Psicologia dello sviluppo cognitivo
Riferimenti bibliografici
Macchi Cassia, V., Valenza, E., Simion, F. (2012). Psicologia dello sviluppo. Il Mulino. (Cap. 1, Cap. 4, Cap. 5, Cap. 6, Cap. 7, Cap. 8, Cap. 9).
Barone, L. (2009). Manuale di psicologia dello sviluppo. Carocci. (Cap. 4).
Goswami, U. (2008). Cognitive Development. (Cap. 4 pp. 108-145, Cap. 7 pp. 220-231, Cap. 8 pp. 250-272).
Argomenti delle prove
- 1o prova: Macchi Cassia et al. (2012). Cap. 1,4,5,6; Barone (2009). Cap. 4; Goswami Cap. 8.
- 2o prova: Macchi Cassia et al. (2012). Cap. 7,8,9; Goswami (2008). Cap. 4,7.
Prima parte
Cosa si intende per sviluppo cognitivo?
Dobbiamo per prima cosa distinguere il concetto di sviluppo da quello di crescita. Crescita: fa riferimento alla dimensione quantitativa del cambiamento, si riferisce a variabili biologiche; è l’incremento della massa e della struttura corporea (peso ed altezza), può venire sia linearmente sia con andamento logaritmico.
Per esempio la crescita ponderale ha varie oscillazioni, all’inizio c’è una crescita elevata, poi si affievolisce e durante l’adolescenza aumenta di nuovo. I valori si possono posizionare nei vari percentili, da 0 a 100; essere al 50esimo percentile vuol dire che il 50% di persone pesano meno di noi e il 50% di più. Quando si è nei percentili estremi vuol dire che ci sono dei problemi.
Oltre ad esserci lo sviluppo, a volte si parla anche di perdita; in particolare, un esempio eclatante sono i riflessi neonatali. Alcuni esempi di riflessi neonatali sono il grasping e la suzione.
È importante la capacità di discriminazione dei volti: a 6 mesi i bambini discriminano allo stesso modo i volti di scimmia e quelli umani secondo il paradigma dell’abituazione. Questo perché il bambino non è ancora abituato a una grossa quantità di volti umani, così come non è abituato a volti di scimmie. Crescendo, entro i 9 mesi, i bambini sono più in grado di discriminare maggiormente i volti umani e fanno molta più fatica per quelli di scimmia.
Un esempio è quello dei bambini cinesi che fino ai 9 mesi discriminano R ed L, ma successivamente immersi nel loro contesto culturale, perdono la capacità di discriminazione di questi fonemi (discriminazione fonemica).
Lo sviluppo non è sempre lineare o a curva (in entrambi i casi è sia negativo che positivo), ma può esserci anche uno sviluppo ad U (es. iperregolarizzazione dei verbi) od uno sviluppo monotono in cui la crescita non segue sempre la stessa direzione.
I primi 6 mesi c’è la ripetizione delle parole che sentono, poi i bambini scoprono la regola nella formazione del participio passato e la applicano a tutti i verbi; in una terza fase vengono poi scoperte le eccezioni alle regole. La curva ad U riguarda le prestazioni, non la competenza che cresce sempre (il bambino scopre la regola e poi la applica). Lo sviluppo può anche essere non lineare, inizialmente non abbiamo una caratteristica, ma poi questa esplode e c’è un ampliamento sostanziale. (Es esplosione del vocabolario con una funzione sigmoidale).
Il concetto di sviluppo è diverso da quello di crescita (quantitativa), quest’ultima intende massa e struttura corporea; lo sviluppo (trasformazioni che avvengono in una o più aree di funzionamento dell’organismo) fa riferimento a diverse tipologie di contenuti (corpo e mente) e non è solo accrescimento, ma anche perdita. Sviluppo indica comunque concetti complessi.
In altri casi abbiamo processi di sviluppo con curve ad U; cioè io ho una capacità, la perdo e poi torna più potente. Può essere anche ad U invertita, non ce l’ho, poi accresce e poi riscompare. Infine, può seguire traiettorie non lineari, quindi per un cambiamento esplode ed arriva una capacità.
Maturazione: concetto diverso da sviluppo, dà sottinteso che le abilità siano iscritte nei nostri geni; sottolinea la dimensione del cambiamento legata all’estrinsecazione delle potenzialità presenti in un sistema.
Apprendimento: concetto che non esaurisce la complessità del concetto di sviluppo, questo perché si riferisce a capacità apprese per esperienza. Nuove conoscenze o capacità vengono acquisite o personalizzate con l’esperienza. Lo sviluppo deriva sempre da congiunzione di abilità innate e ambiente. Sviluppo: è una sequenza di trasformazioni ed unisce maturazione ed apprendimento.
