Comunicazione e linguaggio nei bambini
Che cosa vuol dire comunicare?
Comunicazione è quella fitta rete di scambi di informazioni e di relazioni sociali, che ha in sé un aspetto sociale e relazionale, una matrice culturale ed una natura convenzionale. Dipende dall’esigenza naturale ed è una capacità innata. Gli atti comunicativi sono rappresentati dall’espressione e dal contenuto.
Pierce ha diviso tre tipi di possibili relazioni: nei simboli (arbitraria), nelle icone e negli indici (che si riferiscono solamente al qui e ora). La semiotica è la scienza che studia i segni, i codici, di cui Perce e Saussure sono considerati i fondatori. I codici stabiliscono le corrispondenze tra espressione e significato dei segni e le regole di combinazione. Componenti della comunicazione sono 6:
- Emittente
- Ricevente
- Canale
- Messaggio
- Codice
- Referente
La competenza comunicativa è l’insieme di conoscenze e regole che un individuo deve osservare per essere inserito in una comunità con cui condivide codici specifici. Fondamentale nella comunicazione è l’intenzionalità, cioè la volontà di trasmettere informazioni.
Linguaggio: capacità degli esseri umani di saper utilizzare una lingua (metodo puramente umano e non istintivo). Il linguaggio può essere inteso come un sistema simbolico di comunicazione. La lingua, invece, è un sistema simbolico astratto e socialmente determinato. La capacità di usare simboli è legata alla capacità di rappresentarsi nella mente la realtà esterna.
Comunicazione non verbale
La comunicazione non è solo verbale: esempi di comunicazione non verbale:
- Prosodia: l’intonazione della lingua, cui i bambini sono sensibili sin dalla nascita.
- Sorriso e sguardo: prima dei 3 mesi il sorriso è una risposta fisiologica (sorriso endogeno). Dopo i 3 mesi il sorriso esprime un’emozione. Lo sguardo ed il contatto oculare consentono l’instaurarsi di relazioni interpersonali. Sorriso e sguardo assumono la funzione di "regolatori".
- Gesti: insieme di movimenti che accompagnano il parlato, evidenziandone il significato. Esistono, naturalmente, gesti convenzionali (che hanno valore anche se usati da soli) e gesti non convenzionali (personali, senza significati standard). Quando i bambini iniziano a comunicare, lo fanno intenzionalmente tramite il canale gestuale.
Nei bambini
- Sorriso endogeno
- Sorriso esogeno (dietro stimoli quali la voce materna)
- Sorriso sociale
- Comunicazione intenzionale tramite gesti comunicativi intenzionali deittici
Tre tipi di gesti
- Indicare
- Mostrare
- Richiedere
Due tipi di comunicazione
- Richiesta (richiedere e indicare richiestivo)
- Dichiarazione (mostrare e indicare dichiarativo)
Una modalità: il bambino guarda alternativamente l’oggetto e l’adulto.
Noi e gli altri animali
a. Antropocentrismo: enfatizza le diversità uomo-animale
b. Antropomorfismo: evidenzia le somiglianze
La controversia consiste nello stabilire se effettivamente il linguaggio sia un fatto specificamente umano. La percezione umana del linguaggio si basa sull’elaborazione rapida delle caratteristiche temporali del suono. Così, molte vocalizzazioni dei primati sembrano indicare referenti specifici.
Tentativi di insegnamento ai primati di una lingua umana
Sulle scimmie, falliscono a causa dell’insufficienza degli organi vocali. Sembra, in più, che manchino di specifiche abilità sociocognitive di apprendimento tramite l’interazione con gli altri.
Tomasello trova differenze tra comunicazione umana linguistica e comunicazione di altre specie:
- Il linguaggio umano è simbolico; gli animali non comprendono che simboli possano essere condivisi o modificati.
- La comunicazione linguistica è grammaticale: ovvero formata da regole condivise che consentono di costruire i messaggi; dall’osservazione del comportamento comunicativo animale, emerge che questo sia sempre strumentale e mai dichiarativo; la comunicazione animale è legata al qui e ora.
Le componenti della lingua
- Fonetica: studio dei suoni linguistici intesi come eventi fisici e psicologici; studio di come questi vengano prodotti dall’apparato fonoarticolatorio.
- Fonologia: si occupa delle rappresentazioni astratte e delle regolarità dei suoni linguistici.
- Semantica: studio del significato delle parole (semantica lessicale) e delle frasi (semantica proposizionale).
- Morfologia: analizza il morfema e studia i principi e le regole che consentono di modificare il significato e la forma delle parole.
- Sintassi: insieme dei principi secondo cui le parole sono ordinate per formare una frase possibile in una lingua specifica.
- Pragmatica
Le lingue dei segni
I movimenti ed i gesti danno voce ai pensieri, e queste lingue hanno a tutti i livelli di analisi un’organizzazione strutturale paragonabile a quella delle lingue vocali. Hanno una funzione sociale e culturale indubbia. Questo dimostra che la modalità acustico-vocale è una condizione sufficiente ma non necessaria per l’esplicarsi della facoltà del linguaggio.
Comunicare prima di parlare
I bambini, intorno al primo anno di vita, iniziano a comprendere e produrre linguaggio verbale. Questo perché, durante questo tempo:
- Hanno imparato a interagire con gli adulti ed a condividere l’attenzione sui medesimi oggetti
- Hanno imparato a comunicare intenzionalmente con gesti e suoni
- Si sono sintonizzati sui suoni della lingua
- Hanno esercitato i loro organi fonatori
- Hanno sviluppato la capacità di usare simboli
Emergere della comunicazione
- Nascita: imitazione facciale, selettiva e differenziata.
- 6 settimane: correzione delle risposte imitative: si sperimentano i propri comportamenti cercando di controllarli. Piaget parla di reazioni circolari, cioè che tendono a ripetere le azioni che provocano effetti piacevoli.
- 2-3 mesi: si arricchisce l’interazione con l’adulto (intersoggettività primaria, protoconversazioni, pseudodialoghi).
- 3-9 mesi: l’interazione faccia a faccia prende la forma di routine di azione condivisa. L’attività è coordinata e si definiscono i ruoli e le azioni convenzionali. L’interazione è ancora, tuttavia, diadica, ovvero bambino-adulto/bambino-oggetto.
- 8-12 mesi: emerge una particolare competenza sociale, cioè la condivisione dell’attenzione. La situazione diventa triangolare.
- Fine del primo anno di vita: i bambini sono capaci di adeguare i propri segnali comunicativi alle risposte dell’adulto e più abili a comprendere le intenzioni comunicative e a controllare gli stati intenzionali degli altri.
Tutti questi comportamenti sono importanti e segnalano l’emergere nei bambini di complesse abilità cognitive e sociali.
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