Psicologia dello sviluppo
Lo sviluppo percettivo
1. Principali teorie sullo sviluppo percettivo
Sullo sviluppo percettivo sono state definite due prospettive di base tra loro antitetiche:
- Empirista: la percezione nasce gradualmente dall’esperienza grazie all’associazione tra le sensazioni elementari inizialmente rozze e frammentarie;
- Innatista: lo sviluppo percettivo avviene in funzione di competenze che fanno già parte dell’equipaggiamento psichico del neonato.
La teoria della Gestalt
La teoria della Gestalt (Koehler, Koffka e Wertheimer) privilegia il punto di vista innatista e sostiene che le forme sarebbero percepite, fin dalla nascita, come distinte dallo sfondo. Secondo questa prospettiva, la percezione rappresenta un’attività psichica determinata dalle proprietà intrinseche degli apparati recettivi e del sistema nervoso, cioè dalla dotazione innata dell’organismo e dalla sua rapida maturazione neurologica.
La prospettiva genetica di Piaget
Secondo Piaget, la percezione è una modalità particolare di azione e adattamento che può essere compresa solo in relazione all’intelligenza. La percezione, in particolare, costituisce una modalità conoscitiva inferiore e sarebbe gerarchicamente subordinata all’intelligenza dal punto di vista evolutivo. Diversamente dallo sviluppo dell’intelligenza, caratterizzato da un’evoluzione per stadi qualitativamente differenti, lo sviluppo percettivo costituisce, secondo Piaget, un processo continuo caratterizzato da cambiamenti quantitativi.
L’approccio empiristico di Hebb
Hebb ha proposto un’interpretazione dello sviluppo percettivo su base neurofisiologica. Egli avanza l’ipotesi che il neonato presenti fin dal momento della nascita, la capacità di cogliere la distinzione tra figura e sfondo e di assegnare una coerenza globale ai contorni di questa entità percettiva. La percezione di una data forma costituisce il risultato di un processo di integrazione progressiva di percetti parziali, inizialmente indipendenti e corrispondenti alle diverse parti della forma stessa. Grazie al ripetersi di fissazioni e schemi di esplorazione oculo-motoria, questi elementi percettivi vengono assemblati e integrati in una costellazione neuronica corrispondente a tutto lo stimolo. Si raggiunge così l’identità della figura. Si tratta di un processo di apprendimento lento e prolungato che ha luogo grazie ad una sorta di esplorazione interiorizzata.
L’apprendimento percettivo secondo Bruner
Bruner intende lo sviluppo psichico non come una costruzione di strutture, ma come sequenza delle modalità attraverso le quali il bambino rappresenta la sua esperienza e costruisce il suo mondo. Le modalità esecutive, iconiche e simboliche di rappresentazione incidono sulla vita mentale del bambino e costituiscono importanti strutture per il funzionamento intellettuale anche nell’adulto. La rappresentazione esecutiva consiste nello stabilire relazioni fra oggetti in funzione delle azioni da essi evocati; quella iconica compare quando il bambino è in grado di raffigurarsi il mondo mediante un’immagine che è relativamente indipendente dall’azione. La percezione costituisce essenzialmente un processo di categorizzazione (costruzione di un sistema di categorie) in base al quale confrontare e classificare gli stimoli, di volta in volta, percepiti.
Lo sviluppo percettivo e lo sviluppo cognitivo
La percezione rientra nel vasto ambito delle funzioni cognitive in quanto costituisce una modalità primaria, immediata e diretta di conoscenza e fornisce informazioni a forme più elevate di tale conoscenza. All’interno dei rapporti esistenti tra lo sviluppo percettivo e quello cognitivo si possono individuare due momenti o periodi successivi:
- Primo periodo: di ordine percettivo (dalla nascita ai 5-6 anni), rapido progresso entro i singoli ambiti percettivi che consente la strutturazione del campo percettivo secondo i principi di figura-sfondo, la differenziazione dei rapporti spaziali e la percezione della profondità. Questo sviluppo è connesso con la maturazione fisiologica degli apparati sensoriali e del sistema nervoso. I processi percettivi, quindi, sembrano orientare lo sviluppo intellettivo più di quanto quest’ultimo influenzi i primi.
