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Lezione del 28/09/2012

Psicologia dello sviluppo

Il sorriso

Il sorriso è un comportamento studiato da molto tempo, persino Platone e Aristotele lo hanno studiato. Il sorriso è l'espressione più studiata e maggiormente conosciuta dagli psicologi. Persino Darwin studiò il sorriso nella sua opera "L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali (1872)", e diede un contributo importante nello studio del sorriso.

Un altro importante studioso del sorriso fu Duchenne, che studiò i meccanismi dell'espressione facciale. Lo fece stimolando i muscoli facciali con piccole scosse elettriche e individuò 43 unità di azioni che generano migliaia e migliaia di espressioni facciali. Inoltre, Duchenne comprese che il muscolo zigomatico era il muscolo delle espressioni e quindi del sorriso. Duchenne raggruppò i vari muscoli che scoprì in un atlante creato da egli stesso.

Altro importante studioso fu Dumas (fratello del romanziere) che pubblicò un libro sul sorriso e dove parlò per primo dell'uso sociale che l'uomo fa del sorriso, e affermò che il sorriso è un'apertura all'interazione con i nostri simili.

La più recente monografia sul sorriso è dell'autore Abel, e all'interno sono contenuti tutti gli studiosi del sorriso.

Gli studi "classici" sull'ontogenesi del sorriso

In generale sono state avanzate 3 possibili interpretazioni circa il significato del sorriso:

  • Il sorriso esprime solitamente piacere, umore positivo, di felicità o gioia (emozioni).
  • Il sorriso come espressione di padronanza, di competenza (processi cognitivi, senso di efficacia). Esempio: il tuo migliore amico viene bocciato a un esame e tu prendi 30 e lode, tu ti sforzi nel momento in cui sei con lui di essere dispiaciuto, anche se in realtà sei felice per te.
  • Il sorriso come segnale non-verbale per acquietare o rassicurare il partner sociale.

Il sorriso: traiettoria evolutiva

Sappiamo dalla letteratura che si possono individuare, nei primi 2 mesi di vita, due sorrisi:

Sorriso endogeno o neonatale

  • Il sorriso come semplice configurazione facciale è osservabile tanto nei neonati a termine quanto in quelli a pretermine (il sorriso in questi però è perturbato).
  • Il sorriso neonatale sembra essere emerso spontaneamente e per questa ragione è conosciuto come sorriso endogeno (spesso tale sorriso si manifesta in fase rem nei bambini).

Vi sono diverse interpretazioni popolari circa il significato di tale sorriso:

  • Il "ridere con gli angeli" si dice che i bambini sorridano con gli angeli.
  • La "gas hypothesis", ossia il bambino ride quando emette gas.

Il sorriso neonatale non viene considerato una genuina espressione di emozioni per vari motivi:

  • È osservabile anche nei bambini anencefali (senza corteccia) (Emde e Koenig 1969).
  • Non sembra elicitabile attraverso nessuno stimolo conosciuto (Wolff 1987).
  • Non è presente il sorriso di Duchenne.

Oggi sappiamo che i bambini in pericolo di vita sembrano manifestare il sorriso endogeno più spesso, in quanto in questi bambini vengono secrete molte beta-endorfine che, se troppo frequenti, sono un segno di stress e pericolo per il bambino.

Sorriso esogeno o sociale

Il sorriso esogeno o sociale è il primo organizzatore della vita psichica del bambino, una tappa fondamentale.

Il sorriso: traiettoria evolutiva del sorriso nei primi 2 mesi di vita extrauterina

(Si pensava fosse la traiettoria giusta)

  • Il sorriso del neonato è il risultato dell'azione di un solo muscolo facciale, lo zigomatico maggiore.
  • Il sorriso di Duchenne appare più tardi nel corso dello sviluppo in concomitanza con l'emergere del sorriso sociale (il bambino sorride quando ha il contatto oculare con l'adulto).
  • Il neonato manifesta il sorriso solo durante il sonno, in particolare nella fase di rem; soltanto a partire dal 1/2 mese il sorriso viene manifestato in stato di veglia.

Nel tempo si è dimostrato che il sorriso neonatale si manifesta non solo durante la fase di rem, ma anche nella fase di veglia. Vi sono inoltre molti studiosi innatisti, che credono che la causa del sorriso in veglia sia qualcosa di innato (genetico). Altri studiosi invece credono sia il risultato di una sinergia di tanti passi avanti dell'evoluzione e ciò che ha fortificato tale teoria è il fatto che alcuni neonati manifestano il sorriso solo dopo 5/6 mesi e quindi l'innatismo non avrebbe senso.

