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Psicologia dello sviluppo emotivo e sociale

Fino agli anni ’60, con l’avvento del cognitivismo, non si era mai parlato di emozioni. Questo perché la teoria comportamentista non aveva mai preso in considerazione le emozioni, in quanto esperienza soggettiva, non misurabile. Tutte le interazioni che il bambino ha fin dalla nascita sono sempre veicolate da uno stato emotivo. La mamma, fin dai primi giorni, interagisce con il bambino in una modalità molto carica sul piano affettivo (si preoccupa se piange, gli sorride quando è tranquillo ecc.).

Questo tipo di interazione permette al bambino di apprendere il valore di questa interazione e rispondere in maniera adeguata, imparando a conoscere le emozioni proprie e altrui e a riconoscerle in futuro, fino a diventare sempre più competente e in grado di regolarle. Inizialmente tutto ciò avviene con il caregiver principale, fino ad estendersi alla famiglia e poi con i pari attraverso l’inizio dell’esperienza scolastica.

Reti neurali e sviluppo cerebrale

A livello cerebrale, le reti neurali, le quali si formano attraverso le sinapsi che si creano attraverso il contatto con l’ambiente e definiscono delle esperienze, permettono all’individuo di percepire l’ambiente che lo circonda. Crescendo, alcune sinapsi si vanno a rinforzare e altre “cancellate”, perché meno utilizzate, attraverso l’interazione con l’ambiente sociale (pruning sinaptico). Il cervello quindi si va ad organizzare attraverso le reti neurali.

McLean propose una divisione cerebrale (ampiamente superata) data da tre aree:

  • Area rettile: È la parte più primitiva e costituisce il tronco encefalico. È la parte che si forma per prima nel feto ed è la parte che condividiamo con i rettili. È ciò che ci permette di mantenerci in vita: regola la temperatura, la digestione, l’istinto della fame e della sete, del sonno ecc. Una lesione a questa area fa sì che una persona non possa vivere in maniera autonoma.
  • Area limbica: È l’area di processazione degli stimoli sensoriali ed emotivi in entrata. È una parte cerebrale che condividiamo con la maggior parte dei mammiferi in cui sono presenti amigdala, ipotalamo e ippocampo.
  • Area corticale: È la parte del pensiero logico, del linguaggio, della comunicazione. Ci permette di regolare le risposte emotive attraverso il pensiero logico. È l’area più studiata dagli psicologi e non può essere potenziata senza il “permesso” delle aree sottostanti.

Interazione sociale e sviluppo delle competenze

Solo in uno stato di calma recettiva si può utilizzare l'area corticale perché non è fondamentale alla sopravvivenza, perciò tutte le competenze acquisite durante la vita sono veicolate dalle aree rettile e limbica che ci permettono di approcciarci a un determinato stimolo. È necessaria quindi un’interazione sociale sicura che ci consenta di approcciare al mondo esterno per poter sviluppare le competenze sovraordinate alla sopravvivenza di base.

I bambini che vivono in contesti familiari abusanti, che percepiscono quindi costantemente una situazione di pericolo, non svilupperanno le funzioni cognitive e tutte le capacità di regolazione interconnesse all’area corticale. C’è quindi una continua interazione tra ambiente, capacità di sviluppo delle competenze ed emozioni del bambino. Lo sviluppo socio-emotivo può essere contestualizzato all’interno di un triangolo:

  • Processi mentali (emozioni)
  • Meccanismi neurobiologici
  • Relazioni interpersonali

La letteratura afferma che sicuramente esiste una parte genetica ma anche ambientale per lo sviluppo socio-emotivo. Non si può attribuire solo la parte genetica perché altrimenti lo sviluppo sarebbe sempre lineare e migliorerebbe con gli anni di vita dello sviluppo. In realtà non è sempre così; infatti, è fondamentale l’ambiente in cui un individuo cresce.

È importante sottolineare che però non sempre chi cresce in contesti ambientali positivi avrà un buon funzionamento e viceversa (vedi ad esempio la capacità di resilienza): C’è quindi una continua interazione tra bambino e ambiente. Il bambino ha le sue caratteristiche genetiche individuali, e quindi ha un suo percorso di crescita, e lo stesso vale per l’ambiente, pensiamo allo stile di parenting genitoriale.

