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Psicologia dello sviluppo del linguaggio

Teorie sull'acquisizione del linguaggio

Teoria dell'apprendimento/imitazione (Skinner, 1956)

Assunto di base: Parlare è un comportamento appreso in base a un meccanismo di stimoli e risposte rinforzato e ripetuto: gli enunciati accettabili vengono rinforzati e dunque ripetuti. Il bambino che dice mamma riceve abbracci e approvazione, e ciò facilita la ripetizione di quel comportamento; attraverso il modellamento, poi, il modo di esprimersi del bambino diventerebbe sempre più simile al linguaggio adulto.

Critiche:

  • Se il linguaggio fosse appreso solo per imitazione non si spiegherebbero le regole e le eccezioni della lingua che il bambino produce: gatto -> gatti; uovo -> uova (eccezione alla regola).
  • Povertà dello stimolo.
  • Nessuna prova evidente.

È una posizione associazionista cioè: 1) il linguaggio è un processo fondato su meccanismi associativi, frutto dell'esperienza; 2) non vi è alcuna competenza linguistica innata (agisce solo il rinforzo). Il linguaggio è considerato come un’attività motoria appresa col condizionamento operante e più specificamente costituisce un apprendimento semantico (Skinner,1957). Il comportamentismo segue il nominalismo empirico di Locke: i concetti non sono altro che etichette verbali associate ad insiemi di oggetti.

Teoria innatista (Chomsky, Lasnik, Pinker, Fodor)

Assunti di base:

  • Evoluzione biologica ha dato origine alla facoltà del linguaggio.
  • Conoscenza innata del linguaggio.
  • Il linguaggio è caratterizzato da un meccanismo di acquisizione che ne determina l’ampiezza e l’organizzazione.
  • Meccanismo di acquisizione (scoperta) delle regole inconsce (Grammatica Universale - stato iniziale) comuni a tutte le lingue.
  • L’uso del linguaggio richiede un set di abilità astratte, regole inconsce e una grammatica universale che è comune a tutte le lingue.

Si deduce che le abilità cognitive che supportano il linguaggio sono altamente specifiche per il linguaggio. Modularità del linguaggio: il cervello umano contiene un innato modulo di linguaggio che è separato da altri aspetti dei sistemi di funzionamento (articolatorio, percettivo, concettuale, ecc). Ciascun sistema funziona con modalità specifiche ed è accessibile in modo limitato, perché le informazioni sono incapsulate, cioè non influenzate da altri sistemi.

“La facoltà del linguaggio è incassata entro la più ampia architettura della mente e interagisce con gli altri sistemi cognitivi che impongono condizioni che la facoltà del linguaggio deve soddisfare per essere usata con successo” (Chomsky, 2000).

Programma minimalista (Chomsky 2000)

Postula aspetti non evidence-based. È una prospettiva che tiene in considerazione una dimensione cognitiva che postula ma non riesce a giustificare.

Assunti di base:

  • Natura e origini del linguaggio è specie-specifica ed è una “capacità cognitiva” superiore tipicamente umana.
  • Il linguaggio è dotato di un’infinità discreta: un sistema in cui un numero finito di unità può essere combinato in un numero infinito di modi (a partire da suoni si organizzano pensieri, sentimenti, fantasie, ecc.).
  • Creatività: possibilità di costruire un’infinità di messaggi a partire dalla combinazione di suoni che producono parole che combinate insieme producono frasi.
  • Ricorsività: possibilità di formare messaggi più complessi.

Condizioni: Stato iniziale + Ruolo esperienza = Stato finale, cioè utilizzo di una lingua. Evidenze: Tutti i bambini esposti al linguaggio lo imparano. Presenza di strutture cerebrali e di periodi critici. Criticità: Grammatica universale focalizza l’attenzione e quindi la spiegazione dell’acquisizione SOLO sullo sviluppo sintattico.

Ipotizza alcuni dispositivi innati:

  1. Grammatica universale (GU), riferibile ad una conoscenza geneticamente determinata delle regole e dei principi della grammatica riscontrabili in tutte le lingue (aspetti strutturali condivisi da tutte le lingue naturali).
  2. Dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio (LAD - Language Acquisition Device), è una struttura mentale innata che consente ai bambini di acquisire gli aspetti complessi della grammatica della propria madrelingua a partire dal linguaggio che sentono.

