Psicologia dello sviluppo: prof. Dondi Marco
Il sorriso del nascituro: misteri e curiosità circa le origini del sorriso
Definizioni
Fase REM: Gli occhi sono chiusi, al di sotto delle palpebre è possibile osservare frequenti movimenti oculari, la respirazione è irregolare, il neonato può muovere la bocca ma questi movimenti non seguono una sequenza ordinata. L’attività motoria è spontanea, è rischioso svegliare un bambino nella fase REM.
Cambiamento: Qualsiasi variazione che si verifica tra un tempo T1 e un tempo T2.
Descrivere: Osservare in modo oggettivo utilizzando le metodologie di ricerche che usano le scienze.
Contagio emotivo: Riusciamo a sintetizzarci con un’emozione di un’altra persona, comportamento speculare ed è una cosa reciproca che abbiamo con gli altri; davanti abbiamo la rabbia e noi ci arrabbiamo.
Empatia: Comprendere l’emozione dell’altro.
Ontogenesi: Sviluppo dell’individuo.
Filogenesi: Sviluppo della specie.
Il sorriso è un comportamento universale, un atteggiamento positivo che non porta a comportamenti aggressivi. Il primo autore che si è occupato del sorriso è stato Darwin, poi c’è stato anche Duchenne de Boulogne che ha iniziato a studiare il sorriso e l’attività motoria facciale che si fa quando si sorride. Dumas è stato il primo a dedicare un’intera monografia al sorriso. Sono state avanzate 3 possibili interpretazioni circa il significato del sorriso: il sorriso come espressione di piacere, umore positivo, di felicità o di gioia (Frijda 1986); il sorriso come espressione di padronanza, di competenza (emozioni coinvolgimento); il sorriso come segnale non verbale per dei processi cognitivi, senso di auto-efficacia, per acquistare o rassicurare il partner sociale (risposta sociale). L’autore americano Spitz ha compiuto studi classici sull’ontogenesi del sorriso, in particolare nei bambini (studiava il sorriso dei bambini negli orfanotrofi o in ospedale durante il periodo di guerra). Dallo studio di Spitz, la psicologia dello sviluppo ha iniziato a capire quanto il sorriso nei bambini fosse importante: sorriso endogeno o neonatale (si manifesta quando il bambino è in una condizione di sonno e condizioni interne regolate dalla fisiologia interna); sorriso esogeno o sociale (comportamento che ha già connotati sociali e si manifesta nei bambini quando la mamma si presenta verso 18-20 mesi).
Il sorriso neonata viene considerato solo una semplice contrazione motoria e non una sua genuina espressione di emozioni perché: è presente nei bambini con gravi danni alle strutture neurologiche che si ritiene sostengano le risposte emozionali; non sembra elicitabile attraverso nessun stimolo conosciuto (i bambini sorridono a tutto = stimolazioni esterne); non è presente il sorriso di Duchenne cioè l’espressione prototipica della gioia. Il sorriso del neonato è il risultato dell’azione di un solo muscolo facciale, lo zigomatico maggiore (sorriso semplice); il sorriso di Duchenne appare più tardi nel corso dello sviluppo in concomitanza con l’emergere del sorriso sociale (sorriso del volto umano).
I prematuri o nati pre-termine vengono definiti i bambini che nascono prima delle 37° settimana, riescono a sopravvivere anche bambini che nascono alla 22° settimana (gravidanza 40 settimane). Il neonato manifesta il sorriso esclusivamente durante il sonno, in particolare durante il sonno attivo o REM (sogni, il corpo è attivato fisiologicamente). Soltanto a partire dal 1/2 mese il sorriso viene manifestato in stato di veglia. Stati Comportamentali: Stato I (sonno quieto, regolare o non REM); Stato II (sonno attivo, irregolare, paradosso o REM); Drowsiness (assopimento, sonnolenza); Stato III (veglia calma); Stato IV (veglia agitata); Stato V (piatto). Il neonato pre-termine tende a mostrare più frequentemente il sorriso nelle ore successive al parto piuttosto che in seguito. La comparsa del sorriso sociale implica: la capacità di mantenere l’attenzione sostenuta per un certo periodo di tempo (maggiore controllo attentivo); la capacità di mantenere uno stato di veglia per un periodo prolungato (maggiore stabilità degli stati comportamentali); la capacità di sincronizzare in modo sistematico le espressioni emozionali proprie con quelle del caregiver (colui che offre attenzioni) mamma (incremento delle competenze interattive).