Modelli di sviluppo e interazione bambino-ambiente

Secondo il modello transazionale di Semeroff, non è solo l’ambiente a influenzare lo sviluppo del bambino, ma è anche il bambino a influenzare l’ambiente e questi due aspetti si modificano continuamente tra di loro man mano che evolvono nella loro interazione.

Basti pensare all’interazione madre-bambino: una madre che pensa di crescere il figlio in un determinato modo, si scontrerà con le caratteristiche del bambino e dovrà adattarsi ai suoi bisogni. C’è quindi una continua interazione tra ambiente, genotipo e fenotipo del bambino. Inizialmente, le capacità del bambino di interagire con l’ambiente sono poche e regolate dagli altri: è l’ambiente sociale primario che insegna al bambino a regolare l’interazione con l’ambiente esterno.

Crescendo, le sue competenze di autoregolazione aumentano e quindi il bisogno dell’ambiente esterno diventa sempre minore. Questa continua interazione determina la capacità di regolazione del bambino con il mondo esterno e con il proprio mondo interno.

Il modello ecologico di Bronfenbenner

Un altro modello importante è quello di Bronfenbenner, ovvero il modello ecologico. Esso ci spiega come il bambino è inserito nell’ambiente, il quale è composto da una serie di microsistemi (famiglia, scuola, quartiere, amici) e da altri sistemi che influenzano in maniera indiretta lo sviluppo del bambino, ad esempio il lavoro del genitore.

Quindi, c’è una continua interazione tra la componente genetica e l’esperienza dell’individuo (nurturing) e questa interazione influenza la formazione delle reti neurali che andranno a determinare, in maniera più o meno indiretta, la salute del bambino, le sue capacità di apprendimento e il suo comportamento, in generale cioè il suo benessere.

Studi recenti e importanza delle rappresentazioni mentali

Studi recenti legati all’epigenetica affermano che l’interazione tra geni e ambienti sia in grado di modificare non solo lo sviluppo del bambino, ma anche quello di generazioni successive. Questo spiegherebbe perché, con il passare degli anni, sono emersi problemi della regolazione emotiva nei bambini di questa generazione che un tempo sembravano non sussistere.

Sono fondamentali anche le rappresentazioni mentali che genitore e bambino si creano durante lo sviluppo. Secondo il modello biopsicosociale, la cosa importante a cui pensare è che il bambino ha una componente genetica e una componente di competenze sociali, definita come componente mentale. Questi due aspetti si vanno ad inserire nei sistemi che interagiscono costantemente con il bambino.

Emozioni e sviluppo

Definire un’emozione è molto difficile. Come dice Joseph LeDoux “tutti quanti sanno cos’è un’emozione fino a quando non gli viene chiesto di definirla”. Lo stato emotivo è estremamente importante: determina cosa impariamo e le decisioni che prendiamo perché permettono di definire il nostro comportamento.

Gli psicologi hanno impiegato molto tempo per capire l’importanza di focalizzarsi non solo sulla componente cognitiva e comportamentale ma anche emotiva. Adesso è comune in psicologia che le emozioni sono importanti processi di base, ma sono anche il prodotto di interazioni sociali e servono per interagire socialmente.

Un buono sviluppo emotivo predice un buon funzionamento e il successo in età adulta. Le emozioni sono talmente importanti che la loro esistenza è il termine per definire un essere umano. Definire le emozioni è difficile, ma possiamo affermare che sono composte da determinate componenti:

  • Neurale
  • Fisiologica
  • Sentimenti soggettivi
  • Espressioni emotive (comportamenti)
  • Tendenza all’azione

L’emozione può essere definita come una risposta fisiologica, comportamentale e cognitiva ad uno stimolo ambientale (stimolo emotigeno). Per definire le emozioni si deve dire che sono delle risposte molto brevi (a differenza dell’umore, che dura per giorni, mesi o anni, durano per pochi minuti o secondi), si manifestano in risposta ad eventi specifici (quindi solitamente se ne individua la causa) e sono socialmente rilevanti.

Il ruolo adattivo delle emozioni

Le emozioni sono in grado di motivare, di spingere un individuo a mettere in atto un nuovo comportamento, conoscere nuove persone, studiare un nuovo argomento ecc. Ci portano quindi ad agire e modificano le nostre soglie sensoriali, incidendo sul nostro comportamento e sul nostro apprendimento: se io mi sento sicuro posso apprendere, altrimenti non posso farlo.