GU + LAD permettono di descrivere il linguaggio in termini di:

  • Competence: capacità universale di comprendere un numero infinito di frasi in base ad un numero finito di regole (competence è maggiore rispetto alla performance - produzione).
  • Performance: capacità di produrre il linguaggio, risente dell’esperienza. Individui operano trasformazioni sequenziali sulle parole, operando sostituzioni, cancellazioni, aggiunte.

Meccanismi di acquisizione della lingua: l’esposizione alla lingua parlata costituisce l’input che mette in moto il meccanismo di acquisizione del linguaggio che consente come output la rappresentazione mentale astratta della lingua.

Precondizione: meccanismo biologico preprogrammato. Povertà dello stimolo, input degradati (esitazioni, false partenze, frasi incomplete, sgrammaticate)… riformulazioni, espansioni.

La teoria di Chomsky spiega:

  • Perché i bambini imparano a parlare rapidamente.
  • Perché le tappe di sviluppo sono le stesse in tutte le culture e le classi sociali.
  • Perché il bambino può produrre espressioni mai sentite in precedenza (creatività).
  • Perché il linguaggio che il bambino produce può essere più ricco di quello a cui è stato esposto.

Chomsky reinterpreta la definizione saussuriana di langue e parole in termini di competenza (la capacità linguistica del parlante) e di esecuzione (le frasi che egli effettivamente produce), allo scopo di caratterizzare la competenza linguistica specificando le regole che la governano [mentre la linguistica tradizionale e quella strutturale (Bloomfield, 1933; De Saussure, 1916; Hejelmslev, 1943) si erano limitate ad analizzare le frasi e classificarne i componenti]. In base a questa interpretazione, per conoscenza di una lingua si intende essenzialmente conoscenza della sua grammatica (Chomsky, 1990).

Teoria interazionista/emergentista

libro

Teoria sociocostruttivista

libro

Piaget (1945)

Il linguaggio è un aspetto della capacità simbolica. Compare nel sesto stadio senso-motorio e segna il passaggio dall’intelligenza senso-motoria all’intelligenza rappresentativa. Il linguaggio compare quando il bambino ha la capacità di distinguere la rappresentazione dalla cosa rappresentata. Il linguaggio dipende dal pensiero, cioè non è altro che un sottosistema all’interno di una più generale capacità cognitiva, la "capacità simbolica". Linguaggio e pensiero dipendono dall’intelligenza stessa, che è anteriore al linguaggio ed indipendente da esso.

Vygotskij (1962)

Linguaggio e pensiero sono in origine indipendenti, cioè hanno sequenze evolutive autonome, ma poi si integrano in un processo di reciproco influenzamento e potenziamento. Il linguaggio è sociale ed acquista una funzione regolatrice del pensiero, che diventa così una costruzione sociale; interiorizzandosi, diventa individuale (e lo stesso sociale diventa individuale). "Il pensiero - secondo Vygotskij – non è semplicemente espresso in parole; esso viene ad esistere attraverso di esse". NB: Matrice culturale dei processi di significazione. Per Vygotskij, il linguaggio è lo strumento psicologico più importante che veicola i significati e gli elementi culturali di una società. Quando si sviluppa il linguaggio ha unicamente una funzione sociale comunicativa (es. vocalizzi). Solo dopo si fonde con il pensiero e diviene lo strumento attraverso il quale il bambino guida il suo comportamento (linguaggio egocentrico). Infine (verso i 7 anni) diviene attività “intrapsichica”, vero e proprio pensiero interiore.

Vygotskij VS Piaget

  • Per Vygotskij, il linguaggio si sviluppa prima come funzione sociale e poi quella relativa al pensiero – Per Piaget è subordinato alla nascita del pensiero simbolico.
  • Per Vygotskij il linguaggio egocentrico è il segnale che il bambino inizia ad utilizzare il linguaggio come strumento per veicolare il pensiero ed organizzare il comportamento – Per Piaget è solo il segno di un limite intellettivo, l’egocentrismo, ossia l’incapacità di assumere l’altrui punto di vista.
  • Per Vygotskij pensiero e linguaggio resteranno sempre parzialmente indipendenti.

Bruner (1983)

Non esclude l’esistenza del LAD (Chomsky) ma si deve riconoscere un ruolo altrettanto importante all’ambiente sociale. Ipotizza il L.A.S.S. (Language Acquisition Support System) come un sistema di supporto all’acquisizione del linguaggio, fornito dall’ambiente sociale (es. Motherese, protolinguaggio). Il linguaggio nasce dalla comunicazione interpersonale.