Conclusioni

  • Il sorriso è stato osservato in quasi tutti i bambini di 33/34 settimane e solo nel 67% nei neonati pretermine di età inferiore alle 30 settimane.
  • Il neonato pretermine sorride più frequentemente e per una durata maggiore rispetto al neonato a termine.
  • Il neonato pretermine tende a mostrare più frequentemente il sorriso nelle ore successive al parto piuttosto che in seguito.

La comparsa del sorriso sociale implica

  • La capacità di mantenere l'attenzione sostenuta per un certo periodo di tempo (maggior controllo attentivo).
  • La capacità di mantenere uno stato di veglia per un periodo prolungato (maggiore stabilità degli stati comportamentali).
  • La capacità di sincronizzare in modo sistematico le espressioni emozionali proprio con quelle del caregiver, ossia colui che si occupa del bambino (incremento delle competenze interattive).

Lezione del 2/10/2012

Psicologia dello sviluppo

In modo sintetico possiamo definire la psicologia dello sviluppo come quella disciplina che si occupa del cambiamento psicologico in funzione del tempo. Il primo obiettivo che la psicologia dello sviluppo si pone è quello di identificare e descrivere i fenomeni psicologici nei diversi momenti della vita cercando di mettere in evidenza i meccanismi responsabili del cambiamento. Il secondo obiettivo è spiegare perché lo sviluppo avviene in un modo e non in un altro.

L'oggetto di studio: in particolare la psicologia dello sviluppo si è soffermata sul cambiamento che riguarda il comportamento e sull'evoluzione delle capacità cognitive sebbene più recentemente stia iniziando ad occuparsi delle strutture neurali che sostengono tali attività (neuroscienziati e psicologi lavorano assieme per capire le strutture cerebrali di cui la psicologia ha sempre parlato e teorizzato). Va ricordato inoltre che dall'evoluzione industriale in poi la psicologia cognitiva e il comportamento sono diventati oggetti di studio di tale disciplina.

I termini fondamentali di questa disciplina sono il cambiamento (oggetto principale di tale disciplina) e il tempo. In una prima accezione per "cambiamento" in psicologia dello sviluppo si fa riferimento a un comportamento o ad una capacità che con l'età può aumentare o diminuire nella frequenza o nella "quantità". Va ricordato che per cambiamento si intende un processo complesso che può verificarsi in svariate direzioni, non solo di crescita, ma anche di diminuzione della frequenza di comparsa di qualche azione o comportamento (es di diminuzione: il sorriso nel bambino nei primi mesi di vita si manifesta spesso, ma crescendo tende a diminuire. es di aumento: mentre il linguaggio aumenta nel bambino aumentando quindi il proprio dizionario interiore).

In una seconda accezione per "cambiamento" si fa riferimento ad un comportamento o capacità che può sostituire, integrare o far emergere un altro comportamento o capacità. Esempi: fino ai 15/18 mesi il bambino condivide emozioni attraverso il contagio emotivo (ossia il rispecchiare l'emozione che viene esibita dalla persona che interagisce con noi). Dopo i 15/18 mesi compare l'empatia, e ciò implica il non subire un'emozione come accadeva con il contagio emotivo, ma ciò comporta la comprensione di una situazione emozionale dell'altro. Dopo la deambulazione nel bambino emerge una capacità più matura. Oppure l'emergere del controllo degli sfinteri nel bambino.

Lezione del 5/10/2012

Psicologia dello sviluppo

L'ontogenesi (sviluppo dell'individuo all’esame chiede il significato) è quindi un processo caratterizzato da multidirezionalità, cioè dalla co-occorrenza di perdita e acquisizione, di crescita e declino.

Temi e "funzioni" oggetti di studio della psicologia dello sviluppo

  • Sviluppo della comunicazione (sviluppo del linguaggio, sviluppo comunicazione non verbale, emozioni ecc);
  • Sviluppo dell'intelligenza (studi sulle funzioni cognitive come l'attenzione, percezione, memoria, ragionamento; Piaget si occupa di questi aspetti);
  • Sviluppo affettività (emozioni nel contesto delle relazioni con gli altri, teorie come la psicanalisi).

Perché la psicologia dello sviluppo non si chiama più psicologia dell'età evolutiva?

