1. EPISTEMOLOGIA DELLO SVILUPPO La psicologia dello sviluppo e dell’educazione
mette insieme due grandi aspetti, ossia la lettura dello sviluppo e la lettura dell’educazione.
Essi hanno un rapporto dinamico e circolare ovvero tutte le volte che mi occupo di sviluppo
devo avere uno sguardo di ricaduta dal punto di vista dell’intervento educativo. La psicologia
dello sviluppo studia i processi nell’infanzia e nell’adolescenza, inoltre essa ha attraversato
diverse fasi di concettualizzazione che hanno portato alla definizione di diversi approcci che
hanno contribuito a dare un senso allo sviluppo, poiché vanno da una lettura più
deterministica e unicausale ad una lettura multiprobabilistica e olistica.
Queste fasi sono: la psicologia dell’età evolutiva, la psicologia dell’arco di vita e la psicologia
del ciclo di vita.
LA PSICOLOGIA DELL’ETÀ EVOLUTIVA È un modello deterministico unicausale e
considera un tempo definito dello sviluppo, che va dal concepimento alla maturità, in cui
tutte le dimensioni evolutive, si sviluppano attraverso la stabilizzazione, potenziamento e
cambiamento che assumono i diversi processi evolutivi e lo sviluppo si conclude con il
raggiungimento della maturità e di conseguenza, non contempla la possibilità di uno
sviluppo nell’età senile e quindi nega la possibilità di trasformazioni, così come di una
plasticità cerebrale, come se in qualche modo l’uomo si stabilizzasse rispetto a tutte le sue
acquisizioni e quindi si va incontro solo ad un deterioramento.
LA PSICOLOGIA DELL’ARCO DI VITA È un modello probabilistico multicausale. Il termine
“arco di vita” viene utilizzato per indicare che l’interesse degli studiosi si concentra su tutta la
vita dell’individuo e non solo sua prima parte; essi considerano come cambiamenti evolutivi
tutte le modificazioni che le persone manifestano fino all’esito biologico.Gli psicologi
dell’arco di vita affermano che dalla nascita fino alla giovinezza vi è un’ascesa, quindi lo
sviluppo è fatto di acquisizioni e trasformazioni in una logica di potenziamento;
successivamente si arriva all’età adulta che corrisponde ad una fase di stabilità, come se
tutto quello che abbiamo acquisito nella giovinezza adesso si stabilizza ed infine troviamo
l’età senile, è una fase discendente dove avviene una perdita e un deterioramento. Altri
cambiamenti in questa prospettiva oltre al fatto che gli studiosi si concentrano su tutta la vita
dell’individuo sono:
● Sviluppo ontogenetico: che è un processo che dura tutta la vita, in cui operano sia
processi continui che discontinui;ed è un processo che include una serie di
adattamenti e trasformazioni dei periodi precedenti.
● Lo sviluppo come sistema plurimo di forme di cambiamento: la pluralità dei
cambiamenti che caratterizzano lo sviluppo è resa evidente dalla variabilità dei
comportamenti dei singoli individui;e lo sviluppo è influenzato da fattori sia interni sia
esterni all’individuo.
● Plasticità intraindividuale: che è un processo di sviluppo caratterizzato da un’ampia
modificabilità all’interno dello stesso individuo che porta ad una forte valorizzazione
delle differenze individuali.
● Rapporti ontogenesi/filogenesi: le condizioni socioculturali possono influenzare lo
sviluppo ontogenetico (la filogenesi è l’evoluzione della specie;mentre l’ontogenesi è
lo sviluppo del soggetto). I fattori filogenetici sono dei fattori che fanno in modo che
l’individuo appartenga ad una determinata specie e che caratterizzano il suo
percorso di sviluppo; mentre i fattori ontogenetici fanno sì che l’individuo sia
soggetto di uno specifico percorso di sviluppo.
● Impegno interdisciplinare: lo sviluppo psicologico deve essere studiato in un contesto
interdisciplinare.
LA PSICOLOGIA DEL CICLO DI VITA È un modello probabilistico e olistico. Essa intende lo
sviluppo in termini di processo ricorsivo che avviene lungo tutto il tempo della vita in un
flusso incessante che consente che le esperienze del passato si leghino a quelle del
presente, nel senso che vi sono condizioni, situazioni, processi che si ripresentano nei tempi
dello sviluppo che seguono, anche se ovviamente con caratteristiche diverse da come si
sono presentate precedentemente. Questo modello si basa sull’idea che: Il percorso di
sviluppo sia scandito da eventi critici che concorrono a definire le traiettorie individuali.
