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Psicologia dello sviluppo emotivo

Presentazione

La tematica delle emozioni, acquisendo sempre più interesse, coinvolge sempre più studiosi e ricercatori di vari ambiti disciplinari, come le neuroscienze e l’antropologia culturale, dei quali la psicologia rappresenta spesso un punto d’incontro. Nella psicologia dello sviluppo, la produzione scientifica è aumentata esponenzialmente, insieme alla discussione teorica nella prospettiva psicogenetica, che studia l’origine e l’evoluzione dei processi emotivi per comprenderli appieno.

La prospettiva psicogenetica è centrale nello studio delle emozioni, affrontate dalla psicologia con la ricerca osservativa e sperimentale. Nel 2002, Anolli dice che le emozioni sono una sintesi tra specifici programmi genetici già precostituiti alla nascita ed esperienze culturali e soggettive, fatte dall’individuo. Tuttavia, non c’è accordo né sulla definizione del termine Emozione, né sulla piena comprensione dei processi emotivi, ma sono stati fatti grandi passi avanti dal miglioramento della prospettiva transculturale, tecniche sperimentali per lo studio delle emozioni e dall’ampliamento.

Si discute ancora sulla distinzione fra ragione ed emozioni, fra emozioni, sentimenti ed affetti nell’ambito evolutivo, come dice Battacchi nel 2004. Inoltre, ci sono radici sulle loro implicazioni filosofiche, oltre al complesso problema dei rapporti fra natura e cultura, che in questo volume emerge trasversalmente nei vari argomenti trattati, ma soprattutto nel primo capitolo. Quest'ultimo include, anche storicamente, le teorie dell’appraisal, quelle psicoevoluzionistiche e quelle socioculturali, dando particolare attenzione alla concezione psicobiologica di Liotti, che tiene conto delle scoperte sui neuroni specchio. C’è l’apporto anche dell’etologia e delle neuroscienze come i “Sistemi Motivazionali Interpersonali” e poi c’è l’approccio delle “Neuroscienze Affettive” in cui sono presenti implicazioni cliniche rilevanti.

Nel secondo capitolo, la discussione è più ampia con un’analisi comparativa delle relazioni e delle differenziazioni delle teorie dello sviluppo emotivo. Si analizza ampiamente la prospettiva costruttivista, con tante indagini sulle variazioni culturali, individuando emozioni che non hanno equivalenti in culture diverse e variazioni con eventuali implicazioni nei rapporti tra emozioni e sviluppo morale. Altri progressi importanti ci sono nei rapporti fra lo sviluppo emotivo e le relazioni di attaccamento tra madre e bambino, che sono centrali nella psicologia dello sviluppo poiché portano ad una visione più integrata delle prime fasi, anche con implicazioni cliniche importanti.

La tabella che collega l’età alle varie manifestazioni dello sviluppo emotivo e dell’attaccamento è molto importante e dà un quadro sinottico delle relazioni fra i vari processi. È diventato sempre più importante il filone d’indagine che parla delle caratteristiche della competenza emotiva, della sua evoluzione e delle caratteristiche che ne sono alla base.

Tale argomento si affronta nel terzo capitolo a cui l’autrice si è impegnata molto, sintetizzando i principali contributi in modo originale. La tabella di comparazione di diversi approcci legati a vari autori come Salovey, Mayer, Saarni, Denham e altri, è molto utile a dare un quadro globale delle varie teorie, parlando anche del modello con cui Denham ha sistematizzato idee e contenuti di altri autori e si tenta di definire la “Competenza Emotivo/Affettiva”, tornando alle relazioni fra emozioni affetti ed organizzazione del sé.

Paul Harris dà un contributo importante alla comprensione emotiva, che è una delle componenti principali della competenza emotiva ed è in tabella coi vari dettagli. Le differenze individuali nello sviluppo di tale capacità, correlate a varie condizioni nei contesti educativi sia parentali che extraparentali e va imparato il lessico psicologico. Tutto ciò è un problema fondamentale.

Nella regolazione emotiva ci sono aspetti di grande interesse in ambito evolutivo, in particolare sulla genesi delle capacità di autoregolazione, che risentono di fattori legati al temperamento, esperienze relazionali primarie del bambino e nelle ricerche fatte a partire dagli studi di Tronick. La mutua regolazione emotiva dipendente dalla qualità dell’interazione con l’adulto affettivamente rilevante ha un ruolo importante nella genesi dell’autoregolazione, ma trasferire la regolazione emotiva dall’adulto al bambino, in modo critico nell’infanzia, agisce probabilmente anche più avanti, nel corso della vita con socializzazione diretta ed indiretta di cui parla Saarni.

