- 1° PARTE -
• CHE COS’E LA PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO?
– Il modo più sintetico per descrivere la Psicologia dello Sviluppo: la psicologia dello sviluppo è quella disciplina
che si occupa del “cambiamento” psicologico in funzione del tempo.
- Tempo e spazio: due concetti incommensurabili
– Obiettivi:
– Gli obiettivi che la Psicologia dello Sviluppo si pone:
- Identificare e descrivere i “fenomeni psicologici” nei diversi momenti della vita, cercando di mettere in evidenza
i meccanismi responsabili del cambiamento. É molto importante tenere distinte queste due attività fondamentali;
- Da un lato c’è un grande lavoro di ricerca, attraverso degli strumenti metodologici (es. metodo sperimentale),
negli ultimi 100 anni sono state accumulate una grande quantità di conoscenze che derivano da una ricerca
obiettiva e oggettiva;
- Un altro obiettivo è evidenziare i meccanismi che sono responsabili del cambiamento.
- La 1° attività, quella descrittiva, ci consente di ricostruire una traiettoria evolutiva, di sviluppo → una
ricostruzione passo a passo delle tappe che caratterizzano l’evoluzione di una funzione specifica
- Nel 2° caso si deve cercare di spiegare i meccanismi che determinano la scansione evolutiva: es. Perché un
bambino inizia a parlare tra i 15 e i 18 mesi invece che a 6 o 24 mesi?
– Concetti che caratterizzano la definizione: tempo e cambiamento
• IL TEMPO
1. Tempo fisico
: un dato di natura che l’uomo ha sempre cercato di misurare con precisione; un dato di natura
che ha modellato la nostra evoluzione e quella di tutti gli organismi viventi (giorno/notte hanno modificato il nostro
modo di adattarsi all’ambiente, es. animali notturni/diurni, ciclicità delle stagioni).
- Per la scienza il “tempo” è una dei più grandi misteri; le teorie che cercano di interpretare l’origine, l’evoluzione,
la natura sono molte e contrapposte tra loro → quella maggiormente sostenuta è quella che fa risalire la nascita
del tempo al Big Bang;
- Dal momento del concepimento e ben oltre la fine della nostra vita verremo “agganciati” a quella che i fisici
chiamano freccia del tempo che ci trasporterà inesorabilmente verso la nostra disgregazione / dissipazione.
2. Tempo psicologico
: l'aspettativa e la memoria ci consentono di porre distintamente quella asimmetria
temporale tra prima e dopo, tra passato e futuro, che costituisce la percezione soggettiva del tempo.
– Esiste un tempo fisico che deve essere capito e condiviso socialmente, ma esiste anche un tempo soggettivo
che si dilata e si contrae, anche a dispetto del tempo fisico.
• IL CAMBIAMENTO
– Nel modo più astratto e formale per “cambiamento” si intende qualsiasi variazione, relativamente a qualsiasi
variabile o proprietà (microscopica o macroscopica), che si verifica tra un tempo T1 e un tempo T2.
– In psicologia dello sviluppo per “cambiamento” si fa riferimento ad un comportamento ad una capacità che con
l’età può aumentare o diminuire nella frequenza o nella quantità. É uno degli andamenti più banali che ci
possiamo aspettare nel corso dello sviluppo. – Un buon esempio di come possiamo rappresentare il
cambiamento attraverso una funzione lineare ci viene da
un periodo particolare della vita del lattante (tra gli 8-18
mesi)in cui assistiamo ad una crescita incredibile nel
numero di parole che il bambino produce e comprende.
Es. il cambiamento che aumenta
Es. il cambiamento che diminuisce 1
– Anche il pianto rappresenta una buona esemplificazione di questo
modo di intendere il cambiamento nel corso dello sviluppo. Assistiamo ad
una decrescita (dai 2 ai 5 mesi) nel volume del pianto che il bambino
manifesta, diminuiscono gli episodi in cui il bambino manifesta questo
comportamento, si riduce anche la durata di questi episodi. Questo
comportamento dopo i 5 mesi continua a diminuire, poi sulla base di una
forte influenza culturale diventerà quasi nullo nell’adulto.
Oppure si può fare riferimento ad un comportamento o ad una capacità che può sostituire, integrare o emergere
da un altro comportamento o capacità. Sono 3 aspetti che possiamo tenere distinti
– Es. Sostituzione
Es. gesto dell’indicare ( pointing
) è un comportamento molto frequente nel 1° anno
di vita, assume prima dell’emergere del linguaggio e può avere due funzioni:
- Imperativa: cioè il bambino indica qualcosa che vuole raggiungere;
- Dichiarativa: il bambino indica l’oggetto della conversazione, questo gesto
verrà poi sostituito dal linguaggio.