Perché lo studio moderno dello sviluppo implica un'analisi delle regolarità e del cambiamento nel corso dell'intero ciclo di vita. Un tempo la psicologia dello sviluppo si chiamava Psicologia storica (prima denominazione), dagli anni 30/40 questa disciplina è stata definita psicologia genetica (Piaget; genetica sta per genesi), successivamente fu chiamata psicologia dell'età evolutiva divisa in sviluppo fino all'adolescenza e dopo l'adolescenza denominata psicologia generale (che si occupava dell'adulto). Nel tempo si è compreso poi che lo sviluppo è un processo che non si arresta nel tempo, ma che ci accompagna in ogni momento della nostra vita, nel nostro ciclo di vita.

Le "biografie del lattante" più conosciute

  • Darwin (1877) Biographical sketch of an infant (Darwin studia suo figlio e le sue capacità di sviluppo e le pubblica in un articolo su una rivista scientifica).
  • Preyer (1882) Die seele des kindes (fu la prima volta che ci fu una sistematicità scientifica, egli descriveva e osservava la figlia con un dettaglio mai visto prima. Lo faceva osservandola 3 volte al giorno alle stesse ore).

Il dibattito teorico

All'interno della psicologia dello sviluppo una miriade di teorie e modelli hanno affrontato in modo diverso e spesso contrapposto il problema del cambiamento. Esistono infatti svariati punti di vista su che cosa cambia nel corso dello sviluppo e sulle ragioni per cui si verificano questi cambiamenti. Questa miriade di tentativi di descrivere e spiegare lo sviluppo ha generato ipotesi, teorie, e modelli circa le traiettorie evolutive delle diverse funzioni psicologiche. Spesso queste ipotesi sono contrapposte tra loro.

Oggi il senso comune della gente crede che esistano 1/2 modelli predominanti che spiegano un dato fenomeno, ma le cose non sono così, esistono appunto miriadi di teorie e studi contrapposti fra loro, e quindi si può dire che la scienza procede attraverso il caos, e lo studioso deve abituarsi a ciò, e comprendere che la realtà è fatta di scontri tra teorie che generano nuove teorie e nuovi scontri.

Inoltre, spesso, i saperi che conosciamo sono saperi separati, che seguono traiettorie evolutive separate. Infatti saperi come: sviluppo delle emozioni, sviluppo della memoria, sviluppo dell'attenzione, sviluppo del linguaggio, seguono linee differenti, e per questo dobbiamo imparare, noi studiosi, a vedere tali saperi non in maniera separata, ma sforzarci di vedere un ordine. Lo studio dello sviluppo dunque deve essere necessariamente un compito multidisciplinare e richiedere la collaborazione di specialisti provenienti dalle più diverse discipline.

Come viene studiato il cambiamento?

La psicologia dello sviluppo è una disciplina scientifica avendo adottato come principale strategia di acquisizione delle conoscenze il metodo che caratterizza tutte le discipline scientifiche, dalla fisica, alla biologia: Il metodo sperimentale (quindi il cambiamento viene studiato mediante metodo sperimentale, ossia la mente e il comportamento vengono studiati esattamente come viene studiata la biologia o la fisica, cioè si va verso una naturalizzazione della mente e del comportamento, e quindi l'uomo può essere oggetto di studio di una disciplina come le piante lo sono per la botanica). Quindi vi è una vera e propria epistemologia in questa disciplina, il modo più corretto per indagare le acquisizioni di una materia.

La psicanalisi non fece uso di tale metodologia, ma utilizzava un metodo pre-costruttivo, cioè di ricostruzione mediante i ricordi. Piaget riuscì a dimostrare la pericolosità di tale metodo (Piaget era infatti convinto di avere un ricordo nella propria memoria, ossia di essere stato salvato da una donna che si era frapposta tra un rapinatore e Piaget stesso all'età di 1/2 anni. In punto di morte la donna però svelò che si era inventata tutto per fare bella figura con la famiglia Piaget, e Piaget realizzò quindi che era semplicemente convinto di avere quel ricordo nella propria memoria, e dimostrò con questo esempio quanto è pericoloso il metodo pre-costruttivo, in quanto può indurre ad errore). Oggi sappiamo che la memoria si attiva dai 3 anni di vita in poi, viene denominata amnesia infantile, infatti non è possibile accedere a tale memoria in quanto il sistema nervoso quando si sviluppa ne impedisce l'accesso.

Lezione del 8/10/2012

Psicologia dello sviluppo

L'esperimento

L'esperimento costituisce il mezzo più "potente" che abbiamo a disposizione per studiare l'effetto di una variabile. Infatti l'esperimento permette di isolare alcuni aspetti e indagare in maniera precisa, inoltre l'esperimento è un'opera creativa, in quanto richiede la creatività dello sperimentatore per essere inventato.