Psicologia dello sviluppo: definizioni e concetti
La psicologia dello sviluppo è quella disciplina che si occupa del “cambiamento” psicologico in funzione del tempo. Noi siamo il risultato dei processi che ci sono all’interno del nostro organismo. Piaget studiò come i bambini percepiscono il tempo e quando inizia nei bambini il processo del tempo e scoprì che i bambini iniziavano a capire il processo del tempo in modo graduale. L’obiettivo che si pone è quello di identificare e descrivere i fenomeni psicologici nei diversi momenti della vita cercando di mettere in evidenza i meccanismi responsabili del cambiamento. La psicologia deve cercare di interpretare le traiettorie di sviluppo tenendo conto sia delle strategie psicologiche che delle influenze ambientali esterne. Non è il tempo il responsabile del cambiamento ma i processi che la psicologia vuole tenere conto. In particolare, la psicologia dello sviluppo si è soffermata sul cambiamento che riguarda il comportamento (sorriso) e sull’evoluzione delle capacità cognitive, sebbene più recentemente stia iniziando a occuparsi delle strutture neurali che sostengono tali attività = Piaget. Per cambiamento in psicologia dello sviluppo si fa riferimento a un comportamento o a una capacità che con l’età può aumentare o diminuire nella frequenza o nella quantità (sorriso sociale del bambino= inizialmente il bambino sorride sempre, ma man mano che l’età aumenta e che inizia a conoscere e riconoscere le persone sorride sempre meno e solo alle persone che conosce). Oppure si fa riferimento a un comportamento o a una capacità che può sostituire un’azione se ne aggiunge un'altra (gattonare, i bambini quando crescono piano piano), integrare (dimenticano di gattonare e camminano intorno ai 18 mesi inizia a emergere l’empatia o emergere da un altro comportamento o capacità. L’ontogenesi è quindi un processo caratterizzato da multidirezionalità, cioè dalla concorrenza di perdita e acquisizione di crescita e declino.
Temi e “funzioni” oggetto di studio: sviluppo della comunicazione (interazione tra madre e bambino), sviluppo dell’intelligenza (sviluppo dei processi cognitivi, analisi dei Q.I. per bambini), sviluppo dell’affettività. La psicologia dello sviluppo non si chiama più psicologia dell’età evolutiva perché lo studio moderno dello sviluppo implica un’analisi delle regolarità e del cambiamento nel corso dell’intero ciclo di vita = cambiamenti improvvisi di natura qualitativa. Il libro dello sviluppo (Preyer, C. 1882. Die seele des kindes. Leipzig: Fernan) osservazione scientifica dello sviluppo di uno dei suoi figli. Baldwin, Piaget, Vygotsky ritenevano che una prospettiva evolutiva fosse essenziale per comprendere il comportamento e i fenomeni mentali (“l’unica prospettiva possibile”). Queste teorie ancora oggi suscitano grande stupore dagli studiosi. Wundt invece non condivideva questa assunzione.
All’interno della psicologia dello sviluppo una miriade di teorie e modelli hanno affrontato in modo diverso e spesso contrapposto il problema del cambiamento. Esistono infatti svariati punti di vista sulle ragioni per cui si verificano questi cambiamenti e persino su cosa cambia nel corso dello sviluppo. Questo tentativo di descrivere e spiegare lo sviluppo ha generato ipotesi, teorie e modelli circa le traiettorie evolutive delle diverse funzioni psicologiche. Traiettorie evolutive: sviluppo delle emozioni, sviluppo della memoria, sviluppo dell’attenzione, sviluppo del linguaggio. Lo studio dello sviluppo è un compito multidisciplinare che richiede la collaborazione di specialisti provenienti dalle più diverse discipline. La psicologia dello sviluppo è una disciplina scientifica avendo adottato come principale strategia di acquisizione delle conoscenze il metodo sperimentale che caratterizza tutte le discipline scientifiche dalla fisica alla biologia.