Le emozioni stimolano la memoria, modulano il comportamento di approccio/evitamento appropriato e l’arousal ad esse associato incide sulla performance: non deve essere né troppo alto né troppo basso.

Teorie delle emozioni

Molti studiosi si sono occupati di formulare delle teorie per definire le emozioni. James-Lange ha definito l’emozione come la percezione che il soggetto stesso ha delle proprie reazioni neurofisiologiche a causa di un evento specifico: percezione di uno stimolo, arousal, emozione.

Secondo invece Cannon-Bard lo stimolo attiva contemporaneamente sia una risposta fisiologica (arousal) che un’esperienza emotiva soggettiva. Secondo questo modello c’è un ruolo importante del Sistema Nervoso Centrale (SNC).

Secondo invece la teoria cognitivista (Schacter e Singer), l’emozione è un fenomeno complesso che dura nel tempo, si produce in relazione ad una valutazione di eventi, è caratterizzato da modificazioni fisiologiche di intensità variabile ed è caratterizzato da un quadro di caratteristiche di espressioni/comportamenti molto più complesso dei modelli teorici precedenti. Secondo questa teoria, l’emozione sarebbe la risultante dell’interazione tra una componente di attivazione fisiologica dell’organismo (arousal) e una di natura psicologica.

Le teorie cognitiviste dell’appraisal (valutazione) propongono un percorso parallelo a cui all’evento si innesca immediatamente una risposta emotiva e contemporaneamente si attiva una valutazione dell’evento stesso che va a unire e moderare la risposta emotiva precedentemente attivata. Queste teorie ritengono che le emozioni siano immediate (Zajonc e LeDoux) e avvengano quindi senza una valutazione consapevole, ma che abbiano anche una seconda valutazione delle emozioni provate (approccio dimensionale).

Lazarus, Schachter e Singer propongono un approccio discreto: le differenze tra le emozioni in rapporto agli eventi che le producono enfatizzano come l’appraisal determina l’emozione. Questo modello quindi prevede un evento e una prima valutazione dell’evento (irrilevante, benigno o pericoloso). Nel caso fosse pericoloso, si attiva una seconda valutazione alla quale rispondo accedendo alle risorse per dare una risposta adattiva, che viene poi valutata. Nel caso non fosse stata efficace, si deve cambiare risposta.

Il modello di Lazarus è quindi un modello transazionale perché prevede una continua interazione tra l’individuo e l’ambiente, e una continua valutazione della risposta e dello stimolo. Questo modello rispecchia quello che avviene nel SNC, inteso come rapporto tra cognizione ed emozione proposto da Ledoux. C’è uno stimolo in entrata che viene processato dal talamo, il quale manda immediatamente molteplici segnali all’amigdala (risposta emotiva e fisiologica), alla corteccia visiva e tutte le strutture sottocorticali che decifrano se lo stimolo è uno stimolo pericoloso o no. Se lo stimolo è pericoloso, l’amigdala viene bloccata.

La risposta alla paura non richiede un’attivazione cognitiva, la quale viene messa in atto in un secondo momento.

Teorie socioculturali e specificità culturale

Secondo le teorie socioculturali esiste un background culturale delle emozioni per cui tutta la struttura emotiva è legata alla nostra cultura di appartenenza: il linguaggio, i concetti, i valori e le regole sono tutte dettate dalla cultura (è lecito che un uomo pianga davanti agli altri?). Sotto certi punti di vista le risposte emotive sono innate e universali, perciò le persone che fanno parte di culture diverse riconoscono le stesse emozioni; tuttavia, culture diverse hanno regole diverse di esprimerle o hanno anche emozioni culturalmente specifiche non definibili/riconoscibili in culture diverse.

Le emozioni possono essere definite universali, ma sicuramente ci sono degli accenti emotivi, ovvero modalità culturalmente specifiche attraverso cui le emozioni vengono espresse: ad esempio, in India, una persona potrebbe mostrare imbarazzo morsicandosi la lingua, gesto che nei Paesi occidentali non viene letto come imbarazzo. Esiste addirittura la presenza di alcune focal emotions, cioè alcune forme culturali che possono enfatizzare e spesso esprimere alcune emozioni più di altre. Le culture collettiviste per esempio tendono ad esprimere più vergogna e imbarazzo; mentre quelle individualiste sono più propense ad esprimere emozioni come l’orgoglio.