La definizione analitica e la valutazione delle componenti della competenza emotiva impegna i più importanti ricercatori, creando strumenti applicabili all’ambito evolutivo e non solo in studi di laboratorio, come il TEC standardizzato in Italia, che misura la comprensione delle emozioni e l’HIF che valuta la competenza emotiva, che ha forti rapporti con le dimensioni centrali dello sviluppo sociale. Le ricerche sono importanti e la Grazzani ha contribuito personalmente ai processi ed alle strategie per promuovere la competenza emotiva. Il quarto capitolo, sulla socializzazione emotiva, dà approfondimenti che risaltano la metodologia conversazionale dell’autrice e del suo gruppo di ricerca.

Poi il quinto capitolo, in modo originale, parla delle emozioni della vita quotidiana: gioia, felicità, tristezza, colpa che sono oggetto di ricerca empirica insieme ad altre. C’è spazio per l’empatia che è legata alle condotte prosociali, studiando metodi di indagine e le condizioni per la nascita di tali emozioni. I quadri e le tabelle del libro sono didatticamente molto utili e c’è grande chiarezza espositiva e fa sì che il volume, scientificamente ricco e preciso, sia adatto a studenti ed a lettori interessati all’argomento. Nota: (La presentazione è stata scritta da Dario Varin, che è un altro professore di Psicologia Dello Sviluppo e Dell’Educazione alla Bicocca).

Introduzione

Questo libro è ampliato e rinnovato rispetto a quello del 2009 e non è voluminoso, si legge in modo facile, è rigoroso ed aggiornato, adatto a studenti ed a ricercatori che vogliono studiare le emozioni, in modo scientifico e dal punto di vista, sia psicologico che evolutivo, dal punto di vista sia del lettore inesperto che di chi vuole approfondire questa ricca area che ha molte pubblicazioni italiane ed anche straniere.

Questo volume riporta le conoscenze acquisite del settore e rispecchia la prospettiva sociocostruzionista dell’autrice, prospettiva per la quale le emozioni sono esperienze biologicamente radicate, viste in chiave fisiologica e/o neuropsicologica, ma sono anche esperienze di apprendimento e di adattamento dell’individuo all’ambiente culturale, poiché l’esperienza è la base biologica dell’emozione, attraverso il compiersi dello sviluppo o nel corso di esso, viene plasmata da elementi esterni all’individuo, come gli stili educativi, familiari, il linguaggio emotivo, imparato in famiglia ed a scuola e l’esibizione ed il controllo emotivo visti negli altri.

La socializzazione emotiva familiare ed extrafamiliare è importante, come lo sono le pratiche educative, che già dai primi anni di vita, favoriscono l’apprendimento socioemotivo. Nel libro ci sono tabelle, figure, immagini e quadri di approfondimento e ci si riferisce al bambino al maschile, mentre dicendo bambini, ci si riferisce a maschi e femmine.

Nel primo capitolo s’introduce l’oggetto di studio e le principali prospettive teoriche psicologiche, grazie alla psicologia generale ed alle neuroscienze. Nel secondo capitolo ci sono i modelli teorici che spiegano l’origine delle emozioni, col dibattito scientifico aperto e c’è la teoria dell’attaccamento madre/bambino col loro scambio emotivo. Nel terzo capitolo c’è la competenza socioemotiva che, negli ultimi anni, è centrale nella ricerca evolutiva delle emozioni, nella loro espressione, regolazione e comprensione.

Nel quarto capitolo, che nell’edizione precedente non c’era, (questa è la seconda) ci sono i modelli euristici della socializzazione emotiva in famiglia e fuori da essa e le modalità socializzanti nello sviluppo delle competenze infantili. Nel quinto capitolo c’è l’esperienza emotiva nella vita quotidiana, le emozioni più frequenti cioè gioia, felicità, tristezza, rabbia e paura, vergogna e colpa, vengono descritte insieme alle cause che le provocano nell’infanzia, nell’adolescenza e nella giovane età adulta ed alla fine del capitolo si parla di empatia, che è un’emozione speciale, che non ha una definizione univoca, che è legata anche allo sviluppo socioemotivo ed alle condotte prosociali e che è stata studiata da molti.