Metodo sperimentale
Esperimento: Con l'esperimento è possibile indagare fenomeni specifici in laboratorio che di solito si svolgono nella realtà esterna; ci permette di mettere in evidenza pochi fatti precisi, uno delle ultime cose che lo sperimentatore fa, domande precise. Simulazione al computer: metodo elettivo per affrontare fenomeni diversi, sperimentazione - variare le condizioni e fattori diversi. Lo scopo è quello di verificare un’ipotesi teorica o empirica attraverso l’individuazione di nessi causali tra le variabili. Prevede la manipolazione di una variabile indipendente X per vedere se essa causa la variabile indipendente Y. In un contesto di ricerca una variabile è una qualsiasi proprietà di evento reale che viene misurata, la riduzione di un fenomeno a variabili incentra l’attenzione dello sperimentatore su alcuni eventi specifici. All’esperimento la psicologia dello sviluppo affianca altri metodi quasi sperimentali, i metodi correzionali (due variabili covariano assieme= manovre di avvicinamento) e l’osservazione naturalistica (osservare tante cose in un contesto naturale).
Osservazione naturalistica: Accuratezza dei protocolli (cioè trascrizione precisa e fedele degli eventi osservati), salvaguardia delle condizioni naturali in cui si verifica il fenomeno oggetto di osservazione. La micro-analisi è l’analisi fotogramma per fotogramma di materiale registrato in video, l’assunzione sullo sfondo è che certi fenomeni siano più evidenti ai micro-livelli di analisi e quindi più facilmente comprensibili. Un nuovo modo di esprimere le teorie nella scienze: non simboli né linguaggio ma un programma che simula i fenomeni. Un laboratorio sperimentale virtuale, il metodo elettivo per lo studio di sistemi complessi (permette di far entrare in gioco molte variabili simultaneamente e studiare fenomeni che non si potrebbe fare normalmente, si può accelerare rallentare il tempo attraverso la simulazione cercando di prevedere alcuni fenomeni).
Strategia di ricerca per lo studio del cambiamento
Metodi psicologici che interessano la psicologia in generale non solo quella dello sviluppo, e osserva direttamente i fenomeni, competenze specifiche attraverso strumenti adeguati: questionari che indagano il comportamento dei bambini sfruttando la collaborazione delle mamme su un aspetto specifico del bambino, o si può video-riprendere (mimica facciale), mirano ad analizzare nel tempo ciò che cambia. Disegni sperimentali e osservativi di tipo trasversale e disegni sperimentali e osservativi di tipo longitudinale. Adottando un disegno di ricerca trasversale, il ricercatore considera contemporaneamente gruppi di età diverse mettendole a confronto tra loro circa una particolare variabile (i più rappresentati, non richiedono impegno duraturo e sono molto brevi, caratteristiche di una funzione cognitiva nel tempo). Formalmente, per ricerca trasversale si intende lo studio di un fenomeno psicologico che utilizza almeno 2 rilevazioni della stessa variabile in soggetti di età diversa. Nel disegno longitudinale invece il ricercatore segue gli stessi soggetti nel tempo misurando i cambiamenti circa una particolare variabile e sono in genere preferibili quando si vuole studiare il processo di cambiamento e il rapporto tra i comportamenti precedenti e quelli successivi e rappresenta e costituisce il metodo elettivo per lo studio dei processi che sottostanno al cambiamento (come si sviluppa nel tempo la traiettoria di ciascun bambino perché sono gli stessi bambini, più impegnativo e quindi più lungo, possono durare anche 20 anni). Per ricerca longitudinale si intende lo studio di un processo ontogenetico che occupa mesi o anni e che utilizza almeno 2 rilevazioni distanti temporalmente relativamente agli stessi soggetti. Il metodo trasversale è appropriato quando l’obiettivo fondamentale consiste nell’individuare e confrontare le capacità e i comportamenti caratteristici delle diverse età.
Metodi micro-genetici
(Ultimo strumento metodologico quando ormai si hanno le idee molto chiare, quali sono le forze in gioco) il comportamento viene indagato negli stessi soggetti per un breve periodo di tempo ma per un numero elevato di sessioni. Consentono l’osservazione diretta del cambiamento e non solo del “prodotto” del cambiamento (metodi trasversali e longitudinali). Con questo arsenale di metodi tecniche e strategia di ricerca, la psicologia dello sviluppo si chiede: quando emerge nel corso dello sviluppo una determinata funzione (quando?, origine di un fenomeno, comportamento) - quando emerge il sorriso per la prima volta nel corso dello sviluppo?; quali sono le caratteristiche che la specificano nelle diverse età (come e che cosa cambia?) - come si modifica l’imbarazzo all’interno del processo evolutivo?; quale è la relazione tra funzioni diverse?
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