Socializzazione: apprendimento di regole condivise appartenenti alla propria cultura. Creatività: significa accedere consciamente alla propria coscienza, utilizzandola in modo flessibile per scopi sempre diversi.
Quando si studia lo sviluppo si studia il cambiamento lungo la linea temporale. Cosa cambia ed in che direzioni. È una visione dinamica del processo di sviluppo, perché se non ho il tempo che passa, ci sono periodi critici, cioè la stessa esperienza in momenti diversi dello sviluppo, può avere diversi effetti. Questo dimostra la relazione patrimonio genetico-ambiente.
Ci sono due modi di intendere lo sviluppo:
- Descrittivo: a che età emerge una capacità? A che età il bambino cammina? Come costruire una tabella con una parte dell’età del bambino e sulle altre le capacità. Mette il focus sulle prestazioni, sui risultati dello sviluppo. Mette in secondo piano i meccanismi e la spiegazione per cui le prestazioni sono uguali o diverse. Se ho due bambini con uguale prestazione non so se il processo è stato uguale. È stato usato dall’approccio maturazionista che si occupa di vedere a che età appaiano le singole capacità.
- Approccio che guarda la spiegazione dello sviluppo: è stato iniziato da Piaget e sviluppato dal neocostruttivismo. Approccio utile sia per mente umana che per sviluppo. Principalmente l’attenzione viene rivolta all’architettura, sull’organizzazione e sui processi attraverso i quali il bambino elabora l’informazione. Mi permette di capire le modalità per cui un individuo ragiona in un certo modulo e formula certi pensieri. Devo vedere ciò che è successo prima e nello sviluppo. In questa accezione, studiare sviluppo della mente è importante anche per capire la mente dell’adulto oltre che quella del bambino.
Lo studio scientifico di qualsiasi fenomeno implica sempre due livelli di analisi, l’uno descrittivo e l’altro interpretativo. Studiare cosa si sviluppa è molto più facile che studiare come avviene lo sviluppo, le diverse teorie dello sviluppo cognitivo possono essere suddivise in tre livelli:
- Teorie di 1 livello (dei compiti): che guardano a che età si sviluppa un certo fenomeno. Prima misuro e poi faccio la media per capire a quale età i bambini stanno seduti. Quel compito viene risolto in quel modo a quell’età. Differenze legate all’età nelle capacità relative ad un compito specifico.
- Teorie 2 livello (dei domini): non guardo ai singoli compiti e prestazioni, ma di un DOMINIO (es linguaggio). Formulo un modello teorico circa tutto lo sviluppo linguistico. Tutti i compiti di un’area della conoscenza vengono spiegati.
- Teorie di 3 livello (dell’architettura dell’attività cognitiva): si occupa dello sviluppo dell’architettura della mente. I processi base con cui estraiamo le informazioni dall’ambiente. Non voglio sapere solo come si sviluppa nei domini, ma come si sviluppa l’intera mente. Come si passa da un bambino ad un individuo che parla, pensa, si muove ed interagisce? Per esempio, la teoria piagetiana che voleva capire l’epigenesi della mente. Parla di cognizione in generale, come avviene lo sviluppo della mente umana. Individua i principi elementari di organizzazione dell’attività cognitiva.
Esercitazione
Abilità motorie
I primi atti di afferramento partono a tre mesi. Sostiene bene la testa già a tre mesi. Rimuove uno stimolo dal viso già dai tre mesi, rimane seduto senza appoggio a partire dai 6 mesi (all’inizio viene aiutato, poi successivamente riesce a stare seduto, poi afferrare gli oggetti e poi anche girarsi). Afferra i piccoli oggetti con pollice e indice già a 9 mesi, età critica per la presa a pinza, una delle abilità di motricità fine, è una capacità prevalentemente umana. Riesce a stare in piedi appoggiandosi ad un supporto a 9 mesi, a carponi già dai 6 mesi.
Abilità percettive
La capacità di distinguere il dolce dal salato c’è già da prima della nascita. Dirige lo sguardo verso la fonte di un rumore già da appena nato, la fonte sonora è già localizzabile. Anche gli odori vengono percepiti dalla nascita, è un senso primitivo. Percepisce la profondità (esperimento di Gibson), gli studi sono stati criticati perché se metto un bambino di 3 mesi vicino ad un dislivello, questo non gattona perché non ne è capace, non perché percepisce la profondità, quelli di 6 mesi invece percepiscono la profondità e non gattonano. Tramite lo studio del battito cardiaco si è scoperto che già a 2-3 mesi i bambini percepiscono la profondità.