Lo sviluppo emotivo è centrale nel libro ed è legato a quello cognitivo, a quello sociale, a quello affettivo, ci sono varie aree di sviluppo, utili didatticamente, euristicamente ed a livello espositivo, ma lo sviluppo psicologico è un intreccio di componenti comunicative, cognitive, sociali ed affettive in un contesto culturale (come dice Schaffer nel 2004), la persona è complessa e si comporta mescolando esperienze, acquisizioni, maturazioni in ambiti diversi ed intrecciati.

La professoressa ringrazia la Bicocca per i finanziamenti, i colleghi del Dipartimento Massa e di Psicologia ed il gruppo di ricerca di Social Cognition, cioè Osnaghi, Antoniotti ed Agliati, ringrazia genericamente altri studiosi di altre università, coi quali ha discusso molti temi di tale volume e coi quali ha sviluppato anche progetti di ricerca.

La psicologia delle emozioni

Capitolo 1

Come già detto, ivi, ci sono le principali teorie di psicologia generale e sociale delle emozioni: l’appraisal o valutazione cognitiva degli eventi socioculturali e psicoevoluzionistiche, oltre alle neuroscienze ed al rapporto emozione/cervello e ci sono anche argomenti centrali di psicologia dello sviluppo emotivo, poi, approfonditi in seguito, nel volume.

Paragrafo 1 Introduzione

Nella comunità scientifica, è James che dà origine nel 1884 all’interesse psicologico sulla definizione di emozione. Ognuno di noi la conosce in modo intuitivo nel senso comune: il bambino che ha paura del buio o che si arrabbia col fratello, conosce il significato di rabbia e di paura. Per Wittgenstein il significato di una parola è nel suo uso, per Galati le persone elaborano spontaneamente una propria teoria e trovano molti aspetti della ricerca scientifica sulle emozioni, ad esempio, esperienziali, espressive e comportamentali, ma la psicologia scientifica ha approfondito le componenti delle emozioni, come l’attivazione fisiologica o la tendenza ad agire ed anche il rapporto con ogni tipo di emozione e del diverso livello di sviluppo della persona.

Negli ultimi 40 anni c’è stata una ricerca molto intensa per trovare risposte valide alla domanda di James (al Quadro 1.1) e per creare domande senza risposta, che alimentano la curiosità degli studiosi e c’è stato grande dialogo tra psicologia e neuroscienze sulle emozioni portando a nuovi paradigmi di ricerca interdisciplinari come la ricerca attuale in tale ambito, come fanno Davidson (1993), Ledoux (1996) e Panksepp (2000 e 2008). Nel libro c’è un quadro complesso, perché le emozioni hanno radici neurobiologiche profonde e sono soggettive ed hanno significato in base a desideri e ad interessi personali, oltre ad avere valenza sociale e relazionale e cultura, sesso, età ed altre variabili dell’esperienza personale della singola persona le influenzano.

Quadro 1.1 Alle origini: il contributo di James e Cannon

Nei “Principies Of Psychology” del 1890 William James propone una teoria delle emozioni popolare per tanti anni (anche se suo genero Walter Cannon nel 1927 vuole rimpiazzarla con una teoria pubblicata sull’ “American Journal Of Psychology”) in cui l’emozione è la percezione che la persona ha delle proprie reazioni neurofisiologiche ad un evento specifico, come dice anche Lange “abbiamo paura perché fuggiamo”: la percezione dei cambiamenti fisico/corporei fuggendo da un evento (come trovare un orso sulle montagne russe) porta paura. Cannon nel 1927 ridimensiona molto le reazioni fisico/corporee o somato/viscerali e c’è la partecipazione del sistema nervoso centrale o SNC all’esperienza emotiva. Cannon dice “fuggiamo perché abbiamo paura” mentre James diceva “abbiamo paura perché fuggiamo”, perché per Cannon il sistema nervoso centrale è più importante di quello autonomo o periferico (SNA) e le emozioni sono state, per tanto tempo, oggetto di studio quasi soltanto della neurofisiologia, sia per i problemi posti da questi autori sia perché i paradigmi comportamentisti hanno prevalso; In psicologia li ha studiati il cognitivismo, dando modelli che tengono conto sia del pensiero di James che del pensiero di Cannon.

