono un numero limitato di enunciati).
- Non sono descrizioni, ma spiegazioni.
Le teorie cattive, per esempio, sono troppo generali: questo fa sì che sia difficile verificarle sperimentalmente. Nello specifico, una teoria dello sviluppo si focalizza sui cambiamenti dell'individuo nel tempo e dà una spiegazione al percorso evolutivo di un individuo. Le domande centrali sono:
- Cosa cambia? Qual è la natura del cambiamento? L'elemento che cambia è una qualità o una quantità? Lo sviluppo, quindi, è qualitativo o quantitativo?
Esistono due risposte a quest'ultima domanda:
- Lo sviluppo è quantitativo: si registrano modifiche di frequenza in un comportamento (come è evidenziato da Skinner nel condizionamento operante).
- Lo sviluppo è qualitativo: si registrano modifiche nel tipo di comportamento (come viene sostenuto da Piaget nella sua teoria).
- In che modo la natura e la cultura si influenzano a vicenda nel percorso evolutivo di un individuo?
Le teorie dello sviluppo più importanti sono tre:
- Comportamentismo → Skinner e Pavlov → apprendimento, condizionamento, rinforzo → prospettiva apprendimento.
- Costruttivismo → Piaget → strutture interne e attività dell'organismo → prospettiva cognitiva.
- Interazionismo → Vigotskij e Bronfenbrenner → relazione adulto (società) e bambino → prospettiva integrata.
Piaget e la teoria del costruttivismo
Piaget nasce in Svizzera e, successivamente, si trasferisce a Parigi per lavorare. Il suo metodo prevede la libera conversazione e domande standardizzate uguali per tutti. Lui nota che a queste domande si tende a rispondere allo stesso modo se si appartiene alla stessa fascia di età. Secondo lui, questa convergenza non è dovuta alla condivisione di determinati ambienti, ma al fatto che chi appartiene a una certa fascia di età ha un certo sviluppo cognitivo simile a quello dei suoi coetanei. Da qui l'idea secondo la quale lo sviluppo cognitivo è a tappo, legate all'età.
La teoria di Piaget si basa sull'epistemologia genetica. Si concentra sullo studio dell'origine della conoscenza. Si possono evidenziare delle caratteristiche:
- La sua teoria è sperimentale e sperimentabile → ci sono delle ipotesi da confutare.
- Secondo questa teoria, la conoscenza è l'esito di un processo: un bambino conosce la realtà attraverso le azioni fisiche e mentali che è in grado di produrre su di essa.
- La conoscenza, quindi, non è oggettiva, ma dipende ampiamente dall'interpretazione che ogni individuo dà alla realtà.
La teoria di Piaget ha degli assunti di base:
- L'organismo è attivo e si modifica attraverso gli scambi con l'ambiente.
- L'attività dell'individuo crea dei cambiamenti nell'ambiente.
- L'intelligenza è una forma di adattamento biologico.
Piaget respinge le ipotesi innate e le ipotesi ambientaliste. Secondo lui, infatti, le strutture cognitive non hanno origine dalle strutture interne; inoltre, è contro l'idea secondo cui l'individuo è frutto dell'ambiente in cui vive. Piaget, d'altro canto, propone una teoria organismica: l'individuo è un costruttore attivo delle sue conoscenze e non è passivo nei confronti dell'ambiente in cui vive. Secondo Piaget, ogni errore è un'occasione per imparare qualcosa di nuovo.
La teoria di Piaget ha dei punti fondamentali:
- Uno di questi afferma che l'origine della conoscenza risiede nei riflessi.
- Un altro punto sostiene che lo sviluppo dell'individuo percorre lo stesso sentiero già percorso dallo sviluppo dell'intera specie umana.
- Il bambino è attivo e si modifica attraverso gli scambi con l'ambiente.
- Lo sviluppo consiste nella trasformazione di strutture interne all'individuo. Queste si costruiscono grazie all'esperienza e all'attività nell'ambiente e NON sono innate.
- Il bambino tende a ripetere un'azione che sa fare. Questo aiuta ad imparare cose nuove.
- La teoria prevede delle tappe fisse che non si possono saltare. Le tappe segnano il percorso dello sviluppo del pensiero. Ciascuna tappa costituisce uno stadio, ossia un periodo di tempo in cui il sistema cognitivo funziona allo stesso modo.
Il concetto di stadio ha delle qualità ben precise:
- Nel momento in cui si cambia stadio, si cambia anche la qualità del pensiero.
- Il passaggio tra stadi è graduale e l'età di passaggio da uno stadio all'altro non è fissa, ma può variare da un bambino all'altro.
- Ogni stadio è qualitativamente diverso dal precedente e presenta forme e regole proprie.
- Uno stadio è necessario e preparatorio per il successivo; lo stadio che viene dopo ingloba il precedente → si parla quindi di integrazione gerarchica tra stadi.
Gli stadi dello sviluppo
Gli stadi dello sviluppo sono: sensomotorio, preoperatorio, operatorio concreto, operatorio formale.
Lo stadio sensomotorio
Questo stadio è presente fra gli 0 e i 2 anni. Al termine di questo stadio, il bambino comprende il mondo in base a ciò che può fare con gli oggetti e con le info sensoriali. Ci sono dei sottostadi:
- 0 – 1 mese: l'esercizio porta alla modificazione dei riflessi (suzione); inoltre si ha anche generalizzazione dei riflessi, ossia la tendenza innata ad esercitare le abilità che aumenta la capacità di discriminare gli oggetti.
- 1 – 4 mesi: emergono le reazioni circolari primarie e i primi adattamenti acquisiti. Il bambino compie azioni sul suo corpo che producono dei risultati e tende a ripeterli dando origine agli “schemi d'azione” (unità di azione che viene ripetuta).
- 4 – 10 mesi: emergono le reazioni circolari secondarie. Il bambino compie azioni sull'ambiente (per esempio scuote un sonaglio) che producono dei risultati e tende a ripeterle dando origine a “schemi azione reazione”.
- 8 – 12 mesi: si evidenzia la coordinazione degli schemi secondari.
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