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Massimo Dolce

Massimo Dolce, direttore didattico a r., abilitato all’insegnamento di scienze umane e storia nelle scuole secondarie superiori, esercitatore e ricercatore dal 1977 al 1981 presso la Cattedra di Psicologia Sperimentale della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Palermo.

Ha presieduto convegni e corsi di aggiornamento destinati a dirigenti e docenti delle scuole materne, elementari e medie. Ha diretto seminari di studio destinati ai docenti di sostegno delle scuole statali e regionali. Ha pubblicato i risultati di ricerche metodologico-didattiche.

L’educazione dell’uomo nella società contemporanea

Connotazioni della civiltà tecnologica

Un esame, sia pure a grandi linee, dell’età contemporanea, che si qualifica soprattutto come civiltà tecnologica, consente di individuare i problemi significativi della scuola nel nostro tempo. L’espressione “civiltà tecnologica” è, senza dubbio, quella che meglio definisce i caratteri della nostra epoca.

Tecnica ed industria segnano il tramonto della società contadino-artigianale; l’energia atomica segna la fine della tradizionale concezione della materia, pone in una nuova dimensione l’attività indagatrice e produttiva dell’uomo, costituisce il rischio in cui oggi è posta l’esistenza.

La storiografia moderna, riconoscendo valore culturale agli utensili, ai mezzi e alle fonti di energia, mostra di avere pienamente compreso che anche gli strumenti sono in grado di qualificare in modo essenziale l’orientamento della civiltà. Ciò premesso, vediamo di individuare i caratteri fondamentali dell’età tecnologica.

Nel mondo di ieri, lo spazio e il tempo caratterizzavano e diversificavano l’esperienza umana rinchiudendola dentro ristretti e ben definiti limiti. Le barriere naturali rendevano difficili i contatti e i messaggi da altri luoghi, sottraevano le culture e le civiltà al confronto e ne favorivano l’isolamento e la staticità. In questo contesto, la vita si costruiva sul modello e sul tesoreggiamento di ciò che era stato fatto e sperimentato nel passato: il ritmo delle innovazioni, dei cambiamenti e delle trasformazioni era assai lento. Oggi, invece, le dimensioni dello spazio e del tempo sono profondamente mutate.

L’annullamento delle distanze operato dalla velocità dei mezzi di comunicazione e di informazione ha reso possibile il superamento delle differenziazioni di cultura locali, di particolarità etniche. Il mondo si avvia finalmente alla sua unificazione culturale.

Come è stato osservato, “mentre l’uomo del passato subiva lo spazio, l’uomo della civiltà tecnologica è prima conquistatore e poi divoratore di spazio. Lo spazio vinto lascia un vuoto che viene occupato dal tempo. Non più ostacolato dallo spazio, il tempo umano diventa più intenso e più veloce. È il fenomeno detto dell’accelerazione della storia”.

In questa nuova situazione, la vita non si costruisce più sull’esperienza del passato, ma essenzialmente sulla traiettoria di traguardi futuri. Le civiltà antiche definivano l’uomo in base ai legami che avvincevano l’individuo al suo passato. Questo mondo è finito. L’uomo di oggi è definito dal suo fare che prevale sull’essere (in senso esistenziale non ontologico) quanto sull’avere. L’individuo è apprezzato, cioè, non tanto per quello che è o per quello che possiede, ma soprattutto per quello che sa fare. Valutazione, quest’ultima, più personalizzante e interiore all’uomo di quelle che rischiano di ridurlo ad un sottoposto.

Ma la caratterizzazione di “homo faber”, se trova i suoi precedenti nel Rinascimento, nell’io creatore dell’idealismo e nel “self made men” dell’età borghese, ha oggi un significato più concreto e preciso: nell’età tecnologica, l’individuo è soprattutto creatore di artefatti. Per la prima volta l’uomo è riuscito a manipolare la genesi stessa della materia, avventurandosi in un vertiginoso succedersi di conquiste e di progetti di cui non è possibile stabilire i limiti e le conseguenze. Si è giunti a manipolare gli atomi nella chimica, l’energia nucleare nella fisica, i geni e gli acidi nucleici nella biologia, creando realtà nuove.

Sovrapposto un mondo artificiale al mondo naturale, l’uomo cerca la responsabilità degli eventi non più nella natura (di cui può prevedere e dominare gli eventi catastrofici ed eleteri), ma solo in se stesso. Egli, con gli strumenti di cui dispone, è in grado di correggere anche la geografia secondo la sua volontà: il deserto può diventare giardino, i paesi sottosviluppati possono avere le loro risorse, il circolo polare artico può diventare produttivo.

Le scienze umane, inoltre, dalla psicanalisi alla sociologia della conoscenza, stanno via via perfezionando i propri metodi di terapia e di guida della nostra condotta. La scienza, in definitiva, domina e guida incontrastata ambiti e piani sempre più vasti della nostra vita individuale e sociale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dolmas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Pepi Anna Maria.
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