- Il pointing tende, quando il linguaggio comincia ad assumere sempre maggiore
importanza, a diminuire nella frequenza e ad essere sostituito soprattutto quando
svolge una funzione comunicativa (linguistica.
– Es. Integrazione
Abbiamo una funzione che preesiste e una seconda funzione che tende ad integrandosi manifestandosi in un
certo momento dello sviluppo.
Esempio:
- Contagio emotivo: dalla nascita (e per tutto il ciclo di vita),
- Empatia dai 18-24 mesi (e per tutto il ciclo di vita)
Sul meccanismo di base (contagio emotivo), una seconda funzione / capacità va ad integrare la prima sensibilità
nei confronti dei segnali emozionali che provengono dall’ambiente sociale.
– Es. Emergere
- Un comportamento può emergere da un altro comportamento / da un’altra capacità o da un insieme di
comportamenti e capacità.
Esempio: il sorriso che viene rivolto al volto umano → compare tra il 1° / 2° mese dopo la nascita.
- La comparsa del sorriso sociale emerge grazie allo sviluppo di altre capacità di
base che integrandosi tra di loro consentono al bambino di manifestare quel
comportamento:
1. La capacità di mantenere l’attenzione sostenuta per un certo periodo di tempo
(maggiore controllo attentivo), nelle prime settimane di vita si assiste ad una
progressiva capacità di controllare i momenti attentivi;
2. La capacità di mantenere uno stato di veglia per un periodo prolungato
(maggiore stabilità degli stati comportamentali), si fa riferimento ad una
condizione che, assieme al pianto e al sonno viene indicata all’interno della
psicologia come stato comportamentale. La veglia è piuttosto episodica, eppure
tra il 1° / 2° mese il bambino riesce a mantenere questa condizione per un tempo più prolungato;
3. La capacità di sincronizzare in modo sistematico le espressioni emozionali proprie con quelle del caregiver
(incremento delle competenze interattive), nelle prime settimane assistiamo ad una sempre maggiore sensibilità
dalle stimolazioni che derivano dall’ambiente sociale. 2
– Questi 3 aspetti fondendosi / integrandosi tra di loro consentono uno sguardo prolungato, un sorriso che si
manifesta per la prima volta nei primissimi mesi di vita.
• Il CAMBIAMENTO PUÒ ESSERE QUANTITATIVO O QUALITATIVO
– In modo molto più generale possiamo cercare di catturare tutte queste diverse modalità attraverso cui può
manifestarsi il cambiamento, attraverso due concetti contrapposti:
- Quantitativo: espansione del vocabolario → cambiamento progressivo e lineare, si ha come esempio una
funzione lineare crescente o decrescente;
- Qualitativo: sono cambiamenti a salti e dunque possono essere esemplificati dai cambiamenti di stato che
caratterizzano l’acqua a seconda delle varie temperature.
– Lo sviluppo è l’intreccio tra i cambiamenti quantitativi e qualitativi.
• TEMPO E CAMBIAMENTO
– Il cambiamento mostra accelerazioni e rallentamenti nei processi pur mantenendo una relazione con la
direzionalità del tempo fisico che non tutti condividiamo. Il tempo dunque non è la causa del cambiamento, ma è
in grado di vincolarlo dettando il ritmo e i processi che lo governano. Non può essere cambiamento senza tempo
e non può esserci tempo senza cambiamento (almeno negli organismi viventi).
• L’ONTOGENESI (cioè lo sviluppo dell’individuo) è quindi un processo caratterizzato da multidirezionalità, cioè
dalla co-occorrenza di perdita e acquisizione, di crescita e declino.
– Ci troviamo di fronte ad una tempesta di interazioni tra funzioni diverse, funzione che manifestano andamenti
diversi dal punto di vista del cambiamento che tendono comunque ad interagire tra loro, generando poi quei
comportamenti, quelle forme nuove che vediamo progressivamente emergere nel corso del tempo.
– Oggi cerchiamo di comprendere e interpretare questa complessità attraverso una nuova chiave di lettura, le
teorie dei sistemi dinamici complessi non lineari.
