Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Noi e gli altri animali:

a. antropocentrismo: enfatizza le diversità uomo-animale

b. antropomorfismo: evidenzia le somiglianze

La controversia consiste nello stabilire se effettiva,ente il linguaggio sia un fatto specificamente

umano.

La percezione umana del linguaggio si basa sull’elaborazione rapida delle caratteristiche temporali

del suono. Così, molte vocalizzazioni dei primati sembrano indicare referenti specifici.

Tentativi di insegnamento ai primati di una lingua umana:sulle scimmie, falliscono a causa

dell’insufficienza degli organi vocali. Sembra, in più, che manchino di specifiche abilità

sociocognitive di apprendimento tramite l’interazione con gli altri.

Tomasello trova differenze tra comunicazione umana linguistica e comunicazione di altre specie:

a. il linguaggio umano è simbolico; gli animali non comprendono che simboli possano essere

condivisi o modificati.

b. La comunicazione linguistica è grammaticale: ovvero formata da regole condivise che

consentono di costruire i messaggi; dall’osservazione del comportamento comunicativo

animale, emerge che questo sia sempre strumentale e mai dichiarativo; la comunicazione

animale è legata al qui e ora.

Le componenti della lingua:

a. Fonetica: studio dei suoni linguistici intesi come eventi fisici e psicologici; studio di come

questi vengano prodotti dall’apparato fonoarticolatorio.

b. Fonologia: si occupa delle rappresentazioni astratte e delle regolarità dei suoni linguistici.

c. Semantica: studio del significato delle parole (semantica lessicale) e delle frasi (semantica

proposizionale).

d. Morfologia: analizza il morfema e studia i principi e le regole che consentono di modificare

il significato e la forma delle parole.

e. Sintassi: insieme dei principi secondo cui le parole sono ordinate per formare una frase

possibile in una lingua specifica.

f. Pragmatica

Le lingue dei segni: i movimenti ed i gesti danno voce ai pensieri, e queste lingua hanno a tutti i

livelli di analisi un’organizzazione strutturale paragonabile a quella delle lingue vocali. Hanno una

funzione sociale e culturale indubbia. Questo dimostra che la modalità acustico-vocale è una

condizione sufficiente ma non necessaria per l’esplicarsi della facoltà del linguaggio.

2. Comunicare prima di parlare

I bambini, intorno al primo anno di vita, iniziano a comprendere e produrre linguaggio verbale.

Questo perché, durante questo tempo:

- hanno imparato a interagire con gli adulti ed a condividere l’attenzione sui medesimi oggetti

- hanno imparato a comunicare intenzionalmente con gesti e suoni

- si sono sintonizzati sui suoni della lingua

- hanno esercitato i loro organi fonatori

- hanno sviluppato la capacità di usare simboli

Emergere della comunicazione:

a. Nascita: imitazione facciale, selettiva e differenziata.

b. 6 settimane: correzione delle risposte imitative: si sperimentano i propri comportamenti

cercando di controllarli. Piaget parla di reazioni circolari, cioè che tendono a ripetere le

azioni che provocano effetti piacevoli.

c. 2-3 mesi: si arricchisce l’interazione con l’adulto (intersoggetività primaria,

protoconversazioni, pseudodialoghi).

d. 3-9 mesi: l’interazione faccia a faccia prende la forma di routine di azione condivisa.

L’attività è coordinata e si definiscono i ruoli e le azioni convenzionali. L’interazione è

ancora, tuttavia, diadica, ovvero bambino-adulto/bambino-oggetto.

e. 8-12 mesi: emerge una particolare competenza sociale, cioè la condivisione dell’attenzione.

La situazione diventa triangolare.

f. Fine del primo anno di vita: i bambini sono capaci di adeguare i propri segnali comunicativi

alle risposte dell’adulto e più abili a comprendere le intenzioni comunicative e a controllare

gli stati intenzionali degli altri.

Tutti questi comportamenti sono importanti e segnalano l’emergere nei bambini di complesse abilità

cognitive e sociali.

Lo sviluppo vocalico:

Tramite alcune tecniche ( misurazione delle frequenze e del battito cardiaco, rotazione condizionata

della testa, abitazione/disabituazione), la nostra conoscenza sulla percezione dei suoni linguistici da

parte dei bambini è aumentata. In generale, sembra evidente come l’apprendimento dei segnali

linguistici cominci quando il sistema uditivo è funzionante (ultimo trimestre di gravidanza).

I bambini alla nascita sono in grado di distinguere i suoni linguistici in modo categoriale e di

percepire le differenze tra le lingue. Intorno al primo anno di età, questa capacità che sembra essere

innata viene persa, e viene man mano appresa la lingua cui si è maggiormente esposti.

La formazione delle parole:

I bambini cominciano ad usare vere e proprie parole dopo che hanno sviluppato la capacità

simbolica, espressa anche nell’attività ludica. È tuttavia difficile distinguere le sue prime parole,

spesso perché sono abbreviate e pronunciate in modo diverso ed in contesti diversi. Sembra che

comunque ci sia una sostanziale continuità tra lallazione prelinguistica e sviluppo del vocabolario.

Più che di vere e proprie parole, i bambini dispongono di routine che entrano a far parte di

interazioni sociali altamente strutturate che assolvono a specifici intenti sociali.

All’inizio, la comprensione e la produzione della lingua sarà legata al contesto, mentre col passare

del tempo si sgancerà da questo.