Pensiero e linguaggio

  • Aspetto linguistico-culturale prevalente su biologico-naturale: il linguaggio determina lo sviluppo del pensiero (Vygotskij) e non viceversa (Piaget).
  • Superamento dell’egocentrismo infantile di Piaget: l’attitudine comunicativa è originaria, il significato delle cose è frutto di negoziazione tra bambino e adulto, tra individuo e sistema della cultura.
  • Il linguaggio diventa decisivo nella formazione della mente, quale strumento di rappresentazione della realtà: “il modo con cui uno parla, diventa il modo con cui rappresenta ciò di cui parla”.
  • Queste forme di rappresentazione si definiscono all’interno delle relazioni sociali e culturali.
  • Il linguaggio sociale (cultura) diventa interiore e plasma la mente: aspetti socioculturali determinanti per il pensiero.
  • Si spiegano così i diversi comportamenti nelle diverse culture.

Teoria cognitivo-interazionista (Bruner, 1975-1983)

Riconosce l’esistenza di componenti maturative ed innate nello sviluppo del linguaggio, ma ritiene che queste ultime non siano le uniche, come postulato dagli innatisti, e che lo sviluppo verbale sia il prodotto di una interazione fra componenti maturative e stimoli ambientali. È noto che gli adulti interagiscono con il lattante non parlando come fanno di norma, ma adottando delle parole brevissime e ripetute e con una prosodia del tutto particolare (il cosiddetto “motherese” o “baby-talk”). Il tipo di interazione fra adulto e bambino cambia in rapporto con le crescenti capacità linguistiche del bambino, accompagnandole e stimolandole in modo coerente e decisivo. La pressoché regolare incapacità linguistica appurata nei circa trenta casi noti di bambini “selvaggi” sarebbe pertanto interpretabile come la dimostrazione della necessità pro-evolutiva della interazione, in certe fasi delicate dello sviluppo. “L’attenzione è concentrata più sulle parole che sulla grammatica” (Bruner 1983).

Il panorama della psicologia del linguaggio è dominato fino alla fine degli anni ’50 dalla visione comportamentista (acquisizione del linguaggio come una forma del più generale paradigma di apprendimento, “Verbal Behaviour”, Skinner 1957). Nella sperimentazione: 1. non si distingue tra acquisizione del linguaggio (come mezzo di espressione e di comunicazione) e una serie di sillabe senza senso; 2. non si considera il potere combinatorio e generativo della sintassi (costruzione di frasi che non appartengono al linguaggio degli adulti, es.: gli “ipercorrettismi” e le classi-perno aperte, dove un sintagma comune si combina produttivamente con varie parole).

A questo paradigma si oppone Chomsky (Chomsky 1959) che propone un modello opposto a quello ambientalista:

  • Il linguaggio è un sistema complesso, caratterizzato da un ordine interno costituito dalle regole della grammatica.
  • L’acquisizione del linguaggio deve necessariamente basarsi su un “Language Acquisition Device” (LAD), un dispositivo di acquisizione che ha come base una grammatica universale, una struttura linguistica profonda innata nella specie umana.
  • In questo modo si comprende la rapidità con cui i bambini acquisiscono la lingua madre (non si fanno corsi di grammatica!!!) e si supera l’idea dell’imitazione (non spiega la creatività e la ricchezza del linguaggio dei bambini (Chomsky 1957).

Sull’intenzionalità fa notare che pur essendo possibile formare enunciati grammaticalmente corretti ma privi di significato, in realtà questo avviene raramente nel bambino.

  • Bruner è interessato al modo in cui la conoscenza del mondo nel bambino guida il suo sviluppo linguistico, concentrandosi in modo particolare sull’intenzionalità del linguaggio.
  • Inizi degli anni ’70, Oxford, gruppo di studiosi che si interessarono agli aspetti pragmatici del linguaggio (ispiratore: teoria di Wittgenstein sull’attribuzione dei significati in base all’uso): pragmatica della comunicazione. 1. Valorizzazione del contesto in cui avvengono gli scambi linguistici e 2. Sottolineatura del valore culturale (Austin, Searle e Grice: attenzione agli enunciati performativi e sulla teoria degli “atti linguistici”, speech acts, distinti in locutori, illocutori e perlocutori a seconda che l'enunciato sia descrittivo, esprima un'intenzione o un'azione del parlante o infine un'emozione, preghiera o persuasione).