Vi fu un esperimento per comprendere l'emergere dell'empatia nei bambini. Tale esperimento consisteva nel porre una serie di bambini di 2, 3 e 4 anni in una stanza colorata e con delle telecamere che li potessero osservare. Al centro di questa stanza era posizionato un adulto che giocava con un orsacchiotto. Ad un certo punto, l'orsacchiotto dell'adulto perde un braccio e lo sperimentatore, attraverso le telecamere, osserva le reazioni dei bambini:

  • I bambini di 2 anni, si bloccano e piangono (contagio emotivo).
  • I bambini di 3 anni, rimangono congelati e poi si avvicinano all'orso, prendono il braccio, e lo portano alla mamma (primi segnali dell'insorgere dell'empatia).
  • I bambini di 4 anni si avvicinano all'orsacchiotto, tentano di sistemarlo e quando hanno trovato una soluzione porgono l'orsacchiotto allo sperimentatore (empatia in una forma molto matura).

Osservazione naturalistica

A questa metodologia (all'esperimento) la psicologia dello sviluppo affianca altri metodi quasi-sperimentali e l'osservazione naturalistica. Infatti non sempre è possibile indagare con l'esperimento, e a volte vengono usate altre strategie come per esempio il naturalismo. Il naturalismo, deriva dall'etologia, e si usa in sostanza penna e taccuino. Il naturalismo si avvale di molti osservatori che poi confrontano le osservazioni tra di loro; quando il 90% è similare si comprende che quel dato comportamento è oggettivo e affidabile.

Quando si fa riferimento invece a metodi quasi-sperimentali, si sta parlando dei cosiddetti questionari. Questi questionari sono dettagliatissimi e vengono usati per esempio per studiare il temperamento nel bambino (vengono sottoposti ai genitori, in maniera separata). Il questionario, come il metodo naturalistico, consente di avvicinarci a un dato fenomeno.

La simulazione mediante computer

Un nuovo modo di esprimere le teorie nella scienza: non simboli né linguaggio ma un programma che simula i fenomeni. Un laboratorio sperimentale virtuale è sicuramente il metodo elettivo (ritagliare aspetti della realtà, intervenendo su un numero di fatti e di variabili immenso che l'esperimento non riesce a fare) per lo studio di sistemi complessi (un insieme di variabili che interagiscono tra loro). Domenico Parisi (CNR) è uno studioso di tali simulazioni.

Lezione del 9/10/2012

Psicologia dello sviluppo

Le strategie di ricerca per lo studio del cambiamento in psicologia dello sviluppo

Vi sono disegni sperimentali e osservativi di tipo trasversale (l'esperimento dell'orsacchiotto è di tipo trasversale) e disegni sperimentali e osservativi di tipo longitudinale. Sono due strategie complementari anche se hanno caratteristiche diverse fra loro:

  • Adottando il disegno di ricerca trasversale il ricercatore considera contemporaneamente gruppi di età diversi, mettendoli a confronto tra loro circa una particolare variabile. Questa strategia è la più usata in psicologia dello sviluppo, in quanto si mettono a confronto in poco tempo 3 gruppi di un campione (bambini di 2, 3 o 4 anni per comprendere sviluppo del linguaggio). Infatti dal punto di vista formale, per ricerca trasversale, si intende lo studio di un fenomeno psicologico che utilizza almeno 2 rilevazioni della stessa variabile in soggetti di età diversa.
  • Adottando il disegno longitudinale, invece, il ricercatore segue gli stessi soggetti nel tempo misurando i cambiamenti circa una particolare variabile (si segue quindi lo stesso campione in tempi diversi). Per ricerca longitudinale infatti si intende lo studio di un processo ontogenetico che occupa mesi o anni e che utilizza almeno due rilevazioni distanti temporalmente relativamente agli stessi soggetti.

Quindi, mentre il primo metodo ci fa capire le differenze tra i campioni di una fascia di età in confronto tra loro in un tempo breve, il secondo metodo invece ci fa comprendere i cambiamenti che avvengono nel campione selezionato in un lasso di tempo che può essere distante anche di molti anni. In altre parole quindi il metodo trasversale è appropriato quando l'obiettivo fondamentale consiste nell'individuare e nel confrontare le capacità e i comportamenti caratteristici delle diverse età, mentre i metodi longitudinali sono in genere preferibili quando si vuole studiare il processo ontogenetico.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dark89ness di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Dondi Marco.
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