Paragrafo 2 Prospettive teoriche nello studio delle emozioni

Negli anni '70 c’è la svolta cognitivista che ha portato anche grande interesse per la ricerca sulle emozioni, poiché il comportamentismo aveva dominato e tenuto le emozioni lontane dall’ambito accademico, perché sono soggettive, non misurabili, perciò non possono essere oggetto di ricerca scientifica. Il cognitivismo è il paradigma della psicologia scientifica contemporanea e sostituisce il comportamentismo. A partire da Cartesio, che aveva diviso corpo e mente la tradizione filosofica, ha visto l’emozione come un’imperfezione dell’anima, anche come irrazionalità, ma De Sousa nel 1987 evidenzia la razionalità delle emozioni ed esse assicurano l’adattamento delle persone ai loro stili di vita.

Schacter e Singer nel 1962 fanno un esperimento da cui parte lo studio cognitivista delle emozioni sull’effetto che le informazioni date portano sull’identificazione e sull’etichettamento di uno stato emotivo ai partecipanti dell’esperimento, quindi, l’emozione è un fenomeno o un processo complesso, duraturo nel tempo e avviene valutando eventi interni ed esterni alla persona e spesso ci sono modifiche fisiologiche in un quadro espressivo mimico/motorio e precise tendenze all’azione.

Tali autori hanno portato una dimensione psicologica nello studio sperimentale delle emozioni, con la teoria cognitivo/attivazionale, detta anche teoria dei due fattori, dove l’emozione nasce dall’interazione tra una componente di attivazione fisiologica dell’organismo (AROUSAL) ed una componente psicologica, nella quale c’è la percezione dell’attivazione stessa, insieme ad una spiegazione dell’evento emotigeno. L’emozione dunque è un processo le cui varie componenti sono interdipendenti ma distinte e non ci sono sempre tutte. In alcune persone, la sudorazione potrebbe essere centrale, in altre invece potrebbero esserlo la mimica facciale o la postura, nei processi emotivi in corso e i loro legami e la loro importanza variano in base all’età (infanzia/adolescenza) ed alle diverse emozioni (paura/orgoglio).

2.1 Le teorie dell’ “appraisal”

L’appraisal è centrale nel processo emotivo in alcune teorie cognitiviste che hanno capovolto la psicologia del senso comune, che vede le emozioni come qualcosa che capita, come passione, poco controllabile. L’appraisal ha rivoluzionato le emozioni, che sono intrecciate al pensiero, alla razionalità ed all’elaborazione cognitiva. Ci sono due grandi filoni dell’appraisal:

  • Gli approcci discreti o categoriali, dove le emozioni si enfatizzano in base agli eventi che le producono e ci sono emozioni di base o principali a cui corrispondono classi di eventi, specialmente causali, in base agli obiettivi o agli interessi del soggetto. Oatley e Johnson-Laird, studiando mammiferi e specie meno evolute, parlano di un set di emozioni di base cioè felicità, paura, tristezza e collera, ognuna causata da un evento. Realizzare un obiettivo porta felicità e gioia; Essere minacciati nella propria integrità fisica porta paura; Mancanza, perdita o separazione portano tristezza; Collera o rabbia ci sono se c’è frustrazione verso gli obiettivi da realizzare. Questo primo tipo di approccio è detto anche approccio della rilevanza dell’obiettivo o anche goal/relevance theory, in inglese e Lazarus ne parla nel 1991, Oatley e Johnson-Laird nel 1996 ne parlano.
  • Gli approcci dimensionali ove Scherer nel 1984, Ellsworth e Smith nel 1988 entrambi, dicono che gli eventi che provocano collera sono diversi da quelli che provocano vergogna, ma tra le varie emozioni ci sono somiglianze o aspetti trasversali. Essi sono studiosi componenzialisti e chiedono alle persone di ricordare episodi emotivi o di esaminare storie brevi per trovare numerose componenti del processo emotivo. Per Scherer le emozioni segnalano all’organismo la valutazione che esso fa continuamente di stimoli interni ed esterni in base a quanto sono rilevanti per esso e si valuta con una sequenza gerarchicamente organizzata di controlli valutativi dello stimolo, sulla novità e sulla discrepanza dello stimolo rispetto alle proprie aspettative: se lo stimolo nuovo ed inatteso è molto intenso non servono le funzioni corticali superiori, poi si controllano piacevolezza e spiacevolezza dello stimolo, la sua qualità edonica che suscita avvicinamento o allontanamento e la valutazione può essere automatica come per un riflesso.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher StudentessaSecchiona di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Grazzani Gavazzi Ilaria.
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