I quattro colori fondamentali vengono percepiti dai 3 mesi circa, non alla nascita perché gli occhi dei bambini come architettura è sviluppata nella periferia (bastoncelli), la fovea invece si sviluppa dopo i 3 mesi (coni); quindi alla nascita i bambini preferiscono gli ambienti poco luminosi e non hanno le cellule che funzionano meglio in condizioni di luce e che ci fanno percepire i colori. Alla nascita distingue la luminosità dei colori (es blu/giallo). Gli oggetti in movimento vengono percepiti alla nascita, anche se la capacità di seguirli varia nei primi mesi (i neonati lo inseguono, mentre a 6 mesi i bambini riescono a mantenere lo sguardo sull’oggetto e calibrano i movimenti oculari in base allo spostamento dell’oggetto).
Olfatto e gusto sono presenti a poche ore dalla nascita. Distinguono odori gradevoli e sgradevoli a 12 ore dalla nascita. Le soluzioni salate inibiscono il riflesso di suzione, quelle dolci lo promuovono. Inoltre, sanno localizzare una fonte sonora e vi orientano occhi e testa. Riconoscono i suoni linguistici.
Abilità cognitive
Distingue gli sconosciuti da persone familiari già dalla nascita se familiarizzato con gli stimoli. Imita le espressioni facciali (esperimenti di Meltzoff, ha dimostrato che quando ad un bambino di poche ore di vita si presentano gesti orofacciali come protrusione lingua e aprire bocca, già a poche ore dalla nascita il bambino riesce a riprodurre l’espressione con gesti analoghi. Hanno dimostrato che il bambino osserva un certo gesto e lo traduce in uno schema motorio. Molti lo interpretano come dimostrazione che abbiamo un sistema specchio molto precoce e quindi riusciamo a capire l’altro. Questi esperimenti sono stati criticati, perché i risultati possono essere spiegati con il fatto che il bambino quando vede uno stimolo saliente mette in atto i comportamenti che un bimbo di quell’età mette in atto in condizioni di arousal elevato, cioè tirare fuori la lingua od aprire la bocca).
Si riconosce allo specchio a 9/12, mentre la ricerca attiva degli oggetti che non può vedere è tra 9 e 12 (Piaget diceva che era a 12 mesi per la permanenza dell’oggetto che si costruisce nello stadio senso motorio tra 12/24 mesi quando ho una rappresentazione dell’oggetto), oggi si pensa che questa capacità sia più precoce perché sono stati fatti studi utilizzando altre capacità come i movimenti oculari. Quindi se lo cerca e basta a 3/4 mesi, mentre se si tratta di raggiungerlo ed afferrarlo si parla di 9 mesi. La voce della mamma arriva già in epoca prenatale sia tramite diaframma, sia tramite le pareti uterine.
Abilità linguistiche e comunicative
Emette i primi suoni linguistici a 3 mesi, poi la prima parola a 12 mesi, la lingua parlata è compresa già dai 9 mesi se si dicono frasi come “prendi la palla”, poi il resto a 12. Indica gli oggetti che desidera avere ma che non riesce a raggiungere, è un gesto richiestivo che avviene prima della comunicazione condivisa, quindi 9 mesi.
Abilità emotive
Esprimono emozioni non in modo fine già a 6 mesi con emozioni di base, poi si sviluppano anche le emozioni sociali, mentre capire che la felicità è associata ad un’espressione facciale è più complesso. A 7 mesi associa voce che esprime rabbia al volto arrabbiato (esperimenti su movimenti oculari). Per ultimo c’è il controllo emozionale dopo i 12 mesi. Risponde al sorriso dell’adulto con un sorriso: sorriso endogeno è quello del bambino che è nella culla felice e non deriva dall’ambiente, ha funzione adattiva per chi gli è accanto, il sorriso sociale appare a tre mesi ed arriva in risposta alla stimolazione ambientale.
Prospettiva storica
Gli adulti tendono a sottostimare le abilità dei bambini nel periodo infantile, mentre sovrastimano dopo i 6 anni di vita, come se ci fosse un salto qualitativo. A seconda delle aspettative che ho sullo sviluppo di un bambino posso formulare teorie diverse.