• ASPETTI METODOLOGICI della Psicologia dello Sviluppo:
– Primo aspetto importante: La PERCEZIONE dell’INFANZIA che caratterizza i nostri tempi e l’attenzione che
rivolgiamo a questa particolare fascia di età sono profondamente mutate rispetto al passato (recente), questa
percezione dipende dalla cultura di appartenenza.
– I grandi cambiamenti registrati nella 2°metà dell’800:
- nascita degli ospedali pediatrici → Necker di Parigi, Saint Anne a Vienna, Meier a Firenze, Bambin Gesù a
Roma;
- pubblicazione dei primi manuali circa l’allevamento del bambino (suggerimenti per i genitori: svezzamento);
- pubblicazione dei primi libri che mettono in evidenza per la prima volta problematiche legate all’infanzia, come
lo sfruttamento minorile, gli orfani… (Dickens).
• TEMI E “FUNZIONI” OGGETTO DI STUDIO
– Grazie a questo mutamento di scenario, la psicologia dello sviluppo si è concentrata in particolare sui processi
di cambiamento che interessano il comportamento e la mente, sebbene abbia iniziato ad occuparsi recentemente
anche delle strutture neurologiche che sostengono queste funzioni psicologiche fondamentali.
– Possiamo racchiudere entro 3 gradi macro categorie i temi e le funzioni che prevalentemente sono state
affrontate dal punto di vista della ricerca all’interno della Psicologia dello Sviluppo:
1°- Sviluppo della comunicazione
Es. lo sviluppo del linguaggio, che rappresenta una delle tradizioni più corpose all’interno della psicologia dello
sviluppo, ma anche lo sviluppo della comunicazione NON verbale in generale, ma anche in contesti specifici
come quello dell’interazione precoce madre-bambino nei primissimi mesi di vita. 3
2°- Sviluppo dell’intelligenza
: oggi preferiamo parlare di sviluppo cognitivo
Il richiamo è al cambiamento che caratterizza lo sviluppo percettivo, del pensiero, dell’attenzione, della memoria,
del ragionamento, della coscienza di sé, Piaget e la teoria dell’elaborazione delle informazioni hanno contribuito
ad aiutarci a comprendere come queste funzioni si evolvono nel tempo e quali sono le loro caratteristiche che le
specificano nelle diverse età.
3°- Sviluppo dell’affettività
: si fa riferimento allo sviluppo delle emozioni, della personalità e del temperamento.
Quando ci si riferisce al temperamento si fa riferimento ad un concetto utilizzato nella prima infanzia che si
ottiene attraverso la somministrazione di questionari ai genitori che consentono, in seconda battuta, di individuare
caratteristiche di natura temperamentale nei primi mesi di vita.
La relazione di attaccamento: da Bowlby in poi sono centinaia i contributi che ci hanno aiutato a comprendere la
natura di questo legame così importante per lo sviluppo.
Infine abbiamo lo studio della psicopatologia che implica la descrizione delle traiettorie di sviluppo tipiche, che ci
consentono di individuare precocemente le traiettorie di sviluppo atipiche che caratterizzano il rischio
psicopatologico.
• L E DIVERSE DENOMINAZIONI DELLA PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO
– Nel corso degli anni la psicologia dello sviluppo ha assunto diverse denominazioni:
1. Psicologia storica → mettendo in evidenza l’evoluzione delle diverse funzioni e capacità, la dobbiamo a S. Hall
(psicologo dello sviluppo statunitense);
2. Psicologia genetica → J.M. Baldwin (americano), J. Piaget (francese), genetica fa riferimento alla genesi, cioè
al cambiamento nel corso del tempo;
3. Psicologia dell’età evolutiva → assumendo che con il compimento dei 18 anni questo periodo si concludesse;
4. Psicologia dello sviluppo.
– Perché la psicologia dello sviluppo non si chiama più psicologia evolutiva? Perché lo studio dello sviluppo
implica un’analisi delle regolarità e del cambiamento che caratterizzano l’intero ciclo di vita.
• LE “BIOGRAFIE DEL LATTANTE” PIÙ CONOSCIUTE
– Vediamo a quali opere e a quali autori possiamo ricondurre i primi resoconti relativi allo sviluppo; questi primi
resoconti sono stati scritti in una forma diaristica → per questo parliamo di “biografia del lattante”:
1. Dr. Jean Héroard (medico di corte) ha seguito passo a passo lo sviluppo del futuro Re Luigi 13°, Re di Francia
dalla nascita per tutta la vita.