Dalla fine degli anni ’80 il linguaggio viene concepito in modo diverso: da fenomeno prettamente intraindividuale diviene eminentemente sociale e interindividuale.

Intenzionalità e ruolo del contesto

Si pone la distinzione tra un patrimonio di capacità del neonato, con radici biologiche, e l’esercizio funzionale di tali capacità che rappresenta un’acquisizione di strumenti culturalmente determinata.

  • Comprendiamo bene allora perché lo sviluppo sia necessariamente collegato all’interazione con le figure che rappresentano, nel corso della vita, i medium per l’acquisizione della cultura di appartenenza.

Bruner dice che: “Dire che i bambini sono anche sociali è una banalità. Essi sono attrezzati per rispondere alla voce umana, all’azione e al gesto umano” (Bruner 1983).

  • Fin dal primo mese di vita la co-orientazione degli sguardi è la prima modalità con cui l’adulto stabilisce una condivisione della realtà con il bambino, una referenza congiunta. Spesso l’adulto, volge lo sguardo nella stessa direzione e nomina l’oggetto dello sguardo costituendo una vera e propria protoconversazione. A sua volta quest’attività strutturante e di sostegno (scaffolding) promuove nel bambino la capacità di seguire gli sguardi dell’adulto (Bruner, Scaife 1975).

Competenza comunicativa e ruolo dell’adulto

  • L’adulto è portato a considerare attivi e intenzionali gli atti del bambino fin dalle prime settimane di vita, anche quando ancora non lo sono, e così facendo sostiene la costituzione di un sistema di segnali dove il bambino si rende conto che i suoi atti sortiscono effetti sugli altri.
  • Il linguaggio soddisfa importanti funzioni sociali (regolare il comportamento altrui, trasmettere informazioni, etc.).
  • Lo sviluppo delle competenze comunicative richiede l’apporto degli adulti.

Secondo Bruner il contesto sociale familiare aiuta il bambino ad interpretare il linguaggio parlato da chi lo accudisce. “… non potremo fare molti progressi se aderiamo all’impossibile ipotesi di un estremo empirismo o a quella miracolosa di un puro innatismo” (Bruner, 1983).

Da un punto di vista evolutivo, quando tra l’adulto (caregiver) e il bambino si crea un rapporto strutturato con suddivisione di compiti, alternanza di turni, complementarietà di ruoli, regole e convenzioni, siamo di fronte ad un sistema comunicativo che costituisce l’ossatura relazionale che sarà seguita anche dalle interazioni linguistiche successive.

Bruner chiama quest’unità di comunicazione format, che definisce come “una struttura d’interazione standardizzata, inizialmente microcosmica fra un adulto e un bambino, che contiene dei ruoli delimitati, che alla fine diventano reversibili” (Bruner 1983).

Un format nasce nel momento in cui un contesto naturale viene convenzionalizzato, ritualizzato con delle procedure ripetitive permettendo al bambino di fare emergere dallo sfondo del flusso fenomenico dei segnali significativi e stabili. Le azioni di ciascuno dei due partecipanti sono contemporaneamente risposta e stimolo successivo, in un processo di influenzamento reciproco che permette di creare forme sempre più evolute di cooperazione.

Essi costituiscono il principale veicolo attraverso cui è possibile rendere chiare le proprie intenzioni comunicative e cogliere quelle altrui. Di conseguenza i format sono gli strumenti fondamentali per il passaggio dalla comunicazione alla verbalizzazione poiché possiedono una struttura sequenziale, una storia, implicano l’elaborazione di una intenzione ed una attività interpretativa.

La funzione linguistica fondamentale quindi non è tanto una struttura sintattica innata (Chomsky) ma la capacità cooperativa, di regolazione del lavoro comune. Per Bruner è l’azione condivisa che detiene le regole della grammatica dei casi e quindi il linguaggio si pone come un’estensione specializzata e convenzionalizzata dell’azione comune (Bruner 1975).

L’ambiente linguistico deve pertanto essere preparato, cioè possedere caratteristiche sia familiari che di routine, cioè essere articolato in un insieme di format che diano delle coordinate stabili e prevedibili al...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiara9B4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Zanetti Maria Assunta.
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