- Secondo periodo: di ordine percettivo-cognitivo (dai 6 anni all’adolescenza), graduale sviluppo dei processi cognitivi più elevati e influenza sullo sviluppo della percezione. I livelli raggiunti dall’intelligenza influenzano e orientano l’ulteriore sviluppo della percezione stessa (es. capacità di cogliere i rapporti tra le diverse parti o percepire i diversi orientamenti di una forma e le relazioni spaziali).
La percezione del neonato e nel primo anno di vita
Diversi studi hanno accertato che il feto è soggetto sia a rumori endogeni intrauterini sia a fonti sonore esterne, quali la voce umana e la musica. Per quanto concerne l’effetto acustico della parola, Querleu et al. (1988) hanno accertato che l’esposizione prolungata alla voce materna suscita l’acquisizione di preferenze per la voce della madre, per la lingua materna e per specifiche sequenze parlate o cantate. Le stimolazioni prenatali parteciperebbero allo sviluppo dei processi di trattamento dei segnali da parte dei sistemi recettivi.
Grazie all’introduzione di nuovi metodi di indagine, il neonato appare oggi come un organismo dotato di un livello significativo di competenza percettiva in grado di rispondere in modo selettivo alle diverse caratteristiche della stimolazione ambientale.
Procedure comportamentali
- Il paradigma della preferenza di fissazione (Fantz, 1958): è stato possibile verificare che i neonati, fin dalla prima settimana di vita, guardano più a lungo superfici strutturate rispetto a superfici omogeneamente colorate.
- Paradigma della suzione non nutritiva: il neonato (0-4 mesi) tende a succhiare in presenza di stimoli nuovi o interessanti; continuerà a succhiare fino a quando lo stimolo sarà diventato così familiare da non costituire più una novità.
- Il paradigma della assuefazione-recupero: tendenza dei neonati a preferire stimoli nuovi rispetto a stimoli familiari. In un primo momento la presentazione di uno stimolo induce uno stato di decremento dell’attenzione e determina una condizione di assuefazione o abituazione allo stimolo stesso. Nella fase immediatamente successiva, in seguito all’esposizione di uno stimolo nuovo, il neonato recupera l’attenzione verso la novità.
- Il paradigma del condizionamento operante: in un primo momento, quando il neonato produce un determinato comportamento prescelto dallo sperimentatore riceve un rinforzo. Il ripetersi di questa associazione consente la comparsa sistematica del comportamento desiderato. In un secondo momento, una volta che è consolidato l’apprendimento si osservano risposte del neonato rispetto a variazioni dello stimolo condizionante.
Percezione nel primo anno di vita
- Fin dalla nascita, il neonato è in grado di eseguire movimenti oculari congiunti e di inseguimento;
- Sono capaci di cogliere la differenza di luminosità e sono sensibili al contrasto di chiarezza: il lattante non ha una visione caotica, confusa e offuscata ma è in grado di mettere a fuoco le immagini e di fruire di una visione adeguatamente nitida;
- Il neonato è in grado di discriminare stimoli diversamente colorati e distinguono il rosso rispetto al blu e al verde.
L'attenzione focalizzata
Alla nascita e alle prime settimane, il mondo visivo del neonato è limitato ad uno spazio a lui prossimo in cui però esercita le sue capacità che sono sufficienti per consentirgli di percepire numerosi aspetti dell’ambiente. La sua attività è governata fin dall’inizio dai processi di attenzione. Questo orientamento esplorativo è guidato dalla novità e dalla rilevanza degli stimoli, mentre nei mesi successivi si hanno sempre più manifestazioni di attenzione focalizzata.
Il bambino piccolo appare in grado in esplorare l’ambiente attraverso la fissazione visiva, preferendo certi stimoli ad altri (attenzione selettiva). A due mesi mostra una preferenza per i contorni interni; dalla prima settimana di vita discrimina i contorni curvi, mostrando una preferenza per questi rispetto a quelli rettilinei. All’esplorazione visiva si affianca anche la capacità di esplorare gli oggetti afferrandoli e manipolandoli con le mani.