GLI EVENTI CRITICI
Sono prevedibili e generalizzabili ciò significa che questi eventi capitano a tutti più o meno
nello stesso momento della vita come può essere il passaggio dall’infanzia all’adolescenza,
queste crisi prendono il nome di crisi evolutiva normativa; Tuttavia vi sono tantissimi eventi
critici che sono imprevedibili e non generalizzabili che spesso segnano il nostro percorso di
sviluppo come può essere un lutto o una pandemia, questi eventi prendono il nome di crisi
evolutive non normative. LE CRISE EVOLUTIVE
Sono delle condizioni di disorganizzazione nella gestione di eventi e condizioni nuove,
possono essere considerate come “sfida” quindi un’opportunità di sviluppo e di crescita,
quindi impongono un cambiamento che riguarda il nostro modo di essere. Può succedere
che alcune persone non fanno delle crisi evolutive un’opportunità di sfida, questo rischio è
molto elevato proprio nello sviluppo atipico, cioè lo sviluppo di quelle persone che sono
caratterizzate da una disabilità intellettiva. Ogni volta che le crisi evolutive non vengono
affrontate, quindi non è stata accolta come sfida è la causa di un deterioramento e con
questo ci possiamo parlare del concetto di resilienza.
LA RESILIENZA Il concetto di residenza deriva dal mondo della fisica perché ha a che fare
con la capacità dei corpi di resistere agli urti questo concetto di resilienza è stato passato al
mondo degli umani ci afferma che ognuno di noi ha una capacità di resistere a quelle che
sono le difficoltà della vita costruendo risorse, e tra le difficoltà che richiedono una capacità
di resistenza troviamo proprio le crisi evolutive. La resilienza in parte è innata e in parte è
costruita, quindi alcune caratteristiche di residenza sono su base biologica in seguito queste
caratteristiche si trasformano, ma al di là di quelle forme di resilienza con cui nasciamo
tantissime le costruiamo attraverso l'andare ad affrontare le crisi evolutive e attraverso il fare
esperienze di fronteggiamento.
Vi sono quattro caratteristiche di resilienza:
● AUTONOMIA: è una persona resiliente capace di resistere alle difficoltà, è
solitamente una persona che ha raggiunto dei buoni livelli di autonomia cioè si sente
efficace e indipendente;
● PROBLEM SOLVING: è una caratteristica che ha a che fare con la capacità delle
persone di fronte a un problema, di saper usare il pensiero critico, saper pensare a
un cambiamento, ma anche saper usare il pensiero creativo che è la capacità di
andare oltre.
● COMPETENZE SOCIALI: è una persona resiliente capace di comunicare, sa essere
empatico, capace di assumersi la responsabilità delle cose che fa quando siamo con
gli altri;
● OBIETTIVI E FUTURO: è una persona resiliente capace di creare obiettivi, è
motivato perché ha delle aspirazioni.
La resilienza di una persona può essere posseduta a tanti livelli:
● La resilienza caotica: è il livello più basso di resilienza, è quella in cui il soggetto ha
delle risorse però nonostante ciò essa vive nel caos, utilizza le risorse in modo
distruttivo;
● La resilienza rigeneratrice: avviene quando il soggetto ha già delle competenze e
delle risorse e le comincia un po' ad utilizzare
● La resilienza adattiva: avviene quando il soggetto che ha delle risorse che
riconosce, le utilizza per adattarsi alla vita sociale e per adattarsi al mondo
● La resilienza fiorente: è il livello di resilienza più evoluto dove il soggetto ha tanta
fiducia nelle sue capacità e le riconosce tutte, entrare in relazione con l'ambiente, sa
cosa può fare per dirigere l'ambiente e progetta il mio futuro con consapevolezza.
Parlare di epistemologia dello Sviluppo significa definire lo sviluppo come fenomeno
costituito dal rapporto tra fattori innati ed esperienze che si realizzano nell’interazione tra
livelli, stati e modalità di funzionamento dell’organismo e modelli.
Gli elementi innovativi portati dal modello del ciclo di vita rispetto alla lettura dello sviluppo
sono:
● La trasversalità che rifiuta l’idea che l’infanzia sia l’unico periodo di crescita e di
sviluppo.
● La multidimensionalità procede contemporaneamente rispetto a tante aree
● La multidirezionalità: all’interno delle diverse dimensioni i percorsi evolutivi possono
assumere direzioni di sviluppo diverse in funzione di stimoli.