In questa primissima fase dello sviluppo, Caselli e Casadio hanno evidenziato interessanti relazioni

tra gesti e parole:

- esiste una corrispondenza tra gesti prodotti e parole comprese

- economia del vocabolario: e pronuncia la parola o produce il gesto

- il contesto influenza l’uso di gesti e parole: oggetto in mano = stessa probabilità di gesto o

parole/ oggetto non in mano ma percepito= maggiore probabilità che si usi una parola

- anche i gesti seguono un processo di decontestualizzazione

- i genitori incoraggiano l’uso delle parole a discapito dei gesti

3. Comunicare e parlare

Lo sviluppo del lessico (vedi tabella pg 54-55): si valutano aspetti diversi come il ritmo di

acquisizione delle parole, il modo in cui vengono imparate, la composizione del vocabolario…

L’espansione del vocabolario avviene con ritmi e tempi diversi per ognuno. A volte si passa per una

fase di “esplosione del vocabolario”, in cui si imparano fino a 5 nuove parole al giorno.

Ma come fanno i bambini a imparare nuove parole? Come il bambino arriva a condividere il

significato delle parole con gli adulti?

Diverse sono le teorie al riguardo:

a. il bambino nasce dotato di alcuni vincoli cognitivi che guidano il suo apprendimento:

- principio della mutua esclusività: limitare le interpretazioni che si danno alle parole

- principio dell’attribuzione rapida del significato: parole nuove vengono attribuite ad oggetti

nuovi

- vincolo dell’oggetto integro: la parola indica l’insieme, il coniglio ad esempio, non una

parte, come le orecchie

- vincolo tassonomico: parole assegnate a intera categoria

b. processo di apprendimento sociale, il comportamento dei genitori provoca la condivisione

tra suoni e significati: l’attenzione condivisa e l’alternanza dello sguardo tra bambino e

oggetto cono condizioni essenziali per lo sviluppo del vocabolario

c. ruolo fondamentale degli elementi linguistici distintivi

Caratteristiche delle prime parole:

- usate in modo polifunzionale e polisemantico: sia per l’uso strumentale che dichiarativo

- usate in modo ristretto (ipogeneralizzazione): il cane è solo il proprio cane, gli altri non

vengono chiamati così

- ipergeneralizzazione: la parola cane viene usata per altri animali con 4 zampe e una coda.

Il repertorio del bambino è composto quasi esclusivamente da nomi, mentre verbi e aggettivi sono

quasi assenti (meno del 5% del totale).

Due stili di acquisizione del linguaggio:

- referenziale: repertorio ricco di nomi, particolare attenzione alle parole e alle sequenze di suoni

che le distinguono; maggiore interesse verso gli oggetti e il vocabolario si espanderà presto. (più

spesso posseggono questo stile le femmine, i primogeniti e bambini di classe sociale medio-alta)

- espressivo: caratteristico di bambini che conoscono meno nomi ma una maggiore quantità di

routine sociali, frasi fatte e giochi di parole. Particolare attenzione all’intonazione, sono ottimi

imitatori. Posseggono frasi stereotipate come unica unità (cosa vuoi, chi è, cos’è). Sembrano

precoci ma sviluppano più lentamente il vocabolario. (posseggono questo stile i maschi,

secondogeniti, della classe medio-bassa).

Dalla parola alla frase:

Molti studi hanno evidenziato che lo sviluppo della capacità di combinare più parole in una frase

dipende dall’ampiezza del vocabolario. Si crede che siano necessarie almeno 100 parole all’interno

del repertorio. Oltre che le parole, si combinano anche i gesti, spesso a rinforzare il significato degli

enunciati vocali (enunciati crossmodali), in modo complementare, equivalente o supplementare

(indicare un fiore / fare con la mano e dire “ciao” / indicare il gatto e dire “nanna”).

La combinazione supplementare veicola diversi significati:

- ricorrenza

- negazione

- agente-azione

- locazione

- possesso

- proprietà

Spesso prima prima di formare vere e proprie frasi, il bambino utilizza due/tre parole in sequenza

“bambola sporche mani”.

La costruzione della frase:

- formazione del nucleo della frase: predicato + elemento nominale

- ampliamento del nucleo: + aggettivi + articoli + avverbi

La comparsa di pronomi personali, preposizioni, subordinate argomentali implicite ed esplicite ha

una grande variabilità individuale.

4. Spiegare, discutere, raccontare

La capacità di comprendere e produrre narrazioni è data:

- distacco dalla situazione presente (eventi già accaduti o di fantasia)

- interruzione dell’alternanza dei turni

- acquisizione di espressioni atte ad esprimere la sua valutazione degli eventi

- capacità di creare un discorso coerente

l’arricchimento del lessico è un processo lungo e costante. L’inventario fonetico si completa tra i 4

e gli 8 anni. L’uso delle parole è sempre più orientato alla condivisione delle conoscenze sociali. Si

evolve così anche l’uso del connettivo perché, utilizzato ancora solo per esplorare il significato

della parola stessa, più che per ricercare funzioni e causalità.


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

8

PESO

48.50 KB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Caratozzolo Amalia.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Psicologia dello sviluppo

Psicologia dello sviluppo – Osservazione
Appunto
Psicologia dello sviluppo – Ricerca dell'identità
Appunto
Psicologia dello sviluppo
Appunto
Psicologia dello sviluppo – Contingenze
Appunto