È interessante notare che già a 4-5 mesi compaiono differenze individuali nello stile attentivo, connesse con lo stile cognitivo complessivo e con le modalità di interagire con l’ambiente: i soggetti che hanno tempi di fissazione più brevi fanno ricorso a strategie più efficaci per l’acquisizione delle informazioni (dal generale al particolare) rispetto a quelle impiegate dai soggetti che fissano lo stimolo più a lungo (viceversa).
L'organizzazione percettiva
- 2-3 mesi: percezione di parti all'interno dell'articolazione figura-sfondo (il neonato non è in grado di organizzare stimoli in totalità unitarie, governate secondo le leggi della Gestalt);
- 3-4 mesi: percezione del carattere globale della configurazione;
- Fine dei 2 mesi: costanza percettiva (capacità di percepire oggetti come dotati di qualità invarianti nonostante il variare delle condizioni fisiche di stimolazione). In particolare, costanza della grandezza e costanza della forma.
- Dalla seconda settimana di vita: percezione della profondità, capacità del neonato di cogliere la tridimensionalità di oggetti virtuali;
- Preferenza dei neonati per stimoli in movimento; a 5 mesi sono in grado di discriminare differenti qualità di trasformazioni cinetiche.
La percezione del volto umano
Processi percettivi nei riguardi del volto umano da parte del neonato: detezione (capacità di individuare le caratteristiche invarianti che definiscono un volto), discriminazione e riconoscimento. All’inizio il neonato orienta più frequentemente lo sguardo verso i contenuti esterni del volto; successivamente predilige le parti interne (occhi e bocca).
- Ad un mese di vita, il neonato risponde con il sorriso ad un volto reale che si avvicina o ad una sagoma ovale nella qual sono disegnati due punti ben evidenti; poi mostrano interesse per la bocca.
- A due mesi sono in grado di discriminare le espressioni facciali.
- 3-4 giorni discriminano e riconoscono il volto della madre.
La percezione uditiva
A livello anatomico e fisiologico, sembra che nel neonato la conformazione dell’organo recettore presenti soltanto modeste differenze rispetto alla sua conformazione in età adulta. Sin dai primi giorni dopo la nascita, il neonato è in grado di rispondere entro definite condizioni agli stimoli acustici; ad esempio ruota la testa verso il lato da cui proviene il suono se quest’ultimo è di debole intensità, li muove invece nella direzione opposta se lo stimolo è di forte intensità.
In particolare la voce umana sollecita una maggiore rispondenza del neonato; i lattanti di due mesi circa inoltre riescono a discriminare diversi tipi di sequenze ritmate. Il fatto che la rotazione del capo e i movimenti oculari del neonato in direzione della sorgente sonora accompagnino la sua ricezione di suoni e rumore pone in evidenza una stretta connessione tra sistema recettore uditivo e sistema visivo. Si tratta di un comportamento riflesso, poiché i movimenti oculari e del capo sono automaticamente determinati da specifiche proprietà degli stimoli uditivi.
Già dai primi giorni di vita, emerge una forma iniziale di localizzazione uditiva da parte del neonato; ad esempio nei confronti della voce, egli manifesta una forma elementare di strategia di ricerca, compiendo movimenti oculari coordinati.
Lateralizzazione cerebrale
Nei soggetti destrimani si osserva una dominanza dell'emisfero sinistro per l’elaborazione degli stimoli verbali ed una dominanza del destro per la ricezione e l’elaborazione di stimoli acustici non linguistici. Questa dicotomia sarebbe il risultato di un processo di lateralizzazione che inizierebbe intorno ai due anni, in concomitanza con l’avvio dell’apprendimento del linguaggio, e si svilupperebbe fino all’adolescenza. Studi più recenti hanno posto in evidenza l’esistenza di una specializzazione funzionale emisferica delle abilità uditive già nel feto e nei primi mesi di vita.
La percezione olfattiva
Si ha una reattività differenziale del neonato fin dal primo giorno di vita verso differenti tipi di odori. I neonati sono capaci di discriminare qualità olfattive differenti in una miscela di odori. In questo processo assume rilevanza la familiarità di un odore poiché, come gli adulti, i lattanti mostrano una preferenza per un odore familiare rispetto ad un odore nuovo. Inoltre, odori alimentari piacevoli (es. latte, miele, ecc) suscitano espressioni di gradimento e di accettazione, mentre odori sgradevoli (es di uovo alterato) inducono espressioni di disgusto e di rifiuto. Questa discriminazione è alla base della capacità di localizzazione olfattiva. Il neonato quindi è in grado di discriminare assai precocemente le stimolazioni olfattive e di orientarsi in modo preferenziale e selettivo verso un odore piuttosto che verso un altro.