● La plasticità: è possibile modificare le traiettorie di sviluppo individuali a diversi livelli
sia dalle condizioni di vita sia dalle esperienze.
● La contestualizzazione i percorsi evolutivi e la velocità con cui procedono variano
secondo le culture e i periodi storici.
● L’interazione tra individuo e ambiente è un rapporto bidirezionale ciò significa che si
influenzano reciprocamente
● Il rapporto tra conquiste e perdite: lo sviluppo è l’espressione congiunta della crescita
e del declino in tutti i momenti della vita.
LE NEUROSCIENZE
Nello studio dello sviluppo va inserito il contributo delle neuroscienze orientate a
comprendere come le unioni di neuroni interagiscono per orientare il comportamento,
sottolineando il rapporto cervello/mente e come si possa parlare di plasticità del cervello. La
plasticità del cervello indica come le strutture e le funzioni del cervello possano modificarsi
in base all’esperienza dell’individuo. La perdita di connessioni neurali è un fenomeno
cruciale per lo sviluppo del cervello, questo fenomeno prende il nome di Fenomeno del
pruning: dopo una fase iniziale di produzione di sinapsi, ogni regione della corteccia va
incontro ad una riduzione di connessioni neurali. Non è vista in maniera negativa, ma come
il normale esito di un’evoluzione di abilità intellettive (è come se ad esempio, avessimo un
giardino bellissimo, ma in questo giardino sono presenti delle erbacce, quindi per renderlo
migliore bisogna togliere queste erbacce). Lo sviluppo del cervello continua per tutta la vita,
seguendo tappe ben specifiche e programmate geneticamente, ma allo stesso tempo la
stimolazione esterna lo modella.
QUESTIONI E NODI EPISTEMOLOGICI
Un importante fattore che definisce l’epistemologia dello sviluppo va rintracciato nelle
questioni e nodi epistemologici. Le questioni epistemologiche sono tutte quelle tematiche
che rispondono alla domanda “che cos’è lo sviluppo?”. Lo sviluppo è un processo continuo e
discontinuo, ed è influenzato da fattori ambientali ed ereditari. Non si guarda l’interazione di
categorie, ma si guarda lo sviluppo da una sola categoria. Tutte le questioni diventano nodi,
perché al momento della lettura dello sviluppo, non possiamo prescinderle come due
polarità separate, ma bisogna intendere lo sviluppo come un processo continuo e
discontinuo, influenzato sia dalla natura che dalla cultura. Il nodo guarda la complessità dello
sviluppo. Tra gli interrogativi relative alle tendenze evolutive contrapposte va individuata la
considerazione dello sviluppo in termini quantitativi/qualitativi quindi in termini di quantità,
il cambiamento risulta graduale, avviene poco per volta, attraverso livelli evolutivi diversi
all’interno delle diverse dimensioni evolutive e attraverso lo sviluppo di specifiche abilità.
Secondo una visione qualitativa, invece, i cambiamenti vanno considerati nel senso di
un’organizzazione globale e di una struttura, e non di una sua area. Inoltre troviamo tra gli
interrogativi due tipologie di tendenze dello sviluppo, quella tra la continuità/discontinuità e
quella tra natura/cultura. Il nodo continuità/discontinuità definisce lo sviluppo come una
costruzione progressiva,continua, mentre per quanto attiene alla discontinuità, si fa
riferimento ad un procedere dello sviluppo per passaggi rapidi o improvvisi, che creano
condizioni di discontinuità e che impongono una riorganizzazione funzionale a ristabilire una
condizione di continuità a partire da uno stato di sviluppo più evoluto. Mentre il nodo
natura/cultura lo sviluppo risulta orientato da fattori biologici, ereditari, ma lo sviluppo è
orientato da fattori di apprendimento e influenza sociale
LE TRAIETTORIE EVOLUTIVE
La traiettoria evolutiva è definita come trend dello sviluppo individuale orientato da fattori
genetici, fattori culturali e fattori naturalizzati (quest’ultimi sono tutte caratteristiche che
inizialmente sono indotte dall’ambiente ma poi sembra che nascono con noi TECNOLOGIA).
Il concetto di trend è un concetto dinamico dello sviluppo in quanto implica un’idea di
trasformazione, in riferimento a spazi, tempi e contesti. Il trend come gradualità di
cambiamenti rimanda all’idea che lo sviluppo sia sempre l’esito di integrazioni che si
susseguono portando al cambiamento. La traiettoria evolutive è la storia e l’attualità di un
percorso di sviluppo visto non solo rispetto alla direzione ma anche rispetto all’andamento.