Nel medioevo, ad esempio, si consideravano i bambini molto simili agli adulti, in particolare come postura ed erano quindi considerati dei “piccoli adulti”. Anche in tempi più vicini a noi sono cambiati radicalmente da 50/100 anni fa. Prima c’era struttura patriarcale, con famiglie larghe e si aveva sempre a che fare con bambini. Le conoscenze che si avevano circa lo sviluppo (sapere naturale) era più facile svilupparlo grazie al contatto diretto adulti/bambini.
La famiglia di oggi ha meno contatti con i bambini, si inizia quando si ha un figlio, a meno che non si abbia un lavoro in cui si è a contatto con bambini; per questo la capacità di agire con bambini di età infantile è molto ridotta. Nell’ultimo secolo però è aumentato il sapere scientifico, e l’interesse per lo sviluppo precoce, questo perché nel momento in cui i genitori si pongono delle domande, si rivolgono al pediatra ed al sapere scientifico.
Anche dal punto di vista della giurisprudenza è cambiato tutto moltissimo. Alla fine del secolo scorso è stata approvata la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che definisce i bambini come autonomi titolari sui diritti e non è più necessario avere 18 anni per goderne. È nata tramite rielaborazioni di bozze che sono state formulate dopo le guerre mondiali. Prima la Dichiarazione di Ginevra nel 1924, poi nel 1948 la dichiarazione dei diritti dell’uomo.
Cosa stabilisce la Convenzione? Principio di non discriminazione, i bambini non possono essere discriminati, per esempio distinzione tra figli illegittimi e naturali e quelli naturali avevano più benefici. Superiore interesse del minore: qualsiasi siano le leggi del paese, se l’interesse del minore è minacciato, questo viene prima di ogni altra cosa; per esempio gli sbarchi. Diritto alla vita e ad un pieno sviluppo, minori con disabilità hanno diritto ad una vita piena. Diritto all’identità, visto che in alcuni paesi i bambini a volte non hanno nome. Diritto all’educazione, partecipazione e rispetto per l’opinione del minore (ad esempio il parere del minore può essere ascoltato nei processi di divorzio).
I problemi in Italia sono la disomogeneità territoriale tra sud e nord, per esempio quantità asili nido e crisi economica che ha avuto impatto sia sui bambini che su famiglie. Nel mondo invece è largamente disattesa.
La concezione del bambino nella prima infanzia
Il modo di guardare ai bambini nella prima infanzia è cambiato nel tempo. Partendo dai piccoli adulti per arrivare ad una famiglia patriarcale con alte conoscenze sui bambini ed infine la famiglia nucleare con interazioni limitate.
Anche all’interno della storia della psicologia è radicalmente mutato. Agli albori l’idea del neonato tradizionale nel comportamentismo era di un organismo passivo esclusivamente deputato alla ricezione degli stimoli piuttosto che promotore attivo dello sviluppo. Aveva solo i riflessi, quindi ad uno stimolo arriva una risposta automatica. Era incompetente, cioè privo di capacità, che sarebbero emerse una dopo l’altra attraverso una curva monotona crescente. Lo stato finale era quello dell’adulto e il bambino passo dopo passo arrivava a questo stato ottimale. La capacità di percepire la realtà era molto scarsa e si pensava che confondesse le capacità percettive e sensoriali.
Oggi la visione si è radicalmente modificata. Si ritiene che sia sin dalla nascita attivo promotore del suo sviluppo, va a cercare le informazioni che in quel momento è maggiormente adatta alle sue competenze. Bambino dotato di prerequisiti di diversa natura che lo indirizzano verso talune informazioni importanti rispetto ad altre. Il bambino nel primo mese di vita sa elaborare poche informazioni ed esplora il contorno esterno. Dai 2 mesi in poi elaborano più elementi.
Con il variare dell’età mutano solo le informazioni che riescono a selezionare, ma anche la natura dell’informazione selezionata ed elaborata. Presta attenzione, il suo organismo ha architettura tale da far prediligere al bambino alcuni stimoli ad altri. Es capacità visive del bimbo diverse dall’adulto, vede benissimo la mamma che è a 20/30 cm da lui, ma non riesce a vedere i paesaggi. Seleziona gli stimoli psicologicamente e biologicamente importanti. Ha quindi predisposizione innata legata all’architettura del sistema visivo alla nascita selezionando l’informazione che il neonato percepisce, quindi l’informazione prossimale. In questo caso sono gli stimoli sociali che si pongono alla distanza giusta per essere visti. Primo esempio di come innato ed appreso non sono speculari, ma si completano. Ambiente e predisposizione innata invece hanno lo stesso scopo.
De Casper e Spence familiarizzavano i neonati alla voce della madre. Poi facevano sentire la voce della madre e di un’altra persona. La suzione aumentava con la voce della madre.
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