Alcune culture possono sovrastimare delle emozioni (per esempio avere molte parole che descrivono una particolare emozione: in cinese esistono almeno 113 parole per descrivere vergogna e imbarazzo). Sulla base di queste differenze, ci sono anche delle regole culturali che governano come, quando e a chi specifiche emozioni devono essere espresse; ad esempio bisogna sorridere quando si apre un regalo, anche se non ci piace.

Teorie psicoevoluzionistiche

Secondo Darwin, gli animali hanno bisogno delle emozioni per sopravvivere. Infatti, la paura è necessaria per innescare la fuga dai predatori e l’aggressività per difendere il territorio, i cuccioli e il cibo. Le emozioni quindi sono rimaste negli uomini dal loro passato animale, e infatti ci affidiamo alle emozioni per prendere decisioni veloci e spesso complesse. Quindi, secondo queste teorie, abbiamo uno stimolo che crea una prima risposta fisiologica (SNA) connessa ad un’espressione emotiva e dopodiché una risposta cognitiva.

Dunque, per le teorie psicoevoluzionistiche delle emozioni:

  • I comportamenti emozioni sono comuni agli uomini e a molti animali perché sono risposte istintive ereditate geneticamente. Questa è la ragione per cui sappiamo istintivamente cosa ogni emozioni significa.
  • Le emozioni sono risposte selezionale e conservate nel corso dell’evoluzione perché dotate di una funzione adattiva importante (sopravvivenza dell’individuo e della specie).
  • Le espressioni emozionali derivano da comportamenti che erano primariamente diretti verso l’ambiente esterno (ad esempio, l’espressione della rabbia è legata all’atto di mordere), ma che hanno poi acquisito un significato comunicativo. Esse assumono una funzione importante di segnale degli stati interni e delle intenzioni.

La teoria evoluzionistica delle emozioni ha ricevuto un notevole contributo dalle ricerche sperimentali e teoriche del neuroscienziato Jaak Panksepp. Studiando il comportamento degli animali in laboratorio, Panksepp è riuscito ad individuare le basi cerebrali delle emozioni di base. Il percorso di Panksepp comincia con gli esperimenti di elettrostimolazione intracranica, sviluppati già all’inizio del secolo scorso e proseguiti poi fino ai nostri giorni.

È stato così possibile mappare il cervello degli animali ed individuare i circuiti neurali del SNC responsabili delle emozioni di base e quindi della nostra sopravvivenza: i Sistemi Operativi Emozionali. I Sistemi Operativi Emozionali funzionano come centrali operative (dispositivi di liberazione innati) che coordinano in modo flessibile l’insieme delle risposte specifiche (sequenze fisse di azione) verso l’ambiente esterno, le quali possono essere di vicinanza o di allontanamento.

Il sistema emozionale organizza l’insieme delle risposte emozionali secondo una specifica finalità adattiva. Sono condivisi tra le specie, anche se le emozioni sono espresse in maniera diversa, e servono per interagire sul piano sociale con l’ambiente circostante. Attraverso i suoi studi individua 7 disposizioni emozionali di base comuni a tutti:

  • Ricerca/Esplorazione
  • Paura
  • Rabbia
  • Bramosia sessuale
  • Gioco/Gioia
  • Panico/Angoscia da separazione
  • Accudimento/Amore

Sebbene alcune risposte emozionali possano attivarsi anche con stimolazioni di aree appartenenti al cosiddetto sistema limbico, i siti principali dei Sistemi Operativi Emozionali sono tutti dislocati all’interno di strutture sottocorticali mediali (SCMS) del tronco encefalico, del diencefalo e del proencefalo basale. Possono attivarsi anche attraverso specifiche stimolazioni neurormonali.

A partire dalla caratterizzazione chimica e neurofunzionale di tali circuiti, è emerso chiaramente che tutte le problematiche psicopatologiche e psichiatriche possono essere legati ad un funzionamento anomalo di ciascuno di questi Sistemi Emozionali e della loro relazione con le strutture cerebrali superiori. Di conseguenza si può pensare di progettare un intervento proprio in funzione di supporto di queste strutture cerebrali superiori e di reintegro aspetti neurorm

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriazz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo emotivo e sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Scrimin Sara.
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