Lo sviluppo percettivo nel corso dell’infanzia
Percezione visiva
L’organizzazione del campo fenomenico segue anche nel bambino le leggi dell’unificazione formale poste in evidenza dalla scuola della Gestalt.
Riconoscimento delle forme: nella percezione infantile sembra che la legge della chiusura e della pregnanza delle forme prevalga sulla regola della continuità di direzione.
La preferenza tra forma e colore
- < 3 anni: prevale la forma – caratteristiche fisiognomiche della forma
- 3 – 5 anni: prevale il colore
- > 5 anni: prevale la forma – i bambini attribuiscono maggior rilievo ai caratteri metrici o euclidei
Verso la fine del secolo scorso si osservò che i bambini nel corso della prima infanzia e, in parte della seconda manifestano una specifica incapacità a collegare e ad integrare i diversi dati percettivi a loro disposizione in unità strutturate, che si traduce nella difficoltà a cogliere le relazioni fra le diverse parti di una configurazione, nonché i rapporti esistenti tra le parti e il tutto. Renan ha definito questo comportamento come sincretismo, caratterizzato da una visione generale piuttosto confusa del “tutto”.
Ciò che invece risulta carente nell’età prescolare è la capacità di compiere operazioni percettive reversibili, cioè di passare dal tutto alle parti e viceversa. In questa prospettiva il sincretismo consiste in un’eccessiva dipendenza dalle leggi dell’organizzazione formale degli stimoli e va inteso come incapacità da parte del bambino di organizzare in modo flessibile, reversibile e gerarchicamente articolato la configurazione di stimoli.
La percezione dello spazio e dell’orientamento
Il primo sistema di riferimento spaziale del neonato è egocentrico; entro questo sistema vengono privilegiate due direzioni che dividono lo spazio in quattro aree: la verticale che coincide con la linea dell’attrazione terrestre e l’orizzontale.
Secondo Piaget, il bambino usufruisce abbastanza precocemente di uno spazio percettivo-motorio unitario e coerente in cui gli oggetti sono posti in relazione tra loro e con il soggetto stesso. Verso la fine del secondo anno, inizia a svilupparsi lo spazio rappresentativo, situato ad un livello cognitivo superiore, e che consente al bambino di elaborare una mappa cognitiva delle relazioni spaziali.
La percezione dell’orientamento: già dal secondo semestre di vita i bambini sono capaci di distinguere differenti orientamenti della stessa figura e di riconoscerne l’identità nonostante l’orientamento differente. Tuttavia, nel corso della prima e della seconda infanzia emerge una sorta di noncuranza da parte del bambino piccolo verso questo aspetto della realtà, come se l’orientamento costituisse un fattore poco rilevante e saliente nella percezione dell’identità degli oggetti.
Le costanze percettive
Secondo la scuola della Gestalt, le costanze percettive costituiscono un processo autonomo e distinto rispetto ai processi cognitivi. Secondo invece la teoria empiristica, i dati sensoriali da soli non consentirebbero all’individuo di percepire gli oggetti come dotati di caratteristiche invarianti, in quanto carenti sul piano informativo.
Per ciò che riguarda la costanza di grandezza, alcuni autori osservarono che il bambino di due anni dispone di un notevole grado di costanza entro uno spazio limitato; essa poi viene estesa anche allo spazio prossimo intorno ai quattro-cinque anni. In merito alla costanza della forma, si è osservato che nella seconda infanzia il bambino dimostra un elevato grado di costanza entro lo spazio prossimo. A quattro anni le prestazioni infantili sono simili a quelle dell’adulto.
Percezione tattile
I neonati rispondono prontamente a sollecitazioni cutanee con movimenti degli arti e con l’accelerazione del battito cardiaco. Se il neonato viene toccato in una zona cutanea vicino alla bocca, si ottiene il rooting, cioè una serie di movimenti del capo verso il lato della stimolazione. La stimolazione del palmo della mano sollecita in modo automatico la chiusura della mano.
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