2. Dietrich Tiedemann (storico della filosofia e psicologo) per 30 mesi ha osservato con precisione e deduzione
uno dei propri figli, in apertura del libro ( “Osservazione sullo sviluppo mentale del bambino”
) dice:
“La seguente monografia tratta di un bambino nato il 23 agosto 1781. La data non è priva di importanza poiché la
determinazione dei periodi è fondamentale nello sviluppo ed è uno degli argomento meno considerati, tuttavia ciò
che risulta da queste osservazioni non può divenire legge generale, poiché i bambini, come gli adulti
progrediscono in modi diversi: alcuni velocemente, altri molto lentamente, o fornire comunque delle informazioni
su una successione delle possibilità per il progresso e ci permette di mettere appunto alcuni elementi se un
argomento privo del tutto di definizioni”
. Tiedemann ci dà un’idea del livello dello stato delle conoscenze
dell’epoca → quasi nullo relativamente alle tappe che caratterizzano lo sviluppo.
3. Darwin scrisse una descrizione al momento della nascita del suo primo figlio, che pubblicò 30 anni dopo aver
avuto altri 9 figli. Questo è un resoconto pubblicato su una rivista (ancora esistente), un’importante rivista di
filosofia, che viene stimolata da un articolo pubblicato sulla stessa rivista. Darwin aveva già manifestato il suo
interesse per lo sviluppo nel libro “ Sull'origine delle specie
” (1859). Dieci anni dopo, “ Nell’origine dell’uomo
”,
ancora una volta Darwin richiama in causa lo sviluppo, utilizza l’infanzia come termine di riferimento anche ad
altre specie di animali. Nel 1872 pubblica un libro fondamentale per quella che oggi chiamiamo psicologia delle
emozioni, che contiene richiami allo sviluppo e ad una serie di fenomeni che lo caratterizzano. 4
Il sorriso sociale (tra il 1° e il 2° mese): Darwin aveva già registrato questo momento importante nel corso dello
sviluppo, è molto importante perché è il primo organizzatore della vita psichica, una delle prime manifestazioni di
socialità. Tende a ritardare in casi specifici → i nati pretermine, tendono a manifestare questo comportamento in
ritardo e lo stesso vale per altre forme di patologie, ritardi di sviluppo o ritardi cognitivi.
Darwin scrisse: ” Questo bambino sorrideva a 45 giorni, un altro a 46, ed erano veri sorrisi, segnali di piacere
perché gli occhi brillvano e le palpebre erano semichiuse. I sorrisi comparvero soprattutto guardando la madre,
ed erano quindi di probabile origine mentale. Di quando in quando sorrideva anche in seguito, per qualche
sensazione interna, poiché non stava succedendo niente che potesse divertirlo o eccitarlo
”.
Questa è una riflessione di Darwin che rispecchiano quello che poi la ricerca è riuscita mano a mano è riuscita a
dimostrare.
• L'EREDITÀ CHE CI HA LASCIATO DARWIN:
– L’eredità che ci ha lasciato Darwin è incommensurabile:
- Ha ri-collocato (re-inserito) l’uomo nella natura (teorie dell’evoluzione);
- Ha inaugurato una comparazione sistematica tra l’uomo e le altre specie (approccio comparato);
- Ha introdotto il concetto di adattamento all’ambiente (concetto di cui discuteremo più volte);
- Ha introdotto metodi sistematici di osservazione, progressivo abbandonando dell’osservazione empirica.
– Darwin ci ha aiutato ad uscire dall’idea dell’ “infanzia” come soggetti privi di quelle capacità che caratterizzano
l’adulto, soggetti che venivano prevalentemente definiti in negativo, sulla base delle competenze e delle capacità
che non possiedono, sostituendo questa immagine ad un’idea di un organismo che comunque ha diversi livelli di
sviluppo e possiamo ritenerlo perfettamente adatto all’ambiente.
Es: il neonato è quasi privo di capacità motorie, però dispone di comportamenti, di sistemi di segnalazione
sociale che gli consentono di richiamare l’attenzione dell’adulto e quindi di garantirsi le cure appropriate.
– Il primo volume vero e proprio interamente dedicato al lattante è la cosiddetta biografia di Preyer, diventato un
best seller alla fine dell’800. Dal punto di vista metodologico, l’abbondanza del materiale e la meticolosità
dell’osservazione e delle descrizioni non ha eguali (ancora oggi), perché rimane moderno.
Pubblicò il 1° libro “La mente del bambino” in 2 volumi e qualche anno dopo “Fisiologia speciale dell’embrione”
,
dove ha continuato in modo comparato a richiamare lo svilupp
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