L’andamento è costituito dall’interiorizzazione e dalla mentalizzazione delle esperienze di
appartenenza, stili genitoriali, fragilità psicosociali e aspettative di traguardi; per direzioni
s’intendono sia le dimensioni dello sviluppo con il loro stato evolutivo (come lo sviluppo
cognitivo, corporeo e così via) con i relativi livelli evolutivi raggiunti. Il modello delle traiettorie
evolutive ci consente di promuovere la conoscenza del funzionamento della crescita come
sintesi di maturazione e di sviluppo, questo processo di crescita unisce i concetti di
maturazione e sviluppo; inoltre bisogna parlare di processo di crescita in termini di
reticolarità (considerando il fatto che gli elementi interagiscono o comunque sono collegati
tra loro). Il modello delle traiettorie evolutive comporta una classificazione tra tipicità e
atipicità dei percorsi di sviluppo.
LA TIPICITà Lo sviluppo tipico è lo sviluppo atteso che procede senza alterazioni, in modo
lineare e continuo. E’ comune a tutti, e può essere confrontato con altri percorsi di sviluppo.
Essa riporta ad un percorso di sviluppo scandito da eventi critici, che definiscono le
traiettorie individuali; ad un intreccio tra fattori di rischio e fattori di protezione; ad una crisi
come sfida, nel senso di un’opportunità di sviluppo e di crescita. Essa ci riporta, ad un
percorso che contempla: l’esistenza di possibili traiettorie evolutive individuali; presenza di
bisogni generalizzabili e quindi “irrinunciabili”; differenze individuali;
L’ATIPICITà
Lo sviluppo atipico è legato alla presenza di una patologia cronica. Tali soggetti sono
caratterizzati da bisogni evolutivi speciali, che derivano dal rapporto tra il percorso evolutivo
individuale e la compromissione evolutiva. Essa fa riferimento a un percorso di sviluppo
caratterizzato da una o più compromissioni evolutive di processi. Quindi si tratta di: uno
sviluppo scandito da eventi critici normativi e/o non normativi che definiscono “traiettorie
individuali” in cui anche i fattori generalizzabili assumono, i profili individuali, nel senso di
livelli evolutivi specifici e differenziati da soggetto a soggetto; fa riferimento a una condizione
di rischio evolutivo dato da una combinazione tra vulnerabilità personale, rischi esterni e
mancanza di attivazione di fattori di protezione; crisi evolutiva, intesa non come una sfida ma
come un momento di deterioramento.In un percorso evolutivo atipico si manifestano dei
“bisogni evolutivi speciali”, intesi come “istanze”, esigenze, compiti che necessitano di
essere sostenuti e orientati da scelte educative speciali. La complessità dello sviluppo
atipico consiste nel lavorare sull’interazione tra la compromissione e le differenze individuali,
potenziando queste ultime così da rendere l’individuo forte nell’affrontare le difficoltà che una
compromissione porta con sé inevitabilmente.
Lo sviluppo individuale umano implica processi di trasformazione che, attraverso le
interazioni tra gli aspetti della persona e i suoi contesti, producono cambiamenti
relativamente duraturi.
● Cambiamenti asistematici: avvengono in maniera assolutamente non prevedibile,
non c’è progressione
● Cambiamenti sistematici: essi non sono casuali, ma collegati tra loro
● Cambiamenti organizzati, sequenziali: si fa riferimento alla delimitazione e
circoscrizione temporale dei mutamenti che possono essere collegati a cambiamenti
precedenti
● Cambiamenti progressivi: si fa riferimento si fa riferimento al procedere dei
cambiamenti sequenziali verso uno specifico traguardo.
● Cambiamenti adattivi: consentono un perfezionamento di processi, che rendono
possibile la sopravvivenza individuale in un tempo, uno spazio, una condizione di
vita.
● Cambiamenti exattativi: si fa riferimento a mutamenti che sembrano sviluppati per
una specifica funzione adattiva, ma risultano adeguati ad una condizione altra
attuale.
Le diverse tipologie di cambiamento ci permette di definire specifici obiettivi dello sviluppo:
● Obiettivi di stabilizzazione di processi, competenze, abilità che diventano sempre più
stabili e costituiscono una base per lo sviluppo futuro.
● Obiettivi di poten
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